LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE V
Del difetto di giurisdizione, dell'incompetenza e della litispendenza

Art. 37

Difetto di giurisdizione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei giudici speciali è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo.


GIURISPRUDENZA

Giurisdizione civile - Corte dei conti - Azione revocatoria - Legittimazione del P.G. contabile e della P.A. - Rispettiva giurisdizione del giudice contabile e di quello ordinario - Limiti - Coordinamento tra le due azioni - Accertamento interno alle rispettive giurisdizioni.
In tema di tutela del credito da danno erariale, la spettanza al P.M. contabile dell'esercizio dell'azione revocatoria innanzi alla Corte di conti, ex art. 1, comma 174, della l. n. 266 del 2005, non esclude la sussistenza della legittimazione dell'amministrazione danneggiata, come per qualsiasi altro creditore, ad esperire l'omologa azione davanti al giudice ordinario, ancorchè sulla base della stessa situazione creditoria legittimante l'azione del P.M. contabile, ed i problemi di coordinamento nascenti da tale fenomeno di colegittimazione all'esercizio di quell'azione a due soggetti diversi e davanti a distinte giurisdizioni vanno esaminati e risolti, da ciascuna delle giurisdizioni eventualmente investite, nell'ambito dei poteri interni ad ognuna di esse, non riguardando una questione di individuazione della giurisdizione stessa. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Luglio 2016, n. 14792.


Giurisdizione civile - Regolamento di giurisdizione - Convenuto residente o domiciliato in Italia - Inammissibilità del regolamento - Ragioni - Difetto di giurisdizione, per effetto di "State immunity", eccepito nel giudizio di merito - Irrilevanza - Fondamento.
Il regolamento preventivo di cui all'art. 41 c.p.c. è un istituto di natura straordinaria ed eccezionale, non estensibile ad ipotesi ivi non contemplate, sicché è inammissibile ove proposto per sollevare una questione concernente il difetto di giurisdizione del giudice italiano allorché convenuti nella causa di merito siano soggetti residenti e domiciliati in Italia. Né rileva che costoro abbiano, nel giudizio pendente, eccepito l'immunità giurisdizionale loro spettante quali organi di uno Stato straniero, atteso che, in mancanza della condizione legittimante l'accesso allo strumento, ogni eventuale questione di giurisdizione può e deve essere scrutinata dal giudice di merito e può essere oggetto di impugnazione ordinaria, senza alcun "vulnus" al diritto all'equo processo in relazione alla determinabilità della giurisdizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 04 Luglio 2016, n. 13569.


Litispendenza internazionale – Pendenza del giudizio di Appello dinanzi ad altro giudice europeo (adito per primo) – Procedimento introdotto dinanzi al giudice italiano – Sospensione – Art. 19, comma II, del Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Adozione di provvedimenti urgenti e provvisori ex art. 20 Reg. 2201/2003 – Esclusione.
Qualora dinanzi a autorità giurisdizionali di Stati membri diversi siano state proposte domande sulla responsabilità genitoriale su uno stesso minore, aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo, l'autorità giurisdizionale successivamente adita sospende d'ufficio il procedimento finché non sia stata accertata la competenza dell'autorità giurisdizionale preventivamente adita. In ipotesi di litispendenza internazionale, è tuttavia ammissibile l’adozione di provvedimenti cautelari o urgenti, ex art. 20 del regolamento n. 2201/2003. Tale enunciato, tuttavia, deve essere interpretato nel senso che esso non consente ad un giudice di uno Stato membro di adottare un provvedimento provvisorio in materia di responsabilità genitoriale inteso a interferire con altro provvedimento già adottato (ed efficace) dal giudice dello Stato Membro adito per primo e dichiaratosi, nelle more, competente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Luglio 2014.


Arbitrato estero - Clausola compromissoria - Eccezione di compromesso - Natura - Questione di giurisdizione - Configurabilità - Ragioni - Regolamento ex art. 41 cod. proc. civ. - Ammissibilità - Difetto di giurisdizione derivante da clausola compromissoria - Rilevabilità in ogni stato e grado del processo - Limiti..
In presenza di una clausola compromissoria di arbitrato estero, l'eccezione di compromesso, attesa la natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del giudice ordinario da attribuirsi all'arbitrato rituale in conseguenza delle disciplina complessivamente ricavabile dalla legge 5 gennaio 1994, n. 5 e dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, deve ricomprendersi, a pieno titolo, nel novero di quelle di rito, dando così luogo ad una questione di giurisdizione e rendendo ammissibile il regolamento preventivo di cui all'art. 41 cod. proc. civ., precisandosi, peraltro, che il difetto di giurisdizione nascente dalla presenza di una clausola compromissoria siffatta può essere rilevato in qualsiasi stato e grado del processo a condizione che il convenuto non abbia espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana, e dunque solo qualora questi, nel suo primo atto difensivo, ne abbia eccepito la carenza. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 Ottobre 2013.


Artt. 37, 38 c.p.c. – Giudicato implicito – Sussiste – Effetti – Limiti alla rilevabilità del difetto di giurisdizione da parte del giudice.

Foro cd. erariale – Artt. 25 c.p.c., 6 R.D. 1661/1933 – Cause in cui è parte una amministrazione dello Stato – Competenza territoriale nel giudice del luogo in cui ha sede l’Avvocatura distrettuale – Operatività della regola anche in caso di litisconsorzio necessario o facoltativo – Deroga nel caso di cd. convenuto “fittizio” – Sussiste.

Agevolazioni in favore delle imprese danneggiate dalle calamità naturali – Art. 52 comma 28 Legge 448/2001 – Finanziamenti integrativi – Esclusione.
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Il disposto di cui all’art. 37 c.p.c., secondo cui il difetto di giurisdizione "è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo" va interpretato in armonia sia con i principi costituzionali di economia processuale e di ragionevole durata del processo sia con la progressiva assimilazione delle questioni di giurisdizione a quelle di competenza sia ancora con il progressivo affievolirsi dell'idea di giurisdizione intesa non tanto come espressione della sovranità statale, ma piuttosto come un servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli, con la conseguenza che vanno ridotti gli spazi applicativi della norma de qua e vanno imposti termini perentori per la verifica della potestas iudicandi (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883). In particolare, all'esito della nuova interpretazione dell’art. 37 c.p.c.:
il difetto di giurisdizione può essere eccepito dalle parti anche dopo la scadenza del termine previsto dall'art. 38 c.p.c., fino a quando la causa non sia stata decisa nel merito in primo grado;
la sentenza di primo grado di merito può sempre essere impugnata per difetto di giurisdizione;
le sentenze di appello sono impugnabili per difetto di giurisdizione soltanto se sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito, operando la relativa preclusione anche per il giudice di legittimità;
il giudice può rilevare anche d'ufficio il difetto di giurisdizione fino a quando sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883; Cass. Civ. Sez. Un. 2.12.2008, n. 28545. Cass. Civ. Sez. Un. 24.7.2009, n. 17349; Cass. Civ. Sez. Un. 9.11.2010, n. 19256). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 6 R.D. 30.10.1933 n. 1611 e 25 c.p.c., per le cause in cui sia parte un'Amministrazione dello Stato vale la regola di determinazione della competenza per territorio (c.d. regola del foro erariale), in forza della quale la competenza si radica innanzi al giudice del luogo in cui ha sede l'Avvocatura dello Stato, nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le regole ordinarie. La regola del foro erariale trova applicazione sia nelle ipotesi in cui l'Amministrazione statale sia litisconsorte necessario sia nei casi di sussistenza di un vincolo di inscindibilità o dipendenza fra le cause che danno luogo al cd. simultaneus processus  Va, tuttavia, rilevato che la regola dello spostamento della competenza territoriale per effetto del cumulo soggettivo va esclusa, in presenza del c.d. convenuto fittizio, vale a dire tutte le volte in cui ad una prima delibazione dell'oggetto della controversia risulti l'estraneità ad essa di uno dei soggetti del giudizio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La sola previsione di cui all'art. 1 D.M. 383/2003 (che si limita ad incidere esclusivamente sul disposto di cui all'art. 1 comma 14 D.M. 23.3.1995) non consente di affermare che l'art. 52 comma 28 L. 448/2001 abbia introdotto la possibilità per le imprese danneggiate di accedere a finanziamenti e contributi agevolativi integrativi o di completamento di quelli già ottenuti sulla base della L. 35/1995, ma impone di ritenere che essa abbia inteso esclusivamente consentire alle imprese danneggiate di evitare la revoca dei trattamenti agevolativi già ottenuti, producendo, all'uopo, in alternativa alla documentazione di cui all’art. 1 comma 14 D.M. 23.3.1995 (attestante le spese sostenute indicate nel piano di investimento preventivato e depositato con l'istanza originaria, da presentarsi entro il termine del periodo di ammortamento, vale a dire nel termine di due anni come previsto dall'art. 2 comma 3 D.L. 19.12.1994 convertito nella L. 35/1995), la documentazione delle spese effettivamente sostenute e documentate per la ripresa dell'attività, anche se difformi da quelle indicate nel piano di investimento, ampliando in maniera significativa il termine entro il quale effettuare detta produzione documentale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti, 20 Settembre 2011.


Artt. 37, 38 c.p.c. – Giudicato implicito – Sussiste – Effetti – Limiti alla rilevabilità del difetto di giurisdizione da parte del giudice..
Il disposto di cui all’art. 37 c.p.c., secondo cui il difetto di giurisdizione "è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo" va interpretato in armonia sia con i principi costituzionali di economia processuale e di ragionevole durata del processo sia con la progressiva assimilazione delle questioni di giurisdizione a quelle di competenza sia ancora con il progressivo affievolirsi dell'idea di giurisdizione intesa non tanto come espressione della sovranità statale, ma piuttosto come un servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli, con la conseguenza che vanno ridotti gli spazi applicativi della norma de qua e vanno imposti termini perentori per la verifica della potestas iudicandi (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883). In particolare, all'esito della nuova interpretazione dell’art. 37 c.p.c.:
il difetto di giurisdizione può essere eccepito dalle parti anche dopo la scadenza del termine previsto dall'art. 38 c.p.c., fino a quando la causa non sia stata decisa nel merito in primo grado;
la sentenza di primo grado di merito può sempre essere impugnata per difetto di giurisdizione;
le sentenze di appello sono impugnabili per difetto di giurisdizione soltanto se sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito, operando la relativa preclusione anche per il giudice di legittimità;
il giudice può rilevare anche d'ufficio il difetto di giurisdizione fino a quando sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito (Cass. Civ. Sez. Un. 9.10.2008, n. 24883; Cass. Civ. Sez. Un. 2.12.2008, n. 28545. Cass. Civ. Sez. Un. 24.7.2009, n. 17349; Cass. Civ. Sez. Un. 9.11.2010, n. 19256). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti, 20 Settembre 2011.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Organi - Commissario liquidatore - Operazioni, poteri, responsabilità - In genere - Omissioni o ritardi del commissario liquidatore nella formazione e nel deposito dello stato passivo - Ricorso dell'impresa all'autorità di vigilanza e successivamente al giudice amministrativo - Ammissibilità.
L'impresa sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, in relazione ad eventuali omissioni o ritardi in cui incorra il commissario liquidatore nella formazione e nel deposito dello stato passivo, può ricorrere all'autorità di vigilanza, e, poi, in via giurisdizionale, al giudice amministrativo, considerato che le sue posizioni soggettive, rispetto agli atti posti in essere da detto commissario in qualità di organo della Pubblica amministrazione, hanno natura di interessi legittimi. V. 87/69, Corte Costituzionale. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Gennaio 1991, n. 372.