LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO VI
Della sospensione e dell'estinzione del processo
CAPO II
Dell'estinzione del processo

Art. 632

Effetti dell'estinzione del processo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Con l'ordinanza che pronuncia l'estinzione è disposta sempre la cancellazione della trascrizione del pignoramento. Con la medesima ordinanza il giudice dell'esecuzione provvede alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti, se richiesto, e alla liquidazione dei compensi spettanti all'eventuale delegato ai sensi dell'articolo 591-bis.

II. Se l'estinzione del processo esecutivo si verifica prima dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, essa rende inefficaci gli atti compiuti; se avviene dopo l'aggiudicazione o l'assegnazione, la somma ricavata è consegnata al debitore.

III. Avvenuta l'estinzione del processo, il custode rende al debitore il conto, che è discusso e chiuso davanti al giudice della esecuzione.

IV. Si applica la disposizione dell'articolo 310 ultimo comma.


GIURISPRUDENZA

Procedura esecutiva – Unico debitore – Pluralità di creditori – Unica procedura – Vizio azione esecutiva per un creditore – Separazione esecuzioni – Estinzione procedura viziata.
Allorché sorgano contestazioni in merito al credito vantato da uno dei diversi creditori che abbiano azionato un unico atto di pignoramento nei confronti del medesimo debitore, l’eventuale accoglimento delle doglianze relative al credito vantato da uno dei singolo creditori non travolge la procedura esecutiva nella sua interezza, ma si limita a pregiudicare la posizione di quel singolo creditore, comportando, sotto un profilo processuale, la separazione in diverse procedure esecutive di quella originaria unica procedura che, per ragioni di opportunità, i creditori procedenti avevano ritenuto di azionare con un unico atto di pignoramento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 18 Aprile 2017.


Concordato preventivo - Ammissione - Domanda - Effetti - Improseguibilità del processo esecutivo - Conseguenze - Sospensione della vendita da parte del giudice dell'esecuzione - Ammissibilità.
La proposizione di una domanda di concordato preventivo determina, ai sensi dell'art. 168, comma 1, l.fall., non già l'estinzione ma l'improseguibilità del processo esecutivo, che entra in una situazione di quiescenza perché i beni che ne costituiscono l'oggetto materiale perdono "de iure" e provvisoriamente la destinazione liquidatoria così come progettata con il pignoramento, con la conseguenza che il giudice dell'esecuzione correttamente provvede, ex artt. 486 e 487 c.p.c., a sospendere la vendita eventualmente fissata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - In genere - Opposizione allo stato passivo - Procedura esecutiva dichiarata improcedibile per fallimento dell'esecutato e mancato intervento in essa del curatore - Diritto del professionista delegato alle operazioni di vendita ad insinuare al passivo il credito per il proprio compenso - Esclusione - Fondamento

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Il professionista delegato alle operazioni di vendita in una procedura esecutiva immobiliare, poi dichiarata improcedibile per il sopravvenuto fallimento dell'esecutato ed il mancato intervento in essa della curatela, non può insinuarsi al passivo concorsuale per quanto invocato come proprio compenso, - da anticiparsi, invece, dal creditore procedente, salva la successiva sua facoltà di chiederne l'ammissione al passivo per quanto corrispondentemente versato - atteso che il principio di conservazione dell'efficacia degli atti esecutivi compiuti da ciascun creditore prima della dichiarazione di fallimento non giustifica l'imputazione al fallimento stesso anche delle spese relative a quegli atti, la quale è, invece, subordinata alla decisione, discrezionale, del curatore di appropriarsene, così da non dover rispondere degli esborsi riguardanti le azioni esecutive individuali che non abbiano prodotto alcun vantaggio per la massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Dicembre 2015, n. 25585.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sopraggiungere, prima del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste per la chiusura del fallimento ai sensi dell'art. 118, numero 2), legge fall. - Conseguenze - Caducazione del potere - dovere di emettere il decreto di trasferimento - Esclusione - Ragioni e fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il verificarsi, prima della emissione del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste dall'art. 118, primo comma, numero 2), legge fall. per la chiusura del fallimento, non priva il giudice delegato del potere - dovere di emettere detto decreto, giacché (salvo il potere di sospensione del giudice delegato, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., ma solo in caso di avvenuta aggiudicazione ad un prezzo notevolmente inferiore a quello giusto) una volta che l'aggiudicatario abbia versato il prezzo, per esso si consolida il diritto al trasferimento coattivo, secondo un principio ricavabile dall'art. 632, secondo comma, cod. proc. civ., applicabile alla vendita fallimentare in virtù del rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile dettato dall'art. 105 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2004, n. 12969.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Scelta del curatore di non coltivare la procedura - Improcedibilità della stessa - Caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento - Esclusione - Fondamento.
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di uno o più immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall. il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione; pertanto, nell'ipotesi in cui il curatore ritenga di attuare altre forme di esecuzione, la procedura individuale, non proseguita, per sua scelta, dal curatore, ne' proseguibile, ai sensi dell'art. 51 legge fall., dal creditore istante, diventa improcedibile, ma tale improcedibilità non determina la caducazione degli effetti sostanziali del pignoramento, giacché nella titolarità di quegli effetti è già subentrato automaticamente e senza condizioni il curatore a norma dell'art. 107 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Aprile 1999, n. 3729.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazioni in corso - Rinuncia agli atti da parte del curatore subentrato al creditore istante - Conseguente ordinanza dichiarativa dell'estinzione del processo esecutivo - Deduzione della nullità della rinuncia o della mancanza di altri presupposti - Reclamo al collegio - Necessità - Omissione - Riassunzione del procedimento esecutivo estinto - Preclusione.
Allorche, a seguito di rinuncia agli Atti da parte del curatore del fallimento, che si sia sostituito al creditore istante a norma dell'art 107 legge fall nell'espropriazione immobiliare in corso, sia stata pronunciata dal giudice dell'esecuzione ordinanza dichiarativa dell'Estinzione del processo esecutivo, l'assunta nullita della rinuncia o la Mancanza di altri presupposti (nella specie, pretesa autorizzazione del tribunale fallimentare anziche dal giudice delegato) deve essere fatta valere mediante reclamo al collegio con la conseguenza che, in caso di mancato reclamo, al creditore resta preclusa, a norma dell'art 632 cod proc civ, la riassunzione del procedimento esecutivo ormai estinto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 1981, n. 783.