TITOLO IV - Dell'amministrazione controllata (1)

Art. 191

Poteri di gestione del commissario giudiziale (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE



(abrogato)




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(1) Articolo abrogato, con effetto dal 16 luglio 2006, unitamente all'intero titolo quarto, dal D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il quale ha altresì soppresso tutti i riferimenti alla amministrazione controllata contenuti nel regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

GIURISPRUDENZA

Amministrazione controllata - Organi - Commissario giudiziale - Acconto sul compenso - Decreto di liquidazione - Efficacia di cosa giudicata - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
Il decreto con il quale il tribunale fallimentare concede o rifiuta gli acconti sul compenso richiesti dal commissario giudiziale della procedura di amministrazione controllata (applicabile "ratione temporis"), è espressione di un potere discrezionale ed interviene in una fase anteriore alla presentazione ed approvazione del conto, non assumendo, pertanto, efficacia di cosa giudicata, né può pregiudicare, dopo la presentazione del rendiconto, la futura e definitiva decisione sul compenso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2015, n. 7298.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - In genere - Bene immobile di proprietà comune dei coniugi - Fallimento di un coniuge - Effetto - Scioglimento della comunione legale - Disponibilità della propria quota da parte del coniuge "in bonis" - Sussistenza.

 

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Nel caso di bene immobile di proprietà comune dei coniugi concesso in locazione a terzi e di successivo fallimento di uno dei coniugi, l'inefficacia nei confronti dei creditori del vincolo locativo afferente la quota di pertinenza del fallito, produce bensì la caducazione dell'intero contratto, che non può sopravvivere al radicale mutamento del suo oggetto, ma non incide nella libera disponibilità da parte del suo titolare, della quota di pertinenza del coniuge del fallito, dato che la dichiarazione di fallimento ha prodotto lo scioglimento della comunione legale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Gennaio 1996, n. 366.