LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO III
Della società in nome collettivo

Art. 2312

Cancellazione della società
TESTO A FRONTE

I. Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese.
II. Dalla cancellazione della società i creditori sociali che non sono stati soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci e, se il mancato pagamento è dipeso da colpa dei liquidatori, anche nei confronti di questi.
III. Le scritture contabili e i documenti che non spettano ai singoli soci sono depositati presso la persona designata dalla maggioranza.
IV. Le scritture contabili e i documenti devono essere conservati per dieci anni a decorrere dalla cancellazione della società dal registro delle imprese.

GIURISPRUDENZA

Cancellazione volontaria società dal registro delle imprese – Crediti sub iudice – Effetti – Rinuncia tacita – Intervento dei soci – Inammissibilità.
In caso di cancellazione volontaria di una società dal registro delle imprese, effettuata in pendenza di un giudizio introdotto dalla società medesima, si presume che quest'ultima abbia tacitamente rinunciato alla pretesa relativa al credito, ancorché incerto ed illiquido, per la cui determinazione il liquidatore non si sia attivato, preferendo concludere il procedimento estintivo della società; tale presunzione comporta che non si determini alcun fenomeno successorio nella pretesa sub iudice, sicché i soci della società estinta non sono legittimati ad intervenire nel relativo giudizio (nella specie la società aveva ottenuto un decreto ingiuntivo e si era poi cancellata volontariamente dal registro delle imprese dopo che il debitore aveva proposto opposizione, nella quale era intervenuto il socio). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 08 Giugno 2018.


Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Esdebitazione - Giudizio - Integrazione del contraddittorio con i creditori ammessi - Subingresso dei soci alla società estinta nella titolarità di un credito insinuato - Onere di insinuazione tardiva - Necessità - Mancanza - Conseguenze.
Il subingresso dei soci alla società estinta nella titolarità di un credito ammesso al passivo fallimentare, non li dispensa, se si tratta di procedura fallimentare anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, dall'onere di insinuarsi al passivo ai sensi dell'art. 101 l.fall., sicché essi, in mancanza di insinuazione, non sono litisconsorti necessari nel giudizio di esdebitazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16620.


Fallimento - Imprese soggette - Società - Società di persone con due soli soci - Recesso di un socio - Mancata ricostituzione della pluralità dei soci - Estinzione della società - Esclusione - Scioglimento della società - Conseguenze - Fallibilità - Termine di cui all'art. 10 l.fall. - Decorrenza.
Il recesso del socio da una società di persone composta da due soli soci (nella specie, una società in nome collettivo) e la mancata ricostituzione della pluralità della compagine sociale da parte del socio superstite determinano lo scioglimento della società, ex art. 2272, n. 4, c.c., non già la sua estinzione, con conseguente possibilità della stessa di essere sottoposta a fallimento entro l'anno dall'intervenuta cancellazione dal registro delle imprese ai sensi dell'art. 10 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016, n. 501.


Iscrizione della cancellazione dal registro delle imprese di società di persona – Natura – Revoca dell’iscrizione – Presupposti.
L’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto che cancella una società di persone si differenzia da quella riguardante una delle società di capitali, presentando valore di pubblicità meramente dichiarativa superabile con prova contraria.

La prova contraria all’estinzione dell’ente non può fondare sul solo dato statico della pendenza di rapporti non ancora definiti facenti capo alla società. Occorre, invece, la prova di un fatto dinamico: cioè che la società abbia continuato in realtà ad operare - e dunque ad esistere - pur dopo l'avvenuta cancellazione dal registro.
Va escluso che l'esistenza di residui attivi o sopravvenienze sia da sola sufficiente a giustificare la revoca della cancellazione della società dal registro, o che valga altrimenti ad impedire l'estinzione dell'ente collettivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 21 Ottobre 2015.


Tributi - Contenzioso Tributario (Disciplina Posteriore alla Riforma Tributaria del 1972) - Procedimento - Estinzione della società contribuente - Conseguenze - Interruzione del processo - Necessità - Esame del bilancio di liquidazione - Esclusione della successione dei soci - Estinzione del processo - Illegittimità.
In tema di contenzioso tributario, qualora l'estinzione della società contribuente (nella specie, società di capitali) intervenga in pendenza di un giudizio, il giudice, a fronte del venir meno della capacità della società di stare in giudizio, deve disporre l'interruzione del processo a norma degli artt. 299 e ss c.p.c., onde consentire alla parte pubblica, che ne abbia interesse, di riassumerlo nei confronti dei soci subentrati alla società estinta ai sensi del combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 110 c.p.c., non potendo escludere la possibilità del fenomeno successorio in base al solo esame del bilancio di liquidazione. Cassazione civile, sez. VI, 09 Ottobre 2015, n. 20358.


Società - Estinzione - Debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Efficacia retroattiva - Esclusione - Differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione - Applicazione ai casi in cui la richiesta di cancellazione sia presentata dal 13 dicembre 2014 in poi

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Effetti - Trasferimento ai soci dell'obbligazione - Trasferimento ai soci in regime di contitolarità dei diritti dei beni non compresi nel bilancio di liquidazione

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetto estintivo - Differimento quinquennale dalla richiesta di cancellazione - Limitazione al settore tributario e contributivo - Conseguenze

Estinzione della società e debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Valenza interpretativa - Esclusione
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Il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495 c.c., comma 2, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per effetto della riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, la cancellazione dal registro delle imprese delle società di persone ne comporta (con efficacia dichiarativa e facoltà della prova contraria consistente nella dimostrazione della prosecuzione dell'attività sociale) l'estinzione, con il conseguente venir meno della loro capacità e soggettività; e ciò a decorrere dalla cancellazione, se successiva al 1 gennaio 2004 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 6 del 2003), ovvero a decorrere dal 1 gennaio 2004, se anteriore. Tale principio (fatto derivare dal sistema della riforma, indipendentemente dal fatto che l'art. 2312 cod. civ., relativo alla cancellazione della s.n.c., a differenza dell'art. 2495 c.c., relativo alla cancellazione delle società di capitali, non è stato modificato) è stato dalla giurisprudenza di legittimità più volte ribadito, con la specificazione che alla cancellazione segue un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l'obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo (sezioni unite, n. 6070, n. 6071 e n. 6072 del 2013; per le applicazioni da parte delle sezioni semplici, v., ex plurimis, Cass. n. 1677, n. 9110 e n. 12796 del 2012; n. 24955 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In base al D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, l'effetto estintivo della società (di persone o di capitali), qualora derivi da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, è differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con differimento limitato al settore tributario e contributivo ("ai soli fini"), nel senso che l'estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la "validità" e l'"efficacia" sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi. Va, poi, sottolineato che il differimento degli effetti dell'estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l'eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l'estinzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Posto che il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 non ha alcuna valenza interpretativa (dato il suo tenore testuale, che non solo non assegna espressamente alla disposizione alcuna natura interpretativa, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 dello statuto dei diritti del contribuente, ma neppure in via implicita intende privilegiare una tra le diverse possibili interpretazioni delle precedenti disposizioni in tema di estinzione della società), occorre prendere atto che, in concreto, il testo della disposizione non consente di individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia e, pertanto, rispetta il comma 1 dell'art. 3 dello statuto dei diritti del contribuente. Più in dettaglio, l'enunciato della disposizione in esame non autorizza ad attribuire effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l'estinzione siano intervenute anteriormente al 13 dicembre 2014. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. non affronta in alcun modo la questione dell'eventuale efficacia retroattiva della norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015, n. 6743.


Società - Estinzione - Debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Efficacia retroattiva - Esclusione - Differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione - Applicazione ai casi in cui la richiesta di cancellazione sia presentata dal 13 dicembre 2014 in poi.
Il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495 c.c., comma 2, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015.


Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Effetti - Trasferimento ai soci dell'obbligazione - Trasferimento ai soci in regime di contitolarità dei diritti dei beni non compresi nel bilancio di liquidazione.
Per effetto della riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, la cancellazione dal registro delle imprese delle società di persone ne comporta (con efficacia dichiarativa e facoltà della prova contraria consistente nella dimostrazione della prosecuzione dell'attività sociale) l'estinzione, con il conseguente venir meno della loro capacità e soggettività; e ciò a decorrere dalla cancellazione, se successiva al 1 gennaio 2004 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 6 del 2003), ovvero a decorrere dal 1 gennaio 2004, se anteriore. Tale principio (fatto derivare dal sistema della riforma, indipendentemente dal fatto che l'art. 2312 cod. civ., relativo alla cancellazione della s.n.c., a differenza dell'art. 2495 c.c., relativo alla cancellazione delle società di capitali, non è stato modificato) è stato dalla giurisprudenza di legittimità più volte ribadito, con la specificazione che alla cancellazione segue un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l'obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo (sezioni unite, n. 6070, n. 6071 e n. 6072 del 2013; per le applicazioni da parte delle sezioni semplici, v., ex plurimis, Cass. n. 1677, n. 9110 e n. 12796 del 2012; n. 24955 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015.


Estinzione della società e debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Valenza interpretativa - Esclusione.
Posto che il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 non ha alcuna valenza interpretativa (dato il suo tenore testuale, che non solo non assegna espressamente alla disposizione alcuna natura interpretativa, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 dello statuto dei diritti del contribuente, ma neppure in via implicita intende privilegiare una tra le diverse possibili interpretazioni delle precedenti disposizioni in tema di estinzione della società), occorre prendere atto che, in concreto, il testo della disposizione non consente di individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia e, pertanto, rispetta il comma 1 dell'art. 3 dello statuto dei diritti del contribuente. Più in dettaglio, l'enunciato della disposizione in esame non autorizza ad attribuire effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l'estinzione siano intervenute anteriormente al 13 dicembre 2014. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. non affronta in alcun modo la questione dell'eventuale efficacia retroattiva della norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015.


Società di persone fisiche - Società in nome collettivo - Proroga - Recesso del socio - Unico socio superstite - Mancata ricostituzione della pluralità dei soci - Continuazione dell'attività aziendale da parte del socio superstite come impresa individuale - Trasformazione societaria ex art. 2498 cod. civ. - Esclusione - Successione tra soggetti distinti - Sussistenza.
Nel caso di recesso di un socio da una società in nome collettivo composta da due soli soci, qualora quello superstite non abbia ricostituito la pluralità della compagine sociale decidendo al contempo di continuare l'attività aziendale come impresa individuale - così determinandosi lo scioglimento della società, a norma dell'art. 2272, n. 4, cod. civ. -, non si realizza una trasformazione societaria ai sensi dell'art. 2498 cod. civ., ma solo una successione tra soggetti distinti, ossia tra colui che conferisce l'azienda (la società di persone in liquidazione) e la persona fisica che ne è beneficiaria (il socio superstite). (massima ufficiale) Cassazione civile, 14 Gennaio 2015, n. 496.


Società di persone - Cancellazione dal registro delle imprese - Presunzione di estinzione - Prova contraria - Compimento di operazioni economiche e commerciali - Necessità - Svolgimento di attività meramente processuale - Esclusione.
Allo scopo di superare la presunzione di estinzione della società di persone conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non è sufficiente il dato statico della pendenza di rapporti non ancora definiti, occorre la prova di un fatto dinamico e cioè che la società abbia continuato in realtà ad operare attraverso il compimento di operazioni economiche o commerciali sostanzialmente simili a quelle normalmente poste in essere durante l'esercizio dell'attività di impresa, non essendo a tal fine sufficiente lo svolgimento di mera attività processuale relativa giudizi ancora pendenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Cancellazione di s.r.l. dal Registro delle Imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Legittimazione ad agire del liquidatore – Non sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Rigetto per carenza di legittimazione in capo al liquidatore.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Manifestazione tacita di rinuncia – Sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Condanna del liquidatore alle spese di lite.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Malafede processuale del liquidatore – Sussiste – Condanna ex art. 96 3° comma c.p.c. in misura pari al 10% del petitum.
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La cancellazione di una s.r.l. dal registro delle imprese ne determina la immediata estinzione (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 4060/2010), con conseguente perdita da parte del  liquidatore della stessa della capacità di stare in giudizio per la società (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 6070/2013). (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Il liquidatore di una s.r.l. cancellata dal registro delle imprese non è legittimato ad azionare un credito per illegittimi addebiti per interessi al tasso ultralegale e usurari, ovvero per anatocismo e commissioni, effettuati sul conto corrente già intestato alla società estinta e dei quali non si sia tenuto conto nel bilancio finale di liquidazione, trattandosi di un diritto di credito controverso e non di una sopravvenienza o un residuo attivo. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
 
La cancellazione dal registro delle imprese senza tenere conto di pretese per illegittimi addebiti sul conto corrente, a prescindere dalla loro fondatezza, deve intendersi come manifestazione tacita della volontà di rinunciarvi. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Vanno poste a carico del liquidatore le spese che seguono la soccombenza per aver intrapreso l’azione giudiziaria in nome e per conto della società estinta senza possedere la legittimazione processuale. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Va condannato ai sensi del terzo comma dell’art. 96 c.p.c. il liquidatore della società cancellata, avendo lo stesso intrapreso e coltivato la azione giudiziale senza cautela e con malafede processuale, nella consapevolezza della cancellazione della società del registro delle imprese. La somma di cui alla condanna viene equamente quantificata  in una somma pari al 10% dell’importo preteso. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 15 Gennaio 2014.


Cancellazione di una società di capitali in liquidazione – Presupposti – Approvazione bilancio di liquidazione – Sussistenza.

Reclamo avverso bilancio finale di liquidazione – Legittimazione attiva creditori sociali – Esclusione. 

Cancellazione di una società di capitali – Passività insoddisfatte – Fatto impeditivo – Esclusione.

Cancellazione di una società – Effetti estintivi – Cancellazione di tale cancellazione ex art. 2191 cc – Presupposti – Prova contraria dell’operatività dell’ente – Sussistenza.

Cancellazione di una società di capitali – Estinzione – Successione dei soci nelle passività – Sussistenza – Responsabilità intra vires dei soci – Sussistenza.

Giudice del registro – Accertamento del presupposto della cancellazione (approvazione di bilancio finale di liquidazione formalmente valido) – Sussistenza – Verifica contenuto sostanziale del bilancio – Esclusione.
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In conformità a quanto sostenuto dalle le S.U. della Cassazione, con le sentenze “gemelle” del 12.3.2013 nn. 6070 e 6071, chiamate a prendere posizione sugli effetti della cancellazione delle società dal registro delle imprese, dopo la riforma organica del diritto societario attuata dal D. Lgs. n. 6 del 2003 e con le precedenti sentenze nn. 4060 e 4061 del 2010, nelle modifiche apportate dal legislatore al testo dell'art. 2495 c.c. (rispetto alla formulazione del precedente art. 2456 c.c., che disciplinava la medesima materia) va rinvenuta valenza innovativa, racchiusa essenzialmente nell’introduzione di una clausola di salvezza dell’effetto estintivo della cancellazione, tramite l’incipit del secondo comma della norma citata (“ferma restando l’estinzione della società”). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese, che nel precedente regime normativo si riteneva non valesse a provocare l'estinzione dell'ente, qualora non tutti i rapporti giuridici ad esso facenti capo fossero stati definiti, è ora invece da considerarsi senz'altro produttiva di quell'effetto estintivo: effetto destinato ad operare in coincidenza con la cancellazione, se questa abbia avuto luogo in epoca successiva al 1 gennaio 2004, data di entrata in vigore della citata riforma, o a partire da quella data se si tratti di cancellazione intervenuta in un momento precedente. Per ragioni di ordine sistematico, desunte anche dal disposto della novellata L. Fall., art. 10, la stessa regola è applicabile anche alla cancellazione volontaria delle società di persone dal registro, quantunque tali società non siano direttamente interessate dalla nuova disposizione del menzionato art. 2495, e sia rimasto per loro in vigore l'invariato disposto dell'art. 2312, (integrato, per le società in accomandita semplice, dal successivo art. 2324). La situazione delle società di persone si differenzia da quella delle società di capitali, a tal riguardo, solo in quanto l'iscrizione nel registro delle imprese dell'atto che le cancella ha valore di pubblicità meramente dichiarativa. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Intervenuta la cancellazione dal registro delle imprese, la prova contraria rispetto all’estinzione della società non può vertere più sul solo dato statico della pendenza di rapporti non ancora definiti facenti capo alla medesima società, perché ciò condurrebbe in sostanza ad un risultato corrispondente alla situazione preesistente alla riforma societaria. Per superare la presunzione di estinzione occorre, invece, la prova di un fatto dinamico: cioè che la società abbia continuato in realtà ad operare - e dunque ad esistere - pur dopo l'avvenuta cancellazione dal registro. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La cancellazione dal registro, pur provocando l'estinzione dell'ente debitore, determina il trasferimento dei debiti si trasferiscano in capo a dei successori.
Il descritto meccanismo successorio opera nei confronti dei soci a prescindere dal fatto che questi abbiano goduto di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione, fermo però restando il loro diritto di opporre al creditore agente il limite di responsabilità nei limiti di quanto ricevuto. Il successore che risponde solo intra vires dei debiti trasmessigli non cessa, per questo, di essere un successore; e se il suaccennato limite di responsabilità dovesse rendere evidente l'inutilità per il creditore di far valere le proprie ragioni nei confronti del socio, ciò si rifletterebbe sul requisito dell'interesse ad agire (ma si tenga presente che il creditore potrebbe avere comunque interesse all'accertamento del proprio diritto, ad esempio in funzione dell'escussione di garanzie) ma non sulla legittimazione passiva del socio medesimo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La presenza di passività non onorate non può considerarsi impeditiva della cancellazione e nemmeno sintomatica di una cancellazione avvenuta in mancanza dei presupposti previsti dalla legge, in quanto fondata su bilanci falsi o sulla falsa rappresentazione della situazione contabile. Invero, alla luce del precetto contenuto nell’art. 2495 c.c., la liquidazione deve ritenersi compiuta e la società estinta con la cancellazione dal registro delle imprese, anche qualora rimangano creditori insoddisfatti. In definitiva, il procedimento di liquidazione può ritenersi ultimato anche in presenza di obbligazioni non onorate dalla società e non vi è spazio per un accertamento sostanziale, in particolare da parte del Giudice del Registro, di insussistenza del presupposto (l’approvazione di valido bilancio finale di liquidazione) fondante la legittimità della istanza di cancellazione della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

I poteri del giudice del registro delle Imprese sono limitati al controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta. La conclusione, del resto, appare saldamente ancorata al dettato degli artt. 2189, comma secondo, cod. civ., e 11, comma sesto, lett. a)-e), del D.P.R. 7.12.1995 n. 581, attuativo dell’art. 8 della L 23.12.1993, n. 580. Si avrà, così, un controllo limitato alla verifica delle condizioni formali prescritte dalla legge per quell’atto (verifica della competenza dell’ufficio, provenienza e certezza giuridica delle sottoscrizioni, riconducibilità dell’atto iscrivendo al tipo giuridico previsto dalla legge, legittimazione alla presentazione dell’istanza di iscrizione, etc.), con esclusione dell’indagine sulla legittimità sostanziale, salvo che la radicale illiceità contenutista dell’atto finisca addirittura per metterne in discussione la riconducibilità al “tipo” giuridico di atto iscrivibile. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 05 Novembre 2013.


Registro delle imprese - Cancellazione di società - Pendenza di giudizio - Possibile soccombenza - Inidoneità della appostazione nel bilancio di liquidazione a garantire il pagamento del debito - Cancellazione della iscrizione di cancellazione della società..
È possibile disporre la cancellazione dell'iscrizione della cancellazione di società dal registro delle imprese qualora la appostazione nel bilancio finale di liquidazione non garantisca il debito che potrebbe sorgere dall'eventuale soccombenza in un giudizio pendente nel quale sia parte la società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 06 Giugno 2013.


Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio.

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Estinzione della società – Processo – Interruzione.
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Qualora all’estinzione della società, conseguente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) le obbligazioni si trasferiscono ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, essi fossero o meno illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) si trasferiscono del pari ai soci, in regime di contitolarità o di comunione indivisa, i diritti ed i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta, ma non anche le mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, né i diritti di credito ancora incerti o illiquidi la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto una attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale) il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società, a partire dal momento in cui si verifica l’estinzione della società medesima, impedisce che essa possa ammissibilmente agire o essere convenuta in giudizio. Se l’estinzione della società cancellata dal registro intervenga in pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo del processo, disciplinato dagli artt. 299 e segg. c.p.c., con possibile successiva eventuale prosecuzione o riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei confronti dei soci. Ove invece l’evento estintivo non sia stato fatto constare nei modi previsti dagli articoli appena citati o si sia verificato quando il farlo constare in quei modi non sarebbe più stato possibile, l’impugnazione della sentenza pronunciata nei riguardi della società deve provenire o essere indirizzata, a pena d’inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci succeduti alla società estinta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Marzo 2013, n. 6070.


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La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società esclude la legittimazione dei suoi soci ad agire in giudizio per ottenere l'equa riparazione per irragionevole durata di altro processo, di cui la società sia stata parte, in quanto la scelta di farsi cancellare dal registro delle imprese implica la tacita rinuncia della società al credito in questione, essendo incompatibile con la volontà di pervenire al concreto accertamento e liquidazione del medesimo. Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Marzo 2013, n. 6072.


Società di persone – Estinzione per cancellazione – Sopravvenienze attive – Titolarità delle poste attive in capo ai soci – Sussistenza..
Poiché dalla disciplina di cui all’art. 2312 c.c. si desume che, per i debiti non soddisfatti, continuano a rispondere i soci, deve ritenersi, in via analogica, che nell’ipotesi di sopravvenienze attive, pur essendo estinta la società, permanga in vita il rapporto dal lato attivo e venga a sorgere una contitolarità dei diritti di credito in capo ai soci stessi. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 13 Dicembre 2012.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Scioglimento - Liquidazione - In genere - Cancellazione dal registro delle imprese - Azione giudiziaria spettante alla società prima della cancellazione - Successiva legittimazione in capo ai soci - Esclusione - Fondamento. .
In caso di cancellazione di una società di persone dal registro delle imprese, i singoli soci non sono legittimati all'esercizio di azioni giudiziarie la cui titolarità sarebbe spettata alla società prima della cancellazione ma che essa ha scelto di non esperire, sciogliendosi e facendosi cancellare dal registro, atteso che, in tal modo, la società ha posto in essere un comportamento inequivocabilmente inteso a rinunciare a quelle azioni, facendo così venir meno l'oggetto stesso di una trasmissione successoria ai soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2010, n. 16758.


Società – Di persone fisiche – Società in nome collettivo – Scioglimento – Liquidazione – Liquidatori – Cancellazione della società – Art. 2495 cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003 – Cancellazione dal registro delle imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Applicabilità alle società commerciali di persone – Sussistenza – Conseguenze – Società cancellate anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003 – Estinzione – Decorrenza dal 1° gennaio 2004 – Fattispecie in tema di esecuzione forzata.

Società – Di capitali – Società per azioni – Scioglimento – Liquidazione – Liquidatori – Cancellazione della società – In genere – Art. 2495 cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003 – Cancellazione dal registro delle imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Configurabilità – Efficacia retroattiva – Esclusione – Conseguenze – Società cancellate anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003 – Estinzione – Decorrenza dal 1° gennaio 2004.
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In tema di società, una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2495, secondo comma, cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, nella parte in cui ricollega alla cancellazione dal registro delle imprese l'estinzione immediata delle società di capitali, impone un ripensamento della disciplina relativa alle società commerciali di persone, in virtù del quale la cancellazione, pur avendo natura dichiarativa, consente di presumere il venir meno della loro capacità e soggettività limitata, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali, rendendo opponibile ai terzi tale evento, contestualmente alla pubblicità nell'ipotesi in cui essa sia stata effettuata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003, e con decorrenza dal 1° gennaio 2004 nel caso in cui abbia avuto luogo in data anteriore. (In applicazione di tale principio, le S.U. hanno confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto valida, ai fini dell'esecuzione forzata, la notificazione del titolo esecutivo e del precetto eseguita, in data anteriore al 1° gennaio 2004, ad istanza di una società in nome collettivo precedentemente cancellata dal registro delle imprese, nonché la notificazione dell'opposizione agli atti esecutivi proposta dal debitore nei confronti della medesima società, anch'essa in data anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003). (fonte CED – Corte di Cassazione)

In tema di società di capitali, la cancellazione dal registro delle imprese determina l'immediata estinzione della società, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, soltanto nel caso in cui tale adempimento abbia avuto luogo in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, che, modificando l'art. 2495, secondo comma, cod. civ., ha attribuito efficacia costitutiva alla cancellazione: a tale disposizione, infatti, non può attribuirsi natura interpretativa della disciplina previgente, in mancanza di un'espressa previsione di legge, con la conseguenza che, non avendo essa efficacia retroattiva e dovendo tutelarsi l'affidamento dei cittadini in ordine agli effetti della cancellazione in rapporto all'epoca in cui essa ha avuto luogo, per le società cancellate in epoca anteriore al 1° gennaio 2004 l'estinzione opera solo a partire dalla predetta data. (fonte CED – Corte di Cassazione)
Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Febbraio 2010, n. 4060.


Società - Di capitali - Società per azioni - Scioglimento - Liquidazione - Liquidatori - Cancellazione della società - In genere - Società di persone - Cancellazione dal registro delle imprese - Applicazione dell'art. 2495 cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003 - Ammissibilità - Retroattività - Sussistenza - Fondamento. .
In tema di società, il nuovo testo dell'art. 2495 cod. civ., introdotto dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003, secondo il quale la cancellazione dal registro delle imprese determina, contrariamente al passato, l'estinzione della società, si applica anche alle società di persone, nonostante la prescrizione normativa faccia riferimento esclusivamente a quelle di capitali e alle società cooperative. Detta norma, avendo funzione ricognitiva, è retroattiva, trovando applicazione anche in ordine alle cancellazioni intervenute anteriormente all'entrata in vigore delle modifiche introdotte dal citato d.lgs. n. 6 del 2003. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Novembre 2009, n. 24037.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - Società - Società in nome collettivo - Avvenuto scioglimento per venir meno della pluralità di soci - Termine per la dichiarazione di fallimento - Un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, e non dal verificarsi della causa di scioglimento - Fondamento. .
In caso di scioglimento della società in nome collettivo per il venir meno della pluralità di soci, il fallimento della società (e del socio superstite) può essere dichiarato, ai sensi dell'art. 10 legge fallim., sino a quando sia decorso un anno dalla cancellazione della società dal registro delle imprese (Corte cost. sent. n. 319 del 2000), e non già dal verificarsi della causa di scioglimento, atteso che, per quanto le cause di scioglimento operino automaticamente, ossia di diritto, tuttavia, verificatasi una di tali cause, la società non si estingue automaticamente, ma entra in stato di liquidazione e rimane in vita sino al momento della cancellazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2006, n. 15924.