LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE IX
Del bilancio

Art. 2424-bis

Disposizioni relative a singole voci dello stato patrimoniale
TESTO A FRONTE

I. Gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni.
II. Le partecipazioni in altre imprese in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo comma dell'articolo 2359 si presumono immobilizzazioni.
III. Gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell'esercizio sono indeterminati o l'ammontare o la data di sopravvenienza.
IV. Nella voce: "trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato" deve essere indicato l'importo calcolato a norma dell'articolo 2120.
V. Le attività oggetto di contratti di compravendita con obbligo di retrocessione a termine devono essere iscritte nello stato patrimoniale del venditore.
VI. Nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i costi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali voci soltanto quote di costi e proventi, comuni a due o più esercizi, l'entità dei quali vari in ragione del tempo.

GIURISPRUDENZA

Delibera di approvazione del progetto di bilancio di s.r.l. - Delega del potere amministrativo - Contenuto - Limiti.
Nella società a responsabilità limitata, nonostante non esista una apposita disciplina in materia di deleghe dei poteri amministrativi (diversamente da quanto disposto nella società per azioni), non è consentito l’esercizio di una delega gestoria illimitata da parte dell’amministratore, in capo al quale, ai sensi dell’articolo 2475, ultimo comma, c.c., devono permanere talune attribuzioni che costituiscono il nucleo irriducibile del suo potere di amministrazione.

Ai sensi di detta norma non sono delegabili, in quanto costituiscono esclusiva competenza dell’organo amministrativo, “la redazione del progetto di bilancio e dei progetti di fusione o scissione, nonché le decisioni di aumento del capitale ai sensi dell’articolo 2481 c.c.”.

Nell’ambito di una interpretazione sistematica della norma, nonché teleologicamente orientata, alla luce del complessivo assetto organizzativo che il legislatore ha inteso assegnare al modello della società a responsabilità limitata e, conseguentemente allo statuto dei poteri e degli obblighi dell’amministratore operante in tale ente, deve ritenersi che rientrano nella competenza esclusiva dell’organo amministrativo anche le attività complementari alla redazione del progetto di bilancio, fra le quali la sottoposizione del medesimo all’assemblea per l’approvazione e l’esposizione, in tale sede, di chiarimenti su istanza dei soci.

La delega a terzi di siffatta attribuzione esclusiva costituisce motivo di annullabilità della delibera di approvazione del bilancio ex articolo 2479 ter, primo comma, del codice Civile, in quanto adotta su proposta di un soggetto non abilitato in assenza del vero organo amministrativo. (Ugo Campese) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 13 Settembre 2018.


Fallimento – Requisiti dimensionali – Attivo patrimoniale – Principi contabili – Contenuto del bilancio di esercizio – Risultanze della dichiarazione dei redditi.
Il legislatore nell'art. 1, comma 2, lett. a (già nel testo introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006 ed ancor più in quello sostituito dal D.Lgs. n. 169 del 2007) fa implicito ma inequivoco richiamo ai principi contabili, dei quali è espressione il disposto dell'art. 2424 c.c. e, nel determinare il contenuto del bilancio di esercizio, indica tra le componenti dell'attivo patrimoniale la voce ratei e risconti attivi, nella quale (cfr. art. 2424 bis c.c., comma 6) debbono iscriversi, tra l'altro, i costi sostenuti nell'esercizio che siano di competenza di esercizi successivi.

Il riferimento al bilancio di esercizio, oltre a trovare riscontro nell'obbligo di deposito previsto dalla L. Fall., artt. 14 e 15, è contenuto nella Relazione ministeriale al D.Lgs. n. 5 del 2006, e trova spiegazione non solo nella considerazione, ivi espressa, della agevole accertabilità in sede prefallimentare dei dati in esso indicati, ma anche nella generale conoscibilità di tali dati, oltre che nel carattere vincolante dei criteri di valutazione dettati dal legislatore, in corrispondenza peraltro dei principi contabili elaborati dall'Organismo Italiano di Contabilità.

Ai fini della verifica dei presupposti per la dichiarazione di fallimento di cui all’art. 1 legge fall. non è, pertanto, rilevante il riferimento alle risultanze della sola dichiarazione dei redditi.

(Nel caso di specie, il ricorrente ha lamentato che i dati reali, dai quali trarre elementi di giudizio in ordine ai requisiti dimensionali, erano contenuti nella dichiarazione dei redditi e non nel bilancio d’esercizio e che di essi si sarebbe dovuto tener conto anche in considerazione del fatto che il complesso aziendale dell’impresa era stato sottoposto a sequestro.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2016, n. 12455.


Concordato Preventivo – Crediti contestati – Trattamento degli stessi nella proposta di concordato – Regolazione del diritto di voto – Disciplina – Distinzione .
Non va confusa la disciplina del voto da attribuire ai crediti contestati rispetto al trattamento riservato agli stessi all’interno della proposta concordataria.
Quanto al primo profilo, la presentazione del concordato non può costituire un pregiudizio per il debitore sul piano della possibilità di contestare la fondatezza di pretese economiche avanzate da terzi nei suoi confronti.
L’art. 2424 bis terzo comma c.c. offre in tal senso un criterio valido anche in ambito concordatario; in particolare, detto articolo impone in linea generale di iscrivere nel passivo dello stato patrimoniale un fondo se sia certo o anche solo probabile che in futuro vi sarà una perdita o maturerà un debito allo stato non agevolmente determinabile nell’ammontare e/o nella data di insorgenza; è necessario invece menzionare nella nota integrativa l’esistenza del rischio che l’impresa sia chiamata a pagare un debito contestato possibile, mentre non vi è l’obbligo di iscrizione del rischio remoto, vale a dire del rischio che ha scarsissime possibilità di verificarsi.
Allo stesso modo in ambito concordatario i crediti contestati andranno inclusi nella relazione sulla situazione patrimoniale dell’impresa ai sensi dell’art. 161 secondo comma lett. a) l. fall, ma saranno ammessi al voto, in parallelo con quanto avviene in sede di redazione dello stato patrimoniale, solo qualora la loro esistenza possa ritenersi probabile.
Il legislatore ha così espressamente previsto la possibilità che il debitore o un suo creditore contestino la sussistenza o l’ammontare di un credito incluso o meno nell’elenco rettificato dal Commissario ex art. 171 primo comma l. fall. attribuendo al Giudice Delegato il potere di statuire in ordine ad esso, esercitando un sindacato di verosimiglianza e probabilità, unicamente ai fini della partecipazione del titolare al voto, ex art. 176 l. fall.
Rispetto al trattamento da riservare all’interno della proposta concordataria ai crediti contestati è necessario invece sottolineare come il debitore sia l’unico arbitro del contenuto della stessa, che non può essere in alcun modo integrata dal G.D. alla procedura o dal Tribunale.
Dunque il debitore ha l’obbligo di rendere manifesta l’esistenza del credito in contestazione ai creditori ma ha il diritto di non prevedere alcun pagamento se ritiene che lo stesso non sia dovuto; saranno poi i creditori, nell’ambito del giudizio di fattibilità economica del piano loro riservato, a valutare il rischio che il debitore rimanga invece soccombente e che di conseguenza si ampli il novero dei crediti da soddisfare con l’attivo disponibile.
(Fattispecie in cui la società debitrice, pur rappresentando ai creditori l’esistenza di debiti contestati derivanti da imposta di registro e da comunicazione di irregolarità a seguito di liquidazione del modello IVA per il 2011, ha ritenuto di non dover indicare questi importi fra le passività potenziali). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 24 Dicembre 2014.


Società - Di capitali - Società per azioni - Bilancio - Contenuto - Criteri di valutazione - In genere - Società bancaria - Titoli - Titoli costituenti immobilizzazione finanziaria - Qualificazione - Discrezionalità degli amministratori - Sussistenza - Criterio di valutazione - Modificazione successiva della destinazione - Ammissibilità - Fattispecie sottratta 'ratione temporis' all'applicabilità delle istruzioni emanate dalla Banca d'Italia concernenti la scelta in ordine alla destinazione e la sua successiva modificazione. .
In tema di redazione del bilancio di una società bancaria, la qualificazione dei titoli rappresentativi delle partecipazioni in altre società come 'immobilizzazioni finanziariè, in quanto elementi destinati ad essere utilizzati durevolmente nell'impresa, ovvero come facenti parte del capitale circolante, è frutto di una scelta discrezionale degli amministratori -non censurabile in sede di impugnazione del bilancio-, ma, una volta che essa sia stata operata, gli amministratori sono obbligati ad iscrivere detti titoli nel documento contabile, rispettivamente, secondo il criterio del costo (art. 18, D.Lgs. n. 87 del 1992), ovvero sulla base dei più elastici parametri espressamente previsti (art. 20, D.Lgs. n. 87 del 1992), essendo tuttavia ammissibile la successiva modificazione della destinazione e, conseguentemente, del relativo criterio di valutazione. (Principio enunciato in riferimento al bilancio di una società bancaria al quale, 'ratione temporis', non erano applicabili le istruzioni emanate dalla Banca d'Italia, ai sensi dell'art. 5, D.Lgs. n. 87 del 1992 -sostanzialmente coincidenti con la raccomandazione adottata dalla Consob in data 15 febbraio 1995 e rielaborata in data 15 giugno 2001-, nel testo in cui, allo scopo di evitare il rischio di abusi derivanti da un uso strumentale del potere di destinazione dei titoli, hanno fissato le modalità di individuazione preventiva dei parametri di classificazione, disponendo che, nel caso di modificazione della destinazione, i titoli debbano continuare ad essere valutati secondo il criterio previsto per la loro destinazione originaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2005, n. 6911.