TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. I - Degli effetti del fallimento per il fallito

Art. 44

Atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori.

II. Sono egualmente inefficaci i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la sentenza dichiarativa di fallimento.

III. Fermo quanto previsto dall’articolo 42, secondo comma, sono acquisite al fallimento tutte le utilità che il fallito consegue nel corso della procedura per effetto degli atti di cui al primo e secondo comma. (1)

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(1) Comma introdotto, con effetto dal D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Riapertura – Debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale – Ammissione al passivo – Esclusione.
La riapertura del fallimento (nella specie a seguito di inadempimento del concordato fallimentare) integra una semplice prosecuzione (una "riviviscenza") della procedura originaria, con la conseguenza che il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace rispetto ai creditori anche nella fase successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21846.


Fallimento – Riapertura – Inadempimento del concordato fallimentare – Ammissione al passivo del debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento – Esclusione.
La riapertura del fallimento derivata da inadempimento del concordato fallimentare non implica un nuovo fallimento, ma la riviviscenza di quello originario, con la conseguenza che il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace rispetto ai creditori anche nella fase successiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2017, n. 21219.


Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Riapertura del fallimento - Instaurazione di un nuovo procedimento concorsuale - Esclusione - Prosecuzione e reviviscenza della procedura originaria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze rispetto ai creditori.
La riapertura del fallimento costituisce un fenomeno di reviviscenza, ovvero di prosecuzione nel segno dell’unitarietà, della procedura originaria, atteso che la riapertura prescinde dall’accertamento dell’attuale sussistenza dei presupposti del fallimento, senza che in proposito rilevi la dimensione temporale stabilita dall’art. 10 l.fall., e il debito assunto dal fallito in costanza della fase iniziale del suo fallimento rimane inefficace, ex art. 44 l.fall., rispetto ai creditori anche nella fase successiva, essendo il disposto dell’art. 122 l.fall. riferibile ai soli crediti sorti per l’attività del debitore successiva alla chiusura del suo fallimento, come pure anteriore alla riapertura del medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2017, n. 21219.


Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Legittimazione passiva – Istituto di credito

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito dalla Banca – Ripetizione indebito verso beneficiario pagamento – Ammissibilità

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento – Elemento soggettivo beneficiario – Irrilevanza

Procedura concorsuale – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Tempo del pagamento – Annotamento contabile dell’accredito

Procedura concorsuale – Amministrazione straordinaria Alitalia – Azione di inefficacia di pagamento eseguito a mezzo bonifico bancario – Dies a quo – Emanazione decreto alla procedura – Successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale – Irrilevanza
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A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che, ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, unica legittimata passiva dell’azione di inefficacia promossa a norma dell’art. 44 l. fall. è la Banca. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

A seguito della dichiarazione di fallimento e, comunque, dell’apertura di una procedura concorsuale, perde effetto l'ordine di pagamento a terzi che trova radice nel contratto di mandato stipulato tra il fallito e l'istituto di credito, con la conseguenza che ove la banca abbia eseguito il pagamento successivamente alla dichiarazione di fallimento, risultando detto versamento, che non ha più la natura di atto solutorio, privo di titolo e di causa, esso viene a realizzare la fattispecie dell'art. 2033 cod. civ., consentendo alla banca stessa di ripetere dal beneficiario finale del pagamento quanto indebitamente versato con mezzi propri, e non più del mandante, anche se è stata costituita una provvista, la quale, per effetto della dichiarazione di fallimento, rifluisce nella massa attiva fallimentare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’art.44 l.fall. colpisce con la sanzione di inefficacia gli atti compiuti e i pagamenti eseguiti o ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione del fallimento a prescindere da ogni valutazione dell’elemento soggettivo dell’altro contraente, essendo rilevante esclusivamente il momento in cui viene posto in essere l’atto solutorio, che deve essere successivo alla dichiarazione di fallimento. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nei casi di versamento mediante bonifico o bancogiro, il quale consiste nell'accreditamento di una somma di denaro da parte di una banca a favore del correntista beneficiario e nel contemporaneo addebitamento della stessa somma sul conto del soggetto che ne ha fatto richiesta, al fine di verificare l'anteriorità o la posteriorità dell'operazione bancaria rispetto alla dichiarazione di fallimento del beneficiario stesso, è rilevante la cosiddetta "data contabile" e cioè quella in cui è avvenuta l'annotazione dell'accredito sul conto. L'accreditamento successivo alla dichiarazione di fallimento deve ritenersi inefficace nei confronti dei creditori in applicazione dell'art. 44 legge fall., con la conseguente impossibilità per la banca di operare alcun conguaglio con sue eventuali precedenti ragioni. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nella procedura concorsuale di amministrazione straordinaria di Alitalia, il dies a quo a partire dal quale opera l’inefficacia prevista dalla previsione dell’art. 44 l.f. è da individuarsi nella data di emanazione del decreto di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 06 Aprile 2017.


Fallimento del debitore esecutato posteriore all’ordinanza di assegnazione – Inefficacia ex art. 44 L.F. del pagamento del terzo al creditore procedente.
La dichiarazione ex art. 547 c.p.c. ha natura giuridica di atto confessorio ed è rilevante l’errore di fatto che la infici. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

La contestazione del credito oggetto di assegnazione per fatti anteriori alla pronuncia dell’ordinanza e fondata sull’erroneità della qualificazione come positiva della dichiarazione del terzo, può essere fatta valere con l’impugnazione dell’ordinanza stessa ai sensi dell’art. 617 c.p.c., ed entro il termine decorrente dalla conoscenza legale della medesima. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Il fallimento del debitore esecutato rende inefficace ex art. 44 L.F. qualsiasi pagamento eseguito in attuazione di un’ordinanza di assegnazione anteriormente emessa. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria, 02 Marzo 2017.


Concordato preventivo – Effetti – Pagamenti in esecuzione di contratti in corso – Efficacia – Esclusione – Limiti.
I pagamenti effettuati dall’imprenditore ammesso alla procedura di concordato preventivo, relativi a debiti sorti anteriormente all’inizio della procedura da contratti per il resto esauriti, non si sottraggono alla regola dell’inefficacia a meno che siano stati autorizzati dal giudice delegato ai sensi dell’art. 167 l. fall. (Antonio Mondini) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 27 Gennaio 2017.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Rapporti con l'azione revocatoria ordinaria - Revocatoria fallimentare - Pagamento eseguito dal "debitor debitoris" - Legittimazione passiva del solo creditore del fallito - Sussistenza - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, l'azione revocatoria fallimentare del pagamento eseguito dal "debitor debitoris" può essere esercitata soltanto nei confronti del creditore assegnatario, ossia di colui che, beneficiando dell'atto solutorio, si è sottratto al concorso ed è, quindi, tenuto, onde ripristinare la "par condicio", alla restituzione di quanto ricevuto, affinché sia distribuito secondo le regole concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Novembre 2016, n. 22160.


Liquidazione coatta amministrativa – Società Cooperative – Inefficacia ex art. 44 L.F. – Privilegio fondiario ex art. 41 TUB – Inapplicabilità.
Al contrario di quanto avviene nelle ipotesi di fallimento, in caso di liquidazione coatta amministrativa, dei soli enti cooperativi, il creditore fondiario non può proseguire la procedura individuale eventualmente iniziata prima della procedura concorsuale. (Lorenzo Serretti) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 12 Agosto 2016.


Dichiarazione di fallimento - Sentenza - Decorrenza degli effetti - Ora zero del giorno della pubblicazione - Inefficacia nei confronti dei creditori degli atti compiuti e pagamenti eseguiti o ricevuti.
Poiché la legge non prescrive, tra gli elementi di individuazione della data della sentenza dichiarativa di fallimento, l’annotazione dell’ora in cui la decisione è stata emessa, detta sentenza produce i suoi effetti dall’ora zero del giorno della sua pubblicazione, con la conseguenza che dall’inizio di tale giorno il fallito è privato dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni e sono inefficaci nei confronti dei creditori concorsuali tutti gli atti da lui compiuti e i pagamenti da lui eseguiti o ricevuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016.


Fallimento - Azione di inefficacia del curatore per gli atti compiuti successivamente alla dichiarazione - Legittimazione passiva dell’accipiens.
L’azione di inefficacia proposta ai sensi dell’articolo 44 legge fall. deve essere esercitata nei confronti dell’accipiens, ovvero di colui che ha effettivamente beneficiato del negozio satisfattivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016.


Fallimento - Pignoramento presso terzi - Ordinanza di assegnazione - Azione di inefficacia - Legittimazione passiva dei creditori pignoranti - Terzo pignorato - Esclusione.
L’azione proposta allo scopo di far dichiarare l’inefficacia dell’ordinanza di assegnazione somma intervenuta a seguito di pignoramento presso terzi successivamente alla pubblicazione della sentenza che dichiara il fallimento del debitore deve essere proposta nei confronti dei creditori pignoranti che hanno ricevuto il pagamento e non nei confronti del terzo pignorato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016.


Fallimento – Azione del curatore per la dichiarazione di inefficacia di atti compiuti dopo l’apertura della procedura – Subentro nella posizione sostanziale e processuale dell’impresa fallita – Esclusione.
Nell’esercizio dell’azione esercitata dal curatore ai sensi dell’articolo 44 legge fall. al fine di far dichiarare l’inefficacia di atti compiuti successivamente alla dichiarazione di fallimento e ad ottenere la restituzione dei relativi importi, il curatore non subentra nella medesima posizione sostanziale e processuale della impresa fallita (nella posizione, cioè, che quest’ultima avrebbe assunto qualora avesse agito in proprio al fine di acquisire al suo patrimonio poste attive di sua spettanza già prima della dichiarazione di fallimento), non azionando egli una pretesa rinvenuta nel patrimonio dell’impresa, ma agendo in sostituzione dei creditori ai fini della ricostruzione del patrimonio originario della società e dunque nella veste processuale di terzo, dotato di un’autonoma legittimazione, collegata alle funzioni esercitate in qualità di organo della procedura, veste nella quale il curatore non può essere considerato né un successore della società ricorrente né un rappresentante o un mandatario della stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Luglio 2016.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione -  Espropriazione presso terzi a carico del debitore poi fallito - Azione di inefficacia ex art. 44 l.fall. del pagamento eseguito dal "debitor debitoris" - Legittimazione passiva - Beneficiario dell'atto solutorio - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, l'azione con la quale il curatore fa valere l'inefficacia, ai sensi dell'art. 44 l.fall., del pagamento eseguito dal "debitor debitoris" al creditore assegnatario, ha ad oggetto un atto estintivo di un debito del fallito, a lui riferibile in quanto effettuato con il suo denaro e in sua vece, sicché va esercitata nei soli confronti dell'"accipiens", ossia di colui che ha effettivamente beneficiato dell'atto solutorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016, n. 14779.


Fallimento - Efficacia - Ora zero del giorno della sua pubblicazione - Fondamento - Fattispecie.
Nella disciplina anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006, la legge non prescrive, tra gli elementi di individuazione della data della sentenza dichiarativa di fallimento, l'annotazione della ora in cui è stata emessa la decisione, sicché il fallito resta privo dell'amministrazione e della disponibilità dei beni sin dall'ora zero del giorno della sua pubblicazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, ritenendo inefficace il pagamento effettuato dal terzo pignorato in favore del creditore pignorante in esecuzione di un'ordinanza di assegnazione emessa lo stesso giorno della pubblicazione della sentenza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016, n. 14779.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Assicurazione - Assicurazione sulla vita - Pagamento del riscatto al fallito - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Esclusione - Ragioni.
Le somme versate dalla compagnia assicuratrice all'assicurato fallito a titolo di riscatto della polizza vita sono sottratte all'azione di inefficacia di cui all'art. 44 l.fall. in virtù del combinato disposto degli artt. 1923 c.c. e 46, comma 1, n. 5, l.fall., riguardando l'esonero dalla disciplina del fallimento tutte le possibili finalità dell'assicurazione sulla vita e, dunque, non solo la funzione previdenziale ma anche quella di risparmio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2016, n. 12261.


Concordato preventivo - Divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicabilità al pagamento da parte del terzo pignorato - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, la norma di cui all'art. 168, comma 1, l.fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore "dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione", non può ritenersi legittimamente applicabile anche al pagamento del terzo pignorato effettuato in adempimento dell'ordinanza di assegnazione del credito. Il procedimento di concordato preventivo non prevede, di fatto, la possibilità di revocatorie o di azioni ai sensi dell'art. 44 l.fall., e nemmeno è fornito di un ufficio abilitato ad agire in tal senso, essendo applicabili, in virtù del richiamo di cui all'art. 169 l.fall., soltanto le disposizioni degli articoli da 55 a 63 della medesima legge, sicché il pagamento di un debito preconcordatario deve ritenersi in sé legittimo, in quanto atto di ordinaria amministrazione, purché non integri l'ipotesi di un atto "diretto a frodare le ragioni dei creditori", e, quindi, sanzionabile con la dichiarazione di fallimento ai sensi dell'art. 173, comma 2, e revocabile in forza dell'art. 167, comma 2. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Giugno 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Decreto ingiuntivo non ancora definitivo al momento del fallimento dell'ingiunto - Inopponibilità nei confronti della procedura - Pagamento eseguito dal debitore poi fallito in forza del decreto provvisoriamente esecutivo prima del fallimento - Ripetibilità a titolo di indebito oggettivo - Esclusione - Azione revocatoria - Ammissibilità.
Ancorché la dichiarazione di fallimento (o del provvedimento di messa in l.c.a.), intervenuta nelle more del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo emesso a carico del debitore fallito, determini l'inopponibilità alla massa dell'ingiunzione e l'improcedibilità del giudizio di opposizione, il curatore fallimentare (o il commissario della l.c.a.) non ha diritto di ripetere dal creditore la somma da questo incassata a seguito del pagamento eseguito dal debitore ingiunto, prima del fallimento, per effetto del titolo giudiziale provvisoriamente esecutivo, potendo solo, eventualmente, proporre azione revocatoria dell'atto solutorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2016, n. 6918.


Fallimento - Effetti per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione -  Espropriazione presso terzi a carico del debitore fallito - Pagamento al creditore procedente da parte del terzo assegnato - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, il pagamento eseguito dal "debitor debitoris" al creditore che abbia ottenuto l'assegnazione del credito pignorato ex art. 553 c.p.c. è inefficace, ai sensi dell'art. 44 l.fall., se intervenuto successivamente alla dichiarazione di fallimento, non assumendo rilievo, a tal fine, l'anteriorità dell'assegnazione, che, disposta "salvo esazione", non determina l'immediata estinzione del debito dell'insolvente, sicché l'effetto satisfattivo per il creditore procedente è rimesso alla riscossione del credito, ossia ad un pagamento che, perché eseguito dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, subisce la sanzione dell'inefficacia. Ed invero, fatta eccezione per l'ipotesi prevista dall'art. 56 l.fall., il principio della "par condicio creditorum", la cui salvaguardia costituisce la "ratio" della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, è violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, anche indirettamente, effettuato con suo denaro o per suo incarico o in suo luogo, dovendosi ricondurre a tale categoria il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito destinatario dell'assegnazione coattiva del credito ex art. 553 c.p.c., la cui valenza estintiva opera, oltre che per il suo debito nei confronti del creditore assegnatario, anche per quello del fallito, e lo fa con mezzi provenienti dal patrimonio di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Gennaio 2016, n. 1227.


Fallimento - Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Eccezione della controparte o rilievo di ufficio - Ammissibilità - Esclusione - Conseguenze.
La perdita della capacità processuale del fallito, a seguito della dichiarazione di fallimento, non è assoluta, ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto è consentito eccepirla, sicché, se il curatore rimane inerte, il processo continua validamente tra le parti originarie, tra le quali soltanto avrà efficacia la sentenza finale (salva la facoltà del curatore di profittare dell'eventuale risultato utile del giudizio in forza del sistema di cui agli artt. 42 e 44 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016.


Appalto - Ausiliari dell'appaltatore - Diritti verso il committente - Fallimento dell'appaltatore - Richiesta del curatore di pagamento di quanto contrattualmente dovuto - Cessione ai dipendenti dei crediti vantati dal fallito verso il committente con atti successivi al fallimento - Dovere del giudice di valutare d'ufficio detti atti - Sussistenza.
Richiesto dal Fallimento il pagamento di quanto dovuto in ragione del contratto d'appalto, e risultando che, con verbali di conciliazione ex art. 411 c.p.c. successivi alla dichiarazione di fallimento, il fallito ha ceduto ai dipendenti, a soddisfazione dei crediti retributivi da questi vantati, i crediti che il primo aveva nei confronti dell'appaltante, diffidato dai lavoratori ex art. 1676 c.c., il giudice deve provvedere d'ufficio a valutare detti verbali, al fine di accertare positivamente l'esistenza del credito residuo del fallimento nei confronti dell'ente appaltante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016.


Ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. - Pagamento del terzo "debitor debitoris " successivamente al fallimento del debitore esecutato - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Sussistenza nei limiti del rapporto tra fallito e creditore procedente - Obbligo di quest'ultimo alla restituzione.
In caso di assegnazione ai sensi dell'art. 553 c.p.c., il pagamento eseguito dal terzo "debitor debitoris" in favore del creditore assegnatario estingue sia il suo debito nei confronti del debitore esecutato che quello di quest'ultimo verso il creditore predetto, sicché, ove lo stesso sia successivo al fallimento del menzionato debitore, è privo di effetti, ex art. 44 l.fall., ma solo nel rapporto obbligatorio tra il fallito e quel creditore, che, pertanto, è l'unico soggetto obbligato alla restituzione al curatore di quanto ricevuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Dicembre 2015, n. 25421.


Pagamento al fallito dopo il fallimento - Azione di inefficacia ex art. 44 l.fall. - Autonomia rispetto al rapporto causale - Conseguenze - Inapplicabilità della prescrizione prevista per il rapporto causale all'azione fallimentare - Imprescrittibilità di quest'ultima - Fondamento - Fattispecie.
L'azione promossa dal curatore, ai sensi dell'art. 44, comma 2, l.fall., volta ad ottenere la dichiarazione d'inefficacia del pagamento effettuato in favore del fallito dopo la dichiarazione di fallimento, ha natura autonoma rispetto al rapporto causale che ha determinato il pagamento, sicché la prescrizione dei diritti relativi a tale rapporto (nella specie, il termine triennale di prescrizione previsto per l'azione giudiziaria contro l'amministrazione postale per i servizi di bancoposta dall'art. 20, comma 3, del d.P.R. n. 156 del 1973) non si applica all'azione di inefficacia, che, trovando la sua "ratio" nella perdita, coeva al fallimento, del diritto di disporre da parte del debitore, non è soggetta a prescrizione perché diretta a far dichiarare una nullità che si verifica di pieno diritto nei confronti del fallimento e dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2015, n. 20742.


Fallimento - Contratto di "factoring" - Cessione di crediti a titolo oneroso - Conseguenze - Pagamento del debitore ceduto in favore del "factor" - Adempimento di debito proprio - Configurabilità - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Esclusione.
Il contratto di "factoring", ove postuli una cessione dei crediti a titolo oneroso in favore del "factor", attribuisce a quest'ultimo la titolarità dei crediti medesimi e, quindi, la legittimazione alla loro riscossione in nome e per conto proprio, e non in qualità di semplice mandatario del cedente, sicché il pagamento eseguito dal debitore ceduto si configura quale adempimento di un debito non del cedente verso il "factor" ma proprio del debitore ceduto verso quest'ultimo, per cui, seppur eseguito dopo il fallimento del cedente, non comporta alcuna sottrazione di risorse alla massa e non è sanzionato con l'inefficacia prevista dall'art. 44 l.fall.. Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19716.


Credito della procedura fallimentare nei confronti di una pubblica amministrazione per corrispettivo di appalto - Durc dell'impresa che segnala una irregolarità contributiva - Pagamento diretto agli istituti previdenziali in costanza di fallimento dell'appaltatore - Esclusione.
La disposizione dell’art. 118, c. 6 del d. lgs 163/2006 (c.d. codice dei contratti pubblici) non può essere applicata ad una procedura concorsuale.
E’ illegittimo il rifiuto del committente di versare il prezzo dell’appalto in favore della procedura fallimentare sul solo rilievo di dover corrispondere, proprio in funzione di quella garanzia ex lege, quell’importo agli enti previdenziali.
Il credito relativo al corrispettivo dell’appalto è infatti acquisito alla massa, con la conseguenza che un eventuale pagamento successivo al fallimento sarebbe ritenuto inefficace ai sensi dell’art. 44 L.F.. Tale pagamento verrebbe effettuato da un terzo, con denaro del fallito e a favore di un terzo creditore che, in tal caso, verrebbe preferito nel concorso, poiché otterrebbe in prededuzione una somma che sarebbe dovuta con privilegio di grado posteriore. (Piero Pieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 01 Settembre 2015.


Concordato Preventivo – Contratti bancari – Mandato all’incasso – Compensazione – Operatività.
Nel caso in cui la banca, prima dell’apertura della procedura concorsuale, anticipi all’imprenditore l’importo di un credito, assumendo il mandato al relativo incasso nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf”, il rapporto contrattuale, al momento dell’apertura della procedura concorsuale deve considerarsi ancora non compiutamente eseguito da entrambe le parti, posto che la banca deve ancora completare la prestazione di incasso e comunque è tenuta a prestare il servizio continuativo di cassa o a mettere a disposizione le somme concordate.

La banca non può ritenere l’incasso invocando la compensazione tra il credito derivante dall’anticipazione del credito e il debito restitutorio conseguente all’incasso, in quanto il primo viene ad esistenza prima dell’apertura della procedura di concordato ed il secondo dopo, mentre la compensazione ex art. 56 l.f. operante anche nel concordato preventivo, può operare solo quando entrambi i crediti siano venuti ad esistenza prima dell’apertura della procedura concorsuale, anche se divengano esigibili dopo.

In caso di mandato all’incasso conferito dall’imprenditore alla banca prima dell’apertura di una procedura concorsuale, nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf” (che rappresenta una forma di finanziamento atipico), qualora l’incasso avvenga dopo l’apertura della procedura concorsuale, deve escludersi la possibilità per la banca di ritenere il pagamento per il principio generale per cui l’accredito su conto corrente con saldo passivo dell’imprenditore soggetto a procedura concorsuale, di un pagamento proveniente da terzi debitori, nella misura in cui riduce il saldo passivo, diviene pagamento dell’imprenditore nei confronti della banca, inefficacie ai sensi dell’art. 44 in caso di fallimento e non consentito in caso di concordato preventivo, fermo il diritto della banca ad ottenere in prededuzione il pagamento del corrispettivo (commissioni e spese). (Dario Finardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 31 Agosto 2015.


Liquidazione coatta amministrativa - Prosecuzione dell'attività - Mancanza di autorizzazione - Acquisizione alla procedura delle somme affluite sui conti correnti - Eccezioni opponibili dalla banca - Deduzione delle passività.
È applicabile anche al caso della società posta in liquidazione coatta amministrativa che abbia proseguito l'attività di impresa per un certo periodo di tempo ed in assenza dell'autorizzazione del commissario giudiziale il principio secondo il quale le somme affluite sul conto corrente della medesima in epoca successiva all'apertura della procedura e delle quali non risulti provato il titolo di acquisizione possono essere immediatamente apprese dal curatore; in tal caso, la banca convenuta per la restituzione di dette somme potrà opporre, in via di eccezione e con onere della prova a suo carico, che le rimesse sul conto costituiscono provento della gestione di un'attività esercitata dall'impresa dopo l'apertura della procedura, dalle quali devono essere detratti i pagamenti eseguiti a terzi mediante assegni bancari tratti sul conto e costituenti passività sostenute per la produzione del reddito e ciò indipendentemente dal fatto che le somme in questione siano riferibili ad una nuova attività iniziata in epoca successiva alla dichiarazione di fallimento o a quella stessa attività che l'impresa già esercitava e che, nonostante la mancanza di autorizzazione, abbia successivamente proseguito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 05 Maggio 2015.


Fallimento - Beni non compresi nel fallimento - Stipendi, pensioni e salari percepiti dal fallito - Funzione dal decreto del giudice delegato - Azione del curatore volta a dimostrare l'eccedenza dei limiti - Onere di richiedere la preventiva emissione del decreto che ne fissa la misura.
Il pagamento degli stipendi, pensioni, salari ed altri emolumenti di cui all'articolo 46, comma 1, n. 2, L.F., effettuato dal debitore direttamente al fallito prima dell'emanazione del decreto con cui il giudice delegato, ai sensi del secondo comma dello stesso articolo, fissa i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della sua famiglia, è inefficace ai sensi dell'articolo 44, comma 2, L.F. soltanto per gli importi eccedenti detti limiti, come determinati dal giudice delegato con riferimento al periodo anteriore al suo decreto. Il diritto del fallito di percepire e trattenere gli emolumenti necessari al mantenimento suo e della sua famiglia sussiste, infatti, prima ed indipendentemente dal decreto del giudice delegato che ne fissi la misura, ed ha natura dichiarativa ed efficacia retroattiva ed il curatore ha l'onere di richiederne la preventiva emissione così da poter poi documentare in causa l'eventuale eccedenza di quanto pagato direttamente al fallito rispetto i limiti fissati in tale decreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2015, n. 6999.


Pagamenti solutori ex art. 1889 c.c. – Indebito ex latere accipiens ex art. 2033 – Atti estintivi di debito post dichiarazione di fallimento – Inefficacia ai sensi dell’art. 44 l.f. .
I versamenti di imposta eseguiti dal contribuente ad organi dell’Amministrazione Finanziaria diversi da quelli competenti a riceverli, hanno valenza solutoria ai sensi dell’art. 1889 c.c. solo in presenza di due requisiti: nel caso in cui l’organo che riceve il pagamento e quello che avrebbe dovuto riceverlo appartengano all’Amministrazione Finanziaria e solo nell’ipotesi in cui il soggetto che ha effettuato il pagamento si trovi in condizione di buona fede incolpevole e scusabile ex art. 1189 c.c..

L’inefficacia prevista dall’art. 44 l.f. degli atti compiuti e dei pagamenti effettuati dal fallito  dopo la dichiarazione di fallimento, è diretta espressione della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, la cui ratio è quella di salvaguardare il principio della par condicio creditorum. Sono dunque inefficaci rispetto ai terzi sia i pagamenti eseguiti dal debitore fallito dopo la dichiarazione di fallimento, che qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile anche indirettamente, in quanto effettuato col suo denaro o per suo incarico o in suo luogo da oggetti terzi. (Dario Finardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 30 Marzo 2015.


Assicurazione sulla vita - Diritto dei creditori - Fallimento - Distinzione tra somme dovute e somme corrisposte - Pagamento al fallito da parte dell'assicuratore - Inefficacia ex articolo 44 L.F..
In tema di coordinamento tra l'articolo 1923, comma 1, c.c. ("Le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare") e gli articoli 46, n. 5, L.F. e 514 c.p.c., va detto che l'articolo 1923 citato si riferisce alle somme "dovute" e non già anche a quelle "corrisposte", con la conseguenza che, una volta venuto meno il contratto di assicurazione sulla vita, viene a cessare ogni funzione previdenziale. Pertanto, nel caso in cui l'assicuratrice abbia versato al fallito, dopo la dichiarazione di fallimento, gli importi dovuti a titolo di riscatto in relazione al contratto di assicurazione sulla vita stipulata dal fallito in bonis, il pagamento così effettuato rientra nella sanzione di inefficacia di cui all'articolo 44, comma 2, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015, n. 2256.


Fallimento - Pagamenti ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento - Inefficacia - Presupposti.
In tema di pagamenti ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, la disposizione dell'articolo 44, comma 2, L.F. deve essere coordinata con quelle dettate dagli articoli 42, comma 2, e 46, comma 1 n. 2, L.F., così che il pagamento ricevuto dal fallito quale corrispettivo per una attività svolta dopo la dichiarazione di fallimento non è inefficace quanto all'importo delle passività connesse a detta attività e neppure quanto al residuo netto, ove non sia stato emesso il decreto con cui il giudice delegato fissa i limiti entro i quali ciò che il fallito guadagna con la sua attività occorre al mantenimento suo e della sua famiglia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fatto che le somme sopra indicate non possano dalla curatela fallimentare essere acquisite presso il fallito esclude che le stesse possano essere ripetute presso il terzo che ha effettuato il pagamento al fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2015, n. 1724.


Fallito - Pagamenti effettuati direttamente al fallito per sopperire alle sue esigenze vitali ed a quelle della sua famiglia - Inefficacia - Limiti - Fattispecie.
Il decreto che, ex art. 46, secondo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, fissi i limiti entro cui i proventi dell'attività lavorativa del fallito, in quanto necessari al mantenimento suo e della sua famiglia , non sono compresi nel fallimento, ha natura dichiarativa ed efficacia retroattiva, sicchè può pronunciarsi l'inefficacia, ai sensi dell'art. 44, secondo comma, del r.d. n. 267 del 1942, dei pagamenti a lui direttamente effettuati dal debitore soltanto per gli importi eccedenti quei limiti, fermo restando che spetta al curatore l'onere di richiedere preventivamente al giudice delegato l'emissione del decreto al fine di documentare in causa l'eventuale eccedenza dei pagamenti. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, invece, aveva limitato l'efficacia del decreto solo agli assegni pensionistici corrisposti al fallito successivamente alla sua emissione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 2014, n. 18598.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione - Azione di inefficacia ex art. 44 legge fall. - Condanna alla restituzione dei beni trasferiti o dell'equivalente - Domanda espressa - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
La pronuncia di inefficacia di atti depauperativi del patrimonio del fallito contiene, quale conseguenza implicita e senza necessità di una corrispondente richiesta espressa, l'obbligo di restituire i beni ceduti o, se sia materialmente impossibile la restituzione, quello di corrispondere l'equivalente pecuniario del loro valore. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, a fronte di una domanda di pagamento del controvalore di beni conseguente all'invocata inefficacia, ex art. 44 legge fall., dell'avvenuta loro cessione, aveva ritenuto viziata da ultrapetizione la condanna alla restituzione di questi ultimi disposta, invece, in prime cure). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2014, n. 17196.


Fallimento – Prosecuzione attività da parte del fallito – Inefficacia degli atti compiuti ex art. 44 L.F. – Non sussiste – Acquisizione dei beni pervenuti successivamente – Detrazione passività – Applicabilità art. 42 L.F..
La prosecuzione di fatto dell'attività d'impresa dopo la dichiarazione di fallimento determina l'applicabilità dell'art. 42 L.F., in quanto gli atti ed i pagamenti compiuti dall’imprenditore non rientrano tra quelli inefficaci ex art. 44 L.F., con la conseguenza che il curatore potrà reclamare l'acquisizione al fallimento del solo saldo attivo, detratte le passività incontrate. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 15 Luglio 2014.


Pignoramento presso terzi - Inefficacia del pagamento del terzo ex articolo 44 L.F .
È inefficace, ai sensi dell'articolo 44 L.F., il pagamento effettuato dopo la dichiarazione di fallimento dal terzo pignorato debitore del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 09 Giugno 2014.


Ordinanza di assegnazione del credito ex art. 553 c.p.c. - Idoneità ad essere posta in esecuzione per mezzo del giudizio di ottemperanza - Sussiste - Assegnazione pro solvendo - Estinzione del diritto del creditore procedente - Avviene soltanto con il pagamento che il debitore assegnato effettua all'assegnatario (art. 2928 c.c.) -  Fallimento - Art. 44 l.f. - Applicabilità ai pagamenti effettuati dal terzo debitor debitoris - Sussiste - Concordato preventivo - Art. 44 l.f. - Non si applica - Art. 167, comma 2, l.f. - Non si applica al pagamento fatto dal debitore assegnato - Art. 168 l.f. - Non si applica al giudizio di ottemperanza nei confronti del debitor debitoris..
Sebbene l'ordinanza di assegnazione determini il trasferimento coattivo del credito dal debitore esecutato al creditore assegnatario, nondimeno il credito del terzo nei confronti del debitore esecutato non si estingue con l'assegnazione, ma rimane quiescente per effetto della condizione del “salvo esazione”. Operando l’assegnazione pro solvendo, essa non produce l’effetto dell’immediata liberazione del debitore esecutato verso il creditore pignorante, la quale si verifica soltanto con il pagamento che il debitore assegnato esegua al creditore assegnatario (art. 2928 c.c.), momento nel quale questi realizza il pieno effetto satisfattivo dell'assegnazione che, quindi, integra una datio in solutum condizionata al pagamento integrale. (Germano Scarafiocca) (riproduzione riservata)

Il pagamento del terzo debitore eseguito a favore del creditore assegnatario, oltre ad essere revocabile a norma dell'art. 67 l. fall. se intervenuto nell’anno antecedente il fallimento, ricade nell’ambito applicativo dell’art. 44 l. fall., che sanziona con l’inefficacia i pagamenti eseguiti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, ancorché in forza di provvedimento di assegnazione in data anteriore. (Germano Scarafiocca) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo, non si applica l'art. 44 l. fall., Per cui il pagamento eseguito dal debitor debitoris al creditore procedente ha sempre effetto liberatorio anche per il debitore principale, fermo restando l'obbligo del creditore accipiente di restituire alla massa quanto indebitamente percepito. (Germano Scarafiocca) (riproduzione riservata)

L'art. 168 l. fall., il quale fa divieto ai creditori, dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, di iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore, non si applica al giudizio di ottemperanza promosso non già nei confronti del debitore, ma nei confronti del terzo pignorato. (Germano Scarafiocca) (riproduzione riservata)
T.A.R. Firenze, 05 Marzo 2014.


Rapporti tra art. 168, primo comma, l.f. e ordinanza di assegnazione del credito ex art. 553 c.p.c.  anteriore all'ammissione al concordato preventivo - Pagamento effettuato al creditore procedente - Efficacia liberatoria per il debitore - Sussiste - Obbligo del creditore di restituire alla massa quanto indebitamente percepito - Sussiste - Somme non ancora corrisposte - Obbligo di pagamento alla società alla concordato - Sussiste..
La norma di cui all'art. 168, primo comma, legge fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione, se non sottrae il creditore preconcordatario accipiente all'obbligo di restituire alla massa quanto indebitamente percepito, non priva di efficacia liberatoria il medesimo pagamento per il "debitor debitoris" che adempia, nel corso del concordato preventivo e prima della dichiarazione di fallimento, all'ordinanza di assegnazione del credito disposta nella esecuzione individuale anteriormente iniziata contro il medesimo debitore (Principio enunciato in una fattispecie nella quale la S.C., dopo aver precisato che l'art. 44 legge fall. non trova applicazione in tema di concordato preventivo, ha rigettato il ricorso avverso la sentenza che aveva respinto la domanda con cui il curatore del fallimento aveva chiesto la condanna del terzo pignorato al pagamento della somma corrisposta al creditore per effetto dell'ordinanza di assegnazione emessa dal giudice dell'esecuzione) " (cfr. Cass. civ., Sez. I, 02/10/2008, n. 24476). (Germano Scarafiocca) (riproduzione riservata)

Il debito ancora esistente in capo al debitore principale, ancorché oggetto dell'ordinanza di assegnazione, deve essere invece estinto mediante pagamento alla società in concordato, in ossequio al principio della par condicio creditorum. (Germano Scarafiocca) (riproduzione riservata)
Tribunale Livorno, 04 Febbraio 2014.


Conto bancario - Prelievi del fallito e pagamenti a terzi ad opera della banca - Inefficacia verso i creditori ex art. 44 legge fall. - Limite delle somme ricevute - Pagamenti e prelievi ex art. 42 legge fall. - Differenza

Fallimento - Atti successivi alla dichiarazione - Inefficacia verso i creditori - Decorrenza degli interessi dai singoli versamenti - Fondamento
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I prelievi dal conto corrente bancario fatti dal correntista fallito e i pagamenti eseguiti dalla banca a terzi sullo stesso conto sono, a norma dell'art. 44 legge fall., inefficaci verso i creditori, per cui la banca, nei confronti degli organi della procedura, non può sottrarsi alla restituzione invocando l'uso fatto delle somme versate nel conto ed è tenuta a restituire quanto ricevuto dal fallito a qualsiasi titolo, senza poter dedurre dall'obbligo di restituzione - nei limiti delle somme ricevute - i prelievi e i pagamenti eseguiti per conto del fallito, in ciò differenziandosi dall'ipotesi regolata dall'art. 42 legge fall. che, ove le rimesse costituiscano proventi di un'attività d'impresa (autorizzata), legittima la curatela a reclamare dalla banca la restituzione del solo saldo attivo del conto, corrispondente all'utile di impresa. (massima ufficiale)

A seguito dell'azione proposta dal curatore fallimentare contro il terzo per la restituzione dei pagamenti eseguiti a suo favore dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento - azione che ha natura di accertamento dell'inefficacia dei pagamenti medesimi - sugli importi in restituzione sono dovuti gli interessi legali dalle date dei singoli pagamenti. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 27 Novembre 2013, n. 26501.


Conto corrente bancario - Apertura di credito regolata in conto garantita da pegno - Collegato conto anticipi fatture - Scioglimento del conto corrente per fallimento del correntista - Esposizioni del conto anticipi addebitate sul conto ordinario dopo la sentenza dichiarativa di fallimento - Estensione della prelazione pignoratizia - Esclusione - Fondamento.
Il fallimento del correntista, determinando "ipso iure" lo scioglimento del contratto di conto corrente bancario e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti, impedisce l'estensione della prelazione pignoratizia da lui concessa alla banca per un'apertura di credito regolata sul medesimo conto anche al credito per le esposizioni del collegato conto anticipi affluite sul primo dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, inefficace rivelandosi, rispetto ai creditori, ogni addebito (o accredito) ivi eseguito successivamente ad essa, indipendentemente dalla sua lesività per la massa; nè rileva, in contrario, che gli addebiti per l'utilizzazione (nei limiti sanciti dalla descritta garanzia) dell'apertura di credito siano già stati effettuati, prima della suddetta pronuncia, con l'iscrizione della somma nel conto anticipi, poiché la natura di mera evidenza contabile provvisoria di quest'ultima esclude qualsivoglia assimilazione tra addebiti del conto anticipi e del conto ordinario, il secondo costituendo un atto ulteriore produttivo di effetti ben diversi da quelli nascenti dal primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Agosto 2013, n. 19325.


Fallimento – Effetti del fallimento per il fallito – Esecuzione forzata – Vendita esecutiva mobiliare – Aggiudicazione successiva alla dichiarazione di fallimento – Effetti – Inefficacia ex art. 44 legge fall. – Configurabilità..
Nell’ipotesi di una procedura esecutiva mobiliare incardinata da un creditore particolare a carico del debitore successivamente dichiarato fallito, l’atto di aggiudicazione del bene staggito avvenuto dopo la dichiarazione di fallimento deve considerarsi inefficace ex art. 44 L.F.. (Eugenio Gabbianelli) (riproduzione riservata)

Il mancato intervento del curatore ex art.107 L.F. nella procedura esecutiva già promossa nei confronti del fallito non esclude l’impossibilità per il singolo creditore di proseguire o iniziare un’azione esecutiva individuale. (Eugenio Gabbianelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Pesaro, 06 Giugno 2013.


Procedure espropriative e fallimento – Art. 44 L.F. – Pagamento eseguito dal terzo debitore del soggetto fallito dopo la dichiarazione di fallimento – Inefficacia anche in caso di pagamento effettuato in osservanza di un’ordinanza di assegnazione coattiva del credito emessa ai sensi dell’art. 553 c.p.c...
Ai sensi dell’art. 44 L.F sono inefficaci nei confronti dei creditori concorsuali i pagamenti e gli atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento; pertanto, le somme o i beni di cui il fallito abbia inefficacemente disposto continuano a far parte del patrimonio fallimentare e, se ne sono usciti, vi debbono essere riversati, al fine di preservare l’attivo fallimentare e tutelare la par condicio creditorum. Invero, il principio della par condicio creditorum, la cui salvaguardia costituisce la ratio della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, è violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, sia pur indirettamente, in quanto effettuato con suo denaro. A quest'ultima categoria va ricondotto il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito che abbia ottenuto l'assegnazione coattiva del credito ai sensi dell'art. 553 c.p.c.. Né assume rilievo la data di emanazione dell’ordinanza rispetto a quella della pronuncia della sentenza di fallimento, rilevando unicamente il momento della corresponsione delle somme. (Luca Caputo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 19 Marzo 2013.


Procedure espropriative e fallimento – Pagamento eseguito dal terzo debitore del soggetto fallito dopo la dichiarazione di fallimento – Art. 44 L.F. – Soggetti tenuti alla restituzione..
Il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito che abbia ottenuto l’assegnazione coattiva del credito ex art. 553 c.p.c. dopo la dichiarazione del fallimento, è inefficace ai sensi dell’art. 44 L.F. Alla dichiarazione di inefficacia consegue la condanna alla restituzione delle somme ricevute in virtù dell’ ordinanza di assegnazione, al fine di reintegrare la garanzia patrimoniale del debitore fallito. I soggetti tenuti alla restituzione vanno individuati nei creditori assegnatari, i quali, avendo ricevuto il pagamento oggetto della dichiarazione di inefficacia, sono tenuti alla reintegrazione del patrimonio del fallito in ossequio al principio della par condicio creditorum. (Luca Caputo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 19 Marzo 2013.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Incapacità - Contenuto e limiti - Citazione del fallito notificata al curatore - Effetti..
Per effetto del fallimento l'imprenditore non perde completamente ed a tutti gli effetti la capacità di stare in giudizio, ma solo riguardo alla massa dei creditori. Ciò vuol dire che se il fallito viene convenuto in giudizio personalmente, con atto di citazione notificato al curatore, non ricorre né una causa di interruzione del processo ex art. 299 cod. proc. civ., né un'ipotesi di inesistenza della notificazione, ma solo una causa di nullità della citazione, che resta sanata nel caso di mancata impugnazione della sentenza sfavorevole al fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Dicembre 2012, n. 22925.


Pagamenti effettuati direttamente al fallito per sopperire alle sue esigenze vitali ed a quelle della sua famiglia - Inefficacia - Limiti.
Posto che il diritto del fallito di percepire e trattenere gli emolumenti necessari al mantenimento suo e della sua famiglia sussiste prima ed indipendentemente dal decreto del giudice delegato che, ai sensi dell'art. 46 legge fall., ne fissi la misura, può affermarsi l'inefficacia, nei confronti del fallimento, del pagamento eseguito a mani del fallito da colui che quegli emolumenti è tenuto a corrispondere soltanto se, e nella parte in cui, esso risulti eccedente rispetto al limite fissato dal predetto decreto, avente natura dichiarativa ed efficacia retroattiva, e la cui preventiva emissione il Curatore ha altresì l'onere di richiedere a quel giudice così da poter, poi, documentare in causa l'eventuale eccedenza di quanto pagato direttamente al fallito rispetto ai limiti fissati in tale decreto (Nella specie, la Suprema Corte, in applicazione di tale principio, ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, respinto la domanda ex art. 44 della legge fall. originariamente proposta dalla Curatela avendo ritenuto non documentato da quest'ultima l'adempimento del descritto preventivo onere). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2012, n. 18843.


Crediti del fallito - Adempimento successivo alla pubblicazione della sentenza dichiarativa - Pagamento al fallito - Inefficacia ex art. 44 legge fall. - Obblighi di restituzione al curatore - Debito di valuta - Fondamento - Maggior danno da rivalutazione monetaria - Prova - Necessità.
A seguito della dichiarazione di fallimento, divengono inefficaci, ai sensi dell'art. 44, secondo comma, legge fall., i pagamenti di crediti del fallito ricevuti da quest'ultimo, dovendosene disporre la restituzione al curatore alla stregua di debito di valuta, in quanto essi riguardano la reiterazione di un pagamento effettuato indebitamente a chi non era più legittimato a conseguirlo; ne consegue che l'eventuale maggior danno - nella specie, richiesto dalla curatela per la rivalutazione monetaria - derivante dal ritardo spetta solo ove chi agisce abbia allegato e provato specificamente tale ulteriore pregiudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Dicembre 2011, n. 29873.


Ammissione al passivo - Anteriorità del credito - Eccezione in senso stretto - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo fallimentare, l'anteriorità del credito di cui si chieda l'ammissione al passivo, essendo un elemento costitutivo del diritto di partecipare al concorso e, quindi, alla distribuzione dell'attivo, non forma oggetto di eccezione in senso stretto riservata alla sola iniziativa di parte, ossia del curatore o dei creditori concorrenti. (Nella specie, la S.C. ha rilevato che correttamente il tribunale aveva rigettato la domanda muovendo, implicitamente, dalla rilevabilità d'ufficio della carenza dell'anteriorità del credito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2011, n. 24432.


Fallimento - Inefficacia di pagamenti ex articolo 44, l.f. - Dimostrazione della concreta effettuazione dei pagamenti e della loro collocazione cronologica - Necessità..
Il curatore che agisce ai sensi dell'articolo 44, legge fallimentare per la dichiarazione di inefficacia rispetto ai creditori dei pagamenti ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento ha innanzitutto l'onere di provare l'esistenza dei pagamenti che si assumono effettuati e la loro collocazione cronologica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 08 Giugno 2011.


Fallimento - Inefficacia di pagamenti ex articolo 44, l.f. - Rapporto di lavoro subordinato - Eccezione relativa alla non corretta esecuzione del rapporto - Mancata dimostrazione della effettuazione dei pagamenti - Conseguenze..
Non è sufficiente, al fine di ottenere la dichiarazione di inefficacia ai sensi dell'articolo 44, legge fallimentare di pagamenti di retribuzioni effettuati dopo la dichiarazione di fallimento la produzione del libro matricola e delle buste paga qualora sia contestata  la regolare esecuzione del rapporto di lavoro e non venga fornita la prova della concreta effettuazione dei pagamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 08 Giugno 2011.


Fallimento - Autorizzazione a stare in giudizio - Estensione - Riconducibilità dell'azione esperita alla autorizzazione - Contestazione - Natura - Interpretazione di un atto processuale - Conseguenze - Fattispecie relativa ad azione di inefficacia ex art. 44 legge fall. di atti del fallito successivi alla dichiarazione di fallimento in caso di autorizzazione all'esercizio dell'azione di pagamento del prezzo della vendita a rate di azienda.
L'autorizzazione a promuovere un'azione giudiziaria , conferita dal giudice delegato ex artt. 25, comma 1, n. 6 e 31, legge fall., al curatore del fallimento, si estende, senza bisogno di specifica menzione, a tutte le possibili pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento dell'obiettivo del giudizio cui si riferisce l'autorizzazione e l'eventuale limitazione di quest'ultima, in rapporto alla maggiore latitudine dell'azione effettivamente esercitata, costituisce una questione interpretativa di un atto di natura processuale, deducibile in sede di legittimità soltanto qualora sia stata proposta nel giudizio di merito; ne consegue che, ove ciò sia accaduto ed il giudice di merito si sia pronunciato, il mezzo impugnatorio consentito è quello dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., negli stretti limiti in cui è consentito il sindacato di legittimità sulla motivazione. (Nella specie, facendo applicazione di detto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata sul punto del difetto di legittimazione del curatore, attore in un giudizio per la dichiarazione di inefficacia, ex art. 44 legge fall., di atto di disposizione patrimoniale del fallito, nonostante l'autorizzazione ad agire fosse stata data dal giudice delegato per proporre genericamente l'azione contrattuale di adempimento, al fine del recupero delle rate di prezzo dell'azienda venduta dallo stesso fallito prima del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Maggio 2011, n. 10652.


Fallimento – Revoca – Effetti nei confronti dell’ex fallito – Atti e pagamenti successivi alla dichiarazione di fallimento..
In seguito alla revoca del fallimento acquistano efficacia gli atti ed i negozi i quali, compiuti dal debitore dopo la dichiarazione di fallimento, erano inefficaci al sensi dell‘articolo 44 l.f.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Fallimento del titolare di conto corrente bancario con scoperto garantito da fideiussione - Accreditamento di somme sul conto, da parte del fideiussore, con riduzione dello scoperto - Mancata prova di debiti del fideiussore verso il fallito - Presunzione di adempimento del proprio debito fideiussorio da parte del fideiussore - Inefficacia dell'accreditamento ex art. 44 legge fall. o revocabilità ex art. 67 legge fall. - Esclusione - Fondamento.
Il principio di autonomia contrattuale consente che il fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario possa estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi); ne consegue che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto (del conto stesso) per il quale esso terzo aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui all'art. 44 legge fall. ovvero all'azione revocatoria di cui al successivo art. 67 della medesima legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 2011, n. 10004.


Espropriazione presso terzi a carico del debitore fallito - Pagamento al creditore procedente da parte del terzo assegnato - Inefficacia ex art. 44 legge fall. - Sussistenza - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore che abbia ottenuto l'assegnazione del credito pignorato a norma dell'art. 553 cod. proc. civ. è inefficace, ai sensi dell'art. 44 legge fall., se intervenuto successivamente alla dichiarazione di fallimento, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, la circostanza che l'assegnazione sia stata disposta in data anteriore. L'assegnazione, infatti, non determina l'immediata estinzione del debito dell'insolvente, in quanto, avendo essa luogo "salvo esazione", l'effetto satisfattivo per il creditore procedente è rimesso alla successiva riscossione del credito assegnato, con la conseguenza che è al pagamento eseguito dopo la dichiarazione di fallimento del debitore che deve essere ricollegata l'efficacia estintiva idonea a giustificare la sanzione dell'inefficacia Ed invero, fatta eccezione per l'ipotesi prevista dall'art. 56 legge fall., il principio della "par condicio creditorum", la cui salvaguardia costituisce la "ratio" della sottrazione al fallito della disponibilità dei suoi beni, è violato non solo dai pagamenti eseguiti dal debitore successivamente alla dichiarazione di fallimento, ma da qualsiasi atto estintivo di un debito a lui riferibile, sia pur indirettamente, in quanto effettuato con suo denaro o per suo incarico o in suo luogo e a tale categoria va ricondotto il pagamento eseguito dal terzo debitore in favore del creditore del fallito che abbia ottenuto l'assegnazione coattiva del credito ai sensi dell'art. 553 cod. proc. civ.. Il terzo debitore che esegue il pagamento dopo la dichiarazione di fallimento estingue, infatti, oltre al suo debito nei confronti del creditore assegnatario, anche il debito del fallito, e lo fa con mezzi provenienti dal patrimonio di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 2011, n. 7508.


Fallimento – Inefficacia ex lege – Espropriazione presso terzi – Ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. – Sentenza dichiarativa di fallimento – Contestualità temporale – Prevalenza funzionale della Sentenza di fallimento..
Non è opponibile al fallimento l’ordinanza di assegnazione ai sensi dell’art. 553 c.p.c.  sottoscritta dal giudice dell’esecuzione il medesimo giorno del deposito della sentenza dichiarativa di fallimento: la prevalenza di quest’ultima, in una prospettiva funzionale, discende dalla priorità attribuita dal legislatore a suoi effetti su quelli, eventualmente concorrenti, dell’esecuzione individuale, posto che “salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento” (art. 51 l. fall. nel testo anteriore alla riforma). (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Marzo 2011.


Anteriorità al fallimento dell'ordinanza di assegnazione - Pagamento del terzo "assegnato" dopo la dichiarazione di fallimento - Al curatore fallimentare - Spettanza - Fondamento.
In tema di espropriazione forzata presso terzi, l'attuazione delle ordinanze di assegnazione del giudice dell'esecuzione si compie non al momento della loro emissione, bensì quando il terzo, debitore del debitore, effettua il pagamento nei confronti del creditore assegnatario; ne consegue che se sopraggiunga la dichiarazione di fallimento del debitore esecutato il terzo deve pagare quanto dovuto al curatore del fallimento, poiché il debitore, dopo tale dichiarazione, perde, ai sensi dell'art. 44 legge fall., il diritto di disporre del proprio patrimonio e non può effettuare alcun pagamento (anche non volontario), restando irrilevante che all'epoca della pronuncia delle predette ordinanze il creditore conoscesse o meno lo stato di insolvenza dell'esecutato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2011, n. 5994.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - In genere - Somme affluite su conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento - Diritto del curatore all'acquisizione alla massa - Sussistenza - Avvenuto pagamento con dette somme in favore di terzi - Operazioni compiute dal depositario del conto in forza di pregressi rapporti con il fallito - Ammissibilità - Limiti - Conseguenze - Fattispecie..
In tema di efficacia della dichiarazione di fallimento sulla capacità patrimoniale del debitore, se è vero che compete al curatore la legittimazione alla restituzione di tutte le somme affluite sul conto del fallito ed ivi pervenute dopo la predetta sentenza ai sensi dell'art.44 legge fall., tale circostanza non instaura di per sè una preclusione normativa a che altro soggetto (nella specie, le Poste Italiane) provveda da detto conto (mediante emissione e consegna di assegni) al pagamento di terzi, in ragione di pregressi rapporti giuridici con il fallito; occorre invero stabilire se vi sia stata corretta effettuazione di tale pagamento, al fine di accertare un eventuale credito restitutorio del fallimento, previa identificazione del soggetto "solvens" ovvero del beneficiario del pagamento stesso, quale legittimato all'azione della curatela, tenuto conto che l'art. 42, primo comma, legge fall. si limita a sancire la perdita della capacità del fallito di disporre dei suoi beni dalla data del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2011, n. 5230.


Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Eccezione della controparte o rilievo di ufficio - Ammissibilità - Esclusione - Conseguenze - Inefficacia di acquisto immobiliare per revocabilità dell'atto ex art. 67 legge fall. - Omessa instaurazione del rapporto processuale nei confronti del curatore del terzo subacquirente - Inopponibilità della pronuncia - Fondamento.
La perdita della capacità processuale del fallito, a seguito della dichiarazione di fallimento, non è assoluta, ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto - e per essa al curatore - è consentito eccepirla, con la conseguenza che, se il curatore rimane inerte e il fallito agisce per proprio conto, la controparte non è legittimata a proporre l'eccezione, nè il giudice può rilevare d'ufficio il difetto di capacità, e il processo continua validamente tra le parti originarie, tra le quali soltanto avrà efficacia la sentenza finale (salva la facoltà del curatore di profittare dell'eventuale risultato utile del giudizio in forza del sistema di cui agli artt. 42 e 44 legge fall.); pertanto, nel caso di pronuncia di revocatoria ex art. 67 legge fall. della vendita, effettuata da società poi fallita nei confronti di altra società, con rivendita del bene ad ulteriore società, a sua volta dichiarata fallita e rimasta contumace, come curatela, senza comunicazione in giudizio del fallimento nè interruzione ex art. 300 cod. proc. civ., la predetta sentenza deve intendersi resa nei confronti dei soggetti originariamente convenuti, non esplicando effetto nei confronti del curatore del fallimento della società subacquirente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2011, n. 5226.


Pagamenti di debiti del fallito - Inefficacia ex art. 44 legge fall. - Decorrenza - Dal depauperamento del patrimonio del fallito - Fondamento - Conseguenze - Pagamento di assegno bancario - Decorrenza - Data di addebito in conto.
In tema di fallimento, ai sensi dell'art. 44 legge fall. sono inefficaci i pagamenti di debiti del fallito, da questi eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento; a tal fine occorre aver riguardo non al momento in cui la somma pagata entra nella disponibilità del creditore, ma a quello in cui viene posto in essere dal debitore l'atto satisfattivo, che pregiudica l'integrità della garanzia patrimoniale ex art. 2740 cod. civ. ed altera la "par condicio creditorium"; pertanto, nel caso in cui il pagamento venga eseguito mediante assegno bancario occorre avere riguardo alla data di addebito del relativo importo sul conto corrente del debitore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2011, n. 4820.


Esecuzione forzata - Assegnazione di crediti - Trasferimento del credito al pignorante - Immediatezza - Sussistenza - Liberazione del debitore esecutato - Condizioni - Pagamento integrale del credito - Necessità - Natura.
In tema di espropriazione presso terzi, l'ordinanza di assegnazione al creditore del credito spettante verso il terzo al debitore esecutato, opera il trasferimento coattivo ed immediato del credito stesso al creditore pignorante, alla stregua di una "datio in solutum", oltre che la conclusione dell'espropriazione; peraltro l'assegnazione del credito, in quanto disposta in pagamento salvo esazione ai sensi dell'art. 553 cod. proc. civ., non opera anche l'immediata estinzione del credito per cui si è proceduto in via esecutiva, la quale è assoggettata alla condizione sospensiva del pagamento che il terzo assegnato esegua al creditore assegnatario, evento con il quale si realizza il duplice effetto estintivo del debito del "debitor debitoris" nei confronti del debitore esecutato e del debito di quest'ultimo verso il creditore assegnatario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2011, n. 7508.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione - In genere - Pagamenti ricevuti dal fallito - Inefficacia relativa ex art. 44, secondo comma, legge fall. - Configurabilità - Azione promossa dal curatore - Condizioni - Prescrizione del credito estinto con il pagamento - Rilevanza - Esclusione - Fondamento. .
L'azione promossa dal curatore, ai sensi dell'art. 44, secondo comma, legge fall., volta ad ottenere la dichiarazione d'inefficacia del pagamento effettuato in favore del fallito dopo la dichiarazione del fallimento, ha natura del tutto autonoma rispetto all'azione causale che ha determinato il predetto pagamento. Ne consegue che la prescrizione dell'azione fallimentare non può essere soggetta alla prescrizione del rapporto causale, non potendo decorrere in un momento antecedente all' adempimento inefficace. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21246.


Procedimento civile - Contumacia - Del convenuto - In genere - Stato passivo - Non ammissione di un credito - Ragioni - Difetto di prova scritta ex art. 2704 cod. civ. - Giudizio di opposizione - Contumacia del curatore - Rilievo probatorio - Modifica dell'onere della prova - Esclusione - Valutabilità in concorso con altri elementi - Ammissibilità - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Stato passivo - Non ammissione di un credito - Ragioni - Difetto di prova scritta ex art. 2704 cod. civ. - Giudizio di opposizione - Contumacia del curatore - Rilievo probatorio - Modifica dell'onere della prova - Esclusione - Valutabilità in concorso con altri elementi - Ammissibilità - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Verificazione - Opposizione - Conflitto fra creditori anteriori e posteriori alla dichiarazione di fallimento - Criterio regolatore - Anteriorità dei crediti al fallimento - Fondamento - Scrittura privata allegata a documentazione di un credito - Soggezione alle regole di cui all'art. 2704 cod. civ. - Necessità.

Prova civile - Documentale (prova) - Scrittura privata - Data - Certa - In genere - Formazione dello stato passivo fallimentare - Conflitto fra i creditori del fallito - Scrittura privata allegata a documentazione di un credito - Disciplina ex art. 2704 cod. civ. - Applicabilità.
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La contumacia del convenuto (nella specie, curatore fallimentare), non assume alcun significato probatorio in favore della domanda dell'attore, ma può concorrere, insieme ad altri elementi, a formare il convincimento del giudice, in quanto, di per sé sola considerata, essa non introduce deroghe al principio generale di cui all'art. 2697 cod. civ.; ne consegue che nel giudizio di opposizione allo stato passivo fallimentare, l'anteriorità del credito di cui si chieda l'ammissione al passivo, costituendo elemento costitutivo del diritto di partecipare al concorso e, quindi, alla distribuzione dell'attivo, va provata dal creditore istante, nè forma oggetto di eccezione in senso stretto riservata alla sola iniziativa di parte (curatore o creditori concorrenti). (massima ufficiale)

In sede di formazione dello stato passivo nel fallimento, il conflitto fra creditori anteriori, che concorrono, e creditori posteriori, che non partecipano, è regolato dal principio di cui all'art. 44 legge fall., derivandone la riserva dei beni del fallito a favore solo dei primi e la preclusione per i creditori posteriori della possibilità di affermare il proprio diritto al concorso; l'opponibilità ai creditori degli atti del fallito solo se compiuti prima della dichiarazione di fallimento, postula infatti che detti creditori, che sono terzi rispetto a tali atti, vantino una situazione di tutela in base ad un'altra norma, l'art. 52 legge fall., che va intesa come se dicesse che "apre il concorso dei creditori anteriori" sul patrimonio del fallito. Ne consegue che, in fase di verifica o di opposizione al medesimo stato passivo, la scrittura privata, allegata a documentazione di un credito, è soggetta, rispetto agli altri creditori, in qualità di terzi, alle regole dettate dall'art. 2704, primo comma, cod. civ., in tema di certezza e computabilità della data. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21251.


Concordato preventivo - Divieto per i creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Espropriazione presso terzi - Ordinanza di assegnazione del credito - Successivo pagamento da parte del terzo pignorato - Efficacia liberatoria per il "debitor debitoris" nei confronti dei creditori - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo, la norma di cui all'art. 168, primo comma, legge fall., che fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato del provvedimento di omologazione, se non sottrae il creditore preconcordatario accipiente all'obbligo di restituire alla massa quanto indebitamente percepito, non priva di efficacia liberatoria il medesimo pagamento per il "debitor debitoris" che adempia, nel corso del concordato preventivo e prima della dichiarazione di fallimento, all'ordinanza di assegnazione del credito disposta nella esecuzione individuale anteriormente iniziata contro il medesimo debitore. (Principio enunciato in una fattispecie nella quale la S.C., dopo aver precisato che l'art. 44 legge fall. non trova applicazione in tema di concordato preventivo, ha rigettato il ricorso avverso la sentenza che aveva respinto la domanda con cui il curatore del fallimento aveva chiesto la condanna del terzo pignorato al pagamento della somma corrisposta al creditore per effetto dell'ordinanza di assegnazione emessa dal giudice dell'esecuzione). (Massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2010, n. 24476.


Locazione - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Locazione finanziaria di attività industriali - Art. 83 del d.P.R. n. 218 del 1978 - Contributi pubblici in conto canoni - Accreditamento alla società locatrice dopo il fallimento della società conduttrice - Applicabilità degli artt. 42 e 44 legge fall. - Esclusione - Fondamento..
In tema di locazione finanziaria di attività industriali, disciplinata dall'art. 83 del d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218 nell'ambito degli interventi a favore delle imprese operanti nel Mezzogiorno d'Italia, qualora i contributi pubblici agevolativi in conto canoni siano stati accreditati (dal Ministero dell'industria, subentrato all'Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno) alla società locatrice dopo il fallimento dell'impresa conduttrice, non sono applicabili gli artt. 42 e 44 della legge fall., atteso che - sulla base della richiamata norma speciale - i suddetti contributi non sono mai entrati a far parte del patrimonio della impresa fallita, essendosi il contratto "sciolto" ai sensi del settimo comma dell'art. 83 cit. alla data del fallimento, né sono mai divenuti di proprietà della società locatrice, la quale, sulla base della convenzione con l'ente pubblico, agisce quale incaricata di pubblico servizio rispetto all'erogazione di denaro sottoposto a vincolo di destinazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2010, n. 9619.


Fallimento – Concordato preventivo – Esecuzione presso terzi – Assegnazione del credito al creditor creditoris anteriore alla domanda di c.p. – Riscossione del credito successiva alla domanda di c.p. – Legittimità..
E’ legittima la riscossione del credito presso terzi, a seguito di esecuzione forzata che si sia esaurita con il provvedimento di assegnazione del credito al creditor creditoris in data anteriore alla presentazione del ricorso per l’ammissione al concordato preventivo, anche se la riscossione in concreto avvenga dopo la presentazione del ricorso. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 09 Aprile 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - Beni non compresi - Trattamento di fine rapporto - Inclusione nell'attivo fallimentare - Configurabilità - Deroga - Somme necessarie al mantenimento del fallito e della sua famiglia ex art. 46 legge fall. - Determinazione con decreto del giudice delegato - Efficacia retroattiva - Sussistenza - Conseguenze rispetto ai pagamenti già eseguiti dal terzo debitore al fallito - Rilevanza dello stato soggettivo del "solvens" - Esclusione - Fondamento..
La natura assistenziale e previdenziale del trattamento di fine rapporto ne giustifica, in caso di fallimento dell'avente diritto, l'assoggettabilità allo speciale regime previsto dall'art. 46 della legge fall., che, in deroga alla generale regola della indisponibilità del patrimonio del fallito posta dall'art. art. 44 della legge fall., esclude dall'attivo fallimentare, nei limiti di quanto occorre per il mantenimento del fallito e della sua famiglia, le somme spettanti al fallito stesso a titolo di stipendio, pensione o salario, così come determinate con decreto del giudice delegato; l'efficacia retroattiva di tale decreto determina a sua volta l'inopponibilità, nei confronti dei creditori concorsuali, del pagamento nel frattempo disposto, in favore del fallito, dal terzo debitore, qualora il giudice delegato abbia disposto l'acquisizione per intero alla procedura fallimentare del citato emolumento, senza che il "solvens" possa invocare la rilevanza del proprio stato soggettivo, ai sensi dell'art. 1189 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 2009, n. 17751.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Atti successivi alla dichiarazione - In genere - Assegno circolare - Emissione successiva alla dichiarazione di fallimento - Inefficacia relativa - Configurabilità - Condizioni - Azione promossa dal curatore - Necessità - Conseguenze - Obbligazione di pagamento, da parte della banca emittente, in favore del prenditore - Sussistenza - Fondamento..
In caso di emissione di assegno circolare su richiesta di persona già dichiarata fallita, l'inefficacia di tale atto, al pari di quella degli atti che determinano la successiva circolazione del titolo di credito - se compiuti in pagamento di un credito o di un debito del fallito - può essere dichiarata, ai sensi dell'art. 44 legge fall., nei confronti di tutti i creditori, ma solo a seguito di azione promossa dal curatore fallimentare, trattandosi di inefficacia relativa; in difetto di detta azione del curatore, la banca non può sottrarsi al pagamento dell'assegno circolare, invocando l'inopponibilità alla procedura concorsuale dei trasferimenti per girata del titolo, poichè essa, quando emette un assegno circolare, adempie ad un'obbligazione di provvista nei confronti del richiedente e contestualmente assume, ex artt. 82 e 83 del r.d. n. 1736 del 1933, un'obbligazione cambiaria nei confronti di chiunque risulterà legittimo portatore del titolo, ma solo il primo atto è inefficace e sempre che ricorrano le citate condizioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2009, n. 17310.


Fallimento - Compensazione - Debito della banca conseguente a pagamento inefficace - Credito della banca nei confronti della massa - Compensazione - Disciplina.
In materia fallimentare, è ammissibile la compensazione legale fra il debito che la banca ha verso la curatela, conseguente ad un pagamento inefficace perché avvenuto dopo la dichiarazione di fallimento, ed il credito che la stessa vanta nei confronti della curatela , a fronte dell'accettazione da parte del curatore del pagamento di un credito del fallito, da questi ceduto alla banca in data anteriore al fallimento, pagamento ratificato ex art. 1188, secondo comma, cod. civ.; si tratta, infatti, in entrambi i casi di crediti e di debiti verso la massa, poiché la banca, attraverso detta ratifica, ha liberato l'originario debitore ed ha acquisito il corrispondente credito, appunto, nei confronti della massa fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 2008, n. 17954.


Autorizzazione al fallito alla prosecuzione di attività professionale - Pagamenti eseguiti dal fallito a terzi - Efficacia - Condizioni - Acquisizione all'attivo della procedura di un reddito - Necessità - Sussistenza - Accertamento - Onere della prova - A carico del percipente - Omissione - Conseguenze - Inefficacia dei pagamenti - Fattispecie.
Qualora il fallito, dopo l'apertura della procedura concorsuale, intraprenda una nuova attività economica autorizzata e si avvalga della collaborazione di un terzo, i pagamenti in favore di quest'ultimo eseguiti dal fallito ricadono nel regime generale di inefficacia dell'art. 44 della legge fall. se non viene dimostrato, da parte di chi ne invoca l'immunità dalle iniziative recuperatorie della curatela, la natura di costi inerenti alle operazioni che, ai sensi della diversa disposizione di cui all'art. 42 secondo comma del citato decreto,sono destinate ad incrementare l'attivo concorsuale con beni sopravvenuti al fallito. (La S.C. ha affermato il principio per cui la curatela ha facoltà di ottenere la restituzione degli esborsi del fallito ad un terzo, in difetto di una qualsiasi prova di effettiva acquisizione all'attivo fallimentare di un reddito proveniente dall'attività autorizzata, di cui quei pagamenti costituissero passività). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Gennaio 2008, n. 1600.


Fallito - Pagamenti effettuati direttamente al fallito per sopperire alle sue esigenze vitali e a quelle della sua famiglia - Inefficacia - Limiti.
Il pagamento degli stipendi, pensioni, salari ed altri emolumenti di cui all'art. 46, primo comma, n. 2, legge fallimentare, effettuato dal debitore direttamente al fallito prima dell'emanazione del decreto con cui il giudice delegato, ai sensi del secondo comma dello stesso articolo, fissa i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della sua famiglia, è inefficace, ai sensi dell'art. 44, secondo comma, legge cit., soltanto per gli importi eccedenti detti limiti, come determinati dal giudice delegato con riferimento al periodo anteriore al suo decreto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione della Corte territoriale che aveva ritenuto l'inefficacia totale dei pagamenti eseguiti dall'Enasarco, nel periodo anteriore all'emissione del decreto del giudice delegato, sul solo rilievo di tale anteriorità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2007, n. 20325.


Lavori pubblici realizzati prima della dichiarazione di fallimento - Pagamento successivo alla predetta dichiarazione - Azione di inefficacia - Competenza funzionale del tribunale fallimentare - Sussistenza.
In tema di dichiarazione di inefficacia di pagamenti, effettuati dopo la dichiarazione di fallimento e per lavori pubblici effettuati dall'impresa fallita in epoca anteriore  , sussiste la competenza funzionale a conoscere dell'azione in capo al tribunale fallimentare, ai sensi dell'art. 24 legge fall., in forza della quale il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere tutte le azioni che ne derivano qualunque ne sia il valore, eccezion fatta per le azioni reali immobiliari, a prescindere dalla circostanza che i rapporti oggetto della predetta competenza siano preesistenti o successivi alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Associazione temporanea di imprese - Appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita mandataria - Fallimento della stessa - Scioglimento del contratto rispetto alla mandataria - Sussistenza - Conseguenze - Riscossione dei corrispettivi per lavori successivi - Legittimazione della curatela - Esclusione.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società costituita capogruppo   come mandataria dell'altra, ai sensi del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406 (fatto salvo dall'art.81 legge fall.), il contratto si intende risolto, senza che rilevi una diversa volontà della stazione appaltante, che potrebbe solo proseguire il rapporto con altra impresa di gradimento ed in alternativa al recesso; l'irrevocabilità del mandato, prevista all'art.23 del predetto d.lgs.406 del 1991, è inoltre stabilita non nell'interesse del mandatario bensì della stazione appaltante pubblica ed è regola che, ex art.1723, secondo comma, cod. civ., si applica al mandato "in rem propriam" ma solo al caso del fallimento del mandante. (Nella fattispecie la S.C., confermando la decisione della corte d'appello, ha negato, in forza del predetto principio e scioltosi comunque anche il rapporto di mandato ex art.78 legge fall., la legittimazione della curatela della società mandataria ad esigere alcun credito per i lavori eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Pagamento del terzo "assegnato" eseguito dopo la dichiarazione di fallimento - Assoggettabilità a revocatoria fallimentare - Necessità - Esclusione - Inefficacia del pagamento ex art. 44 legge fall. - Configurabilità.
Il debitore, dopo la dichiarazione di fallimento, perde ai sensi dell'art. 44 legge fall., il diritto di disporre del proprio patrimonio e non può effettuare alcun pagamento (anche non volontario), per cui non vanno attuate le ordinanze di assegnazione del giudice dell'esecuzione pur emesse prima, restando irrilevante che all'epoca della loro pronuncia il creditore conoscesse o meno lo stato di insolvenza dell'esecutato.(Il principio è stato affermato dalla S.C. in tema di conseguenze dell'assegnazione di un credito - nella specie vantato verso l'Ufficio I.V.A. - ottemperata dal terzo "assegnato" posteriormente al fallimento, ciò realizzando un pagamento viziato da inefficacia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Settembre 2007, n. 18714.


Cessione "pro solvendo" o "datio in solutum" condizionata al pagamento del debito assegnato - Conseguenze - Fallimento del debitore pignorato - Azione revocatoria ex art. 67 legge fall. o dichiarazione d'inefficacia ex art. 44 legge fall. - Oggetto - Assegnazione - Esclusione - Pagamento - Sussistenza.
Poiché nel procedimento di espropriazione presso il terzo debitore l'effetto dell'ordinanza di assegnazione si configura come una cessione "pro solvendo" o una "datio in solutum" condizionata al pagamento della somma dovuta in favore del creditore procedente , l'effetto satisfattivo del diritto del creditore non coincide con il predetto provvedimento, che chiude il procedimento esecutivo e determina il trasferimento del credito pignorato, ma è rimesso alla successiva riscossione dell'importo assegnato. È a quest'ultimo momento, pertanto, che occorre fare riferimento, in caso di fallimento del debitore assoggettato ad esecuzione, ai fini della verifica in ordine della dichiarazione d'inefficacia dell'atto ai sensi dell'art. 44 della legge fall., ovvero alla sua revocabilità ai sensi dell'art. 67 della stessa legge, senza che assuma alcun rilievo la circostanza che l'assegnazione abbia avuto luogo in epoca anteriore ai termini previsti da dette disposizioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 2006, n. 1544.


Pagamenti coattivi di debiti del fallito nell'ambito di procedure di espropriazione presso terzi - Pagamento del terzo "assegnato" eseguito dopo la dichiarazione di fallimento - Inefficacia ex art. 44 legge fall. - Configurabilità - Anteriorità al fallimento dell'ordinanza di assegnazione - Irrilevanza - Ragione.
In tema di pagamenti coattivi di debiti del fallito nell'ambito di procedure di espropriazione presso terzi, come è revocabile, ai sensi dell'art. 67, secondo comma, legge fall., il pagamento - e non già l'ordinanza di assegnazione emessa dal giudice dell'esecuzione - eseguito dal terzo debitore "assegnato" in favore del creditore "assegnatario" nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, così pure è inefficace, ai sensi dell'art. 44 legge fall., il medesimo pagamento ove sia intervenuto successivamente a tale dichiarazione, ancorché in base a provvedimento di assegnazione di data anteriore. Né vale opporre che, ai fini sia della revoca che dell'inefficacia, sarebbe determinante non già il soddisfacimento del creditore, ma il depauperamento del debitore, che si realizza con l'assegnazione coattiva del credito: giacché, al contrario, oggetto tanto dell'una che dell'altra è il pagamento - cui si connette la violazione della "par condicio creditorum" - il quale si perfeziona solo con l'adempimento da parte del "debitor debitoris", come risulta dall'inequivoco disposto degli artt. 553, comma primo, cod. proc. civ. e 2928 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2006, n. 463.


Somme spettanti o liquidate al fallito a titolo di risarcimento del danno biologico o del danno morale - Natura strettamente personale del relativo diritto - Configurabilità - Attribuzione di dette somme al fallimento - Ammissibilità - Esclusione - Morte del fallito nel corso della procedura e prima dell'instaurazione del giudizio per l'acquisizione delle somme alla massa - Irrilevanza.
Le somme spettanti o liquidate a persona fisica, successivamente fallita, a risarcimento del danno biologico o del danno morale , attesa la natura strettamente personale, sin dall'origine, del relativo diritto, rientrano nella previsione dell'art. 46, primo comma, legge fall., e non possono essere quindi attribuite al fallimento: e ciò anche nel caso di morte del fallito nel corso della procedura concorsuale ed in data anteriore a quella di introduzione del giudizio volto all'acquisizione delle somme alla massa fallimentare, trattandosi di vicende che non mutano la natura personale dell'attribuzione patrimoniale di che trattasi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Gennaio 2006, n. 392.


Pagamento al creditore procedente per effetto di provvedimento di assegnazione in sede esecutiva - Inefficacia ex art. 44 legge fall.
A seguito del provvedimento del giudice dell'esecuzione, con il quale viene disposta l'assegnazione di una somma di denaro al creditore procedente, la proprietà di detta somma rimane al debitore fino a quando non avvenga in concreto il passaggio nella sfera patrimoniale del creditore. Pertanto, qualora il debitore venga dichiarato fallito prima che sia avvenuto il materiale pagamento della somma assegnata, rimane precluso al creditore pretenderne la consegna e soddisfare così il proprio credito al di fuori della procedura fallimentare, mentre un eventuale pagamento intervenuto successivamente alla declaratoria di fallimento sarebbe inefficace, ai sensi dell'art. 44 legge fall., nei confronti del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Aprile 2005, n. 7093.


Pagamento del terzo "assegnato" eseguito dopo la dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperimento - Necessità - Esclusione - Inefficacia del pagamento ex art.44 legge fall. - Configurabilità.
Il provvedimento del giudice dell'esecuzione, con il quale venga disposta l'assegnazione di una somma di denaro al creditore procedente, implica che la proprietà di detta somma sia attribuita al debitore fino a quando non se ne realizzi, in concreto, il passaggio nella sfera patrimoniale del creditore (cd. "traditio in manum"), con la conseguenza che l'eventuale sentenza di fallimento pronunciata prima del materiale pagamento della somma assegnata preclude al creditore la facoltà di pretenderne la consegna onde soddisfare il proprio credito al di fuori della procedura fallimentare, e con la conseguenza, ancora, che l'atto materiale di consegna "de quo" è viziato da inefficacia ex art.44 della legge fallimentare, senza che sia, all'uopo, necessario l'esperimento dell'azione revocatoria (funzionale all'impugnazione di atti realizzatisi durante il periodo sospetto, e non anche dopo la dichiarazione di fallimento, come il pagamento del terzo debitore del fallito, assegnato coattivamente ex art.553 cod. proc. civ. al creditore che abbia promosso l'azione esecutiva presso il terzo, cessando, in tal caso, il debitore "assegnato" di essere soggetto agli effetti dell'ordinanza di assegnazione, sempre che, al momento del fallimento, non abbia ancora estinto con il pagamento al creditore il debito del fallito). L'inefficacia dei pagamenti ex art.44 legge fall. che colpisce gli atti posti in essere dal fallito dopo la sentenza dichiarativa, trovando la sua "ratio" nella perdita, coeva al fallimento, del diritto di disporre da parte del debitore del fallimento, piuttosto che nel pregiudizio sofferto dai creditori, si distingue da quella conseguente al vittorioso esperimento dell'azione revocatoria, sicchè la relativa azione non è soggetta a prescrizione, attesane la funzionalità ad una declaratoria di nullità di pieno diritto nei confronti del fallimento e dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Marzo 2005, n. 6737.


Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Eccezione della controparte o rilievo di ufficio - Ammissibilità - Esclusione - Conseguenze - Decreto ingiuntivo in favore del fallito notificato dopo il fallimento - Valida instaurazione del rapporto processuale - Sussistenza.
La perdita della capacità processuale del fallito, a seguito della dichiarazione di fallimento, non è assoluta, ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto - e per essa al curatore - è consentito eccepirla, con la conseguenza che, se il curatore rimane inerte e il fallito agisce per proprio conto, la controparte non è legittimata a proporre l'eccezione, ne' il giudice può rilevare d'ufficio il difetto di capacità, e il processo continua validamente tra le parti originarie, tra le quali soltanto avrà efficacia la sentenza finale (salva la facoltà del curatore di profittare dell'eventuale risultato utile del giudizio in forza del sistema di cui agli artt. 42 e 44 legge fall.). Pertanto, nel caso di decreto ingiuntivo emesso prima della dichiarazione di fallimento del richiedente e notificato, dal difensore di quest'ultimo, al debitore dopo la dichiarazione di fallimento, il relativo rapporto processuale è validamente instaurato con la predetta notifica e prosegue tra le parti originarie, anche in sede di opposizione, sino a quando il difensore dichiari in giudizio l'evento interruttivo o il curatore si costituisca. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2003, n. 2965.


Somme affluite su conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento - Diritto del curatore all'immediata acquisizione alla massa - Sussistenza - Rimesse sul conto costituenti provento della prosecuzione dell'attività d'impresa dopo il fallimento - Prova da parte della banca - Ammissibilità - Conseguenze.
In tema di fallimento, deve riconoscersi al curatore la legittimazione ad appropriarsi immediatamente di tutte le somme affluite su di un conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento e delle quali non risulti provato il titolo di acquisizione (somme da ritenersi "beni sopravvenuti al fallito in corso di fallimento", ex art. 42, secondo comma, legge fall.), mentre la banca convenuta per la restituzione delle somme stesse può opporre, in via di eccezione (restando, per l'effetto, onerata della relativa prova), che le rimesse sul conto abbiano costituito provento della gestione di un'attività d'impresa esercitata dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, sicché (trattandosi di beni pervenuti a quest'ultimo durante il corso della procedura fallimentare) dall'importo dei versamenti debbono essere detratti i pagamenti eseguiti a terzi mediante assegni bancari tratti sul conto "de quo", quali passività sostenute dal fallito per la produzione del reddito affluito sul conto stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2002, n. 8274.


Credito liquido ed esigibile sorto in epoca antecedente all'ammissione dell'imprenditore alla procedura di amministrazione controllata - Compensabilità con somme riscosse nel corso della procedura stessa in virtù di precedente cessione di credito a scopo di garanzia - Esclusione.
Il debito liquido ed esigibile dell'imprenditore, preesistente all'ammissione dell'imprenditore stesso alla procedura di amministrazione controllata, non può essere compensato con i crediti per somme riscosse dal creditore nel corso di tale procedura in virtù di cessione di credito a scopo di garanzia intervenuta prima dell'ammissione del debitore alla procedura di amministrazione controllata, atteso che il debito restitutorio delle somme riscosse dal cessionario non può ritenersi sorto nel momento stesso in cui fu stipulata la cessione del credito, ma soltanto in quello successivo della effettiva riscossione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2001, n. 280.


Inefficacia ex art. 44 della legge fallimentare dei pagamenti effettuati dopo il fallimento - Portata - Fondamento - Conseguenze - Versamenti all'esattore delle imposte, degli acconti IRPEF trattenuti sulle retribuzioni corrisposte ai dipendenti prima del fallimento - Assoggettamento alla disciplina dell'inefficacia - Esclusione.
L'art. 44, primo comma della legge fallimentare, nel prevedere l'inefficacia, rispetto ai creditori, dei pagamenti eseguiti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, configura logico corollario della perdita della disponibilità dei beni acquisiti al fallimento stesso (art. 42) e mira a preservare l'integrità dell'attivo, assicurando la "par condicio creditorum". La norma in questione, alla luce della valenza letterale dell'espressione "pagamenti eseguiti dal fallito", nonché del presupposto sul quale essa norma si basa e della finalità da essa perseguita, è riferibile agli atti estintivi di obbligazioni del solvens, compiuti con prelievo dal suo patrimonio e con connesso trattamento preferenziale dello accipiens. Da ciò consegue che essa non si riveli applicabile rispetto alle somme che il datore di lavoro devolva all'esattore delle imposte ai sensi dell'art. 3 del d.P.R. n. 602 del 1973, in relazione all'art. 23 del d.P.R. n. 600/73, dopo averle trattenute a titolo di acconto IRPEF sulla retribuzione corrisposta ai dipendenti prima del fallimento. Esse somme, infatti, fanno parte del compenso lavorativo, sono ritenute dal datore di lavoro nella sua veste di "sostituto d'acconto", e vengono versate in nome e per conto dei lavoratori "sostituiti" i quali restano i soggetti passivi dell'obbligazione tributaria e dovranno definire la loro posizione al termine del corrispondente periodo d'imposta computando, appunto, le anticipazioni effettuate attraverso il "sostituto". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 Aprile 2000, n. 4957.


Ipoteca iscritta nel corso della procedura di amministrazione controllata - Successivo fallimento - Efficacia dell'iscrizione nei confronti della massa - Esclusione - Onere di annotazione ex art. 2655 cod. civ. - Sussistenza.
Nell'ipotesi in cui nel corso della procedura di amministrazione controllata venga iscritta ipoteca giudiziale su bene immobile del debitore, il successivo fallimento produce l'inefficacia di detta iscrizione nei confronti della massa; inefficacia che opera "ipso jure" e può essere sempre fatta valere in via d'eccezione. Pertanto, nel caso in cui sorga controversia sugli effetti dell'iscrizione ed intervenga l'accertamento giudiziario della sua inefficacia, resta a carico del beneficiario l'onere dell'annotazione di cui all'art. 2655 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Settembre 1996, n. 8130.


Fallimento - Pendenza - Versamenti su un conto corrente del fallito - Titolo di acquisizione - Prova - Mancanza - Conseguenze.
Il versamento su un conto corrente del fallito, in pendenza del fallimento, di somme delle quali non sia provato il titolo di acquisizione, importa che dette somme costituiscono bene sopravvenuto al fallito nel corso del fallimento e, pertanto, si considerano automaticamente acquisite alla massa, ai sensi dell'art. 42, secondo comma, legge fallimentare. La Banca, pertanto, è tenuta a restituirle al fallimento che ne faccia richiesta, senza poter dedurre l'ammontare dei pagamenti che essa su ordine del fallito ha eseguito a favore di terzi (ove non provi che i pagamenti effettuati dal fallito a mezzo assegni tratti sul conto corrente costituissero costi sostenuti per realizzare il reddito confluito sul conto) e senza poter invocare esonero da responsabilità per il fatto di aver osservato gli obblighi previsti dall'art. 124 R.D. 21 dicembre 1934 n. 1736 (introdotto dall'art. 141 della legge 24 novembre 1981 n. 689 e modificato dall'art. 6 della legge 15 dicembre 1990 n. 386) nella consegna al cliente dei moduli di assegno bancario, atteso che la finalità di queste ultime disposizioni è solo quella di rafforzare l'attuazione del divieto di emissione di assegni da parte di soggetti per i quali è stabilito il divieto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Settembre 1995, n. 10056.


Pagamento ad una banca da parte del trattario di una cambiale tratta non accettata e girata dal traente per lo sconto alla banca - Azione causale della curatela del fallimento dichiarato anteriormente a detto pagamento - Opposizione da parte del trattario della propria buona fede per l'ignoranza della dichiarazione di fallimento - Inammissibilità.
Nel caso di cambiale tratta non accettata, girata dal traente per lo sconto ad una banca ed a questa pagata dal trattario dopo la dichiarazione di fallimento del traente, la curatela puo esercitare l'azione causale per il recupero del credito nei confronti del trattario "solvens", senza che questi possa conseguire effetti liberatori, nei confronti della massa, ai sensi dell'art. 1189 cod. civ., opponendo la propria buona fede nell'esecuzione del pagamento per l'ignoranza della dichiarazione di fallimento, atteso che gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, consistenti nella indisponibilità del patrimonio del fallito, si producono, secondo la disciplina della legge fallimentare, automaticamente "erga omnes", indipendentemente dalla conoscenza effettiva che si abbia della dichiarazione medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 1994.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - In genere - Girata per lo sconto di una tratta non accettata - Fallimento del traente successivo allo sconto ed anteriore all'accettazione od al pagamento - Debito del traente nei confronti del trattario - Acquisizione alla massa.
La girata per lo sconto di una tratta non accettata esprime una delegazione passiva, e precisamente una "delegatio promittendi" del credito cambiario, con la conseguenza che il fallimento del traente, successivo allo sconto ed anteriore all'accettazione od al pagamento da parte del trattario, impedisce il perfezionamento della delegazione e lascia acquisito alla massa il debito del traente nei confronti del trattario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 1994.


Concordato preventivo - Mancata omologazione - Conseguente dichiarazione di fallimento - Sentenza dichiarativa - Impugnazione - Proposizione da parte del legale rappresentante della società fallita - Spese ed onorari del difensore nominato all'atto della impugnazione - Debito della massa - Esclusione - Conseguenze.
L'impugnazione contro la sentenza dichiarativa di fallimento conseguente alla mancata omologazione del concordato preventivo, proposta dal legale rappresentante della società dichiarata fallita, con il ministero di un difensore nominato all'atto dell'impugnazione, si colloca al di fuori dell'ambito della procedura fallimentare, in quanto non autorizzata dal giudice delegato, con la conseguenza che il debito contratto dalla società fallita, per spese ed onorari, verso il predetto difensore non è riferibile, ne' opponibile alla "massa" ed il relativo credito del difensore non può essere soddisfatto in prededuzione, ne' pagato in via privilegiata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 1994, n. 5821.


Nuova attività di impresa esercitata dal fallito dopo la data di apertura della procedura concorsuale - Operazioni finanziarie ad essa inerenti - Apertura di un conto corrente bancario - Versamenti eseguiti sul conto - Acquisizione da parte del curatore delle somme versate - Limiti.
Qualora il fallito, dopo la data dell'apertura della procedura concorsuale, intraprenda una nuova attività d'impresa, e si avvalga, per le operazioni finanziarie ad essa inerenti, di un conto corrente bancario, i relativi atti non ricadono nella sanzione di inefficacia dell'art. 44 del r.d. 16 marzo 1942 n. 267, la quale riguarda le diverse ipotesi in cui il fallito disponga di beni esistenti a quella data (e quindi a lui già sottratti), ma restano soggetti alle disposizioni dell'art. 42 secondo comma del citato decreto, in tema di sopravvenienze di ulteriori beni per titolo successivo al fallimento (cioè non dipendenti dalla gestione del patrimonio fallimentare o da rapporti giuridici preesistenti). Ne consegue che la curatela, in applicazione di tale ultima norma, ha facoltà di appropriarsi dei risultati positivi dell'indicata attività, al netto delle spese incontrate per la loro realizzazione, e, pertanto, può reclamare dalla banca il versamento soltanto del saldo attivo del predetto conto corrente, corrispondente all'utile dell'impresa, non anche la restituzione delle somme dal conto stesso uscite per pagamenti effettuati nell'esercizio dell'impresa medesima. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 10 Dicembre 1993, n. 12159.


Titoli di credito - Cambiale (o pagherò) - Tratta. Mancata accettazione - Sconto - Girata del traente ad una banca - Pagamento dopo la dichiarazione di fallimento del traente - Curatela - Esercizio dell'azione causale nei confronti del trattario - Ammissibilità - Pagamento in buona fede del trattario - Irrilevanza.
Nel caso di cambiale tratta non accettata, girata dal traente per lo sconto ad una banca ed a questa pagata dal trattario dopo la dichiarazione di fallimento del traente, la curatela può esercitare l'azione causale per il recupero del credito nei confronti del trattario solvens, senza che questi possa conseguire effetti liberatori, nei confronti della massa, ai sensi dell'art. 1189 cod. civ., opponendo la propria buona fede nell'esecuzione del pagamento per l'ignoranza della dichiarazione di fallimento atteso che gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, che comportano l'indisponibilità del patrimonio del fallito, si producano automaticamente, erga omnes, indipendentemente dalla conoscenza effettiva che si abbia della dichiarazione medesima. V. 6777/88, mass. n. 461034, sulla seconda parte; V. 4434/81, mass. n. 415138, sulla seconda parte; V. 3782/79, mass. n. 400226, sulla seconda parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 1991, n. 334.


Fallimento - Accertamento del passivo - Scrittura privata - Certezza e computabilità della data - Prova del credito sia in azione causale che in azione cambiaria
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In Sede di formazione dello stato passivo, nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, il conflitto fra creditori anteriori, che concorrono, e creditori posteriori, che non partecipano, comporta, in fase di verifica o di opposizione al medesimo stato passivo, che la scrittura privata, allegata a documentazione di un credito, è soggetta, rispetto agli altri creditori, in qualità di terzi, alle regole dettate dall'art. 2704 primo comma cod. civ. in tema di certezza e computabilità della data; regole che possono essere fatte valere dal curatore o dal Commissario, nell'interesse della massa. Tale principio si applica anche alle cambiali, sia quando sono prodotte come prova di una promessa di pagamento a persona determinata, con l'Azione causale promossa contro qualunque obbligato cambiario, stante il carattere recettizio di tale promessa (e la conseguente non invocabilità del secondo comma del citato art. 2704 cod. civ.), sia quando venga esercitata l'Azione cambiaria, contro l'obbligato principale od il traente, alla stregua del carattere costitutivo della scrittura contenente l'obbligazione cambiaria nei confronti di colui al quale od all'ordine del quale deve farsi il pagamento. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Agosto 1990, n. 8879.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - In genere - Decorrenza dalla data di deposito della sentenza dichiarativa di fallimento - Questione di legittimità costituzionale - Manifesta infondatezza.
La data della dichiarazione di fallimento , quale dies a quo, ai sensi degli artt. 42 e 44 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, del verificarsi dello spossessamento del fallito e dell'inefficacia degli Atti da lui compiuti, ovvero dei pagamenti da lui effettuati o ricevuti (nella specie, ordini su rapporti di conto corrente bancario, e correlativi Atti esecutivi degli ordini stessi da parte della banca) si identifica nel giorno in cui la sentenza dichiarativa di fallimento è depositata in cancelleria, mentre restano irrilevanti, al fine indicato, gli ulteriori adempimenti pubblicitari prescritti dall'art. 17 del citato decreto, così come ogni indagine sulla concreta conoscenza del fallimento da parte dei destinatari di quegli Atti, ovvero sull'idoneità o meno di questi ultimi ad arrecare pregiudizio alla massa. Questa interpretazione delle norme menzionate non le pone in contrasto con gli artt. 3, 23, 24 e 41 cost., in relazione al sacrificio che ne risulterebbe imposto al terzo che senza colpa abbia ignorato il fallimento, come conseguenza della sanzione di inefficacia dei suddetti Atti per il solo fatto di essere stati compiuti dopo quella data, giacché si verte in tema di scelte del legislatore, giustificate da obiettive esigenze pubblicistiche proprie della procedura fallimentare, le quali non incidono sulla tutela processuale dei diritti dei terzi ne' si traducono in un'imposizione di prestazioni a loro carico, ma operano sul piano degli effetti sostanziali di determinati Atti, relativamente ai rapporti con i creditori del fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Dicembre 1988, n. 6777.


Conto corrente bancario - Dichiarazione di fallimento del correntista - Risoluzione del contratto - Pagamenti effettuati dalla banca - Inefficacia.
Con riguardo a contratto di conto corrente bancario la dichiarazione di fallimento del correntista comporta la risoluzione del contratto a norma dell'art. 78 legge fallimentare, con la conseguente Estinzione degli obblighi della banca per l'esecuzione del mandato inerente al conto corrente, nonché l'acquisizione alla massa del fallimento dei relativi accreditamenti, restando salva a norma dell'art. 42, secondo comma, legge fallimentare la detrazione delle sole spese per la tenuta e conservazione del conto corrente ma non dei pagamenti eseguiti dalla banca per conto del correntista successivamente al suo fallimento ed al conseguente venir meno della sua disponibilità delle somme depositate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 1988, n. 407.


Pagamento eseguito dal trattario alla banca nel corso di tale procedura e prima della dichiarazione di fallimento del traente - Conseguenze - Inopponibilità ai creditori ammessi al passivo del fallimento del traente dichiarato ex art. 192 legge fall. - Azione del curatore fallimentare per il recupero delle somme versate dal trattario - Nei confronti della banca scontatrice - Esperibilità - Nei confronti del trattario - Esclusione.
Con riguardo ad una cambiale tratta non accettata e senza cessione di provvista, che sia stata girata dal traente per lo sconto ad una banca, il pagamento eseguito dal trattario alla banca implica contemporaneamente adempimento del debito del trattario nei confronti del traente, per il tramite della banca, nonché adempimento del debito del traente verso la banca, derivante dallo sconto, per il tramite del trattario. Ciò comporta, per il caso in cui il traente abbia effettuato la girata per lo sconto prima di essere ammesso alla procedura di amministrazione controllata, ed il trattario abbia pagato alla banca in costanza di detta procedura e prima della dichiarazione di fallimento del traente, che resta efficace il primo adempimento, stante la legittimazione dell'imprenditore in amministrazione controllata a ricevere pagamenti di crediti, direttamente od indirettamente, mentre è inefficace il secondo, in virtù del principio che l'imprenditore in amministrazione controllata non è abilitato ad estinguere debiti preesistenti e venuti a scadenza nel periodo della procedura, con la conseguenza che i pagamenti effettuati in tali condizioni non sono opponibili alla massa dei creditori ammessi al passivo del fallimento (successivamente dichiarato a norma dell'art. 192 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267). Da tanto deriva che il curatore del fallimento del traente ha Azione, per il recupero delle somme versate dal trattario, nei confronti della banca scontatrice e non nei confronti del trattario stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 1983, n. 4053.