LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE IX
Del bilancio

Art. 2424

Contenuto dello stato patrimoniale
TESTO A FRONTE

I. Lo stato patrimoniale deve essere redatto in conformità al seguente schema.
Attivo:
A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della parte già richiamata.
B) Immobilizzazioni, con separata indicazione di quelle concesse in locazione finanziaria:
I - Immobilizzazioni immateriali:
1) costi di impianto e di ampliamento;
2) costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità;
3) diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno;
4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili;
5) avviamento;
6) immobilizzazioni in corso e acconti;
7) altre.
Totale.
II - Immobilizzazioni materiali:
1) terreni e fabbricati;
2) impianti e macchinario;
3) attrezzature industriali e commerciali;
4) altri beni;
5) immobilizzazioni in corso e acconti.
Totale.
III - Immobilizzazioni finanziarie, con separata indicazione, per ciascuna voce dei crediti, degli importi esigibili entro l'esercizio successivo:
1) partecipazioni in:
a) imprese controllate;
b) imprese collegate;
c) imprese controllanti;
d) altre imprese;
2) crediti:
a) verso imprese controllate;
b) verso imprese collegate;
c) verso controllanti;
d) verso altri;
3) altri titoli;
4) azioni proprie, con indicazione anche del valore nominale complessivo.
Totale.
Totale immobilizzazioni (B);
C) Attivo circolante:
I - Rimanenze:
1) materie prime, sussidiarie e di consumo;
2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;
3) lavori in corso su ordinazione;
4) prodotti finiti e merci;
5) acconti.
Totale.
II - Crediti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre l'esercizio successivo:
1) verso clienti;
2) verso imprese controllate;
3) verso imprese collegate;
4) verso controllanti;
4-bis) crediti tributari;
4-ter) imposte anticipate;
5) verso altri.
Totale.
III - Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni:
1) partecipazioni in imprese controllate;
2) partecipazioni in imprese collegate;
3) partecipazioni in imprese controllanti;
4) altre partecipazioni;
5) azioni proprie, con indicazioni anche del valore nominale complessivo;
6) altri titoli.
Totale.
IV - Disponibilità liquide:
1) depositi bancari e postali;
2) assegni;
3) danaro e valori in cassa.
Totale.
Totale attivo circolante (C).
D) Ratei e risconti, con separata indicazione del disaggio su prestiti.
Passivo:
A) Patrimonio netto:
I - Capitale.
II - Riserva da soprapprezzo delle azioni.
III - Riserve di rivalutazione.
IV - Riserva legale.
V - Riserve statutarie.
VI - Riserva per azioni proprie in portafoglio.
VII - Altre riserve, distintamente indicate.
VIII - Utili (perdite) portati a nuovo.
IX - Utile (perdita) dell'esercizio.
Totale.
B) Fondi per rischi e oneri:
1) per trattamento di quiescenza e obblighi simili;
2) per imposte, anche differite;
3) altri.
Totale.
C) Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato.
D) Debiti, con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre l'esercizio successivo:
1) obbligazioni;
2) obbligazioni convertibili;
3) debiti verso soci per finanziamenti;
4) debiti verso banche;
5) debiti verso altri finanziatori;
6) acconti;
7) debiti verso fornitori;
8) debiti rappresentati da titoli di credito;
9) debiti verso imprese controllate;
10) debiti verso imprese collegate;
11) debiti verso controllanti;
12) debiti tributari;
13) debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale;
14) altri debiti.
Totale.
E) Ratei e risconti, con separata indicazione dell'aggio su prestiti.
II. Se un elemento dell'attivo o del passivo ricade sotto più voci dello schema, nella nota integrativa deve annotarsi, qualora ciò sia necessario ai fini della comprensione del bilancio, la sua appartenenza anche a voci diverse da quella nella quale è iscritto.
III. In calce allo stato patrimoniale devono risultare le garanzie prestate direttamente o indirettamente, distinguendosi fra fideiussioni, avalli, altre garanzie personali e garanzie reali, ed indicando separatamente, per ciascun tipo, le garanzie prestate a favore di imprese controllate e collegate, nonché di controllanti e di imprese sottoposte al controllo di queste ultime; devono inoltre risultare gli altri conti d'ordine.
IV. È fatto salvo quanto disposto dall'articolo 2447-septies con riferimento ai beni e rapporti giuridici compresi nei patrimoni destinati ad uno specifico affare ai sensi della lettera a) del primo comma dell'articolo 2447-bis.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Dichiarazione – Requisiti dimensionali – Attivo patrimoniale – Piccolo imprenditore – Rimanenze di magazzino.
Nella valutazione del capitale investito, ai fini del riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore, trovano applicazione i principi di logica contabile, cui si richiama la art. 1, comma 2, lett. a) l.fall., (nel testo modificato dal D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169, art. 1) e di cui è espressione lo stesso art. 2424 c.c., con la conseguenza che, pur non essendo il piccolo imprenditore tenuto alla redazione di un bilancio come quello previsto per le società di capitali, tra le poste attive della situazione patrimoniale vanno incluse anche le rimanenze di magazzino, mentre nel passivo devono essere computati i debiti contratti per l'acquisto degli stessi beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Ottobre 2017, n. 23196.


Fallimento – Requisiti dimensionali – Attivo patrimoniale – Principi contabili – Contenuto del bilancio di esercizio – Risultanze della dichiarazione dei redditi.
Il legislatore nell'art. 1, comma 2, lett. a (già nel testo introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006 ed ancor più in quello sostituito dal D.Lgs. n. 169 del 2007) fa implicito ma inequivoco richiamo ai principi contabili, dei quali è espressione il disposto dell'art. 2424 c.c. e, nel determinare il contenuto del bilancio di esercizio, indica tra le componenti dell'attivo patrimoniale la voce ratei e risconti attivi, nella quale (cfr. art. 2424 bis c.c., comma 6) debbono iscriversi, tra l'altro, i costi sostenuti nell'esercizio che siano di competenza di esercizi successivi.

Il riferimento al bilancio di esercizio, oltre a trovare riscontro nell'obbligo di deposito previsto dalla L. Fall., artt. 14 e 15, è contenuto nella Relazione ministeriale al D.Lgs. n. 5 del 2006, e trova spiegazione non solo nella considerazione, ivi espressa, della agevole accertabilità in sede prefallimentare dei dati in esso indicati, ma anche nella generale conoscibilità di tali dati, oltre che nel carattere vincolante dei criteri di valutazione dettati dal legislatore, in corrispondenza peraltro dei principi contabili elaborati dall'Organismo Italiano di Contabilità.

Ai fini della verifica dei presupposti per la dichiarazione di fallimento di cui all’art. 1 legge fall. non è, pertanto, rilevante il riferimento alle risultanze della sola dichiarazione dei redditi.

(Nel caso di specie, il ricorrente ha lamentato che i dati reali, dai quali trarre elementi di giudizio in ordine ai requisiti dimensionali, erano contenuti nella dichiarazione dei redditi e non nel bilancio d’esercizio e che di essi si sarebbe dovuto tener conto anche in considerazione del fatto che il complesso aziendale dell’impresa era stato sottoposto a sequestro.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2016, n. 12455.


Dichiarazione di fallimento - Soglie dimensionali - Imprese soggette all'obbligo di deposito del bilancio di esercizio - Individuazione dell'attivo patrimoniale ex art. 2424 c.c. - Attivo dello stato patrimoniale - Crediti ed acconti per caparre - Rilevanza ex art. 1 l. fall..
Anche i ‘crediti’ o ‘acconti’ della società fallenda - nella specie caparra ed acconti versati dalla stessa a promittenti venditori di beni immobili – sono voci rientranti rientranti nell’ambito dell’attivo patrimoniale ex art. 2424 c.c., rilevante ai fini del riscontro della soglia di fallibilità di cui all’art. 1 l. fall. ove superiori a 300.000 euro (cfr. Cass. 2010/22150; Cass. 2009/17533). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 13 Ottobre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Imprese soggette - Piccolo imprenditore - Requisiti - Capitale investito nell'azienda - Portata dell'art.1, comma 2, lett. a), legge fall. dopo la novella del d.lgs. n. 5 del 2006 - Criteri di valutazione - Riferimento ai parametri contabili validi per la formazione del bilancio - Obbligatorietà - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie relativa alle immobilizzazioni materiali.
In tema di presupposti dimensionali per l'esonero dalla fallibilità dell'imprenditore commerciale, nella valutazione del capitale investito, ai fini del riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore, trovano applicazione i principi contabili, cui si richiama il legislatore nell'art. 1, comma 2, lett. a), legge fall. (nel testo modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile "ratione temporis", ed anche successivamente in quello sostituito dal d.lgs. n. 169 del 2007) e di cui è espressione l'art. 2424 cod. civ., con la conseguenza che, con riferimento agli immobili, iscritti tra le poste attive dello stato patrimoniale, opera - al pari che per ogni altra immobilizzazione materiale - il criterio di apprezzamento del loro costo storico al netto degli ammortamenti, quale risultante dal bilancio di esercizio, ai sensi dell'art. 2426, numeri 1 e 2, cod. civ., e non il criterio del valore di mercato al momento del giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015, n. 19654.


L’adozione di correttivi per la redazione del bilancio di società in liquidazione e le irregolarità che ne determinano l’invalidità della deliberazione di approvazione.
Il bilancio di società in liquidazione tanto le disposizioni codicistiche  quanto i principi contabili prevedono l’adozione di “correttivi”, imposti dal mutamento dei criteri di valutazione delle poste di bilancio, conseguente all’avvio della fase di liquidazione; in particolare, il Tribunale ha precisato che la rilevazione dei costi e dei ricavi non deve più essere effettuata nell’ottica della continuazione dell’attività di impresa (going concern), bensì in quella della dismissione del patrimonio sociale.
Pertanto, nella valutazione ed iscrizione in bilancio dei beni sociali non può farsi applicazione del disposto dell’art. 2423 bis, n.1) e dell’art. 2424 c.c. ma, al contrario, i cespiti e le attività che compongono il patrimonio della società devono essere appostati tenendo presente l’importo che i liquidatori verosimilmente potranno realizzare all’atto della relativa dismissione.
L’invalidità della delibera di approvazione del bilancio - in forza del c.d. principio di rilevanza - sussiste solo nel caso in cui le irregolarità nell’esposizione delle poste siano tali da nuocere effettivamente alla funzione informativa del bilancio, in relazione alla situazione economica, patrimoniale e finanziaria che è oggetto di rappresentazione; diversamente, nessuna conseguenza può riconnettersi ad un vizio che risulti privo di effettiva incidenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale della società e del risultato economico di esercizio. (Nicolò Piccaluga) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 14 Aprile 2014.


Dichiarazione di fallimento - Soglie dimensionali - Imprese soggette all'obbligo di deposito del bilancio di esercizio - Individuazione dell'attivo patrimoniale - Riferimento alle voci di cui agli articoli 2424 e 2426 c.c...
Per quanto riguarda gli imprenditori collettivi obbligati a redigere e depositare il bilancio di esercizio, l'attivo di cui alla lettera a) dell'articolo 1, comma 2, legge fallimentare, è quello delle voci di cui all'articolo 2424, lettere a), b), c) e d), appostate in conformità ai criteri di valutazione previsti dal successivo articolo 2426 c.c. Ai fini del raggiungimento della soglia dimensionale in questione, rilevano, quindi, le immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie (articolo 2424 c.c., sezione attivo, voci di BI, BII e BIII); i beni acquisiti con leasing traslativo (i cui valori sono ricavabili dai conti d'ordine); l'attivo circolante, al netto delle imposte rettificative (rimanenze, crediti, attività finanziarie non costituenti immobilizzazioni, escluse le azioni proprie); le disponibilità liquide. Per la valutazione delle voci sopra indicate appare corretto far riferimento a criteri di funzionamento e non a criteri di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 03 Novembre 2012.


Società – Distinzione fra versamenti in conto capitale e finanziamenti soci – Irrilevanza della denominazione utilizzata se in contrasto con le finalità cui i versamenti risultano sottesi – Onere probatorio a carico del socio che chiede la restituzione di somme versate a titolo di finanziamento..
L’elemento che distingue i “versamenti in conto capitale” dai “finanziamenti “ che i soci a vario titolo fanno alle società da loro partecipate è che i primi non danno luogo a crediti esigibili nel corso della vita della società perché la loro restituzione può aversi solo a seguito dello scioglimento della stessa e solo nei limiti dell’eventuale attivo del bilancio di liquidazione. (Gaia Bertolin) (riproduzione riservata) 

Lo stabilire se si sia in presenza di “versamento in conto capitale” o di “finanziamento soci” è questione di interpretazione della volontà delle parti; il socio che pretenda la restituzione di somme versate a titolo di finanziamenti soci deve provare l’esistenza di un titolo che giustifichi la pretesa di restituzione, prova che deve essere tratta non tanto dalla denominazione con la quale il versamento è stato registrato nelle scritture contabili, quanto e soprattutto dal modo in cui è stato attuato il rapporto, dalle finalità pratiche cui il versamento è diretto e dagli interessi sottesi. (Gaia Bertolin) (riproduzione riservata)

L’accordo fra i soci che preveda la restituzione delle somme versate dai soci solo dopo la soddisfazione dei creditori sociali ed all’esito della liquidazione della società, in caso di rinvenimento di attivi derivanti dalla liquidazione, comporta che le somme versate dai soci debbano essere considerate “versamenti in conto capitale” e non finanziamenti soci, indipendentemente dalle denominazioni con cui siano stati registrati tali versamenti. (Gaia Bertolin) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2012, n. 15944.


Tributi erariali diretti - In genere (tributi posteriori alla riforma del 1972) - In genere - Imposta straordinaria sul patrimonio netto delle imprese - Patrimonio netto - Determinazione - Fondi iscritti in bilancio per specifici oneri e passività - Computabilità - Esclusione - Fattispecie in tema di copertura delle perdite derivanti da verifica della Guardia di Finanza. .
In tema di imposta straordinaria sul patrimonio netto delle imprese, istituita dall'art. 1 del d.l. 30 settembre 1992, n. 394, convertito in legge 26 novembre 1992, n. 461, il fondo iscritto in bilancio per specifici oneri o passività, come la copertura di perdite derivanti dalla verifica della polizia tributaria, è un fondo specifico che, ai sensi dell'art. 2, comma secondo, del d.m. 7 gennaio 1993 - adottato in attuazione del d.l. n. 394 citato - non va incluso nel patrimonio netto oggetto dell'imposta in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 09 Aprile 2008, n. 9184.


Società - Di capitali - Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Conferimenti - In genere - Capitale sociale e altre poste del patrimonio netto - Natura di debiti - Esclusione - Iscrizione al passivo del bilancio - Finalità - Eventi incidenti negativamente sul capitale o sulle riserve - Danno per la società - Sussistenza - Corrispondente venir meno dell'obbligo di restituire i conferimenti ai soci in sede di liquidazione - Irrilevanza. .
Il fatto che il capitale sociale, non diversamente dalle riserve e da tutte le altre poste che concorrono a formare il patrimonio netto della società, debba essere iscritto al passivo del bilancio (art. 2424 cod. civ.) non vale a farlo considerare alla stregua di una posta debitoria, il cui annullamento o la cui riduzione comporti un vantaggio patrimoniale della società, giacché quelle poste non costituiscono passività, ma identificano l'eccedenza delle attività rispetto alle vere e proprie passività - rappresentando, quindi, il "valore netto" del patrimonio di cui la società può disporre - e la loro iscrizione nella colonna del passivo risponde unicamente alla finalità contabile di far coincidere il totale del passivo con quello dell'attivo. Ne consegue che gli eventi destinati ad incidere negativamente sul capitale o sulle riserve (quale, nella specie, il rimborso delle azioni a favore di soci che abbiano esercitato il diritto di recesso in difetto dei relativi presupposti) per ciò stesso implicano un decremento di valore della società e, quindi, costituiscono per essa un danno, senza che possa assumere rilievo, in senso contrario, il venir meno dell'obbligo di restituzione dei conferimenti ai soci in sede di futura liquidazione della società, giacché il rapporto che intercorre tra la società ed i propri soci non può essere assimilato ad un rapporto di credito e debito, anche solo potenziale, né il socio, in quanto tale, è qualificabile come creditore della società, non avendo alcuna pretesa che possa far valere direttamente sul patrimonio sociale e divenendo titolare di un diritto alla quota di liquidazione soltanto allorché si verifica una causa di scioglimento del rapporto di società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2005, n. 21641.