LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO VII
Della sospensione, interruzione ed estinzione del processo
SEZIONE III
Dell'estinzione del processo

Art. 310

Effetti dell'estinzione del processo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'estinzione del processo non estingue l'azione.

II. L'estinzione rende inefficaci gli atti compiuti, ma non le sentenze di merito pronunciate nel corso del processo e le pronunce che regolano la competenza. (1)

III. Le prove raccolte sono valutate dal giudice a norma dell'articolo 116 secondo comma.

IV. Le spese del processo estinto stanno a carico delle parti che le hanno anticipate.



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(1) Le parole «e le pronunce che regolano la competenza» hanno sostituito le parole «e quelle che regolano la competenza » in base all’art. 46, comma 16, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Tardiva costituzione del creditore opponente – Decadenza – Riproposizione dell'istanza di insinuazione.
Se è vero che il termine di cinque giorni prima dell'udienza, entro il quale i creditori debbono costituirsi ai sensi dell’art. 98, comma 3, l.fall., ha natura perentoria - in considerazione delle esigenze di certezza e celerità del procedimento di verifica dello stato passivo del fallimento - con la conseguenza che dall'inosservanza deriva la decadenza dall'opposizione, va tuttavia considerato che l'estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell'ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall'art. 310 c.p.c., comma 1, secondo cui l'estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19930.


Fallimento - Accertamento del passivo -  Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario.
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Mancata o tardiva costituzione del creditore istante - Estinzione del procedimento - Sussistenza - Estinzione dell'azione - Esclusione - Fondamento..
L'estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell'ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall'art. 310, primo comma, cod. proc. civ., secondo cui, in via di principio, l'estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio, rispondendo tale soluzione al principio di autonomia dell'azione rispetto al processo, applicabile anche alla fase, speciale e sommaria ma di natura giurisdizionale, destinata a concludersi con decreto. Invero non può essere estesa in via analogica all'insinuazione tardiva la decadenza dall'azione (in conseguenza dell'"abbandono" della domanda ai sensi dell'art. 98, terzo comma, della legge fall.), la quale si verifica solo per l'opposizione a stato passivo in considerazione della sua natura - estranea all'insinuazione tardiva - di rimedio impugnatorio soggetto al rispetto di termini perentori, senza che assumano rilievo eventuali esigenze di speditezza e celerità, poichè la pendenza dell'insinuazione tardiva non impedisce la chiusura della procedura concorsuale, nè ha effetto in ordine agli accantonamenti previsti dall'art. 113 della legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2010, n. 12855.