LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO VI
Delle società cooperative e delle mutue assicuratrici
CAPO I
Delle società cooperative
SEZIONE III
Delle quote e delle azioni

Art. 2526

Soci finanziatori e altri sottoscrittori di titoli di debito
TESTO A FRONTE

I. L'atto costitutivo può prevedere l'emissione di strumenti finanziari, secondo la disciplina prevista per le società per azioni.
II. L'atto costitutivo stabilisce i diritti patrimoniali o anche amministrativi attribuiti ai possessori degli strumenti finanziari e le eventuali condizioni cui è sottoposto il loro trasferimento. I privilegi previsti nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale non si estendono alle riserve indivisibili a norma dell'articolo 2545-ter. Ai possessori di strumenti finanziari non può, in ogni caso, essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all'insieme dei soci presenti ovvero rappresentati in ciascuna assemblea generale.
III. Il recesso dei possessori di strumenti finanziari forniti del diritto di voto è disciplinato dagli articoli 2437 e seguenti.
IV. La cooperativa cui si applicano le norme sulla società a responsabilità limitata può offrire in sottoscrizione strumenti privi di diritti di amministrazione solo a investitori qualificati. (1)
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(1) L'art. 11, comma 3-bis, della legge 21 febbraio 2014, in vigore dal 22 febbraio successivo, di convesione del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, stabilisce che " Il quarto comma dell'articolo 2526 del codice civile si interpreta nel senso che, nelle cooperative cui si applicano le norme sulle società a responsabilità limitata, il limite all'emissione di strumenti finanziari si riferisce esclusivamente ai titoli di debito."

GIURISPRUDENZA

Società cooperative – Principio di parità di trattamento nella cessazione del rapporto – Sussistenza

Società cooperative – Recesso del socio per giusta causa – Insussistenza

Società cooperative – Recesso del socio per perdita volontaria dei requisiti di ammissione – Insussistenza
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La norma dell’art. 2516 c.c., che prescrive che nella costituzione e nell’esecuzione dei rapporti mutualistici deve essere rispettato il principio della parità di trattamento, è volta ad evitare discriminazioni nell’attuazione del rapporto mutualistico e, sebbene faccia riferimento alle fasi della costituzione e della esecuzione, trova applicazione anche nella fase di cessazione del rapporto[1]. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)
 
L’art. 2532 c.c. - nel momento in cui prevede che il recesso è consentito nei (soli) casi previsti dalla legge o dallo statuto - conferma il «principio di tipicità» (già sancito dal previgente art. 2526 c.c.) delle cause di recesso, accordando il relativo diritto al socio solo in presenza di una specifica norma di legge o dell’atto costitutivo. Ne consegue che, in assenza di una clausola statutaria che indichi quali specifici inadempimenti addebitabili all’ente consentano l’esercizio del diritto di recesso, deve necessariamente concludersi che eventuali inadempimenti, ascrivibili al rapporto di scambio, posti in essere dalla cooperativa non giustificano il recesso da parte del socio e, dunque, lo scioglimento del rapporto sociale. L’opposta conclusione comporterebbe, del resto, una violazione del principio di parità tra i soci perché verrebbe consentito a (taluni) soci di sciogliersi dal rapporto sociale (con conseguente restituzione della quota sociale e di quanto corrisposto in conseguenza del rapporto di scambio derivante dal contratto di prenotazione) e, dunque, di sottrarsi agli oneri già assunti dalla cooperativa verso terzi; oneri che, inevitabilmente, finirebbero col gravare soltanto sui soci superstiti. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)
 
Il socio non può addurre come motivo legittimante il recesso, avvantaggiandosene, una circostanza da egli stesso volontariamente cagionata. Nell’ambito della perdita delle condizioni necessarie per concorrere al raggiungimento degli scopi sociali, non può essere ascritto uno stato di fatto al quale il socio stesso abbia volontariamente dato luogo ed occasione in tal modo disponendo egli stesso, in via potestativa, della facoltà di sciogliersi dal vincolo sociale. In tal modo, infatti, le ipotesi di recesso verrebbero ad essere sganciate da fattispecie puntuali e tassative – venendosi così a consentire una sorta di recesso ad nutum - e rimesse alla discrezionalità ed alla convenienza dei singoli soci. E verrebbero ad essere lesi i principi di tipicità delle ipotesi di recesso e di parità di trattamento tra i soci. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)
 
[1] Cfr. Tribunale Roma, 16 Dicembre 2015. Est. Cecilia Bernardo.
Tribunale Roma, 06 Settembre 2018.