LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VII
Della società a responsabilità limitata
SEZIONE IV
Delle decisioni dei soci

Art. 2479-ter

Invalidità delle decisioni dei soci
TESTO A FRONTE

I. Le decisioni dei soci che non sono prese in conformità della legge o dell'atto costitutivo possono essere impugnate dai soci che non vi hanno consentito, da ciascun amministratore e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro trascrizione nel libro delle decisioni dei soci. Il tribunale, qualora ne ravvisi l'opportunità e ne sia fatta richiesta dalla società o da chi ha proposto l'impugnativa, può assegnare un termine non superiore a centottanta giorni per l'adozione di una nuova decisione idonea ad eliminare la causa di invalidità.
II. Qualora possano recare danno alla società, sono impugnabili a norma del precedente comma le decisioni assunte con la partecipazione determinante di soci che hanno, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società.
III. Le decisioni aventi oggetto illecito o impossibile e quelle prese in assenza assoluta di informazione possono essere impugnate da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla trascrizione indicata nel primo periodo del primo comma . Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l'oggetto sociale prevedendo attività impossibili o illecite.
IV. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 2377, primo, quinto, settimo, ottavo e nono comma, 2378, 2379-bis, 2379-ter e 2434-bis.

GIURISPRUDENZA

Concordato fallimentare - Voto - Conflitto di interesse - Configurabilità - Esclusione dal voto - Ipotesi previste dalla legge - Estensione ad altri casi di conflitto - Creditore proponente il concordato - Divieto di voto - Sussistenza.
Nel concordato fallimentare manca una previsione di carattere generale sul conflitto di interessi, come succede invece nell'ambito delle società (art. 2373 c.c. per la società per azioni e art. 2479 ter per quella a responsabilità limitata), essendo indicate, all'art. 127, commi 5 e 6, l.fall., soltanto alcune ipotesi di esclusione dal voto, dettate dall'esigenza di neutralizzare un conflitto in atto tra l'interesse comune della massa e quello del singolo, sicché il divieto di voto va esteso anche agli altri casi, pure non espressamente disciplinati, in cui sussiste il detto contrasto, come accade tra chi abbia formulato la proposta di concordato e i restanti creditori del fallito. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Giugno 2018, n. 17186.


Società di capitali – Deliberazione assembleare – Impugnazione – Legittimazione attiva – In caso di perdita della qualità di socio – Esclusione – Necessità di interesse ad agire – Affermazione .
La perdita della qualità di socio in corso di causa comporta l’improcedibilità dell’azione di nullità della deliberazione assembleare per il venir meno di una condizione della stessa, e in particolare della legittimazione ad agire, che deve sussistere non solo all’atto della proposizione della domanda giudiziale, ma anche al momento della pronuncia.
Per le decisioni aventi oggetto illecito o impossibile, legittimati all’impugnazione sono non solo i soci, ma anche i terzi, a condizione che alleghino uno specifico interesse all’impugnazione. [Nella fattispecie, il Tribunale ha dichiarato improcedibile l’impugnazione della delibera di approvazione del bilancio proposta da socio che nelle more del giudizio aveva perduto la qualità di socio per non avere sottoscritto l’aumento di capitale conseguente al suo azzeramento, non avendo egli allegato alcun interesse ad ottenere la declaratoria di nullità della deliberazione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 10 Aprile 2017.


Società – Deliberazioni dell’assemblea – Abuso o eccesso di potere – Principi di correttezza, buona fede contrattuale e di collaborazione – Perseguimento di un interesse personale antitetico a quello sociale – Intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali dei soci di minoranza.
Nel nostro ordinamento societario non esiste una norma che identifichi espressamente una fattispecie di abuso nelle deliberazioni assembleari; tale fattispecie è tuttavia configurabile riferendola alla "regola" di maggioranza, per indicare un uso di tale regola non conforme a quei limiti alla sua applicazione che siano desumibili o da un principio implicito dell'ordinamento oppure da un enunciato normativo espresso ovvero ancora da una clausola generale.

La figura dell'abuso di potere rappresenta, quindi, un limite al principio maggioritario vigente nel diritto societario, corrispondente al principio generale dell'ordinamento giuridico secondo il quale è vietato abusare dei propri diritti e, quindi, fare di essi un esercizio emulativo.

I principi di correttezza, di buona fede contrattuale e di collaborazione, che devono informare l'opera dei soci nell'organizzazione della società, sono il fondamento per riconoscere la figura dell'abuso di potere quale elemento invalidante le deliberazioni assembleari finalizzate esclusivamente a favorire la maggioranza a danno della minoranza, con la precisazione che il canone della buona fede in senso oggettivo non impone ai soggetti un comportamento a contenuto prestabilito, ma rileva soltanto come limite esterno all'esercizio di una pretesa, essendo finalizzato al contemperamento degli opposti interessi i quali, nel dinamismo proprio dell'ordinamento societario, sono destinati a trovare adeguata composizione nell'ambito del procedimento deliberativo. La regola di maggioranza prescrive, dunque, al socio non di esercitare il diritto di voto in funzione di un predeterminato interesse, ma di esercitarlo liberamente e legittimamente per il perseguimento del proprio interesse fino al limite dell'altrui potenziale danno.

Sulla base di tali principi, è da rilevare che l'abuso o eccesso di potere è causa di annullamento o invalidità delle deliberazioni assembleari allorquando la delibera non trovi alcuna giustificazione nell'interesse della società e costituisca una deviazione dell'atto dallo scopo economico-pratico del contratto di società, per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto a quello sociale ovvero quando costituisca il portato di una intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza uti singuli. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 31 Marzo 2017.


Società di capitali – Impugnazione delle delibere assembleari – Abuso di potere – Nozione.
Nel nostro ordinamento societario non esiste una norma che identifichi espressamente una fattispecie di abuso nelle deliberazioni assembleari. La figura del’abuso di potere rappresenta un limite al principio maggioritario vigente nel diritto societario, corrispondente al principio generale dell’ordinamento giuridico secondo il quale è vietato abusare dei propri diritti e quindi fare di essi un esercizio emulativo.
Il riconoscimento della figura dell’abuso di potere trova il suo fondamento nel riconoscimento della società come contratto. I soci devono eseguire il contratto secondo il principio di buona fede e correttezza nei loro rapporti reciproci, ai sensi degli artt.1175 e 1375 c.c..
L’abuso o eccesso di potere è causa di annullamento/invalidità delle deliberazioni assembleari allorquando la delibera non trovi alcuna giustificazione nell’interesse della società e costituisca una deviazione dell’atto dallo scopo economico-pratico del contratto di società, per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico rispetto a quello sociale ovvero quando costituisca il portato di una intenzionale attività fraudolenta dei soci di maggioranza diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza uti singuli. I due requisiti testé evidenziati non sono richiesti congiuntamente, ma in alternativa.
È comunque necessaria la dimostrazione di un esercizio “fraudolento” ovvero “ingiustificato” del potere di voto, dovendo l’abuso concretarsi nella intenzionalità specificamente dannosa del voto, ovvero nella compressione degli altrui diritti in assenza di apprezzabile interesse del votante. La prova è onere della parte che assume l’illegittimità della deliberazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 31 Marzo 2017.


Società di capitali – Impugnazione delle delibere assembleari – Termine di decadenza – Soggetto a sospensione feriale – Affermazione.
Il termine di novanta giorni previsto per l’impugnazione delle deliberazioni di assemblea di società di capitali assume natura, oltre che sostanziale, anche processuale, con la conseguenza che esso resta soggetto alla sospensione durante il periodo feriale. La prescrizione è interrotta dalla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per la notifica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Marzo 2017.


Società di capitali – Deliberazione assembleare – Impugnazione – Deliberazione di conferma di compenso per gli amministratori divenuto eccessivamente oneroso – In assenza di consenso degli amministratori – Difetto di interesse – Sussiste.
Appare lecito dubitare della qualificazione in termini di “deliberazione” della conferma dei compensi già precedentemente determinati, che non ha contenuto né precettivo né innovativo e non assume alcun rilievo nell’ambito dell’organizzazione della società.
Non sussiste un obbligo per gli amministratori, derivante dai principi generali di correttezza e buona fede esecutiva e in ossequio ai doveri fiduciari e di perseguimento dell’interesse sociale, di rinegoziare il compenso loro attribuito che sia divenuto sproporzionato e irragionevole per il peggioramento della situazione economica della società. Pertanto, la riduzione del compenso assunta dall’assemblea in assenza del consenso degli amministratori resterebbe comunque del tutto inefficace: da qui il difetto di interesse del socio alla relativa impugnazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 21 Febbraio 2017.


Società per azioni - Organi sociali - Assemblea dei soci - Costituzione - Indicazione nominativa dei soci partecipanti all'assemblea - Necessità - Ragioni - Foglio allegato al verbale - Possibilità - Mancanza - Conseguenze - Annullabilità della delibera.
L’indicazione nominativa dei partecipanti e dei votanti ad un’assemblea di società per azioni consente di verificare se i voti siano stati validamente espressi dai soggetti a ciò legittimati ed è, quindi, necessaria per ricostruire la genesi del processo deliberativo ed accertare la validità delle determinazioni assunte. Ne consegue che, ove manchi la relativa documentazione (anche in foglio separato, purché “allegato” al verbale, in modo da farne parte integrante, e cioè richiamato ovvero allo stesso materialmente unito), la delibera è annullabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2017, n. 603.


Società di capitali – Azione di annullamento di delibera assembleare – Legittimazione attiva della società – Esclusione – Legittimazione passiva del socio – Esclusione.
Deve escludersi in radice che la società sia legittimata a chiedere l’annullamento di deliberazioni assunte dalla propria assemblea: i soggetti legittimati a proporre il giudizio sono quelli indicati dagli artt.2377 e 2479 ter c.c., e non già la società, la quale è solo legittimata passiva nel giudizio di impugnazione, propri perché da essa promana la manifestazione di volontà che è oggetto dell’impugnazione, e sarebbe quindi inammissibile attribuirle la legittimazione ad insorgere giudizialmente contro la sua stessa volontà.
Il socio di una società per azioni non è legittimato a resistere all’azione d’impugnazione di una delibera assembleare ex art.2377 c.c., spettando la legittimazione passiva alla sola società. L’intervento del socio per resistere all’impugnazione di delibera da altri proposta viene qualificato come intervento adesivo dipendente, e da questa posizione processuale non deriva il diritto all’autonoma impugnazione della sentenza. Gli effetti della sentenza di annullamento sono infatti, per il socio, riflessi e non diretti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 10 Ottobre 2016.


Società – Delibera assembleare – Impugnazione – Legittimazione ad agire – In caso di intestazione fiduciaria di quote – Spetta al fiduciario

Perdita della qualità di socio successiva alla delibera – Difetto di legittimazione ad agire – Sussiste
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Nell’ipotesi di intestazione fiduciaria di quote o azioni societarie, nei rapporti esterni deve considerarsi socio reale il soggetto fiduciario in quanto il cd. factum fiduciae è efficace solo nei rapporti interni.

Le condizioni dell’azione – ivi compresa la legittimazione ad agire – devono sussistere non solo all’atto della proposizione della domanda giudiziale, ma anche al momento della pronuncia.

Ove la deliberazione assembleare risulti viziata, il socio assente o dissenziente può esercitare l’azione di invalidità. Tuttavia, il venir meno, in corso di causa, del suo requisito di legittimazione impedisce al giudice di dichiarare l’invalidità della deliberazione impugnata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai principi sopra richiamati fa eccezione unicamente l’ipotesi in cui il venir meno della qualità di socio in capo all’impugnante sia diretta conseguenza proprio della deliberazione la cui legittimità egli contesta. Invero, se l’annullamento della deliberazione può condurre al ripristino della qualità di socio dell’attore, sarebbe logicamente incongruo – e si porrebbe insanabilmente in contrasto con i principi enunciati dall’art.24, I co., della Costituzione – l’addurre come causa del difetto di legittimazione proprio quel fatto che l’attore assume essere contra legem e di cui vorrebbe vedere eliminati gli effetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 30 Giugno 2016.


Società di capitali - Interesse del socio al potenziamento ed alla conservazione della consistenza economica dell'ente - Tutela - Utilizzo di strumenti interni - Legittimazione a denunciare in giudizio atti esterni e ad impugnare negozi giuridici stipulati dalla società - Esclusione - Nullità.
Nelle società di capitali, che sono titolari di distinta personalità giuridica e di un proprio patrimonio, l'interesse del socio al potenziamento ed alla conservazione della consistenza economica dell'ente è tutelabile esclusivamente con strumenti interni, rappresentati dalla partecipazione alla vita sociale e dalla possibilità di insorgere contro le deliberazioni o di far valere la responsabilità degli organi sociali, mentre non implica la legittimazione a denunciare in giudizio atti esterni ed in particolare ad impugnare i negozi giuridici stipulati dalla società, la cui validità, anche nelle ipotesi di nullità per illiceità dell'oggetto, della causa o dei motivi, resta contestabile solo dalla società stessa, senza che in contrario il socio possa invocare la norma dell'art. 1421 c.c., con la ulteriore precisazione che anche nel caso in cui venga sostenuta la radicale nullità di negozi stipulati dalla società, questa può essere contestata esclusivamente dalla società stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Gennaio 2016.


Società di capitali - Pregiudizio subito dal socio della parte contraente il negozio giuridico - Riflesso dei danni arrecati al patrimonio sociale - Interesse mediato - Interesse di cui all'articolo 1421 c.c. - Esclusione - Legittimazione a far valere la nullità di un contratto - Esclusione.
Il pregiudizio subito dal socio della parte contraente il negozio giuridico costituisce (non già una lesione attuale di un proprio diritto), ma un mero riflesso dei danni eventualmente recati al patrimonio sociale. Il socio, anche unico, della società ha, infatti, solo un interesse “mediato” alla rimozione di un negozio posto in essere dalla società, interesse “mediato”, dunque, che non rientra nella nozione di interesse preso in considerazione dalla norma di cui all’art. 1421 c.c. a fondamento della legittimazione a far valere la nullità di un contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Gennaio 2016.


Società di capitali - Assemblea - Convocazione dei soci - Prosecuzione e rinvio dell'assemblea in altra data - Convocazione dei soci assenti - Necessità.
Il rinvio ad altra data della prosecuzione dei lavori dell'assemblea impone alla società di procedere ad una nuova convocazione dei soci assenti all'assemblea di cui viene disposto il rinvio. Detta convocazione non è, invece, necessaria nel caso in cui l'assemblea della quale viene disposto il rinvio sia totalitaria in quanto, in tale ipotesi, l'accordo di differire l'adunanza ad una diversa data vale a sostituire l'avviso di convocazione, giacché tutti i soggetti sono posti nella condizione di conoscere il giorno del luogo in cui si terrà il prosieguo dell'assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Luglio 2015.


Società – Deliberazioni assembleari – Approvazione del bilancio d’esercizio – Aumento di capitale – Istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione delle deliberazioni – Inammissibilità.
Va respinta la richiesta di sospensione della delibera di approvazione del bilancio in quanto inammissibile, avendo essa natura dichiarativa e di mero accertamento e come tale non suscettibile di esecuzione.

La rimozione della delibera ex art.2482 ter c.c., con efficacia retroattiva, nel caso di accertata sussistenza dei vizi fondanti l’impugnazione è compito del solo giudice di merito, non di quello della cautela. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Maggio 2015.


Società a responsabilità limitata - Clausola statutaria che preveda maggioranze rafforzate - Mancata previsione di meccanismo di salvaguardia - Modifica dello statuto con maggioranze previste dallo statuto e dalla legge - Ammissibilità.

Omologazione di delibera assembleare - Controllo di legittimità - Valutazione di merito - Esclusione.
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In presenza di una clausola statutaria che, nella società a responsabilità limitata, richieda l'unanimità per l'assunzione di una determinata delibera, è possibile procedere alla modifica dello statuto con le maggioranze previste nello stesso e dalla legge. È, infatti, facoltà dei soci modificare a maggioranza semplice una clausola che preveda maggioranze qualificate qualora la stessa non contenga alcun meccanismo di salvaguardia, ossia una regola che estenda la maggioranza qualificata anche alla deliberazione della sua modifica. La clausola che stabilisce maggioranze ultra qualificate è, infatti, norma eccezionale rispetto al principio delle maggioranze assembleari stabilito dalla legge e, in quanto tale, non è, in generale, suscettibile di interpretazione estensiva o analogica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del procedimento di omologazione di delibera assembleare, si attua un controllo con preminente funzione di verifica della corrispondenza dell'atto con il tipo legale corrispondente, controllo che opera su un piano di mera legittimità al quale deve restare estranea ogni valutazione di merito, riservata, invece, alla sede giurisdizionale contenziosa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno, 12 Aprile 2014.


Società – Deliberazioni assembleari – Approvazione del bilancio d’esercizio – Aumento di capitale – Istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione delle deliberazioni – Inammissibilità.
L’utile accesso al rimedio della sospensione ex at.2378 c.c. è ipotizzabile solo in relazione a quelle deliberazioni che richiedano un’attività esecutiva e che non siano state già interamente eseguite.
La delibera di approvazione del bilancio di esercizio non necessita di alcuna attività esecutiva e risulta pertanto insuscettibile di sospensione.
Esaurita, con la sottoscrizione ed il versamento dell’intero aumento di capitale deliberato, l’esecuzione della delibera ex art.2482 ter c.c., l’istanza di sospensione non può più trovare ingresso. La rimozione della delibera con efficacia retroattiva è compito del solo giudice di merito, non di quello della cautela. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 25 Luglio 2013.


Esclusione del socio - Istanza cautelare - Necessaria instaurazione del giudizio di merito..
In virtù delle previsioni dell’art. 2287 c.c. l’istanza cautelare è proponibile solo previa instaurazione del giudizio di merito ed a conclusioni analoghe si perverrebbe pur a voler ritenere applicabile la disciplina dell’art. 2378 c.c., richiamata dall’art. 2479 ter c.c. In entrambi i casi vale infatti la regola dell’incidentalità del ricorso cautelare. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 08 Aprile 2013.


Delibera del consiglio di amministrazione aventi ad oggetto la convocazione della assemblea per la riduzione del capitale sociale per perdite - Invalidità della delibera del Cda - Ripercussione sulla delibera dell'assemblea - Esclusione..
La eventuale invalidità della delibera con la quale il consiglio di amministrazione convoca l'assemblea dei soci per deliberare la ricapitalizzazione della società in presenza di perdite non si riverbera sulla validità della assemblea dei soci che siano stati comunque raggiunti dalla notizia della convocazione e del suo oggetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Febbraio 2013.


Società a responsabilità limitata - Diritto del socio l'informazione - Violazione - Impugnazione di delibera assembleare adottata in violazione del diritto di informazione - Ammissibilità - Onere di allegazione e della prova..
Il socio di società a responsabilità limitata del quale venga violato il diritto all'informazione previsto dall'articolo 2476, comma 2, c.c. può richiedere, ai sensi dell'articolo 2479 ter c.c., la declaratoria di invalidità della delibera assembleare qualora dimostri che la documentazione fornita soltanto in ritardo dalla società avrebbe consentito, se ottenuta tempestivamente, una piena conoscenza della realtà economica e patrimoniale della società necessaria per l'adozione della delibera impugnata. A tal fine, il socio deve allegare e provare il nesso concreto ed effettivo tra il mancato o ritardato accesso agli atti sociali e il contenuto della delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 13 Marzo 2012.


Società - Delibera assembleare di approvazione del bilancio - Impugnazione - Nullità per violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza del bilancio - Arbitrato - Esclusione..
Non è compromettibile in arbitri la controversia che abbia ad oggetto l'impugnazione di delibera assembleare di approvazione del bilancio nella quale si deducano vizi che comporterebbero la nullità della delibera per violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza del bilancio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Dicembre 2010.


Società - Delibera di approvazione del bilancio - Approvazione dei risultati della gestione - Distribuzione di utili e ripianamento di perdite - Esclusione - Domanda cautelare di sospensione - Esclusione..
La delibera di approvazione del bilancio che abbia esclusivamente un contenuto dichiarativo di scienza dei risultati della gestione dell'esercizio sociale e non disponga distribuzione di utili o ripianamenti di perdite non è di per sé suscettibile di esecuzione, con la conseguenza che la domanda cautelare di sospensione della delibera che presenti tali caratteristiche dovrà essere respinta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Dicembre 2010.