LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VII
Della società a responsabilità limitata
SEZIONE IV
Delle decisioni dei soci

Art. 2479

Decisioni dei soci
TESTO A FRONTE

I. I soci decidono sulle materie riservate alla loro competenza dall'atto costitutivo, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori o tanti soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale sottopongono alla loro approvazione.
II. In ogni caso sono riservate alla competenza dei soci:
1) l'approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;
2) la nomina, se prevista nell'atto costitutivo, degli amministratori;
3) la nomina nei casi previsti dall'articolo 2477 dei sindaci e del presidente del collegio sindacale o del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti (1);
4) le modificazioni dell'atto costitutivo;
5) la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci.
III. L'atto costitutivo può prevedere che le decisioni dei soci siano adottate mediante consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto. In tal caso dai documenti sottoscritti dai soci devono risultare con chiarezza l'argomento oggetto della decisione ed il consenso alla stessa.
IV. Qualora nell'atto costitutivo non vi sia la previsione di cui al terzo comma e comunque con riferimento alle materie indicate nei numeri 4) e 5) del secondo comma del presente articolo nonché nel caso previsto dal quarto comma dell'articolo 2482-bis oppure quando lo richiedono uno o più amministratori o un numero di soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale, le decisioni dei soci debbono essere adottate mediante deliberazione assembleare ai sensi dell'articolo 2479-bis.
V. Ogni socio ha diritto di partecipare alle decisioni previste dal presente articolo ed il suo voto vale in misura proporzionale alla sua partecipazione.
VI. Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, le decisioni dei soci sono prese con il voto favorevole di una maggioranza che rappresenti almeno la metà del capitale sociale.


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(1) Le parole «del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti» hanno sostituito le parole «del revisore» in base all'art. 37, comma 28, del D. Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39, pubb. in Gazz. Uff. n. 68 del 23 marzo 2010, suppl. ord. n. 58. La modifica ha effetto dal 7 aprile 2010.

GIURISPRUDENZA

Società per azioni - Organi sociali - Assemblea dei soci - Costituzione - Indicazione nominativa dei soci partecipanti all'assemblea - Necessità - Ragioni - Foglio allegato al verbale - Possibilità - Mancanza - Conseguenze - Annullabilità della delibera.
L’indicazione nominativa dei partecipanti e dei votanti ad un’assemblea di società per azioni consente di verificare se i voti siano stati validamente espressi dai soggetti a ciò legittimati ed è, quindi, necessaria per ricostruire la genesi del processo deliberativo ed accertare la validità delle determinazioni assunte. Ne consegue che, ove manchi la relativa documentazione (anche in foglio separato, purché “allegato” al verbale, in modo da farne parte integrante, e cioè richiamato ovvero allo stesso materialmente unito), la delibera è annullabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2017, n. 603.


Società – Esecuzione di delibere – Efficacia – Sospensione delle deliberazioni che continuano a manifestare una perdurante efficacia rispetto all’organizzazione sociale in via non già di riflesso, ma di diretta incidenza sul funzionamento degli organi – Fattispecie in tema di nomina degli amministratori

Società a responsabilità limitata – Facoltà dei soci di sottoporre argomenti alla discussione dell'assemblea dei soci – Potere di convocazione diretta dell'assemblea su quegli stessi argomenti

Società a responsabilità limitata – Convocazione dell'assemblea da parte di soci rappresentanti un terzo del capitale sociale – Potere demandato al solo organo gestorio

Società a responsabilità limitata – Convocazione dell'assemblea da parte di soci rappresentanti un terzo del capitale sociale – Inerzia dell’organo di gestione – Rapporto tra il potere del socio e quello dell’amministratore
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Il termine «esecuzione» deve essere inteso come «efficacia» e, precisamente, come idoneità dell’atto alla produzione di effetti giuridici ulteriori rispetto a quelli attinenti alla sua esecuzione; così, il concetto di esecuzione, lungi dall’implicare necessariamente un’attività di adeguamento dell’attività materiale della realtà fenomenica dell’atto giuridico, può essere semplicemente intesa come momento attuativo degli effetti dell’atto deliberativo.

In questa prospettiva, sono sospendibili le deliberazioni che continuano a manifestare una perdurante efficacia rispetto all’organizzazione sociale in via non già di riflesso, ma di diretta incidenza sul funzionamento degli organi dell’ente; in altre parole, la delibera di nomina degli amministratori, seppur eseguita già con l'insediamento dei nominati, è destinata a produrre i propri effetti per l'intero periodo di gestione della società da parte di quegli amministratori così designati, in considerazione di tutte le operazioni, vincolanti per la società stessa, che potranno essere decise ed attuate dai medesimi soggetti eletti.

Paralizzando l’efficacia della delibera impugnata con neutralizzazione degli effetti giuridici dell’atto di nomina, la sospensione evita che i nuovi soggetti nominati possano gestire la società nelle more dell’accertamento dei vizi che afferiscono all’atto di nomina. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'attribuzione, di cui all’art. 2479 c.c., ai soci di società a responsabilità limitata rappresentanti un terzo del capitale sociale, di sottoporre argomenti alla discussione dell'assemblea dei soci, comporta altresì, per via estensiva, il potere di convocazione diretta dell'assemblea su quegli stessi argomenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere dei soci di società a responsabilità limitata rappresentanti un terzo del capitale sociale di convocare l’assemblea sussiste anche nel caso in cui lo statuto ne demanda la convocazione al solo organo gestorio, tenuto conto che la disposizione di cui all’art. 2479, comma 1, c.c. costituisce regola di garanzia inderogabile, e che il rinvio ivi previsto all’atto costitutivo per la disciplina dei “modi di convocazione dell’assemblea” appare  piuttosto riferibile alle sole modalità di convocazione in senso stretto, in quanto destinate ad assicurare la tempestiva omunicazione degli argomenti da trattare (mezzo di comunicazione, termini, ecc.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il potere dei soci di società a responsabilità limitata rappresentanti un terzo del capitale sociale di convocare l’assemblea si riferisce al «caso di inerzia dell’organo di gestione»;  tale poter non è, pertanto, libero, ma condizionato, che trova il proprio presupposto legittimante nell’inerzia degli amministratori.

Deve dunque escludersi che il socio possa avvalersi del potere in argomento in contrasto con la legittima attività dell’amministratore, con la precisazione che, una volta che il socio abbia convocato, a seguito del comportamento omissivo dell’organo gestorio, l’assemblea, gli amministratori non potranno procedere a revocare la convocazione medesima ovvero a convocare, in contrasto con quella convocata dal socio, una diversa assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 22 Settembre 2016.


Società a responsabilità limitata – Potere del socio di convocazione dell’assemblea – Presupposti – Soci titolari di un terzo del capitale sociale – Limiti – Inerzia dell’organo gestorio.
L'attribuzione, di cui all’art. 2479 c.c., ai soci di società a responsabilità limitata, rappresentanti un terzo del capitale sociale, di sottoporre argomenti alla discussione dell'assemblea dei soci, comporta altresì, per via estensiva, il potere di convocazione diretta dell'assemblea su quegli stessi argomenti.
 
Il potere dei soci qualificati di convocare l’assemblea sussiste anche nel caso in cui lo statuto ne demanda la convocazione al solo organo gestorio, tenuto conto che la disposizione di cui all’art. 2479, comma 1, c.c. costituisce regola di garanzia inderogabile, e il rinvio ivi previsto all’atto costitutivo per la disciplina dei “modi di convocazione dell’assemblea” appare piuttosto riferibile alle sole modalità di convocazione in senso stretto, in quanto destinate ad assicurare la tempestiva comunicazione degli argomenti da trattare (mezzo di comunicazione, termini, ecc.), come denotato dalla disciplina contenuta nella seconda parte dello stesso primo comma, che regola appunto tali strette modalità per l’ipotesi di silenzio dell’atto costitutivo (Trib. Milano, 10 novembre 2014 che richiama, in termini, Trib. Milano 11 novembre 2013). D’altra parte, una volta esclusa la possibilità, per il socio di minoranza, di ricorrere al tribunale perché disponga la convocazione, ove lo statuto riservasse il potere di convocazione dell’assemblea all’organo gestorio, il socio di minoranza qualificata non avrebbe alcuno strumento di tutela a fronte dell’inerzia o dell’ostruzionismo dell’amministratore.

Il potere dei soci titolari di un terzo del capitale sociale di convocare l’assemblea trova tuttavia il proprio limite nell’inerzia dell’organo gestorio, sicchè la facoltà di procedere direttamente alla convocazione presuppone che il socio abbia sollecitato l’esercizio del relativo compito all’organo gestorio.

Deve pertanto escludersi che il socio possa avvalersi del potere in argomento in contrasto con la legittima attività dell’amministratore; per converso, però, una volta che il socio abbia convocato, a seguito del comportamento omissivo dell’organo gestorio, l’assemblea, gli amministratori non potranno procedere a revocare la convocazione medesima ovvero a convocare, in contrasto con quella convocata dal socio, una diversa assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 22 Settembre 2016.


Cessione azienda - Amministratore unico non autorizzato dall’assemblea dei soci - Sostanziale modifica dell’oggetto sociale - Annullabilità dell’atto.
La cessione di azienda costituente attività esclusiva della società a responsabilità limitata a seguito di iniziativa autonoma dell’amministratore unico determina, indipendentemente da qualsivoglia indagine sull’elemento soggettivo del cessionario una sostanziale modifica dell’oggetto sociale che può essere assunta esclusivamente a seguito di delibera autorizzativa da parte dell’assemblea dei soci ai sensi della previsione di cui all’art 2479, comma 2, n. 5 c.c.

La disposizione indicata integra un limite legale inderogabile ai poteri di rappresentanza generale degli amministratori di s.r.l. con conseguente carenza di competenza funzionale dei medesimi che abbiano operato in violazione di esso;
detta disposizione ha un ambito di operatività e una ratio del tutto distinta dalle differenti ipotesi di abuso di rappresentanza per eccesso di potere, ipotizzabile con riferimento alla previsione di cui all’art 2475-bis c.c., dato che la violazione dei limiti legali inderogabili al potere di rappresentanza dell’amministratore presuppone che l’atto dispositivo determini conseguenze permanenti non circoscritte ad una singola operazione, incidendo sulla destinazione stessa del capitale di rischio della società.

Ai fini di un giudizio di abuso dei poteri di rappresentanza la condotta dell’amministratore, che abbia travalicato i poteri gestori a lui conferiti, deve essere verificata secondo un criterio comparativo di strumentalità diretta o indiretta dell’atto rispetto all’oggetto sociale da realizzare, mentre nell’ipotesi di violazione della previsione di cui all’art 2479, comma 2, n. 5 c.c. occorre verificare in concreto se l’operazione non autorizzata abbia modificato il capitale di rischio investito nell’attività sociale che ne venga snaturata e svuotata. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 14 Marzo 2016.


Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Partecipazione ad una società di persone - Rispetto dei requisiti di cui all'articolo 2361, comma 2, c.c. - Necessità - Esclusione - Atto gestorio dell'organo amministrativo - Delibera autorizzativa dei soci - Necessità - Esclusione.
La partecipazione di una società a responsabilità limitata in una società di persone, anche di fatto, non esige il rispetto dell'art. 2361, comma 2, c.c., dettato per la società per azioni, e costituisce un atto gestorio proprio dell'organo amministrativo, il quale non richiede - almeno allorché l'assunzione della partecipazione non comporti un significativo mutamento dell'oggetto sociale - la previa decisione autorizzativa dei soci, ai sensi dell'art. 2479, comma 2, n. 5, c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2016, n. 1095.


Società di capitali - Assemblea - Convocazione dei soci - Prosecuzione e rinvio dell'assemblea in altra data - Convocazione dei soci assenti - Necessità.
Il rinvio ad altra data della prosecuzione dei lavori dell'assemblea impone alla società di procedere ad una nuova convocazione dei soci assenti all'assemblea di cui viene disposto il rinvio. Detta convocazione non è, invece, necessaria nel caso in cui l'assemblea della quale viene disposto il rinvio sia totalitaria in quanto, in tale ipotesi, l'accordo di differire l'adunanza ad una diversa data vale a sostituire l'avviso di convocazione, giacché tutti i soggetti sono posti nella condizione di conoscere il giorno del luogo in cui si terrà il prosieguo dell'assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Luglio 2015.


Società di capitali - Partecipazione a società a responsabilità illimitata - Previa delibera assembleare - Necessità - Partecipazione alla cd. supersocietà di fatto - Esclusione.
Perché la società di capitali possa assumere la qualità di socio in una società a responsabilità illimitata è necessaria l'adozione di una delibera dell'assemblea dei soci e ciò in osservanza della disposizione di cui all'articolo 2479, comma 2, n. 5 c.c. che riserva alla competenza dei soci le decisioni relative ad operazioni che comportino una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale o una rilevante modificazione dei diritti dei soci, quale è certamente la partecipazione ad una società a responsabilità illimitata che determina una deviazione rispetto al normale e fisiologico esercizio dell'attività costituente l'oggetto sociale attraverso lo schema tipico delle società di capitali.

In senso conforme: Corte d’Appello di Torino, 30 luglio 2007, in Nuovo dir. soc., 07, 2219; Corte d’Appello di Bologna, 11 giugno 2008, in Fall., 08, 1293; Corte d’Appello di Napoli, 5 giugno 2009, in Nuovo dir. soc., 09, n. 16, 42; Corte d’appello Venezia, 10 dicembre 2011, in Il caso.it; Trib. Mantova, 30 aprile 2013, in Il caso.it, Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 15 gennaio 2015, in Il caso.it, 12037; Trib. Foggia, 3 marzo 2015, in Il fallimentarista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 19 Marzo 2015.


Procedure concorsuali - Fallimento - Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Partecipazione di società a responsabilità limitata a società di fatto e conseguente assunzione di responsabilità illimitata - Ammissibilità - Previa assunzione di delibera assembleare ex articolo 2361, comma secondo, cod. civ. e specifica informazione nella nota integrativa del bilancio - Necessità - Esclusione

Procedure concorsuali - Fallimento - Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Accertata partecipazione di società a responsabilità limitata (già dichiarata fallita) a società di fatto partecipata da più società a responsabilità limitata e persona fisica - Estensione del fallimento di società a responsabilità limitata ai soci di fatto (società a responsabilità limitata e persona fisica) ex articolo 147, quinto comma, legge fallimentare - Ammissibilità
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Il mancato rispetto della procedura di cui al secondo comma dell’articolo 2361 cod. civ., e la mancata deliberazione dei soci di cui al secondo comma, n. 5, dell’articolo 2479 cod. civ., non precludono la partecipazione di una società a responsabilità limitata ad una società di fatto, atteso che entrambe le norme sono dirette a tutelare i soci ed hanno in coerenza rilevanza meramente interna e non escludono, pertanto, che nei rapporti con i terzi la società nasca, agisca e diventi titolare di diritti ed obblighi per effetto della condotta univocamente tenuta dai soci e dai soggetti ai quali è affidata l’amministrazione. (Avv. Stefano Maugeri - Dott. Salvatore Gnoffo) (riproduzione riservata)

Il quinto comma dell’articolo 147 della legge fallimentare deve intendersi applicabile a tutte le ipotesi in cui, dopo il fallimento di un imprenditore, sia esso persona fisica o società, risulti che l’attività di impresa dallo stesso esercitata era in realtà riferibile ad una società della quale il fallito era socio. (Avv. Stefano Maugeri - Dott. Salvatore Gnoffo) (riproduzione riservata)
Appello Caltanissetta, 28 Luglio 2014.


Società a Responsabilità Limitata - Capitale Sociale - Conferimenti - Quota - Trasferimento - Violazione del diritto di prelazione del socio - Diritto al risarcimento del danno - Condizioni - Onere di allegazione in capo al prelazionario - Sussistenza - Risarcimento in via equitativa - Configurabilità.
Non sussiste un danno "in re ipsa" in caso di violazione della clausola statutaria attributiva di un diritto di prelazione del socio per l'acquisto della partecipazione societaria poiché la stessa assolve ad una funzione organizzativa per un interesse sociale e non del singolo socio. Ne deriva che grava su quest'ultimo l'onere di allegare un suo specifico interesse all'acquisto della partecipazione societaria, rimasto pregiudicato dalla condotta violativa, e, solo in tal caso, può giustificarsi la eventuale liquidazione equitativa del danno ai sensi dell'art. 1226 cod. civ., in ragione della impossibilità o notevole difficoltà di una sua precisa quantificazione. Cassazione civile, sez. I, 03 Giugno 2014.


Società a Responsabilità Limitata - Capitale Sociale - Conferimenti - Quota - Trasferimento - Statuto - Previsione di un patto di prelazione - Diritto di riscatto - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
L'art. 2479 cod. civ., nel testo anteriore al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, non prevede un diritto di prelazione ma consente il relativo patto, così esprimendo il principio di libera trasferibilità delle quote sociali, per cui l'eventuale previsione di una prelazione ha fonte non legale, ma negoziale e solo in tale ambito trova la sua disciplina. Ne deriva che la violazione della clausola statutaria contenente un patto di prelazione comporta l'inopponibilità, nei confronti della società e dei soci titolari del diritto di prelazione, della cessione della partecipazione sociale, nonché l'obbligo di risarcire il danno eventualmente prodotto, alla stregua delle norme generali sull'inadempimento delle obbligazioni, e non anche il diritto potestativo di riscattare la partecipazione nei confronti dell'acquirente, che non integra un rimedio generale in caso di violazioni di obbligazioni contrattuali, ma solo una forma di tutela specificamente apprestata dalla legge e conformativa dei diritti di prelazione, previsti per legge, spettante ai relativi titolari. Cassazione civile, sez. I, 03 Giugno 2014.


Società a responsabilità limitata - Clausola statutaria che preveda maggioranze rafforzate - Mancata previsione di meccanismo di salvaguardia - Modifica dello statuto con maggioranze previste dallo statuto e dalla legge - Ammissibilità.

Omologazione di delibera assembleare - Controllo di legittimità - Valutazione di merito - Esclusione.
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In presenza di una clausola statutaria che, nella società a responsabilità limitata, richieda l'unanimità per l'assunzione di una determinata delibera, è possibile procedere alla modifica dello statuto con le maggioranze previste nello stesso e dalla legge. È, infatti, facoltà dei soci modificare a maggioranza semplice una clausola che preveda maggioranze qualificate qualora la stessa non contenga alcun meccanismo di salvaguardia, ossia una regola che estenda la maggioranza qualificata anche alla deliberazione della sua modifica. La clausola che stabilisce maggioranze ultra qualificate è, infatti, norma eccezionale rispetto al principio delle maggioranze assembleari stabilito dalla legge e, in quanto tale, non è, in generale, suscettibile di interpretazione estensiva o analogica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell'ambito del procedimento di omologazione di delibera assembleare, si attua un controllo con preminente funzione di verifica della corrispondenza dell'atto con il tipo legale corrispondente, controllo che opera su un piano di mera legittimità al quale deve restare estranea ogni valutazione di merito, riservata, invece, alla sede giurisdizionale contenziosa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno, 12 Aprile 2014.


Azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore di SRL – Natura sociale dell’azione – Legittimazione sostitutiva del socio – Litisconsorzio necessario tra società e socio – Sussistenza.

Revoca cautelare dell’amministratore della SRL – Presupposti – Gravi irregolarità nella gestione della società – Danno effettivo o danno potenziale quale conseguenza di tali irregolarità – Natura conservativa o anticipatoria della misura cautelare – Strumentalità della misura rispetto all’azione di responsabilità o all’azione di revoca dell’amministratore.

Responsabilità dell’amministratore di SRL nei confronti del socio – Azione individuale – Danno diretto – Sussistenza – Danno riflesso – Esclusione.

Strumenti cautelari per il socio in caso di azione individuale di responsabilità nei confronti dell’amministratore di SRL – Revoca e/o decadenza dell’amministratore – Esclusione.
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L’attenuazione del nesso di strumentalità necessaria ed il venir meno della necessaria fase di merito - conseguenti alla inserzione dei nuovi commi 6 e 7 nell'art. 669-octies c.p.c., attuata dal D.L. n. 35/2005, convertito in L. n. 80/2005 - non elimina la possibilità che venga instaurato un processo di cognizione avente ad oggetto la domanda (di merito), con la conseguente necessità, per chi invoca la tutela cautelare, di indicare specificamente l'azione di merito cui il ricorso è strumentale ai sensi dell’art. 125 cpc. E’ sufficiente una prospettazione dei fatti costitutivi e delle richieste che faccia individuare implicitamente la tutela che s’intende azionare in sede di merito. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La conseguenza dell’omessa indicazione dell’azione di merito va rinvenuta in una pronunzia di rito che rigetti l’istanza, non apparendo applicabile alla fattispecie il meccanismo della rinnovazione integrazione dell’atto introduttivo previsto dall’art. 164 cpc. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2476 c.c., comma 3 c.c., prevede la legittimazione sostitutiva del socio a promuovere l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore di Srl. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’azione prevista da tale norma è azione di tipo sociale. Infatti l’amministratore risponde nei confronti della società, della correttezza e legittimità della sua attività di gestione; può dirsi, più precisamente, che la società sia creditrice dell’adempimento dell’obbligo gestorio nei riguardi di chi l’amministra e, quindi, di quello risarcitorio nei casi in cui l’attività non sia svolta nel rispetto della legge e dello statuto, provocando danni all’ente. Nei suddetti termini, un’interpretazione dell’art. 2476 che voglia essere conforme al dettato Costituzionale e, segnatamente, ai diritti contemplati dall’art. 24 della Carta, non può che imporre il riconoscimento alla società della legittimazione ad agire per tutela dei crediti appena evidenziati. D’altra parte, è prevista espressamente che l’azione di cui si discute sia oggetto di rinunzia o transazione da parte della società ( salva deroga statutaria); ciò costituisce conferma di un potere dispositivo, che altrimenti non può giustificarsi se non quale contraltare di una legittimazione sostanziale e processuale della società nei confronti del suo amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2476, comma 3°cit., ove prevede la possibilità di richiedere la revoca cautelare dell’amministratore di Srl, è tuttora oggetto di due lettura; una, per cui tale misura sarebbe strumentale all’azione sociale di responsabilità, tale per cui la richiesta potrebbe essere proposta solo in caso di gravi irregolarità di gestione che abbiano già provocato un danno al patrimonio sociale. Altra lettura è invece nel senso che l’azione (cautelare) di revoca (anticipata) dell’amministratore costituisca, in realtà, una misura tipica volta non a cautelare il proficuo esercizio dell’azione sociale di responsabilità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Di fronte al medesimo fatto, doloso o colposo, costituente “inosservanza da parte degli amministratori ai doveri ad essi imposti dalla legge e dall’atto costitutivo per l’amministrazione della società” ex art. 2476, comma 1°, c.c. ovvero espressione o sintomo di “gravi irregolarità nella gestione”, il singolo socio, in nome proprio e nell’interesse esclusivo della società, potrebbe quindi promuovere (secondo una delle interpretazioni riportate) l’azione di responsabilità sociale, chiedendo, prima ovvero in corso di causa, le misure cautelari, tipiche (la revoca) o atipiche, che sono strumentali alla conservazione dello status quo o del credito azionato; viceversa (secondo l’altra impostazione) proporre l’azione di revoca dell’amministratore incolpato, per la sua rimozione anticipata dalla carica ricoperta, se del caso promuovendone la revoca cautelare (o provvisoria), quale misura tipicamente anticipatoria degli effetti della decisione di merito, e cioè la revoca definitiva, durante il giudizio di merito ma, a ben vedere, anche prima della sua proposizione. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L'azione individuale del socio è da collegare all'avverbio "direttamente" contenuto sia nell’art. 2476, comma 6, che nell’art. 2395, delimitandosi l'ambito della sua esperibilità solo ai pregiudizi che si verifichino nel patrimonio del socio quale conseguenza immediata e diretta (non riflessa) del comportamento colposo o doloso dell’amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il socio che intenda agire con l’azione risarcitoria diretta nei confronti dell’amministratore della società cui partecipa, deve poter chiedere una misura (atipica) volta a cautelare il suo credito, con funzione latu sensu conservativa. Più segnatamente, oltre al rimedio tipico diretto a cautelare la garanzia offerta dal patrimonio del suo debitore, rispetto ad eventuali atti di dispersione e/o distrazione (il sequestro conservativo), si può immaginare che questi possa invocare ed ottenere un provvedimento che lo sottragga dal rischio del perpetuarsi di condotte gestorie che gli arrechino danni diretti. Tuttavia detta misura non può consistere nella decadenza qui richiesta. Ad avviso del giudicante quest’ultima, così come la revoca cautelare, integra la natura di rimedio nella disponibilità della sola società, che ha un rapporto di mandato con l’amministratore. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La revoca e la decadenza costituiscono misure che – pur in ipotesi con diversa natura (costitutiva o dichiarativa) – mirano a conseguire (o accertare) l’effetto della risoluzione (scioglimento) di detto rapporto, che appunto esiste solo tra la società e l’organo di gestione. Ciò in coerenza con il dettato normativo di cui all’art. 2475 c.c. (e, in questo caso, anche con quello statutario) secondo cui il potere di nomina e di revoca degli amministratori è rimesso ala decisione assunta da tutti i soci, secondo lo schema di cui agli artt. 2479 e 2479 bis. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L’art. 2382 c.c. individua nell’interdizione (anche temporanea) dagli uffici direttivi di persone giuridiche una causa d’immediata ed automatica decadenza dell’amministratore. Pertanto, al verificarsi di una tale condizione di decadenza, i soci dovrebbero piuttosto adottare le decisioni di (presa d’atto e) sostituzione dell’organo decaduto, secondo gli schemi decisionali stabiliti dalla legge o dallo statuto. In ipotesi d’impossibilità di addivenire alla decisione, del caso per l’inerzia dell’organo gestionale nel provvedere alla convocazione, o procedere in nome proprio ma nell’interesse della società con gli strumenti cautelari previsti dall’art. 2476 c.c. ovvero a sollecitare l’accertamento giudiziale del verificarsi eventuale di una causa di scioglimento della società (per sua impossibilità di funzionamento). Ad ogni modo (l’accertamento del) la decadenza non può costituire oggetto di una domanda cautelare da parte del socio uti singulus, perché ciò vorrebbe significare il poter per questi di ottenere in via d’urgenza di più di quanto gli sarebbe possibile conseguire con l’azione di merito. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 07 Novembre 2013.


Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità contro gli amministratori - Azione promossa dalla società - Delibera dell'assemblea - Necessità..
L'azione di responsabilità promossa dalla società nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata deve essere autorizzata dall'assemblea dei soci con apposita delibera. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 19 Luglio 2012.


Società di capitali - Maggioranza assembleare - Determinazione - Società a responsabilità limitata - Metà +1 del valore delle quote..
Per la validità di una deliberazione assembleare di società a responsabilità limitata occorre che il numero delle quote a favore della deliberazione sia superiore a quello del valore delle quote votanti in senso contrario, con la conseguenza che per aversi effettiva maggioranza occorre la metà più uno del valore delle quote. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 03 Maggio 2012.


Costituzione in trust di partecipazioni in società di capitali - Rispetto delle norme societarie che regolano la legittimazione all'esercizio dei diritti sociali - Necessità - Inscindibilità del voto dalla quota sociale.

Segregazione di quota sociale in trust - Iscrizione nel registro delle imprese - Necessità.
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La costituzione in trust di partecipazioni in società di capitali deve avvenire nel rispetto delle norme societarie che regolano la legittimazione all'esercizio dei diritti sociali e non può, pertanto, violare la regola, desumibile dagli articoli 2468, commi 2 e 3, 2476, comma 7, 2479, 2479 bis del codice civile, della inscindibilità del voto dalla quota sociale, in base alla quale il diritto di voto spetta soltanto al socio, il quale può delegarne il mero esercizio alle condizioni previste dall'articolo 2479 bis, comma 2, c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche ammettendo che l'atto di segregazione della quota sociale in trust possa essere sussunto nel concetto di trasferimento della quota sociale (articolo 2469 c.c.), certo sarebbe che esso, per essere efficace, dovrebbe comunque essere iscritto nel registro delle imprese (articolo 2470 c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lucca, 24 Aprile 2012.


Società a responsabilità limitata – Libro soci – Abolizione – Clausola statutaria che subordini l’esercizio dei diritti all’iscrizione del libro soci volontariamente istituito – Nullità insanabile – Sussistenza.

Registro delle imprese – Poteri del Conservatore e del Giudice del Registro – Controllo della legittimità formale dell’atto – Limiti.
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Per effetto dell’abolizione dell’obbligatorietà del libro soci ad opera dell’art. 16 del d.l. 29 novembre 2008, n. 185, convertito nella l. 28 gennaio 2009, n. 2, deve ritenersi nulla per illiceità dell’oggetto ex art. 1418, comma 1, cod. civ. la clausola statutaria di società a responsabilità limitata che subordini l’esercizio dei diritti sociali del cessionario della partecipazione non già al deposito dell’atto di trasferimento presso il Registro delle imprese ma all’iscrizione del trasferimento medesimo nel libro soci volontariamente istituito dalla società; detta nullità deve poi considerarsi insanabile, in quanto non riconducibile al catalogo di quelle di cui al terzo comma dell’art. 2479 ter cod. civ. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I poteri di controllo del Conservatore del Registro imprese e del Giudice del Registro sono limitati ex art. 2436, comma 2, cod. civ. al controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta, controllo che attiene alla verifica delle condizioni formali prescritte dalla legge, con esclusione dell’indagine sulla legittimità sostanziale, salvo che la radicale illiceità del contenuto dell’atto comprometta la riconducibilità dello stesso al “tipo” giuridico di atto iscrivibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 28 Settembre 2009.