LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO VII
Della sospensione, interruzione ed estinzione del processo
SEZIONE II
Dell'interruzione del processo

Art. 299

Morte o perdita della capacità prima della costituzione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se prima della costituzione in cancelleria o all'udienza davanti al giudice istruttore, sopravviene la morte oppure la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti o del suo rappresentante legale o la cessazione di tale rappresentanza, il processo è interrotto, salvo che coloro ai quali spetta di proseguirlo si costituiscano volontariamente, oppure l'altra parte provveda a citarli in riassunzione, osservati i termini di cui all'articolo 163-bis.


GIURISPRUDENZA

Fallimento – Cessione del credito litigioso – Fallimento del creditore – Automatica interruzione del processo – Costituzione volontaria in giudizio del cessionario del credito controverso – Irrilevanza – Mancato rilievo da parte del giudice d'appello dell'interruzione automatica – Nullità degli atti processuali successivamente compiuti e della sentenza.
Ove la curatela del fallimento ceda il credito oggetto di lite, trova applicazione l’art. 43 legge fall. (come modificato dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 41 ed operante, ai sensi dell'art. 153 D.Lgs. citato, anche nei giudizi anteriormente pendenti, a partire dal 16 luglio 2006), con consequenziale automaticità dell'interruzione del processo a seguito della dichiarazione di fallimento del creditore, purché quest'ultima sia intervenuta successivamente a tale data. Né l'interruzione automatica del processo, in conseguenza del fallimento della parte creditrice, può dirsi impedita, agli effetti dell'art. 299 c.p.c., dall'avvenuta costituzione volontaria in giudizio del cessionario del credito controverso, non rientrando costui fra coloro ai quali spetta di proseguirlo contemplati dalla citata norma.

Il mancato rilievo da parte del giudice d'appello dell'interruzione automatica del processo implica la nullità degli atti processuali successivamente compiuti e di riflesso la nullità della sentenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 07 Aprile 2017, n. 9124.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Rapporti processuali - Art. 43, comma 3, l.fall. - Interruzione automatica del processo in corso - Configurabilità - Onere di riassumere il processo ad opera della parte non fallita a prescindere dall'interruzione - Esclusione.
L’art. 43, comma 3, l.fall. va interpretato nel senso che, intervenuto il fallimento, l'interruzione è sottratta all'ordinario regime dettato in materia dall'art. 300 c.p.c., nel senso, cioè, che è automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dall'evento, ma non anche nel senso che la parte non fallita sia tenuta alla riassunzione del processo nei confronti del curatore indipendentemente dal fatto che l'interruzione sia stata, o meno, dichiarata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2017, n. 5288.


Termini - Termine annuale dalla pubblicazione della sentenza - Dichiarazione di fallimento di una parte intervenuta trascorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza - Proroga del termine - Fattispecie.
L'art. 328, ultimo comma, c.p.c., secondo il quale il termine annuale di cui all'art. 327 c.p.c. è prorogato qualora, trascorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, sia sopravvenuto uno degli eventi contemplati dall'art. 299 c.p.c., si applica anche nel caso della perdita della capacità di stare in giudizio a seguito del fallimento di una delle parti. (Fattispecie relativa a giudizio introdotto anteriormente alla l. n. 69 del 2009). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Settembre 2016, n. 18759.


Procedimento civile - Interruzione del processo - Perdita della capacità processuale di una delle parti - Art. 2504 bis c.c. - Natura interpretativa della modifica introdotta dal d.lgs. n. 6 del 2003 - Esclusione - Natura innovativa - Fondamento - Conseguenze - Fusioni anteriori al 1 gennaio 2004 - Fenomeno successorio - Configurabilità - Interruzione del processo - Inapplicabilità - Fondamento.
In tema di fusione, l'art. 2504 bis c.c., introdotto dalla riforma del diritto societario (d.lgs. n. 6 del 2003), ha natura innovativa e non interpretativa e, pertanto, il principio, da esso desumibile, per cui la fusione tra società si risolve in una vicenda meramente evolutivo-modificativa dello stesso soggetto giuridico, che conserva la propria identità, pur in un nuovo assetto organizzativo, non vale per le fusioni (per unione od incorporazione) anteriori all'entrata in vigore della nuova disciplina (1 gennaio 2004), le quali, pur dando luogo ad un fenomeno successorio, si diversificano, tuttavia, dalla successione "mortis causa" perché la modificazione dell'organizzazione societaria dipende esclusivamente dalla volontà delle società partecipanti, sicché quella che viene meno non è pregiudicata dalla continuazione di un processo del quale era perfettamente a conoscenza, né alcun pregiudizio subisce la incorporante (o la società risultante dalla fusione), che può intervenire nel processo ed impugnare la decisione sfavorevole, neppure applicandosi, a dette fusioni, la disciplina dell'interruzione di cui agli artt. 299 e segg. c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 2016.


Procedimenti sommari - Opposizione - In genere - Procedimenti sommari - D'ingiunzione - Decreto - Opposizione - In genere - Opposizione a decreto ingiuntivo - Interruzione per fallimento dell'opponente - Interesse alla riassunzione da parte dell'opposto per far dichiarare l'estinzione del processo - Sussistenza - Ragioni .
Nel caso in cui il debitore sia dichiarato fallito nelle more dell'opposizione da lui proposta contro il decreto ingiuntivo e venga conseguentemente dichiarata l'interruzione del processo , il creditore opposto ha interesse alla riassunzione allo scopo di farne dichiarare l'estinzione, onde munire il decreto di efficacia esecutiva e renderlo opponibile al debitore una volta tornato "in bonis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Novembre 2015, n. 23394.


Tributi - Contenzioso Tributario (Disciplina Posteriore alla Riforma Tributaria del 1972) - Procedimento - Estinzione della società contribuente - Conseguenze - Interruzione del processo - Necessità - Esame del bilancio di liquidazione - Esclusione della successione dei soci - Estinzione del processo - Illegittimità.
In tema di contenzioso tributario, qualora l'estinzione della società contribuente (nella specie, società di capitali) intervenga in pendenza di un giudizio, il giudice, a fronte del venir meno della capacità della società di stare in giudizio, deve disporre l'interruzione del processo a norma degli artt. 299 e ss c.p.c., onde consentire alla parte pubblica, che ne abbia interesse, di riassumerlo nei confronti dei soci subentrati alla società estinta ai sensi del combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 110 c.p.c., non potendo escludere la possibilità del fenomeno successorio in base al solo esame del bilancio di liquidazione. Cassazione civile, sez. VI, 09 Ottobre 2015, n. 20358.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Rapporti processuali - Fallito tornato "in bonis" - Giudizio promosso dal curatore fallimentare - Sostituzione del primo al secondo - Conflitto di interessi - Esclusione - Fondamento.
La pubblica funzione svolta dal curatore fallimentare nell'ambito dell'amministrazione della giustizia esclude che possa configurarsi un contrasto di interessi tra lo stesso ed il fallito, sicchè quest'ultimo, una volta tornato "in bonis", potrà solo sostituirsi al primo nel giudizio da lui intrapreso, nel punto e nello stato in cui esso si trova, accettandolo come tale e senza poter invalidare quanto sia stato legittimamente compiuto dal curatore medesimo allorquando questi lo rappresentava. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Giugno 2015, n. 11854.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Chiusura del fallimento - Effetti processuali - Procedimenti pendenti - Subentro del fallito tornato "in bonis" - Configurabilità - Giudizio di cassazione - Applicabilità del principio - Sussistenza

Procedimento civile - Interruzione del processo - In genere - Chiusura del fallimento - Effetti processuali - Procedimenti pendenti - Subentro del fallito tornato "in bonis" - Configurabilità - Giudizio di cassazione - Applicabilità del principio - Sussistenza
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Nel giudizio di cassazione, così come è consentito al successore a titolo universale di una delle parti già costituite di proseguire il procedimento (atteso che l'applicazione della disciplina di cui all'art. 110 cod. proc. civ. non è espressamente esclusa per il processo di legittimità, né appare incompatibile con le forme proprie dello stesso), a maggior ragione deve ritenersi possibile la prosecuzione del processo iniziato dal curatore fallimentare da parte dell'imprenditore tornato "in bonis", visto che la chiusura del fallimento, pur privando il curatore della capacità di stare in giudizio, non comporta una successione nel processo, bensì il mero riacquisto della capacità processuale in capo al soggetto già dichiarato fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Settembre 2013, n. 21729.


Società – Cancellazione per trasferimento della sede legale – Art. 2495 – Art. 300 cpc – Inapplicabilità..
La società cancellata dal registro delle imprese italiano per trasferimento della sede all’estero non si estingue. Il procedimento civile già pendente in Italia prima della cancellazione non può essere dichiarato interrotto ai sensi dell’art. 300 cpc. (Armida Dal Bo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 31 Maggio 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Interruzione dei processi in cui sia parte il curatore - Opposizione allo stato passivo - Riassunzione del giudizio nei confronti del debitore tornato "in bonis" - Possibilità - Conclusioni formulate in termini di insinuazione al passivo piuttosto che di condanna al pagamento del preteso credito - Irrilevanza - Fondamento.
Il riacquisto della capacità processuale del fallito determinato dalla chiusura (o dalla revoca) del fallimento provoca l'interruzione dei processi in cui sia parte il curatore della procedura, per cui il giudizio ex art. 98 legge fall. può essere riassunto nei confronti del debitore tornato "in bonis", o da lui proseguito, al fine di giungere all'accertamento giudiziale sull'esistenza, o meno, del credito di cui si era chiesta l'insinuazione, dovendosi ritenere irrilevante, la circostanza che le conclusioni del creditore continuino ad essere formulate in termini di ammissione al passivo, piuttosto che di condanna al pagamento dell'invocato credito, atteso che la domanda di insinuazione, inserendosi in un processo esecutivo concorsuale e tendendo all'accertamento del credito in funzione esecutiva mediante la sua collocazione sul ricavato dell'attivo fallimentare, ricomprende quella di condanna richiesta nel giudizio ordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Maggio 2013, n. 13337.


Processo tributario - Interruzione del processo - Morte o perdita della capacità della parte successivamente alla notifica dell'atto di appello o durante il termine per la costituzione - Interruzione automatica del processo dal verificarsi dell'evento interruttivo..
Anche nel processo tributario la morte o la perdita della capacità della parte successivamente alla notifica dell'atto di appello e durante il termine concesso per la costituzione nel relativo giudizio comporta l'interruzione automatica del processo sin dal momento nel quale si è verificato l'evento interruttivo, indipendentemente dalla conoscenza che dell'evento abbia avuto il giudicante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Calabria, 22 Aprile 2013.


Processo tributario - Interruzione del processo - Provvedimento dichiarativo dell'interruzione - Necessità - Computo del termine per la riassunzione..
Nel processo tributario, il termine per la riassunzione del processo ininterrotto decorre sempre dal momento della dichiarazione dell'interruzione e non da quello in cui si è verificato l'evento interruttivo, con la conseguenza che la decorrenza del termine per la riassunzione richiede la pronuncia del provvedimento interruttivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Calabria, 22 Aprile 2013.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Incapacità - Contenuto e limiti - Citazione del fallito notificata al curatore - Effetti..
Per effetto del fallimento l'imprenditore non perde completamente ed a tutti gli effetti la capacità di stare in giudizio, ma solo riguardo alla massa dei creditori. Ciò vuol dire che se il fallito viene convenuto in giudizio personalmente, con atto di citazione notificato al curatore, non ricorre né una causa di interruzione del processo ex art. 299 cod. proc. civ., né un'ipotesi di inesistenza della notificazione, ma solo una causa di nullità della citazione, che resta sanata nel caso di mancata impugnazione della sentenza sfavorevole al fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Dicembre 2012, n. 22925.


Revocatoria ordinaria ex articolo 2901 c.c. - Fallimento del debitore prima della sua costituzione nel giudizio promosso dal singolo creditore - Interruzione del processo - Necessità di citazione in riassunzione ad opera del curatore fallimentare con l'osservanza dei termini di cui all'articolo 163 bis c.p.c. - Insussistenza - Comparsa di costituzione volontaria del curatore ex articolo 299 c.p.c. e 66 L.F. in sostituzione dell'attore - Ritualità..
Qualora il giudizio di revocatoria ordinaria promosso dal singolo creditore si interrompa a seguito della dichiarazione di fallimento del debitore prima della costituzione in giudizio di quest'ultimo, il curatore che decida di subentrare nell'azione in forza della legittimazione riconosciutagli dall'articolo 66, legge fallimentare non è tenuto a riassumere il processo notificando la riassunzione nel rispetto dei termini di cui all'articolo 163 bis c.p.c., perché può semplicemente proseguire il processo in luogo del creditore depositando la comparsa di costituzione ai sensi degli articoli 299 c.p.c. e 66, legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Maggio 2012.


Fallimento – Sopravvenuto fallimento di una delle parti in causa – Interruzione automatica – Disciplina applicabile – Parte colpita dall’evento interruttivo (fallimento) contumace..
Nella nuova fattispecie di interruzione automatica a seguito dell’intervenuta dichiarazione di fallimento ex art. 43, comma 3, l. fall., deve trovare applicazione analogica non già la disciplina prevista nell’art. 300, comma 4, c.p.c., ma quella dettata per le ipotesi di interruzione automatica dell’art. 299, c.p.c., e anche nell'ipotesi in cui la parte fallita sia contumace. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 21 Febbraio 2011.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Interpretazione dell’art. 645 conforme a Costituzione - Causa iscritta a Ruolo dopo il quinto giorno ma entro il decimo - Improcedibilità - Non sussiste.

Fallimento della società - Interruzione del Processo - Rilevabilità d’Ufficio - Art. 43 Legge Fall. come modificato dall’art. 41 d.lgs. 5/2006 - Sulla base di mera intervenuta notizia - Sussiste.
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Un’interpretazione conforme a costituzione con particolare riferimento ai valori del giusto processo e del diritto di difesa non consente che si dichiari improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo iscritta a ruolo oltre cinque giorni (ma entro dieci giorni) dalla notificazione perché: 1) la sanzione d’improcedibilità dell’opposizione è comminata dall’ 647 c.p.c., comma 1, (seconda ipotesi) soltanto per il caso di mancata costituzione dell’opponente, ma non per quello di costituzione tardiva; 2) non può essere esteso in via interpretativa, e senza che sussista il presupposto della eadem ratio, il dimidiato termine di costituzione sancito dall’art. 165 c.p.c., previsto per le cause che, richiedendo pronta spedizione, a seguito di esplicita autorizzazione presidenziale, siano state instaurate con un ridotto termine a comparire. Questa sanzione d’improcedibilità dell’opposizione tardivamente iscritta a ruolo, in caso di dimidiazione anche inavvertita del termine a comparire, viola il diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) e il principio di ragionevolezza, perché grava l’opponente di un onere che appare inutilmente e irragionevolmente contrario alla struttura bifasica del rito monitorio e all’inversione della posizione processuale delle parti, specialmente se si considera che l’opposizione a decreto ingiuntivo instaura pur sempre un processo di primo grado e si raffronta questa disciplina con quella riservata alle ipotesi di tardiva iscrizione a ruolo di una causa di primo grado. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’interruzione del processo in caso di fallimento della società è sottoposta al regime della rilevabilità d’ufficio, alla luce della modifica introdotta dall’art. 41 Dlgs n 5/2006, che ha previsto, al terzo comma dell’art. 43, legge fallimentare, che: ”l’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo”. Tale disposizione, invero, ha introdotto un regime speciale per la causa interruttiva del fallimento perché ha determinato il venire meno della distinzione tra giudizi in cui la costituzione intervenga prima della data del fallimento e quelli in cui la costituzione non sia intervenuta, derogando alle disposizioni di cui agli artt. 299 e 300 c.p.c., che prevedono, nella seconda ipotesi, di mancanza di costituzione, l’interruzione automatica e nella prima l’interruzione solo a seguito di dichiarazione del procuratore della parte nei cui confronti si è verificata la causa interruttiva. Nel caso di fallimento, quindi, il vigente art. 43, legge fallimentare, prevede l’interruzione automatica del giudizio, rilevabile anche d’ufficio, senza che siano necessarie particolari formalità e dunque anche a seguito della semplice acquisizione della notizia dell’intervenuto fallimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 27 Novembre 2010.


Fallimento della società - Interruzione del Processo - Rilevabilità d’Ufficio - Art. 43 Legge Fall. come modificato dall’art. 41 d.lgs. 5/2006 - Sulla base di mera intervenuta notizia - Sussiste..
L’interruzione del processo in caso di fallimento della società è sottoposta al regime della rilevabilità d’ufficio, alla luce della modifica introdotta dall’art. 41 Dlgs n 5/2006, che ha previsto, al terzo comma dell’art. 43, legge fallimentare, che: ”l’apertura del fallimento determina l’interruzione del processo”. Tale disposizione, invero, ha introdotto un regime speciale per la causa interruttiva del fallimento perché ha determinato il venire meno della distinzione tra giudizi in cui la costituzione intervenga prima della data del fallimento e quelli in cui la costituzione non sia intervenuta, derogando alle disposizioni di cui agli artt. 299 e 300 c.p.c., che prevedono, nella seconda ipotesi, di mancanza di costituzione, l’interruzione automatica e nella prima l’interruzione solo a seguito di dichiarazione del procuratore della parte nei cui confronti si è verificata la causa interruttiva. Nel caso di fallimento, quindi, il vigente art. 43, legge fallimentare, prevede l’interruzione automatica del giudizio, rilevabile anche d’ufficio, senza che siano necessarie particolari formalità e dunque anche a seguito della semplice acquisizione della notizia dell’intervenuto fallimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 27 Novembre 2010.