LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO IV
Della società in accomandita semplice

Art. 2318

Soci accomandatari
TESTO A FRONTE

I. I soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della società in nome collettivo.
II. L'amministrazione della società può essere conferita soltanto a soci accomandatari.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Legittimazione del curatore – Sussistenza

Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Responsabilità extracontrattuale – Condotta colposa
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Il curatore è legittimato ad agire nei confronti delle banche che abbiano concorso nella responsabilità dell’organo gestorio nella causazione del danno per concessione abusiva di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concorso della banca nei fatti dell’amministratore che danno luogo a responsabilità per concessione abusiva di credito, non è necessaria la prova che le banca fosse consapevole dello scopo perseguito dell’amministratore; trattandosi di concorso a titolo di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., è, infatti, sufficiente che la condotta della banca sia connotata da colpa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 15 Febbraio 2017.


Fallimento - Scioglimento di società di persone - Cessazione della responsabilità illimitata dei soci - Esclusione - Conseguenze - Fallimento personale ex art. 147 l.fall. - Fattispecie in tema di società in accomandita semplice.
Lo scioglimento di una società di persone (nella specie, una società in accomandita semplice) non determina la cessazione della responsabilità illimitata dei soci illimitatamente responsabili, pur quando non siano nominati liquidatori, e non esclude, pertanto, che siano dichiarati personalmente falliti per effetto del fallimento della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Ottobre 2016, n. 20671.


Società in accomandita semplice - Estensione del fallimento al socio accomandante - Fattispecie - Presupposti - Ruolo del socio accomandante e sua cooperazione in forma subordinata all'accomandatario.
In base agli artt. 2318 e 2320 c.c. la posizione giuridica del socio accomandante nella struttura organizzativa delle s.a.s. si deve ricostruire riconoscendo al “socio di capitali” lo status di socio che coopera, in forma subordinata all'accomandatario, per la gestione della società, avendo lo stesso il potere di agire in forza di procura speciale per singoli affari, il potere di prestare attività sotto la direzione degli accomandatari, il potere di dare pareri e rilasciare autorizzazioni, nonché di esercitare vigilanza e controllo sugli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 16 Luglio 2014.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Norme applicabili - In genere.

Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - In genere - Esclusione del socio accomandatario - Applicabilità degli artt. 2286 e 2287 cod. civ. - Fondamento.

Società - Di persone fisiche - Società semplice - Scioglimento - Esclusione - In genere - Opposizione del socio espulso - Legittimazione passiva - Società - Notificazione dell'azione a tutti i soci - Equipollenza - Condizioni.
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All'esclusione dell'accomandatario di società in accomandita semplice sono applicabili gli art. 2286 e 2287 cod. civ. disciplinanti le cause ed il procedimento di esclusione dei soci di società di persone, in virtù del rinvio contenuto negli artt. 2315 e 2293 cod. civ., non ravvisandosi incompatibilità né con l'art. 2318 cod. civ., che attribuisce solo agli accomandatari la facoltà di diventare amministratori della società, ma non esclude la nomina di terzi, né con il regime giuridico della nomina e della revoca degli amministratori medesimi, previsto dall'art. 2319 cod. civ., in quanto non incidente sul perdurare del rapporto sociale. (massima ufficiale)

Nel giudizio di opposizione avverso l'espulsione del socio di una società di persone, la legittimazione passiva compete esclusivamente alla società, in persona del legale rappresentante, anche se è consentita, come modalità equipollente d'instaurazione del contraddittorio, la citazione di tutti i soci, notificata nel termine di decadenza previsto dall'art. 2287 cod.civ. Ne consegue che la citazione tempestiva soltanto di alcuni dei soci non impedisce la decadenza dall'azione, non essendo ravvisabile un'ipotesi di litisconsorzio necessario. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2009, n. 8570.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Norme applicabili - Delibera di esclusione dalla società del socio accomandatario - Revoca dello stesso dall'amministrazione della società - Autonomia dei due atti - Configurabilità - Fondamento - Incidenza sullo stato di socio dell'amministratore - Sussistenza - Esclusione. .
In tema di amministrazione nella società in accomandita semplice, per effetto della regola per cui l'amministratore non può che essere un socio accomandatario, l'eventuale esclusione di questi dalla società, non diversamente da qualsiasi altra causa di scioglimento del rapporto sociale a lui facente capo, ne comporta "ipso jure" anche la cessazione dalla carica di amministratore, mentre non è predicabile il contrario, ben potendo sussistere, in tale compagine, anche soci accomandatari che non siano amministratori, come desumibile dall'art. 2318 cod. civ.; ne consegue che le questioni dell'esclusione del socio (nella specie, ritenuta dal giudice di merito di competenza degli arbitri, in forza di clausola compromissoria prevista nell'atto costitutivo) e della revoca dell'amministratore per giusta causa (nella specie, oggetto di contestazione promossa dall'interessato avanti al giudice e culminata in pronuncia di illegittimità dell'atto) restano distinte e non sovrapponibili, per disciplina legale e presupposti differenti, essendo l'eventuale revoca dalla carica di amministratore non incidente sulla qualità di socio dello stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Marzo 2009, n. 5019.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e concorsi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Società in accomandita semplice - Socio accomandante ingeritosi nell'amministrazione in virtù di procura rilasciata dall'accomandatario - Conseguenza - Assunzione della veste di socio illimitatamente responsabile - Fallimento della società - Estensione a detto socio - Configurabilità.

Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - In genere - Compimento di atti di amministrazione - In virtù di procure generali ricevute dall'accomandatario - Effetti - Assunzione della responsabilità illimitata - Fondamento - Condizioni - Fallimento della società - Conseguenze - Estensione all'accomandante.
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Nella società in accomandita semplice, il socio accomandante che, avvalendosi di procura conferente ampio ventaglio di poteri, compie atti di amministrazione, interna od esterna, ovvero tratta o conclude affari della gestione sociale, incorre, a norma dell'art. 2320 cod. civ., nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, la quale, in attuazione del principio di tipicità di cui all'art. 2249 cod. civ., è volta ad impedire che sia perduto il connotato essenziale di tale società, costituito dalla spettanza della sua amministrazione, ai sensi dell'art. 2318 cod. civ., al solo socio accomandatario; ne consegue che il fallimento della predetta società va esteso, ex art. 147 legge fall., anche all'accomandante cui siano state conferite due procure, denominate speciali ma talmente ampie da consentire la effettiva sostituzione all'amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Dicembre 2008, n. 29794.


Lavoro - Lavoro subordinato - Diritti ed obblighi del datore e del prestatore di lavoro - Obbligo di fedeltà - Divieto di concorrenza - Patto di non concorrenza - Patto di non concorrenza - Diretta applicabilità ai rapporti di lavoro parasubordinato - Esclusione - Obbligo di non nuocere a controparte - Sussistenza - Fondamento. .
Per i contratti di collaborazione, quale quello di lavoro parasubordinato, nella durata massima dell'eventuale patto accessorio di non concorrenza non può essere compreso il tempo di svolgimento della collaborazione, onde la stessa non inizia prima della cessazione del contratto. Durante lo svolgimento di questo, infatti, l'obbligo di astenersi dalla concorrenza, connaturale ad ogni rapporto di collaborazione economica, renderebbe inutile ossia privo di causa il patto accessorio, come risulta ad esempio dagli artt. 1743, 1746, primo comma, 2105, 2301, 2318 cod. civ. ed in generale dall'art. 1375 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 Luglio 2008, n. 20312.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - In genere - Socio accomandatario di una s.a.s. - Garanzia ipotecaria per un debito della società - Costituzione - Garanzia per un'obbligazione propria - Configurabilità - Creditore titolare di garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario - Credito verso la società - Insinuazione in via ipotecaria nel passivo del fallimento del socio - Ammissibilità. .
La responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni sociali, prevista dall'art. 2313 cod. civ., è personale e diretta, anche se con carattere di sussidiarietà in relazione al preventivo obbligo del creditore di escutere il patrimonio sociale (artt. 2304 e 2318 cod. civ.). Pertanto l'atto con cui il socio accomandatario di una s.a.s. rilascia garanzia ipotecaria per un debito della società non può considerarsi costitutivo di garanzia per un'obbligazione altrui, ma per un'obbligazione propria, con la conseguenza che il creditore il quale, in relazione ad un credito verso la società, sia titolare di garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario, ha diritto di insinuarsi in via ipotecaria nel passivo del fallimento di quest'ultimo, assumendo egli la veste di creditore ipotecario del fallito, non già mero titolare d'ipoteca rilasciata dal fallito quale terzo garante di un debito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Agosto 2007, n. 18312.


Società - Di persone fisiche - Società semplice - Rapporti con i terzi - Della società - Rappresentanza della società - Giudiziale - Società in accomandita semplice - Potere di rappresentanza degli amministratori - Limiti derivanti dall'oggetto sociale - Accertamento demandato al giudice del merito - Sussistenza - Sindacabilità in sede di legittimità - Limiti. .
In tema di limiti ai poteri degli amministratori delle società derivanti dall'oggetto sociale, spetta al giudice di merito (con valutazione insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivata) verificare, caso per caso, tutti gli aspetti della vicenda, allo scopo di accertare, in concreto, se il comportamento tenuto da colui che abbia agito in nome e per conto della società possa avere o meno ingenerato nella controparte, considerate anche le modalità di svolgimento del rapporto, il ragionevole convincimento della sussistenza dei poteri di rappresentanza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Luglio 2007, n. 15883.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandatari - Responsabilità per le obbligazioni sociali - Illimitata - Natura - Responsabilità personale e diretta - Garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario per un debito della società - Costituzione di garanzia da parte di terzo per obbligazioni altrui - Esclusione - Garanzia per un'obbligazione propria - Configurabilità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti- Per i creditori - In genere - Socio accomandatario di società in accomandita semplice - Responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali - Natura - Responsabilità personale e diretta - Garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario per un debito della società - Costituzione di garanzia da parte di terzo per obbligazione altrui - Esclusione - Garanzia per un'obbligazione propria - Configurabilità - Creditore titolare di garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario - Credito verso la società in seguito fallita - Insinuazione in via ipotecaria nel passivo del fallimento del socio - Ammissibilità.
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La illimitata responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni sociali, ai sensi dell'art. 2313 cod. civ., trae origine dalla sua qualità di socio e si configura pertanto come personale e diretta, anche se con carattere di sussidiarietà in relazione al preventivo obbligo di escussione del patrimonio sociale, in sede di esecuzione individuale, di cui all'art. 2304 cod. civ., richiamato dal successivo art. 2318. Il socio illimitatamente responsabile non può, quindi, essere considerato terzo rispetto all'obbligazione sociale, ma debitore al pari della società per il solo fatto di essere socio tenuto a rispondere senza limitazioni. Tale situazione di identità debitoria emerge con evidenza in sede fallimentare, ove il fallimento della società di persone produce con effetto automatico, ai sensi dell'art. 147 l. fall., il fallimento dei soci illimitatamente responsabili e il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l'intero anche nel fallimento dei singoli soci (art. 148, comma terzo, l. fall.). Alla stregua di tali postulati, l'atto con cui il socio accomandatario rilascia garanzia ipotecaria per un debito della società non può essere considerato costitutivo di garanzia per un'obbligazione altrui, ma va qualificato quale atto di costituzione di garanzia per una obbligazione propria con la conseguenza che il creditore che, in relazione a un credito verso la società, in seguito fallita, sia titolare di garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario, ha diritto di insinuarsi in via ipotecaria nel passivo del fallimento di quest'ultimo, assumendo egli la veste di creditore ipotecario del fallito, non già di mero titolare d'ipoteca rilasciata dal fallito quale terzo garante di un debito altrui. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Novembre 2006, n. 23669.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandatari - In genere - Morte del socio accomandatario - Trasmissibilità "mortis causa" della quota - Esclusione - Conseguenze - Diritto degli eredi alla liquidazione della quota - Accordo per la continuazione della società - Acquisto automatico della qualifica di accomandatari - Esclusione. .
Nella società in accomandita semplice, soltanto la quota di partecipazione del socio accomandante è trasmissibile per causa di morte, ai sensi dell'art. 2322 cod. civ., mentre in caso di morte del socio accomandatario trova applicazione l'art. 2284 cod. civ., in virtù del quale gli eredi non subentrano nella posizione del defunto nell'ambito della società, e non assumono quindi la qualità di soci accomandatari a titolo di successione "mortis causa", ma hanno diritto soltanto alla liquidazione della quota del loro dante causa, salvo diverso accordo con gli altri soci in ordine alla continuazione della società, e fermo restando che in tal caso l'acquisto della qualifica di socio accomandatario non deriva dalla posizione di erede del socio accomandatario defunto, ma dal contenuto del predetto accordo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Ottobre 2006, n. 21803.


Esecuzione forzata - Opposizioni - In genere - Società in accomandita semplice - Escussione preventiva del patrimonio sociale - Deduzione con opposizione a precetto da parte del socio - Ammissibilità.

Società - Di persone fisiche - Società in nome collettivo - Rapporti con i terzi - Responsabilità dei soci - Escussione preventiva del patrimonio sociale - Società in accomandita semplice - Deduzione con opposizione a precetto da parte del socio - Ammissibilità.
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Il socio accomandatario, al quale sia intimato precetto di pagamento di un debito della società in accomandita semplice, può proporre opposizione a norma dell'art. 615 cod. proc. civ. per fare valere il beneficio di preventiva escussione della società non appena gli sia notificato il precetto senza dovere attendere il pignoramento. (massima ufficiale)  Cassazione civile, sez. III, 15 Luglio 2005, n. 15036.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Quota di partecipazione - In genere - Società - Tipi - Autonomia privata - Deroga - Pattuizioni - Limiti - Società in accomandita semplice - Clausola statutaria - Perdite - Partecipazione dei soci accomandanti oltre la quota di capitale conferito - Configurabilità - Esclusione - Fondamento. .
Poiché nella società in accomandita semplice, caratterizzata dalla presenza di due categorie di soci (gli accomandatari - che possono essere investiti del potere amministrativo - illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali; gli accomandanti - privi di potere amministrativo - responsabili solo nei limiti della quota di capitale conferito), il regime della partecipazione alle perdite, per il richiamo compiuto dall'art. 2315 cod. civ. alla disciplina relativa alla società in nome collettivo, che, ai sensi dell'art. 2293 cod. civ., a sua volta rinvia all'art. 2280 cod. civ. in materia di società semplice, è correlato alla responsabilità per le obbligazioni sociali, è nulla la clausola statutaria che nei rapporti interni fra i soci preveda la partecipazione degli accomandanti alle perdite oltre la quota di capitale conferito, atteso che l'art. 2249 cod. civ., nel prevedere che le società aventi ad oggetto l'esercizio di attività commerciali devono costituirsi secondo i tipi di legge, deroga in materia societaria al principio di cui all'art. 1322 cod. civ. - che consente di porre in essere anche contratti non appartenenti ai tipi legali - vietando all'autonomia privata, che è libera di esplicarsi limitatamente alla disciplina contenuta in norme di natura dispositiva o suppletiva, pattuizioni statutarie che, modificando l'assetto organizzativo o il regime della responsabilità, siano incompatibili con il tipo di società prescelto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003, n. 2481.