LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO IV
Della società in accomandita semplice

Art. 2320

Soci accomandanti
TESTO A FRONTE

I. I soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale per singoli affari. Il socio accomandante che contravviene a tale divieto assume responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e può essere escluso a norma dell'articolo 2286.
II. I soci accomandanti possono tuttavia prestare la loro opera sotto la direzione degli amministratori e, se l'atto costitutivo lo consente, dare autorizzazioni e pareri per determinate operazioni e compiere atti di ispezione e di sorveglianza.
III. In ogni caso essi hanno diritto di avere comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite, e di controllarne l'esattezza, consultando i libri e gli altri documenti della società.

GIURISPRUDENZA

Condominio negli edifici (nozione, distinzioni) - Amministratore - Attribuzione (doveri e poteri) - In genere - Assemblea dei condomini – Assemblea dei condomini - Titolarità del potere di convocazione -  Amministratore - Delegabilità - Fattispecie.
In tema di condominio negli edifici, la convocazione dell’assemblea, ove non eseguita dai singoli condomini, può essere effettuata dall'amministratore, titolare del relativo potere, ex art. 66 disp. att. c.c., ovvero da un terzo che operi quale suo delegato, secondo il meccanismo della rappresentanza volontaria. (Nella specie, la S.C. ha cassato l’impugnata sentenza, che aveva escluso la validità della convocazione dell'assemblea ad opera del socio accomandante della società amministratrice dello stabile, senza tuttavia verificare se detta convocazione, eseguita mediante l’utilizzo di carta intestata di detta società ed apposizione, ad opera dell'accomandante, della propria sigla sulla relativa ragione sociale, fosse o meno imputabile alla società amministratrice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Gennaio 2017, n. 335.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - Legittimazione dell'accomandante ad impugnare i contratti sociali - Esclusione - Fondamento.
Nelle società in accomandita semplice, il socio accomandante può far valere il suo interesse al potenziamento ed alla conservazione del patrimonio sociale esclusivamente con strumenti interni, quali l'azione di responsabilità contro il socio accomandatario, la richiesta di estromissione di quest'ultimo per gravi inadempienze, l'impugnativa del rendiconto, o la revoca per giusta causa dell'amministratore, mentre non è legittimato ad agire nei confronti dei terzi per far annullare o dichiarare nulli i negozi intercorsi fra questi ultimi e la società, non sussistendo un interesse proprio del socio accomandante, autonomo e distinto rispetto a quello della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Settembre 2016, n. 17691.


Società in accomandita semplice - Estensione del fallimento al socio accomandante - Fattispecie - Presupposti - Ruolo del socio accomandante e sua cooperazione in forma subordinata all'accomandatario.
In base agli artt. 2318 e 2320 c.c. la posizione giuridica del socio accomandante nella struttura organizzativa delle s.a.s. si deve ricostruire riconoscendo al “socio di capitali” lo status di socio che coopera, in forma subordinata all'accomandatario, per la gestione della società, avendo lo stesso il potere di agire in forza di procura speciale per singoli affari, il potere di prestare attività sotto la direzione degli accomandatari, il potere di dare pareri e rilasciare autorizzazioni, nonché di esercitare vigilanza e controllo sugli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 16 Luglio 2014.


Società in accomandita semplice - Violazione del divieto di ingerenza del socio accomandante negli affari della società - Presupposti - Natura gestoria degli atti - Assenza di procura speciale per il singolo affare.
In tema di ingerenza del socio accomandatario negli affari della società, in violazione del divieto di cui all’articolo 2320 c.c., va precisato che il carattere gestorio dell’interessamento per gli affari della società richiede il contenuto non puramente esecutivo, ma decisionale ed autonomamente orientato, dell’att, e l’assenza di procura speciale per il singolo affare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15600.


Fallimento delle società - Società in accomandita semplice - Divieto dell'accomandante di ingerirsi nella gestione della società - Estensione del fallimento..
La disciplina dell'articolo 147 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, in tema di estensione del fallimento della società ai soci illimitatamente responsabili, si riferisce non soltanto ai soci illimitatamente responsabili per contratto sociale, ma anche a quegli altri soci che, pur non essendo tenuti in base al contratto sociale a rispondere illimitatamente, abbiano assunto responsabilità illimitate solidali verso i terzi in tutte le obbligazioni sociali e, pertanto, il fallimento della società in accomandita semplice deve essere esteso anche all’accomandante che si è ingerito nell'amministrazione della società. Tribunale Padova, 06 Agosto 2013.


Società in accomandita semplice - Ingerenza del socio accomandante - Singoli affari - Genericità ed indeterminatezza dell'attività delegata - Attribuzione di poteri implicanti scelte di esclusiva competenza dell'accomandatario - Divieto - Sussistenza..
Con l'espressione "singoli affari", il legislatore, all'articolo 2320 c.c., ha voluto affermare l'esigenza di una individuazione specifica dell'attività delegata sull'implicito ma chiaro presupposto che la genericità ed indeterminatezza comportino di per se stesse l'attribuzione di poteri implicanti scelte che spettano esclusivamente all'accomandatario e che se compiuti dall’accomandante si traducono in una indebita ingerenza nell'amministrazione della società. Tribunale Padova, 06 Agosto 2013.


Società in accomandita semplice - Ingerenza del socio accomandante - Singoli affari - Conferimento di delega bancaria - Contrasto con il divieto di ingerenza - Sussistenza..
Il conferimento al socio accomandante della delega bancaria si pone in contrasto con il divieto di ingerenza stabilito dall'articolo 2320 c.c., a meno che il socio accomandante non dimostri che l'attività bancaria delegata o quella concretamente posta in essere non si risolva in un atto gestorio vietato. (Nel caso di specie l’accomandante era stato delegato a compiere “disgiuntamente” qualsiasi operazione sul conto nonché al pieno utilizzo dell'affidamento concesso alla società). Tribunale Padova, 06 Agosto 2013.


Società in accomandita semplice - Ingerenza del socio accomandante - Attribuzione del potere di compiere singoli affari - Delega della gestione di un settore dell'attività che comporti autonome scelte di indirizzo economico e finanziario - Condizionamento delle scelte spettanti all'accomandatario - Divieto - Sussistenza..
In tema d’ingerenza del socio accomandante nella gestione della società, in relazione alle disposizioni dell'articolo 2320 c.c., va rilevato che, quand'anche sia stata demandata al socio accomandante l'attribuzione del potere di compiere singoli affari, non è comunque compatibile con il divieto della citata norma la delega della gestione di un settore dell'attività societaria che comporti autonome scelte di indirizzo economico finanziario o, in ogni caso, condizionamento delle scelte spettanti all'accomandatario. In detta ipotesi, assume rilievo non tanto l'unicità o pluralità degli atti in cui l'affare può concretarsi, ovvero l'eventuale omogeneità degli atti plurimi, quanto la determinatezza dell'affare, nel senso di una sua specifica individuazione, al fine di verificare se i poteri conferiti non implichino un'ingerenza dell’accomandante nella gestione della società. Tribunale Padova, 06 Agosto 2013.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Giudice delegato che abbia autorizzato il curatore a proporre istanza per la dichiarazione di fallimento in estensione - Successiva partecipazione del medesimo giudice al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso - Possibilità - Esclusione - Fattispecie successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e 169 del 2007..
Il giudice delegato che abbia autorizzato il curatore, ex art. 25, primo comma, n. 6, legge fall. (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", risultante dalle modifiche apportategli dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169), a richiedere, alla stregua dell'art. 147, quarto comma, della medesima legge, l'estensione del fallimento in danno del socio accomandante asseritamente ingeritosi nell'amministrazione della società in accomandita semplice, non può, poi, partecipare al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso, trovando anche in tal caso piena e diretta applicazione il secondo comma del suddetto art. 25, la cui chiara portata precettiva impedisce a quel giudice di trattare i giudizi che abbia autorizzato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2013, n. 10732.


Società in accomandita semplice – Soci accomandanti – Prestazione di garanzie e prelievo dalle casse sociali – Assunzione della responsabilità illimitata – Esclusione. (28/09/2010).
Con riguardo all’immistione dell’accomandante di s.a.s. nella gestione sociale, prevista dall’art. 2320 cod. civ., e da cui consegue l’estensione al socio del fallimento della società per l’art. 147 della legge fall., la Corte ha ritenuto che la prestazione di garanzie e il prelievo di fondi dalle casse sociali per le esigenze personali (quand’anche quest’ultimo sia indebito o addirittura illecito) non integrano atti di ingerenza nell’amministrazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, 03 Giugno 2010, n. 13468.


Società in accomandita semplice – Soci accomandanti – Prestazione di garanzie e prelievo dalle casse sociali – Assunzione della responsabilità illimitata – Esclusione. (28/09/2010).
Con riguardo all’immistione dell’accomandante di s.a.s. nella gestione sociale, prevista dall’art. 2320 cod. civ., e da cui consegue l’estensione al socio del fallimento della società per l’art. 147 della legge fall., la Corte ha ritenuto che la prestazione di garanzie e il prelievo di fondi dalle casse sociali per le esigenze personali (quand’anche quest’ultimo sia indebito o addirittura illecito) non integrano atti di ingerenza nell’amministrazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, 03 Giugno 2010, n. 13468.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandatari - Amministrazione della società - In genere - Potere di rappresentanza - Stipula di un contratto in nome e per conto della società - "Contemplatio domini" - Necessità - Prova dell'imputazione del contratto alla società - Onere a carico del preteso rappresentante - Sussistenza - Fattispecie in tema di contratto di locazione. .
Nelle società in accomandita semplice il potere di rappresentanza spetta al socio accomandatario, mentre l'accomandante non può trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza di procura speciale relativa, volta a volta, alla singola operazione, venendo ad assumere, in caso di violazione del divieto - configurabile anche laddove egli agisca in base a procura generale o a procura asseritamente speciale, ma talmente ampia da consentire di fatto la sua sostituzione all'amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi - responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali: pertanto, incombe su chi sostiene di avere agito in nome e per conto della società non solo effettuare la "contemplatio domini", ma, altresì, dimostrare di averla compiuta comunicando alla controparte la sua qualità. (Fattispecie relativa a contratto di locazione asseritamente concluso da una s.a.s., in cui la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto inconferente, al fine della prova dell'imputazione del contratto, la circostanza che la società utilizzasse i locali oggetto del medesimo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Maggio 2010, n. 11973.


Società in accomandita semplice - Diritto del socio accomandante di consultazione dei libri contabili e degli altri documenti - Strumento di controllo dell'attività gestoria e di conservazione del valore della quota.

Società in accomandita semplice - Diritto del socio accomandante alla consultazione dei libri contabili degli altri documenti - Contenuto - Estensione - Ausilio di un professionista - Diritto di estrarre copia della documentazione - Limitazione in nome del "segreto sociale" - Esclusione.
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Nelle società in accomandita semplice, la possibilità per il socio accomandante di esercitare il controllo sulla gestione attraverso la consultazione dei libri contabili e degli altri documenti della società diventa strumento essenziale di controllo sull'attività gestoria e prerogativa funzionale all'attuazione di forme di tutela del singolo socio, identificabili anche in esigenze di verifica preordinate ad una corretta liquidazione del socio uscente. La sostanziale illiquidità della quota, che a differenza dell'azione, non ha un mercato di riferimento, giustifica una lettura del diritto di consultazione non solo come strumento di monitoraggio dell'operato dei soci amministratori per una tutela dell'interesse ad una governance attiva da parte dei soci non amministratori, ma altresì come mezzo propedeutico alla tutela dell'interesse patrimoniale all'integrità della quota. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nelle società in accomandita semplice, il diritto del socio accomandante di consultazione dei libri contabili e degli altri documenti della società può essere esercitato con l'ausilio di professionisti di fiducia del socio; inoltre, come espressamente prevede l'articolo 2320, ultimo comma, c.c., tale diritto non è limitato alle sole scritture contabili, ma è esteso agli altri documenti della società, nozione, questa, di ampio respiro, idonea a ricomprendere anche la documentazione commerciale e ogni altro documento inerente alla gestione della società che possa assumere rilevanza in vista dell'obiettivo esplicitato dalla norma medesima, ovverosia il controllo sull'esattezza dei dati contabili patrimoniali. Il diritto in questione comprende, poi, la possibilità di estrarre copia della documentazione e non può essere limitato in nome del cosiddetto "segreto sociale". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 19 Dicembre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e concorsi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Società in accomandita semplice - Socio accomandante ingeritosi nell'amministrazione in virtù di procura rilasciata dall'accomandatario - Conseguenza - Assunzione della veste di socio illimitatamente responsabile - Fallimento della società - Estensione a detto socio - Configurabilità.

Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - In genere - Compimento di atti di amministrazione - In virtù di procure generali ricevute dall'accomandatario - Effetti - Assunzione della responsabilità illimitata - Fondamento - Condizioni - Fallimento della società - Conseguenze - Estensione all'accomandante.
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Nella società in accomandita semplice, il socio accomandante che, avvalendosi di procura conferente ampio ventaglio di poteri, compie atti di amministrazione, interna od esterna, ovvero tratta o conclude affari della gestione sociale, incorre, a norma dell'art. 2320 cod. civ., nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, la quale, in attuazione del principio di tipicità di cui all'art. 2249 cod. civ., è volta ad impedire che sia perduto il connotato essenziale di tale società, costituito dalla spettanza della sua amministrazione, ai sensi dell'art. 2318 cod. civ., al solo socio accomandatario; ne consegue che il fallimento della predetta società va esteso, ex art. 147 legge fall., anche all'accomandante cui siano state conferite due procure, denominate speciali ma talmente ampie da consentire la effettiva sostituzione all'amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Dicembre 2008, n. 29794.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - In genere - Compimento di affari in nome della società senza procura - Responsabilità illimitata verso i terzi - Sussistenza - Responsabilità della società per il contratto stipulato dal "falsus procurator" - Condizioni. .
Nella società in accomandita semplice, l'art. 2320 cod. civ., il quale sanziona il comportamento del socio accomandante, che compia affari in nome delle società senza specifica procura, con la perdita del beneficio della responsabilità limitata verso i terzi, non introduce deroghe alla disciplina generale della rappresentanza senza potere, e, pertanto, se la società eccepisce l'inefficacia nei suoi confronti del negozio stipulato da quel falso procuratore, nessuna obbligazione sorge a suo carico, se il terzo non prova che la società medesima lo ha ratificato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Novembre 2004, n. 21891.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Quota di partecipazione - In genere - Società - Tipi - Autonomia privata - Deroga - Pattuizioni - Limiti - Società in accomandita semplice - Clausola statutaria - Perdite - Partecipazione dei soci accomandanti oltre la quota di capitale conferito - Configurabilità - Esclusione - Fondamento. .
Poiché nella società in accomandita semplice, caratterizzata dalla presenza di due categorie di soci (gli accomandatari - che possono essere investiti del potere amministrativo - illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali; gli accomandanti - privi di potere amministrativo - responsabili solo nei limiti della quota di capitale conferito), il regime della partecipazione alle perdite, per il richiamo compiuto dall'art. 2315 cod. civ. alla disciplina relativa alla società in nome collettivo, che, ai sensi dell'art. 2293 cod. civ., a sua volta rinvia all'art. 2280 cod. civ. in materia di società semplice, è correlato alla responsabilità per le obbligazioni sociali, è nulla la clausola statutaria che nei rapporti interni fra i soci preveda la partecipazione degli accomandanti alle perdite oltre la quota di capitale conferito, atteso che l'art. 2249 cod. civ., nel prevedere che le società aventi ad oggetto l'esercizio di attività commerciali devono costituirsi secondo i tipi di legge, deroga in materia societaria al principio di cui all'art. 1322 cod. civ. - che consente di porre in essere anche contratti non appartenenti ai tipi legali - vietando all'autonomia privata, che è libera di esplicarsi limitatamente alla disciplina contenuta in norme di natura dispositiva o suppletiva, pattuizioni statutarie che, modificando l'assetto organizzativo o il regime della responsabilità, siano incompatibili con il tipo di società prescelto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003, n. 2481.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Clausola statutaria contemplante la necessità del consenso di tutti i soci per determinati atti di amministrazione - Nullità - Fondamento - Fattispecie. .
È nulla la clausola dell'atto costitutivo di una società in accomandita semplice, la quale preveda la necessità del consenso scritto di tutti i soci per una determinata serie di atti, in violazione dell'articolo 2320 cod.civ., che istituisce una necessaria correlazione tra potere economico e rischio economico nell'interesse non solo dei soci e dei creditori ma, in generale, di un responsabile esercizio dell'attività d'impresa (il testo della clausola era il seguente: "L'uso della firma sociale e la legale rappresentanza della società di fronte ai terzi e in giudizio spettano al socio accomandatario ... Egli può compiere tutti gli atti che rientrano nell'oggetto sociale ... ad eccezione dei seguenti atti: a) nomina e revoca di procuratori della società per i quali occorre il consenso scritto di tutti i soci; b) acquisto, permuta di beni immobili, stipulazione di contratti di locazione di immobili per durata ultranovennale, costituzione di diritti reali su beni immobili, determinazione dei prezzi di vendita dei beni immobili, stipulazione di contratti di appalto, rilascio di avalli e fideiussioni in nome della società a favore di terzi, per tutti i quali occorre la firma congiunta del socio accomandatario e di un procuratore della società ovvero - in mancanza del medesimo - il preventivo consenso scritto di tutti i soci"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Giugno 2000, n. 7554.