LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VIII
Scioglimento e liquidazione delle società di capitali

Art. 2490

Bilanci in fase di liquidazione
TESTO A FRONTE

I. I liquidatori devono redigere il bilancio e presentarlo, alle scadenze previste per il bilancio di esercizio della società, per l'approvazione all'assemblea o, nel caso previsto dal terzo comma dell'articolo 2479, ai soci. Si applicano, in quanto compatibili con la natura, le finalità e lo stato della liquidazione, le disposizioni degli articoli 2423 e seguenti.
II. Nella relazione i liquidatori devono illustrare l'andamento, le prospettive, anche temporali, della liquidazione, ed i principi e criteri adottati per realizzarla.
III. Nella nota integrativa i liquidatori debbono indicare e motivare i criteri di valutazione adottati.
IV. Nel primo bilancio successivo alla loro nomina i liquidatori devono indicare le variazioni nei criteri di valutazione adottati rispetto all'ultimo bilancio approvato, e le ragioni e conseguenze di tali variazioni. Al medesimo bilancio deve essere allegata la documentazione consegnata dagli amministratori a norma del terzo comma dell'articolo 2487-bis, con le eventuali osservazioni dei liquidatori.
V. Quando sia prevista una continuazione, anche parziale, dell'attività di impresa, le relative poste di bilancio devono avere una indicazione separata; la relazione deve indicare le ragioni e le prospettive della continuazione; la nota integrativa deve indicare e motivare i criteri di valutazione adottati.
VI. Qualora per oltre tre anni consecutivi non venga depositato il bilancio di cui al presente articolo, la società è cancellata d'ufficio dal registro delle imprese con gli effetti previsti dall'articolo 2495.

GIURISPRUDENZA

Registro delle imprese - Omesso deposito dei bilanci per 3 anni consecutivi - Procedimento di cancellazione d’ufficio - Cancellazione della iscrizione della cessazione - Comunicazione ai soci delle avvio del procedimento di cancellazione d’ufficio.
Con riferimento a quanto previsto dall’art. 2495 c.c., le sezioni unite della Corte di cassazione hanno affermato il principio per cui alla iscrizione della cessazione della società consegue l’effetto estintivo della società precisando che “dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all'estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale:
a) l'obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali;
b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo” (cfr., Cassazione civile, sez. un., 12 marzo 2013, n. 6070).

Sulla base delle conclusioni cui sono pervenute le sezioni unite della Corte di cassazione, l’esistenza di un fenomeno successorio impedisce di ravvisare ogni possibilità di procedere alla cancellazione della iscrizione di cessazione della società, una volta determinatosi l’effetto estintivo da essa considerato.

I soci di una società di capitali non sono soggetti interessati cui comunicare l’avvio del procedimento di cancellazione d’ufficio ai sensi dell’articolo 2490, ultimo comma, c.c. (omesso deposito del bilancio per oltre tre anni consecutivi). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 29 Agosto 2016.


Società – Mancato deposito dei bilanci per tre anni consecutivi – Cancellazione dal registro imprese – Estinzione della società – Effetto successorio – Conseguenze.
L’esistenza, nei termini indicati da Cass. civ., sez. un., 12 marzo 2013, n. 6070, di un fenomeno di tipo successorio dei soci rispetto alla società estinta, impedisce che si possa far luogo alla cancellazione della cancellazione della società operata ai sensi degli artt. 2490 e 2495 c.c. a causa del mancato deposito dei bilanci per tre anni consecutivi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Luglio 2016.


Registro Imprese - Mancato deposito dei bilanci di esercizio per tre anni consecutivi dalla data della liquidazione - Cancellazione d'ufficio - Sopravvivenza di rapporti giuridici facenti capo alla società estinta - Irrilevanza.
Il mancato deposito dei bilanci di esercizio per tre anni dalla data della liquidazione comporta la cancellazione d'ufficio della società dal registro delle imprese e ciò anche nell'ipotesi in cui all'estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente a detta cancellazione non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta (cfr. Cass. civile, sez. un., 12 marzo 2013, n. 6070). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Novembre 2015.


Fallimento – Cessazione dell’attività d’impresa – Cancellazione d’ufficio dal Registro delle Imprese – Termine annuale per la dichiarazione di fallimento.
Per la dichiarazione di fallimento, mentre in caso di cancellazione volontaria della società il fallimento va tassativamente dichiarato entro dodici mesi dalla cancellazione (presunzione iuris et de iure di cessazione dell’attività), l’art. 10 L.F. prevede che per gli imprenditori individuali e collettivi, solo se cancellati d’ufficio, sia possibile dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività dal quale decorre il termine per la dichiarazione di fallimento, così fondando solo una presunzione relativa di cessazione entro l’anno successivo. Sia l’effettuazione di nuove operazioni, sia la liquidazione del patrimonio aziendale, sia la gestione di rapporti con i terzi, creditori o debitori, costituiscono prosecuzione dell’attività di impresa, e la dimostrazione di tali attività permette di superare la predetta presunzione. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 13 Aprile 2015.


Registro imprese - Cancellazione della società - Teoria della estinzione sostanziale - Inapplicabilità - Irrilevanza della persistenza di rapporti debitori o creditori.

Registro imprese - Cancellazione della società - Società di persone - Effetti - Prova del fatto dinamico della prosecuzione dell'attività - Critica.
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In tema di cancellazione delle società dal registro delle imprese e dei relativi effetti, non può più trovare applicazione la teoria dell'estinzione sostanziale (in base alla quale l'effetto estintivo della società veniva subordinato alla definizione di tutti i rapporti patrimoniali in essere), dovendosi prendere atto del regime di estinzione formale conclamato dal nuovo articolo 2495 c.c., in forza del quale ai fini della valida cancellazione della società non ha rilievo la persistenza di rapporti debitori o creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Suscita perplessità l'affermazione contenuta nella sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione n. 6070 del 2013, secondo la quale la prova del "fatto dinamico" costituito dalla prosecuzione dell'attività dopo la cancellazione dal registro delle imprese consentirebbe, nelle società di persone, di superare l'effetto estintivo previsto dall'articolo 2495 c.c. La tesi pare, infatti, contraria al dato legislativo contenuto nella citata norma ("ferma restando l'estinzione della società") e difficilmente conciliabile con la previsione dell'articolo 2490, comma 6, c.c., il quale, nel consentire la cancellazione d'ufficio della società sul mero presupposto formale del mancato deposito dei bilanci per tre anni consecutivi, nega logicamente qualsivoglia rilievo all'effettiva prosecuzione dell'attività d'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 03 Maggio 2014.


Società di capitali – Istanza di cancellazione dal registro delle imprese per protratta inattività – Applicazione analogica della cancellazione per le società di persone – Esclusione – Cancellazione a seguito d’inattività di società in fase ordinaria ex art. 2490 c.c. – Esclusione – Cancellazione a seguito d’inattività di società di capitali in liquidazione – Competenza giudice del registro – Esclusione..
La disciplina della cancellazione per inattività di cui all’art. 3 dpr 247/2004 si riferisce alle società di persone, ove lo scioglimento opera di diritto al verificarsi delle cause indicate negli artt. 2272, 2308 e 2323 c.c. (rimanendo salvo il diritto dei soci di chiederne l’accertamento giudiziale, in ipotesi di contestazione tra loro) e la liquidazione non costituisce un procedimento imposto dall’ordinamento. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il meccanismo di cancellazione (ed estinzione) della società assolutamente semplificato, dettato in conformità ai criteri ispiratori di tutta la disciplina delle società di persone, non è assolutamente applicabile, neppure in via analogica, alle società di capitali. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Le cause di scioglimento delle società di capitali sono dettate dall’ art. 2484 c.c. Tale scioglimento prevede quindi un suo accertamento da parte dell’amministratore ( o una delibera dell’assemblea); nell’ipotesi d’inerzia di tali organi, una pronunzia giurisdizionale ai sensi dell’art. 2485 c.c. (non solamente eccezionale, come nel caso delle società di persone). In ogni caso esso produce i suoi effetti (in questo caso) solo dal momento della iscrizione dell’avvenuto accertamento volontario o giudiziale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Lo scioglimento della società di capitali è seguito ineludibilmente dalla fase della liquidazione, disciplinata dagli artt. 2487 e ss. c.c. La conseguente differenza sostanziale della disciplina tra società di persone e di capitali fa convenire che manchi il presupposto per l’applicazione analogica alle seconde del sistema delineato dall’art. 3 del dpr 247/2004.
L’art. 2490, comma 6 c.c., riguarda l’ipotesi della cancellazione d’ufficio di una società ( in liquidazione) che ometta di depositare per tre anni il bilancio finale di liquidazione. La chiusura della vicenda liquidatoria, mediante l’approvazione del bilancio finale di cui all’art. 2492 c.c., apre le porte alla cancellazione ( e conseguente estinzione) della società, con l’introduzione dei fenomeni successori regolati dall’art. 2495 c.c. A tale condizione – presupposto può essere parificata solo quella in cui, a liquidazione iniziata, la società ometta per tre anni il deposito di detto bilancio. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il meccanismo dettato dall’art. 2490 prescinde dalla sollecitazione del Conservatore alle parti (ovvero dal presupposto che porta al rimedio giudiziale dell’art. 2190)  e piuttosto pare espressione del principio per cui il Registro delle Imprese offra pubblicità certe ed aggiornate sulla situazione delle società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 07 Novembre 2013.


Società di capitali – Liquidazione volontaria – Criteri della liquidazione deliberati dall’assemblea di cui all’art. 2487 cod. civ. – Sussistenza.

Società di capitali – Liquidazione volontaria – Obblighi degli amministratori di rendiconto e di consegna ai liquidatori di cui all’art. 2487 bis cod. civ. – Sussistenza.

Società di capitali – Liquidazione volontaria – Obblighi di rendicontazione sulle attività di liquidazione e di redazione bilancio da parte dei liquidatori di cui all’art. 2490 cod. civ. – Sussistenza.
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Lo stato di liquidazione non determina di per sé la cessazione dell’attività di impresa, perché la liquidazione stessa è attività d’impresa sebbene svolta in modo funzionale alla liquidazione: l’assemblea dei soci, chiamata a deliberare sui criteri in base al quale deve svolgersi la liquidazione, decide anche sugli atti necessari per la conservazione del valore dell’impresa, ivi compreso il suo esercizio provvisorio, eventualmente anche di singoli rami in funzione del suo migliore realizzo (art. 2487 cod. civ.). Inoltre va ricordata la previsione, di cui all’art. 2487 bis, terzo comma, cod. civ., secondo cui gli amministratori che cessano dalla carica devono consegnare ai liquidatori i libri sociali, una situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimento ed un rendiconto sulla loro gestione relativo al periodo successivo all’ultimo bilancio approvato, nonché quella di cui all’art. 2490 cod. civ. circa l’obbligo dei liquidatori di redigere il bilancio e di presentarlo, alle scadenze previste per il bilancio di esercizio della società, per l’approvazione dell’assemblea. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 22 Luglio 2013.


Registro imprese - Cancellazione di società per omesso deposito del bilancio - Variazioni non richieste dalle parti interessate - Valutazioni d'ufficio - Giudice del registro - Competenza..
Compete al Giudice del Registro e non al Conservatore del Registro Imprese la cancellazione ex art. 2490 c.c. delle società di capitali in stato di liquidazione che non hanno depositato il bilancio di esercizio per tre anni consecutivi  e questo per  principio generale ricavabile dagli artt. 2190 e 2191 c.c. in tema di competenza del Giudice del Registro delle Imprese a disporre ogni variazione delle iscrizioni nel Registro non dipendenti da richiesta degli interessati ma da valutazioni “d’ufficio”. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Gennaio 2011.


Registro imprese - Società in liquidazione - Mancata presentazione del bilancio per un triennio - Cancellazione d'ufficio - Competenza del giudice delegato - Esclusione - Competenza del conservatore del registro delle imprese - Sussiste..
Il soggetto legittimato a  disporre la cancellazione d’ufficio delle società per le quali non è stato depositato il bilancio in fase di liquidazione, ai sensi dell’art. 2490, comma 6, c.c., è il Conservatore del Registro delle imprese e non il Giudice del registro. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi, 23 Novembre 2010.


Registro imprese - Società in liquidazione - Mancata presentazione del bilancio per un triennio - Cancellazione d'ufficio - Fattispecie..
La cancellazione d'ufficio prevista dall'art. 2490, comma 6, c.c. non è riconducibile alla cancellazione d’ufficio ex art. 2191 c.c. e 17 d.p.r. 581/1995 e neppure  all’iscrizione d’ufficio prevista dall’art. 2190 c.c. e 16 d.p.r. 581/1995. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Lodi, 23 Novembre 2010.


Società di capitali – Mancato deposito del bilancio per tre anni consecutivi – Cancellazione dal registro delle imprese – Computo del termine – Modalità. .
Il termine di cui all'articolo 2490, codice civile - mancato deposito del bilancio per oltre tre anni consecutivi - decorso il quale la società è cancellata d'ufficio dal registro delle imprese, deve ritenersi maturato quando sia superato di un giorno il termine per il deposito del terzo bilancio di liquidazione senza che siano stati depositati i due bilanci immediatamente precedenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 21 Luglio 2010.