LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE VI Bis
Dell'amministrazione e del controllo
PARAGRAFO 3
Del collegio sindacale

Art. 2401

Sostituzione
TESTO A FRONTE

I. In caso di morte, di rinunzia o di decadenza di un sindaco, subentrano i supplenti in ordine di età, nel rispetto dell'articolo 2397, secondo comma. I nuovi sindaci restano in carica fino alla prossima assemblea, la quale deve provvedere alla nomina dei sindaci effettivi e supplenti necessari per l'integrazione del collegio, nel rispetto dell'articolo 2397, secondo comma. I nuovi nominati scadono insieme con quelli in carica.
II. In caso di sostituzione del presidente, la presidenza è assunta fino alla prossima assemblea dal sindaco più anziano.
III. Se con i sindaci supplenti non si completa il collegio sindacale, deve essere convocata l'assemblea perché provveda all'integrazione del collegio medesimo.

GIURISPRUDENZA

Collegio sindacale – Dimissioni del sindaco – Efficacia immediata – Condizioni – Dimissioni dell’intero collegio sindacale – Effetti.
Premesso che, onde non privare la società di un organo necessario previsto dalla legge, la rinunzia del sindaco all’incarico ha efficacia immediata solo nel caso in cui sia possibile integrare il collegio sindacale mediante la sostituzione ex lege del dimissionario con il supplente (cfr., ex plurimis, Trib. Roma, decreti 8 ottobre 2012 e 14 novembre 2012), nel caso in cui, per inerzia degli amministratori (ovvero dei sindaci che, nell’inerzia degli amministratori, potrebbero legittimamente provvedere alla convocazione dell’assemblea ex art. 2406, comma 1, c.c.), non siano adottate le decisioni assembleari indicate dall’art. 2401 c.c., la rinuncia all’ufficio dell’intero collegio sindacale non è idonea a produrre immediatamente l’effetto della sostituzione dei sindaci con i due supplenti dal momento che, in tale ipotesi, non si avrebbe costituzione di collegio sindacale con un minimo di tre componenti, come richiesto dall’art. 2397 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Luglio 2016.


Società - Sindaci - Dimissioni - Prorogatio.
Anche dopo le modifiche introdotte dalla riforma del diritto societario agli articoli 2400 e 2401 c.c., deve ritenersi operante la proroga dell'incarico, fino alla loro sostituzione, dei sindaci che abbiano rassegnato le dimissioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 13 Novembre 2014.


Sindaci - Cessazione dall'ufficio - Efficacia - Ricostituzione del collegio - Necessità.
Il primo comma dell'articolo 2400 c.c., nel prevedere che "la cessazione dei sindaci per scadenza del mandato ha effetto solo dal momento in cui il collegio è stato ricostituito" dall'assemblea, contiene in sé l'istituto della prorogatio, onde consentire al collegio dei sindaci di essere sempre costituito e operare nel pieno delle proprie facoltà senza alcuna soluzione di continuità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Sindaci - Rinuncia all'incarico - Efficacia - Sostituzione ex lege del sindaco dimissionario - Necessità.
La rinuncia dei sindaci all'incarico prima della scadenza ha effetto immediato solo nel caso in cui sia possibile integrare il collegio sindacale con la sostituzione ex lege del dimissionario con il sindaco supplente e ciò al fine di non privare la società di un organo necessario previsto dalla legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Collegio sindacale - Prorogatio - Continuità degli organi sociali - Vigilanza dell'organo di controllo - Conservazione dell'organo nella sua completezza.
L'istituto della prorogatio costituisce il portato dell'interesse a garantire la continuità del collegio sindacale e, più in generale, dell'esigenza di garantire la continuità degli organi sociali impedendo l'interruzione dell'assolvimento delle loro funzioni: in questa prospettiva, è stato correttamente affermato, da una parte, che se la continuità dell'organo amministrativo evita che si generino vuoti di potere da parte di chi deve gestire l'impresa sociale, la continuità dell'organo di controllo garantisce che non venga meno, neppure in via temporanea, l'attività di vigilanza e, dall'altra, che tale continuità, mentre con riferimento agli amministratori riguarda la maggioranza dell'organo, in relazione al collegio sindacale si manifesta della intrinseca necessità di conservare l'organo nella sua completezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Sindaci - Attività di vigilanza - Natura permanente e continuativa non suscettibile di interruzioni o menomazioni.
L'articolo 2403 c.c. richiede ai sindaci lo svolgimento di un'attività di vigilanza - sia sull'osservanza della legge e dello statuto e, in particolare, sull'adeguatezza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili della società sia sul loro corretto funzionamento - che, proprio in ragione del suo contenuto, deve essere non saltuaria, ma permanente e continuativa, con la conseguenza che essa non è suscettibile di interruzioni o di menomazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Società di capitali - Scioglimento - Permanenza del collegio sindacale sino alla cancellazione.
Anche una società che versi in stato di scioglimento legale deve essere dotata per legge di collegio sindacale restando i sindaci in carica fino alla cancellazione della società e, quindi, per tutta la durata della liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Procedimento ex art. 2409 c.c. – Natura – Oggetto di tutela – Ambito d’applicazione – Presupposti

Procedimento ex art. 2409 c.c. – Società liquidazione – Ammissibilità – Sussistenza

Difetto originario o sopravvenuto legittimazione attiva denunzianti – Conseguenze – Inammissibilità – Improcedibilità – Sussistenza

Denunzia collegio sindacale – Cessazione sindaci – Decorrenza effetti – Ipotesi prorogatio – Inammissibilità o improcedibilità ricorso – Sussistenza

Dichiarazione di fallimento – Iniziativa pubblico ministero – Segnalazione proveniente dal tribunale adito in un procedimento di volontaria giurisdizione – Ammissibilità

Società in liquidazione – Stato insolvenza – Configurabilità – Insufficienza elementi attivi del patrimonio sociale ad integrale soddisfacimento dei creditori – Sussistenza

Società in liquidazione inattiva – Stato insolvenza – Configurabilità – Incapacità impresa di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni – Sussistenza
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Il procedimento ex art. 2409 c.c. si configura come un procedimento c.d. di volontaria giurisdizione, volto cioè non a definire un contrasto tra pretesi diritti soggettivi, quanto piuttosto a tutelare l’interesse generale della società mediante disposizioni ritenute opportune al fine del suo riassetto amministrativo e contabile ed hanno un contenuto amministrativo correlato all’interesse al normale e corretto funzionamento della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La denunzia ex art. 2409 c.c. è stato modificata dalla riforma anzitutto sotto il profilo dell’ambito oggettivo d’applicazione. La novella ha stabilito, infatti, che le irregolarità denunziate debbano essere tali da poter arrecare un danno alla società o ad una o più società controllate, introducendo quindi come nuovo requisito la potenzialità di danno delle condotte denunziate. L’opzione ha posto fine al dibattito sotto il vigore della disciplina previgente, secondo cui la nozione di danno potenziale era già implicita nel vecchio testo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il procedimento ex art. 2409 c.c. novellato - finalizzato prima a perseguire la regolarità e la correttezza della gestione sociale – oggi è strumento volto a interrompere dei comportamenti di mala gestio dannosi o che almeno potrebbero essere tali se non interrotti, a tutela dell’interesse della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La norma contenuta nell’art. 2409, pur facendo testuale ed esclusivo riferimento (come visto) alle irregolarità commesse dagli amministratori, trova senz’altro applicazione al caso queste siano direttamente dai liquidatori della società. Ed invero, l’art. 2488 c.c. estende alla fase della liquidazione le norme dettate in tema di amministrazione e controllo che, come quella in esame, sono compatibili con lo stato di scioglimento in cui versa la società che, al pari della gestione ordinaria, può ben presentare l’esigenza che, per irregolarità commesse dai liquidatori ovvero dagli amministratori, l’amministrazione sia rapidamente ricondotta alla legittimità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La questione della compatibilità tra denunzia al tribunale e fase liquidatoria – che potrebbe tuttavia porsi avendo riguardo al dettato dell’art. 2487 c.c. che, in ipotesi il liquidatore compie gravi irregolarità, prevede la possibilità della sua revoca da parte del tribunale per giusta causa, ad istanza, tra l’altro, dei soci o dei sindaci; inoltre, la nomina del liquidatore (giudiziario) da parte del tribunale, ad istanza, anche in tal caso, dei soci o dei sindaci, nell’ipotesi in cui l’assemblea non sia convocata o non si riunisca ovvero non deliberi la nomina del liquidatore - va risolata in senso positivo, stante la latitudine dell’art. 2409 più ampia di quella dell’altro istituto, giacché volta a regolarizzare la gestione sociale, del caso mediante la rimozione degli amministratori scelti dai soci e la loro sostituzione con un amministratore giudiziario, laddove l’altro rimedio suppone la sola esistenza delle irregolarità e non mira a detto fine. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La natura degli interessi tutelati dal procedimento ex art. 2409 c.c. fa si che la mancanza originaria o sopravvenuta di legittimazione attiva dei ricorrenti (denunzianti), nel senso che il riscontro positivo di tale carenza non potrebbe che portare ad una decisione in rito sull’istanza, che precluda l’esame del merito relativo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Tra i soggetti legittimati alla denunzia v’è il collegio sindacale. La rinunzia alla carica dei sindaci denuzianti va esaminata – ai fini dell’ammissibilità o procedibilità del ricorso – tenendo conto che l’art. 2401 c.c. prevede che essa produce un effetto diverso a seconda che vi sia, o meno, un sindaco supplente che possa completare il numero dei sindaci effettivi: se esiste un sindaco supplente, questi, in via automatica (ed in ordine di anzianità), succede al sindaco dimissionario, la cui rinuncia ha, quindi, effetto immediato (art. 2401, comma 1°, c.c.); se non esiste un sindaco supplente che succeda al sindaco dimissionario, la rinuncia alla carica di quest’ultimo ha un’efficacia differita (cd. prorogatio) fino al momento in cui l’assemblea, convocata ai sensi dell’art. 2401, comma 3°, c.c., provvede a nominare il successore (e quest’ultimo accetta la carica). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L'iniziativa del pubblico ministero ai fini della dichiarazione di fallimento può essere assunta anche in base ad una segnalazione proveniente dal tribunale adito in un procedimento di volontaria giurisdizione, giacché il termine "procedimento civile" utilizzato dall'art. 7, n. 2), R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare), ricomprende ogni tipo di procedimento non penale e, quindi, anche procedimenti di cognizione ordinaria, sommaria, cautelare, esecutiva, di volontaria giurisdizione e persino giudizi amministrativi e tributari. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dello stato d'insolvenza delle società in liquidazione, l'orientamento giurisprudenziale secondo cui rileva unicamente accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'uguale ed integrale soddisfacimento dei creditori si applica in caso di liquidazione effettiva della società e non anche quando la compagine societaria sia rimasta inattiva di fatto, senza assumere alcuna iniziativa formale per uscire dal mercato, nel qual caso l'analisi deve avere riguardo invece alla sola capacità dell'impresa di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 23 Ottobre 2013.


Società a responsabilità limitata - Organo di controllo - Collegio sindacale - Cessazione dall'incarico per rinunzia - Prorogatio - Esclusione..
L'istituto della prorogatio non è applicabile all'ipotesi in cui il sindaco sia cessato dalla carica in seguito a rinunzia alla stessa e non per scadenza del termine. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 02 Febbraio 2013.


Collegio sindacale - Cessazione - Sostituzione - Responsabilità - Sindaco effettivo - Rinunzia - Effetti immediati - Condizioni - Possibilità di automatica sostituzione del dimissionario con un sindaco supplente - Conseguenze in tema di responsabilità.
In tema di funzionamento del collegio sindacale di una società di capitali, la rinunzia di un sindaco effettivo - a meno che non sia diversamente disposto dallo statuto sociale - ha effetto immediato, indipendentemente dalla sua accettazione da parte dell'assemblea, quando sia possibile l'automatica sostituzione del dimissionario con un sindaco supplente con la conseguenza che quest'ultimo, istituzionalmente obbligato, in ragione della sua carica a sostituire il sindaco effettivo che non possa o che comunque non voglia esercitare l'ufficio, incorre nella responsabilità prevista dall'art. 2407 cod. civ. per l'Esercizio di funzioni (nella specie: sottoscrizione di un bilancio poi risultato falso) in sostituzione del componente effettivo, dimissionario. Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 1986, n. 5928.