LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE V
Delle azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi

Art. 2359

Società controllate e società collegate
TESTO A FRONTE

I. Sono considerate società controllate:
1) le società in cui un'altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria;
2) le società in cui un'altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante nell'assemblea ordinaria;
3) le società che sono sotto influenza dominante di un'altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa.
II. Ai fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma si computano anche i voti spettanti a società controllate, a società fiduciarie e a persona interposta: non si computano i voti spettanti per conto di terzi.
III. Sono considerate collegate le società sulle quali un'altra società esercita un'influenza notevole. L'influenza si presume quando nell'assemblea ordinaria può essere esercitato almeno un quinto dei voti ovvero un decimo se la società ha azioni quotate in mercati regolamentati.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Gruppo di imprese - Nozione.
Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie, insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.

All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" può pertanto ritenersi fondato in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre, ne consegue che il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie nella quale l'unitarietà della proposta e del piano sia intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.

["Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie. Tale riconoscimento è insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.
All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" è legittimo in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre.
Pertanto, il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie di cui dà atto l'impugnata sentenza, nella quale l'unitarietà della proposta e del piano era intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.
Situazioni analoghe a queste la prassi ha nel tempo delineato nel contesto di tecniche di redazione di domande o proposte di concordato caratterizzate dalla costituzione di nuove società alle quali conferire i beni di altre, per modo di accedere al concordato su iniziativa della conferitaria - e/o (secondo i casi) della conferente legittimata dalla condizione di titolarità della massa attiva e passiva.
E può aggiungersi che la non corrispondenza tra i concetti puntualmente messa in luce da una parte della dottrina nella contrapposizione tra una nozione "forte" (o propria) e una "debole" (o impropria) del concordato di gruppo - è oggi viepiù confortata dal progetto di riforma organica della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, culminato nello schema di disegno di legge attualmente all'esame del Parlamento.
Tale schema prospetta invero di inserire la afferente procedura di concordato preventivo nel contesto di disciplina teso alla definizione del gruppo di imprese, e di modellare codesta definizione sull'insieme delle "società o imprese sottoposte alla direzione e coordinamento di cui all'art. 2497 e ss., nonché art. 2545-septies c.c.", corredata dalla presunzione semplice di assoggettamento in presenza di un rapporto di controllo ai sensi dell'art. 2359 c.c. Sicché a tanto affida il presupposto affinché la procedura di concordato preventivo del gruppo di imprese venga poi disciplinata, consentendo che più società o imprese, appartenenti al medesimo gruppo e sottoposte alla giurisdizione dello Stato, abbiano a proporre "con un unico ricorso domanda di ammissione ad una procedura di concordato preventivo unitaria, fondata su un unico piano, o su piani reciprocamente collegati e interferenti ferma restando in ogni caso l'autonomia delle rispettive masse attive e passive".
Nel caso di specie, non risulta che sia stato neppure dedotto che le società in questione fossero state assoggettate - magari solo di fatto - a eterodirezione o a controllo.
7. L'anzidetta sottolineatura consente al collegio di puntualizzare che la sezione si è di recente determinata nel senso della attuale non proponibilità del concordato di gruppo in mancanza di una disciplina positiva che si occupi di regolare la competenza del tribunale, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la formazione delle classi e delle masse. Donde ha affermato che, in base alla disciplina vigente, il concordato preventivo può essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa (v. Cass. n. 20559-15).
Nella fattispecie in esame, nella quale non viene in questione un profilo di competenza, neppure è il caso di maggiormente indugiare su quanto emergente dalla citata pronuncia.
Essendosi dinanzi a una forma di aggregazione diversa dal gruppo societario propriamente inteso, evocare la questione circa l'ammissibilità o meno di un concordato di gruppo è poco conferente. Quel che unicamente rileva è difatti questo: che la commistione delle masse, debitamente accertata dal giudice del merito e ostativa finanche al vero concordato di gruppo, impedisce di ravvisare il presupposto di ammissibilità di ogni prospettazione concordataria che rifluisca su soggetti distinti.
8. Ferma allora la considerazione previa in ordine al profilo involto dal sintagma "concordato di gruppo", può osservarsi che in tutti i casi di aggregazione diversa dal gruppo, ove vi siano proposte concordatarie tra loro coordinate in prospettiva di conferimenti e accolli tra le singole società di cui si tratta, elemento imprescindibile resta l'autonomia delle masse attive e passive e la conseguente votazione separata sulle proposte da parte dei creditori di ciascuna società o impresa. Mentre la corte d'appello ha accertato che la proposta in esame era unica ed era stata caratterizzata da una confusione di masse tra loro non coincidenti, essendo mancato il conferimento integrale dei beni in (*) ed essendo risultata questa società priva di impianto contabile onde potersi apprezzare la dedotta (e in sè oltre tutto inverosimile) inesistenza di obbligazioni proprie, medio tempore contratte."] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19014.


Controllo societario - Attività di direzione e coordinamento - Caratteristiche - Requisiti - Controllo esterno - Rapporti contrattuali - Necessità - Reiterazione di rapporti negoziali aventi il medesimo oggetto - Controllo esterno - Esclusione.
Perché possa essere individuata una relazione di controllo societario ai sensi dell’articolo 2359 n. 3 c.c. occorre verificare la presenza di una situazione di oggettiva dipendenza economica derivante da particolari rapporti contrattuali di una società rispetto ad un’altra; si tratta di un condizionamento oggettivo ed esterno dell’attività sociale, che sussiste indipendentemente da chi nomina o può revocare gli amministratori, essendo l’attività economica stessa, in quanto tale ad essere condizionata dalla relazione di controllo.

La relazione di controllo esterno di una società da parte di un’altra postula l’esistenza di determinati rapporti contrattuali, la cui costituzione ed il cui perdurare rappresentino la condizione di esistenza e di sopravvivenza della capacità di impresa della società controllata; a tal fine è necessario un rapporto derivante dai suddetti vincoli contrattuali di subordinazione tra le due società, tale da ridurre l’una ad una vera e propria società satellite dell’altra, anche per il tempo successivo alla scadenza dell’accordo, vuoi in virtù di accordi stabili nella loro durata, vuoi perché garantiti da una forte penale.

La reiterazione di rapporti negoziali aventi il medesimo oggetto non può considerarsi di per sé sintomatica di una posizione contrattuale “forte” di una società rispetto ad un’altra e, quindi, dell’esistenza di un rapporto di forza dal quale deriva anche la sostanziale imposizione dei corrispettivi della fornitura del servizio. Una tale situazione non è sufficiente per enucleare la fattispecie del controllo, in quanto la norma richiede che i rapporti contrattuali che generano quel controllo siano particolari e che sulla base di essi la società controllata non possa autonomamente determinare le proprie scelte strategiche in ordine allo svolgimento della propria attività imprenditoriale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 13 Giugno 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo gratuito - Adempimento del terzo - Presunzione di gratuità - Fondamento - Conseguenze - Onere del creditore di provare il vantaggio per il disponente - Sussistenza.
Nell'adempimento del debito altrui da parte del terzo, mancando nello schema causale tipico la controprestazione in favore del disponente, si presume che l'atto sia stato compiuto gratuitamente, pagando il terzo, per definizione, un debito non proprio e non prevedendo la struttura del negozio nessuna controprestazione in suo favore: pertanto, nel giudizio avente ad oggetto la dichiarazione di inefficacia di tale atto, ai sensi dell'art. 64 l.fall., incombe al creditore beneficiario l'onere di provare, con ogni mezzo previsto dall'ordinamento, che il disponente abbia ricevuto un vantaggio in seguito all'atto che ha posto in essere, in quanto questo perseguiva un suo interesse economicamente apprezzabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016, n. 4454.


Società di capitali - Dipendenza economica e controllo esterno o contrattuale - Presupposti - Reiterazione di rapporti negoziali aventi il medesimo oggetto - Impossibilità di autonomamente determinare le scelte strategiche in ordine allo svolgimento della propria attività imprenditoriale.
Non vi è dubbio che la reiterazione di rapporti negoziali aventi il medesimo oggetto (fornitura di beni o, come nel caso di specie, di servizi) siano sintomatici di una posizione contrattuale "forte" di una società rispetto ad un'altra, rapporto di forza dal quale deriva anche la sostanziale "imposizione" dei corrispettivi della fornitura o dei servizi; ciò non è tuttavia sufficiente per enucleare la fattispecie del controllo, in quanto la norma richiede che i rapporti contrattuali che generano quel controllo siano «particolari» e che, dunque, sulla base di essi la società controllata non possa autonomamente determinare le proprie scelte strategiche in ordine allo svolgimento della propria attività imprenditoriale.

Pertanto, l'atteggiarsi dei rapporti negoziali, per integrare la fattispecie di controllo esterno, deve generare la traslazione all'esterno della società del poter di direzione dell'attività sociale, ma ciò non si verifica sulla base della sola reiterazione nel tempo di più ordini. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Gennaio 2016.


Società - Direzione e coordinamento - Requisiti.
L’attività di direzione e coordinamento ai sensi degli articoli 2497 e 2497-quinquies c.c., è rinvenibile solo in presenza di un accentramento nella capogruppo delle funzioni gestorie fondamentali, inerenti alla società controllata, in grado di imporre l’unità dell’indirizzo amministrativo-gestionale attraverso l’esercizio di un’influenza dominante. Si tratta, in sostanza, dell'esercizio di una pluralità sistematica e costante di atti di indirizzo idonei ad incidere sulle decisioni gestorie dell’impresa, sulle scelte strategiche ed operative di carattere finanziario, industriale, commerciale che attengono  alla conduzione degli affari  sociali. Si ha, inoltre, controllo (e si presume, di conseguenza, l’attività di direzione e coordinamento) ai sensi degli artt. 2497 sexies e 2359 c.c., quando una società è in condizioni di esercitare un’influenza dominante su un’altra società, per effetto del possesso della quota maggioritaria di partecipazione nella stessa o per la sussistenza delle altre condizioni di cui all’art. 2359 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 16 Febbraio 2015.


Società - Società controllate e società collegate - Presupposti - Rapporto diretto - Necessità.
Secondo la lettera dell’art. 2359, comma 2, c.c., e secondo il più autorevole pensiero, il controllo in forza di particolari vincoli contrattuali è quello che deriva da rapporti contrattuali diretti tra le due società e non con soggetti terzi. Inoltre, ai sensi dell’art. 2359, comma 2, c.c., l’influenza dominante (individuante la situazione di controllo) dovrebbe essere rappresentata da un controllo diretto, visto che la norma di cui al secondo comma (che si riferisce al controllo indiretto) richiama solo le forme di controllo di cui ai numeri 1 e 2 del primo comma e non quella di cui al numero 3. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 16 Febbraio 2015.


Direzione e coordinamento di società - Responsabilità - Pubblicità - Risultanze nei confronti dei terzi - Presunzione della attività di direzione e coordinamento ex art. 2359 c.c. - Assenza di attività di direzione e coordinamento - Rilevanza del fattore soggettivo della conoscenza della mancanza di tale requisito in capo ai soggetti danneggiati..
Nell’ipotesi in cui la stessa società controllante abbia tenuto un comportamento volto a confermare di fronte ai terzi le risultanze del sistema informativo predisposto dall’art. 2497 bis c.c. la prova contraria (di cui all’art. 2497 sexies c.c.) in ordine alla presunzione dell’attività di direzione e coordinamento nei confronti dei soggetti che esercitano il controllo di cui all’art. 2359 c.c. non può riguardare il solo fatto oggettivo dell’assenza di un’attività di direzione e coordinamento, ma anche il fatto soggettivo della conoscenza della mancanza di tale requisito in capo ai soggetti danneggiati ai sensi dell’art. 2497 c.c.. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Direzione e coordinamento di società - Responsabilità degli amministratori della società controllante - Responsabilità solidale - Responsabilità aquiliana - Requisito del dolo o della colpa - Necessità..
Gli amministratori della società controllante rispondono in solido con la stessa, in via aquiliana, per la lesione all’integrità del patrimonio della società controllata conseguente a condotte che costituiscono violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento alle quali abbiano preso parte o - sempre in via extracontrattuale - per aver concorso con gli amministratori della società controllata al depauperamento del suo patrimonio sociale. In entrambi i casi, considerato che lo schema di riferimento è quello aquiliano, non si può comunque prescindere da un contributo materiale e soggettivo (quanto meno colposo), senza che gli amministratori della società controllante possano rispondere per il solo fatto di appartenere al consiglio d’amministrazione di quest’ultima. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Società – Controllo – Influenza dominante – Prova in ordine all’esistenza dell’influenza dominante. .
Mentre il controllo di una società su un’altra è presunto in caso di maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria, per dimostrare “l’influenza dominante” è indispensabile verificare in concreto l’andamento delle assemblee della partecipata per un arco di tempo ragionevolmente significativo, al fine di valutare se vi sia stata un’effettiva capacità di controllo da parte dell’asserita controllante. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 10 Febbraio 2011.


Società – Socio detentore  un partecipazione consistente – Influenza dominante – Indici di rilevabilità. .
Una socio detentore di una partecipazione consistente, ma non della maggioranza assoluta, è in grado di esercitare un’influenza dominante nella società partecipata quando il capitale sociale è molto parcellizzato e/o  si registri un costante assenteismo dei soci nella partecipazione alle assemblee, di talché per determinare l’approvazione delle delibere non è richiesta la detenzione della maggioranza assoluta delle azioni. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 10 Febbraio 2011.


Società - Atto negoziale dell’organo amministrativo - Mancanza della preventiva autorizzazione assembleare - Conseguenze. .
L’atto negoziale compiuto dall’organo amministrativo senza la preventiva autorizzazione dell’organo assembleare non è né nullo né inefficace, ma fa sorgere soltanto l’obbligo di adottare determinati comportamenti diretti a regolarizzare la situazione (cfr. artt. 2357/4 c.c. e 2359 ter c.c.). (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 13 Novembre 2010.


Società - Facta concludentia - Partecipazione in società di persone da parte di società di capitali - Ammissibilità. .
Risulta costituzionalmente ingiustificato consentire la partecipazione in società di persone per fatti concludenti da parte di società di persone ed escluderla nell’ipotesi di società di capitali che abbiano posto in essere i medesimi comportamenti concludenti soltanto per il fatto che questi ultimi non siano stati preventivamente autorizzati dall’assemblea. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 13 Novembre 2010.


Società - Validità della partecipazione in società - Menzione della partecipazione nella nota integrativa al bilancio - Irrilevanza..
La menzione della partecipazione nella nota integrativa al bilancio, prevista dall’art. 2362 c.c. II comma, adempimento posto a tutela dei soli creditori della società di capitali, deve ritenersi irrilevante ai fini della validità ed efficacia della partecipazione stessa. Fare derivare dalla sua mancanza l’invalidità o inefficacia della partecipazione non è coerente con la nuova disciplina societaria, improntata all’esigenza di tutelare tutti i terzi (e non solo i creditori della società di capitali) che abbiano fatto affidamento sugli atti degli amministratori ancorché questi siano stati posti in essere in violazione dei limiti imposti dallo statuto o dagli organi competenti. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 13 Novembre 2010.


Enti pubblici - Partecipazioni societarie - Limite del perseguimento delle finalità istituzionali - Partecipazioni delle società partecipate - Condizioni..
Il limite posto dall'art. 3, comma 27, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria per il 2008), in base al quale le amministrazioni locali non possono mantenere partecipazioni societarie che abbiano "per oggetto la produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali", comporta che le società direttamente partecipate da detti enti non potranno che avere un oggetto sociale, e a loro volta detenere partecipazioni, che siano compatibili con le finalità indicate dalla norma citata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte dei Conti, 21 Settembre 2010.


Società – Gruppo – Nozione – Collegamento funzionale tra le società – Irrilevanza – Requisiti..
Il collegamento economico-funzionale tra imprese gestite da società del medesimo gruppo non è di per sè solo sufficiente a far ritenere che gli obblighi inerenti ad un rapporto di lavoro subordinato, formalmente intercorso fra un lavoratore ed una di esse, si debbano estendere anche all'altra, a meno che non sussista una situazione che consenta di ravvisare un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro. Tale situazione ricorre ogni volta che vi sia una simulazione o una preordinazione in frode alla legge del frazionamento di un'unica attività fra i vari soggetti del collegamento economico-funzionale e ciò venga accertato in modo adeguato, attraverso l'esame delle attività di ciascuna delle imprese gestite formalmente da quei soggetti, che deve rivelare l'esistenza dei seguenti requisiti: a) unicità della struttura organizzativa e produttiva; b) integrazione tra le attività esercitate dalle varie imprese del gruppo e il correlativo interesse comune; c) coordinamento tecnico e amministrativo-finanziario tale da individuare un unico soggetto direttivo che faccia confluire le diverse attività delle singole imprese verso uno scopo comune; d) utilizzazione contemporanea della prestazione lavorativa da parte delle varie società titolari delle distinte imprese, nel senso che la stessa sia svolta in modo indifferenziato e contemporaneamente in favore dei vari imprenditori. Trattasi di valutazione di fatto rimessa al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità solo per vizi di motivazione" (v. fra le altre Cass. 15-5-2006 n. 11107, Cass. 7-9-2007 n. 18843, Cass. 14-11-2005 n. 22927, Cass. 10-4- 2009 n. 8809, vedi anche Cass. 5/9/2006 n. 19036, che ha altresì precisato che "l'art. 2094 cod. civ., nel prevedere il rapporto di lavoro subordinato, non definisce altresì l'impresa quale datrice di lavoro ma ne presuppone la nozione, caratterizzata dalla soggettività giuridica, con la conseguenza che, salve le ipotesi simulatorie, ad una pluralità di soggetti societari esercitanti i poteri del datore corrisponde una pluralità di rapporti"). Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 09 Dicembre 2009, n. 25763.