LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO I
Del procedimento d'ingiunzione

Art. 633

Condizioni di ammissibilità
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Su domanda di chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili, o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata, il giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento o di consegna:

1) se del diritto fatto valere si dà prova scritta;

2) se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, procuratori, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua opera in occasione di un processo;

3) se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata.

II. L'ingiunzione può essere pronunciata anche se il diritto dipende da una controprestazione o da una condizione, purché il ricorrente offra elementi atti a far presumere l'adempimento della controprestazione o l'avveramento della condizione.


GIURISPRUDENZA

Contratti e operazioni bancarie - Buona fede nell'esecuzione del contratto - Diritto alla consegna della documentazione contrattuale - Ricorso al procedimento monitorio - Ammissibilità.
Il fondamento dell'obbligo di consegna della documentazione inerente un contratto, gravante sull'istituto bancario, risiede nel principio di buona fede contrattuale, cui sono ispirati sia l'ordinamento bancario sia la legislazione in tema di intermediazione finanziaria.

Il diritto alla consegna di copia dei contratti è un diritto autonomo del cliente, specifico, nascente dall'obbligo da parte dell'intermediario finanziario di eseguire il contratto secondo buona fede.

Appare giustificato il ricorso alla procedura monitoria per consegna di documenti ex art. 633 c.p.c., ove si prevede che il giudice possa pronunciare ingiunzione di consegna di cosa mobile determinata, essendo la modulistica di un contratto di finanziamento una cosa mobile determinata che preesiste all'ordine di consegna. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 16 Ottobre 2018.


Mutuo e finanziamento in genere - Decadenza dal beneficio del termine - Opposizione a decreto ingiuntivo per consegna della modulistica contrattuale - Domanda riconvenzionale formulata dalla banca - Accertamento dell'obbligo di pagamento del residuo credito a carico dell'opposto - Inammissibilità.
In caso di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto l'ingiunzione di consegna della modulistica contrattuale richiesta dal cliente, va dichiarata inammissibile la domanda riconvenzionale formulata dalla banca opponente di accertamento del residuo credito asseritamente vantato con contestuale domanda di condanna dell'opposto al suo pagamento.

L'ammissibilità di una domanda riconvenzionale alla stregua dell'art. 36 c.p.c. va affermata solamente allorquando essa dipenda dal medesimo titolo dedotto in giudizio con la domanda principale.

Non è ravvisabile alcuna comunanza di situazione o di rapporto giuridico tale da giustificare il simultaneus processus tra la domanda proposta dal cliente in sede monitoria (richiesta di documenti ex art. 119 TUB) e la domanda riconvenzionale proposta dalla banca in sede di opposizione (accertamento del residuo credito e conseguente condanna dell'opposto al pagamento al relativo pagamento). (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 16 Ottobre 2018.


Avvocato - Onorari - Liquidazione - Ingiunzione - Opposizione a decreto ingiuntivo - Applicazione, da parte del giudice, del rito sommario ordinario ex art. 702 bis c.p.c. - Erronea dichiarazione di inammissibilità - Mezzo di impugnazione - Appello - Fondamento - Fattispecie.
Il provvedimento con cui è decisa l'opposizione a decreto ingiuntivo riguardante onorari di avvocato che sia stata introdotta ai sensi dell'art. 702 bis c.p.c., seguendo il rito sommario ordinario codicistico e non quello speciale di cui all'art. 14 d.lgs. n. 150 del 2011, deve essere impugnato con l'appello, secondo il regime previsto dall'art. 702 quater c.p.c., trovando applicazione il principio di apparenza. (Nella specie, il giudice di primo grado, utilizzando il rito sommario ordinario ex art. 702 bis c.p.c., aveva dichiarato inammissibile l'opposizione perché non introdotta con le forme del rito ordinario; la S.C., pur ritenendo erronea la ricostruzione normativa del giudice "a quo", ha dichiarato inammissibile il ricorso contro tale ordinanza poiché, alla luce del principio di apparenza, avrebbe dovuto essere proposto appello come stabilito dall'art. 702 quater c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 Ottobre 2018, n. 24515.


Contratti - Esecuzione di buona fede - Pluralità di crediti facenti parte di un unico rapporto di durata - Azionabilità in distinti processi - Limiti - Fattispecie.
Le domande aventi a oggetto diversi e distinti diritti di credito relativi a un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi solo ove l'attore risulti assistito da un oggettivo interesse al frazionamento del credito. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto insussistente l'oggettivo interesse al frazionamento in relazione all'instaurazione di cinquantotto procedimenti per ingiunzione per ottenere il pagamento di una pluralità di crediti relativi alle spese di custodia di veicoli affidati ad una carrozzeria dalle autorità di pubblica sicurezza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Agosto 2018, n. 20714.


Avvocato e procuratore - Onorari - Parere del Consiglio dell'Ordine - Decreto ingiuntivo per compensi a professionista forense - Opposizione - Valutazione del merito della pretesa azionata - Necessità - Mancanza del parere dell'ordine professionale e di parcella- Rilevanza - Limiti.
In tema di onorari dovuti ad esercente la professione forense, la mancanza del parere dell'ordine professionale (non necessario, peraltro, quando il compenso sia predeterminato sulla base di una tariffa obbligatoria quale quella riguardante i diritti di procuratore stabiliti "ex lege" in misura fissa) e della parcella contenente l'esposizione delle spese e dei diritti, secondo quanto dispone l'art. 636 c.p.c. ai fini dell'emissione del decreto ingiuntivo, può essere eventualmente rilevante solo sotto il profilo del regolamento delle spese processuali, ma non impedisce al giudice dell'opposizione di valutare la fondatezza della pretesa creditoria alla luce di ogni elemento in atti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 05 Luglio 2018, n. 17655.


Mediazione obbligatoria art. 5 D.Lgs. 28/2010 - Attivazione mediazione oltre il termine di 15 giorni - Termine perentorio - Omessa tempestiva attivazione - Improcedibilità.
Il termine previsto dall’art. 5 del D.Lgs. 28/2010, pur non essendo espressamente indicato, deve considerarsi quale termine perentorio per attivare la mediazione nei procedimenti in cui l’esperimento della mediazione è condizione di procedibilità.
Una volta che il Giudice abbia rilevato l’omessa attivazione prima dell’inizio del procedimento e abbia invitato le parti ad attivare la procedura, la parte onerata di attivare il procedimento di mediazione non può beneficiare di un secondo termine di 15 giorni dovendo considerarsi quel termine come perentorio.

Nei giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’onere di attivare la mediazione è posta a carico dell’attore/opponente il quale ha interesse alla prosecuzione del giudizio di opposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 18 Aprile 2018.


Contratti bancari – Richiesta copia documentazione contrattuale e contabile ex articolo 119, comma quarto, Decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (T.U.B.) – Ricorso al procedimento monitorio ex articolo 633 e ss. del codice di procedura civile – Ammissibilità.
In presenza di idonea prova scritta è ammissibile il ricorso al procedimento monitorio finalizzato all’esercizio del diritto alla consegna ex articolo 119, comma quarto, T.U.B. di copia di documentazione contrattuale e contabile. (Eugenia Trovato) (Stefano Maugeri) (riproduzione riservata) Tribunale Gela, 28 Febbraio 2018.


Procedimento d’ingiunzione - Condizioni di ammissibilità - Credito fondato su titolo esecutivo stragiudiziale e garantito da ipoteca volontaria - Interesse ad agire in via monitoria - Configurabilità - Fondamento.
Il creditore munito di titolo esecutivo stragiudiziale e che abbia iscritto ipoteca volontaria a garanzia del proprio diritto non perde l'interesse ad agire in via monitoria, sia perché l'ipoteca giudiziale iscritta a seguito dell'emissione del decreto ingiuntivo potrebbe riguardare anche ulteriori beni del debitore, diversi da quelli su cui è stata originariamente iscritta l'ipoteca volontaria ed acquisiti successivamente, sia perché la stabilità tipica dell'accertamento giudiziale assicura alla successiva esecuzione coattiva basi più solide, restringendo i margini di errore e di possibile opposizione da parte del debitore. (Valentina Tonsi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 02 Settembre 2017.


Richiesta documentazione contabile e contrattuale ex art. 119 TUB – Omessa spontanea consegna – Ricorso per decreto ingiuntivo per la consegna coatta – Ammissibile.
È ammissibile il ricorso per decreto ingiuntivo ai danni della banca per la consegna della documentazione contrattuale e contabile (estratti conto), relativa al rapporto di conto corrente e alle linee di credito, che non sia stata spontaneamente effettuata su richiesta del cliente ai sensi dell’art. 119 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 17 Agosto 2017.


Condominio - Azioni giudiziarie - Delibera approvativa di lavori di straordinaria manutenzione sulle parti comuni - Successiva vendita di unità immobiliare facente parte dell'edificio condominiale - Soggetto tenuto alla contribuzione per la suddetta causale - Individuazione - Criterio - Emissione di decreto ingiuntivo nei confronti dell'alienante - Ammissibilità - Limiti - Fattispecie.
In tema di riparto delle spese condominiali concernenti lavori di manutenzione straordinaria sulle parti comuni (nella specie, alla facciata), laddove, successivamente alla delibera assembleare che abbia disposto l'esecuzione di tali interventi, sia venduta un'unità immobiliare sita nel condominio, i costi dei lavori gravano - secondo un criterio rilevante anche nei rapporti interni tra compratore e venditore, che non si siano diversamente accordati tra di loro alla luce di patti comunque inopponibili al condominio - su chi era proprietario dell'immobile compravenduto al momento dell'approvazione di detta delibera, la quale ha valore costitutivo della relativa obbligazione. Né rileva, in senso contrario, che la vendita sia avvenuta prima dell’approvazione di tutti gli stati di ripartizione dei lavori, ovvero prima che il condomino che aveva approvato la suddetta delibera abbia assolto integralmente ai propri oneri verso il condominio, trattandosi di circostanze ostative unicamente all'emissione, nei confronti dell'alienante - che non è più condomino - di decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, ex art. 63, comma 1, disp. att. c.c., ma non estintiva del debito originario del cedente, che rimane azionabile nei sui confronti in sede di processo di cognizione o di ingiunzione ordinaria. (Fattispecie anteriore alla novella apportata dalla l. n. 220 del 2012). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15547.


Condominio negli edifici - Delibera di approvazione della spesa - Mancanza del relativo stato di ripartizione - Liquidità ed esigibilità del credito del singolo condomino - Sussistenza - Ricorso per ingiunzione - Ammissibilità.
In tema di riscossione degli oneri condominiali, non costituisce motivo di revoca dell'ingiunzione, ottenuta sulla base della delibera di approvazione di una spesa, la mancata approvazione del relativo stato di riparto, atteso che le spese deliberate dall'assemblea si ripartiscono tra i condomini secondo le tabelle millesimali, ai sensi dell'art. 1123 c.c., cosicchè ricorrono le condizioni di liquidità ed esigibilità del credito che consentono al condominio di richiederne il pagamento con procedura monitoria nei confronti del singolo condomino. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Febbraio 2017, n. 4672.


Contratti - Effetti del contratto - Esecuzione di buona fede - Credito nascente da un unico rapporto obbligatorio - Proposizione di due diversi giudizi, uno monitorio ed uno ordinario, per riscuotere l'unico credito - Frazionamento giudiziale contrario alla buona fede - Esclusione - Fondamento.
L'attore che, a tutela di un credito nascente da un unico rapporto obbligatorio (nella specie per il pagamento di compensi professionali), agisce, dapprima, con ricorso monitorio, per la somma già documentalmente provata, e, poi, in via ordinaria, per il residuo, non viola il divieto di frazionamento di quel credito in plurime domande giudiziali, e non incorre, pertanto, in abuso del processo, - quale sviamento dell'atto processuale dal suo scopo tipico, in favore di uno diverso ed estraneo al primo - stante il diritto del creditore a ricorrere ad una tutela accelerata, mediante decreto ingiuntivo, per la parte di credito assistita dai requisiti per la relativa emanazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Novembre 2016, n. 22574.


Istanza ex art. 186-ter c.p.c. avente ad oggetto il rilascio di un immobile – Insussistenza dei presupposti di di cui all'art. 633 comma 1 n. 1 e comma 2 c.p.c. e di cui all'art. 634 c.p.c. – Inammissibilità.
E’ inammissibile la domanda di ingiunzione ex art. 186 ter c.p.c. avente ad oggetto il rilascio di un immobile, non ricorrendo i presupposti di cui all'art. 633 comma 1 n. 1 e comma 2 c.p.c. e di cui all'art. 634 c.p.c. (Michele Cespa) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Luglio 2016.


Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Carenza di oggetto – Nullità – Sussiste
.
È infondata la domanda di condanna al pagamento di interessi cc.dd. post-fallimentari – vale a dire, maturati dopo l’apertura del concorso ed in pendenza della procedura concorsuale (nella specie, di amministrazione straordinaria ex L. n. 95/197) sui crediti chirografari in origine ammessi allo stato passivo –, rivolta dal creditore ammesso al passivo al debitore successivamente tornato in bonis. Una tale domanda, infatti, è rivolta a chiedere la condanna di quest’ultimo al pagamento di interessi di natura moratoria: tuttavia, nell’ipotesi di sottoposizione a procedura concorsuale nessun inadempimento colposo e, conseguentemente, nessuna mora, è imputabile al debitore, in quanto questi è spossessato ex lege dell’amministrazione dei propri beni e mai avrebbe potuto pagare i debiti cristallizzati nello stato passivo per far cessare la maturazione dei pretesi interessi: tale condotta, infatti, concretizzerebbe addirittura gli estremi del reato di bancarotta preferenziale punito dall’art. 216, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

È nulla per carenza di oggetto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c., la cessione di un credito per capitale ammesso allo stato passivo di una procedura concorsuale già previamente ed integralmente soddisfatto dalla procedura stessa, in quanto esso si era già così estinto alla data della cessione e nessun ulteriore credito per interessi cc.dd. post-fallimentari può essere medio tempore venuto ad esistenza. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 03 Maggio 2016.


Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Interessi compensativi – Indisponibilità giuridica del patrimonio – Non esigibilità – Non decorrenza di interessi – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Interessi post-fallimentari – Carenza di mora del debitore spossessato – Insussistenza del credito

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Domanda di pagamento contro il creditore tornato in bonis – Azionabilità dei crediti per interessi cc.dd. post-fallimentari non soddisfatti – Mancato richiamo alla disciplina fallimentare – Rigetto

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Cessione – Credito per capitale ed interessi ammesso e già soddisfatto – Credito litigioso – Carenza di oggetto – Nullità – Non sussiste

Procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi – Difetto di domanda di ammissione – Redazione officiosa dello stato passivo – Sospensione della prescrizione – Non operatività
.
Deve ritenersi che non maturino interessi corrispettivi sui crediti ammessi allo stato passivo della procedura di amministrazione straordinaria ex L. 95/1979 (c.d. Legge Prodi), cui è applicabile la disciplina dello spossessamento prevista dalla Legge Fallimentare stante il richiamo dell’art. 1 d.l. n. 26/1979 agli artt. 195 e ss. L.fall.. La condizione di spossessamento del debitore sottoposto a procedura concorsuale, infatti, non rappresenta una mera indisponibilità di fatto, atteso che ciò che si realizza non è l’impossibilità materiale del debitore di adempiere, ma la perdita dell’amministrazione e della disponibilità giuridica di tutto il patrimonio: se ne deve concludere, dunque, che i crediti ammessi allo stato passivo divengano esigibili nei confronti della procedura concorsuale nei modi stabiliti dalla legge, mentre sono inesigibili nei confronti del fallito, in quanto, da un lato, il creditore non può chiedere l’adempimento e, dall’altro, il fallito non può adempiere, sicché manca il requisiti dell’esigibilità previsto dall’art. 1282 c.c. affinché si producano interessi nel corso della procedura concorsuale stessa. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Analogamente deve ritenersi che non maturano interessi moratori sui crediti ammessi al concorso: essi, infatti, configurano una forma di risarcimento del danno in quanto la mora nell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie consiste nel ritardo colpevole che giustifica il diritto del creditore al risarcimento del danno quantificato nella misura degli interessi legali ex art. 1224 c.c.. Per contro, il debitore sottoposto a procedura concorsuale non può essere considerato responsabile del ritardo nel pagamento del credito per capitale a partire dal momento in cui, avendo perso la disponibilità del patrimonio, non ha più alcun potere di adempiere. Ne discende che durante la procedura gli interessi moratori non maturano nei confronti del debitore fallito e riprendono a decorrere dalla chiusura della procedura per la sola ipotesi in cui sussista un residuo debito e solo entro tali limiti il creditore potrà agire nei confronti del debitore successivamente tornato in bonis ai sensi dell’art. 120, comma terzo, l.fall.. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Il D.l. n. 26/1979, poi convertito in L. n. 95/1979 (Legge Prodi) e il D.lgs. n. 270/1999, come pure nemmeno le norme sulla liquidazione coatta amministrativa, dalle prime richiamate, fanno riferimento espresso all’art. 120 l.fall., sicché – in ossequio all’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass. civ., n. 177/2008 e n.23275/06), secondo cui la disciplina del fallimento si applica alle altre procedure concorsuali solo ove espressamente richiamata –, nello specifico caso dell’amministrazione straordinaria è ab origine impossibile che il creditore ammesso al passivo possa agire per ottenere il pagamento degli interessi cc.dd. post-fallimentari nei confronti del debitore tornato in bonis. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Non può predicarsi la nullità ai sensi del combinato disposto degli artt. 1418, secondo comma, e 1325, n. 3), c.c. dell’atto di cessione di un credito per capitale ed interessi ammessi allo stato passivo di una procedura concorsuale e già soddisfatti dalla procedura medesima, nonché per interessi cc.dd. post-fallimentari, in quanto essa ha ad oggetto un credito contestato su cui pende un apposito giudizio di accertamento: l’eventualità che il credito contestato risulti inesistente non inficia il contratto di cessione, che ha ad oggetto proprio il credito che potrebbe anche non sussistere nel merito. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)

Nella procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi l’ammissione allo stato passivo avviene mediante formazione officiosa dello stesso da parte dei Commissari straordinari e i crediti ivi registrati sono quelli per capitale ed interessi anteriori alla sottoposizione alla procedura: non si ha una domanda di insinuazione riconducibile all’art. 94 l.fall. e, pertanto, non si produce l’effetto interruttivo-sospensivo della prescrizione ivi previsto. L’ammissione allo stato passivo, rappresentando riconoscimento di debito, interrompe la prescrizione con effetto istantaneo e, anche se si volesse ritenere il contrario, l’effetto sospensivo riguarderebbe i soli crediti per capitale ed interessi nella misura ammissibile al concorso e non, quindi, i cc.dd. interessi post-fallimentari. (Vincenzo Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 03 Maggio 2016.


Mediazione in genere – Mediazione obbligatoria – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della mediazione – Incombe sull’opposto.
In caso di opposizione a decreto ingiuntivo, ed una volta che sia stata resa la pronunzia sulla concessione o sulla revoca della provvisoria esecuzione, la parte onerata di proporre la domanda di mediazione è il creditore opposto.
La conseguenza di quanto affermato è che l’improcedibilità non colpisce la domanda dell’opponente (domanda che tale non è, salve le riconvenzionali), bensì quella dell’opposto: e, pertanto, il decreto ingiuntivo dev’essere revocato.
Il co. 1 bis dell’art. 5, d. lgs. 28/2010, onera della mediazione chi intende esercitare in giudizio un’azione, ed è jus receptum che, nel caso del procedimento monitorio, seguito da opposizione, chi esercita l’azione, ossia l’attore, è il creditore, che insta per l’emanazione del decreto ingiuntivo (e, del resto, la pendenza della lite tra ricorrente e debitore risale, ai sensi dell’art. 643, co. 3, c.p.c., alla notificazione del ricorso e del decreto): anzi, prim’ancora, che chiede al Giudice l’attribuzione di un bene della vita.
L’opponente, al contrario, subisce la domanda, ed appare anomalo e vessatorio imporgli di adempiere ad un onere, posto come condizione di procedibilità, quando, evidentemente, nessun interesse esso nutre, contrariamente al creditore opposto, all’emissione di una condanna contro di lui.
La S.C., recentemente (Cass. civ., Sez. III, 7.10.2015-3.12.2015, n. 24629), ha affermato che sull’opponente deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga, e che, del resto, non si vede a quale logica di efficienza risponda una interpretazione che accolli al creditore del decreto ingiuntivo l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo.
Tali asserzioni sono difficilmente compatibili col testo dell’art. 5, co. 4, d. lgs. 4.3.2010, n. 28, secondo cui i commi 1 bis e 2 non si applicano nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.
Ciò significa che:
1) non è vero che l’opponente abbia inteso precludere la via breve per percorrere la via lunga: l’opponente, infatti, prima della pronunzia sulle istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione, non deve esperire la mediazione: sicché non gli si può imputare di averla omessa;
2) non è vero che al creditore sia imposto l’onere di effettuare il tentativo di mediazione quando ancora non si sa se ci sarà opposizione allo stesso decreto ingiuntivo: la questione, infatti, che si pone nei casi come quello di specie, non è certo se il creditore, che abbia depositato il ricorso monitorio, debba proporre la domanda di mediazione prima che la controparte abbia sollevato l’opposizione (e, dunque, senza neppure sapere se opposizione sorgerà): il problema, invece, è di verificare quale delle parti debba esperire la mediazione medesima, ma solo una volta proposta l’opposizione ed esaurita la fase attinente alla concessione, od alla sospensione, della provvisoria esecuzione. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Gennaio 2016.


Parcella opinata dall’ordine competente – Sua idoneità a costituire prova scritta del credito ai sensi dell’art. 186 ter c.p.c. – Esclusione.
La parcella opinata dall’ordine competente non costituisce prova scritta del credito ai fini del rilascio della ordinanza ex art. 186 ter, primo comma c.p.c., atteso che quest’ultima norma richiama l’art. 633, primo comma n.1 e secondo comma, c.p.c. e non anche l’art. 636 c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Novembre 2015.


Controversia soggetta (in tesi) a negoziazione assistita – Istanza di ordinanza ex art. 186 ter c.p.c. – Preclusione all’emissione della stessa per la necessità di esperire la negoziazione assistita – Esclusione .
Poiché l’ordinanza ai sensi dell’art. 186 ter c.p.c. rientra nella categoria dei provvedimenti urgenti di cui all’art. 3, comma 4, del d.l. 132/2014, la sua emissione non è preclusa dal mancato esperimento del procedimento di negoziazione assistita nei casi in cui esso è previsto quale condizione di procedibilità della domanda. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Novembre 2015.


Eccezione di improcedibilità della domanda palesemente infondata – Carattere dilatorio della stessa – Sua rilevanza ai fini dell’art. 642, comma 2, c.p.c come richiamato dall’art. 186 ter c.p.c. – Sussistenza.
La palese infondatezza della eccezione di improcedibilità della domanda, per mancato espletamento del procedura di negoziazione assistita, rivela un intento dilatorio della parte che l’ha sollevata ed è quindi sufficientemente indicativa della sussistenza del presupposto del grave pregiudizio nel ritardo di cui all’art. 642, comma 2, c.p.c. come richiamato dall’art. 186 ter, secondo comma, c.p.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Novembre 2015.


Procedimento per ingiunzione nei confronti di società ammessa a procedura di concordato preventivo - Ammissibilità.
E’ ammissibile la procedura per ingiunzione proposta nei confronti di soggetto ammesso alla procedura di concordato preventivo, atteso che tale procedura preclude le azioni esecutive, ma non le azioni di accertamento e condanna che restano proponibili. (Concetta Grillo) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 08 Ottobre 2015.


Improcedibilità dell’opposizione per omesso esperimento del tentativo di conciliazione - Improcedibilità dell’opposizione per mancata comparizione di tutte le parti davanti al mediatore - Infondatezza.
E’ infondata la questione pregiudiziale rispetto ad ogni altra, relativa alla pretesa (da parte dell’Istituto opposto) di improcedibilità dell’opposizione per omesso esperimento del tentativo di mediazione obbligatorio da parte dei garanti, persone fisiche (unica questione tempestivamente eccepita dalla parte e rilevata dallo scrivente in sede di prima udienza) nonché per mancata comparizione personale di tutte le parti opponenti dinanzi al mediatore (questione in verità non eccepita dalla parte e non rilevata entro quel rigoroso termine preclusivo, ma solo nell’ambito delle conclusionali ex art. 190 cpc). (Paolo Borrelli) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 08 Settembre 2015.


Nullità del contratto di credito al consumo sottoscritto tra il venditore ed il consumatore per omissione della descrizione analitica del bene finanziato, del prezzo di acquisto e delle condizioni del trasferimento  del diritto di proprietà, ove non contestuale – Sussiste

Diritto della banca che ha erogato il finanziamento al rivenditore di pretendere la restituzione dell’importo nei confronti del consumatore – Non sussiste

Procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, ammissibilità dell’eccezione di nullità del contratto da cui il credito deriva sollevata con la memoria ex art. 183 VI co. c.p.c. – Sussiste
.
Ai sensi dell’art. 124 n. 3 TUB ( D. Lgs. 385/93), nel testo ratione temporis applicabile, con riferimento ai contratti che abbiano ad oggetto determinati beni o servizi, deve ritenersi la fondatezza dell’eccezione di nullità del contratto di finanziamento sottoscritto tra il venditore ed il consumatore, ove il testo contrattuale non contenga la descrizione analitica del bene, il prezzo di acquisto e le condizioni del trasferimento del diritto di proprietà, nei casi in cui il passaggio di proprietà non sia immediato, atteso che si tratta di requisiti di forma-contenuto previsti a pena di nullità. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

Stante la nullità del contratto di finanziamento, l’erogazione della somma al venditore configura, in sostanza, un indebito oggettivo, per il quale tenuto alla restituzione è il solo percipiente, nella specie il venditore. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

Sono ammissibili le eccezioni nuove relative alla nullità totale del contratto da cui il credito deriva, introdotte con la memoria ex art. 183 comma 6 n. 1 c.p.c., poiché, trattandosi di eccezioni rilevabili d’ufficio ai sensi dell’art. 1421 c.c., non opera il limite temporale della loro proposizione nell’atto di citazione che, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, è equivalente alla comparsa di risposta del convenuto nel rito ordinario. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 01 Agosto 2015.


Sequestro finalizzato alla confisca (codice antimafia) – Accertamento pretesa creditoria in sede civile – Ammissibilità.
L’accertamento della pretesa creditoria a fronte di una confisca non ancora definita rende inapplicabile l’accertamento incidentale in sede penale ex art. 52 cod. antimafia.
 
E’ onere dell’amministratore giudiziario dare la prova positiva dei rapporti illeciti o almeno sospetti tra le parti non potendosi pretendere la prova negativa da parte del creditore istante. (Giuseppe Testa) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 22 Luglio 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Decreto ingiuntivo opposto provvisoriamente esecutivo - Efficacia nei confronti del fallimento - Esclusione.
Nel caso in cui la dichiarazione di fallimento del debitore sopravvenga nelle more dell'opposizione da lui proposta contro il decreto ingiuntivo, il curatore non è tenuto a riassumere il giudizio, poiché il provvedimento monitorio, quand'anche provvisoriamente esecutivo, non è equiparabile ad una sentenza non ancora passata in giudicato, che viene emessa del contraddittorio delle parti, che, come tale, è, pertanto, totalmente priva di efficacia nei confronti del fallimento, al pari dell'ipoteca giudiziale iscritta in ragione della sua provvisoria esecutività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2015.


Decreto ingiuntivo europeo – Obbligo del deposito telematico – Applicabilità – Esclusione.
Nel caso di ingiunzione di pagamento europea, a norma del Regolamento CE 1896/2006, non si applica l’art. 16-bis d.l. 179/2012 e, pertanto, il ricorso per la pronuncia di ingiunzione monitoria deve essere presentato su supporto cartaceo e non telematico. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08 Aprile 2015.


Procedimento per ingiunzione - Notificazione - Modifica della copia autentica mediante l'introduzione fisica dell'atto di precetto - Inesistenza e invalidità - Esclusione.
Non vale a fondare il rilievo di inesistenza o invalidità della notifica del decreto monitorio, in ragione del fatto che l'atto si è rivelato comunque idoneo al raggiungimento dello scopo, la circostanza per cui la copia autentica del medesimo sarebbe stata modificata introducendo fisicamente al suo interno l'atto di precetto, qualora l'opponente non contesti che la copia, al momento della sua formazione, fosse effettivamente conforme all'originale del ricorso e del decreto, come certificato dalla attestazione di conformità all'originale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 16 Febbraio 2015.


Interessi legali – Interessi legali “maggiorati” ex art. 1284 comma VI c.c. (L. 132/2014) – Decorrenza dalla “domanda giudiziale” – Ricorso per decreto ingiuntivo – Qualificabilità in termini di “domanda giudiziale” ai fini degli effetti di cui all’art. 1284 comma IV c.c. – Sussiste.
Il ricorso per ingiunzione (art. 633 c.p.c.) va qualificato come domanda giudiziale. Ne consegue che, anche alla richiesta intesa ad ottenere una ingiunzione di pagamento può essere applicato l’art. 1284, comma IV c.c. (interesse cd. maggiorato): pertanto, se le parti non hanno determinato la misura degli interessi, dal momento in cui è depositato il ricorso per decreto ingiuntivo, il saggio degli interessi legali è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali» (artt. 4,5, d.lgs. 231/2002). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Febbraio 2015.


Decreto ingiuntivo - Deposito cartaceo - Inammissibilità .
A decorrere dal 30 giugno 2014, per il procedimento davanti al tribunale di cui al libro IV, titolo I, capo I del codice di procedura civile, escluso il giudizio di opposizione, il deposito dei provvedimenti, degli atti di parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici (art. 16-bis d.l. 18.10.2012, n. 179). Ne consegue che il ricorso per decreto ingiuntivo, depositato con modalità cartacea, è inammissibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 01 Luglio 2014.


Processo civile telematico - Ricorso per ingiunzione su supporto cartaceo - Inammissibilità..
A far data dal 30 giugno 2014 sono inammissibili i ricorsi per decreto ingiuntivo depositati "in cartaceo" presso la Cancelleria". (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 30 Giugno 2014.


Competenza nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Rilevanza del momento del deposito del ricorso – Opposizione proposta innanzi al Tribunale che ha accorpato il territorio della sezione distaccata prima rientrante in altro circondario – Opposizione davanti a giudice incompetente per territorio – Inammissibilità.
La competenza sulla opposizione a decreto ingiuntivo emesso su ricorso depositato prima del 14 settembre 2013, data di entrata in vigore della riforma delle circoscrizioni giudiziarie prevista dal D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 155 (nel caso di specie il provvedimento monitorio era stato emesso dal Giudice della sezione distaccata di Afragola del Tribunale di Napoli su ricorso depositato prima della nascita del Tribunale di Napoli Nord, ufficio che ha accorpato anche il territorio che un tempo era della Sezione distaccata di Afragola) si determina con riferimento al momento del deposito del ricorso medesimo e ove l’opposizione sia proposta dinanzi a un giudice incompetente per territorio (sia pure dello stesso grado di quello realmente titolato a conoscere della questione) quale è il Tribunale che ha accorpato il territorio della sezione distaccata prima rientrante in altro circondario, non consente di disporre la prosecuzione del giudizio ex art. 50 c.p.c. ( riassunzione della causa davanti al giudice competente) ma comporta la inammissibilità della opposizione medesima. (Felice Angelo Pizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 25 Giugno 2014.


Processo civile telematico - Ricorso per ingiunzione - Ricorso formato da immagine che non consente operazioni di selezione e copia di parti - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso per decreto ingiuntivo depositato nell’ambito del processo civile telematico costituito e formato mediante la scansione di un’immagine che non consente operazioni di selezione e copia di parti anziché, come prescritto, mediante la trasformazione in formato “pdf” di un documento in formato testo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Giugno 2014.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Contratto d’opera professionale avente ad oggetto progettazione e direzione dei lavori per realizzazione fabbricato civile abitazione a tre livelli – Opera riservata competenza professionale ingegneri – Nullità del contratto ex art. 1418 c.c. – Sussiste – Azione residuale di arrichimento – Inammissibilità..
Il progetto redatto da un geometra in materia riservata alla competenza professionale degli ingegneri è illegittimo. Per evitare facili elusioni della normativa che limita le competenze dei geometri, si ritiene che il contratto sia nullo anche se il geometra si faccia controfirmare il progetto da un ingegnere o se quest’ultimo diriga i lavori o esegua i calcoli in cemento armato. Ne consegue che, nella suddetta ipotesi, il rapporto tra il geometra ed il cliente è radicalmente nullo ed al primo non spetta alcun compenso per l’opera svolta, ai sensi dell’art. 2231 c.c. Tale orientamento rigoroso della giurisprudenza, la quale non solo reputa nullo un contratto con cui si incarichi un geometra della progettazione di una costruzione civile di non modesta entità e che comporti calcoli in cemento armato, ma esclude anche la ammissibilità in favore del geometra di un’azione di arricchimento, si giustifica con l’esigenza, a tutela della pubblica incolumità, di scongiurare assolutamente l’esercizio di un’attività di progettazione di costruzioni destinate a civili abitazioni da parte di soggetti, che non hanno le idonee competenze professionali per farlo. (Angelo Pulito - Maria Cristina Tallini) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 25 Marzo 2014.


Decreto ingiuntivo per somme a titolo di equa riparazione – Notifica – Non concessione della provvisoria esecuzione – Efficacia esecutiva del decreto – Rifiuto della Cancelleria alla apposizione della formula esecutiva..
In tema di decreto di ingiunzione al pagamento di equa riparazione ai sensi e per gli effetti della legge n. 89/2001 emesso nei confronti della Pubblica Amministrazione (nella specie Ministero della Giustizia), al giudice è consentito ex lege di autorizzare la provvisoria esecuzione solo in mancanza del pagamento della somma liquidata a titolo di equa riparazione, cosicché la prova che l'interessato debba dare della preventiva escussione dell'Amministrazione Pubblica e del mancato pagamento da parte di quest'ultima opera come condizione della successiva concreta esecuzione del provvedimento, e non anche della intrinseca esecutività o efficacia esecutiva di esso. Conseguentemente, la mancata esibizione di una prova del genere da parte del creditore non può essere a questi opposta dalla Cancelleria quale causa ostativa alla apposizione, sul decreto, della formula esecutiva di cui all'art. 475 c.p.c. ma potrebbe solo essere fatta valere dalla Pubblica Amministrazione debitrice per paralizzare una eventuale azione esecutiva che fosse eventualmente stata promossa dal medesimo creditore in assenza della preventiva richiesta e, del conseguente rifiuto, di pagamento. In una tale ipotesi di rifiuto opposto al richiedente dalla Cancelleria e, dal quale ne derivi la mancata notificazione da parte del ricorrente nei termini di legge, va accolta la richiesta di rimessione in termini formulata dal medesimo per la notifica del decreto di ingiunzione. (Michela Forte) (Riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 16 Ottobre 2013.


Abrogazione tacita degli artt. 633, n. 2 e 3 e 636 c.p.c. a seguito della entrata in vigore della c.d. riforma parametri.

Natura dei parametri introdotti dal d.m. 140/2012 – Criterio meramente orientativo, utile al giudice per adeguare la liquidazione alle caratteristiche del caso concreto – Necessità di una verifica da parte del giudice sull’effettiva esecuzione delle attività, giudiziali o stragiudiziali, asserite dal professionista.

Effetti abrogativi taciti della legge 27/2012 – Permanenza del potere di opinamento della parcella da parte dei consigli degli ordini professionali per i contratti di prestazione d’opera professionale conclusi a decorrere dal 25 gennaio 2012 – Esclusione.
.
L’art. 9, comma 5, della l.27/2012 ha avuto una portata parzialmente abrogatrice dell’art. 2233, primo comma, c.c. atteso che non menziona gli usi e esclude implicitamente la necessità, per l’organo giurisdizionale che debba procedere alla liquidazione, di sentire l’associazione professionale cui si riferisce l’art. 2233 c.c.” (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Se, sotto il profilo normativo, può ritenersi tacitamente abrogata, ai sensi dell’art. 15 disp. preleggi la norma, di diritto sostanziale, che richiedeva il coinvolgimento dell’associazione professionale nella determinazione del compenso del professionista, la medesima sorte hanno avuto le disposizioni processuali che di quella costituivano una specifica applicazione (l’artt. 633, commi 1, nn. 2 e 3 e l’art. 636 c.p.c.) e tutte quelle che contemplavano il potere di opinamento delle associazioni professionali, perlomeno rispetto ai contratti di prestazione d’opera professionale conclusi dopo la data di entrata in vigore (25 gennaio 2012) di tale testo normativo e per i quali il credito del professionista vada determinato in base ai parametri introdotti dal d.m. 140/2012. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 25 Settembre 2013.


Giudizio di rinvio - Domanda di restituzione di quanto pagato in seguito a sentenza cassata con rinvio a corte d'appello - Procedimento monitorio - Ammissibilità - Competenza della corte in composizione monocratica - Opposizione - Trattazione collegiale..
La domanda d’ingiunzione alla restituzione di quanto una parte abbia pagato in forza di una sentenza di merito poi cassata con rinvio ad una corte d’appello rientra nella competenza della medesima corte d’appello, che deve però provvedervi in composizione monocratica, ferma la trattazione collegiale dell’eventuale giudizio di opposizione di cui agli artt. 645 e ss. c.p.c.. (fb) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 10 Novembre 2010.


Procedimento monitorio – Procedimento di mediazione ex art. 4, comma 3, d.lgs. 28/2010 – Obbligo dell'avvocato di avvertire il cliente – Sussistenza – Rilevanza del procedimento di mediazione sino alla decisione sulla provvisoria esecuzione. (27/07/2010).
Il cliente deve essere avvisato dall’avvocato del procedimento di mediazione, ex art. 4, comma 3, d.lgs. 28/2010, anche all’atto di conferimento di incarico per ottenere una ingiunzione di pagamento ex art. 633 codice procedura civile. In materia di procedimento per decreto ingiuntivo, infatti, già prima dell’eventuale giudizio monitorio, pur essendo esclusa la mediazione obbligatoria e quella su impulso giudiziale, è, però, possibile il ricorso alla mediazione cd. facoltativa e la parte deve esserne messa a conoscenza; inoltre e, comunque, il cliente deve essere avvisato della rilevanza che potrà avere il decreto 28/2010 in prosieguo di giudizio, atteso che la “sospensione” dei commi 1 e 2 dell’art. 5 cessa nel momento in cui il giudice scioglie la sua decisione sulla provvisoria esecuzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 30 Giugno 2010.


Procedimento d’ingiunzione – Diritto alla consegna di documenti riferibili a diritti di credito – Rapporti bancari – Sussistenza..
E' possibile ricorrere al procedimento monitorio di cui agli artt. 633 e ss. cod. proc. civ. al fine di ottenere la consegna di determinati documenti riferibili a diritti di credito, quali quelli previsti dall’art. 119, comma 6, del d.lgs. n. 385/1993 (Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), posto che il diritto del cliente alla consegna dei documenti relativi al suo contratto ha natura di diritto soggettivo di rango primario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 02 Novembre 2009.