LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO V
Delle opposizioni
CAPO I
Delle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all'esecuzione
SEZIONE I
Delle opposizioni all'esecuzione

Art. 615

Forma dell'opposizione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è ancora iniziata, si può proporre opposizione al precetto con citazione davanti al giudice competente per materia o valore e per territorio a norma dell'articolo 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte l'efficacia esecutiva del titolo. Se il diritto della parte istante e' contestato solo parzialmente, il giudice procede alla sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in relazione alla parte contestata. (1).

II. Quando è iniziata l'esecuzione, l'opposizione di cui al comma precedente e quella che riguarda la pignorabilità dei beni si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa. Questi fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto. Nell’esecuzione per espropriazione l’opposizione è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552, 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile. (2)



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(1) Periodo aggiunto dall'art. 13 del D.L. 27 giugno 2015, n. 83 convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2015 n. 132. La modifica si applica anche ai procedimenti pendenti alla data del 27 giugno 2015 di entrata in vigore del citato decreto. Quando e' gia' stata disposta la vendita, la stessa ha comunque luogo con l'osservanza delle norme precedentemente in vigore e le disposizioni di cui al presente decreto si applicano quando il giudice o il professionista delegato dispone una nuova vendita.
(2) Periodo aggiunto dall'art. 4 del D.L. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla L. 30 giugno 2016, n. 119. La modifica si applica ai procedimenti di esecuzione forzata per espropriazione iniziati successivamente al 3 lluglio 2016, data di entrata in vigore della legge di conversione del citato decreto-legge.

GIURISPRUDENZA

Reclamabilità per via sistematica o analogica dell’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo – Esclusione.
È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta dal giudice dell’opposizione a precetto.

La novella legislativa di cui alla legge 80/2005 (di conversione del decreto legge 35/2005), che ha introdotto la regola della reclamabilità dei provvedimenti del giudice dell’esecuzione in materia di sospensione della procedura esecutiva ex art. 624, comma 1, c.p.c., si riferisce inequivocabilmente  alla sola sospensione disposta nelle sedi di cui all’art. 615, comma 2, e 619 c.p.c., e non anche al caso che l’esecuzione non sia ancora iniziata ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c.

La reclamabilità dell’ordinanza con la quale il giudice dell’opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo non può desumersi nemmeno dalle norme sul procedimento cautelare uniforme, in quanto l’art. 669 quaterdecies c.p.c. limita l’applicabilità di tali norme ai provvedimenti previsti nelle sezioni II, III e V del libro IV del codice di procedura civile, da cui esula quello de quo.

Alla paventata interpretazione analogica dell’art. 624, comma 2, osta anche il principio di tipicità dei mezzi di impugnazione che deve necessariamente far propendere per una interpretazione restrittiva del testo normativo.

La scelta del legislatore appare, peraltro ragionevole, perché, una volta respinta di sospensione ex art. 615, comma 1, c.p.c., la procedura ha di regola inizio con il pignoramento, sicché per un verso diviene inutile continuare ad occuparsi della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, per altro verso il debitore ha ancora a disposizione gli strumenti di cui all’art. 624 c.p.c. per ottenere, dal giudice dell’esecuzione o dal giudice del reclamo, la sospensione della procedura esecutiva ed eventualmente la conseguente estinzione del pignoramento. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo, 24 Ottobre 2018.


Opposizione all'esecuzione ex art 615 c.p.c. - Determinazione valore della causa in ipotesi di violazione termine di durata ragionevole del processo di esecuzione - Identificazione con il valore del credito azionato con l'atto di pignoramento.
In tema di equa riparazione, in caso di violazione del termine di ragionevole durata del processo di esecuzione, il valore della causa va identificato, in analogia con il disposto dell'art. 17 c.p.c., con quello del credito azionato con l'atto di pignoramento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Ottobre 2018, n. 24362.


Concordato preventivo – Improcedibilità delle azioni esecutive individuali ex art. 168 L.F. – Pignoramento presso terzi – Emissione della ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. prima dell’avvio della procedura concorsuale – Pagamento del terzo in pendenza della procedura concorsuale.
È inammissibile l’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. proposta dal debitore esecutato successivamente all’emissione – avvenuta prima dell’avvio della procedura di concordato preventivo – dell’ordinanza di assegnazione delle somme pignorate, ex art. 553 c.p.c., provvedimento questo che costituisce l’atto finale e conclusivo del processo di esecuzione forzata presso terzi.

La dichiarazione di inammissibilità non è impedita né dalla circostanza che il pagamento ad opera del terzo pignorato ed in favore del creditore procedente sia stato effettuato coattivamente ed in epoca successiva alla ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo (in quanto tale il pagamento deve essere considerato atto successivo rispetto ad una procedura esecutiva esaurita e già conclusa con l’assegnazione della somma pignorata), né da quella che il debitore esecutato, ammesso al concordato, abbia proposto l’opposizione all’esecuzione prima dell’effettuazione del pagamento. (1) (Vincenzo Blaga) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 01 Ottobre 2018.


Esecuzione forzata - Provvedimento di chiusura del procedimento esecutivo - Revocabilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Azione di ripetizione di indebito da parte dell'espropriato dopo la chiusura del procedimento esecutivo - Esperibilità sul presupposto della illegittimità dell'esecuzione per motivi sostanziali - Esclusione.
In tema di esecuzione forzata, il provvedimento che chiude il procedimento esecutivo, pur non avendo, per la mancanza di contenuto decisorio, efficacia di giudicato, è, tuttavia, caratterizzato da una definitività insita nella chiusura di un procedimento esplicato col rispetto delle forme atte a salvaguardare gli interessi delle parti ed incompatibile con qualsiasi sua revocabilità, in presenza di un sistema di garanzie di legalità per la soluzione di eventuali contrasti, all'interno del processo esecutivo. Ne consegue che il soggetto espropriato non può esperire, dopo la chiusura del procedimento di esecuzione forzata, l'azione di ripetizione di indebito contro il creditore procedente (o intervenuto) per ottenere la restituzione di quanto costui abbia riscosso, sul presupposto dell'illegittimità per motivi sostanziali dell'esecuzione forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Agosto 2018, n. 20994.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione.
Al fine di accertare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell'art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso la sua interpretazione integrata con quanto previsto nell'atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo ed erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge (Cass. n. 17194 del 27/08/2015.)

Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, sebbene la somma sia stata dichiarata come erogata e quietanzata, essa, in verità, expressis verbis è stata costituita già con lo stesso contratto presso la stessa banca in deposito cauzionale, a garanzia dell'adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, tanto che, mentre in una parte del documento viene dichiarata come erogata, nel medesimo contratto viene invece indicata come ancora vincolata e giacente presso la banca, quindi non disponibile per il mutuatario.

In tal caso l’erogazione, dichiarata come quietanzata in contratto, in verità, in conseguenza della costituzione del deposito cauzionale infruttifero, è da ritenersi solo fittizia,  attesa la contestualità della quietanza e della successiva riconsegna della somma mutuata alla banca ai fini della costituzione del deposito cauzionale, sicché non può certo ritenersi che la somma mutuata sia mai entrata nella immediata giuridica disponibilità del mutuatario medesimo, venendo così a mancare proprio la c.d. la traditio anche sotto il profilo della disponibilità giuridica; a ben vedere, invero, il mutuante non ha creato un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, così da determinare l'uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest'ultimo, ovvero non ha, nello stesso contratto di mutuo, inserito specifiche pattuizioni, consistenti nell'incarico che il mutuatario conferisce al mutuante, di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo e che possano definirsi come equipollenti della traditio.

Nella sostanza, invece, il deposito cauzionale anzidetto appare piuttosto svolgere un’utilità solo in favore della banca, al fine di assicurare a quest’ultima il diritto ad incassare le rate dei mutui già con decorrenza dalla stipula, rate che saranno dovute in ogni caso, anche nel caso che la somma in deposito non sarà più svincolata per mancato compimento delle condizioni poste a carico del mutuatario.

Deve quindi ritenersi la sussistenza del requisito del fumus boni iuris richiesto ex lege ai fini dell’accoglimento dell’istanza di sospensione, assorbendo detto motivo anche tutti gli ulteriori motivi denunciati da parte opponente; parimenti deve ritenersi sussistente, anche ai fini dell’ulteriore profilo del periculum in mora, attesa la notevole entità del credito posto in esecuzione. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 24 Luglio 2018.


Apertura di credito ipotecaria per atto pubblico – Carenza di efficacia esecutiva – Sospensione dell'esecuzione ex art. 624 c.p.c..
E' privo di efficacia esecutiva il contratto di apertura di credito ipotecaria che, benchè stipulata per atto pubblico, non offra la prova della somma effettivamente utilizzata dal beneficiario a fronte dell'importo astrattamente messogli a disposizione, sì da consentire la determinazione del credito restitutorio solo da scritture contabili di formazione successiva, priva di valenza esecutiva. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 10 Luglio 2018.


Opposizione all'esecuzione - Sospensione dei termini feriali - Applicabilità - Esclusione - Prosecuzione del giudizio quanto alla domanda riconvenzionale - Operatività della sospensione - Sussistenza.
Nelle cause di opposizione all'esecuzione, la sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale, ai sensi degli artt. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742 e 92 dell'ordinamento giudiziario, non si applica, neppure con riguardo ai termini relativi ai giudizi di impugnazione, nell'ipotesi in cui il giudice si sia pronunciato esclusivamente sui motivi posti a fondamento dell'opposizione, a prescindere dal contenuto della sentenza e dai motivi di impugnazione; non si sottrae, invece, alla sospensione dei termini durante il periodo feriale la controversia nella quale il giudice di primo grado si sia pronunciato sulla domanda riconvenzionale avanzata dall'opposto e poi, in grado di appello, sia impugnata e si discuta soltanto di tale ultima pronuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Luglio 2018, n. 17328.


Vendita della cosa data in pegno - Opposizione del debitore - Natura - Conseguenze - Regime di impugnazione ex art. 616 c.p.c. ripristinato dall’art. 49 l. n. 69 del 2009 - Appellabilità della sentenza che conclude l’opposizione in primo grado - Ricorso per cassazione - Inammissibilità.
L'opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall'art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all'esecuzione, riconducibile all'art. 615 c. p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, compresa quella dell'appellabilità della sentenza che la conclude in primo grado - ripristinata, per le sentenza pubblicate a partire dal 4 luglio 2009, dall'ulteriore riforma dell'art. 616 c.p.c., di cui all'art. 49 della l. n. 69 del 2009 -, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione proposto direttamente avverso la sentenza di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Luglio 2018, n. 17268.


Opposizione all'esecuzione - "Credito per cui si procede" ai sensi dell'art. 17 c.p.c. - Nozione - Necessità - Ragioni dell’opposizione - Irrilevanza.
Nei giudizi di opposizione all'esecuzione il valore della controversia ai fini della competenza si determina, ai sensi dell'art. 17 c.p.c., in base all'importo indicato nell'atto di pignoramento, atteso che non assume rilievo la circostanza che l'opposizione sia limitata ad una sola parte del credito azionato esecutivamente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Giugno 2018, n. 16920.


Titolarità attiva o passiva del rapporto controverso - Natura giuridica - Allegazione e prova - Onere dell'attore - Limiti - Fattispecie in tema di titolarità del diritto di credito azionato in via esecutiva.
La titolarità attiva o passiva della situazione soggettiva dedotta in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, così che grava sull'attore l'onere di allegarne e provarne i fatti costitutivi, salvo che il convenuto li riconosca o svolga difese incompatibili con la loro negazione, ovvero li contesti oltre il momento di maturazione delle preclusioni assertive o di merito. (Nella specie, la S.C. in un giudizio di opposizione all'esecuzione ha ritenuto insussistente l'onere, da parte del creditore, di provare la titolarità del credito azionato in via esecutiva, sul presupposto che il debitore ne aveva contestato i fatti costitutivi soltanto con la comparsa conclusionale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Giugno 2018, n. 16904.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione – Sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo in caso di fumus delle contestazioni nel merito, supportate da CTP, dalle quali si desuma assenza di morosità al momento del precetto – Sussistenza del periculum per la pendenza dell’esecuzione.
Qualora dal contratto emerga che la somma mutuata, mentre in una parte del documento viene dichiarata come erogata e quietanzata, in altra, invece, viene indicata come ancora vincolata e giacente presso la banca, deve concludersi che difetti la traditio della disponibilità almeno giuridica della res poiché il mutuante, accantonando le somme presso sé medesimo, non ha creato un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario sì da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo, né ha inserito nel medesimo contratto specifiche pattuizioni consistenti nell’incarico che il mutuatario conferisce al mutuante di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 12 Giugno 2018.


Riscossione delle imposte - Esecuzione esattoriale - Limiti alla proponibilità delle opposizioni regolate dagli artt. 615 e 617 codice procedura civile - Inammissibilità delle opposizioni all'esecuzione, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni, e delle opposizioni agli atti esecutivi relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo - Conseguente impossibilità per il contribuente-debitore di far valere le patologie o l'inesistenza della notificazione dell'atto di pignoramento - Applicabilità di tale regime all'attività di riscossione mediante ruolo effettuato da Equitalia spa.
La Corte Costituzionale:

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), come sostituito dall’art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione mediante ruolo, a norma dell’articolo 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337), nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all’avviso di cui all’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 del codice di procedura civile;

2) dichiara inammissibili le questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 57, comma 1, del d.P.R. n. 602 del 1973, sollevate, in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 111, 113 e 117 della Costituzione e all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, dal Tribunale ordinario di Sulmona con le ordinanze indicate in epigrafe. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 31 Maggio 2018, n. 114.


Esecuzione forzata tributaria - Opposizioni all'esecuzione - Incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973.
È incostituzionale l'articolo 57, comma 1, lettera a, del Dpr 602/1973, nella parte in cui prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria, di competenza del giudice ordinario, non sono ammesse le opposizioni all'esecuzione dell'articolo 615 del Cpc. Una limitazione alla tutela giurisdizionale del contribuente contrasta infatti con gli articoli 24 e 113 della Costituzione e non è giustificabile nemmeno in considerazione delle peculiarità dei crediti tributari oggetto della procedura.

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 57, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall'art. 16 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, nella parte in cui non prevede che, nelle controversie che riguardano gli atti dell'esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o all'avviso di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, sono ammesse le opposizioni regolate dall'art. 615 del codice di procedura civile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 31 Maggio 2018, n. 114.


Prescrizione del credito portato dalle cartelle esattoriali afferenti contributi previdenziali – Termine quinquennale dalla notificazione delle cartelle – Sussistenza – Disconoscimento esplicito e puntuale di conformità all’originale delle relate di notifica prodotte in copie fotostatica dall’agente della riscossione.
La definitività delle cartelle non opposte nei termini, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito contributivo senza determinare la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10 della L. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 cod. civ., in quanto la cartella esattoriale, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (Cfr. Cass. SS.UU. 23397/2016).
In assenza di esplicito disconoscimento agli originali delle relate di notifica prodotte in copia fotostatica dall’Agente della riscossione nel corso giudizio, le stesse, ai sensi dell’art. 2719 cod. civ. hanno il medesimo valore dell’originale e, dunque, costituiscono prova sufficiente dell’avvenuta notifica. (Diego Cuccù) (riproduzione riservata)
Appello Ancona, 12 Maggio 2018.


Espropriazione forzata - Credito tributario - Opposizione agli atti esecutivi - Vizi deducibili - Distinzione.
In base ai principi di diritto desumibili dal combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29, nella procedura di riscossione esattoriale, l'opposizione agli atti esecutivi si propone nelle forme ordinarie (e quindi davanti al giudice ordinario, secondo le modalità previste dagli artt. 617 c.p.c. e segg.) sia per i vizi degli atti del processo di esecuzione forzata non relativi alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, sia, in generale, per qualsiasi vizio, in caso di crediti non tributari.

Per quanto riguarda, invece, i crediti tributari, e con riferimento al vizio del pignoramento derivante dalla mancata notificazione degli atti pre-esecutivi, deve escludersi la proponibilità dell'opposizione agli atti esecutivi nelle forme ordinarie a favore della giurisdizione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 Aprile 2018, n. 9833.


Procedimento di opposizione a precetto - Onere in capo alla banca di produrre il contratto di mutuo ed il piano di ammortamento - Necessaria sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo azionato.
Nel giudizio di opposizione avverso il precetto notificato da una banca per rivendicare il pagamento di somme sulla base di un contratto di mutuo, la mancata produzione da parte della banca del titolo esecutivo e del relativo piano di ammortamento -di cui ne sarebbe stata, invece, onerata, rivestendo dal punto di vista sostanziale la qualità di creditrice- impedisce una preliminare valutazione dei fatti di causa comportando la necessità di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo azionato e di espletare l’attività istruttoria resasi necessaria dalle eccezioni sollevate da parte opponente. (Daniele Rossi) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani, 03 Aprile 2018.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Procedimento esecutivo - Ordinanza ex art. 612 c.p.c. - Contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo e all'ammissibilità dell'azione esecutiva - Illegittimità - Natura di sentenza - Esclusione - Rimedio esperibile - Introduzione del giudizio di merito ex art. 616 c.p.c..
In tema di esecuzione forzata per obblighi di fare o di non fare, l'ordinanza emessa ai sensi dell'art. 612 c.p.c., che abbia aggiunto ulteriori obblighi rispetto a quanto indicato nel titolo esecutivo ed assunto pertanto contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo ed all'ammissibilità dell'azione esecutiva, non può considerarsi neppure quando abbia provveduto sulle spese giudiziali come una sentenza decisiva di un'opposizione all'esecuzione (e quindi impugnabile con i rimedi all'uopo previsti), consistendo essa nel provvedimento definitivo della fase sommaria di tale opposizione, sicché la parte interessata può tutelarsi introducendo il relativo giudizio di merito ex art. 616 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 09 Marzo 2018, n. 5642.


Reclamo 669 terdecies / 615 1 e 624 c.p.c. – Ammissibilità reclamo avverso ordinanza rigetto della sospensione della efficacia esecutiva precetto

Esecutorietà sentenze costitutive e dichiarative
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Nel caso di opposizione all’esecuzione con cui viene contesta l’efficacia esecutiva del precetto, il reclamo previsto dal combinato disposto degli artt. 624 e 669-terdecies c.p.c. è estensibile anche al provvedimento cautelare di cui all’art. 615 co. 1 c.p.c., ancorché da quest’ultima norma non espressamente citato. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)

La nuova formulazione dell’art. 615 c.p.c. e dell’art. 624 c.p.c. con riferimento all’art. 669-terdecies c.p.c. ricomprende l’impugnazione di ogni provvedimento cautelare (di sospensione o rigetto) senza distinguere se lo stesso afferisca al processo esecutivo ovvero al titolo del quale si minaccia l’esecuzione. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)

In tema di sentenza costitutiva o di accertamento contenente capi condannatori consequenziali, la garanzia, sancita dall’art. 111 secondo comma Cost., della cd. parità delle armi, è in ogni caso assicurata qualora si riconosca al vincitore della causa di ottenere un capo di condanna alle spese (pagamento o restituzione) provvisoriamente esecutivo e nel contempo si riconosca al soccombente nel medesimo giudizio, ovvero a colui che rischia di subire l’esecuzione, la possibilità di invocarne la sospensione ex art. 283 c.p.c. in sede di appello. (Nicola Caccavale) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 21 Febbraio 2018.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Procedimento esecutivo - Ordinanza ex art. 612 c.p.c. - Contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo e all'ammissibilità dell'azione esecutiva - Illegittimità - Natura di sentenza - Esclusione- Rimedio esperibile - Introduzione del giudizio di merito ex art. 616 c.p.c..
In tema di esecuzione forzata per obblighi di fare o di non fare, l'ordinanza emessa ai sensi dell'art. 612 c.p.c., che abbia assunto contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo ed all'ammissibilità dell'azione esecutiva, non può considerarsi ' neppure quando abbia provveduto sulle spese giudiziali ' come una sentenza decisiva di un'opposizione all'esecuzione (e quindi impugnabile con i rimedi all'uopo previsti), consistendo essa nel provvedimento definitivo della fase sommaria di tale opposizione, sicché la parte interessata può tutelarsi introducendo il relativo giudizio di merito ex art. 616 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Febbraio 2018, n. 3888.


Esecuzione immobiliare – Intervento fondato su scritture contabili – Opposizione all’esecuzione – Inammissibilità.
E’ inammissibile l’opposizione all’esecuzione avverso un intervento non titolato fondato sulle scritture contabili del creditore allorché il debitore esecutato lamenti con l’opposizione la sussistenza o l’ammontare del credito fatto valere dal creditore intervenuto, essendo riservata alla sede della distribuzione a norma dell’art. 512 c.p.c. ogni contestazione in merito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Febbraio 2018.


Esecuzione forzata - Consegna o rilascio - Terzo detentore dell’immobile in forza di diritto personale di godimento - Mezzo di tutela esperibile - Opposizione all’esecuzione - Ammissibilità -  Separata azione di cognizione - Inammissibilità.
Nell'esecuzione forzata per rilascio intrapresa in forza di decreto di trasferimento, il terzo detentore dell'immobile in forza di un diritto personale di godimento è legittimato ed ad un tempo tenuto ad esperire opposizione all'esecuzione, sicché non è ammissibile una azione di cognizione per l'accertamento di tale diritto proposta fuori dal procedimento esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Gennaio 2018, n. 1259.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Sentenza di accertamento del diritto di iscrizione negli elenchi di variazione quale bracciante agricolo - Natura dichiarativa - Conseguenze - Esecuzione in forma specifica - Esclusione - Fondamento.
La sentenza del giudice del lavoro che accerta il diritto ad essere iscritto negli elenchi INPS quale bracciante agricolo, ha natura dichiarativa e, pertanto, non è provvisoriamente esecutiva ex art. 282 c.p.c., né è in ogni caso idonea a dare corso all'esecuzione in forma specifica ai sensi degli artt. 612 e ss. c.p.c. poiché, ai fini della sua attuazione, è necessario un provvedimento di iscrizione da parte dell'INPS, integrante obbligo di carattere infungibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Gennaio 2018, n. 1211.


Opposizione a cartella esattoriale emessa ai sensi dell'art. 9 del D. Lgs. 123/98 nei confronti del fideiussore di un finanziamento erogato ex L. 662/96 – Sospensione dell'efficacia esecutiva per gravi motivi.
Va sospesa per gravi motivi l'efficacia esecutiva della cartella esattoriale emessa dall'Agente di Riscossione su incarico del MedioCredito Centrale S.p.A., ai sensi dell'art. 9 del D. Lgs. 123/98, nei confronti del fideiussore di impresa che abbia beneficiato di finanziamento per il consolidamento di passività pregresse assistito dalla garanzia ex l. 662/96; nel disciplinare il ricorso eccezionale alla riscossione esattoriale, l'art. 9 del D. Lgs 123/98 fa invero riferimento alla diversa fattispecie della restituzione coattiva di finanziamenti pubblici per fatti addebitabili alla parte beneficiaria e non menziona il garante. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 10 Gennaio 2018.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Titolo esecutivo giudiziale - Fatti modificativi o estintivi successivi alla formazione del titolo - Deducibilità - Limiti.
In tema di opposizione a precetto, va distinto dal fatto estintivo antecedente la formazione del titolo giudiziale, deducibile soltanto nel relativo giudizio e pertanto coperto dal titolo, il fatto parzialmente estintivo del diritto di credito rappresentato dal pagamento eseguito in relazione al precetto intimato sulla base della sentenza di primo grado, il quale può essere dedotto in sede di opposizione al precetto intimato sulla base della sentenza di appello, che abbia ampliato l'entità del credito riconosciuto dalla decisione di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Dicembre 2017, n. 29786.


Provvedimento volto a porre nel nulla atti emanati da collega dello stesso ufficio - Atto abnorme - Rilevanza disciplinare - Fondamento - Fattispecie.
In tema di sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati, è legittima la censura disposta dal C.S.M. con riferimento al comportamento del giudice che abbia emesso provvedimento diretto ad incidere, fuori dalle ipotesi consentite espressamente per legge, sull'efficacia di quello emesso da altro giudice in un diverso giudizio, ponendolo nel nulla, trattandosi di atto abnorme, in quanto lo strumento generale per la gestione di una pluralità di procedimenti civili tra loro connessi, assegnati a differenti magistrati dello stesso ufficio, è costituito dalla rimessione degli atti, per le determinazioni di competenza, al dirigente dell'ufficio, ai sensi dell'art. 274, comma 2, c.p.c., senza che assuma rilevanza l'esistenza di una pregressa eventuale violazione dei criteri tabellari di assegnazione degli affari od il convincimento del magistrato di essere l'effettivo titolare per la trattazione del procedimento.

(Nella specie, relativa ad una procedura esecutiva immobiliare, il giudice dell'esecuzione, nonostante la sospensione disposta dal giudice della causa di opposizione proposta dal terzo detentore del bene, aveva reiterato l'ordine di liberazione dell'immobile sull'assunto di essere l'unico funzionalmente competente a statuire sulla sospensione). (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Dicembre 2017, n. 29202.


Usura – Opposizione a precetto – Richiesta di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo (contratto di mutuo fondiario) – Usurarietà del tasso ex art. 644 c.p. – Sussistenza.
La richiesta di sospensione può essere concessa sussistendo gravi motivi atteso che alla luce dell’entità del tasso di interesse nella specie applicato, da elaborarsi ai sensi dell’art. 644 c.p., comma 4, c.p., secondo cui per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito. (Antonello Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 09 Novembre 2017.


Controversia sulla legittimità di ritenute assicurativo-previdenziali - Giurisdizione tributaria - Esclusione - Giurisdizione ordinaria - Competenza del giudice del lavoro - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
Sono devolute alla giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria, in funzione di giudice del lavoro, le controversie concernenti la legittimità delle trattenute assicurativo-previdenziali operate dal datore di lavoro su somme corrisposte al lavoratore, trattandosi di materia previdenziale alla quale è del tutto estranea la giurisdizione tributaria, mancando del tutto un atto qualificato, rientrante nelle tipologie di cui all’art. 19, d.lgs. n. 546 del 1992 o ad esse assimilabili, che costituisca esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione proprio del rapporto tributario. (Nella fattispecie, la S.C. ha così regolato la giurisdizione in un’ipotesi in cui il giudice del lavoro, a seguito di un’opposizione a precetto proposta dal datore di lavoro contro l'esecuzione minacciata dal lavoratore per il pagamento della differenza tra la somma lorda oggetto di un verbale conciliativo e la somma effettivamente versata al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, aveva declinato la propria giurisdizione, ritenendo la causa interamente devoluta alla giurisdizione tributaria, incluso il capo di domanda relativo alle spese di precetto). Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Novembre 2017, n. 26149.


Controversia sulla legittimità di ritenute assicurativo-previdenziali - Giurisdizione tributaria - Esclusione - Giurisdizione ordinaria - Competenza del giudice del lavoro - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
Sono devolute alla giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria, in funzione di giudice del lavoro, le controversie concernenti la legittimità delle trattenute assicurativo-previdenziali operate dal datore di lavoro su somme corrisposte al lavoratore, trattandosi di materia previdenziale alla quale è del tutto estranea la giurisdizione tributaria, mancando del tutto un atto qualificato, rientrante nelle tipologie di cui all’art. 19, d.lgs. n. 546 del 1992 o ad esse assimilabili, che costituisca esercizio del potere impositivo sussumibile nello schema potestà-soggezione proprio del rapporto tributario. (Nella fattispecie, la S.C. ha così regolato la giurisdizione in un’ipotesi in cui il giudice del lavoro, a seguito di un’opposizione a precetto proposta dal datore di lavoro contro l'esecuzione minacciata dal lavoratore per il pagamento della differenza tra la somma lorda oggetto di un verbale conciliativo e la somma effettivamente versata al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, aveva declinato la propria giurisdizione, ritenendo la causa interamente devoluta alla giurisdizione tributaria, incluso il capo di domanda relativo alle spese di precetto). Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Novembre 2017, n. 26149.


Processo esecutivo - Ordinanza del G.E. che risolva contesa tra le parti - Natura di sentenza - Esclusione.
L'ordinanza resa ai sensi dell'art. 612 c.p.c. che illegittimamente abbia risolto una contesa tra le parti, così esorbitando dal profilo funzionale proprio dell'istituto, non è mai considerabile come una sentenza in senso sostanziale, decisiva di un'opposizione ex art. 615 c.p.c., ma dà luogo, anche qualora contenga la liquidazione delle spese giudiziali, ad una decisione soltanto sommaria, in quanto da ritenersi conclusiva della fase sommaria di una opposizione all'esecuzione, rispetto alla quale la parte interessata può tutelarsi introducendo un giudizio di merito ex art. 616 c.p.c. (Sez. 3, Sentenza n. 15015 del 21/07/2016; Sez. 3, Sentenza n. 7402 del 23/03/2017).

Un tale provvedimento non può dunque acquisire mai natura sostanziale di sentenza e quindi non è in alcun caso appellabile.

[Nel caso di specie, la corte d'appello aveva ritenuto che l'ordinanza del giudice dell'esecuzione non fosse appellabile in quanto priva di carattere decisorio facendo applicazione dell'orientamento di legittimità più risalente, oramai definitivamente superato, in quanto, un tale provvedimento non può acquisire mai natura sostanziale di sentenza e quindi non è in alcun caso appellabile.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2017, n. 25847.


Condomino – Titolo esecutivo giudiziale formato nei confronti di un condominio – Esecuzione nei confronti di uno dei condomini – Allegazione da parte del creditore della quota millesimale del condomino esecutato – Sufficienza – Omessa allegazione della quota o richiesta dell’intero importo del titolo – Conseguenze – Opposizione del condomino all’esecuzione – Necessità – Riparto degli oneri probatori.
L’esecuzione nei confronti di un singolo condomino, sulla base di titolo esecutivo ottenuto nei confronti del condominio, per le obbligazioni contratte dall’amministratore, può avere luogo esclusivamente nei limiti della quota millesimale dello stesso, sicché, ove il creditore ne ometta la specificazione ovvero proceda per il totale dell’importo portato dal titolo, l’esecutato può proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 1, c.p.c., deducendo di non essere affatto condomino o contestando la misura della quota allegata dal creditore: nel primo caso, l’onere di provare il fatto costitutivo di detta qualità spetta al creditore procedente ed in mancanza il precetto deve essere dichiaro inefficace per l’intero, mentre, nel secondo caso, è lo stesso opponente a dover dimostrare l’effettiva misura della propria quota condominiale, ai fini della declaratoria di inefficacia dell’atto di precetto per l’eccedenza, ed in mancanza l’opposizione non può essere accolta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Settembre 2017, n. 22856.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Titolo esecutivo giudiziale - Omessa indicazione della specie di interessi liquidati - Interpretazione in sede esecutiva - Debenza dei soli interessi di cui all'art. 1284 c.c. - Necessità - Fondamento - Integrazione o correzione del titolo da parte del giudice dell'opposizione ex art. 615 c.p.c. - Esclusione.
In tema di esecuzione forzata fondata su titolo esecutivo giudiziale, ove il giudice della cognizione abbia omesso di indicare la specie degli interessi che ha comminato, limitandosi alla generica qualificazione degli stessi in termini di "interessi legali" o "di legge", si devono ritenere liquidati soltanto gli interessi di cui all'art. 1284 c.c., in ragione della portata generale di questa disposizione, rispetto alla quale le altre ipotesi di interessi previste dalla legge hanno natura speciale. Né può ritenersi consentito al giudice dell'opposizione all'esecuzione di procedere ad integrazione o correzione del titolo esecutivo, atteso che l'applicazione di una qualsiasi delle varie ipotesi di interessi legali, diversi da quelli previsti dal citato art. 1284 c.c., presuppone l'avvenuto accertamento degli elementi costitutivi della relativa fattispecie speciale, che può essere contestato solo attraverso l'impugnazione della decisione di merito, non essendo questa suscettibile di integrazione o correzione in sede esecutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Settembre 2017, n. 22457.


Esecuzione forzata - Consegna o rilascio - Rilascio - Opposizione all’esecuzione - Rigetto dell’istanza di sospensione - Conclusione della procedura con rilascio dell'immobile - Cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione - Esclusione - Fondamento -  Conseguenze.
In tema di esecuzione forzata per rilascio, la conclusione della procedura mediante il rilascio dell’immobile da parte dell’esecutato, anche se avvenuto spontaneamente, ma non in base ad un accordo tra le parti, bensì al solo scopo di evitare l’esecuzione coattiva, non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione pendente, il cui accoglimento, al contrario, comporta la caducazione degli atti esecutivi e fa sorgere il diritto dell’esecutato a rientrare nella disponibilità del bene del quale sia stato illegittimamente spossessato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017, n. 20924.


Esecuzione forzata – Opposizioni – All'esecuzione (Distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi) – Rigetto dell’istanza di sospensione – Prosecuzione del procedimento esecutivo – Cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione – Esclusione – Fondamento.
La conclusione della procedura esecutiva, proseguita, in pendenza di opposizione, a seguito di rigetto dell’istanza sospensiva proposta ai sensi dell’art. 624 c.p.c., non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione, permanendo l’interesse dell'opponente ad una decisione sull'insussistenza del diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata, anche ai fini della dichiarazione di inefficacia degli atti del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017, n. 20924.


Esecuzione forzata - Opposizioni - All'esecuzione (distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi) - Anteriori e posteriori all'inizio dell'esecuzione - Sopravvenuta caducazione del titolo - Rilievo d'ufficio indipendente dai motivi di opposizione - Cessazione della materia del contendere - Regolazione delle spese processuali secondo soccombenza - Necessità.
In sede di opposizione all'esecuzione, con cui si contesta il diritto di procedere all'esecuzione forzata perché il credito di chi la minaccia o la inizia non è assistito da titolo esecutivo, l'accertamento dell'idoneità del titolo a legittimare l'azione esecutiva si pone come preliminare dal punto di vista logico per la decisione sui motivi di opposizione, anche se questi non investano direttamente la questione. Pertanto, dichiarata cessata la materia del contendere per effetto del preliminare rilievo dell'avvenuta caducazione del titolo esecutivo nelle more del giudizio di opposizione, questa deve ritenersi fondata per qualunque motivo sia stata proposta, e il giudice dell'opposizione non può, in violazione del principio di soccombenza, condannare l'opponente al pagamento delle spese processuali, sulla base della disamina dei motivi proposti, risultando detti motivi assorbiti dal rilievo dell'avvenuta caducazione del titolo con conseguente illegittimità "ex tunc" dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Settembre 2017, n. 20868.


Mutuo condizionato – Attitudine del contratto a svolgere le funzioni di titolo esecutivo – Verifica ex officio circa la sussistenza delle condizioni dell'azione esecutiva – Carenza originaria del titolo in capo al creditore procedente – Opposizione all'esecuzione – Gravi motivi sospensione dell'esecuzione.
In sede di esecuzione fondata su un contratto di mutuo condizionato, poiché quest'ultimo non documenta con immediatezza la trasmissione della disponibilità giuridica della somma mutuata, la verifica che il giudice dell'esecuzione ha il potere dovere di compiere, anche a prescindere da un'opposizione, attiene ad un'interpretazione integrata del contratto con l'atto di erogazione e quietanza, da cui emerga documentata non soltanto l'avvenuta trasmissione della somma, ma anche il rispetto del requisito della forma pubblica imposto dall'art. 474 c.p.c. in entrambe gli atti, di mutuo e di erogazione, sicchè il difetto del requisito della forma pubblica nell'atto di erogazione, determina il difetto del titolo esecutivo, circostanza che integra l'ipotesi di gravi motivi di sospensione dell'esecuzione. (Beatrice Celli) (riproduzione riservata) Tribunale Potenza, 17 Luglio 2017.


Opposizione a precetto - Decisione sull’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo - Reclamo.
La formulazione del secondo comma dell’art. 624 c.p.c., per la sua genericità, autorizza un’estensione dell’ambito applicativo del reclamo anche alla sospensione disposta dal giudice dell’opposizione preventiva all’esecuzione, come confermato anche dal tenore della stessa rubrica della norma, la quale consente di estenderne il contenuto tanto alla sospensione all’esecuzione, quanto alla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo.

Ulteriore conferma all’interpretazione estensiva si rinviene nelle modifiche apportate con la L. 52/2016, in particolare nell’eliminazione dal comma 1 dell’art. 624 c.p.c., del riferimento al solo secondo comma dell’art. 615 c.p.c., costituendo tale intervento, altrimenti privo di significato, un chiaro indice della volontà del legislatore di attribuire alla stessa norma una portata generale non più limitata al solo giudice dell’esecuzione, ma riferibile anche a quello dell’opposizione a precetto, nonché alla sospensione da questi disposta.

La formulazione dell’art. 615 1° comma c.p.c., così come modificato dalla L. 132/2015, di conversione del D.L. 83/2015, trova applicazione anche ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del predetto decreto, pertanto, se il diritto della parte istante è contestato solo in parte, il Giudice procede alla sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo esclusivamente in relazione alla parte contestata. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
Tribunale Vallo della Lucania, 05 Luglio 2017.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Provvedimento di definizione del processo esecutivo per mancanza o inefficacia del titolo esecutivo - Impugnazione - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Necessità - Provvedimento sommario di arresto del processo esecutivo a seguito di opposizione ex art. 615 c.p.c. - Impugnazione - Reclamo ex art. 624 c.p.c. - Limiti - Criterio di individuazione della natura del provvedimento.
Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione, esercitando il potere officioso, dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c. Al fine di distinguere tra le due ipotesi, deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che, con esso, sia disposta (espressamente o, quanto meno, implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione ex art. 615 c.p.c. - Provvedimento che sospende o chiude il processo esecutivo - Fissazione del termine per l’instaurazione della fase di merito - Necessità - Omissione da parte del giudice - Rimedi - Riassunzione dell’esecuzione all’esito dell’opposizione - Ammissibilità - Limiti.
Quando è stata proposta un’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile, per la parte interessata, chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente all’instaurazione del suddetto giudizio di merito; peraltro, solo se il procedimento esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione, mentre, se il processo esecutivo è stato, invece, definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Procedimento civile - Litisconsorte necessario pretermesso - Comproprietario - Rimedi - Opposizione di terzo - Opposizione all’esecuzione

Procedimento civile - Litisconsorte necessario pretermesso - Comproprietario - Giudicato - Efficacia - Tamquam non esset
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Il litisconsorte necessario pretermesso può contrastare il giudicato formale con l’opposizione di terzo, ex art. 404 c.p.c., ovvero, incidentalmente, con l’opposizione all’esecuzione del titolo giudiziale formato inter alios. (Giuseppe D’Elia) (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Il giudicato formato nei confronti di alcuni soltanto dei litisconsorti necessari è tamquam non esset e, pertanto, improduttivo di effetti non solo nei confronti dei litisconsorti necessari pretermessi ma anche nei confronti delle parti dell’originario giudizio. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 30 Maggio 2017.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi - Criterio discretivo - Natura dell’atto impugnato - Irrilevanza - Indagine di “causa petendi” e “petitum” - Necessità - Fattispecie.
In sede esecutiva, al fine della corretta qualificazione della domanda occorre fare riferimento alla "causa petendi" ed al "petitum", che, nell'opposizione all'esecuzione, investono l'"an" della esecuzione, cioè il diritto del creditore di procedervi, mentre, nell'opposizione agli atti esecutivi, investono il "quomodo", vale a dire le modalità con le quali il creditore può agire in sede esecutiva. (Nella specie, la S.C. ha giudicato erronea la valutazione effettuata dal giudice di merito, che aveva ritenuto essere stata proposta una opposizione agli atti esecutivi, perché era stato impugnato l'avviso di espropriazione di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, vertendosi, invece, in materia di opposizione all'esecuzione, essendo la domanda rivolta a conseguire la dichiarazione di inesistenza del diritto del creditore a procedere ad esecuzione, in conseguenza dell'estinzione del credito per effetto della pronuncia del provvedimento di esdebitazione di cui all'art. 142 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2017, n. 13381.


Giurisdizione ordinaria e amministrativa - Recupero di somme erogate in forza di un provvedimento amministrativo revocato - Cartella di pagamento - Opposizione - Giurisdizione del giudice ordinario - Ragioni.
L'opposizione alla cartella di pagamento emessa dalla Pubblica Amministrazione per recuperare somme erogate in base ad un provvedimento revocato, con cui si contesti l'esistenza del titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile, ricade nella giurisdizione ordinaria, trattandosi di un'opposizione ex art. 615 c.p.c., in cui non possono venire in rilievo profili cognitori di accertamento dell'obbligazione, ma solo le questioni attinenti al diritto del creditore di procedere all'esecuzione forzata sulla base di un titolo formalmente valido ed in assenza di cause sopravvenute di inefficacia. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Maggio 2017, n. 10939.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Opposizione all’esecuzione – Procedimento unico a struttura bifasica – Conseguenze in tema d'impugnazioni – Art. 327 c.p.c., come modificato dalla l.n. 69 del 2009 – Applicabilità ai giudizi instaurati successivamente alla sua entrata in vigore – Rilevanza della fase sommaria.
L’opposizione all’esecuzione, pur essendo distinta, dopo le modifiche introdotte dalla l.n. 52 del 2006, in due fasi, la prima sommaria e la seconda a cognizione piena, costituisce un unico procedimento, sicché, ai fini dell’applicazione del termine d’impugnazione di sei mesi, previsto dall’art. 327 c.p.c., nella nuova formulazione, ed utilizzabile per i giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore della l.n. 69 del 2009, rileva il momento in cui è stata introdotta la fase sommaria, con il deposito del ricorso dinanzi al giudice dell’esecuzione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione impugnata, che aveva dichiarato inammissibile l’appello avverso una sentenza resa su una opposizione all’esecuzione, nel regime dell’impugnazione reintrodotto dalla l.n. 69 del 2009, con la modifica dell’art. 616 c.p.c., reputando, erroneamente, operante il regime della ricorribilità in Cassazione introdotto dalla l.n. 52 del 2006 con la precedente modifica dello stesso art. 616 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2017, n. 9352.


Competenza – Giudizio di opposizione all’esecuzione – Sezioni specializzate in materia di impresa – Deroghe ai principi generali in materia di competenza.
La competenza a decidere del giudizio di opposizione all’esecuzione spetta al giudice individuato ai sensi degli artt. 615, 27 e 480 c.p.c.;

Una deroga alle regole sopra esposte può giustificarsi solo quando esista una specifica norma derogatoria della competenza generale, come nelle ipotesi di cui all’art. 618-bis c.p.c.;

Non può assimilarsi la natura delle Sezioni specializzate agrarie e di quelle specializzate in materia di impresa, atteso che le prime, oltre a non costituire una mera articolazione interna all’ufficio, sono composte anche da membri laici e giudicano con un rito processuale diverso in ragione delle specifiche conoscenze che investono la materia agraria, anche in sede di opposizione all’esecuzione;

Da un punto di vista generale, non può ritenersi implicita la devoluzione alle Sezioni specializzate in materia di impresa di tutte le controversie aventi ad oggetto l’opposizione a precetto su titoli formati dalla sezione stessa, posto che tale scelta avrebbe dovuto essere esplicita derogando ad un criterio specifico quale quello stabilito dall’art. 27 c.p.c.. (Marco Secchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 18 Marzo 2017.


Contratto di mutuo fondiario – Interessi moratori usurari – Esclusione gratuità mutuo.
Gli interessi di mora sono soggetti alla disciplina sull'usura ma, non essendo possibile accomunare interessi moratori e interessi corrispettivi in quanto aventi natura e funzioni diverse, la usurarietà degli interessi moratori comporta la nullità soltanto della clausola che li prevede, con riduzione degli interessi al tasso legale in caso di usura originaria e al tasso soglia in caso di usura sopravvenuta. In tal modo si scongiura il rischio di premiare ed incentivare l'inadempimento, che costituisce pur sempre una mera eventualità patologica nello svolgimento del rapporto contrattuale e che potrebbe risultare addirittura conveniente se si accede alla tesi della gratuità dell'intero negozio. (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 10 Febbraio 2017.


Concordato società di persone - Blocco delle azioni esecutive sul patrimonio dei soci illimitatamente responsabili - Ammissibilità dell’esecuzione dei creditori particolari del socio.
Il blocco delle azioni esecutive previsto dall’art. 168 l. fall. non si estende al patrimonio dei soci illimitatamente responsabili che rimane assoggettabile alle iniziative dei creditori.

I creditori particolari del socio rimangono estranei alla procedura di concordato intrapreso dalla società, nella quale non hanno diritto di voto e pertanto non possono essere pregiudicati dal concorso. (Fabio Cesare) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 19 Dicembre 2016.


Concordato preventivo - Divieto di azioni esecutive - Esecuzione esattoriale - Ragione di credito maturata in data anteriore - Divieto - Opposizione all’esecuzione - Ammissibilità.
La contestazione della procedibilità di un’esecuzione forzata intrapresa nei confronti di soggetto ammesso a procedura concorsuale concerne il profilo della pignorabilità dei beni dell’esecutato, sub specie di suscettibilità degli stessi ad essere assoggettati ad esecuzione forzata individuale.

Non può considerarsi sorto successivamente all’apertura della procedura concorsuale, ed essere quindi coattivamente eseguita sul patrimonio del debitore a mezzo di esecuzione individuale, una ragione di credito che trovi il proprio fondamento in un fatto costitutivo verificatosi in epoca anteriore, seppur accertata in epoca successiva.

(Nel caso di specie, l’agente per la riscossione aveva promosso, nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo, un’espropriazione presso terzi sulla base di una ragione di credito accertata successivamente ma maturata in data anteriore all’inizio della procedura.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti, 04 Novembre 2016.


Opposizione a precetto – Titolo esecutivo di formazione giudiziale – Sindacato del giudice – Limiti.
In sede di opposizione a precetto fondato su titolo esecutivo di formazione giudiziale possono essere presi in considerazione esclusivamente i fatti modificativi ed estintivi del diritto consacrato nel titolo, che siano sopravvenuti alla formazione del medesimo, mentre laddove l’opponente contesti le ragioni di merito incidenti sulla formazione del titolo l’opposizione deve essere dichiarata inammissibile. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Civitavecchia, 19 Ottobre 2016.


Mutuo usurario – Opposizione all'esecuzione immobiliare – Sospensione dell'esecuzione – Principio di omnicomprensività – Inclusione nel TEG dei costi eventuali – Clausola di salvaguardia – Gratuità del contratto di finanziamento.
La verifica della usurarietà di un contratto di finanziamento (nella specie mutuo ipotecario azionato esecutivamente) va condotta osservando il principio di omnicomprensività, sicché vanno inclusi nel TEG anche gli interessi di mora e la penale per l'anticipata estinzione, ancorchè si tratti di costi solo eventuali. A favore di tale conclusione depone non solo il dato letterale dell'art. 644 c.p., ma anche la considerazione che, dal punto di vista funzionale, il fatto che il c.d. tasso – soglia sia fissato in una misura sensibilmente superiore a quella del TEGM (il 50% in più secondo, la previsione originaria; il 25% in più con un ulteriore margine aggiuntivo di 4 punti percentuali, secondo la previsione attuale) serve proprio a tener conto di variabili inerenti al singolo rapporto, variabili tra le quali ben potrebbe rientrare anche l'inadempimento e la connessa applicazione degli interessi moratori convenzionalmente pattuiti. Va perciò confermato l'orientamento costante espresso sul punto dalla Suprema Corte (Cass. n. 5286/2000; Cass. n. 14899/2000; Cass. n. 5324/2003) nonché dalla Corte Costituzionale, secondo cui è “plausibile l'assunto” che gli interessi di mora siano assoggettati alla normativa antiusura (Sent. n. 29/2002).

E' inefficace la clausola di salvaguardia che si limiti a ricondurre al tasso soglia i costi contrattuali riferiti agli interessi corrispettivi ovvero di mora, senza alcun riferimento ai costi ulteriori.

Dal superamento del tasso-soglia discendono, ai sensi dell'art. 1815, II comma, c.c., gli effetti della nullità e della gratuità del contratto, quest'ultima da intendersi quale sanzione civile aggravata rispetto alla precedente formulazione dell'art. 1815 c.c. secondo cui, nel caso fossero stati convenuti costi usurari, gli interessi sarebbero stati dovuti nella misura del tasso legale. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 18 Ottobre 2016.


Usura – Opposizione a precetto – Richiesta di sospensione dell’efficacia esecutivo del titolo (contratto di mutuo fondiario) – Usurarietà del tasso di mora – Rilevanza.
Il superamento del tasso soglia previsto dalla legge n. 108/1996 da parte del tasso di mora determina la sussistenza dei “gravi motivi” di cui all’art.615 c.p.c, cui consegue la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo esecutivo (nella specie contratto di mutuo fondiario) posto alla base del precetto. Tanto alla luce della giurisprudenza di legittimità e una parte rilevante della giurisprudenza di merito (Antonello Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 29 Agosto 2016.


Richiesta di sospensione dell’esecuzione in sede di opposizione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. – Riscontrata violazione da parte del creditore del dovere di correttezza di cui all’art. 88 c.p.c. e del divieto di abuso degli strumenti processuali ricavabile dall’art. 111 comma 1 Cost. – Gravi motivi – Sussistenza.
In sede di opposizione all’esecuzione ex art. 615, II comma c.p.c., l’esecuzione va sospesa in caso di violazione da parte del creditore del dovere di correttezza di cui all’art. 88 c.p.c. (inteso anche come divieto di aggravamento della posizione debitoria della controparte, non rispondente ad un apprezzabile interesse) nonché del divieto di abuso degli strumenti processuali ricavabile dall’art. 111 comma 1 Cost. e richiamato dalla più recente elaborazione della giurisprudenza di legittimità proprio in relazione a condotte dei creditori nel ricorso a procedure di esecuzione forzata (v. Cass. n. 7078/15). (Fattispecie relativa ad esecuzione promossa dal creditore nei confronti del terzo pignorato: nello specifico, il creditore aveva notificato atto di precetto e dato seguito all’esecuzione dopo aver intimato con fax al terzo pignorato, Istituto di credito, di corrispondere entro cinque giorni la somma assegnata, senza dar seguito alla richieste della Banca di trasmettere copia del provvedimento di assegnazione, nonché di comunicare ex art. 21 comma 15 L. 449/97 e Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 34755/2010 del 03.03.2010 quale parte della somma pignorata doveva assoggettarsi a ritenuta d’acconto). (Matteo Filippi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 09 Agosto 2016.


Esecuzione forzata esattoriale – Forme dell’opposizione – Qualificazione giuridica della cartella di pagamento e dell’avviso di iscrizione ipotecaria – Vizi della notificazione della cartella di pagamento – Sanatoria ex art.156 c.p.c. – Esclusione – Nullità della cartella – Sussiste.
In ordine ai motivi che attengono al merito della pretesa contributiva (contestazioni sull’an e sul quantum, eventi estintivi, impeditivi o modificativi del credito) l’opposizione va qualificata come opposizione all’iscrizione a ruolo, costituendo quest’ultimo titolo esecutivo.
In ordine ai motivi che riguardano il difetto originario o sopravvenuto del titolo esecutivo (ad esempio inesistenza giuridica della cartella, sospensione del ruolo da parte del giudice, fatti estintivi della pretesa successivi alla formazione del titolo esecutivo) l’opposizione va qualificata come opposizione all’esecuzione.
In ordine ai motivi che attengano alla regolarità formale del titolo esecutivo, dell’intimazione di pagamento e degli atti propedeutici all’esecuzione forzata (nullità della cartella o dell’intimazione per omessa motivazione, omessa notifica della cartella, nullità o inesistenza della notifica della cartella o dell’intimazione di pagamento, notifica della cartella di pagamento oltre il termine fissato a pena di decadenza, etc) l’azione va qualificata come opposizione agli atti esecutivi ex art.29 D.Lgs. 46/1999 e quindi essa è disciplinata dall’art.617 c.p.c..
La cartella di pagamento è assimilabile al precetto nell’ordinario procedimento esecutivo.
È da escludersi che l’iscrizione ipotecaria possa costituire atto dell’espropriazione forzata, configurandosi invece in termini di procedura alternativa all’espropriazione. Diretto corollario di tale affermazione è la non riconducibilità ad un atto esecutivo dell’atto prodromico a tale iscrizione: la notifica dell’intimazione in ordine all’iscrizione ipotecaria.
È all’agente della riscossione che spetta dimostrare l’integrale correttezza di tutto il procedimento notificatorio.
Il principio per cui i vizi della notificazione del precetto e del titolo esecutivo devono considerarsi sanati per raggiungimento dello scopo ex art.156 c.p.c. in virtù dell’opposizione al precetto non si riferisce ai casi in cui il vizio della notificazione per la sua gravità si traduce nell’inesistenza della medesima. La cartella di pagamento è lo strumento attraverso il quale si rende nota al debitore l’esistenza del ruolo. Lo scopo suo proprio è quello di assegnare al debitore un termine per adempiere l’obbligo risultante dal ruolo e di preannunciare, per il caso di mancato adempimento, l’esercizio dell’azione esecutiva. Con la conseguenza che con la mancata notifica della cartella il debitore è privato della facoltà di adempiere entro 60 giorni dalla notifica e gravato dell’ulteriore onere di adempimento nel minor termine di 30 giorni a pena di iscrizione di ipoteca si beni a proprietà. La nullità della notificazione della cartella di pagamento costituisce quindi causa di nullità della cartella medesima. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 27 Luglio 2016.


Divieto ex art. 51 l.fall. - Deduzione della sua violazione - Natura - Opposizione all'esecuzione - Conseguenze.
In tema di procedimento esecutivo, la contestazione della possibilità per il creditore di iniziare o proseguire l'esecuzione forzata individuale in costanza del fallimento del debitore, ai sensi dell'art. 51 l. fall., attiene al diritto di procedere all'esecuzione forzata (individuale) e non semplicemente alla regolarità di uno o più atti della procedura ovvero alle modalità di esercizio dell'azione esecutiva, sicchè va qualificata come opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. e non è assoggettata al regime, anche di decadenza, di cui all'art. 617 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Luglio 2016, n. 14449.


Opposizione all’esecuzione – Misure di prevenzione ex art. 12 sexies L. 356/92 – Procedure esecutive individuali – Codice Antimafia.
Sui beni oggetto di misure di prevenzione e/o sicurezza ai sensi dell’art. 12 sexies, legge n. 356 del 1992 (c.d. confisca allargata), la disciplina dettata dal Nuovo Codice Antimafia è immediatamente applicabile e, di conseguenza, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive da parte dei creditori. (Gabriele Potenza) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli, 26 Maggio 2016.


Controversie in sede distributiva - Contestazione del credito del procedente - Ammissibilità - Titolo esecutivo stragiudiziale da cui non risulta l'ammontare del diritto del creditore - Apertura di credito con garanzia ipotecaria - Onere della prova del quantum del credito - Incidenza - Parte creditrice opposta - Applicabilità della teorica del "saldo zero".
Là dove l'ammontare del credito non emerga direttamente dal titolo esecutivo (apertura di credito con garanzia ipotecaria), bensì da quanto il creditore procedente postuli dovuto sulla base delle clausole dell'atto negoziale, in forza di operazioni di appostazione su un conto corrente strumentale al rapporto consacrato nel titolo esecutivo stesso, le contestazioni del debitore suppongono necessariamente l'esame delle emergenze contabili del conto corrente, in quanto indispensabile per comprendere le operazioni eseguite e la loro incidenza sulla determinazione del saldo negativo. Lo scioglimento della situazione di incertezza, indotta dalle contestazioni del debitore, corrisponde pertanto ad un onere incombente sul creditore, posto che - anche in sede esecutiva, allorché appunto la certezza e la dovutezza del saldo non emerga direttamente dal titolo esecutivo - spetta a chi vanta verso altri una posizione vantaggiosa dare dimostrazione dei fatti che la giustificano di fronte alla contestazione del soggetto contro il quale il vanto è rivolto. A tal punto, la rideterminazione del saldo del conto corrente deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, incombendo sulla Banca l'onere di produrre gli estratti a partire dall'apertura del conto: onere cui la Banca non potrà sottrarsi invocando l'insussistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, poiché non si può confondere l'onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2016, n. 10752.


Società - Bilancio finale di liquidazione - Effetti sulle attività sociali in corso - Cause pendenti di accertamento dei crediti.
Nel caso in cui un credito della società sia oggetto di accertamento e non possa, pertanto, essere considerato nel bilancio di liquidazione, il quale postula che le operazioni di liquidazione siano concluse, la società ha l'onere di proseguire il giudizio e di non cancellarsi dal registro delle imprese.

Poiché il bilancio finale di liquidazione presuppone che l'attività di liquidazione si sia conclusa, è ragionevole ritenere che le attività sociali ancora in corso di liquidazione — quali i crediti oggetto di accertamento giudiziale — non ricomprese nel predetto bilancio, debbano intendersi rinunciate.

La condotta del liquidatore della società che nello stesso tempo non inserisce nel bilancio finale di liquidazione un credito della società per cui pende un giudizio di accertamento e provvede alla cancellazione della società nel corso del giudizio, deve intendersi quale volontà di rinunciare al credito. (Paolo Donati) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 21 Maggio 2016.


Opposizione a pignoramento - Struttura bifasica del procedimento - Ricorso al G.E. - Pendenza della lite - Affermazione - Proposizione della seconda fase "di merito" - Rilevanza ai fini della litispendenza - Esclusione.
Il giudizio di opposizione all'esecuzione, promosso ai sensi dell'art. 615, co. 2, c.p.c., deve ritenersi pendente sin dal momento in cui è stata introdotta la fase sommaria del procedimento, con il deposito del ricorso davanti al G.E. Pertanto è a tale momento che si deve aver riguardo onde determinare se il termine "lungo" di impugnazione della sentenza che chiude quel giudizio, ex art. 327 c.p.c., sia quello annuale ovvero quello semestrale dimidiato dalla L. 18.6.2009, n. 69. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Maggio 2016, n. 8907.


Sequestro presso terzi – Eccezione prescrizione – Inammissibilità.
L’eccezione di prescrizione del credito (che integra un’opposizione all’esecuzione) non deve essere esaminata dal giudice del sequestro di crediti (chiamato esclusivamente a verificare il perfezionamento del vincolo derivante da sequestro), ma, successivamente alla conversione del sequestro in pignoramento, solo dal giudice dell’esecuzione. (Elisa Scorza) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Aprile 2016.


Sequestro presso terzi – Eccezione prescrizione – Inammissibilità.
L’eccezione di prescrizione del credito (che integra un’opposizione all’esecuzione) non deve essere esaminata dal giudice del sequestro di crediti (chiamato esclusivamente a verificare il perfezionamento del vincolo derivante da sequestro), ma, successivamente alla conversione del sequestro in pignoramento, solo dal giudice dell’esecuzione. (Elisa Scorza) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Aprile 2016.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione all'esecuzione in giudizio riservato alla competenza dei Tribunali delle imprese - Oggetto - Precetto contenente l'ordine di pagamento di somma determinata - Giudice competente - Individuazione - Criteri - Applicazione dell'art. 124, comma 7, del d.lgs. n. 30 del 2005 - Esclusione.
In un giudizio di opposizione all'esecuzione riservato alla competenza dei tribunali dell'impresa istituiti ai sensi dell'art. 2, comma 1, del d.l. n. 1 del 2012, conv., con modif., nella l. n. 27 del 2012, ove si tratti di opposizione promossa in relazione ad un precetto contenente solo l'ordine di pagare una somma di denaro determinata, la competenza spetta al giudice dell'esecuzione come individuato sulla base dei criteri di cui agli artt. 17, 27 e 615 c.p.c., senza che venga in considerazione la particolare competenza di cui all'art. 124, comma 7, del d.lgs. n. 30 del 2005, la quale opera in relazione all'esecuzione delle speciali misure contenute nei commi 1, 3, 4 e 5 del medesimo articolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Aprile 2016, n. 6945.


Cartella esattoriale - Notifica - Iscrizione di ipoteca - Prescrizione -  Termine quinquennale - Applicabilità - Non applicabilità art. 2953 c.c..
Il contribuente che ha ricevuto la notifica della cartella esattoriale avente ad oggetto contributi previdenziali, può subire l'iscrizione di una ipoteca entro il termine massimo di cinque anni, e l'ipoteca iscritta dopo questo termine è illegittima. L’azione esecutiva rivolta al recupero del credito previdenziale non tempestivamente opposto non è soggetta al termine decennale di prescrizione dell’actio iudicati di cui all’art. 2953 c.c., ma al termine proprio della riscossione dei contributi e quindi al termine quinquennale introdotto dalla legge n. 335/1995. La cartella esattoriale non opposta, infatti, non può assimilarsi ad un titolo giudiziale essendo, al contrario formata unilateralmente dallo stesso ente previdenziale, motivo per cui non può applicarsi al credito ivi contenuto la prescrizione decennale conseguente ad una sentenza di condanna passata in giudicato, ex cit. art. 2953 c.c. La perentorietà del termine fissato dall’art. 24, comma 5, del decreto legislativo n. 46/99, determina effetti analoghi al giudicato ma, in assenza di un’espressa previsione legislativa in tal senso, non possono ritenersi del tutto equiparabili al giudicato di formazione giudiziale. Solo l’accertamento giudiziale può determinare l’allungamento del periodo prescrizionale di un credito (in ipotesi più breve), e ciò, per effetto dell’intervento del sindacato del giudice che ha verificato la fondatezza della pretesa azionata Conseguentemente, la mera non opposizione della cartella di pagamento, non può determinare una modificazione del regime della prescrizione quinquennale dei crediti previdenziali. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 08 Marzo 2016.


Opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. - Opposizione all’atto di pignoramento dei crediti verso terzi art. 72 bis D.P.R. 602/1973 - Sospensione procedura esecutiva esattoriale -  Sussistenza periculum e fumus - Prescrizione quinquennale della cartella di pagamento.
La cartella di pagamento non ha la medesima natura giuridica della sentenza e non è titolo giudiziale. Pertanto il termine di prescrizione è regolato dal termine prescrizionale del credito in essa portato. Ne consegue che l’art. 2953 C.C. è applicabile solo laddove il diritto di credito sia divenuto definitivo in seguito ad una pronuncia giurisdizionale passata in giudicato, diversamente dovrà applicarsi la prescrizione breve. (Stanislao Capone) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 09 Dicembre 2015.


Procedimento esecutivo – Reclamo contro l’ordinanza che decide sulla sospensione della provvisoria esecuzione resa dal giudice dell’opposizione a precetto – Inammissibilità.
Il richiamo dell’art. 624 alle sole ordinanze emesse dal Giudice dell’esecuzione consente il reclamo (art. 624 co. 2, c.p.c.) avverso i soli provvedimenti emessi dal Giudice dell’esecuzione. (Emilio Pili) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Novembre 2015.


Opposizione  a precetto - Giudice di pace - Sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo - Esecuzione non ancora iniziata.
Al giudice di pace, competente ratione valoris a decidere l'opposizione a precetto, è devoluta anche la decisione sull'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo azionato, proposta ai sensi dell'art. 615, primo comma, c.p.c., nel testo aggiornato risultante dall'integrazione dell'ultima sua parte disposta dal D.L. n. 35/05 convertito nella L. n. 80/05. Invero, l'inserimento della novella nel medesimo comma dell'art. 615 c.p.c. in diretta ed immediata consequenzialità con l'indicazione dei criteri per individuare il giudice competente a decidere sull'opposizione a precetto in base all'entità del credito (art. 17 c.p.c.), impone di ritenere il medesimo altresì competente a pronunciare la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo. Né tale piana lettura della norma può essere disattesa sol perché, dovendosi oramai pacificamente assumere la finalità cautelare di simili pronunce, l'art. 669 ter c.p.c. sancisce che se competente per la causa di merito è il giudice di pace, la domanda (cautelare) si propone al tribunale. Si tratta, infatti, di norme di pari grado e già l'art. 22 della L. n. 689/81 (oggi l'art. 34 del D.Lgs. n. 115/11) aveva previsto il potere del giudice di pace investito del giudizio di opposizione a sanzione amministrativa di sospendere in via cautelativa l'esecutività.

L'attribuzione del potere di pronunciarsi sulla sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo al medesimo giudice di pace investito dell'opposizione al precetto, quando ancora non sia iniziata l'esecuzione sulla quale, a norma dell'art. 9 c.p. c., vige invece l'esclusiva competenza del tribunale, ben corrisponde al principio di concentrazione nell'unico giudice di ogni decisione afferente alla medesima fattispecie concreta. (Franco Bracciale) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 05 Novembre 2015.


Opposizione all’esecuzione – Attuazione degli obblighi di fare infungibile.
L’opposizione a precetto notificato per la riscossione del credito derivante da sanzione ex art. 614 bis, c.p.c., accessoria ad un provvedimento cautelare, deve essere proposta davanti al giudice dell'esecuzione per i vizi del precetto stesso mentre deve essere proposta nanti il giudice che ha disposto la misura cautelare e non al giudice delle esecuzioni ove si contesti la sussistenza dei presupposti per richiedere la sanzione. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 28 Ottobre 2015.


Apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria – Titolo esecutivo – Difetto.
Il contratto di apertura di credito con il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione del correntista una somma di denaro per un certo periodo di tempo con contestuale costituzione di ipoteca a garanzia del credito derivante dall'eventuale utilizzazione e nei limiti della somma messa a disposizione, seppure stipulato con rogito notarile notificato in forma esecutiva, non costituisce titolo esecutivo perchè la messa a disposizione da parte dell'istituto bancario di una somma di denaro non implica che l'accreditato sia debitore della somma stessa visto che il debito nasce alla fine del rapporto e solo con la diretta utilizzazione del credito. Sebbene l'art.474 co.2 n.3) c.p.c. annoveri gli atti ricevuti da notaio tra i titoli esecutivi, l'esecutività – come per ogni altro titolo esecutivo che attenga a somme di denaro – trova proprio imprescindibile requisito nella determinatezza o determinabilità dell'importo per cui viene minacciata o iniziata l'esecuzione forzata, desumibile da elementi intriseci al titolo stesso. (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 19 Ottobre 2015.


Domanda riconvenzionale in giudizio di opposizione a precetto a all'esecuzione – Ammissibilità.
Deve ritenersi ammissibile la domanda riconvenzionale con cui la banca abbia chiesto l'accertamento del saldo del contratto di apertura di credito regolato su conto corrente e la relativa condanna del correntista e dei fideiussori al pagamento del saldo passivo al fine di ottenere un titolo esecutivo in base al citato contratto atteso che, secondo la giurisprudenza di legittimità, in seguito alla proposizione di una opposizione a precetto e all'esecuzione, a norma dell'art.615 c.p.c., si instaura un giudizio di cognizione all'interno del quale è consentito all'opposto proporre domanda riconvenzionale nei confronti dell'opponente per ragioni creditorie rispetto a quelle azionate, al fine di conseguire una pronuncia che costituisca un nuovo titolo esecutivo, in aggiunta a quello azionato o in sostituzione di esso, se invalido (Cass. nn.14554/2000; 8399/2003; 4380/2012). (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 19 Ottobre 2015.


Contratto di mutuo – Usura bancaria – Verifica superamento soglie – Cumulo interessi corrispettivi e moratori – Esclusione

Contratto di mutuo – Usura bancaria – Verifica superamento soglie – Cumulo interessi corrispettivi e moratori – Esclusione

Contratto di mutuo – Usura bancaria – Verifica superamento soglie – Interessi moratori – Impossibilità di confronto con il tasso soglia
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Gli arresti della Suprema Corte nelle sentenze n. 350/2013 e n. 5324/2003 non consentono di sommare al tasso degli interessi corrispettivi il tasso degli interessi moratori, al fine di verificarne la legittimità o meno sul piano dell’usura, ma si limitano a evidenziare come il controllo dell’usurarietà degli interessi debba operare non solo con riferimento agli interessi corrispettivi, ma anche per gli interessi moratori. (Paolo Maria Tosi) (riproduzione riservata)

Deve escludersi la possibilità di procedere a una sommatoria dei tassi di interesse pattuiti ma va ulteriormente precisato come allo stato non si possa neppure procedere a una valutazione del carattere usurario o meno degli interessi di mora mediante un loro raffronto con il tasso soglia. (Paolo Maria Tosi) (riproduzione riservata)

Il fatto che il TEGM, e conseguentemente il Tasso Soglia che dal primo dipende, siano determinati in forza di rilevazioni statistiche condotte esclusivamente con riferimento agli interessi corrispettivi (oltre alle spese, commissioni e oneri accessori all’erogazione del credito), porta a concludere come non si possa pretendere di confrontare la pattuizione relativa agli interessi di mora con il Tasso Soglia così determinato, al fine di accertare se i primi siano o meno usurari. La tesi relativa all’impossibilità di raffrontare il tasso di interesse moratorio con il Tasso Soglia ai fini di verificarne l’usurarietà, oggi appare ulteriormente confortata dal D.L. 132/2014 convertito con la Legge 10 novembre 2014 n. 162. (Paolo Maria Tosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vibo Valentia, 22 Luglio 2015.


Esecuzione forzata - In genere - Fermo amministrativo dei beni mobili registrati - Natura giuridica - Misura alternativa all'esecuzione forzata con carattere puramente afflittivo - Fondamento - Conseguenze.
Il provvedimento di fermo amministrativo dei beni mobili registrati ha natura non già di atto di espropriazione forzata, ma di procedura a questa alternativa, trattandosi di misura puramente afflittiva e coercitiva volta ad indurre il debitore all'adempimento, sicché la sua impugnativa, sostanziandosi in un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole del rito ordinario di cognizione e le norme generali in tema di riparto della competenza per materia e per valore. (Angelo Ginex) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Luglio 2015, n. 15354.


Usura - Applicazione della sanzione di cui all'articolo 1815, comma 2, c.c. anche gli interessi corrispettivi - Opposizione all'esecuzione - Richiesta di sospensione dell'esecuzione - Credito restitutorio dei clienti superiore all'importo delle rate scadute - Illegittimità della decadenza dal beneficio del termine.
La possibilità che la sanzione prevista dall'articolo 1815, comma 2, c.c. possa essere applicata non solo agli interessi di mora usurari ma anche a quelli corrispettivi e che, conseguentemente, possa rivelarsi fondata l'eccezione sollevata dai clienti della banca di illegittimità della contestazione della decadenza dal beneficio del termine, possono costituire buone ragioni per accogliere la richiesta di sospensione della procedura esecutiva ai sensi dell'articolo 615 c.p.c. qualora il credito restitutorio nei confronti della banca per l'indebita percezione di interessi appaia superiore all'importo delle rate di mutuo scadute e non pagate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 16 Giugno 2015.


Contratti bancari - Contratto di mutuo ipotecario - Inadempimento del mutuatario - Notifica dell’atto di pignoramento al mutuatario - Efficacia interruttiva della prescrizione ex articolo 2946 del codice civile nei confronti del terzo divenuto acquirente dell’immobile pignorato in data anteriore alla notifica dell’atto di pignoramento - Esclusione

Contratti bancari - Contratto di mutuo ipotecario - Inadempimento del mutuatario - Intimazione di pagamento stragiudiziale rivolta al terzo acquirente del bene ipotecato - Proposta di transazione rivolta all’istituto di credito mutuante dal terzo acquirente del bene ipotecato - Valore di atto ricognitivo di debito avente efficacia interruttiva della prescrizione - Esclusione
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La notificazione al mutuatario dell’atto di pignoramento immobiliare da parte dell’istituto di credito mutuante non ha efficacia interruttiva della prescrizione nei confronti del terzo acquirente del bene immobile pignorato rimasto estraneo alla procedura esecutiva immobiliare. (Stefano Maugeri) (riproduzione riservata)

Una proposta di transazione diretta alla liberazione di un bene immobile gravato da ipoteca che venga formulata dal terzo acquirente del bene medesimo non avendo quale precipuo presupposto l’ammissione totale o parziale del credito vantato dall’istituto bancario mutuante non rappresenta riconoscimento di debito ex articolo 2944 del codice civile e non ha efficacia interruttiva della prescrizione. (Stefano Maugeri) (riproduzione riservata)
Appello Catania, 12 Maggio 2015.


Procedimento monitorio – Irregolarità della notificazione del decreto ingiuntivo – Eccezione di inefficacia del decreto – Oggetto della cognizione del giudice – Estesa alla pretesa creditoria – Sussiste.
Si distinguono tre diverse ipotesi quanto all’irregolarità della notificazione del decreto ingiuntivo:
1- Notificazione inesistente, nel qual caso l’inefficacia del decreto può essere fatta valere con la procedura prevista dal 1° e 2° comma dell’art.188 disp. attuaz. c.p.c.; con autonoma azione ordinaria di accertamento negativo; con l’opposizione all’esecuzione a norma dell’art.615 c.p.c.;
2- Notificazione nulla o irregolare, nel qual caso l’inefficacia del decreto può essere fatta valere con l’opposizione ai sensi dell’art.645 c.p.c. oppure con l’opposizione tardiva dell’art.650 c.p.c.;
3- Notificazione tardiva, nel qual caso l’inefficacia del decreto può essere fatta valere con l’opposizione ai sensi dell’art.645 c.p.c. e nel termine decorrente dalla notificazione, pur se tardiva, del decreto.
Peraltro, ove si costituisca il rapporto processuale, ancorché su iniziativa della parte convenuta (in senso sostanziale), la quale eccepisca l’inefficacia del decreto, il giudice adito ha il potere-dovere non soltanto di vagliare la consistenza dell’eccezione, ma anche di decidere sula fondatezza della pretesa avanzata dal creditore ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 06 Marzo 2015.


Esecuzione forzata – Litisconsorte necessario pretermesso – Titolo esecutivo giudiziale – Esecuzione – Tutela Esperibile – Opposizione ex art. 404 c.p.c. – Sussiste.
Il litisconsorte necessario pretermesso (come anche il terzo titolare di diritto autonomo ed incompatibile, il titolare di status incompatibile con quello accertato inter alios e il falsamente rappresentato), avverso l’esecuzione che sia stata promossa sulla base del titolo giudiziale opponibile ai sensi dell’art. 404, primo comma, cod. proc. civ., non può, al fine di incidere sull’efficacia del titolo, proporre opposizione ex art. 615 cod. proc. civ. (né ai sensi dell’art. 619 cod. proc. civ.) neppure se sia detentore materiale del bene, ma può far valere la sua situazione per bloccare l’esecuzione (od esecutività del titolo) esclusivamente con l’opposizione ordinaria, nel cui ambito, ai sensi dell’art. 407 cod. proc. civ., ottenere la sospensione dell’esecutività della sentenza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2015, n. 1238.


Cancellazione società di persona dal registro imprese - Sopravvenienze attive - Rinuncia - Reclamabilità della sospensione del titolo esecutivo ex art. 615, comma I, cpc - Effetto totalmente devolutivo del reclamo.
Il credito della società di persone cancellata dal registro delle imprese nelle more del processo si intende rinunciato. Tale effetto estintivo dell’obbligazione può essere fatto valere anche in sede di opposizione all’esecuzione rispetto ai soggetti che si dichiarino successori-aventi causa dalla compagine societaria estinta. (Giuseppe Di Vico) (riproduzione riservata) Tribunale Castrovillari, 04 Novembre 2014.


Competenza territoriale per l’opposizione a precetto – Criterio di collegamento principale della residenza o del domicilio eletto ove verrà svolta l’esecuzione – Criterio sussidiario del foro ove è stato notificato il precetto – Operatività del criterio sussidiario non solo nel caso di omissione di dichiarazione di residenza o domicilio ma anche nel caso di assenza di beni o crediti nel foro indicato – Onere della prova in capo al creditore

Precetto intimante il pagamento di una somma superiore a quella dovuta – Nullità dell’intero precetto – Non sussiste – Nullità solo parziale per la somma eccedente il dovuto e validità del precetto per la somma effettivamente dovuta – Sussiste
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In tema di opposizione a precetto, il criterio di collegamento principale per individuare la competenza territoriale è quello del foro presso cui verrà svolta l’esecuzione e presso cui il creditore ha eletto residenza o domicilio, mentre il criterio sussidiario è quello del foro in cui è stato notificato il precetto. Tale criterio sussidiario opera non solo allorquando sono omesse la dichiarazione o l’elezione da parte del creditore intimante, ma anche nel caso in cui la residenza e il domicilio sono stati individuati dal creditore in un luogo in cui non vi sono beni dell’intimato da aggredire o suoi debitori; ed incombe sullo stesso creditore, nel corso del giudizio di opposizione promosso dal debitore nel foro ex art. 480 comma 3 c.p.c., l’onere di dimostrare che nel comune indicato nell’atto di precetto per il domicilio o la residenza è possibile sottoporre a pignoramento debiti o crediti dell’intimato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La precettazione di una somma superiore a quella dovuta, non travolge l’atto per intero, ma ne determina la nullità parziale o inefficacia parziale per la somma eccedente, e l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 12 Settembre 2014.


Contratti bancari - Contratto di finanziamento fondiario ai sensi dell’articolo 38 del Decreto Legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario) - Collegamento negoziale con contratto di sottoscrizione di prestito obbligazionario e con contratto di sottoscrizione di quote di fondo comune di investimento lanciati rispettivamente dalla banca mutuante e da organismo di investimento collettivo del risparmio che riveste qualità di parte correlata - Ammissibilità - Applicazione all’intera operazione della disciplina prevista dal Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo Unico della Finanza) e dal Regolamento Consob 1 luglio 1998, n. 11522 (vecchio Regolamento Emittenti) - Ammissibilità - Mancata osservanza in sede di strutturazione dell’operazione degli obblighi informativi in materia di strumenti finanziari - Responsabilità precontrattuale dell’intermediario ex art. 1337 codice civile - Ammissibilità.
E’ configurabile una responsabilità precontrattuale ex art. 1337 del codice civile in capo all’intermediario qualora lo stesso in sede di strutturazione di una operazione fondata su un collegamento negoziale tra un contratto di finanziamento fondiario ai sensi dell’articolo 38 del Decreto Legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario) e due contratti aventi ad oggetto l’acquisto di strumenti finanziari non osservi gli obblighi informativi previsti ratione temporis dalle disposizioni del Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo Unico della Finanza) e del Regolamento Consob 1 luglio 1998, n. 11522 (vecchio Regolamento Emittenti). (Stefano Maugeri, Eugenia Trovato) (riproduzione riservata) Tribunale Caltagirone, 28 Luglio 2014.


Attività di esazione successiva all’omologazione del concordato – Illegittimità dell’iscrizione a ruolo, annullamento della cartella di pagamento e non debenza dei compensi di riscossione.
La domanda volta a impedire l’avvio, successivamente al deposito di una domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, di una procedura esecutiva esattoriale per la riscossione coattiva di un credito già computato al passivo concordatario costituisce una opposizione all’esecuzione preventiva avverso la cartella, ai sensi dell’art. 615 c.p.c., vertendo al stessa in ordine all’an dell’esecuzione. (Filippo Canepa, Cristina Bollini) (riproduzione riservata)

La notifica della cartella di pagamento non è obbligatoria ai fini dell’ammissione al passivo di crediti iscritti a ruolo. (Filippo Canepa, Cristina Bollini) (riproduzione riservata)

I c.d. “aggi” – ossia, i compensi di riscossione a carico del contribuente – non sono dovuti ove quest’ultimo sia una società sottoposta a concordato preventivo e l’attività di esazione sia iniziata dopo il deposito della domanda di ammissione alla procedura, stante il divieto di cui all’art. 168 L.F.. (Filippo Canepa, Cristina Bollini) (riproduzione riservata)

Nei concordati preventivi con cessio bonorum, il concordato può dirsi completamente eseguito, con conseguente venir meno del divieto di agire in executivis di cui all’art. 168 L.F., solo per effetto della completa liquidazione dei beni sociali sulla base di quanto previsto nel piano concordatario. (Filippo Canepa, Cristina Bollini) (riproduzione riservata)

Conseguentemente, l’esercizio di azioni esecutive da parte dei creditori anteriori alla procedura è, in concreto, inattuabile sino all’esecuzione del concordato preventivo e la cartella di pagamento deve essere annullata, previa dichiarazione dell’illegittimità dell’iscrizione a ruolo. (Filippo Canepa, Cristina Bollini) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 08 Luglio 2014.


Opposizione a precetto del terzo proprietario – Medesimi rimedi processuali spettanti al debitore principale – Inesistenza della notifica del decreto ingiuntivo al debitore principale e inefficacia del decreto ex art. 644 c.p.c. pronunciata nel procedimento di opposizione. Conseguente difetto del titolo e insussistenza del diritto del creditore ad agire esecutivamente sul bene del terzo.
Il terzo proprietario dei beni soggetti ad esecuzione forzata è equiparato al debitore principale e può azionare, ex artt. 2859 e 2870 c.c., tutti i rimedi processuali che la legge riconosce a quest’ultimo.
Il terzo proprietario può pertanto proporre opposizione all’esecuzione facendo valere l’inesistenza della notifica al debitore principale del decreto ingiuntivo e la conseguente inefficacia ex art. 644 c.p.c. del decreto ingiuntivo ottenuto dal creditore nei confronti del debitore principale. Da tale inefficacia consegue l’insussistenza del diritto del creditore ad agire esecutivamente sui beni del terzo proprietario, in difetto del titolo necessario per iniziare e/o proseguire l’azione esecutiva. (Francesca Sciarrotta) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 30 Giugno 2014.


Termine di novanta giorni ex art. 481 c.p.c. – Natura di decadenza e non prescrizione – Necessità di iniziare solo la prima esecuzione in tale termine – Possibilità di utilizzare il primo precetto anche per tutte le esecuzioni successive - Non necessità del precetto in rinnovazione

Astratta validità del precetto in rinnovazione – Illegittimità della sola parte di precetto in rinnovazione relativa alle spese dei precetti precedenti
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Il termine di novanta giorni previsto dall’art. 481 c.p.c. entro il quale iniziare l’esecuzione dopo la intimazione del precetto, essendo di decadenza e non prescrizione, è rispettato se entro detto termine si propone la prima esecuzione, non essendo necessario intimare un successivo precetto nel caso in cui occorra procedere ad una ulteriore esecuzione: l’inizio di un’esecuzione implica infatti che il precetto originario possa essere utilizzato per tutte le successive esecuzioni sino al soddisfo del credito. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui con il precetto in rinnovazione si intimi anche il pagamento delle spese dei precetti precedenti, l’ultimo precetto, in sé valido poiché non integrante un frazionamento di un credito unitario ed un abuso del diritto di agire esecutivamente, è però illegittimo per la parte relativa a tali spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 26 Maggio 2014.


Titolo esecutivo giudiziale reso in materia di diritto di famiglia – Precetto per importo inferiore ad € 5.000 – Competenza del Giudice di Pace – Sussiste.

Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di udienza di precisazione delle conclusioni – Sussiste.

Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di provvedere sulle spese – Sussiste.
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Nel caso di titolo esecutivo rappresentato da provvedimento reso in materia di separazione tra coniugi, rientra nella competenza per valore del Giudice di Pace la cognizione dell’opposizione a precetto, laddove la somma precettata sia di importo inferiore ad € 5.000. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La statuizione sull’incompetenza, pur se resa con ordinanza dopo la modifica dell’art. 279 c.p.c. da parte della L. n. 69/2009, deve seguire una udienza di precisazione delle  conclusioni e postula comunque la statuizione sulle spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 03 Aprile 2014.


Opposizione alla esecuzione ex art. 615 c.p.c. – Nuovo giudizio di opposizione alla esecuzione proposta dal difensore nell’ambito della stessa procedura esecutiva in virtù di procura speciale a margine di precedente atto di opposizione – Inammissibilità..
In materia di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c., considerata la natura autonoma del giudizio di opposizione endoesecutivo, la procura speciale conferita al difensore per un giudizio, non abilita il medesimo a promuoverne altri seppur relativi alla medesima procedura esecutiva, salvo che non risulti conferita una procura generale ad lites cosicché qualora il difensore, in virtù di procura speciale rilasciata a margine di altro precedente atto di opposizione all’esecuzione, promuova un nuovo giudizio di opposizione nell’ambito della stessa procedura esecutiva, ne consegue l’inammissibilità dell’opposizione essendo stato, il nuovo giudizio, introdotto da difensore privo di procura. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 13 Novembre 2013.


Sentenza costitutiva di servitù - Obbligo c.d. di pati - Esecuzione forzata degli obblighi di fare/non fare - Applicabilità..
Le sentenze costitutive di servitù non costituiscono un idoneo titolo esecutivo difettando un comando determinato e specifico. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 27 Settembre 2013.


Contratto di mutuo – Natura – Modalità di perfezionamento – Conseguenze.

Titolo esecutivo – Titoli stragiudizali – Requisiti – Verifica officiosa del giudice –  Integrazione extratestuale – Insussistenza – Conseguenze.
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Stante la natura reale del contratto di mutuo, ai fini del suo perfezionamento deve ritenersi necessario ed, al tempo stesso, anche sufficiente, che il mutuante permetta al mutuatario di entrare nella giuridica disponibilità della somma di denaro, in quanto con l'uscita di essa dal patrimonio del primo ed il correlato ingresso in quello del secondo, la fattispecie deve ritenersi perfezionata, e tale effetto può dirsi raggiungo anche attraverso modalità sostitutive della materiale consegna della somma al mutuatario, quali ad esempio il versamento diretto della stessa ad un terzo, per realizzare un interesse del mutuante. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)

Allorquando da una scrittura privata autentica nella sottoscrizione, azionata esecutivamente, con cui le parti hanno inteso documentare la concessione di una somma a titolo di mutuo ed il correlato obbligo di restituzione a carico del mutuatario, non possa dirsi dimostrata l'attuale esistenza del diritto, per il mutuante, di ottenere la restituzione della somma, poiché dal complessivo contesto contrattuale emerge invece una diversa volontà, volta a ritardare l'effettivo perfezionamento dell'accordo, detta scrittura non può considerarsi valido titolo esecutivo, in quanto il diritto che essa documenta non appare assistito dagli indispensabili requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità, per cui, ove non venga fornita, nei modi previsti dall'art. 474 c.p.c., da parte del procedente, prova dell'effettivo verificarsi di uno di quegli eventi cui le parti hanno inteso subordinare il perfezionamento della fattispecie, tanto impedisce la prosecuzione dell'esecuzione avviata sulla scorta di esso, la cui sorte è l'improcedibilità. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 03 Maggio 2013.


Trust - Pignoramento dei beni in trust - Destinatario del pignoramento - Trascrizione nei registri immobiliari nei confronti del trustee..
Il giudice dell’esecuzione immobiliare può rilevare d’ufficio l’invalidità del pignoramento quando lo stesso è rivolto nei confronti di un soggetto giuridico inesistente. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il pignoramento dei beni in trust deve essere eseguito nei confronti del trustee e non del trust, dato che il trust è un rapporto e non ha una soggettività giuridica (né sta in giudizio in persona del trustee). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

La trascrizione nei registri immobiliari di atti riguardanti i beni in trust deve essere eseguita nei confronti del trustee: è invalida la formalità effettuata contro il (o a favore del) trust perché, essendo il soggetto inesistente, induce incertezza sul titolare dei beni. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 25 Marzo 2013.


Concordato preventivo - Divieto di intraprendere azioni esecutive - Formale opposizione - Semplice allegazione dell'avvio della procedura - Crediti per titolo e per causa anteriori - Distinzione. .
Non occorre una formale opposizione per far valere il divieto legislativo di intraprendere azioni esecutive nei confronti dell’impresa in concordato, essendo sufficiente la semplice allegazione dell’avvio della procedura per determinare l’applicazione dell’art. 168 L.F. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Perciò, la questione può essere rilevata anche d’ufficio nel corso di un’opposizione ex art. 615 comma 1° c.p.c. (promossa per altre ragioni), posto che il divieto ex art. 168 L.F. si estende alla minaccia di azioni esecutive formulata col precetto. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il divieto di azioni esecutive per i creditori anteriori riguarda anche la fase di esecuzione del concordato preventivo successiva all’omologazione. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il divieto ex art. 168 L.F. non concerne soltanto i crediti per “titolo” anteriore ma anche quelli per “causa” anteriore all’inizio della procedura: la condanna alla rifusione delle spese di una lite cominciata prima dell’apertura del concordato e contenuta in una sentenza emessa successivamente trova causa in fatti generatori accaduti in precedenza. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 06 Febbraio 2013.


Opposizione alla esecuzione – Processi esecutivi riuniti – Caducazione del titolo esecutivo del creditore procedente – Effetti – Rimessione alle Sezioni Unite..
Va rimessa al Primo Presidente la questione di particolare importanza, relativa alla sorte del processo esecutivo, in presenza di pignoramenti riuniti e di interventi titolati, allorché venga caducato – con efficacia ex tunc – il titolo del creditore procedente (l'ordinanza di remissione reputa possibile affermare, alla luce delle riforme processuali del 2006 e del principio di economia processuale, l’insensibilità del processo esecutivo individuale, cui partecipino più creditori concorrenti, alle vicende relative al titolo invocato dal creditore procedente, purché il titolo esecutivo azionato da almeno un altro creditore abbia mantenuto integra la propria efficacia.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 Gennaio 2013, n. 2240.


Opposizione precetto - Oggetto - Intimazione per una somma superiore..
In caso di opposizione a precetto, è da qualificare opposizione all'esecuzione non solo quella con la quale si neghi del tutto il diritto a procedere a esecuzione forzata, per inesistenza - originaria o sopravvenuta - del titolo o del credito, ma anche quella con la quale si assuma che il precetto è stato intimato per una somma superiore, rispetto a quella risultante dal titolo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Novembre 2012.


Atto di precetto - Intimazione di una somma superiore a quello dovuto - Nullità del precetto - Esclusione..
Quando è intimato il pagamento di una somma superiore a quella effettivamente dovuta, il precetto non è sanzionabile con la nullità.  L’eccessività della somma portata nel precetto non travolge l’atto per l’intero, ma ne determina la nullità o inefficacia parziale per la somma eccedente, con la conseguenza che l’intimazione rimane valida per la somma effettivamente dovuta, alla cui determinazione provvede il giudice, che è investito dei poteri di cognizione ordinaria a seguito dell’opposizione in ordine alla quantità del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Novembre 2012.


Mezzi di impugnazione - Ammissibilità - Irrilevante del nomen juris attribuito dal giudice - Prevalenza della sostanza sulla forma.

Notificazione - Nullità e inesistenza - Opposizione agli atti esecutivi di cui all'articolo 617 c.p.c.
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Al fine di stabilire l'ammissibilità del mezzo di impugnazione deve farsi applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma essendo irrilevante il nomen juris attribuito dal giudice del provvedimento impugnato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'opposizione ai sensi dell'articolo 617 c.p.c. rappresenta il mezzo idoneo a far valere le nullità assolute dei singoli atti di esecuzione e non piuttosto quei vizi che possono considerarsi sanati con la proposizione dell'opposizione medesima. A tale mezzo di gravame si dovrà quindi far ricorso per far valere l'inesistenza della notificazione, la quale, come è noto, ricorre quando la notifica manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dal codice di rito, tale, cioè che non possa essere sussunta nel tipico atto di notificazione delineato dalla legge; comporta, invece, semplice nullità l'effettuazione di essa in luogo o a persone diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre riferimento con il destinatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 29 Ottobre 2012.


Opposizione al preavviso di fermo – Competenza – Luogo della accertata infrazione al codice della strada – Esclusione – Luogo di residenza dell'opponente – Sussiste..
L’opposizione al preavviso di fermo, finalizzata a far valere i vizi formali della cartella esattoriale, rispetto alla quale il fermo costituisce misura latu sensu cautelare, si configura come opposizione all'esecuzione forzata - sia pure nella sua fase prodromica di opposizione a precetto ex art. 615 c.p.c. - costituendo lo strumento necessario ad impugnare gli atti ad essa prodromici. Ne risulta così confermata la competenza territoriale del Giudice di pace del luogo di residenza della parte opponente in ragione della natura dell'opposizione dalla medesima posta in essere e del combinato disposto degli artt. 615, I comma, c.p.c.; 27 c.p.c. e 480, III comma c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Ottobre 2012, n. 17749.


Procedimento esecutivo - Provvedimento di sospensione - Reclamo - Applicazione degli articoli 624 e 669 terdecies c.p.c. - Ammissibilità..
Deve condividersi l’orientamento della prevalente giurisprudenza di merito, in forza del quale il reclamo previsto dal combinato disposto degli art. 624 e 669-terdecies avverso i provvedimenti in materia di sospensione dell’esecuzione è estensibile anche al provvedimento sospensivo previsto dall'art. 615, comma 1 c.p.c.. In primo luogo, infatti il provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, ex art. 615 comma 1 c.p.c., ha evidente natura cautelare e, dunque, il reclamo di cui all’art. 669 terdecies c.p.c. deve ritenersi proponibile avverso tale provvedimento. In secondo luogo, si è anche correttamente osservato che l’ammissibilità del reclamo sulla decisione che concede o nega la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo deriva, oltre che dalla natura cautelare della decisione, dal fatto che l’art. 624 c.p.c. si riferisce a tutte le decisioni in tema di istanze di sospensione, senza che rilevi che una esecuzione sia concretamente iniziata, e posto che in caso contrario vi sarebbe una lesione del diritto di difesa della parte interessata. Infine, deve osservarsi che la nuova formulazione dell’art. 615 c.p.c. e la modifica introdotta in due tempi all’art. 624 c.p.c., hanno disegnato un nuovo istituto cautelare, che ricomprende non solo la sospensione del processo esecutivo ma anche la sospensione della esecutività del titolo: ambedue i provvedimenti debbono ritenersi soggetti a reclamo, attesa la evidente volontà in tal senso dimostrata dal legislatore che, dapprima, aveva introdotto all’art. 624 c.p.c. il reclamo in relazione alla sola ipotesi di opposizione alla esecuzione (615, 2° comma, c.p.c.) poi, a seguito della l. n. 52 del 2006, ha eliminato dal 1° comma dell’art. 624 c.p.c. il riferimento al 2° comma dell’art. 615 c.p.c., così estendendo il rimedio ad entrambe le ipotesi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 31 Agosto 2012.


Modifica delle condizioni di separazione - Provvisoria esecutorietà del provvedimento - Esclusione. .
Mentre il provvedimento di modifica delle condizioni di separazione, previsto dall'art. 710 c.p.c., non è immediatamente esecutivo (ma solo ove in tal senso sia disposto dal giudice ai sensi dell’art. 741 c.p.c.), l’art. 4, comma 14, l. 1º dicembre 1970, n. 898 dispone invece la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado pronunciata all’esito del giudizio di divorzio, regola estesa dall'art. 23 l. 6 marzo 1987, n. 74 ai giudizi di separazione personale, ma non a quelli di modifica del regime di separazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Agosto 2012.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Termine per il rilievo della decadenza – Prima udienza successiva in cui si procede all’incarico per la stima del bene.

Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti.
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L’eccezione o il rilievo d’ufficio di estinzione, conseguenti al mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, non possono essere né proposta né effettuato ex art. 630 c.p.c. oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa, vale a dire quella della nomina del ctu per la stima del bene immobile, ex art. 569 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti..
Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Art. 148 c.c. – Natura giuridica – Opposizione – Forma..
Il provvedimento ex art. 148 c.c. riveste un carattere “ibrido”, nel senso che concreta non solo gli estremi di un titolo esecutivo, ma altresì l’inizio di una sorta di esecuzione presso terzi, con l’effetto che anche l’opposizione dovrà parimenti rivestire - oltre a quella di opposizione a decreto ingiuntivo, qualora si discuta dell’an o del quantum - anche quella di opposizione alla esecuzione (ex art. 615, comma 2 c.p.c.) se si contesti “la pignorabilità dei beni” ex art. 545 cpc. In tale ultima ipotesi, il Presidente riveste altresì il ruolo di giudice dell’esecuzione, e l’opposizione di cui all’art. 148 c.c. può concretare una opposizione alla esecuzione. Le forme dell’opposizione, però, sono quelle dell’opposizione a decreto ingiuntivo in quanto compatibili. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 09 Marzo 2012.


Società in nome collettivo - Rapporti con i terzi - Responsabilità dei soci - Escussione preventiva del patrimonio sociale - Società di persone - Titolo esecutivo giudiziale formatosi nei confronti della società - Escussione preventiva del patrimonio sociale - Deduzione con opposizione a precetto da parte del socio - Qualificazione - Opposizione all'esecuzione - Fondamento.
L'opposizione del socio di società di persone illimitatamente responsabile avverso il precetto notificatogli dal creditore sociale sulla base del titolo esecutivo giudiziale formatosi nei confronti della società, con la quale si fa valere la mancata osservanza dell'art. 2304 cod. civ., si configura come opposizione all'esecuzione, in quanto attiene ad una condizione dell'azione esecutiva nei confronti del socio, e, quindi, al diritto del creditore sociale di agire esecutivamente ai danni di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Novembre 2011.


Esecuzione forzata – Opposizione al precetto – Sospensione ex art. 615 comma I c.p.c...
Il provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615 comma 1, c.p.c. non ha natura cautelare bensì anticipatoria giacché il relativo presupposto sono i gravi motivi e ciò vale a dire che al giudice viene attribuito un potere di natura discrezionale il cui esercizio prudenziale è fondato su una valutazione di opportunità che può anche limitarsi ad una delibazione positiva del fumus, in modo da evitare l’inutile svolgimento di attività processuale con riferimento all’esecuzione forzata, senza che necessariamente debba anche apprezzarsi la sussistenza di un periculum in mora. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 12 Luglio 2011.


Processo esecutivo - Opposizione proposta prima dell'inizio dell'esecuzione - Sospensione - Nuova formulazione dell'art. 615 c.p.c. - Procedimento d'urgenza ex art. 700 c.p.c. - Inammissibilità..
A seguito della riforma del 2005 (D.L. 14.03.2005, n. 40, convertito con modificazioni in L. 14.05.2005 n. 80, applicabile ai procedimenti instaurati successivamente al 1° marzo 2006), che ha modificato l’art. 615, 1° comma, c.p.c., stabilendo la facoltà del giudice dell’opposizione all’esecuzione (anche proposta prima dell’inizio dell’esecuzione), di sospendere l’efficacia del titolo esecutivo, è inammissibile il ricorso ante causam ex art. 700 c.p.c. diretto ad ottenere la sospensione del titolo esecutivo, per difetto di residualità dello strumento cautelare atipico. (Mario Coderoni) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 17 Gennaio 2011.


Esecuzione forzata - Opposizioni all'esecuzione - Distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi - Provvedimento cautelare - Statuizione sulle spese - Titolo esecutivo - Interpretazione in sede di opposizione all'esecuzione - Questione di fatto - Incensurabilità in Cassazione.
L'interpretazione del titolo esecutivo da parte del giudice dell'esecuzione si risolve in un apprezzamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità, anche quando non derivi da una pronuncia passata in giudicato ma consista nella statuizione sulle spese di lite contenuta in un provvedimento cautelare (nella specie di rigetto), trattandosi comunque di un titolo di formazione giudiziale contenuto in un provvedimento emesso in un procedimento contenzioso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Gennaio 2011, n. 760.


Processo esecutivo – Opposizione a precetto proposta dalla P.A. – Decorso del termine di 60 giorni quale condizione di efficacia del titolo esecutivo – Inosservanza – Nullità del precetto..
L'opposizione proposta dalla P.A. avverso il precetto intimato prima del decorso del termine previsto dall'articolo 14 d.l. 31 dicembre 1996, n. 669, (convertito in legge 28 febbraio 1997, n. 30), di sessanta giorni dalla notificazione del titolo esecutivo, deve qualificarsi come opposizione all'esecuzione e non come opposizione agli atti esecutivi, atteso che la disposizione citata pone un intervallo tra la notifica del titolo esecutivo e quella del precetto prima del quale l'esecuzione forzata non può essere intrapresa, con la conseguenza che il decorso del termine legale diviene condizione di efficacia del titolo esecutivo la cui  inosservanza, a causa della inscindibile dipendenza del precetto dall'efficacia esecutiva del titolo  che con esso si fa valere, rende nullo il precetto intempestivamente intimato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Gennaio 2011.


Processo esecutivo - Pendenza del giudizio di opposizione al precetto - Proposizione di opposizione all'esecuzione già iniziata ex art. 615, comma 2, c.p.c. - Facoltà del giudice dell'opposizione al precetto di sospendere l'efficacia esecutiva del titolo - Sussistenza - Concorso di rimedi anticipatori - Distinzione..
L’inizio dell’esecuzione attraverso il pignoramento e la proposizione dell’opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. successivamente al giudizio di opposizione a precetto non privano il giudice di quest’ultima del potere di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo, verificandosi un’ipotesi di concorso di rimedi lato sensu anticipatori, sia pure aventi un oggetto  parzialmente diverso; al giudice dell’opposizione a precetto è, infatti, attribuito il potere di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo, con l’effetto di inibire l’inizio di qualunque azione esecutiva a carico del debitore opponente, mentre al giudice dell’esecuzione l’art. 624 c.p.c. attribuisce soltanto il potere di sospendere quella specifica procedura esecutiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 03 Dicembre 2010.


Esecuzione forzata – Opposizione all’esecuzione – Partecipazione al giudizio – Creditori con titolo esecutivo – Litisconsorzio necessario – Sussistenza..
Debbono partecipare al giudizio di opposizione all’esecuzione tutti i creditori muniti di titolo esecutivo (anche se non hanno compiuto atti di esecuzione), i quali potrebbero essere pregiudicati dall’accoglimento della domanda dell’opponente di cancellazione della trascrizione del pignoramento, poiché non potrebbero più giovarsi dell’esecuzione intrapresa da altri per far valere il loro diritto a partecipare al riparto. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Ottobre 2008.


Concordato preventivo - Divieto di azioni esecutive - Portata - Pignoramento presso terzi - Sopravvenuta apertura del concordato - Conseguenze - Obbligo di pagare - Insussistenza - Opposizione del terzo pignorato al precetto - Necessità - Fattispecie relativa a pignoramento di credito tributario.
In tema di concordato preventivo , il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore, previsto dall'art. 168, primo comma, legge fall., comporta che i debiti sorti prima dell'apertura della procedura non possono essere estinti fuori dall'esecuzione concorsuale; pertanto ove, prima di tale momento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione presso terzi avente ad oggetto un credito tributario, l'Agenzia delle Entrate, terzo pignorato, che sia stata portata a conoscenza del concordato, non deve sottostare al precetto intimatole dal creditore assegnatario delle somme, ma, essendo venuto meno il presupposto dell'esecuzione individuale, deve opporsi all'atto di precetto ex art. 615 cod. proc. civ., allegando il venir meno dell'obbligo di pagare. (Nella specie la S.C. ha confermato, correggendone la motivazione, la sentenza di merito che aveva condannato l'Amministrazione finanziaria a rimborsare alla società debitrice la somma che aveva pagato al creditore di quest'ultima, il quale aveva portato a termine, dopo il concordato, la procedura di pignoramento presso terzi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Giugno 2007, n. 14738.


Processo esecutivo – Mancata iscrizione a ruolo del pignoramento – Opposizione all’esecuzione – Interesse ad agire – Sussistenza – Dovere di collaborazione preventiva con il creditore – Esclusione..
L’interesse del debitore a proporre opposizione all’esecuzione ex artt. 617 e 615 c.p.c. non può essere escluso nel caso in cui la procedura esecutiva non sia stata iscritta a ruolo qualora l’opponente chieda che venga dichiarata la nullità dell’atto esecutivo non conforme alla legge ed il risarcimento del danno da lite temeraria ex art. 96 c.p.c.. In tale ipotesi, inoltre, non può essere invocato – perché inesistente – un dovere del debitore opponente di collaborazione preventiva con il creditore tendente al conseguimento di una soluzione stragiudiziale alternativa e preventiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 22 Giugno 2007.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Opposizione all'esecuzione del curatore - Legittimazione - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio - Necessità - Esclusione.
In tema di opposizione all'esecuzione individuale intrapresa nei confronti del debitore fallito da un istituto di credito fondiario o agrario ai sensi dell'art. 42 del R.D. 16 luglio 1905, n. 646 (il quale, applicabile "ratione temporis", disponeva, tra l'altro, che le disposizioni delle leggi e dei regolamenti sul credito fondiario sono sempre applicabili, anche in caso di fallimento del debitore, per i beni ipotecari, agli istituti di credito fondiari), sussiste la legittimazione ad agire ai sensi dell'art. 615 cod. proc. civ. del curatore che agisca per far valere che, in dispetto dei presupposti previsti dalla legge speciale (R.D. n. 646/1905) di deroga alla norma generale (art. 51 legge fall.), l'esecuzione stessa debba essere ricondotta nell'alveo dell'art. 51 della legge fall. (per il quale, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento). Ne consegue - fra l'altro - che, ove nella specie il curatore del fallimento proponga opposizione all'esecuzione, non deve essere integrato il contraddittorio nei confronti della società fallita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Agosto 2003, n. 12115.


Amministrazione straordinaria - Giudizio di opposizione alla esecuzione preesistente alla dichiarazione di insolvenza - Competenza del Tribunale fallimentare - Esclusione - Regole ordinarie di competenza - Operatività.
La competenza a conoscere della opposizione alla esecuzione forzata promossa dall'imprenditore "in bonis" che in corso di giudizio sia stato ammesso alla procedura dell'amministrazione straordinaria non spetta funzionalmente al Tribunale che abbia dichiarato lo stato di insolvenza, posto che non ricorre l'applicabilità ne' dell'art. 51 della legge fallimentare, ne' dell'art. 24 della stessa legge, trattandosi di una azione preesistente alla dichiarazione di insolvenza e sulla cui prosecuzione non influiscono le regole della concorsualità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2001, n. 2487.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Legittimazione passiva del debitore.
Qualora un istituto di credito fondiario od agrario, esercitando la facoltà conferitagli dall'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, promuova esecuzione individuale dei confronti del debitore, nonostante l'apertura a suo carico di procedura fallimentare, la legittimazione passiva rispetto a tale esecuzione, e, conseguentemente, la legittimazione a ricevere gli Atti ad essa relativi, incluso il precetto ed il pignoramento, nonché a proporre le opposizioni di cui agli artt. 615 e 617 cod. proc. civ., spetta esclusivamente al debitore medesimo, non al curatore, considerato che i collegamenti fra le due procedure, comportanti, fra l'altro, la possibilità del curatore di intervenire nella esecuzione individuale e l'Obbligo dell'istituto di insinuarsi al passivo fallimentare secondo le regole del concorso dei creditori, non incidono sull'autonomia delle procedure stesse ai fini della suddetta legittimazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 1987, n. 2532.


Credito fondiario - Procedimento esecutivo contro i debiti morosi - Sui beni ipotecati - Fallimento del debitore - Irrilevanza - Opposizione all'esecuzione - Competenza del tribunale fallimentare - Esclusione.
A norma dell'art 42, secondo comma, del tu 16 luglio 1905, n 646, agli istituti esercenti il credito fondiario e consentito di iniziare o proseguire l'Azione esecutiva individuale sui beni ipotecati anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore. In siffatta ipotesi, non puo agire la vis attractiva del foro fallimentare, onde la Competenza a conoscere dell'opposizione all'esecuzione individuale iniziata dall'istituto di credito fondiario spetta al tribunale del luogo dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 01 Dicembre 1972, n. 3476.