LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE V
Del difetto di giurisdizione, dell'incompetenza e della litispendenza

Art. 37

Difetto di giurisdizione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei giudici speciali è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo.


GIURISPRUDENZA

Procedimento civile – Difetto di giurisdizione del G.O. – Efficacia della sentenza penale di condanna generica al risarcimento dei danni – Liquidazione del danno all’immagine di un ente locale.
La domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali subiti da un ente locale in conseguenza di atti criminosi di corruzione e concussione compiuti da componenti dell’amministrazione pubblica, amministratori di imprese aggiudicatrice di appalti ed appartenenti a clan camorristici va inquadrata nella categoria del danno all’immagine e, pertanto, va dichiarato il difetto di giurisdizione del G.O. in favore della Corte dei Conti esclusivamente nei confronti di amministratori e dipendenti condannati per reati contro la p.a. accertati con sentenza passata in giudicato.

La ripetizione di numerosi comportamenti delittuosi in un determinato arco temporale, univocamente finalizzati a conseguire il controllo degli appalti pubblici comunali ed a trarre da ciò vantaggi economici ed altre utilità, postula che il danno all’immagine subito dal comune è stato causato dall’insieme di essi e non dai singoli episodi sicché  i convenuti vanno ritenuti responsabili in solido ex art. 2055 c.c.

La sentenza penale irrevocabile contenente una condanna generica al risarcimento dei danni ha efficacia di giudicato nel successivo giudizio civile di liquidazione dei danni limitatamente ai soli fatti materiali sicché è onere del danneggiato provare l’effettiva esistenza di danni e l’entità degli stessi ( V. Cassazione civile, sez. III, 14 febbraio 2019, n. 4318). Pertanto la liquidazione del danno all’immagine, in mancanza di allegazione e prova, da parte dell’attore, delle somme o delle altre utilità economiche concretamente percepite dai dipendenti ed amministratori che avrebbero reso possibile utilizzare il criterio previsto dall’art. 1-sexies della L. n. 20/1994, deve avvenire in via equitativa applicando i parametri (gravità dell’illecito, collocazione dell’autore nella struttura amministrativa, dimensioni territoriali dell’ente, diffusione della notizia dell’illecito nella comunità ecc.) elaborati dalla giurisprudenza contabile. (V. Corte Conti, sez. riun., 23 aprile 2003, n. 10). (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 03 Giugno 2019.


Giudicato implicito - Formazione - Condizioni - Configurabilità in relazione a sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale - Esclusione.
Ai fini della formazione del giudicato, anche implicito, sulla giurisdizione, è necessaria l'esistenza, nella sentenza di primo grado, di un capo autonomo su di essa impugnabile, ma non impugnato, in appello. Tale situazione non è configurabile in ordine ad una sentenza di primo grado astrattamente affetta da vizio di eccesso di potere giurisdizionale poiché nell'ambito del plesso giurisdizionale della Corte dei conti o del Consiglio di Stato, l'eccesso di potere che si sia determinato, in ipotesi, nel giudizio di primo grado, dovrà essere corretto con l'esperimento delle relative impugnazioni; pertanto l'interesse a ricorrere alle Sezioni Unite potrà sorgere esclusivamente rispetto alla sentenza d'appello che, essendo espressione dell'organo di vertice del relativo plesso giurisdizionale speciale, è anche la sola suscettibile di arrecare un "vulnus" all'integrità della sfera delle attribuzioni degli altri poteri, amministrativo e legislativo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Maggio 2019, n. 13436.


Tutela possessoria nei confronti della P.A. - Giurisdizione dell'A.G.O. - Condizioni e limiti - Mero comportamento materiale lesivo dei beni posseduti ed attività esecutiva di un provvedimento amministrativo - Fattispecie.
Le azioni possessorie nei confronti della pubblica amministrazione (e di chi agisca per conto di essa) sono esperibili davanti al giudice ordinario solo quando il comportamento della medesima non si ricolleghi ad un formale provvedimento amministrativo, emesso nell'ambito e nell'esercizio di poteri autoritativi e discrezionali ad essa spettanti (di fronte ai quali le posizioni soggettive del privato hanno natura non di diritto soggettivo, bensì di interesse legittimo, tutelabile, quindi, davanti al giudice amministrativo), ma si concreti e si risolva in una mera attività materiale, disancorata e non sorretta da atti o provvedimenti amministrativi formali, mentre, ove dette azioni siano proposte in relazione a comportamenti attuati in esecuzione di poteri pubblici o comunque di atti amministrativi, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario.(In applicazione di tale principio, la S.C. ha affermato la giurisdizione del g.o. in relazione ad una domanda di reintegra e/o manutenzione nel possesso di un terreno privato sul quale l'amministrazione aveva fatto scaricare una ingente quantità di detriti franosi, atteso che l'ordinanza sindacale invocata dal Comune resistente aveva solo imposto ad alcuni soggetti la rimozione di tutto il materiale già crollato o instabile, ma non aveva affatto stabilito che la strada dovesse essere liberata riversando tale materiale sul fondo posseduto dai ricorrenti). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Dicembre 2018, n. 32364.


Prove costituende - Necessità - Conseguenze - Proposizione del regolamento - Inammissibilità - Condizioni - Tempestiva richiesta istruttoria - Fattispecie.
In tema di regolamento di giurisdizione, l'impossibilità di dedurre avanti alla Corte di cassazione prove "costituende" comporta l'inammissibilità del regolamento preventivo di giurisdizione (peraltro riproponibile successivamente all'espletamento delle prove stesse avanti al giudice del merito), nelle sole ipotesi in cui l'accertamento istruttorio necessario ai fini della statuizione sulla giurisdizione sia stato effettivamente e concretamente precluso dalla proposizione dell'istanza ad iniziativa dell'altra parte, non essendo sufficiente che tale accertamento sia prospettato come possibile, stante la necessità di contemperare i limiti dei poteri di accertamento della Corte di cassazione con le esigenze di immediata regolazione della giurisdizione sottese all'istituto. (Nella specie, la S.C. ha rigettato l'eccezione di inammissibilità in quanto formulata in astratto, senza l'indicazione dell'oggetto dell'accertamento istruttorio utile ai fini della risoluzione della questione di giurisdizione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Novembre 2018, n. 29879.


Giurisdizione civile - Corte dei conti - Azione revocatoria - Legittimazione del P.G. contabile e della P.A. - Rispettiva giurisdizione del giudice contabile e di quello ordinario - Limiti - Coordinamento tra le due azioni - Accertamento interno alle rispettive giurisdizioni.
In tema di tutela del credito da danno erariale, la spettanza al P.M. contabile dell'esercizio dell'azione revocatoria innanzi alla Corte di conti, ex art. 1, comma 174, della l. n. 266 del 2005, non esclude la sussistenza della legittimazione dell'amministrazione danneggiata, come per qualsiasi altro creditore, ad esperire l'omologa azione davanti al giudice ordinario, ancorchè sulla base della stessa situazione creditoria legittimante l'azione del P.M. contabile, ed i problemi di coordinamento nascenti da tale fenomeno di colegittimazione all'esercizio di quell'azione a due soggetti diversi e davanti a distinte giurisdizioni vanno esaminati e risolti, da ciascuna delle giurisdizioni eventualmente investite, nell'ambito dei poteri interni ad ognuna di esse, non riguardando una questione di individuazione della giurisdizione stessa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Luglio 2016, n. 14792.


Giurisdizione civile - Regolamento di giurisdizione - Convenuto residente o domiciliato in Italia - Inammissibilità del regolamento - Ragioni - Difetto di giurisdizione, per effetto di "State immunity", eccepito nel giudizio di merito - Irrilevanza - Fondamento.
Il regolamento preventivo di cui all'art. 41 c.p.c. è un istituto di natura straordinaria ed eccezionale, non estensibile ad ipotesi ivi non contemplate, sicché è inammissibile ove proposto per sollevare una questione concernente il difetto di giurisdizione del giudice italiano allorché convenuti nella causa di merito siano soggetti residenti e domiciliati in Italia. Né rileva che costoro abbiano, nel giudizio pendente, eccepito l'immunità giurisdizionale loro spettante quali organi di uno Stato straniero, atteso che, in mancanza della condizione legittimante l'accesso allo strumento, ogni eventuale questione di giurisdizione può e deve essere scrutinata dal giudice di merito e può essere oggetto di impugnazione ordinaria, senza alcun "vulnus" al diritto all'equo processo in relazione alla determinabilità della giurisdizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 Luglio 2016, n. 13569.


Litispendenza internazionale – Pendenza del giudizio di Appello dinanzi ad altro giudice europeo (adito per primo) – Procedimento introdotto dinanzi al giudice italiano – Sospensione – Art. 19, comma II, del Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Adozione di provvedimenti urgenti e provvisori ex art. 20 Reg. 2201/2003 – Esclusione.
Qualora dinanzi a autorità giurisdizionali di Stati membri diversi siano state proposte domande sulla responsabilità genitoriale su uno stesso minore, aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo, l'autorità giurisdizionale successivamente adita sospende d'ufficio il procedimento finché non sia stata accertata la competenza dell'autorità giurisdizionale preventivamente adita. In ipotesi di litispendenza internazionale, è tuttavia ammissibile l’adozione di provvedimenti cautelari o urgenti, ex art. 20 del regolamento n. 2201/2003. Tale enunciato, tuttavia, deve essere interpretato nel senso che esso non consente ad un giudice di uno Stato membro di adottare un provvedimento provvisorio in materia di responsabilità genitoriale inteso a interferire con altro provvedimento già adottato (ed efficace) dal giudice dello Stato Membro adito per primo e dichiaratosi, nelle more, competente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Luglio 2014.


Arbitrato estero - Clausola compromissoria - Eccezione di compromesso - Natura - Questione di giurisdizione - Configurabilità - Ragioni - Regolamento ex art. 41 cod. proc. civ. - Ammissibilità - Difetto di giurisdizione derivante da clausola compromissoria - Rilevabilità in ogni stato e grado del processo - Limiti..
In presenza di una clausola compromissoria di arbitrato estero, l'eccezione di compromesso, attesa la natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario da attribuirsi all'arbitrato rituale in conseguenza delle disciplina complessivamente ricavabile dalla legge 5 gennaio 1994, n. 5 e dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, deve ricomprendersi, a pieno titolo, nel novero di quelle di rito, dando così luogo ad una questione di giurisdizione e rendendo ammissibile il regolamento preventivo di cui all'art. 41 cod. proc. civ., precisandosi, peraltro, che il difetto di giurisdizione nascente dalla presenza di una clausola compromissoria siffatta può essere rilevato in qualsiasi stato e grado del processo a condizione che il convenuto non abbia espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana, e dunque solo qualora questi, nel suo primo atto difensivo, ne abbia eccepito la carenza. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 Ottobre 2013.


Artt. 37, 38 c.p.c. – Giudicato implicito – Sussiste – Effetti – Limiti alla rilevabilità del difetto di giurisdizione da parte del giudice.

Foro cd. erariale – Artt. 25 c.p.c., 6 R.D. 1661/1933 – Cause in cui è parte una amministrazione dello Stato – Competenza territoriale nel giudice del luogo in cui ha sede l’Avvocatura distrettuale – Operatività della regola anche in caso di litisconsorzio necessario o facoltativo – Deroga nel caso di cd. convenuto “fittizio” – Sussiste.

Agevolazioni in favore delle imprese danneggiate dalle calamità naturali – Art. 52 comma 28 Legge 448/2001 – Finanziamenti integrativi – Esclusione.
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Il disposto di cui all’art. 37 c.p.c., secondo cui il difetto di giurisdizione "è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo" va interpretato in armonia sia con i principi costituzionali di economia processuale e di ragionevole durata del processo sia con la progressiva assimilazione delle questioni di giurisdizione a quelle di competenza sia ancora con il progressivo affievolirsi dell'idea di giurisdizione intesa non tanto come espressione della sovranità statale, ma piuttosto come un servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli, con la conseguenza che vanno ridotti gli spazi applicativi della norma de qua e vanno imposti termini perentori per la verifica della potestas iudicandi (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883). In particolare, all'esito della nuova interpretazione dell’art. 37 c.p.c.:
il difetto di giurisdizione può essere eccepito dalle parti anche dopo la scadenza del termine previsto dall'art. 38 c.p.c., fino a quando la causa non sia stata decisa nel merito in primo grado;
la sentenza di primo grado di merito può sempre essere impugnata per difetto di giurisdizione;
le sentenze di appello sono impugnabili per difetto di giurisdizione soltanto se sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito, operando la relativa preclusione anche per il giudice di legittimità;
il giudice può rilevare anche d'ufficio il difetto di giurisdizione fino a quando sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883; Cass. Civ. Sez. Un. 2.12.2008, n. 28545. Cass. Civ. Sez. Un. 24.7.2009, n. 17349; Cass. Civ. Sez. Un. 9.11.2010, n. 19256). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 6 R.D. 30.10.1933 n. 1611 e 25 c.p.c., per le cause in cui sia parte un'Amministrazione dello Stato vale la regola di determinazione della competenza per territorio (c.d. regola del foro erariale), in forza della quale la competenza si radica innanzi al giudice del luogo in cui ha sede l'Avvocatura dello Stato, nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le regole ordinarie. La regola del foro erariale trova applicazione sia nelle ipotesi in cui l'Amministrazione statale sia litisconsorte necessario sia nei casi di sussistenza di un vincolo di inscindibilità o dipendenza fra le cause che danno luogo al cd. simultaneus processus  Va, tuttavia, rilevato che la regola dello spostamento della competenza territoriale per effetto del cumulo soggettivo va esclusa, in presenza del c.d. convenuto fittizio, vale a dire tutte le volte in cui ad una prima delibazione dell'oggetto della controversia risulti l'estraneità ad essa di uno dei soggetti del giudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La sola previsione di cui all'art. 1 D.M. 383/2003 (che si limita ad incidere esclusivamente sul disposto di cui all'art. 1 comma 14 D.M. 23.3.1995) non consente di affermare che l'art. 52 comma 28 L. 448/2001 abbia introdotto la possibilità per le imprese danneggiate di accedere a finanziamenti e contributi agevolativi integrativi o di completamento di quelli già ottenuti sulla base della L. 35/1995, ma impone di ritenere che essa abbia inteso esclusivamente consentire alle imprese danneggiate di evitare la revoca dei trattamenti agevolativi già ottenuti, producendo, all'uopo, in alternativa alla documentazione di cui all’art. 1 comma 14 D.M. 23.3.1995 (attestante le spese sostenute indicate nel piano di investimento preventivato e depositato con l'istanza originaria, da presentarsi entro il termine del periodo di ammortamento, vale a dire nel termine di due anni come previsto dall'art. 2 comma 3 D.L. 19.12.1994 convertito nella L. 35/1995), la documentazione delle spese effettivamente sostenute e documentate per la ripresa dell'attività, anche se difformi da quelle indicate nel piano di investimento, ampliando in maniera significativa il termine entro il quale effettuare detta produzione documentale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti, 20 Settembre 2011.


Artt. 37, 38 c.p.c. – Giudicato implicito – Sussiste – Effetti – Limiti alla rilevabilità del difetto di giurisdizione da parte del giudice..
Il disposto di cui all’art. 37 c.p.c., secondo cui il difetto di giurisdizione "è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo" va interpretato in armonia sia con i principi costituzionali di economia processuale e di ragionevole durata del processo sia con la progressiva assimilazione delle questioni di giurisdizione a quelle di competenza sia ancora con il progressivo affievolirsi dell'idea di giurisdizione intesa non tanto come espressione della sovranità statale, ma piuttosto come un servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli, con la conseguenza che vanno ridotti gli spazi applicativi della norma de qua e vanno imposti termini perentori per la verifica della potestas iudicandi (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883). In particolare, all'esito della nuova interpretazione dell’art. 37 c.p.c.:
il difetto di giurisdizione può essere eccepito dalle parti anche dopo la scadenza del termine previsto dall'art. 38 c.p.c., fino a quando la causa non sia stata decisa nel merito in primo grado;
la sentenza di primo grado di merito può sempre essere impugnata per difetto di giurisdizione;
le sentenze di appello sono impugnabili per difetto di giurisdizione soltanto se sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito, operando la relativa preclusione anche per il giudice di legittimità;
il giudice può rilevare anche d'ufficio il difetto di giurisdizione fino a quando sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883; Cass. Civ. Sez. Un. 2.12.2008, n. 28545. Cass. Civ. Sez. Un. 24.7.2009, n. 17349; Cass. Civ. Sez. Un. 9.11.2010, n. 19256). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti, 20 Settembre 2011.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri, responsabilità - In genere - Omissioni o ritardi del commissario liquidatore nella formazione e nel deposito dello stato passivo - Ricorso dell'impresa all'autorità di vigilanza e successivamente al giudice amministrativo - Ammissibilità.
L'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, in relazione ad eventuali omissioni o ritardi in cui incorra il commissario liquidatore nella formazione e nel deposito dello stato passivo, può ricorrere all'autorità di vigilanza, e, poi, in via giurisdizionale, al giudice amministrativo, considerato che le sue posizioni soggettive, rispetto agli atti posti in essere da detto commissario in qualità di organo della Pubblica amministrazione, hanno natura di interessi legittimi. V. 87/69, Corte Costituzionale. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Gennaio 1991, n. 372.


Liquidazione coatta amministrativa - Accertamento dei crediti - Procedimento - Competenza del commissario liquidatore - Temporanea improponibilità di azioni giudiziarie sui crediti da parte dei creditori e temporaneo difetto di giurisdizione dell'ago - Domanda di garanzia dell'assicurato nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta - Applicabilità dei principi predetti.
L'accertamento dei crediti verso l'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa si svolge, nella fase iniziale, a cura del Commissario liquidatore e senza intervento dell'autorita giudiziaria, con conseguente limitazione dell'esperimento delle azioni da parte dei singoli creditori; limitazione che si risolve in una temporanea improponibilita delle relative domande (ovvero improcedibilita per le azioni in corso all'epoca del provvedimento che dispone l'amministrazione controllata), e nel correlativo temporaneo difetto di giurisdizione dell'autorita giudiziaria. Il suddetto principio e operante anche in caso di domanda di garanzia proposta dall'assicurato (per i danni derivanti da responsabilita civile) nei confronti dell'assicuratore sottoposto a liquidazione coatta, sia perche l'autonomia del detto rapporto assicurativo comporta che l'obbligazione a carico dell'assicuratore puo essere accertata nelle forme previste dall'art 208 della legge fallimentare, senza bisogno di una preventiva sentenza di accertamento del credito stesso in favore del danneggiato, e sia perche l'Esercizio della facolta di cui all'art 1917 cod civ (chiamata in garanzia dell'assicuratore, da parte dell'assicurato, nella causa promossa dal danneggiato) trova un ostacolo nello stato di liquidazione coatta in cui l'assicuratore si trova. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Gennaio 1973, n. 9.