TITOLO II - Del fallimento
Capo VII - Della ripartizione dell'attivo

Art. 111

Ordine di distribuzione delle somme
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Le somme ricavate dalla liquidazione dell’attivo sono erogate nel seguente ordine:

1) per il pagamento dei crediti prededucibili;

2) per il pagamento dei crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute secondo l’ordine assegnato dalla legge;

3) per il pagamento dei creditori chirografari, in proporzione dell’ammontare del credito per cui ciascuno di essi fu ammesso, compresi i creditori indicati al n. 2, qualora non sia stata ancora realizzata la garanzia, ovvero per la parte per cui rimasero non soddisfatti da questa.

II. Sono considerati crediti prededucibili quelli così qualificati da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge; tali debiti sono soddisfatti con preferenza ai sensi del primo comma n. 1). (1) (2)

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(1) Comma modificato dall’art. 8 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
(2) Il D.L. 24 giugno 2014, n. 91 ha abrogato la norma di interpretazione autentica dell'art. 111 L.F. contenuta nel D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9. La norma abrogata così recitava: "La disposizione di cui all'articolo 111, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni, si interpreta nel senso che i crediti sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo aperta ai sensi dell'articolo 161, sesto comma, del medesimo regio decreto n. 267 del 1942, e successive modificazioni, sono prededucibili alla condizione che la proposta, il piano e la documentazione di cui ai commi secondo e terzo siano presentati entro il termine, eventualmente prorogato, fissato dal giudice e che la procedura sia aperta ai sensi dell'articolo 163 del medesimo regio decreto, e successive modificazioni, senza soluzione di continuità rispetto alla presentazione della domanda ai sensi del citato articolo 161, sesto comma."

GIURISPRUDENZA

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare – Esclusione tra le spese liquidabile ex art. 2770 c.c. delle spese del curatore fallimentare

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all'art.2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art.2770 c.c.
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In sede esecutiva l’assegnazione al fondiario delle somme ricavate dalla vendita sconta unicamente l’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art.2770 c.c., quali sono le spese di giustizia strumentali all'espropriazione forzata immobiliare. Le spese sostenute dalla curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, senz’altro prededucibili in sede concorsuale, non lo sono in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Quando il Curatore interviene nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario, a mente dell’art.41 II co. TUB, il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del c.p.c. e ad assegnare il ricavato al Fallimento non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art.42 l.f. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 03 Settembre 2018.


Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il codice di rito – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.
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Quando il Curatore sceglie di subentrare nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito, a mente dell’art. 107, comma 6, l.f. il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del codice di rito e ad assegnare il ricavato al fallimento, non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Al giudice dell’esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare, ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art. 42 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 05 Luglio 2018.


Ammissione al passivo di un credito ipotecario fondato su prova documentale - Eccezione di illiceità del contratto di mutuo - Onere della prova - A carico del curatore fallimentare - Fondamento.
In tema di ammissione al passivo di crediti ipotecari, a fronte della prova documentale dell'esistenza di un contratto di mutuo ipotecario offerta dalla banca mutuante, il curatore del fallimento del mutuatario, che eccepisca l'illiceità dell'operazione - per essere stato il contratto utilizzato al solo fine di promuovere un preesistente credito chirografario a credito ipotecario - ha l'onere ex art. 2697 c.c. di fornire la prova di tale assunto, trattandosi non di una mera contestazione della tesi della controparte ma di un fatto modificativo del diritto vantato dal creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 11955.


Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione.
Le spese sostenute dalla Curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori sono prededucibili in sede concorsuale ma in sede esecutiva non sono assistite dal privilegio di cui all’art.2770 c.c. in favore della Curatela intervenuta ex art. 41 TUB, in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Azione per credito di lavoro maturato tra la dichiarazione dello stato di insolvenza e la risoluzione del rapporto - Soggetto debitore - Individuazione - Amministrazione straordinaria - Fondamento.
Il credito lavorativo maturato tra la dichiarazione dello stato di insolvenza del datore di lavoro e la data di risoluzione del rapporto non grava sul datore medesimo e, quindi, sul Fondo di garanzia gestito dall'Inps, bensì sull'amministrazione straordinaria, e può essere soddisfatto in prededuzione, quindi con precedenza rispetto a tutti i crediti concorsuali, rientrando tra i crediti che si caratterizzano per essere funzionalmente collegati all'attività di amministrazione e di liquidazione del patrimonio del fallito, poiché sorti a seguito di atti compiuti dal curatore dopo la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 08 Agosto 2017, n. 19701.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Prededucibilità dei crediti del subappaltatore in ipotesi in cui il committente sia la P.A. - Condizioni - Sicuro ed indubbio vantaggio per la massa - Necessità - Onere di allegazione da parte del subappaltatore.
L’ammissione del credito del subappaltatore al passivo fallimentare in prededuzione può trovare riscontro solo se ed in quanto esso comporti, per la procedura concorsuale, un sicuro ed indubbio vantaggio consistente nel pagamento di una maggior somma da parte del committente P.A. la quale subordini tale pagamento alla quietanza del subappaltatore in ordine al proprio credito, ai sensi dell’art. 118, comma 3, d.lgs. n. 163 del 2006, sicchè è necessaria l’allegazione, da parte del subappaltatore-creditore, di un’effettiva e concreta funzionalità del pagamento alla procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 2017, n. 15479.


Prededuzione - Art. 111 l.fall. - Crediti sorti in occasione o in funzione del fallimento - Utilità per la massa - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Credito del subappaltatore - Pagamento come condizione di procedibilità del pagamento all'appaltatore fallito - Soddisfacimento in sede di riparto - Configurabilità.
Ai fini della prededucibilità dei crediti nel fallimento, il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, ora menzionato dall’art. 111 l.fall., va inteso non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e, dunque, risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare, attuando la prededuzione un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l’amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell'intero ceto creditorio. Ne consegue che il credito del subappaltatore della società appaltatrice poi fallita può essere ammesso in prededuzione solo se ed in quanto esso comporti, per la procedura concorsuale, un sicuro ed indubbio vantaggio conseguente al pagamento della committente P.A., la quale subordini il suo pagamento di una maggior somma alla quietanza del subappaltatore in ordine al proprio credito, ai sensi dell’art. 118, comma 3, del d.lgs. n. 163 del 2006. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Marzo 2017, n. 7392.


Mutuo contratto dal debitore ai fini del deposito delle spese ex art. 163, comma 2, n. 4, l.fall. - Prededucibilità - Ricorrenza delle condizioni previste dall'art. 182-quater, comma 2, l.fall. - Necessità.
Nell’ipotesi di concordato preventivo seguito dalla dichiarazione di fallimento, il credito relativo al mutuo contratto dal debitore ai fini del deposito dell’acconto per le spese che si presumono necessarie per l’intera procedura, ai sensi dell’art. 163, comma 2, n. 4, l.fall., può essere soddisfatto in prededuzione, ai sensi dell’art. 182-quater, comma 2, l.fall., purché ricorrano le condizioni ivi previste, consentendo in tal modo ai creditori ammessi al voto le necessarie valutazioni circa la convenienza del concordato e di formulare una ragionevole prognosi sulle effettive possibilità di adempimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5662.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Credito del professionista ex art. 2751 bis c.c. - Pagamento in sede di riparto parziale - Emissione di fattura da parte del percettore - Credito di rivalsa dell'IVA - Natura - Credito di massa - Configurabilità - Esclusione - Privilegio speciale ex art. 2758, comma 2, c.c. - Applicabilità - Utile collocazione in sede concorsuale - Mancanza - Indebito arricchimento - Configurabilità - Esclusione.
Il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito ed ammesso per il relativo capitale allo stato passivo in via privilegiata, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento, non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111, comma 1, l.fall., in quanto la disposizione dell'art. 6 del d.P.R. n. 633 del 1972, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, ma individua solo il momento in cui l'operazione è assoggettabile ad imposta e può essere emessa fattura (in alternativa al momento di prestazione del servizio), cosicché, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore anche del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. Il medesimo credito di rivalsa, non essendo sorto verso la gestione fallimentare, come spesa o credito dell'amministrazione o dall'esercizio provvisorio, può giovarsi del solo privilegio speciale di cui all'art. 2758, comma 2, c.c., nel caso in cui sussistano beni – che il creditore ha l'onere di indicare in sede di domanda di ammissione al passivo – su cui esercitare la causa di prelazione. Nel caso, poi, in cui detto credito non trovi utile collocazione in sede di riparto, nemmeno è configurabile una fattispecie di indebito arricchimento, ai sensi dell'art. 2041 c.c., in relazione al vantaggio conseguibile dal fallimento mediante la detrazione dell'IVA di cui alla fattura, poiché tale situazione è conseguenza del sistema di contabilizzazione dell'imposta e non di un'anomalia distorsiva del sistema concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Gennaio 2017, n. 1034.


Fallimento – Stato passivo – Riparto – Credito del lavoratore – Ritenute fiscali e previdenziali – Intervento del Fondo di Garanzia dell’I.N.P.S. – Erogazione a favore del lavoratore al netto delle ritenute.
Mentre il credito del lavoratore deve essere ammesso al passivo al lordo delle ritenute, L’I.N.P.S., quale gestore del Fondo di previdenza, è tenuto a pagare al lavoratore l’importo decurtato di quelle stesse ritenute che il curatore stesso dovrebbe operare qualora in sede di riparto provvedesse a soddisfare il credito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Ottobre 2016.


Concordato preventivo - Effetti - Esecuzione del concordato - Concordato preventivo con continuità aziendale - Crediti sorti in esecuzione del piano - Successivo fallimento - Prededuzione - Condizioni.
I crediti sorti in esecuzione del concordato preventivo sono prededucibili nel successivo fallimento se conformi al piano approvato dai creditori ed omologato dal tribunale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Settembre 2016, n. 17911.


Concordato preventivo - Annullamento e risoluzione - Effetti - Opposizione allo stato passivo - Canoni dei contratti di leasing stipulati dalla "società in bonis" rimasti insoluti nel periodo anteriore all'apertura di concordato preventivo e fino al suo fallimento - Prededucibilità - Condizione - Previsione nel piano allegato alla proposta - Necessità - Fondamento.
In tema di opposizione allo stato passivo, i crediti maturati per canoni di contratti di leasing, stipulati dalla "società in bonis", rimasti insoluti nel periodo anteriore alla sua ammissione ad una procedura di concordato preventivo e fino al fallimento della società stessa, possono essere soddisfatti in prededuzione, ex art. 111 l.fall., nel successivo fallimento, ove siano esposti già nel piano analitico allegato alla proposta ai sensi dell'art. 161, comma 2, l. fall., secondo un principio generale che può ricavarsi dall'art. 182-quater, comma 2, l. fall., atteso che solo una preventiva indicazione in seno alla proposta concordataria del novero e dell'ammontare dei "debiti della massa" consente ai creditori ammessi al voto le necessarie valutazioni sulla sua convenienza, nonché di formulare una ragionevole prognosi sulle possibilità di effettivo adempimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2016, n. 9995.


Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti -  Difensore della curatela - Liquidazione del compenso - Possibilità di tener conto di quanto al fallimento liquidato nel giudizio in cui è stato patrocinato da quel difensore - Condizioni.
La liquidazione del compenso spettante al difensore che abbia patrocinato la curatela in un giudizio, effettuata dal giudice delegato ex art. 25 l.fall., può essere inferiore a quanto corrispondentemente disposto, in favore della curatela, con la sentenza conclusiva di quel giudizio, allorché la stessa non sia ancora passata in giudicato, ma, ove la sua definitiva decisione determini l'importo delle spese processuali dovute alla curatela medesima in misura superiore a quella liquidata al professionista in sede fallimentare, ricevendo "in parte qua" fruttuosa esecuzione, quest'ultimo può invocare tale decisione come titolo per ottenere l'eventuale maggior somma che gli compete per l'opera prestata e che, se incamerata dal cliente, ne determinerebbe un'ingiusta locupletazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2016, n. 4269.


Fallimento - Riparto parziale - Reclamo avverso il decreto di esecutività del giudice delegato - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Condizioni e limiti.
Il decreto con cui il tribunale decide sul reclamo proposto avverso il decreto del giudice delegato che dichiara esecutivo il piano di riparto parziale, nella parte in cui disponga accantonamenti di somme ai sensi dell'art. 113 l.fall., non può essere impugnato per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento privo, in tale parte, dei caratteri della decisorietà e definitività, posto che le somme accantonate non vengono attribuite ad alcun creditore e, quindi, non sono definitivamente negate al creditore reclamante (ancorché garantito da ipoteca); il ricorso straordinario per cassazione è, invece, ammissibile avverso il medesimo decreto nella parte in cui riconosca l'esistenza di spese in prededuzione a norma dell'art. 111, comma 1, n. 1, l.fall., disponendone altresì il pagamento pur in presenza di contestazioni, atteso che, per tale profilo, il provvedimento assume carattere decisorio, riducendo l'entità delle somme attribuibili ai creditori ammessi e così incidendo sulle loro pretese. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19715.


Concordato preventivo – Concordato con riserva – Credito dei professionisti che hanno predisposto la domanda di ammissione alla procedura – Prededuzione interna al concordato ex art. 111 secondo comma l. fall. – Esclusione – Prededuzione del solo credito del professionista attestatore – Sussistenza .
Il beneficio della prededuzione all’interno del concordato preventivo può essere riconosciuto unicamente al credito del professionista attestatore quale credito sorgente “in funzione” ed “in occasione” della procedura di concordato, essendo quella dell’attestatore l’unica figura prevista obbligatoriamente dalle disposizioni di legge in tema di concordato preventivo, dovendosi diversamente riconoscere il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c. ai crediti degli altri professionisti che hanno prestato la loro opera a favore della società debitrice anche al fine della predisposizione della domanda e del ricorso. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 07 Maggio 2015.


Concordato preventivo – Pagamento dei crediti dei professionisti – Prima dell’ammissione alla procedura – Mancata autorizzazione – Illegittimità – Inammissibilità della domanda di concordato – Sussiste.
La funzionalità dei crediti dei professionisti alla procedura, e quindi la loro prededucibilità ex art.111 L.F., sorge soltanto a seguito dell’ammissione alla procedura di concordato; in mancanza, il pagamento deve essere qualificato come atto di straordinaria amministrazione, necessitante di autorizzazione, e quindi considerato alla stregua di un atto illegittimo, rilevante ex art.173 L.F. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 15 Aprile 2015.


Fallimento - Applicazione dell'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Esclusione.
Nessuna norma attribuisce natura prededucibile al credito del subappaltatore pubblico. (Nicola Salvarani) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Aprile 2015.


Liquidazione coatta amministrativa - Ripartizione dell'attivo - Corresponsione di acconti parziali - Violazione della par condicio creditorum - Esclusione.
La corresponsione ad uno o più creditori concorsuali, prima della formazione dello stato passivo, di un acconto parziale non viola la regola fondamentale della par condicio fra i creditori, il cui rispetto va piuttosto verificato in sede di distribuzione finale dell'attivo, ove va accertato se questo sia idoneo a soddisfare tutti i creditori. In tal senso va, infatti, inteso il carattere della provvisorietà che, a differenza dei riparti parziali (articolo 212, comma 4, L.F.), connota gli acconti parziali ai quali fa riferimento il secondo comma dell'articolo 212 L.F. Questa norma, d'altra parte, nel consentire la corresponsione, anche solo ad alcune categorie di creditori, di acconti prima che sia formato lo stato passivo prevede implicitamente una deroga all'applicazione delle regole dettate dall'art. 111 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Marzo 2015, n. 4741.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Acconti parziali - Stabilità - Esclusione - Conseguenze - Verifica dell'eventuale eccedenza in fase di riparto finale - Effetti - Obbligo di restituzione dell'indebito.
La corresponsione ad uno o più dei creditori concorsuali, prima della formazione dello stato passivo, di un acconto parziale ex art. 212, secondo comma, legge fall., non può assumere - a differenza dei riparti parziali (artt. 212, quarto comma, e 113 legge fall.) - alcun carattere di stabilità e, quindi, non viola, di per sé, la "par condicio creditorum" e la graduazione stabilita dall'art. 111 legge fall., il cui rispetto va, piuttosto, accertato in sede di riparto finale dell'attivo realizzato, verificando se il creditore, con la percezione di un acconto parziale eccedente l'importo a lui attribuibile secondo le regole del concorso, abbia - ed eventualmente in quale misura - ricevuto un pagamento non dovuto, che ha, pertanto - ma solo in quel momento (e non prima, in conformità alla norma dell'art. 1185, secondo comma, cod. civ.) - l'obbligo di restituire alla procedura in base alla disciplina generale in tema di indebito stabilita dall'art. 2033 cod. civ.. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Marzo 2015, n. 4741.


Prededuzione – Crediti sorti in funzione delle procedure concorsuali – Procedimento di omologa degli accordi di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F. – Esclusione.
Non spetta la prededuzione ex art. 111 L.F. ai professionisti che hanno provveduto alla predisposizione dell’accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F., in quanto la fattispecie presenta caratteristiche prettamente privatistiche, come tale estranea alle procedure concorsuali in genere, non essendo prevista una fase di ammissione dei crediti, non essendovi organi pubblici destinati alla gestione del procedimento, non applicandosi il principio maggioritario e quello della par condicio creditorum e non sussistendo luogo deputato per la discussione e approvazione della proposta, con conseguente estraneità della fattispecie di cui all’art. 111 L.F.. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Febbraio 2015.


Consecuzione tra procedure minori - Prededuzione - Applicabilità - Preferenza nell’ordine di soddisfazione dei crediti

Prededuzione - Requisito della occasionalità di cui all’articolo 111 LF - Interessi della massa e scopi della procedura - Fattispecie in tema di concordato in continuità

Prededuzione - Credito del professionista per l’assistenza alla presentazione della domanda di concordato - Verifica dell’esistenza del rapporto di adeguatezza funzionale - Necessità
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Il principio della prededucibilità dei crediti ai sensi dell’articolo 111 L.F. affermato in relazione alla consecuzione tra le procedure di concordato preventivo e quella di fallimento deve ritenersi applicabile anche in caso di consecuzione tra procedure minori, determinando, accanto alla prededuzione endofallimentare, quella che è stata efficacemente definita come una preferenza nell’ordine di soddisfazione dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il requisito della occasionalità di cui all’articolo 111 L.F. deve essere inteso non soltanto con riferimento al nesso tra l’insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che l’insorgenza dell’obbligazione possa rientrare negli interessi della massa e dunque rispondere agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione e conservazione del patrimonio; rispetto a tale valutazione, il deposito della proposta e del piano ovvero l’ammissione alla procedura non costituiscono una condizione necessaria per la prededucibilità, ancorché l’omissione o la mancata ammissione costituiscano elementi dai quali valutare la coerenza tra l’atto compiuto e le finalità della procedura. (Nel caso di specie, la prededuzione nella successiva procedura di concordato è stata riconosciuta corretta con riferimento a quei crediti che hanno garantito la continuità aziendale anche ed impedito che la cessazione dell’attività facesse decorre il termine per la cessione dell’impresa farmaceutica previsto dalla legislazione speciale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Con riferimento alla prededuzione spettante al credito professionale per lo studio e l’istruttoria finalizzati alla presentazione della domanda di concordato, ai fini del riconoscimento della prededuzione, occorre di volta in volta accertare se vi sia quel rapporto di adeguatezza funzionale che determina il trattamento preferenziale del credito in deroga al principio della par condicio creditorum nel successivo concordato o fallimento, non potendosi presumere l’esistenza del nesso di funzionalità per il solo fatto del deposito della domanda di pre-concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Siracusa, 28 Luglio 2014.


Dichiarazione di fallimento - Assistenza all’imprenditore in funzione della procedura fallimentare - Compenso del professionista - Prededuzione

Amministratori - Obbligo di conservazione del patrimonio sociale - Adempimento all’obbligo tramite domanda di fallimento - Assistenza del professionista - Attività svolta in funzione della procedura concorsuale di fallimento - Prededuzione del credito
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Il professionista che supporti la parte debitrice nella verifica della situazione dell’impresa per consentire al proprio cliente di valutare al meglio se la crisi risulti o meno superabile, supportandolo in caso negativo nella predisposizione di quanto necessario per dare inizio alla procedura concorsuale fallimentare, allorché tale procedura venga decretata dal giudice svolge utilmente la propria attività in funzione della medesima ed ha, quindi, diritto alla prededuzione ex articolo 111 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché la legge impone agli amministratori un obbligo di conservazione del patrimonio sociale, questi devono agire per tale finalità laddove si manifesti in uno stato di crisi dell’impresa e ciò può avvenire anche tramite il ricorso alla domanda del proprio fallimento, con la conseguenza che, laddove l’imprenditore intenda avvalersi della prestazione libero professionale dell’esperto per valutare l’an e il quomodo dell’accesso alla procedura fallimentare, al fine appunto di evitare un ulteriore aggravio della posizione creditoria, deve ritenersi integrata la valutazione di funzionalità della prestazione resa alle ragioni della procedura lato sensu intesa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 01 Luglio 2014.


Fallimento - Crediti prededucibili - Crediti prededucibili così qualificati da specifica disposizione di legge - Crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali - Precetto di carattere generale - Eccezione al principio della par condicio creditorum - Scopo di favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa.

Fallimento - Prededuzione ex articolo 111, comma 2, L.F. - Meccanismo volto a soddisfare tutte le obbligazioni che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi del ceto creditorio - Crediti sorti in occasione o in funzione di procedure concorsuali - Criterio cronologico e strumentale - Collegamento occasionale o funzionale - Interpretazione - Pagamento di crediti avvenuto nell'interesse della massa.

Fallimento - Prededuzione ex articolo 111, comma 2, L.F. - Crediti derivanti da attività professionale per la redazione della domanda di concordato - Attività svolta in giudizi già pendenti - Adeguatezza funzionale agli interessi della massa - Verifica - Necessità.
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L’art. 111, comma 2, L.F., come modificato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, nell'indicare come prededucibili i crediti "così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge", detta un precetto di carattere generale, il quale, per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d'impresa, introduce un'eccezione al principio della par condicio creditorum, estendendo, in caso di fallimento, la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il collegamento dei crediti prededucibili con le procedure concorsuali, espressamente previsto dal nuovo testo dell’art. 111, comma 2, L.F., consente di affermare che la prededuzione attua un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte all'interno della procedura, ma tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono per l'effetto sugli interessi dell'intero ceto creditorio: in tal senso depone il duplice criterio cui è subordinato il riconoscimento della prededucibilità al di fuori dei casi in cui essa costituisca il risultato di un'espressa qualificazione di legge, dovendosi ritenere che, attraverso la limitazione del beneficio ai crediti sorti "in occasione o in funzione" di procedure concorsuali, il legislatore abbia inteso riferirsi in via alternativa ad obbligazioni derivanti da attività svolte nell'ambito della procedura o comunque strumentali alle finalità della stessa. Va, infatti, precisato che, al di fuori dell'ipotesi in cui il credito si riferisca ad obbligazioni contratte direttamente dagli organi della procedura per gli scopi della procedura stessa, il collegamento occasionale ovvero funzionale deve intendersi riferito al nesso, non tanto cronologico nè solo teleologico, tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, strumentale in quanto tale a garantire la sola stabilità del rapporto tra il terzo e l'organo fallimentare, ma altresì nel senso che il pagamento di quel credito, ancorchè avente natura concorsuale, rientra negli interessi della massa, e dunque risponde allo scopo della procedura, in quanto inerisce alla gestione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il rilievo conferito al rapporto di strumentalità tra l'attività da cui sorge l'obbligazione e la realizzazione delle finalità proprie della procedura concorsuale, svincolando la prededucibilità dal mero dato cronologico della contestualità tra la prestazione da cui trae origine il credito e la pendenza della procedura concorsuale, consente di estenderne il riconoscimento oltre l'ambito specifico dell'attività professionale prestata ai fini della redazione della domanda di concordato e della correlata assistenza in giudizio; non può quindi escludersi l'ammissione al beneficio dei crediti derivanti da attività svolte in giudizi già pendenti alla data apertura della procedura, in virtù d'incarichi precedentemente conferiti dall'imprenditore, a condizione ovviamente che dalla relativa verifica ne emerga l'adeguatezza funzionale agli interessi della massa. Non può d'altronde contestarsi, in linea di principio, il beneficio che quest'ultima può trarre da azioni giudiziarie eventualmente intraprese per il recupero di beni o di crediti dell'imprenditore o dalla difesa in giudizio nei confronti di azioni intentate da terzi, i cui vantaggi, in termini di accrescimento dell'attivo o di salvaguardia della sua integrità, possono ben costituire oggetto di valutazione, nell'ambito dell'accertamento previsto dall’art. 111 bis, L.F. indipendentemente dalla mancanza di una preventiva autorizzazione degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2014, n. 8958.


Concordato preventivo – Fallimento – Consecuzione – Crediti dei professionisti che hanno svolto attività professionale “in funzione” – Utilità – Strumentalità – Crediti sorti prima della procedura di Concordato..
L’art. 111, secondo comma, l. fall. interpretato alla luce del disposto dell’art. 67, lett. g) l. fall. consente di affermare che il credito sorto “in funzione” di una procedura concorsuale è senza dubbio anche quello sorto “per ottenere la prestazione di servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali”, non rilevando la natura del credito stesso, per essere sorto in periodo anteriore al fallimento. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)

L’accesso alla procedura di concordato preventivo garantisce di per sé un vantaggio per i creditori riferibile alla consecutio tra procedure, posto che, quantomeno, si otterrà l’effetto di cristallizzazione della massa (art. 55 l. fall.) e la retrodatazione del periodo sospetto ai fini dell’esperimento della azione revocatoria fallimentare. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)

L’art. 182 quater implicitamente conferma che possono essere ritenuti prededucibili anche crediti sorti prima dell’apertura della procedura di concordato preventivo, atteso che l’espressione “in funzione”, richiamando il concetto di “servizi strumentali all’accesso alle procedure concorsuali, consente di intendere l’enunciato “strumentale a” come sinonimo di “funzionale”. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)

La consecuzione tra procedure non è esclusa dalla circostanza che tra procedura “minore” e procedura principale sia intercorsa una soluzione di continuità, atteso che la continuità tra procedure non si risolve in un mero dato temporale, configurandosi, per converso, come fattispecie di consecuzione (più che di successione) tra le medesime. Il fallimento è, dunque, il logico corollario della condizione di dissesto che ha dato causa alla precedente procedura concorsuale. (Michele Comastri) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2014, n. 6031.


Fallimento - Prededuzione - Crediti sorti in funzione della procedura concorsuale di concordato preventivo..
In caso di consecuzione tra la procedura di concordato preventivo e quella di fallimento, il disposto dell'articolo 111, comma 2, L.F., come modificato dal decreto legislativo n. 5 del 2006, consente di riconoscere, con le modalità previste dall'articolo 111 bis L.F., la prededuzione non soltanto ai crediti sorti in occasione, cioè durante il corso delle procedure stesse, bensì anche quelli sorti anteriormente, ma funzionali alla procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2014, n. 5098.


Accertamento del passivo - Prededuzione - Raccordo tra l'articolo 111 L.F. e l'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Pagamento di un credito che apporta utilità alla massa garantendo miglior soddisfazione del ceto creditorio - Prededuzione - Esclusione..
L'interpretazione letterale e logico-sistematica del combinato disposto degli artt. 118, comma 3, codice appalti e 111 L. F. permette di individuare la ratio della disposizione sia nella tutela della posizione dei subappaltatori, i cui crediti sono garantiti direttamente mediante pagamento da parte della stazione appaltante (o indirettamente, tramite controllo della certificazione confessoria dell’avvenuto pagamento da parte dell’appaltatore – fatture quietanzate), sia nella tutela della stazione appaltante stessa non esposta ad eventuali doppi pagamenti. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 26 Febbraio 2014.


Accertamento del passivo - Pagamento del credito del subappaltatore quale condizione di esigibilità del credito vantato dall'impresa fallita nei confronti della stazione appaltante - Esclusione..
Il suddetto meccanismo opera unicamente nella fisiologia delle dinamiche degli appalti (tra contraenti in bonis); il legislatore quanto ha voluto far riferimento a procedure concorsuali le ha espressamente citate (art. 118, comma 3bis, con riferimento al concordato in continuità aziendale). (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 26 Febbraio 2014.


Fallimento - Applicazione dell'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Esclusione..
Intervenuto il fallimento, anche alla luce della ratio normativa come sopra sviluppata, vengono meno le ragioni di tutela del subappaltatore e della committenza: il subappaltatore, in disparte l’effettivo pagamento (che avverrà in moneta fallimentare), trova soddisfazione nella valutazione della propria posizione creditoria in sede di verifica del passivo; la stazione appaltante è garantita dal fatto che non sarà più esposta ad eventuali doppi pagamenti in quanto, una volta pagata la procedura fallimentare, sarà questa a farsi carico, in sede di riparto, della soddisfazione di tutti i creditori anteriori. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 26 Febbraio 2014.


Appalto pubblico - Debito dell'ente pubblico nei confronti della società fallita - Obbligo di pagamento. .
L’accertamento del credito concorsuale del subappaltatore in sede di verifica del passivo fa venir meno il potere/dovere di sospensione dei pagamenti dovuti all’appaltatore da parte della committenza ed esclude ogni nesso di strumentalità tra pagamento al subappaltatore e pagamento all’appaltatore. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 26 Febbraio 2014.


Accertamento del passivo - Prededuzione - Raccordo tra l'articolo 111 L.F. e l'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Pagamento di un credito che apporta utilità alla massa garantendo miglior soddisfazione del ceto creditorio - Prededuzione - Esclusione.

Accertamento del passivo - Pagamento del credito del subappaltatore quale condizione di esigibilità del credito vantato dall'impresa fallita nei confronti della stazione appaltante - Esclusione.

Codice degli appalti - Sospensione del pagamento da parte dell'ente pubblico relativo ai SAL accertati in contraddittorio tra le parti - Esistenza di un contratto in corso di esecuzione - Necessità - Fallimento dell'affidatario - Scioglimento del contratto ipso iure.

Fallimento - Applicazione dell'articolo 118, comma 3, Codice degli appalti - Esclusione.

Appalto pubblico - Debito dell'ente pubblico nei confronti della società fallita - Obbligo di pagamento.
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Dal raccordo tra l'art. 111 L.F. e l'art. 118, comma 3 del codice degli appalti non può dedursi che il requisito del collegamento occasionale ovvero funzionale, come elemento caratterizzante dei crediti prededucibili, sia da intendersi anche nel senso che il pagamento di quel credito, ancorché avente natura concorsuale, rientra negli interessi della massa in quanto apporta utilità alla massa garantendo la miglior soddisfazione del ceto creditorio, atteso che la norma sulla prededuzione va interpretata in senso restrittivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

In ipotesi di fallimento, il pagamento del credito del subappaltatore, alla luce della disciplina del codice degli appalti, non è condizione di esigibilità del credito che la fallita vanta a sua volta nei confronti della stazione appaltante. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Il meccanismo dettato dall’art. 118 del codice degli appalti, che prevede la sospensione del pagamento da parte dell’ente pubblico in favore della appaltatrice relativamente ai crediti da questa maturati fino a quel momento e relativi al S.A.L. accertato in contradditorio fra le parti, presuppone l’esistenza di una contratto ancora in corso di esecuzione, che deve essere portato a termine, per poi giungere al collaudo dell’opera, mentre in caso di fallimento dell’affidatario il contratto fra questo e la stazione appaltante si scioglie ipso iure. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’articolo 118, terzo comma, del Codice degli appalti non può trovare applicazione in presenza di fallimento dovendo prevalere i principi cardine che regolano lo svolgimento della procedura fallimentare nel suo insieme, anche con riferimento alle tutele che tale procedura offre (insinuazione di tutti i crediti nello stato passivo, possibilità di opposizioni, possibilità di impugnazioni, ecc.), e diversamente verrebbe leso non solo il principio della par condicio creditorum ma il principio secondo cui tutti i pagamenti devono essere effettuati nell’ambito della procedura concorsuale in osservanza dei privilegi di legge e delle norme sulla prededuzione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’ente pubblico, il quale ha un debito nei confronti della appaltatrice fallita per opere da questa realizzate (anche per mezzo dei subappaltatori), deve adempiere le sue obbligazioni e pagare quanto dovuto alla procedura fallimentare, la quale poi provvederà a ripartire l’attivo fra i creditori nel rispetto della graduazione determinata dalla norme fallimentari e civilistiche. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Bolzano, 25 Febbraio 2014.


Fallimento e procedure concorsuali - Concordato preventivo - Ipoteca rilasciata su propri beni da socio illimitatamente responsabile - Effetto esdebitatorio - (In)sussistenza - Rimessione alle S.U...
La Sezione Prima civile ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, oggetto di contrasto e ritenuta di particolare importanza, se l’effetto esdebitatorio del concordato preventivo si estenda alla garanzia ipotecaria, prestata su propri beni dal socio illimitatamente responsabile di società personale per i debiti di quest’ultima, e se, in caso di risposta negativa, il creditore ipotecario conservi la garanzia per la parte di credito non coperta dalla percentuale concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2014, n. 3163.


Fallimento – Accertamento del passivo – Crediti professionali per prestazioni svolte a favore della società fallita prima e dopo la sua ammissione al concordato preventivo, successivamente revocato dal Tribunale – Prededuzione – Sussiste.
Devono essere ammessi al passivo fallimentare in prededuzione, ai sensi dell’art. 111 l.f., i crediti vantati dal professionista per prestazioni svolte a favore della società fallita prima e dopo la sua ammissione al concordato preventivo, senza che a ciò possa di per sé ostare la circostanza che l’ammissione al concordato sia stata revocata successivamente all’espletamento delle prestazioni predette. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Febbraio 2014.


Fallimento – Crediti prededucibili in occasione o in funzione di una procedura concorsuale – Alternatività ed autonomia dei due criteri – Sussistenza.

Fallimento – Crediti prededucibili in quanto sorti in occasione di una procedura concorsuale – Integrazione dell’elemento cronologico con quello soggettivo – Necessità.

Fallimento – Crediti prededucibili in quanto sorti in funzione di una procedura concorsuale – Autonomia del criterio funzionale rispetto a quello cronologico – Sussistenza.
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I criteri cronologico (“in occasione”) e funzionale (“in funzione”), utilizzati nell’attuale formulazione dell’art. 111, comma 2, l. fall., per l’individuazione dei crediti prededucibili, devono intendersi quali criteri alternativi ed autonomi. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’individuazione dei crediti prededucibili in quanto sorti “in occasione” di una procedura concorsuale, di cui all’art. 111 co. 2 l.f., il criterio cronologico deve essere integrato con quello, soggettivo, della riferibilità del credito all’attività degli organi della procedura, non potendosi considerare prededucibili, per il solo fatto di essere sorti in occasione della procedura, i crediti conseguenti ad attività del debitore non funzionali ad esigenze della stessa. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’individuazione dei crediti prededucibili in quanto sorti “in occasione” di una procedura concorsuale, di cui all’art. 111 co. 2 l.f., la funzionalità rispetto alle esigenze della procedura non può costituire un criterio integrativo di quello cronologico della occasionalità, perché tale funzionalità è autonomamente considerata come causa della prededucibilità dei crediti. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 Gennaio 2014, n. 1513.


Concordato preventivo - Concordato con riserva - Atti legalmente compiuti dal debitore nel termine concesso dal tribunale - Tutela dell'affidamento dei terzi e della certezza dei rapporti giuridici - Omesso deposito della domanda completa di concordato - Irrilevanza..
L’art. 161, co. 7 l.f., laddove stabilisce che “dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di cui all'articolo 163 il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale, il quale può assumere sommarie informazioni e deve acquisire il parere del commissario giudiziale, se nominato. Nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può altresì compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili ai sensi dell'articolo 111”, non deve intendersi nel senso che quel rango prededucibile sia condizionato all’effettivo deposito della proposta completa di concordato preventivo entro il termine assegnato dal Tribunale, poichè, così facendosi, una condotta omissiva del debitore verrebbe ad incidere negativamente (e retroattivamente) non già sul debitore medesimo, bensì sui terzi che incolpevolmente avevano fatto affidamento sulla prededucibilità riconosciuta dalla legge ai loro crediti, in quanto sorti per effetto degli “atti legalmente compiuti” dal debitore (i.e. atti di ordinaria amministrazione ed atti urgenti di straordinaria amministrazione autorizzati dal tribunale), con conseguente pregiudizio alla certezza dei rapporti giuridici e depotenziamento della fiducia nel modulo pre-concordatario, su cui il legislatore delle riforme ha invece fatto leva per il rilancio delle soluzioni concordate della crisi di impresa. Tribunale Terni, 17 Gennaio 2014.


Procedure concorsuali - Prededuzione - Principio della consecuzione delle procedure concorsuali - Prededuzione di crediti sorti in funzione di una precedente procedura di concordato successivamente estinta - Esclusione..
Le argomentazioni volte ad affermare o ad escludere la natura prededotta di determinati crediti che, prima della riforma della legge fallimentare, si fondavano sul principio della consecuzione delle procedure concorsuali non sono facilmente applicabili nel regime attuale, ove il carattere prededotto dei crediti sorti in costanza di una procedura concordataria è previsto dall'articolo 182 quater L.F. solo ai crediti da finanziamento. Si deve pertanto escludere che i crediti sorti nel corso di una determinata procedura di concordato preventivo che si sia estinta possano essere considerati "sorti in occasione o in funzione" di analoga procedura procedura che abbia fatto seguito alla prima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 09 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Opposizione all'omologazione - Questioni relative alla natura prededotta di determinati crediti - Facoltà del giudice di esaminare ogni possibile profilo di violazione delle norme relative alla prededuzione..
Qualora, in sede di opposizione alla omologazione del concordato preventivo, venga posta la questione del riconoscimento della natura prodotta di determinati crediti, il giudice ha il potere di esaminare ogni possibile profilo di violazione delle norme che riconoscono tale particolare regime di soddisfacimento dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 09 Gennaio 2014.


Fallimento - Spese legittimamente sostenute nel corso della procedura di concordato preventivo - Natura prededucibile - Principio di stabilità degli atti compiuti in corso di procedura..
Le spese legittimamente sostenute nel corso della procedura concordataria sono da considerarsi prededucibili ai sensi dell'articolo 111 L.F. nel fallimento nel quale la prima procedura sia eventualmente sfociata. La norma di cui al citato articolo trova, infatti, la sua ratio nel principio di stabilità degli atti compiuti in corso di procedura, nel senso della tutela dell'affidamento dei terzi che instaurano rapporti giuridici con i suoi organi. (Fattispecie in tema di compensi al legale che ha assistito l'impresa nel corso della procedura di concordato preventivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 31 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Crediti dei professionisti che hanno predisposto la domanda - Prededuzione ex art. 111 L.F. nel successivo fallimento - Criterio finalistico della omologazione del concordato - Mancata omologazione per effetto della scelta dei creditori e della negativa valutazione del tribunale - Distinzione..
I costi dei professionisti incaricati di predisporre la proposta di concordato preventivo rientrano nella fattispecie di cui all'articolo 111, comma 2, L.F. esclusivamente quando l'attività dagli stessi prestata abbia portato alla ammissione del concordato preventivo. Solo in tal modo, infatti, può dirsi rispettato il criterio finalistico richiesto dalla norma del collegamento tra attività professionale e procedura concordataria e della soddisfazione dell'interesse dei creditori ad accedere alla procedura concorsuale alternativa al fallimento. Va tuttavia precisato che, nell'ipotesi in cui la mancata omologazione del concordato, con consecuzione della procedura fallimentare, quanto meno sotto il profilo logico giuridico, sia la conseguenza di una libera scelta dei creditori, il riconoscimento della prededuzione non richiede la funzionalità della prestazione professionale né la sua utilità nei termini specificati, requisiti, questi, ancora una volta richiesti qualora la mancata omologazione sia la conseguenza di una negativa valutazione, nei limiti consentiti al tribunale, della fattibilità giuridica o economica della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 12 Dicembre 2013.


Autorizzazione ex art. 161, comma 7, l.fall. o ex art. 167, comma 2, l.fall. - Credito anteriore - Concordato preventivo non in continuità..
Alla luce del principio generale di cui all'art. 111, comma 2, l.fall., quando un pagamento anteriore si appalesa funzionale alla migliore soddisfazione della restante massa dei creditori preconcordatari, può essere autorizzato ex art. 161, comma 7, l.fall. o ex art. 167, comma 2, l.fall., ove anche non si tratti di un concordato preventivo in continuità. (Erika Volpini) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 20 Novembre 2013.


Amministrazione straordinaria – Custode giudiziario nominato nella fase antecedente alla dichiarazione di insolvenza – Compenso – Privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c. – Sussistenza..
Il credito relativo al compenso maturato dal custode giudiziario nominato dal Tribunale nella fase anteriore alla dichiarazione di insolvenza della società gode, nella successiva procedura di amministrazione straordinaria, oltre che della prededuzione ex art. 111 l. fall., anche del privilegio di cui all’art. 2751-bis n. 2 c.c., in considerazione sia della spettanza di detta prelazione ad ogni prestatore d’opera, anche non intellettuale, sia della connotazione dell’attività concretamente svolta dal custode (nella specie, ritenuta improntata non solo alla tipica amministrazione dell’impresa, ma anche alla verifica della situazione economico-patrimoniale della società) (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Ottobre 2013.


Concordato preventivo - Rinuncia alla procedura - Presentazione di nuova domanda di concordato - Crediti del commissario giudiziale e del perito stimatore nominati nella precedente procedura - Prededuzione..
I crediti relativi ai compensi del commissario giudiziale e del perito stimatore nominati nell'ambito di una precedente procedura di concordato preventivo fatta oggetto di rinuncia devono essere soddisfatti integralmente, prima di qualsiasi altro credito ipotecario o pignoratizio ai sensi degli articoli 2755 e 2770 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia, 11 Ottobre 2013.


Liquidazione coatta amministrativa - Concordato - Concordato speciale - Interesse pubblico - Contenuto - "Par condicio creditorum" - Derogabilità per obbligazione di pari rango - Limiti - Fattispecie. .
In tema di concordato nella liquidazione coatta amministrativa, la disciplina integrale dell'istituto desumibile dall'art. 214 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche operate con il d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169) e la sua autonomia dal concordato fallimentare comportano che l'interesse pubblico si attua nel solo potere di scegliere circa la convenienza tra conservazione o liquidazione dell'impresa, in quanto ai creditori, pur non chiamati all'approvazione della proposta, spetta il diritto di presentare opposizione, così provocando il sindacato giurisdizionale sul rispetto del principio della "par condicio creditorum", derogabile esclusivamente in presenza di cause legittime di prelazione o, quanto al trattamento dei crediti di pari rango, per effetto di espresse previsioni di leggi speciali. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto non giustificato il diverso trattamento tra creditori chirografari di pari rango in relazione all'importo dei crediti, fondato sull'asserito interesse pubblico sotteso alla conservazione dei consorzi agrari, non assumendo rilievo neppure la circostanza - di mero fatto - che, per la modestia dell'ammontare complessivo delle obbligazioni integralmente soddisfatte, l'eventuale parità di trattamento avrebbe comportato un beneficio minimo ai creditori delle somme più ingenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9675.


Fallimento e concordato preventivo - Debiti per prestazioni professionali per assistenza e predisposizione della domanda di concordato - Prededuzione ex articolo 111, comma 2, L.F. - Sussistenza..
L’art. 111, comma 2, L.F. indica come prededucibili i debiti così qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione di procedure concorsuali, tra i quali rientra quello contratto per prestazioni professionali finalizzate all’assistenza e alla redazione di un concordato preventivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’art. 182 quater L.F., nella formulazione di cui alla legge 30 luglio 2010, n. 122, il quale consentiva di riconoscere la prededuzione solo al credito del professionista attestatore della veridicità dei dati e della fattibilità del piano concordatario (sempre che la prededuzione fosse stata espressamente riconosciuta nel provvedimento con il quale il tribunale aveva accolto la domanda di ammissione al concordato preventivo), non autorizza un’interpretazione restrittiva dell’art. 111, comma 2, L.F., tanto più alla luce della riscrittura dell'articolo 182 quater ad opera della legge 7 agosto 2012, n. 134, la quale ha eliminato la limitazione al riconoscimento della prededuzione prevista nella precedente formulazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2013, n. 8533.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - In genere - Concordato preventivo ed amministrazione controllata - Finalità - Crediti dei professionisti sorti prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall. - Prededucibilità - Condizioni - Adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa - Utilità dei creditori - Necessità..
Lo scopo del concordato preventivo e dell'amministrazione controllata è non solo quello del recupero aziendale, ma anche quello di soddisfare - per quanto possibile - i creditori. Ne consegue che al credito dei professionisti, che abbiano prestato la loro opera, anche prima dell'entrata in vigore del nuovo art. 111 legge fall., per il risanamento dell'impresa ovvero per prevenirne la dissoluzione, può essere riconosciuta la collocazione in prededuzione nella misura in cui le relative prestazioni si pongano in rapporto di adeguatezza funzionale con le necessità risanatorie dell'impresa e siano state in concreto utili per i creditori, per aver loro consentito una sia pur contenuta realizzazione dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2013, n. 8534.


Concordato preventivo – Crediti dei professionisti che hanno collaborato alla presentazione della domanda e del piano – Prededuzione nel concordato – Esclusione – Accertamento della prededuzione in sede fallimentare..
I crediti del legale e dei professionisti che hanno collaborato alla redazione del piano - ed in parte quello dell’attestatore - devono essere trattati quali crediti sorti anteriormente alla domanda di concordato e nell’ambito di questa procedura non sono prededucibili. Detti crediti possono, invece, essere considerati prededucibili ai sensi dell’articolo 111 L.F. nell’ambito dell’eventuale successivo fallimento qualora, in sede di accertamento del passivo, si ritenga che siano sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 26 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Finanziamento ponte (in funzione del C.P.) – Utilizzato per pagare i professionisti nel concordato con riserva – Prededuzione – Non spettanza..
Non spetta la prededuzione al finanziatore che ha prestato del denaro (con mutuo di scopo) al soggetto che si accinge a chiedere il concordato preventivo, il quale, nella consapevolezza dello stesso finanziatore, utilizzi la somma ricevuta per pagare i professionisti del concordato, anticipando l’effetto prededuttivo voluto dalla legge, che non è però ancora riscontrabile all’atto del pagamento. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Prededuzione – Momento di accertamento – Tempo del pagamento..
Il credito dei professionisti del concordato, quali garanti della buona riuscita della proposta e del piano concordatari, sulla base della buona fede e degli obblighi di protezione, può godere in astratto della prededuzione, ma questa collocazione può essere accertata soltanto dopo l’omologazione del concordato, ovvero dopo la verifica dello stato passivo nel fallimento eventualmente successivo, sicché i professionisti non possono essere pagati prima di tale momento, per l’impossibilità di sapere se vi siano, con assoluta certezza, risorse sufficienti a pagare tutti i crediti in prededuzione ed i creditori privilegiati di grado pari o poziore, ed accertare sia l’adeguatezza funzionale rispetto alla procedura concorsuale del loro operato che la concreta utilità per la massa, oltre alla continuità procedurale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Crediti professionali – Prededuzione – Momento di accertamento – Tempo del pagamento..
Il credito dei professionisti (advisor, attestatore, legale, stimatore, etc.) che hanno collaborato alla preparazione del concordato, sorto prima  dell’apertura della procedura di concordato non rientra nella fattispecie prevista dalla norma di cui all’art. 182quinquies, co. 4, in quanto i professionisti de quibus non possono essere considerati fornitori strategici di beni e servizi di supporto alla continuità aziendale, ma solo occasionali prestatori d’opera professionale, né la loro prestazione appare essere infungibile e neppure di supporto alla continuità aziendale, anzi essendosi esaurita anteriormente all’apertura della procedura. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Prededuzione nel preconcordato – Interpretazione autentica..
La norma di interpretazione autentica dell’art. 111, co. 2, l.f. si applica a tutte le prededuzioni sorte "in occasione o in funzione di procedure concorsuali", ivi comprese tutte quelle sorte nell'ambito del preconcordato, anche se previste espressamente come tali e (solo apparentemente) non comprese tra i crediti sorti in occasione o in funzione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Prededuzione – Momento rilevante – Riparto..
La prededuzione nel preconcordato può venire in rilievo solo nel caso del mancato pagamento, e quindi solo nel momento del riparto (concordatario o fallimentare), sicché nel preconcordato si deve lasciare l'imprenditore libero di pagare chi vuole, salvo poi chiedere in restituzione al creditore ciò che gli è stato pagato in eccesso rispetto alla percentuale di soddisfazione che risulterà a lui effettivamente spettante nel riparto. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Marzo 2013.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Art. 111 legge fall. - Crediti per costi di bonifica di immobili acquisiti alla massa - Soddisfacimento in prededuzione in sede di riparto - Condizioni - Utilità per la massa - Sussistenza - Fondamento.
Poiché l'avvenuta bonifica di immobili acquisiti alla massa fallimentare arreca un vantaggio a quest'ultima, escludendo che tali cespiti, in sede di liquidazione dell'attivo, vengano alienati gravati dall'onere reale di cui all'art. 17, comma 10, del d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, il credito per i corrispondenti costi si qualifica come prededucibile, sussistendone il necessario collegamento occasionale o funzionale con la procedura concorsuale, oggi menzionato dall'art. 111 legge fall., da intendersi non soltanto con riferimento al nesso tra l'insorgere del credito e gli scopi della procedura, ma anche con riguardo alla circostanza che il pagamento del credito, ancorché avente natura concorsuale, rientri negli interessi della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa, in quanto utile alla gestione fallimentare, attuando, così, la prededuzione un meccanismo satisfattorio destinato a regolare non solo le obbligazioni della massa sorte al suo interno, ma anche tutte quelle che interferiscono con l'amministrazione fallimentare ed influiscono sugli interessi dell'intero ceto creditorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2013, n. 5705.


Diritto fallimentare – Concordato preventivo – Prededucibilità dei professionisti presentatori della domanda di concordato – Inammissibilità..
Non appare ammissibile la prededuzione ex art. 111, comma 2, legge fallimentare, dei crediti dei professionisti funzionali al deposito della domanda di concordato ed indicati nella relativa proposta; detti crediti (nel caso di specie il credito dell’advisor, del legale, dell’attestatore e del perito immobiliare di parte) non sembrano, infatti, rientrare in alcuna delle ipotesi previste dall’art. 182 quater L.F., nel testo attualmente vigente, in tema di prededucibilità dei crediti nel concordato preventivo, là ove la prededuzione prevista dall’art. 111, comma 2, L.F. attiene alla disciplina applicabile nell’ambito del procedimento fallimentare. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 11 Febbraio 2013.


Espropriazione forzata - Fallimento - Creditore titolare di ipoteca - Spese gravanti sul bene..
Il creditore titolare di ipoteca su un bene facente parte dell’attivo fallimentare è tenuto a sopportare le spese della procedura che si riferiscano al bene gravato, avendosi riguardo sia a quelle specificamente sostenute per la sua gestione e liquidazione, sia a quelle generali riconducibili all’interesse e all’utilità anche potenziale del creditore garantito (Cass 4626/1999). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Gennaio 2013.


Fallimento - Accertamento del passivo - Costi della procedura suscettibili di prededuzione - Beni gravati da garanzia reale - Prededucibilità delle spese sostenute - Oneri di amministrazione e liquidazione dei beni..
In ordine al problema dell’incidenza dei costi della procedura fallimentare, suscettibili di prededuzione ai sensi dell’art. 111 l.f., sulle somme provenienti dalla vendita di beni gravati da garanzia reale e destinate ad essere attribuite in sede di distribuzione ai creditori assistiti da tale garanzia, a prededucibilità delle spese sostenute per la procedura fallimentare è limitata ai beni oggetto di garanzie reali speciali, agli oneri correlati all’amministrazione e alla liquidazione di tali beni, ovvero attinenti ad attività di amministrazione direttamente rivolte alla conservazione o all’incremento dei beni stessi o comunque destinate a realizzare una specifica utilità ai creditori garantiti (Cass 4626/1999; Cass. 5104/1997). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Gennaio 2013.


Fallimento - Accertamento del passivo - Costi della procedura gravanti sul ricavato dalla vendita di beni ipotecati - Compenso del curatore - Amministrazione e liquidazione dei beni - Attività di ammissione al passivo del credito garantito..
Il creditore ipotecario deve sopportare una parte del costo della procedura fallimentare che è rappresentato dal compenso dovuto al curatore, in considerazione delle attività da lui compiute, di amministrazione e di liquidazione dei beni ipotecati e volte a consentire il soddisfacimento delle ragioni del medesimo creditore, nonché dell’attività svolta dal curatore stesso nella fase della verifica e dell’ammissione al passivo del credito garantito, del pari indispensabile affinché il creditore possa partecipare al concorso (Cas. 5104/1997). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Gennaio 2013.


Amministrazione straordinaria - Effetti della dichiarazione dello stato di insolvenza - Gestione dell'impresa in capo al debitore nella fase di osservazione - Rendiconto - Atti di straordinaria amministrazione che generano crediti prededucibili - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità..
Ai sensi dell’art. 18 d. lgs. 270/99, gli effetti della dichiarazione dello stato d’insolvenza sono individuati attraverso il richiamo di talune disposizioni relative al fallimento (artt. 45 e 52) e, soprattutto, al concordato preventivo (artt. 16, 168 e 169). Allorquando, nella c.d. fase di osservazione, la gestione dell’impresa rimanga in capo al debitore (compreso quindi il liquidatore se trattasi di società) questa deve essere rendicontata e ogni atto di straordinaria amministrazione che ingeneri un credito di natura prededucibile ex artt. 111 l.f. e 20 d. lgs. 270/99 perché connesso alla continuazione dell’impresa, esso presuppone, ex art. 167 l.f., pur sempre – quale condizione di efficacia ed opponibilità nei confronti della massa – che venga autorizzato dal giudice delegato. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Torino, 17 Dicembre 2012.


Attività gestionale del curatore - Obbligazioni nascenti dall'attività negoziale - Crediti sorti in occasione o in funzione della procedura - Applicazione dell'articolo 111 l.f...
I crediti sorti in conseguenza dell'attività gestionale della curatela fallimentare, tra i quali le obbligazioni conseguenti all'attività negoziale posta in essere dal curatore, rientrano tra i crediti prededucibili sorti in occasione o in funzione della procedura di cui all'articolo 111, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 19 Luglio 2012.


Negozio transattivo concluso dal curatore - Natura prededucibile delle obbligazioni che ne conseguono - Collocazione prededotta ai sensi dell'articolo 111 l.f...
La definizione di una lite in via transattiva da parte del curatore costituisce una scelta gestionale di tale organo finalizzata alla tutela degli interessi della massa; da ciò consegue che le obbligazioni sorte con il negozio transattivo sono debiti della massa che devono essere pagati in prededuzione ai sensi dell'articolo 111, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 19 Luglio 2012.


Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfociato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. nel fallimento consecutivo – Ammissibilità..
Il credito professionale per l’assistenza all’imprenditore nel procedimento di omologazione del concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione,  deve ritenersi sorto “in occasione” della procedura concorsuale di concordato preventivo, e conseguentemente deve essere collocato in prededuzione nel fallimento consecutivo ai sensi dell’art. 111, co. 2, l. fall., a nulla rilevando la circostanza che l’attività professionale non fosse tra quelle previste nel ricorso per concordato preventivo. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Giugno 2012.


Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfocato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. degli interessi sul corrispettivo – Ammissibilità..
Gli interessi prodotti dal credito professionale per l’assistenza all’imprenditore nel procedimento di omologazione del concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione - che dovendosi ritenere sorto “in occasione” della procedura concorsuale di Concordato preventivo deve essere collocato in prededuzione nel fallimento consecutivo ai sensi dell’art. 111, co. 2, l. fall. -, devono anch’essi essere collocati in prededuzione,  dovendo loro essere riconosciuta la stessa natura del creduto cui accedono. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Crediti prededucibili - Crediti sorti in occasione o in funzione della procedura di concordato preventivo - Requisito dell'occasionalità - Interpretazione restrittiva - Atto inerente in modo necessario il funzionale alla procedura..
Il criterio dell'«occasionalità» di cui all'art. 111, comma 2, legge fallimentare, pur afferendo l'aspetto temporale dell'atto potenzialmente prededucibile, deve in ogni caso interpretarsi in senso restrittivo: deve cioè trattarsi di atto comunque inerente in modo necessario, funzionale alla procedura, nel senso di comportare un'utilità per la procedura stessa e quindi, quantomeno indirettamente, per tutti i creditori concorsuali. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Disciplina dei rapporti pendenti - Effetti - Definizione di atti di straordinaria amministrazione - Atti nuovi sorti nel corso della procedura - Prosecuzione di rapporto pendente - Autorizzazione degli organi della procedura - Non necessità..
Dalla mancata previsione, nel concordato preventivo, della sospensione dei rapporti pendenti - prevista, invece, dall'articolo 72, legge fallimentare - nonché dalla previsione che nel concordato il debitore conserva l'amministrazione dei suoi beni e l'esercizio dell'impresa, è possibile dedurre che gli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l'autorizzazione del giudice delegato siano soltanto quelli nuovi, quelli cioè sorti nel corso della procedura, e non anche i contratti ed i rapporti giuridici pendenti. Sulla base delle considerazioni che precedono è inoltre possibile dedurre che la prosecuzione di un contratto pendente non possa considerarsi atto eccedente l'ordinaria amministrazione, trattandosi di comportamento dovuto per l'imprenditore, il quale è comunque tenuto ad onorare gli impegni presi. Per la prosecuzione del rapporto concernente un contratto perdente non è, pertanto, necessaria l'autorizzazione del giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Previsione di credito prededucibile - Valutazione del giudice delegato nel successivo fallimento - Valutazione del requisito della inerenza necessaria..
La circostanza che nella proposta di concordato preventivo una determinata passività sia stata prospettata come prededucibile non comporta che, in caso di fallimento, il relativo credito mantenga tale natura ove il giudice delegato, investito ex art. 111-bis, legge fallimentare, valuti l'insussistenza del requisito della «inerenza necessaria», requisito che costituisce il presupposto per il riconoscimento della prededuzione. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Concordato preventivo - Credito prededucibile - Requisito del inerenza necessaria - Indennità di occupazione dell'immobile successiva risoluzione del rapporto di locazione - Credito derivante dalla semplice permanenza delle merci nei locali - Esclusione..
Il requisito della inerenza necessaria, richiesto per il riconoscimento della produzione ad un credito sorto nell'ambito della procedura di concordato preventivo, non può essere riconosciuto al credito costituito dalla indennità di occupazione di un immobile maturata dopo la risoluzione del contratto di locazione nel periodo intercorrente tra la presentazione della domanda di concordato e la dichiarazione di fallimento qualora il credito derivi non già dalla prosecuzione di un rapporto valutato come essenziale nel piano di concordato ma semplicemente dal permanere di fatto delle merci e delle attrezzature nei locali dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Assistenza del debitore nel concordato preventivo - Credito del professionista - Ammissione al passivo nel successivo fallimento - Utilità per i creditori e per il debitore - Necessità..
Non deve essere ammesso al passivo del fallimento il credito per prestazioni professionali di assistenza al debitore nell'ambito della procedura di concordato preventivo qualora le prestazioni si siano rivelate di nessuna utilità per la massa dei creditori e che, sin dall'inizio, non consentivano di individuare alcun plausibile vantaggio per l’impresa destinata, invece, al fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2012, n. 7166.


Concordato preventivo - Natura prededucibile dei finanziamenti in esecuzione o in funzione della domanda di concordato - Disposizione di natura tassativa - Estensione al finanziamento erogato in corso di procedura previa autorizzazione ex articolo 167 LF - Esclusione..
Le disposizioni contenute nell'articolo 182 quater, legge fallimentare, in ordine alla natura prededucibile dei finanziamenti effettuati in esecuzione di un concordato e in funzione della presentazione della relativa domanda hanno carattere tassativo e, come tali, non sono applicabili al finanziamento che venga erogato, previa autorizzazione ex articolo 167, legge fallimentare, nel corso della procedura di concordato preventivo, il quale potrà eventualmente fruire della prededuzione ai sensi dell'articolo 111, legge fallimentare in un'eventuale futuro fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 26 Aprile 2012.


Dichiarazione di fallimento - Iniziativa - Assistenza tecnica - Necessità - Spese sostenute dal creditore - Prededuzione con rango chirografario..
A seguito delle innovazioni introdotte dalla riforma della legge fallimentare (la quale ha sostanzialmente abrogato l'iniziativa d'ufficio e dettagliatamente procedimentalizzato la fase prefallimentare ex articolo 15, legge fallimentare, iscrivendola tra i procedimenti in camera di consiglio ed istituzionalizzando, con l'articolo 22, la pronuncia sulle spese e sulla responsabilità processuale ex articolo 96 c.p.c.) è risultato prevalente l'orientamento giurisprudenziale che esige la difesa tecnica ai fini dell'iniziativa per la dichiarazione di fallimento. Deve pertanto essere superato l'orientamento che negava l'ammissione al passivo delle spese processuali sostenute dal creditore nel corso dell'istruttoria fallimentare in ragione della facoltatività della nomina del difensore di fiducia, spese che, conseguentemente, sono da mettersi in prededuzione sia pur con collocazione chirografaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 22 Marzo 2012.


Fallimento - Esercizio provvisorio dell'impresa - Crediti sorti durante l'esercizio provvisorio - Prededuzione - Crediti successivi all'esercizio provvisorio - Applicazione della regola generale di cui all'articolo 72 LF e della disciplina della quarta sezione della legge fallimentare..
La regola di cui all'articolo 104, comma 8, legge fallimentare, secondo la quale i crediti sorti nel corso dell'esercizio provvisorio dell'impresa sono soddisfatti in prededuzione ai sensi dell'articolo 111, comma 1, n. 1), non è applicabile ai crediti sorti dopo che sia cessato l'esercizio provvisorio, per i quali "rivive" la regola generale di cui all'articolo 72 nonché la disciplina prevista dall'intera sezione quarta della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2012.


Fallimento – Riparto – Privilegio speciale su macchine (legge Sabatini) – Collocazione anteriore ai privilegi generali – Esclusione..
La legge Sabatini non crea alcun particolare tipo di privilegio, infatti opera un semplice richiamo all’art. 2762 c.c., per cui non è comparabile con il caso del privilegio industriale previsto dall’art. 3 D.L.C.P.S. n. 1075/47; di conseguenza, il relativo credito privilegiato non può avvalersi del disposto di cui all’art. 2777, u.c., c.c., per il quale i privilegi speciali mobiliari cedono solo ai crediti per spese di giustizia e a quelli ex art. 2751bis, c.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 09 Febbraio 2012.


Concordato preventivo - Interpretazione dell'articolo 182 quater L.F. - Prededuzione del professionista che presenta la domanda - Esclusione..
Dopo l'introduzione dell'art. 182quater, comma 4, legge fall., risulta evidente che il professionista presentatore non ha diritto al beneficio della prededuzione durante la procedura di concordato preventivo, come neppure nell'eventuale successivo fallimento, considerato, a tal ultimo riguardo, che l'art. 111, comma 2, legge fall. individua un concetto di funzionalità legato non a profili temporali, bensì di genesi del credito per atto degli organi fallimentari. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 24 Ottobre 2011.


Fallimento - Prededuzione - Crediti sorti anteriormente alla procedura concorsuale - Nesso di funzionalità - Utilità dell'attività svolta per la massa dei creditori.

Fallimento - Prededuzione - Attività del professionista che assiste il debitore nella fase tre concorsuale - Utilità dell'attività - Prededuzione ex articolo 111 legge fallimentare.
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Il nuovo dettato normativo dell'art. 111 legge fall. estende il beneficio della prededuzione, sia ai crediti occasionati dalla procedura concorsuale e quindi, in quanto tali, sorti successivamente, sia a quelli sorti anteriormente purchè la relativa attività risulti collegabile alla procedura da un nesso di funzionalità che sussiste quando tale attività risulti utile per la massa dei creditori. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)

Il professionista, che supporti la parte debitrice nella verifica della situazione dell'impresa per consentire al proprio cliente di valutare al meglio se la crisi risulti o meno superabile, supportandolo in caso negativo nella predisposizione di quanto necessario per dar inizio alla procedura concorsuale fallimentare, allorchè tale procedura venga decretata dal giudice svolge utilmente la propria attività in funzione della procedura medesima ed ha, quindi, diritto alla prededuzione ex art. 111 l. fall.. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 24 Giugno 2011.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Prededucibilità – Crediti sorti in occasione – Crediti sorti in funzione – Prededuzione in tema di nuova prededucibilità..
L’art. 182 quater, l. fall., che pone una netta distinzione tra i crediti sorti in esecuzione delle procedure concorsuali minori e quelli sorti in vista della loro attivazione e che rievoca i sintagmi “in occasione” e “in funzione” dell’art. 111, 2 comma, l.fall., prevede che la disciplina della prededucibilità segua de plano ai crediti sorti in esecuzione delle procedure concorsuali minori e richieda, al contrario, un preventivo vaglio giudiziale per quelli sorti in funzione delle stesse. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Prededucibilità in tema di procedure concorsuali minori..
Una ragionevole interpretazione del disposto di cui agli artt. 182 quater e 111, 2 comma, l. fall., impone di concedere la prededuzione sia al credito del professionista attestatore,  pur se non espressamente disposta nel provvedimento di ammissione al concordato preventivo, che al credito del professionista il quale abbia predisposto la domanda di concordato, o comunque assistito il debitore nel corso della procedura di ammissione, a prescindere da ogni previsione giudiziale e nonostante quest’ultimo non abbia il ruolo codificato e procedimentalizzato del primo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Concordato preventivo – Continuità dell’impresa – Crediti relativi a rapporti in prosecuzione – Prededuzione – Esclusione..
Nell’ipotesi di proposta di concordato preventivo che preveda la continuazione dell’attività d’impresa, i crediti sorti in epoca anteriore al deposito del ricorso nascenti da rapporti di cui si prevede la prosecuzione, pur se ritenuti dal proponente essenziali per la continuazione dell’impresa stessa, hanno natura concorsuale con la conseguenza che la loro collocazione in prededuzione determina l’inammissibilità del ricorso per violazione delle regole sul concorso dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 11 Aprile 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Indennità di fine rapporto dovuta in prededuzione ex art.4 d.l. n. 414 del 1981 - Anticipo ai lavoratori dal Fondo di garanzia "ex lege" 297 del 1982 - Surroga dell'INPS - Concorso con credito del singolo creditore ammesso allo stesso titolo ed insinuato in proprio - Disciplina della rispettiva prededuzione - Criterio del "prior in tempore potior in jure" - Esclusione - Applicazione delle regole comuni di graduazione secondo le rispettive cause di prelazione - Configurabilità - Fattispecie.
In tema di riparto nelle procedure concorsuali, in caso di concorso di più crediti egualmente ammessi in prededuzione - nella specie, l'uno, relativo al trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, riconosciuto per tale qualità ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella l. 544 del 1981) e gli altri, in capo all'INPS, gestore del Fondo di garanzia, a titolo di surroga per avere tale ente direttamente pagato altri lavoratori della medesima impresa, come consentito dall'art. 2 della legge n. 297 del 1982 e solo dall'entrata in vigore di tale legge, quanto al medesimo T.F.R. non percepito - e qualora non risulti una completa capienza dell'attivo, non potendo tali debiti essere pagati a mano a mano che essi vengono a scadenza, trova applicazione la comune regola del riparto "pro quota" e per grado corrispondenti al rispetto delle rispettive cause di prelazione e del rango assegnato dalla legge a ciascun credito, secondo un principio già nel sistema e che la disciplina dell'art. 111-bis legge fall., non applicabile "ratione temporis", ha indicato come criterio ermeneutico di riferimento. (Principio affermato dalla S.C. relativamente ad una fattispecie - disciplinata dalla legge fallimentare nel testo anteriore alla novella di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5 - di riparto interno ad una procedura di amministrazione straordinaria "ex lege" n. 95 del 1979, nella quale correttamente il giudice del merito aveva escluso che il soddisfacimento dei predetti crediti prededucibili potesse avvenire alla stregua del criterio cronologico del "prior in tempore potior in jure"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Indennità di fine rapporto - Ammissione al passivo in prededuzione ex art. 4 d.l. n. 414 del 1981 - Credito anteriore alla legge n. 287 del 1982 istitutiva del fondo di garanzia - Anticipo del T.F.R. ad altri lavoratori dal fondo di garanzia ex legge 297/82 per crediti maturati dopo tale legge - Surroga del Fondo - Incapienza del residuo attivo - Concorso in prededuzione del credito per surroga con il credito del lavoratore - Ragioni - Conseguenze.
In tema di amministrazione straordinaria di grande impresa in crisi (per la disciplina regolata dalla legge n. 95 del 1979), l'ammissione al passivo in prededuzione del credito per trattamento di fine rapporto del lavoratore dipendente, ai sensi dell'equiparazione ai debiti d'impresa così disposta dall'art.4 del d.l. n. 414 del 1981 (conv. nella legge 544 del 1981), non costituisce titolo preferenziale, in favore di tale creditore, rispetto al credito del Fondo di Garanzia, gestito dall'INPS, e derivante dalla surroga dell'ente previdenziale nel credito pagato ad altri dipendenti - secondo la previsione e con decorrenza dall'entrata in vigore dell'art. 2 della legge n. 297 del 1982 - in quanto la norma istitutiva della surroga in questione, benché disponga testualmente l'attribuzione al predetto Fondo del "privilegio" ex artt. 2751-bis e 2776 cod. civ. spettante al lavoratore surrogato sul patrimonio del datore di lavoro, non può che riferirsi all'intera posizione sostanziale e processuale di detto lavoratore, non necessitando l'automatismo di tale surrogazione legale, alla stregua dell'art.1203 n. 5 cod. civ., di alcuna diversa ed ulteriore disposizione normativa; con la conseguenza che il Fondo di Garanzia che abbia anticipato il T.F.R. ad altri dipendenti ha diritto ad essere pagato in prededuzione se (come nel caso di specie) tale è la collocazione che, nell'ambito della procedura, spetta al credito dei lavoratori soddisfatti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Marzo 2011.


Fallimento - Stato passivo - Principio di esclusività dell'accertamento del credito nelle forme di cui agli artt. 93 ss. legge fall. - Applicabilità ai crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del Curatore - Sussistenza - Possibilità di riconoscimento in assenza di contestazione - Sussistenza.
Dichiarato il fallimento, ogni diritto di credito, ivi compresi i crediti prededucibili, è tutelabile nelle sole forme di cui alla L. Fall., art. 92, e segg.; la previsione di un'unica sede concorsuale per l'accertamento del passivo comporta la necessaria concentrazione presso un unico organo giudiziario delle azioni dirette all'accertamento dei crediti e l'inderogabile osservanza di un rito funzionale alla realizzazione del concorso dei creditori, il che determina l'improponibilità della domanda proposta nelle forme ordinarie.

A tale principio non si sottraggono i crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore, attesane la predicabilità in termini di costi della procedura, i quali sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti di massa, per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto de plano del giudice delegato L. Fall., ex art. 26, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui all'art. 93, e segg. stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, in subiecta materia, del tribunale fallimentare (Sez. 1^, Sentenza n. 11379 del 11/11/1998; Sez. 1^, Sentenza n. 515 del 15/01/2003). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, 18 Novembre 2010, n. 23353.


Tributi locali (comunali, provinciali, regionali) - Imposta comunale sull'incremento di valore degli immobili (I.N.V.I.M.) (tributi locali posteriori alla riforma tributaria del 1972) - Imponibile - In genere - Applicazione dell'INVIM ex art. 3 del d.P.R. n. 643 del 1972 a carico di società - Presupposto della scadenza di dieci anni dall'acquisto immobiliare - Sufficienza - Conseguenze - Assoggettabilità al tributo anche della società fallita - Fondamento - Insinuazione al passivo del credito - Ammissione in prededuzione. .
In tema di INVIM decennale, dovuta dalle società ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n . 643 del 1972 al compimento di ciascun decennio dalla data di acquisto di un immobile, anche la società fallita rientra tra i soggetti cui si applica tale tributo, non operando come condizione di esonero la diversa disposizione di cui all'art. 1 del d. l. n. 396 del 1991 (convertito nella legge n. 65 del 1992), che si è limitata a dichiarare non applicabili ai soggetti falliti l'INVIM straordinaria, imposta dall'art. 1 del d.l. n. 299 del 1991 (convertito nella legge n.363 del 1991) sul possesso degli immobili compresi nello stato attivo alla data del 31 ottobre 1991; ne consegue che, in caso di maturazione del predetto decennio nel corso del fallimento, subentrando la procedura nei rapporti del fallito, e dunque per gli immobili acquisiti all'attivo, il relativo tributo va pagato in prededuzione, dovendosi ritenere incluso, ai sensi dell'art. 111 legge fall., tra quelli contratti per l'amministrazione del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 2010, n. 21643.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Crediti di lavoro - Impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa - Diritto del dirigente all'indennità sostitutiva di preavviso - Presupposti - Soddisfacimento in prededuzione - Limiti e condizioni..
Il credito per l'indennità di preavviso del dirigente di impresa di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa non nasce né dall'amministrazione del fallimento né dalla continuazione dell'esercizio dell'impresa che sia stato eventualmente autorizzato, bensì dalla fattispecie legale di risoluzione del contratto prevista dall'art. 5 del d.l. 26 settembre 1978, n. 576, convertito nella legge 24 novembre 1978, n. 738. Solo qualora sia stata autorizzata la suddetta continuazione dell'esercizio dell'impresa e il rapporto di lavoro con il dirigente sia stato a tal fine mantenuto, i suoi crediti, maturati nel corso del rapporto di lavoro successivamente alla data del decreto di liquidazione coatta amministrativa, sono qualificabili per l'impresa in liquidazione come debiti contratti per la prosecuzione dell'attività e sono, perciò, prededucibili ai sensi dell'art. 111 della legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2010, n. 14758.


Fallimento – Crediti prededucibili – Introduzione di una definizione specifica – Qualificazione dei crediti prededucibili. (07/09/2010).
Il legislatore, introducendo un secondo comma all’interno dell’art. 111 l.f., fornisce, per la prima volta, una definizione specifica dei crediti prededucibili precisando che in tale categoria sono ricompresi tutti i debiti qualificati come tali dalla legge, oppure quelli sorti in occasione o in funzione  delle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 03 Giugno 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Ripartizione dell’attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Vendita di bene ipotecario - Ricavato - Prededuzione "pro quota" di spese della procedura e del compenso del curatore - Addebitabilità al creditore ipotecario - Condizioni - Criteri - Fondamento - Fattispecie..
In tema di ripartizione dell'attivo fallimentare, sul ricavato della vendita degli immobili gravati da garanzia reale (nella specie, ipotecaria) vanno collocate in prededuzione non solo le spese riconducibili alla conservazione e alla liquidazione del bene ipotecato ma anche una quota parte del compenso del curatore, ottenuta ponendo a confronto l'attività svolta nell'interesse generale e quella esercitata nell'interesse del creditore garantito, ed infine una porzione delle spese generali della procedura, da determinarsi in misura corrispondente all'accertata utilità delle stesse per il creditore garantito, adottando, ove non sia possibile un'esatta valutazione dell'incidenza delle spese generali su quelle specifiche, il criterio di proporzionalità, la cui applicabilità è tuttavia subordinata alla certezza dell'utilità di tali spese per il creditore garantito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11500.


Concordato preventivo – Fallimento – Prededucibilità – Carattere della normativa applicabile. (07/09/2010).
Le norme relative alla prededucibilità dei crediti hanno carattere eccezionale e sono di stretta interpretazione, dato che introducono una deroga al principio della par condicio creditorum e alle cause legittime di prelazione e le stesse non possono prescindere dall’interesse per la massa dei creditori che solo può giustificare il sacrificio delle loro ragioni e la posposizione dei loro crediti, rispetto alle spese di procedura e ai crediti funzionali al suo svolgimento secondo le modalità indicate nella proposta. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 06 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento – Prededucibilità – Crediti sorti in occasione delle procedure – Crediti sorti in funzione delle procedure – Distinzione. (07/09/2010).
La distinzione fra crediti sorti in occasione delle procedure e crediti sorti in funzione delle procedure,  attiene alla  distinzione fra obbligazioni contratte dal debitore per gli scopi della procedura e spese ed oneri di gestione della procedura, ma sempre insorti in un momento successivo all’apertura del concordato. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 06 Marzo 2010, n. 0.


Concordato preventivo – Crediti funzionali allo svolgimento della procedura – Fallimento – Riconoscimento normativo del presupposto della continuità delle procedure – Stato di insolvenza – Mero stato di crisi – Irrilevanza. (07/09/2010).
L’art. 111, secondo comma, nel momento in cui considera come prededucibili nel successivo fallimento tutti gli oneri insorti nel concordato preventivo, purché funzionali allo svolgimento della procedura e agli interessi della massa dei creditori, riconosce implicitamente il presupposto della continuità delle procedure e della loro sostanziale unicità a prescindere dall’esistenza dello stato di insolvenza o del mero stato di crisi, una volta che  il tribunale abbia accertato l’effettiva insolvenza dell’imprenditore. (gc) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 06 Marzo 2010, n. 0.


Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Procedimento fallimentare - Durata per il creditore insinuato - Determinazione - Dies "a quo" - Domanda di ammissione al passivo - Dies "ad quem" - Distribuzione del ricavato..
In tema di equa riparazione, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, ove il processo presupposto sia un procedimento fallimentare, la sua durata, ai fini dell'accertamento in ordine alla violazione del termine ragionevole, deve essere commisurata, per il creditore insinuato, al periodo compreso tra la proposizione della domanda di ammissione al passivo e la distribuzione finale del ricavato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2010, n. 2207.


Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfociato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. nel fallimento consecutivo – Ammissibilità.

Fallimento – Accertamento del passivo – Credito per l’attività professionale svolta in occasione del procedimento di omologazione del Concordato preventivo sfociato in fallimento – Prededucibilità ex art. 111. co 2, l. fall. degli interessi sul corrispettivo – Ammissibilità.
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Il credito professionale per l’assistenza all’imprenditore, “latamente intesa”, per attività svolte in pendenza della procedura di concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione [in epoca anteriore all’approvazione dell’art. 182-quater l.fall.], deve essere collocato in prededuzione nel fallimento consecutivo ai sensi dell’art. 111, comma 2, l. fall. (*). (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)

Gli interessi prodotti dal credito professionale per l’assistenza all’imprenditore, “latamente intesa”, per attività svolte in pendenza della procedura di concordato preventivo, sfociato in fallimento per mancata omologazione [in epoca anteriore all’approvazione dell’art. 182-quater l.fall.], devono anch’essi essere collocati in prededuzione (*). (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 11 Gennaio 2010.


Fallimento – Ordine di distribuzione delle somme – Credito sorto in occasione o in funzione di procedura concorsuale – Prededucibilità – Condizioni..
I crediti sorti “in occasione o in funzione” di una procedura concorsuale che l’art. 111, comma 2, legge fallimentare considera prededucibili, sono esclusivamente quelli sorti sotto il controllo del giudice dopo l’apertura della relativa procedura. (Il Tribunale, nel caso di specie, ha negato natura prededucibile al credito professionale per prestazioni di assistenza alla presentazione della domanda di concordato preventivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 08 Ottobre 2009.


Fallimento – Crediti prededucibili sorti nel corso della procedura – Valutazione del loro integrale pagamento – Necessità – Liquidazione del compenso al difensore – Omessa autorizzazione all’emissione del mandato di pagamento. .
Qualora non sia possibile presumere che l’attivo del fallimento consenta di soddisfare i crediti liquidi, esigibili e non contestati sorti nel corso del fallimento, il giudice delegato che liquida i compensi spettanti al difensore del fallimento può negare l’autorizzazione al prelievo dal conto della procedura ed il relativo provvedimento è impugnabile ai sensi dell’art. 26 legge fall. nel termine di dieci giorni dalla sua comunicazione da parte del cancelliere o dal momento in cui l’interessato ne ha estratto la copia integrale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 02 Settembre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Sussistenza - Aggiudicazione dei beni a terzi - Danni da custodia - Responsabilità della massa - Sussistenza - Conseguenze..
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex artt. 42 legge fall. e 559 cod. proc. civ.. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111 n. 1 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2009, n. 10599.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Sussistenza - Aggiudicazione dei beni a terzi - Danni da custodia - Responsabilità della massa - Sussistenza - Conseguenze.
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex artt. 42 legge fall. e 559 cod. proc. civ. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111 n. 1 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2009, n. 10599.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pagamento ricevuto dal curatore del creditore fallito - Successivo fallimento del "solvens" - Esercizio con successo dell'azione revocatoria - Conseguenze - Insinuazione al passivo della curatela del fallimento del "solvens" - Natura del credito - Credito di massa - Esclusione - Fondamento..
Allorché il curatore fallimentare abbia ricevuto un pagamento poi assoggettato ad azione revocatoria, ex art.67 legge fall., esercitata con successo dal curatore del "solvens", a sua volta dichiarato fallito, la circostanza non vale a trasformare il conseguente credito restitutorio, in capo alla parte vittoriosa, in obbligazione prededucibile; ai fini del riconoscimento di tale qualità, infatti, costituiscono debiti di massa, ex art.111 legge fall., solo le spese di procedura e le obbligazioni contratte dall'amministrazione del fallimento e per la continuazione autorizzata dell'esercizio dell'impresa, mentre non rileva che il credito tragga origine da un versamento effettuato in favore dell'organo concorsuale, limitandosi questi a subentrare nella posizione sostanziale e processuale del fallito ed in tale veste conseguendo un pagamento lecito, reso inefficace con la predetta azione costitutiva. Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2009, n. 6709.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Vendita di beni mobili affetti da vizi - Conseguenze - Azione redibitoria - Esclusione - Responsabilità per la custodia e la vendita dei beni inventariati - Configurabilità a carico del curatore come organo del fallimento - Conseguenze - Azione risarcitoria nei confronti del curatore in proprio - Questione di legittimazione passiva - Sentenza secondo equità del giudice di pace - Impugnabilità con il ricorso per cassazione - Sussistenza.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Vendita di mobili - Vizi dei beni venduti - Conseguenze - Azione redibitoria - Esclusione - Responsabilità per la custodia e la vendita dei beni inventariati - Configurabilità a carico del curatore come organo del fallimento - Conseguenze - Azione risarcitoria nei confronti del curatore in proprio - Questione di legittimazione passiva - Sentenza secondo equità del giudice di pace - Impugnabilità con il ricorso per cassazione - Sussistenza.
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Nel caso in cui i beni mobili oggetto di vendita in sede fallimentare risultino affetti da vizi redibitori, non è configurabile la garanzia prevista dall'art. 1490 cod. civ., neppure se la vendita abbia avuto luogo ad offerte private, ma solo una responsabilità attinente alla custodia dei beni inventariati ed alla vendita degli stessi nell'ambito della procedura concorsuale, e dunque un'obbligazione risarcitoria che, in quanto correlata al compimento di atti tipici rientranti nelle attribuzioni del curatore, non è posta a carico di quest'ultimo come persona fisica, ma a carico del fallimento, iscrivendosi a tutti gli effetti nel novero di quelle elencate dall'art. 111 n. 1 della legge fall.. Qualora pertanto, a fondamento della domanda di risarcimento dei danni, il compratore abbia fatto valere l'erronea descrizione dei beni in sede di inventario, con l'attribuzione di caratteristiche tecniche non possedute e senza il rilevamento di difetto di funzionamento, costituisce una questione di legittimazione passiva, riproponibile anche con il ricorso per cassazione contro le sentenze pronunciate secondo equità dal giudice di pace, quella avente ad oggetto l'esistenza del dovere del curatore, convenuto in proprio, di subire il giudizio instaurato dall'attore, indipendentemente dall'effettiva titolarità passiva del rapporto controverso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Dicembre 2008, n. 28984.


Fallimento – Ammissione al passivo – Credito del professionista che ha redatto la domanda di concordato preventivo non accolta – Prededuzione – Esclusione..
Con riferimento al credito insinuato al passivo dal professionista che ha redatto la domanda di concordato preventivo non accolta, per potersi parlare di crediti sorti "in funzione" di una procedura, come testualmente recita l'art 111 legge fall., occorre che una procedura sia effettivamente aperta e che, quindi, nel caso di concordato preventivo, vi sia stata l'emissione di un decreto di ammissione che, come dispone testualmente l'art. 163 legge fall., segna il momento in cui può ritenersi aperta la procedura. Deve pertanto ritenersi che la norma dell'art. 111 secondo comma legge fall., nella sua nuova formulazione, ponga come presupposto implicito della prededuzione di un credito, l'avvenuta apertura della procedura (quindi il decreto di ammissione). In ogni caso la prededuzione va esclusa in quanto trattasi di debito sorto prima dell'apertura della procedura di concordato preventivo, al di fuori di un qualsiasi controllo sull' "an" e sul "quantum" del credito, da parte degli organi della procedura, a tutela dei creditori. Tribunale Udine, 15 Ottobre 2008.


Fallimento - Creditori privilegiati - Credito del professionista ex art. 2751 bis cod. civ. - Pagamento in sede di riparto parziale - Emissione di fattura del percettore - Credito di rivalsa dell'IVA - Natura - Credito di massa - Configurabilità - Esclusione - Privilegio speciale ex art. 2758 secondo comma, cod. civ. - Applicabilità - Utile collocazione in sede concorsuale - Mancanza - Indebito arricchimento - Configurabilità - Esclusione..
Il credito di rivalsa IVA di un professionista che, eseguite prestazioni a favore di imprenditore poi dichiarato fallito, emetta la fattura per il relativo compenso in costanza di fallimento (nella specie, a seguito del pagamento ricevuto in esecuzione di un riparto parziale), non è qualificabile come credito di massa, da soddisfare in prededuzione ai sensi dell'art. 111,primo comma, legge fall. (applicabile nel testo "ratione temporis"), in quanto la disposizione dell'art. 6 del d.P.R. n. 633 del 1972, secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all'atto del pagamento del corrispettivo, non pone una regola generale rilevante in ogni campo del diritto, cosicché, in particolare, dal punto di vista civilistico la prestazione professionale conclusasi prima della dichiarazione di fallimento resta l'evento generatore del credito di rivalsa IVA, autonomo rispetto al credito per la prestazione, ma ad esso soggettivamente e funzionalmente connesso. Il medesimo credito di rivalsa può giovarsi del solo privilegio speciale di cui all'art. 2758, secondo comma, cod. civ., nel testo di cui all'art. 5 della legge n. 426 del 1975,nel caso in cui sussistano beni - che il creditore ha l'onere di indicare in sede di domanda di ammissione al passivo - su cui esercitare la causa di prelazione. Nel caso, poi, in cui detto credito non trovi utile collocazione in sede di riparto, non è configurabile una fattispecie di indebito arricchimento, ai sensi dell'art. 2041 cod. civ., in relazione al vantaggio conseguibile dal fallimento mediante la detrazione dell'IVA di cui alla fattura, poiché tale situazione è conseguenza del sistema normativo concorsuale. (Fonte: Ced – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2008, n. 15690.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Liquidazione del compenso in favore del professionista legale difensore della curatela - Competenza esclusiva del giudice delegato - Sussistenza - Derogabilità in caso di insufficienza di attivo - Esclusione - Reclamo al tribunale - Decisione - Impugnazione - Ricorso per Cassazione art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di liquidazione del compenso al professionista legale incaricato da parte degli organi della procedura fallimentare, sussistono la competenza esclusiva del giudice delegato, tenuto ai sensi dell'art. 25 n. 7 legge fall. a provvedere sull'istanza in ogni caso ed anche se vi sia insufficienza di attivo ed il diritto soggettivo del creditore alla determinazione del suo credito, certo e liquido, pur se esigibile solo al momento in cui vi sia disponibilità dell'attivo, ove ricorrano le diverse condizioni per il decreto di prelevamento dello stesso giudice delegato ex art. 111 primo comma legge fall.; non si applica invero al caso di specie la disciplina endoconcorsuale dell'accertamento del passivo, pur riservata anche dall'art. 111 bis introdotto dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in sede di riforma fallimentare ai crediti prededucibili, in quanto il predetto credito, benchè di massa, risulta essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento. (Nella fattispecie la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, emesso ex art. 26 legge fall., che aveva rigettato il reclamo interposto dal professionista avverso il decreto di non luogo a provvedere adottato dal giudice delegato, ravvisando in capo al ricorrente l'interesse ad agire per la liquidazione del suo credito, in quanto titolare del diritto soggettivo all'accertamento di un credito certo e liquido, dunque ricorribile ex art. 111 Cost., in questo modo solamente potendo tale creditore verificare,nel prosieguo della procedura, la persistenza eventuale delle condizioni di incapienza del proprio credito giustificative di un differimento del pagamento o di una graduazione in sede di riparto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2007, n. 15671.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentare (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà di società fallita - Insorgenza del tributo dopo la dichiarazione di fallimento - Debito di massa prededucibile ex art. 111 legge fall. - Configurabilità - Conseguenze.
In tema di fallimento, l'obbligo di pagamento della tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà di una società fallita - tassa prevista dall'art. 5, commi trentunesimo e segg., del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953 (convertito nella legge 28 febbraio 1983, n. 53) -, qualora sia sorto dopo la dichiarazione di fallimento, costituisce indubbiamente un debito di massa e, come tale, prededucibile ai sensi dell'art. 111 legge fall., il quale riguarda tutte le obbligazioni sorte appunto dopo la dichiarazione di fallimento e collegate alla gestione del patrimonio del fallito, nel quale certamente rientrano le autovetture anzidette, delle quali la curatela ha la disponibilità. Ne consegue che legittimamente il relativo credito tributario viene fatto valere, in caso di contestazione, in sede contenziosa con il procedimento previsto dagli artt. 98 e segg. legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2004.


Provvedimento del tribunale sul reclamo ex art. 26 legge fall. avverso decreto del giudice delegato di esecutività di piano di riparto parziale - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Limiti.
È inammissibile il ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso il decreto ex art. 26 legge fall., con il quale il tribunale respinge il reclamo del creditore ammesso al passivo avverso il decreto con cui il giudice delegato rende esecutivo il piano di riparto parziale, nella parte in cui prevede accantonamenti ai sensi dell'art. 113, n. 4, legge fall., in quanto trattasi di provvedimento privo, in tale parte, dei caratteri della decisorietà e definitività, perché le somme accantonate non vengono attribuite ad alcun creditore, ma soltanto trattenute in attesa della definitiva decisione sulla loro effettiva destinazione; è ammissibile, invece, il ricorso ex art. 111 Cost. del creditore ammesso, avverso lo stesso decreto, nella parte relativa alle spese da pagare in prededuzione a norma dell'art. 111, n. 1, legge fall., trattandosi, per tal verso, di provvedimento a carattere decisorio, in quanto, riconoscendo la prededucibilità delle spese, incide sulla pretesa dei creditori ammessi riducendo l'entità delle somme ad essi attribuibili. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2002, n. 9490.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Credito privilegiato ammesso al passivo fallimentare - Riscossione del credito oggetto di garanzia - Fatto costitutivo del diritto al soddisfacimento privilegiato - Esclusione - Conseguenze - Mancata riscossione - Fatto impeditivo - Onere a carico del curatore - Sussistenza.
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare, la riscossione del credito oggetto di garanzia non costituisce fatto costitutivo del diritto al soddisfacimento privilegiato, derivando esso dalla esistenza del credito e della garanzia da cui è assistito, incontestabilmente accertata con la verifica dello stato passivo, mentre incombe sulla curatela fallimentare l'onere di provare la mancata riscossione, costituendo questa evento impeditivo del soddisfo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Novembre 2001, n. 15106.


Fallimento - Sussistenza e prededucibilità di un credito - Disconoscimento del giudice delegato con decreto ex art. 111 legge fall. - Conseguenze - Insinuazione del credito nello stato passivo - Richiesta - Necessità.
Qualora la sussistenza e la prededucibilità di un credito nei confronti della massa vengano disconosciute dal giudice delegato con decreto ex art. 111 legge fallimentare, il preteso creditore, per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, deve chiedere l'insinuazione del vantato credito allo stato passivo secondo le regole ordinarie, sottoponendo la propria pretesa alla verifica endofallimentare; in mancanza, non può dolersi della mancata comunicazione del rendiconto del curatore, che è dovuto, ai sensi dell'art. 116 legge fallimentare, soltanto a chi risulti creditore in esito alla procedura di verificazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 2001, n. 1500.


Crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore - Assimilabilità ai crediti relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa - Conseguenze - Domanda giudiziale proposta in via ordinaria anziché in sede fallimentare - Inammissibilità - Fattispecie in tema di risarcimento danni derivanti da occupazione abusiva di locali oggetto di sfratto dell'azienda del fallito risultava sfrattata prima del fallimento.
I crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore , attesane la predicabilità in termini di "costi" della procedura, sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti "di massa", per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto "de plano" del giudice delegato ex art. 26 della legge fallimentare, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui agli artt. 93 segg stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, "in subiecta materia", del tribunale fallimentare (principio affermato dalla S.C. con riferimento ad una vicenda di credito risarcitorio da occupazione abusiva, da parte del fallimento, di un immobile già occupato a titolo di locazione dal fallito per l'esercizio dell'impresa, ed in relazione al quale era stata pronunciata sentenza di sfratto definitiva in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 1998, n. 11379.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Crediti di massa e crediti inerenti alla gestione commissariale - Azioni esecutive individuali - Divieto - Assoggettamento alla procedura esecutiva collettiva - Necessità.
In tema di amministrazione straordinaria, anche i crediti cosiddetti di massa e quelli inerenti alla gestione commissariale, benché soddisfatti in prededuzione, sono assoggettati alla procedura esecutiva collettiva, con divieto di azioni esecutive individuali, posto che, secondo la regola fondamentale dell'istituto fallimentare (estensibile anche alla procedura di amministrazione straordinaria)' tutti i crediti che debbono essere soddisfatti sul patrimonio dell'imprenditore insolvente devono essere fatti valere e accertati secondo le norme che ne disciplinano il concorso e attesa altresì l'esigenza di concentrazione in un unico foro di tutte le controversie derivanti dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, esigenza affermata in via generale dall'art. 6 legge n. 95 del 1979, norma che esplica, con riguardo alla procedura di amministrazione straordinaria, un funzione equivalente a quella svolta dall'art. 24 legge fallimentare in relazione al fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Agosto 1998, n. 7704.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Debiti di massa contratti dai commissari - Creditori - Azione esecutiva individuale sui beni dell'impresa - Esclusione.
Con riguardo ai debiti contratti dai commissari durante l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (legge 3 aprile 1979 n. 95), i corrispondenti crediti di massa, benché prededucibili, restano sottoposti alla regola della procedura esecutiva concorsuale, con la conseguenza che resta precluso al creditore l'esercizio di azioni esecutive individuali sul patrimonio dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Marzo 1996, n. 2912.


Concordato preventivo - Mancata omologazione - Conseguente dichiarazione di fallimento - Sentenza dichiarativa - Impugnazione - Proposizione da parte del legale rappresentante della società fallita - Spese ed onorari del difensore nominato all'atto della impugnazione - Debito della massa - Esclusione - Conseguenze.
L'impugnazione contro la sentenza dichiarativa di fallimento conseguente alla mancata omologazione del concordato preventivo, proposta dal legale rappresentante della società dichiarata fallita, con il ministero di un difensore nominato all'atto dell'impugnazione, si colloca al di fuori dell'ambito della procedura fallimentare, in quanto non autorizzata dal giudice delegato, con la conseguenza che il debito contratto dalla società fallita, per spese ed onorari, verso il predetto difensore non è riferibile, ne' opponibile alla "massa" ed il relativo credito del difensore non può essere soddisfatto in prededuzione, ne' pagato in via privilegiata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 1994, n. 5821.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Debiti contratti dai commissari - Prededucibilità dei relativi crediti - Forme applicabili .
Con riguardo ai debiti contratti dai commissari durante l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, la prededucibilità dei corrispondenti crediti non consente di farli valere con le forme ordinarie, restando applicabili le regole sulla formazione del passivo fallimentare, in base al richiamo dell'art. 1 del D.L. 30 gennaio 1975 n. 26 (convertito, con modificazioni, in legge 3 aprile 1979 n. 95). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Febbraio 1993, n. 1923.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Ripartizione dell'attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Somme attribuite al fallimento da una procedura esecutiva immobiliare in corso alla data dello stesso - Distribuzione - Criteri - Credito assistito da iscrizione ipotecaria - Interessi da considerare collocati nello stesso grado del credito - Determinazione - Data - Riferimento - Originario pignoramento - Esclusione - Dichiarazione del fallimento - Riferimento - Necessità.
Le somme attribuite al fallimento da una procedura esecutiva immobiliare in corso alla data del fallimento e proseguita ad istanza della curatela che sia subentrata al creditore procedente a norma dell'art. 107 legge fall., debbono essere distribuite ai creditori unicamente secondo i criteri del riparto fallimentare, vincolati alle risultanze dello stato passivo esecutivo, essendo inammissibili nella procedura concorsuale qualsiasi forma di riparto ai creditori ammessi al di fuori dalle forme degli art. 109 e 111 legge fall. -, che richiamano, quanto ai creditori concorrenti, le risultanze del procedimento di verificazione dei crediti. Ne consegue che, ai fini dell'applicazione dell'art. 2855 e per la determinazione degli interessi da considerare collocati nello stesso grado del credito assistito da iscrizione ipotecaria, deve aversi riguardo non alla data dell'originario pignoramento bensì a quella della dichiarazione del fallimento, giusto il disposto dell'art. 54, ultimo comma legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Maggio 1992, n. 5987.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Distribuzione della somma ricavata - Questioni attinenti alla individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario - Definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo - Preclusione - Insussistenza - Condizioni.
In sede di ripartizione delle somme ricavate dalla vendita fallimentare, le questioni attinenti all'individuazione dei beni sui quali opera la prelazione del creditore ipotecario non restano precluse dalla definitività del decreto di approvazione ed esecutività dello stato passivo, ove il credito medesimo sia stato ammesso al passivo con formula generica, cioè con accertamento della sua esistenza, entità e rango, ma senza specificazione dei beni investiti da detta prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Ricorso per cassazione ex art. 111 cost. - Esperibilità - Decreto del giudice delegato - Esperibilità del ricorso - Esclusione.
Poiché la sentenza della Corte costituzionale n. 42 del 1981, dichiarativa dell'illegittimità dell'art. 26 della legge fallimentare nella parte in cui assoggetta al reclamo al tribunale, nel modo previsto dalla norma medesima, i provvedimenti decisori emessi dal giudice delegato in materia di piani di riparto dello attivo, non comporta l'eliminazione dall'ordinamento del suddetto istituto del reclamo, ma solo la sua diversa regolamentazione in base alle norme generali fissate dagli artt. 737-742 cod. proc. civ., il ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, resta esperibile avverso il decreto adottato dal tribunale sul reclamo, non avverso il decreto del giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.


Fallimento - Facoltà del curatore - Intervento nell'esecuzione esattoriale - Richiesta di attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore nonchè alle spese - Doveri dell'esattore - Insinuazione del credito esattoriale al passivo fallimentare - Restituzione della somma eccedente la quota attribuitagli in sede di riparto.
Il curatore del fallimento - al quale nessuna norma assicura la legale conoscenza dell'esecuzione esattoriale promossa contro il fallito ai sensi degli artt 200 e seguenti del DPR 29 gennaio 1958, n 645 (ora artt 46 e seguenti del DPR 29 settembre 1973, n 602) - ha solo la facolta, ma non l'Obbligo o l'Onere, di intervenire nell'esecuzione esattoriale per chiedere l'attribuzione della somma corrispondente ai crediti, ammessi al passivo, di grado poziore rispetto a quelli per i quali l'esattore ha proceduto, nonche alle spese da determinarsi dal giudice delegato a norma dell'art 111, n 1, legge fallimentare. Conseguentemente, l'esattore che procede all'esecuzione sui beni compresi nel fallimento, o che riceva dal curatore il pagamento dell'intero suo credito a seguito della sospensione dell'esecuzione esattoriale a norma dell'art 206 del DPR n 645 del 1958 (ora, art 51, secondo comma, del DPR m 602 del 1973), e tenuto ad insinuare il credito stesso al passivo fallimentare e deve restituire alla massa la somma (ricavata dalla esecuzione) eccedente la quota che, in Sede di riparto, risulta spettargli. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Maggio 1978, n. 2325.