TITOLO VI - Disposizioni penali
Capo II - Dei reati commessi da persone diverse dal fallito

Art. 232

Domande di ammissione di crediti simulati o distrazioni senza concorso col fallito
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. È punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 51 a euro 516, chiunque fuori dei casi di concorso in bancarotta anche per interposta persona presenta domanda di ammissione al passivo del fallimento per un credito fraudolentemente simulato.

II. Se la domanda è ritirata prima della verificazione dello stato passivo, la pena è ridotta alla metà.

III. È punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque:

1) dopo la dichiarazione di fallimento, fuori dei casi di concorso in bancarotta o di favoreggiamento, sottrae, distrae, ricetta ovvero in pubbliche o private dichiarazioni dissimula beni del fallito;

2) essendo consapevole dello stato di dissesto dell'imprenditore distrae o ricetta merci o altri beni dello stesso o li acquista a prezzo notevolmente inferiore al valore corrente, se il fallimento si verifica.

IV. La pena, nei casi previsti ai nn. 1 e 2, è aumentata se l'acquirente è un imprenditore che esercita un'attività commerciale.


GIURISPRUDENZA

Società - Amministratore di fatto - Funzioni direttive - Valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità.
La prova della posizione di amministratore di fatto si traduce nell'accertamento di elementi sintomatici dell'inserimento organico del soggetto, con funzioni direttive, in qualsiasi fase della sequenza organizzativa, produttiva o commerciale dell'attività della società, accertamento che costituisce oggetto di una valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità, ove sostenuta da congrua e logica motivazione.

(Nel caso di specie, sono emersi da un lato, il diretto interesse dell’imputato nella conduzione della società fallita, dall'altro il concreto esercizio da parte sua di un ruolo di gestione effettiva, concretizzatosi nell'assunzione di lavoratori nell'interesse della suddetta società, che venivano da lui retribuiti, nonostante l'amministratore di diritto fosse altra persona.) (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 23 Giugno 2016.


Reati fallimentari - Amministratore di fatto - Doveri dell'amministratore di diritto - Penale responsabilità - Sussistenza.
In tema di reati fallimentari, il soggetto che, ai sensi della disciplina dettata dall'art. 2639, c.c., assume la qualifica di amministratore "di fatto" della società fallita è da ritenere gravato dell'intera gamma dei doveri cui è soggetto l'amministratore "di diritto", per cui, ove concorrano le altre condizioni di ordine oggettivo e soggettivo, egli assume la penale responsabilità per tutti i comportamenti penalmente rilevanti a lui addebitabili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 Giugno 2016.


Bancarotta fraudolenta - Elemento soggettivo - Consapevole volontà dei singoli atti di distrazione e della idoneità dei medesimi a cagionare danno ai creditori.
L'elemento soggettivo del reato di bancarotta fraudolenta anche per l'amministratore "di fatto" consiste nella consapevole volontà dei singoli atti di distrazione e della idoneità dei medesimi a cagionare danno ai creditori, in quanto privi di sinallagma rispondente al fine istituzionale dell'impresa, in considerazione, ad esempio, della natura fittizia dell'operazione, che incide negativamente sul patrimonio della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 Giugno 2016.


Bancarotta fraudolenta documentale generica - Elemento soggettivo - Dolo generico, nella forma del dolo intenzionale.
Nella bancarotta fraudolenta documentale generica, l’elemento soggettivo consiste nel dolo generico, nella forma del dolo intenzionale, costituito dalla coscienza e volontà dell'irregolare o incompleta tenuta delle scritture contabili e dalla consapevolezza che questa rende o potrà rendere impossibile ovvero difficile, la ricostruzione delle vicende del patrimonio del fallito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 Giugno 2016.


Bancarotta fraudolenta e ricettazione prefallimentare - Distinzione -  Mancanza di accordo con l'imprenditore dichiarato fallito.
Il delitto di ricettazione prefallimentare (art. 232, comma 3, n. 2 legge fall.), si configura solo in mancanza di un accordo con l'imprenditore dichiarato fallito; pertanto, il fatto del terzo non fallito che distragga beni prima del fallimento, in accordo con l'imprenditore, è punibile a titolo di concorso in bancarotta fraudolenta patrimoniale ex art. 216, comma 1 e art. 223, comma 1, legge fall. e non a norma del citato art. 232. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 Giugno 2016.


Giudizio civile e penale (rapporto) - Cosa giudicata penale - Fatti materiali - Efficacia nel giudizio civile - Limiti - Elemento soggettivo - Libera valutazione da parte del giudice civile - Assoluzione per difetto di dolo, del rappresentante di una società creditrice dal reato di sottrazione di beni all'attivo fallimentare - Esperibilità dell'azione revocatoria.

Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - In genere.
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L'art 28 cod proc pen, nel sancire che, fuori dei casi preveduti dall'articolo precedente, il giudicato penale fa stato nel giudizio civile o amministrativo quando in questo si controverte intorno ad un diritto l cui riconoscimento dipende dall'accertamento dei fatti materiali che formano oggetto del giudizio penale, ha bensi lo scopo di garantire l'uniformita della ricostruzione dei fatti, per attuare il principio dell'unita della funzione giurisdizionale, ma lascia sempre libero il giudice civile o amministrativo di configurare e vagliare gli stessi sotto diversi profili giuridici. Nel giudizio civile (o amministrativo) cioe, l'autorita del giudicato penale e limitata agli elementi intesi nella loro realta fenomenica, nella loro oggettivita naturalistica, spogli dell'elemento subiettivo e di ogni qualificazione giuridica, sicche e sempre consentito al giudice civile (o amministrativo) di valutarli liberamente per quegli effetti che possono derivarne alla stregua delle leggi civili. Pertanto, se l'accertamento di fatto deve intendersi spoglio dell'elemento subiettivo o intenzionale, l'assoluzione del rappresentante della societa creditrice dal reato di sottrazione di beni dal compendio del fallimento (art 232 legge fallimentare), sia pure per ritenuta ignoranza dello stato di dissesto dell'imprenditore di poi fallito, cui i beni siano stati sottratti, non preclude l'Esercizio dell'Azione revocatoria, a norma dell'art 67 della legge citata, da parte degli organi fallimentari, nei confronti della societa creditrice, poiche nell'Azione revocatoria si controverte su di un diritto che dipende dall'accertamento non gia di un fatto materiale ma di un fatto psicologico, vale a dire della consapevolezza dello stato d'insolvenza dell'imprenditore successivamente fallito, (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 1962, n. 1805.