LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE XII
Effetti della pubblicazione nel registro delle imprese

Art. 2448

Effetti della pubblicazione nel registro delle imprese
TESTO A FRONTE

I. Gli atti per i quali il codice prescrive l'iscrizione o il deposito nel registro delle imprese sono opponibili ai terzi soltanto dopo tale pubblicazione, a meno che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza.
II. Per le operazioni compiute entro il quindicesimo giorno dalla pubblicazione di cui al comma precedente, gli atti non sono opponibili ai terzi che provino di essere stati nella impossibilità di averne conoscenza.

GIURISPRUDENZA

Scissione parziale di società - Iscrizione del Registro delle Imprese - Omessa trascrizione presso la Conservatoria dei RR.II. - Opponibilità al creditore procedente della società scissa.
La scissione di società non comporta un trasferimento di beni in senso proprio dalla scissa alla beneficiaria, ma solo la separazione del patrimonio della prima società, con l'effetto che ai fini della opponibilità al creditore procedente della società scissa non è necessaria la trascrizione dell'atto di scissione nella conservatoria dei RR.II., essendo a tal uopo sufficiente la iscrizione dell'operazione di scissione nel Registro delle Imprese. (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 12 Luglio 2016.


Società di capitali - Società per azioni - Deliberazioni assembleari - Impugnazione - Conflitto di interessi - Configurabilità - Esclusione.
Con riferimento al conflitto di interessi, la costante giurisprudenza di legittimità (cfr. Cassazione civile, sez. I, 12 dicembre 2005, n. 27387) ha osservato che sussiste conflitto di interessi tra socio e società quando il primo si trovi nella condizione di essere portatore -con riferimento a una specifica delibera- di un duplice e contrapposto interesse: da una parte il proprio interesse di socio e dall'altra l'interesse della società, e questa duplicità di interessi è tale per cui il socio non può realizzare l'uno se non sacrificando l'altro. In particolare, l'interesse sociale si configura come l'insieme degli interessi comuni dei soci, in quanto parti del contratto di società, concretizzantesi nell'interesse alla produzione del lucro, alla massimizzazione del profitto sociale (inteso come massimizzazione del valore globale delle azioni o delle quote), al controllo della gestione dell'attività sociale, alla distribuzione dell'utile, alla alienabilità della propria partecipazione sociale, alla determinazione della durata del proprio investimento, e, quindi, allo scioglimento della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2015.


Società di capitali - Società per azioni - Deliberazioni assembleari - Impugnazione - Conflitto di interessi - Configurabilità - Esclusione.
Ai fini dell'annullamento della delibera assembleare di una società di capitali per conflitto di interessi, è essenziale che la delibera sia idonea a ledere l'interesse sociale, mentre è irrilevante che essa (senza pregiudicare nel contempo tali interessi) consenta al socio di raggiungere anche un interesse proprio (cfr., Cassazione civile sez. I, 21 marzo 2000, n. 3312; Cassazione civile sez. I, 21 dicembre 1994, n. 11017; Cassazione civile sez. I, 4 maggio 1991, n. 4927). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2015.


Responsabilità dei sindaci - Accertamento del nesso causale - Accertamento della condotta che avrebbe evitato le conseguenze dannose degli illeciti compiuti dagli amministratori - Necessità.

Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Riduzione del capitale sociale per perdite - Delibera di aumento del capitale sociale non seguita dal versamento del prezzo - Mancato versamento imputabile agli amministratori - Fattore rilevante per la esclusione della responsabilità dei sindaci.
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L'accertamento del nesso causale è indispensabile per l'affermazione della responsabilità dei sindaci in relazione ai danni subiti dalla società come effetto del loro illegittimo comportamento omissivo, a tal fine occorrendo accertare che un diverso e più diligente comportamento dei sindaci nell'esercizio dei loro compiti (tra cui la mancata tempestiva segnalazione della situazione agli organi di vigilanza esterni) sarebbe stato idoneo ad evitare le dannose conseguenze degli illeciti compiuti dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Se è vero che, in tema di riduzione del capitale sociale per perdite, la mera deliberazione di aumento del capitale non è idonea a modificare la situazione contabile della società - e dunque il verificarsi della causa di scioglimento di cui all'art. 2448, n. 4, cod. civ. e la conseguente responsabilità degli amministratori ai sensi dell'art. 2449 - sin quando le nuove azioni non siano sottoscritte (e pagate almeno nella misura percentuale minima prescritta dalla legge, è anche vero che il fatto stesso che la delibera sia stata adottata se non esonera gli amministratori dalla responsabilità, ai fini dell'accertamento di quella concorrente dei sindaci (e, quindi, al fine di determinare i danni imputabili a far tempo dall'una o dall'altra data) non può non giovare ai sindaci stessi la circostanza della convocazione dell'assemblea, della positiva adozione della delibera di aumento del capitale sociale, la sottoscrizione dell'aumento di capitale da parte di nuovo socio e l'eventuale versamento dei tre decimi, essendo il mancato versamento della somma nelle casse sociali imputabile agli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013, n. 24362.


Concordato fallimentare - Omologazione - Riforme cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Parere del curatore ex art. 125 legge fall. - Differenze con la relazione del professionista ex art. 161 legge fall. - Carenze o inesattezze del parere - Vizio di regolarità della procedura - Configurabilità - Esclusione

Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione - Riforma della legge fallimentare di cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Poteri di controllo del tribunale - Individuazione
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Nel procedimento di concordato fallimentare risultante dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, il parere reso dal curatore sui presumibili risultati della liquidazione e sulle garanzie offerte, ai sensi dell'art. 125 legge fall., svolge una funzione diversa - più ridotta e limitata - rispetto a quella svolta dalla relazione del professionista ex art. 161 legge fall. nel concordato preventivo, atteso che, mentre quest'ultima costituisce lo strumento fondamentale perché i creditori possano venire a conoscenza delle vicende imprenditoriali, finanziarie ed economiche di un'impresa normalmente ancora in attività, il primo è reso con riferimento ad un'impresa fallita, della quale vengono accertati dagli organi fallimentari sia le attività, che le passività. Ne consegue che la maggiore conoscenza del ceto creditorio circa la situazione economico-finanziaria e patrimoniale dell'impresa fallita implica che il parere del curatore non debba incentrarsi in modo specifico sulla congruenza e non contraddittorietà della proposta concordataria, e che eventuali ulteriori carenze, omissioni o erronee indicazioni in esso contenute, ivi comprese le inesattezze in ordine all'indicazione delle percentuali di soddisfacimento dei creditori, non possono inficiare la regolarità del procedimento, ben potendo i creditori, del resto, valutare - in autonomia e alla luce della documentazione fornita dagli organi fallimentari - eventuali imprecisioni e contraddizioni o possibili divergenze interpretative della proposta. (massima ufficiale)

A seguito della riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nel giudizio di omologazione del concordato fallimentare il controllo del tribunale è limitato alla verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione - salvo che non sia prevista la suddivisione dei creditori in classi ed alcune di esse risultino dissenzienti - restando escluso ogni controllo sul merito, ad eccezione dell'indagine sull'eventuale abuso dell'istituto. La valutazione sul contenuto della proposta concordataria, riguardando il profilo della convenienza, è, invece, devoluta ai creditori, sulla base del parere inerente ai presumibili risultati della liquidazione formulato dal curatore e dal comitato dei creditori, mentre al giudice delegato spetta soltanto un controllo sulla ritualità della proposta medesima. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013, n. 24359.


Società - Di Capitali - Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - In genere - Delibera di aumento del capitale - Idoneità a modificare la situazione contabile - Sufficienza - Esclusione - Sottoscrizione e pagamento (nella percentuale minima di legge) delle azioni - Necessità - Diverse conseguenze per la responsabilità degli amministratori e dei sindaci nel caso di mancato versamento dei 3/10 nelle casse sociali.
La mera deliberazione di aumento del capitale non è idonea a modificare la situazione contabile della società - e dunque il verificarsi della causa di scioglimento di cui all'art. 2448, n. 4, cod. civ. e la conseguente responsabilità degli organi ai sensi dell'art. 2449 cod. civ., nel testo anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003, - sin quando le nuove azioni non siano sottoscritte e pagate almeno nella misura percentuale minima prescritta dalla legge. Tuttavia, ai fini della valutazione responsabilità concorrente dei sindaci, non possono non giovare ai predetti l'avvenuta convocazione dell'assemblea, la positiva adozione della delibera di aumento del capitale sociale e la sottoscrizione dell'aumento di capitale sociale da parte di un nuovo socio, allorché poi il mancato versamento nelle casse sociali della somma promessa sia imputabile solo agli amministratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Società - Chiusura del fallimento - Effetti - Estinzione - Esclusione - Conseguenze - Accantonamento per pendenza di insinuazione tardiva - Restituzione alla società - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Società - Chiusura del fallimento - Effetti - Estinzione - Esclusione - Conseguenze - Accantonamento per pendenza di insinuazione tardiva - Restituzione alla società - Fondamento.
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La chiusura del fallimento di una società per ripartizione finale dell'attivo od insufficienza tale da impedire l'utile continuazione della procedura, disposta ai sensi dell'art. 118 legge fallimentare previgente, applicabile "ratione temporis", non ne determina l'estinzione, sia perché con essa non si produce indefettibilmente la definizione di tutti i rapporti che fanno capo alla società, sia perchè si verifica, con la fine dello "spossessamento", il riacquisto della libera disponibilità dei propri beni da parte del fallito. Ne consegue che quando la chiusura del fallimento sia avvenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio di insinuazione tardiva di un credito, l'accantonamento a tal fine disposto costituisce un residuo attivo del patrimonio sociale, da restituire alla società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 2010, n. 9723.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Pagamento effettuato da una società di capitali dichiarata fallita - Estinzione della società a seguito della chiusura del fallimento - Revoca del pagamento conseguente all'esercizio dell'azione revocatoria da parte del curatore - Effetti..
La chiusura del fallimento di una società di capitali, con la liquidazione di tutte le attività, determina l'Estinzione dell'ente, e, quindi, il venir meno dei poteri, anche rappresentativi, dei suoi organi, mentre non rileva al riguardo la circostanza che un pagamento eseguito dalla società medesima sia stato revocato, in esito ad Azione promossa dal curatore a norma dell'art. 67 secondo comma della legge fallimentare, dato che tale revocatoria implica inefficacia del pagamento nei confronti della massa, non costituisce ragioni creditorie in favore della fallita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Aprile 1990, n. 2851.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Cessazione del fallimento di una società - Riacquisto della capacità di agire di quest'ultima - Conseguenze - Rappresentanza degli amministratori - Sussistenza.
Nell'ipotesi di chiusura del fallimento di una società (nella specie R.l.) per l'integrale pagamento dei creditori e delle spese della procedura fallimentare, la società riacquista la propria capacità di agire per il periodo successivo alla chiusura del fallimento e sino all'eventuale nomina di uno o più liquidatori, con la conseguenza che in tale periodo la rappresentanza della società spetta ai suoi amministratori i quali sono reintegrati nei loro poteri. ( V 5925/79, mass n 402601; ( V 4296/79, mass n 400812; ( V 2786/67, mass n 300343; ( V 1191/66, mass n 322380; ( Conf 1688/84, mass n 433755; ( Conf 2010/78, mass n 391370; ( Conf 5333/77, mass n 388994; ( Conf 1991/75, mass n 375697). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 Marzo 1986, n. 2161.


Fallimento - Società - In genere - Chiusura del fallimento - Estinzione della società - Condizioni - Mancata riapertura del fallimento nel termine di cinque anni.
Trasportando i principi che regolano la liquidazione e l'Estinzione delle societa nel campo della procedura di fallimento, deve ritenersi che in tanto la chiusura del fallimento di una societa produce la Estinzione della societa   stessa in quanto essa rimanga definitiva, e non si verifichino, invece, le condizioni che autorizzano la riapertura della procedura. Lungi dal parlare di una riapertura impossibile, per avvenuta definitiva Estinzione del soggetto passivo del fallimento, deve invece ritenersi che l'Estinzione della societa, a seguito del decreto di chiusura, e sottoposta alla condicio iuris che il fallimento non venga riaperto entro il termine di cinque anni a tale scopo fissato dall'art 121 legge fallimentare perche, nel caso di riapertura, l'Estinzione deve ritenersi non avvenuta. Non osta, pertanto, alla riapertura del fallimento di una societa il principio secondo il quale la società si estingue con la chiusura della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 1962.