LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE X
Delle modificazioni dello statuto

Art. 2447

Riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale
TESTO A FRONTE

I. Se, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del minimo stabilito dall'articolo 2327, gli amministratori o il consiglio di gestione e, in caso di loro inerzia, il consiglio di sorveglianza devono senza indugio convocare l'assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo, o la trasformazione della società.

GIURISPRUDENZA

Fallimento di società per azioni – Ammissione al passivo – Da parte del sindaco per il pagamento del suo compenso – Rigetto per inadempimento degli obblighi sindacali – Opposizione – Prova dell’adempimento.
Il membro del collegio sindacale che si opponga alla mancata ammissione al passivo fallimentare del suo compenso a causa del grave inadempimento agli obblighi fondamentali su di lui incombenti, deve provare i fatti costitutivi posti a fondamento dell’invocata pretesa, e cioè di avere agito con diligenza e perizia. [Nella fattispecie, la corte ha rinviato al tribunale per un nuovo esame dell’opposizione ex art.98 L.F. in quanto il giudice di prime cure non aveva indicato gli elementi concreti sulla base dei quali aveva ritenuto che la società avesse un patrimonio netto negativo e che i crediti appostati in bilancio avessero valori inappropriati.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2018, n. 10749.


Società di capitali – Amministratori – Responsabilità – Azione del terzo danneggiato – Partecipazioni sociali – Intestazione fiduciaria – Fiduciante – Legittimazione.
In caso di intestazione fiduciaria di partecipazioni sociali, il fiduciante, il quale lamenti che la definitiva uscita dalla società del fiduciario, a seguito del mancato esercizio del diritto di opzione, sia dipesa dalla falsità della situazione patrimoniale, redatta dagli amministratori e sottoposta all’assemblea per l’abbattimento e la ricostituzione del capitale sociale, ex art. 2447 c.c., è legittimato ad esperire l’azione individuale del terzo di cui all’art. 2395 c.c. per il risarcimento del danno a lui direttamente cagionato dalla lesione al diritto al ritrasferimento della partecipazione sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2018, n. 3656.


Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Stato di insolvenza – Accertamento incidenter tantum da parte del giudice civile di responsabilità risarcitoria per fatto da reato

Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Prescrizione

Prosecuzione dell’attività – Aggravamento del dissesto – Responsabilità solidale degli amministratori e dei sindaci – Procedimento per sequestro conservativo

Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Valutazione equitativa del danno in sede cautelare
.
La responsabilità risarcitoria del fatto di reato previsto dagli artt. 217 e 224 L.F. può essere accertata incidenter tantum dal giudice civile, onde fondarvi l’azione risarcitoria relativa ai danni conseguenti. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il credito risarcitorio fatto valere sulla scorta della prospettazione del fatto di reato di cui all’art. 217 L.F., si prescrive con il decorso del termine di sei anni decorrenti dalla commissione dell’illecito, a norma dell’art. 157 c.p. e dell’art. 2947, comma, 3 c.c., e quindi dalla dichiarazione di fallimento, essendo questo il momento in cui si arresta il peggioramento della condizione dei creditori tutelati dalla norma, posto che solo con l’accertamento giudiziale dell’insolvenza si viene a cristallizzare la situazione debitoria dell’impresa ed arrestato il suo depauperamento. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Sussiste l’obbligo degli amministratori di chiedere tempestivamente il fallimento e, nella loro inerzia, dei sindaci, che sono tenuti a controlli trimestrali e debbono rispondere dell’illecito omissivo degli amministratori, dovendo l’organo di sindacato attivarsi con attenzione e solerzia nel controllare l’evoluzione peggiorativa della situazione, anche mediante i mezzi messi a disposizione dall’art. 2409 c.c. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

L’illecito ex art. 217 L.F. comporta la sussistenza di responsabilità civile ex art. 2043 c.c. e il conseguente danno va determinato nell’aggravamento del dissesto, inteso come maggiore indebitamento della società che ha pregiudicato i creditori, in riferimento al patrimonio della società su cui soddisfarsi in modo concorrente. In sede cautelare è possibile determinare detto danno, in via equitativa e prudenziale, nell’importo riferito al maggiore indebitamento dell’impresa verso fornitori per forniture eseguite e rimaste non pagate, forniture che la tempestiva declaratoria di fallimento avrebbe evitato, essendo inoltre attestata nel ricorso per ammissione al concordato preventivo, presentato dall’imprenditore in bonis, l’insufficienza del patrimonio sociale al fine di soddisfare integralmente il ceto creditorio. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 11 Dicembre 2015.


Azione di responsabilità del curatore fallimentare contro gli amministratori di società fallita in caso di condotta omissiva a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Responsabilità degli amministratori di società fallita che proseguono l’attività di impresa a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Liquidazione in via equitativa del risarcimento del danno a favore della curatela fallimentare: ammissibilità - Condanna in via solidale degli amministratori di società fallita al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento: ammissibilità .
Sussiste l’antigiuridicità delle condotte di mala gestio contestate dalla curatela del fallimento agli organi gestori della società fallita, i quali abbiano omesso la convocazione dell’assemblea dei soci per l’adozione di una delibera che disponga la trasformazione, ovvero la ricapitalizzazione della società, ovvero in difetto la messa in liquidazione, ogniqualvolta la perdita di esercizio abbia l’effetto di ridurre il capitale sociale al di sotto dei limiti di legge; la condotta omissiva degli amministratori della società fallita viola l’obbligo che l’art. 2447 c.c. impone, unitamente agli artt. 2485 e 2486 c.c., all’organo di gestione della società.

Sussiste la responsabilità degli amministratori della società fallita che non abbiano posto in essere alcuna di tali condotte “conservative”, ma hanno invece continuato l’attività di impresa, anche dopo l’azzeramento del capitale sociale, ponendo in essere atti gestori che hanno determinato l’aumento delle perdite della società. La responsabilità degli amministratori emerge anche ragionando a contrario: qualora, infatti, gli amministratori avessero messo in liquidazione la società, o comunque questa fosse stata trasformata o ancora “ricapitalizzata” quando il capitale sociale si era azzerato non si sarebbero manifestate le perdite registrate dai bilanci della società fallita. Se la gestione dell’impresa non fosse proseguita sino al momento dell’apertura del concorso dei creditori, ma fosse cessata prima, la perdita di patrimonio sociale non si sarebbe verificata o, in ogni caso, si sarebbe verificata in misura ridotta. Ne deriva la responsabilità dell’organo gestorio della società fallita.

E’ ammissibile la liquidazione del risarcimento del danno in via equitativa, prendendo come parametro di riferimento le perdite registrate dai bilanci di esercizio della società fallita, predisposti dall’organo amministrativo, ed approvati dai soci.

Gli amministratori vanno condannati, in solido tra loro, al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento, non rilevando la più o meno breve permanenza di ciascun soggetto all’interno dell’organo amministrativo della società, posto che tale circostanza ha rilievo unicamente nei rapporti interni tra i debitori solidali, risultando invece inopponibile alla curatela fallimentare. (Alessandro Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 30 Ottobre 2015.


Società di capitali - Responsabilità dell'amministratore e liquidazione del danno basato sul deficit fallimentare - Confronto tra situazione patrimoniale all'inizio della gestione e al momento del fallimento - Verifica delle conseguenze delle condotte gestionali - Accertamento del nesso di causalità tra le condotte ed il danno - Necessità.
In tema di responsabilità dell'amministratore di società di capitali, non può condividersi il criterio che determini il danno causato mediante il confronto fra la situazione patrimoniale della società all'inizio della gestione dell'amministratore e quella al momento della dichiarazione di fallimento, senza verificare se e per quali ragioni l'insolvenza sarebbe conseguenza delle condotte gestionali del predetto né se e per quali ragioni l'accertamento del nesso di causalità materiale tra tali condotte ed il danno allegato sarebbe precluso dalla insufficienza delle scritture contabili e sociali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19733.


Società in house - Responsabilità di amministratori e sindaci - Rapporto di servizio - Sussistenza - Natura privatistica della società in house - Irrilevanza - Organo indiretto dell'amministrazione pubblica - Giurisdizione contabile - Sussistenza.
È possibile che un rapporto di servizio, inteso nella sua moderna accezione di svolgimento di un'opera per il perseguimento di scopi pubblici e con denaro pubblico, si incardini con un soggetto che svolge attività di gestione di società privata, il cui scopo sociale sia l'erogazione di servizi pubblici, con dotazione di patrimonio da parte dell'ente locale, senza peraltro che questa incida sulla natura di persona giuridica autonoma della società in house, purché tale rapporto sia individuato in concreto senza apodittiche conclusioni circa la partecipazione totale o parziale del soggetto pubblico. In proposito è opportuno precisare che questa impostazione non incide sulla autonomia privatistica della persona giuridica della società in house, la quale altro non costituisce che un organo indiretto dell'amministrazione pubblica che agisce per le finalità proprie di quest'ultima.

In base alle considerazioni che precedono non vi è dubbio che il danno lamentato da un comune al proprio patrimonio nei confronti degli amministratori e sindaci di società in house costituisca danno erariale tradizionalmente devoluto alla giurisdizione contabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Nocera Inferiore, 30 Luglio 2015.


Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Stato di insolvenza - Prosecuzione dell’attività - Aggravamento del dissesto - Responsabilità solidale degli amministratori, dei sindaci e dell’attestatore degli accordi di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F. - Procedimento per sequestro conservativo

Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Onere del curatore di allegazione - Indicazione dei singoli atti gestori e rilevanti

Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Valutazione equitativa del danno in sede cautelare
.
Sussiste la responsabilità ex art. 146 legge fall. e 2043 c.c., in relazione all’art. 217, comma 1, n. 4, legge fall., degli amministratori, con il concorso di responsabilità dell’attestatore degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F., e dei sindaci per difetto di vigilanza, nella omessa presentazione dell’istanza di fallimento dell'impresa già in crisi, come imposto dall'art. 217 legge fall., comma 1, n. 4, c.c., così essendo stato il fallimento medesimo ritardato proprio dalla presentazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il pregiudizio di cui il fallimento può lamentare la sussistenza nell'ipotesi dell’azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare, non può consistere nella differenza dei netti patrimoniali, essendo il fallimento onerato di allegare le attività gestorie che hanno determinato un maggiore indebitamento per la società, attività che non sarebbero state svolte ove il fallimento fosse stato dichiarato tempestivamente, così consolidandosi il patrimonio sociale e la relativa esposizione debitoria. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

In sede cautelare nell’ambito di azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare, il danno può determinarsi in via equitativa nei debiti assunti dalla società che non sarebbero stati contratti ove il fallimento fosse stato dichiarato tempestivamente, ovvero nella decorrenza degli interessi maturati per debiti pregressi che con la dichiarazione di fallimento sarebbero stati evitati. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 19 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Riduzione o perdita del capitale sociale delle società in crisi - Applicazione ai concordati liquidatori e con continuità aziendale - Effetti limitati dalla domanda alla omologazione.
La disposizione di cui all'articolo 182 sexies L.F., relativa agli obblighi di riduzione o perdita del capitale sociale, si applica ai concordati liquidatori ed a quelli con continuità aziendale e spiega la sua efficacia dalla data del deposito della domanda di concordato sino alla sua omologazione, dopo di che, ovvero dopo il passaggio in giudicato del decreto di omologazione, trovano nuovamente piena applicazione le norme in tema di riduzione del capitale sociale per perdite, di obblighi degli amministratori e di operatività della causa di scioglimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 03 Dicembre 2014.


Società di capitali - Amministratori - Responsabilità - Amministratori e sindaci - Liquidazione equitativa del danno - Determinazione degli interessi - Insindacabilità in cassazione - Fattispecie..
In tema di responsabilità degli organi sociali, l'esercizio in concreto del potere discrezionale del giudice di liquidare il danno in via equitativa, nonché l'accertamento del relativo presupposto, costituito dall'impossibilità o dalla rilevante difficoltà di precisare il danno nel suo esatto ammontare, sono il frutto un giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato. (Nell'enunciare tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che una volta ritenuto certo ed esistente il danno, individuato negli ulteriori interessi maturati sull'esposizione debitoria della società in conseguenza del ritardo con il quale il fallimento era stato dichiarato, ha provveduto alla liquidazione equitativa, dando rilievo alla notevole difficoltà dei conteggi, da operarsi sulle singole voci di credito ammesse al passivo, depurate dagli esiti delle contestazioni insorte e plausibilmente possibili con precisione solo al momento della chiusura del fallimento, anche in considerazione della difficoltà di reperimento della documentazione necessaria per ciascuna ragione di credito, applicando un tasso del venti per cento annuo sulla detta esposizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2013, n. 23233.


Sequestro conservativo - Presupposti - Periculum in mora - Notevole sproporzione tra il danno lamentato ed il patrimonio del preteso debitore - Irrilevanza - Pericolo di dispersione o di depauperamento della garanzia patrimoniale - Necessità..
La considerevole entità del danno lamentato rispetto al patrimonio del preteso debitore non consente di per sé di ritenere sussistente il pericolo di dispersione o di depauperamento della garanzia patrimoniale tali da giustificare la domanda di sequestro conservativo, essendo, invece, a tal fine necessari specifici elementi, dai quali presumere il possibile compimento di atti distrattivi o dispersivi del patrimonio. (Fattispecie in tema di azione di responsabilità promossa dal fallimento nei confronti degli amministratori della società fallita). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 14 Settembre 2013.


Concordato preventivo - Aumento di capitale a previa riduzione a copertura delle perdite - Necessità.
Costituisce profilo di inammissibilità della proposta di concordato preventivo la prospettazione di un aumento di capitale senza la previa obbligatoria riduzione dello stesso a copertura delle perdite così come prescritto dall’articolo 2447 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Luglio 2010.


Società a responsabilità limitata – Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori – Prescrizione – Decorrenza – Pubblicazione del bilancio con un risultato negativo – Azzeramento del capitale sociale – Adempimenti di cui agli articoli 2446 e 2447 codice civile. (29/06/2010).
E’ idonea a far decorrere il dies a quo del termine di prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori la pubblicazione del bilancio che riporti un risultato negativo consistente, tale da azzerare del tutto il capitale sociale e tale dunque da imporre l’adozione degli adempimenti di cui agli articoli 2446 e 2447 del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 25 Maggio 2010.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - In genere - Fallimento - Azione di responsabilità esercitata dal curatore - Natura contrattuale - Conseguenze - Novità delle operazioni intraprese dopo lo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico dell'attore

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Organi - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Legittimazione del curatore - Natura contrattuale dell'azione - Conseguenze - Novità delle operazioni successive allo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico del curatore - Effetti
.
L'azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'art. 146 legge fall., ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, risultando frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ.; ne consegue che, mentre su chi la promuove grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalità tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, su amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilità a sè del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti; pertanto, l'onere della prova della novità delle operazioni intraprese dall'amministratore successivamente al verificarsi dello scioglimento della società per perdita del capitale sociale, compete all'attore e non all'amministratore convenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2008, n. 25977.


Società - Di capitali - Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Contenuto delle modificazioni - Riduzione del capitale - Per perdite - Riduzione al di sotto del limite legale - Delibera assembleare di ricostituzione del capitale sociale - Contestuale immediata sottoscrizione del capitale ricostituito senza fissazione di un termine di opzione - Necessità - Esclusione - Previsione del termine di trenta giorni ex art. 2441 cod. civ. previgente per esercizio su diritto di opzione dei soci aventi diritto - Validità della delibera. .
È valida la delibera, che a seguito di riduzione integrale del capitale sociale per perdite, decida l'azzeramento ed il contemporaneo aumento, anche ad una cifra superiore al minimo, del capitale sociale, mediante la sottoscrizione immediata e per intero del socio presente, purchè sia consentito, ai soci assenti o impossibilitati alla sottoscrizione immediata, l'esercizio del diritto di opzione nel termine di trenta giorni stabilito nell'art. 2441 secondo comma cod. civ. previgente per l'acquisto delle partecipazioni sottoscritte in misura eccedente la quota di spettanza dell'originario sottoscrittore, dal momento che l'esercizio postumo del diritto di opzione opera come condizione risolutiva e rimuove "pro quota" e retroattivamente gli effetti dell'originaria sottoscrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Luglio 2007, n. 15614.


Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Contenuto delle modificazioni - Riduzione del capitale - Per perdite - Solo Delibera di azzeramento e reintegrazione del capitale sociale - Adozione sulla base di situazione patrimoniale non aggiornata e assunta calcolando le perdite al lordo delle riserve - Nullità della deliberazione - Ragioni e fondamento - Fattispecie.
In tema di società, le regole dettate dagli artt. 2446 e 2447 cod. civ., prevedenti, ai fini della riduzione del capitale sociale, le modalità con cui le disponibilità della società possono essere intaccate e la necessità del previo deposito della situazione patrimoniale aggiornata, sono strumentali alla tutela, non solo dell'interesse dei soci, ma anche dei terzi; è pertanto nulla la delibera di azzeramento e di reintegrazione del capitale sociale che sia stata adottata in base ad una situazione patrimoniale della società non aggiornata, e assunta sulla base di una determinazione delle perdite al lordo delle riserve. (Enunciando il principio di cui in massima, in un caso nel quale la delibera era stata adottata in base all'ultimo bilancio, redatto un anno prima, senza che risultasse se fosse stata o meno depositata la relazione sulla situazione patrimoniale, la Corte, cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha precisato che il grado di aggiornamento della situazione va valutato in relazione a ciascun caso concreto, e che detta situazione patrimoniale può, eventualmente, essere anche surrogata dall'ultimo bilancio di esercizio, purché questo sia riferibile ad una data recente rispetto a quella di convocazione dell'assemblea, sempre che "medio tempore" non siano sopravvenuti fatti significativi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2007.


Società per azioni - Modificazioni dell'atto costitutivo - Riduzione del capitale - Per perdite - Riduzione del capitale per perdite inferiori ad un terzo - Artt. 2445, 2446 e 2247 cod. civ. - Inapplicabilità - Ricorso ai principi generali dell'ordinamento - Ammissibilità - Condizioni di validità della delibera - Convocazione "senza indugio" dell'assemblea - Esclusione - Situazione patrimoniale aggiornata - Necessità - Riferimento all'ultimo bilancio di esercizio - Ammissibilità - Condizioni - Contiguità temporale - Limiti.
La riduzione facoltativa del capitale sociale per perdite inferiori al terzo è un'operazione destinata per sua stessa natura ad incidere sull'assetto sociale, e quindi ad interferire nella sfera soggettiva dei soci, in particolare sul loro diritto alla distribuzione degli utili, nonché a spiegare influenza sui diritti dei terzi, e segnatamente dei creditori sociali, le cui ragioni sono garantite proprio dal capitale sociale; essa non è contemplata specificamente né dall'art. 2445 cod. civ., che si riferisce alla diversa ipotesi di esuberanza del capitale, né dagli artt. 2446 e 2447, che prevedono la riduzione obbligatoria per perdite, ma deve ugualmente attuarsi secondo un modello predefinito che offra adeguate garanzie di protezione ad entrambe le predette categorie di soggetti; nel silenzio del legislatore, la sua disciplina dev'essere ricavata, ai sensi dell'art. 12, secondo comma, disp. prel. cod. civ., dai principi generali desumibili dall'art. 2446, con gli adattamenti resi necessari dalla discrezionalità dell'operazione, connessa alla minore entità della perdita: ne consegue che l'amministratore, mentre non è tenuto a convocare senza indugio l'assemblea, deve rendere edotti i soci dell'effettivo stato patrimoniale della società, mediante una situazione patrimoniale riferita ad una data prossima a quella dell'adunanza; tale situazione patrimoniale può essere surrogata anche dall'ultimo bilancio di esercizio, purchè sia rispettata quell'esigenza di continuità temporale, rispetto alla data di convocazione dell'assemblea, che garantisce un'idonea informazione dei soci, e non siano nel frattempo sopravvenuti fatti significativi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2006, n. 543.


Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Riduzione del capitale - Per perdite - Riduzione del capitale al di sotto del minimo legale e contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo - Illegittimità della delibera di riduzione per mancanza della lamentata perdita - Conseguenze - Effetto di ricaduta sulla delibera di ricostituzione - Configurabilità

Società per azioni - Situazione patrimoniale infrannuale redatta dagli amministratori per i provvedimenti di cui all'art. 2447 cod. civ. - Eventuali risultanze di segno positivo da essa emergenti ed elidenti le perdite enunciate nel più risalente bilancio - Valutazione - Ai fini della adozione della deliberazione di riduzione del capitale sociale al di sotto del limite legale - Necessità
.
L'illegittimità della deliberazione di riduzione del capitale della società, perché adottata in assenza di perdite che la giustificassero, riverbera i suoi effetti anche sulla conseguente deliberazione di ricostituzione del capitale asseritamente perduto. (massima ufficiale)

Ai fini dell'adozione dei provvedimenti richiesti dall'art. 2447 cod. civ. in presenza di perdita di oltre un terzo del capitale sociale e di conseguente riduzione di detto capitale al di sotto del minimo legale, deve tenersi conto dei risultati, anche eventualmente positivi, di gestione enunciati nell'apposita situazione patrimoniale sottoposta dagli amministratori all'assemblea chiamata a provvedere ai sensi del citato articolo, quando tali risultati siano maturati in epoca successiva all'ultimo bilancio d'esercizio nel quale le anzidette perdite erano state registrate. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 23 Marzo 2004, n. 5740.


Società - Di capitali - Società per azioni - Scioglimento - Cause - Riduzione del capitale sociale - Al di sotto del limite legale - Delibera sociale emessa a norma dell'art. 2447 cod. civ. - Effetti - Assemblea - Mancata sollecita convocazione da parte dell'amministratore - Irrilevanza.

Società - Di capitali - Società per azioni - Scioglimento - Cause - Riduzione del capitale sociale - Automatico scioglimento - Limiti - Reintegrazione del capitale o trasformazione della società - Deliberazioni relative - Maggioranze necessarie.
.
In presenza di una perdita di bilancio che riduca il capitale al di sotto del limite legale, la delibera sociale emessa a norma dell'art. 2447 cod. civ., ancorché l'assemblea non sia stata convocata dall'amministratore con la sollecitudine prevista dalla legge, non è viziata e valida a far venir meno con effetto "ex tunc" gli effetti dello scioglimento automatico della società previsto dall'art. 2448 n. 4 cod. civ., senza necessità di una delibera all'unanimità per la revoca dello scioglimento. (massima ufficiale)

Nell'ipotesi prevista dall'art. 2448 n. 4 cod. civ. (riduzione del capitale al di sotto del minimo legale), lo scioglimento della società si produce automaticamente ed immediatamente, salvo il verificarsi della condizione risolutiva costituita dalla reintegrazione del capitale o della trasformazione della società ai sensi dell'art. 2447 cod. civ., da deliberarsi, peraltro, con le maggioranze richieste dagli artt. 2368 e 2369 cod. civ. per le modificazioni dell'atto costitutivo, cui detti provvedimenti danno sostanzialmente luogo e non già all'unanimità, come necessario per la deliberazione di revoca dello scioglimento, in quanto, con il verificarsi dell'anzidetta condizione, risolutiva, vengono meno "ex tunc" lo scioglimento della società e il diritto del socio alla liquidazione della quota. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 1994, n. 8928.