LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO II
Della società semplice
SEZIONE III
Dei rapporti con i terzi

Art. 2267

Responsabilità per le obbligazioni sociali
TESTO A FRONTE

I. I creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale. Per le obbligazioni sociali rispondono inoltre personalmente e solidalmente i soci che hanno agito in nome e per conto della società e, salvo patto contrario, gli altri soci.
II. Il patto deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza, la limitazione della responsabilità o l'esclusione della solidarietà non è opponibile a coloro che non ne hanno avuto conoscenza.

GIURISPRUDENZA

Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Società di fatto - Fallimento dei soci - Dichiarazione di fallimento in estensione - Decreto di comparizione delle parti - Omessa indicazione nel decreto di convocazione dell'invito a depositare bilanci e situazione patrimoniale della società - Irrilevanza - Ragioni.
Nel procedimento per l’estensione di fallimento al socio illimitatamente responsabile, la mancanza, nel decreto di convocazione, dell'invito a depositare i bilanci degli ultimi tre esercizi e la situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata della società è del tutto irrilevante, trattandosi di documentazione già acquisita nell'ambito dell'istruttoria prefallimentare relativa a quest’ultima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2017.


Fallimento - Scioglimento di società di persone - Cessazione della responsabilità illimitata dei soci - Esclusione - Conseguenze - Fallimento personale ex art. 147 l.fall. - Fattispecie in tema di società in accomandita semplice.
Lo scioglimento di una società di persone (nella specie, una società in accomandita semplice) non determina la cessazione della responsabilità illimitata dei soci illimitatamente responsabili, pur quando non siano nominati liquidatori, e non esclude, pertanto, che siano dichiarati personalmente falliti per effetto del fallimento della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Ottobre 2016, n. 20671.


Società in nome collettivo - Responsabilità del socio per le obbligazioni sociali - Recesso del socio - Pubblicità nel registro delle imprese - Rilevanza della compagine sociale al momento in cui sorge l'obbligazione..
In forza delle previsioni di cui agli artt. 2267, 2290 e 2300 c.c., il socio di una società in nome collettivo che abbia ceduto la propria quota risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento (anteriore) in cui il terzo sia venuto a conoscenza della cessione. Poiché detta pubblicità costituisce fatto impeditivo di una responsabilità altrimenti normale, essa deve essere allegata e provata dal socio che opponga la cessione al fine di escludere la propria responsabilità per le obbligazioni sociali (Cass. 2215/06; Cass. 20447/11; Cass. 6230/13). Il principio in esame trova il proprio riferimento temporale rispetto al momento in cui la società contrae obbligazioni verso il terzo e non già rispetto al momento in cui quest'ultimo agisce in giudizio. E', pertanto, di tutta evidenza che il terzo che entra in rapporti negoziali con una società di persone è consapevole di poter contare anche sulla responsabilità solidale di tutti i soci per le obbligazioni sociali. E' dunque al momento in cui si stipula il negozio e si contrae l'obbligazione da parte della società che rileva la composizione della compagine sociale. Ne discende necessariamente che se a quel momento il recesso di un socio non è stato pubblicato sul registro delle imprese tale recesso non potrà essere opponibile al terzo senza che rilevi il momento successivo in cui questi intenti azione giudiziaria per l'inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2013, n. 24490.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - Responsabilità dei soci - Fatto illecito colposo di uno dei soci - Illecito della stessa società - Configurabilità - Responsabilità solidale dei soci - Sussistenza - Corresponsione del risarcimento da parte di uno dei soci - Diritto di regresso nei confronti dell'altro socio - Misura del regresso - Presunzione di partecipazione sociale paritaria - Applicabilità. .
L'illecito colposo di uno dei due soci di una società di fatto commesso nell'ambito dell'attività stessa e per il raggiungimento dei suoi scopi costituisce illecito della società ed impegna solidalmente e illimitatamente i suoi soci, con conseguente diritto di regresso del socio che abbia risarcito interamente il danno, nei confronti dell'altro socio nella misura di metà, in funzione della partecipazione paritaria sociale presunta di cui all'art. 2263 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 04 Aprile 1998, n. 3512.


Società - Di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - Responsabilità dei soci - Spendita della ragione sociale - Necessità - Esclusione - Comportamento univoco del socio agente per la società - Sufficienza - Requisiti..
In materia di societa di fatto non occorre, ai fini della responsabilita dei soci, che le manifestazioni esteriori atte a provare di fronte ai terzi l'esistenza della societa assurgano alla spendita della ragione sociale, essendo invece sufficiente che il comportamento univoco di chi agisce per la societa si manifesti verso i terzi in modo tale da generare in essi, secondo i criteri correnti nella vita degli affari, il ragionevole convincimento di una attivita spiegata quale socio della societa e nell'interesse della stessa, unico soggetto del negozio posto in essere. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Ottobre 1978, n. 4412.


Società - Società di persone fisiche - Società irregolare e di fatto - In genere - Efficacia del vincolo - Nei confronti dei terzi - Estremi..
Nelle società irregolari, perchè il vincolo sociale ed i suoi effetti si proiettino nel mondo esterno, rispetto ai terzi, non è necessaria la partecipazione personale di tutti i soci ad ogni attivita sociale, ne occorre che le manifestazioni esteriori assurgano alla spendita del nome sociale, essendo sufficiente che il comportamento di chi agisce per la societa sia tale da rendere inequivocamente palese al terzo il vincolo sociale, la esplicazione dell'attivita nell'interesse comune e la inerenza dell'affare all'oggetto sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 01 Giugno 1968, n. 1656.