LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO V
Delle opposizioni
CAPO I
Delle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all'esecuzione
SEZIONE I
Delle opposizioni all'esecuzione

Art. 616

Provvedimenti sul giudizio di cognizione introdotto dall'opposizione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se competente per la causa è l'ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice dell'esecuzione questi fissa un termine perentorio per l'introduzione del giudizio di merito secondo le modalità previste in ragione della materia e del rito, previa iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire di cui all'articolo 163-bis, o altri se previsti, ridotti della metà; altrimenti rimette la causa dinanzi all'ufficio giudiziario competente assegnando un termine perentorio per la riassunzione della causa. [La causa è decisa con sentenza non impugnabile]. (1)



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(1) Periodo soppresso dall’art. 49, comma 2, della l. 18 giugno 2009, n. 69. In base all’art. 58 della citata legge, la modifica si applica anche ai giudizi pendenti in primo grado alla data del 4 luglio 2009 e ciò a differenza delle altre modifiche apportate dalla medesima legge che si applicano ai giudizi instaurati dopo tale data (art. 58, comma 2, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Processo esecutivo – Opposizione a precetto e opposizione all'esecuzione – Rapporto – Litispendenza – Provvedimenti interinali.
Sussiste litispendenza fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, quando le due azioni sono fondate su fatti costitutivi identici, concernenti l'inesistenza del diritto di procedere all'esecuzione forzata, e semprechè le cause pendano innanzi a giudici diversi. Invece, nell'ipotesi - più probabile - in cui le due opposizioni, riassunta la seconda nel merito, risultino pendenti innanzi al medesimo ufficio giudiziario, delle stesse se ne dovrà disporre la riunione, ai sensi dell'art. 273 c.p.c.; ovvero, qualora ciò non sia possibile per impedimenti di carattere processuale, bisognerà sospendere pregiudizialmente la seconda causa, ai sensi dell'art. 295 c.p.c.

L'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione successivamente proposta avverso il medesimo titolo esecutivo, fondate su identici fatti costitutivi e pendenti, nel merito, innanzi al medesimo ufficio giudiziario, vanno riunite d'ufficio, ai sensi dell'art. 273 c.p.c., ferme restando le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima.

Il giudice dell'opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) cui sia stato chiesto di disporre la sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo ai sensi dell'art. 615 c.p.c., comma 1, (così come modificato dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35), non perde il potere di provvedere sull'istanza per effetto dell'attuazione del pignoramento o, comunque, dell'avvio dell'azione esecutiva, sicchè l'ordinanza sospensiva da questi successivamente pronunciata determinerà ab esterno la sospensione ex artt. 623 e 626 c.p.c. di tutte le procedure esecutive nel frattempo instaurate".

Il pignoramento eseguito dopo che il giudice dell'opposizione a precetto ha disposto la sospensione dell'esecutività del titolo è radicalmente nullo e tale invalidità deve essere rilevata, anche d'ufficio, dal giudice dell'esecuzione.

Qualora siano contemporaneamente pendenti l'opposizione a precetto (art. 615 c.p.c., comma 1) e l'opposizione all'esecuzione già iniziata (art. 615 c.p.c., comma 2) sulla base di quello stesso precetto, i due giudici hanno una competenza mutuamente esclusiva quanto all'adozione dei provvedimenti sospensivi di rispettiva competenza, nel senso che, sebbene l'opponente possa in astratto rivolgersi all'uno o all'altro giudice, una volta presentata l'istanza innanzi a quello con il potere "maggiore" (il giudice dell'opposizione a precetto), egli consuma interamente il suo potere processuale e, pertanto, non potrà più adire al medesimo fine il giudice dell'esecuzione, neppure se l'altro non sia ancora pronunciato.

Qualora sussista litispendenza fra la causa di opposizione a precetto (c.d. opposizione pre-esecutiva) e la causa di opposizione all'esecuzione già iniziata, il giudice dell'esecuzione, all'esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti, ai sensi dell'art. 616 c.p.c., un termine per introdurre il giudizio nel merito, giacchè un simile giudizio sarebbe immediatamente cancellato dal ruolo ai sensi dell'art. 39 c.p.c., comma 1. Il giudizio che le parti hanno l'onere di proseguire si identifica, infatti, con la causa iscritta a ruolo per prima, ossia l'opposizione a precetto".

Qualora, pendendo una causa di opposizione a precetto, il giudice dell'esecuzione - o il collegio adito in sede di reclamo ex art. 624 c.p.c., comma 2 e art. 669-terdecies c.p.c. - sospenda l'esecuzione per i medesimi motivi prospettati nell'opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute ad introdurre il giudizio di merito nel termine di cui all'art. 616 c.p.c. che sia stato loro eventualmente assegnato, senza che tale omissione determini il prodursi degli effetti estintivi del processo esecutivo previsti dall'art. 624 c.p.c., comma 3, in quanto l'unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello, già introdotto, di opposizione a precetto, rispetto al quale una nuova causa si porrebbe in relazione di litispendenza.

Qualora il giudice dell'esecuzione, ravvisando identità di petitum e la causa petendi fra l'opposizione a precetto e l'opposizione all'esecuzione innanzi a lui pendente, dopo aver provveduto sulla richiesta di sospensiva, non assegni alle parti il termine di cui all'art. 616 c.p.c. per l'introduzione nel merito della seconda causa, la parte interessata a sostenere che le domande svolte nelle due opposizioni non siano del tutto coincidenti, dovrà introdurre egualmente il giudizio di merito, nel termine di cui art. 289 c.p.c., chiedendo che in quella sede sia accertata l'insussistenza della litispendenza o, comunque, un rapporto di mera continenza. Infatti, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti nè l'opposizione agli atti esecutivi, nè il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., comma 7, nè il regolamento di competenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Opposizione a precetto ed opposizione all'esecuzione - Identità dei fatti costitutivi dedotti - Litispendenza o riunione delle cause -  Configurabilità - Condizioni.
Tra l'opposizione a precetto ex art. 615, primo comma, c.p.c., e la successiva opposizione all'esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c., proposte avverso il medesimo titolo esecutivo e fondate su fatti costitutivi identici concernenti l'inesistenza del diritto di procedere all'esecuzione forzata, sussiste litispendenza, qualora le cause siano pendenti, nel merito, innanzi ad uffici giudiziari diversi, anche per grado; qualora invece le cause siano pendenti, nel merito, innanzi allo stesso ufficio giudiziario, ne va disposta la riunione di ufficio, ai sensi dell'art. 273 c.p.c., ferme le decadenze già maturate nella causa iniziata per prima. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Opposizione all’esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c. – Identità di fatti costitutivi con opposizione a precetto già pendente – Provvedimento di chiusura della fase sommaria – Termine per promuovere il giudizio di merito – Fissazione – Esclusione – Fondamento.
Qualora sia promossa un'opposizione all'esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c., identica, per fatti costitutivi dedotti, ad un'opposizione a precetto già pendente, il giudice dell'esecuzione, all'esito della fase sommaria, non deve assegnare alle parti il termine per promuovere il giudizio di merito, giacchè quest'ultimo sarebbe destinato ad essere definito in rito (mediante la cancellazione della causa dal ruolo ex art, 39, primo comma, c.p.c. o la riunione ex art. 273 c.p.c.), essendo l'opposizione a precetto il giudizio che le parti hanno l'onere di proseguire. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Opposizione all’esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c. – Sospensione dell’esecuzione disposta per motivi già dedotti con opposizione a precetto – Termine per promuovere il giudizio di merito – Inosservanza – Conseguenze – Estinzione del processo esecutivo ex art. 624, terzo comma, c.p.c. – Configurabilità – Esclusione – Fondamento.
Qualora, pendendo un'opposizione a precetto, il giudice dell'esecuzione - o il collegio adito in sede di reclamo - sospenda l'esecuzione per i medesimi motivi dedotti nell'opposizione pre-esecutiva, le parti non sono tenute a promuovere il giudizio di merito nel termine eventualmente loro assegnato, non conseguendo da tale omissione l'estinzione del processo esecutivo ex art. 624, terzo comma, c.p.c., in quanto l'unico giudizio che le parti sono tenute a coltivare è quello, già introdotto, di opposizione a precetto. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Opposizione all’esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c. – Provvedimento di chiusura della fase sommaria – Erronea valutazione di identità di fatti costitutivi con precedente opposizione a precetto – Omessa fissazione del termine per promuovere il giudizio di merito – Rimedi – Impugnazione del provvedimento – Esclusione – Fondamento – Introduzione del giudizio di merito ad opera della parte interessata – Necessità.
Qualora il giudice dell'esecuzione, ravvisando identità di fatti costitutivi tra l'opposizione all'esecuzione innanzi a lui proposta e un'opposizione a precetto già promossa, con il provvedimento di chiusura della fase sommaria non assegni alle parti il termine per promuovere il giudizio di merito, la parte interessata a sostenere la diversità delle domande formulate nelle due opposizioni è tenuta ad introdurre, di sua iniziativa, il giudizio di merito nel termine di cui all'art. 289 c.p.c., in quanto avverso il provvedimento di chiusura della fase sommaria dell'opposizione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti né l'opposizione agli atti esecutivi, né il ricorso per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost., né il regolamento di competenza. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Ordinanza ex art. 612 c.p.c. – Reclamo ex art. 624 c.p.c. ed opposizione ex art. 617 c.p.c. – Limiti – Appello – Esclusione.
In tema di esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare, l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che decida in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo ed all'ammissibilità dell'azione esecutiva non è appellabile, ma reclamabile ex art. 624 c.p.c. ove tale decisione sia stata presa solo in vista della mera sospensione della procedura (che resta pendente) in attesa dell'esito del giudizio di merito da instaurare, mentre è opponibile ai sensi dell'art. 617 c.p.c. ove abbia dichiarato la definitiva chiusura del processo esecutivo. In nessun caso è possibile la proposizione dell'appello. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza di accoglimento dell'appello proposto dagli istanti in esecuzione per obblighi di fare avverso l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione aveva dichiarato ineseguibile la sentenza di accertamento della linea di confine tra due fondi e di condanna all'apposizione di cippi e alla ricostruzione della canalina ivi esistente, e improcedibile l'esecuzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2019, n. 17440.


Opposizione all’esecuzione art. 615 c.p.c. – Giudizio di cognizione art. 616 c.p.c. – Art. 2929 bis cod. civ. – Azione revocatoria ordinaria art. 2901 cod. civ..
Il giudizio di cognizione introdotto a seguito dell’opposizione ad un’esecuzione iniziata in forza dell’art. 2929 bis cod. civ. deve vertere sulle medesime questioni sollevate nella fase sommaria dell’opposizione. Ne consegue che chi agisce in espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito con le forme previste dall’art. 2929 bis cod. civ. non può agire nel giudizio di cognizione susseguente all’opposizione all’esecuzione con un’azione revocatoria ordinaria, in quanto detta fase processuale è destinata alla trattazione ed alla confutazione dei soli temi introdotti con l’opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. ed ex art. 2929 bis, ultimo comma, cod. civ.. Per l’effetto la domanda di revocatoria ordinaria proposta deve dichiararsi inammissibile (fattispecie in cui l’istituto di credito aveva promosso un esecuzione immobiliare ex art. 2929 bis cod. civ. su beni costituiti in fondo patrimoniale. Il debitore ha presentato opposizione all’esecuzione eccependo l’estraneità del debito ai bisogni della famiglia, ottenendo la sospensione dell’esecuzione. L’istituto di credito ha poi introdotto il giudizio di cognizione radicando una domanda revocatoria ordinaria, dichiarata inammissibile dal Tribunale per diversità del petitum rispetto al giudizio di opposizione). (Monica Binello) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 20 Febbraio 2019.


Opposizione all’esecuzione ed opposizione agli atti esecutivi – Assenza di diritto vivente in materia di previa iscrizione della causa a ruolo – Questione di legittimità costituzionale – Esclusione – Improcedibilità – Opposizione per iscrizione a ruolo giudizio di merito oltre il termine per introduzione del giudizio di merito – Esclusione.
In assenza di un diritto vivente formatosi con riferimento agli artt. 616 e 618 c.p.c. ed in virtù dell’onere dell’interpretazione costituzionalmente orientata spettante al Giudice comune, quest’ultimo non può sollevare l’incidente di costituzionalità qualora non abbia sperimentato se la stessa sia praticabile, e ciò soprattutto quando manchino argomenti di ordine testuale o sistematico dirimenti in senso contrario.

L’interpretazione conforme a Costituzione degli artt. 616 e 618 c.p.c., con riferimento alla  problematica dell’instaurazione del giudizio di merito per il rito ordinario, deve ritenersi confermata dalle decisioni del richiamato secondo filone giurisprudenziale secondo cui il termine perentorio, ivi indicato, non coincide con il termine per l’iscrizione della causa a ruolo, ma con la notifica dell’atto di citazione, nonostante sul punto vi sia un evidente contrasto giurisprudenziale in merito all’interpretazione degli art. 616 e 618 c.p.c., contrasto che risulta confermato da due pronunce del 2018 della Corte di Cassazione.

La complessità, quindi, della fattispecie in esame e del contrasto giurisprudenziale in essere ormai da parecchi anni e non ancora del tutto definitivamente risolto, dipeso dall’infelice formulazione legislativa delle norme in esame figlie, come definito dalla giurisprudenza di legittimità, di un’evidente “insipienza di tecnica legislativa” perché “in manifesta contraddizione con i riferimenti …. alle modalità previste in ragione della materia e del rito”, ha portato a contrastanti pronunce della Corte di Cassazione, da ultimo anche nel corrente anno, tali da richiedere il definitivo intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione volto a dare chiarezza e certezza del diritto espresso dagli artt. 616 e 618 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 01 Dicembre 2018.


Vendita della cosa data in pegno - Opposizione del debitore - Natura - Conseguenze - Regime di impugnazione ex art. 616 c.p.c. ripristinato dall’art. 49 l. n. 69 del 2009 - Appellabilità della sentenza che conclude l’opposizione in primo grado - Ricorso per cassazione - Inammissibilità.
L'opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall'art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all'esecuzione, riconducibile all'art. 615 c. p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, compresa quella dell'appellabilità della sentenza che la conclude in primo grado - ripristinata, per le sentenza pubblicate a partire dal 4 luglio 2009, dall'ulteriore riforma dell'art. 616 c.p.c., di cui all'art. 49 della l. n. 69 del 2009 -, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione proposto direttamente avverso la sentenza di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Luglio 2018, n. 17268.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Procedimento esecutivo - Ordinanza ex art. 612 c.p.c. - Contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo e all'ammissibilità dell'azione esecutiva - Illegittimità - Natura di sentenza - Esclusione - Rimedio esperibile - Introduzione del giudizio di merito ex art. 616 c.p.c..
In tema di esecuzione forzata per obblighi di fare o di non fare, l'ordinanza emessa ai sensi dell'art. 612 c.p.c., che abbia aggiunto ulteriori obblighi rispetto a quanto indicato nel titolo esecutivo ed assunto pertanto contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo ed all'ammissibilità dell'azione esecutiva, non può considerarsi neppure quando abbia provveduto sulle spese giudiziali come una sentenza decisiva di un'opposizione all'esecuzione (e quindi impugnabile con i rimedi all'uopo previsti), consistendo essa nel provvedimento definitivo della fase sommaria di tale opposizione, sicché la parte interessata può tutelarsi introducendo il relativo giudizio di merito ex art. 616 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 09 Marzo 2018, n. 5642.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Procedimento esecutivo - Ordinanza ex art. 612 c.p.c. - Contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo e all'ammissibilità dell'azione esecutiva - Illegittimità - Natura di sentenza - Esclusione- Rimedio esperibile - Introduzione del giudizio di merito ex art. 616 c.p.c..
In tema di esecuzione forzata per obblighi di fare o di non fare, l'ordinanza emessa ai sensi dell'art. 612 c.p.c., che abbia assunto contenuto decisorio in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo ed all'ammissibilità dell'azione esecutiva, non può considerarsi ' neppure quando abbia provveduto sulle spese giudiziali ' come una sentenza decisiva di un'opposizione all'esecuzione (e quindi impugnabile con i rimedi all'uopo previsti), consistendo essa nel provvedimento definitivo della fase sommaria di tale opposizione, sicché la parte interessata può tutelarsi introducendo il relativo giudizio di merito ex art. 616 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Febbraio 2018, n. 3888.


Processo esecutivo - Ordinanza del G.E. che risolva contesa tra le parti - Natura di sentenza - Esclusione.
L'ordinanza resa ai sensi dell'art. 612 c.p.c. che illegittimamente abbia risolto una contesa tra le parti, così esorbitando dal profilo funzionale proprio dell'istituto, non è mai considerabile come una sentenza in senso sostanziale, decisiva di un'opposizione ex art. 615 c.p.c., ma dà luogo, anche qualora contenga la liquidazione delle spese giudiziali, ad una decisione soltanto sommaria, in quanto da ritenersi conclusiva della fase sommaria di una opposizione all'esecuzione, rispetto alla quale la parte interessata può tutelarsi introducendo un giudizio di merito ex art. 616 c.p.c. (Sez. 3, Sentenza n. 15015 del 21/07/2016; Sez. 3, Sentenza n. 7402 del 23/03/2017).

Un tale provvedimento non può dunque acquisire mai natura sostanziale di sentenza e quindi non è in alcun caso appellabile.

[Nel caso di specie, la corte d'appello aveva ritenuto che l'ordinanza del giudice dell'esecuzione non fosse appellabile in quanto priva di carattere decisorio facendo applicazione dell'orientamento di legittimità più risalente, oramai definitivamente superato, in quanto, un tale provvedimento non può acquisire mai natura sostanziale di sentenza e quindi non è in alcun caso appellabile.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 31 Ottobre 2017, n. 25847.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Opposizione all’esecuzione – Procedimento unico a struttura bifasica – Conseguenze in tema d'impugnazioni – Art. 327 c.p.c., come modificato dalla l.n. 69 del 2009 – Applicabilità ai giudizi instaurati successivamente alla sua entrata in vigore – Rilevanza della fase sommaria.
L’opposizione all’esecuzione, pur essendo distinta, dopo le modifiche introdotte dalla l.n. 52 del 2006, in due fasi, la prima sommaria e la seconda a cognizione piena, costituisce un unico procedimento, sicché, ai fini dell’applicazione del termine d’impugnazione di sei mesi, previsto dall’art. 327 c.p.c., nella nuova formulazione, ed utilizzabile per i giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore della l.n. 69 del 2009, rileva il momento in cui è stata introdotta la fase sommaria, con il deposito del ricorso dinanzi al giudice dell’esecuzione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione impugnata, che aveva dichiarato inammissibile l’appello avverso una sentenza resa su una opposizione all’esecuzione, nel regime dell’impugnazione reintrodotto dalla l.n. 69 del 2009, con la modifica dell’art. 616 c.p.c., reputando, erroneamente, operante il regime della ricorribilità in Cassazione introdotto dalla l.n. 52 del 2006 con la precedente modifica dello stesso art. 616 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2017, n. 9352.


Esecuzione forzata - Estinzione del processo - In genere - Art. 624, comma 3, c.p.c. nel testo introdotto dalla l. n. 69 del 2009 - Estinzione del processo esecutivo sospeso - Estinzione del giudizio di merito sull'opposizione - Riconducibilità.
L'estinzione del processo esecutivo sospeso ai sensi dell'art. 624, comma 3, c.p.c. (nella formulazione introdotta dalla l. n. 69 del 2009) si produce anche in caso di estinzione del giudizio di merito sull'opposizione, pur tempestivamente introdotto o riassunto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Marzo 2017, n. 7043.


Opposizione a pignoramento - Struttura bifasica del procedimento - Ricorso al G.E. - Pendenza della lite - Affermazione - Proposizione della seconda fase "di merito" - Rilevanza ai fini della litispendenza - Esclusione.
Il giudizio di opposizione all'esecuzione, promosso ai sensi dell'art. 615, co. 2, c.p.c., deve ritenersi pendente sin dal momento in cui è stata introdotta la fase sommaria del procedimento, con il deposito del ricorso davanti al G.E. Pertanto è a tale momento che si deve aver riguardo onde determinare se il termine "lungo" di impugnazione della sentenza che chiude quel giudizio, ex art. 327 c.p.c., sia quello annuale ovvero quello semestrale dimidiato dalla L. 18.6.2009, n. 69. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Maggio 2016, n. 8907.


Espropriazione forzata - Opposizione all'esecuzione - Procedimento camerale - Cognizione piena - Fase meramente eventuale rimessa alla scelta della parte.
La cognizione piena che dovrebbe seguire la fase camerale del giudizio di opposizione ex articolo 185 disp. att. c.p.c. è ora meramente eventuale (art. 616 c.p.c.), in quanto è rimesso alla parte di valutare se iscrivere o meno la causa a ruolo contenzioso e dar corso alla cognizione piena. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Febbraio 2016.


Espropriazione forzata - Opposizione all'esecuzione - Procedimento camerale - Omessa iscrizione a ruolo della causa di opposizione - Definitività del provvedimento del giudice dell'esecuzione.
Il provvedimento del giudice dell'esecuzione che accordi o neghi la sospensione, indipendentemente dalla applicabilità dell'articolo 669-septies, commi 2 e 3, c.p.c., ha attitudine a definire la vicenda davanti a sé qualora non segua l'iscrizione a ruolo contenzioso della causa di opposizione nel termine perentorio di cui all'articolo 616 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Febbraio 2016.


Sentenza – Regime di appellabilità – Sentenze in materia di opposizioni all’esecuzione – Chiarimenti.
Ai fini dell’individuazione del regime di impugnabilità di una sentenza, occorre avere riguardo alla legge processuale in vigore alla data della sua pubblicazione. Pertanto, le sentenze che abbiano deciso opposizioni all’esecuzione pubblicate prima del primo marzo 2006, restano esclusivamente appellabili; per quelle, invece, pubblicate successivamente a tale data, e fino al 4 luglio 2009, non è più ammissibile l’appello, in forza dell’ultimo periodo dell’art. 616 cod. proc. civ., introdotto dalla legge 24 febbraio 2006, n. 52, con la conseguenza dell’esclusiva ricorribilità per cassazione ai sensi dell’art. 111, settimo comma, Cost.; le sentenze, infine, in cui il giudizio di primo grado sia ancora pendente al 4 luglio 2009, e siano quindi pubblicate successivamente a tale data, tornano ad essere appellabili, essendo stato soppresso l’ultimo periodo dell’art. 616 cod. proc. civ., ai sensi dell’art. 49, secondo comma, della legge 18 giugno 2009, n. 69. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 03 Febbraio 2015, n. 1925.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Termine per il rilievo della decadenza – Prima udienza successiva in cui si procede all’incarico per la stima del bene.

Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti.
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L’eccezione o il rilievo d’ufficio di estinzione, conseguenti al mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, non possono essere né proposta né effettuato ex art. 630 c.p.c. oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa, vale a dire quella della nomina del ctu per la stima del bene immobile, ex art. 569 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.


Esecuzione forzata – Omesso o tardivo deposito della documentazione ipocatastale – Opposizione alla esecuzione – Con istanza di estinzione – Provvedimenti..
Proposta, a seguito del mancato o tardivo deposito della documentazione ipocatastale, con la opposizione all’esecuzione l’istanza di estinzione del processo, il G.E. deve sia emettere i provvedimenti ex artt. 616/624 c.p.c., sia pronunciare sull’estinzione, che è materia comunque regolata dall’art. 630 c.p.c.. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 11 Maggio 2012.