TITOLO II - Del fallimento
Capo X - Del fallimento delle società

Art. 147

Società con soci a responsabilità illimitata
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La sentenza che dichiara il fallimento di una società appartenente ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, produce anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche, illimitatamente responsabili.

II. Il fallimento dei soci di cui al comma primo non può essere dichiarato decorso un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilità illimitata anche in caso di trasformazione, fusione o scissione, se sono state osservate le formalità per rendere noti ai terzi i fatti indicati. La dichiarazione di fallimento è possibile solo se l’insolvenza della società attenga, in tutto o in parte, a debiti esistenti alla data della cessazione della responsabilità illimitata.

III. Il tribunale, prima di dichiarare il fallimento dei soci illimitatamente responsabili, deve disporne la convocazione a norma dell’articolo 15.

IV. Se dopo la dichiarazione di fallimento della società risulta l’esistenza di altri soci illimitatamente responsabili, il tribunale, su istanza del curatore, di un creditore, di un socio fallito, dichiara il fallimento dei medesimi.

V. Allo stesso modo si procede, qualora dopo la dichiarazione di fallimento di un imprenditore individuale risulti che l’impresa è riferibile ad una società di cui il fallito è socio illimitatamente responsabile.

VI. Contro la sentenza del tribunale è ammesso reclamo a norma dell’articolo 18. (1)

VII. In caso di rigetto della domanda, contro il decreto del tribunale l’istante può proporre reclamo alla corte d’appello a norma dell’articolo 22.

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(1) Comma modificato dall’art. 11 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Società in accomandita semplice – Socio accomandante ingeritosi nell'amministrazione – Assunzione della veste di socio illimitatamente responsabile – Fallimento della società – Estensione a detto socio – Configurabilità – Fattispecie.
Nella società in accomandita semplice, il socio accomandante che pone in essere atti propri della gestione sociale incorre, a norma dell'articolo 2320 c.c., nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, sicché, ai sensi dell'articolo 147 l. fall., deve essergli esteso il fallimento. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la decisione di merito, dichiarativa del fallimento in estensione di un socio accomandante, il quale aveva intrattenuto in via esclusiva i rapporti con un creditore sociale in relazione ai canoni di un contratto di leasing immobiliare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Giugno 2018, n. 16984.


Socio illimitatamente responsabile – Recesso – Domanda della società di ammissione al concordato preventivo entro l'anno dal recesso – Rigetto dell’omologazione – Dichiarazione di fallimento – Estensibilità ai soci receduti – Termine annuale – Decorrenza – Dichiarazione di fallimento – Principio di consecuzione – Applicabilità – Esclusione – Fondamento.
Il termine annuale entro cui il fallimento può essere esteso al socio illimitatamente responsabile, che sia receduto dalla società dopo la presentazione della proposta di concordato preventivo, dichiarata inammissibile, e prima della conseguente dichiarazione di fallimento, inizia a decorrere dalla data di scioglimento del rapporto sociale, e trova il suo limite finale nella data di estensione della dichiarazione del fallimento nei confronti del socio. L'estensione ai soci del fallimento della società, infatti, è istituto eccezionale, sicché non può operare il cd. principio di consecuzione tra le procedure concorsuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Giugno 2018, n. 14069.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Applicazione estensiva dell’art. 147, 5 comma, l.f. a società di fatto partecipata da società di capitali.
Nelle ipotesi di istanza di fallimento in estensione della società di fatto e dei suoi singoli soci, occorre allegarne, quale presupposto indefettibile, lo stato di insolvenza autonomo (Cass. n. 1095/2016 e 121/2016) o quanto meno allegare la circostanza che tra socio fallito e società di fatto vi sia identità di impresa tale da rendere inutile un autonomo accertamento dello stato di insolvenza. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 01 Marzo 2018.


Socio occulto – Cancellazione dal registro delle imprese – Limite annuale per la dichiarazione di fallimento – Non applicabilità

Affectio societatis – Rapporto societario – Pregnanza degli elementi probatori – Affectio familiaris

Qualifica di socio occulto – Elementi indiziari – Apporto di capitale – Rinuncia al diritto di regresso

Apporto del socio – Collaborazione nel raggiungimento degli scopi sociali – Criterio della continuità – Presenza quantitativa nella vita sociale
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Il termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, realizzando un bilanciamento di valori tra il principio dell’affidamento dei terzi tutelato dall’iscrizione nel registro delle imprese (che non è solo dell’imprenditore, ma anche dei terzi, attese le conseguenze derivanti dalla dichiarazione di fallimento) e della tutela dell’imprenditore, non è applicabile al socio occulto, poiché questi, per sua scelta, non è iscritto nel registro delle imprese, con la conseguenza che non può pretendere l’osservanza del limite annuale per la sua dichiarazione di fallimento.

La cosiddetta affectio societatis può bensì essere dedotta da molteplici elementi indiziari, ma che nel caso in cui si pretenda di ricostruire un rapporto societario tra parenti stretti, il vaglio degli elementi probatori deve essere particolarmente pregnante e comunque deve essere idoneo a superare il fatto che essi possano trovare giustificazione nella diversa affectio familiaris;

Tra gli elementi indiziari rilevatori della qualifica di socio occulto si sono annoverati: pagamento di debiti dell’impresa, prestazione di fideiussioni, avalli, rilascio di cambiali con ipoteca, redazione di lettere a contenuto analogo ad una sorta di patronage, ma che per poter ravvisare un apporto di capitale si richiede una certa sistematicità negli interventi del terzo finanziatore, accompagnata dalla rinuncia al diritto di regresso;

Per poter qualificare l’apporto del socio come un’opera di sostegno dell’attività di impresa qualificabile come collaborazione nel raggiungimento degli scopi sociali, deve essere riscontrato il criterio della continuità, notevole entità dei finanziamenti e sistematicità, potendo quest’ultima non necessariamente implicare il concetto di frequenza temporale, ma dovendosi comunque concretizzare nella presenza quantitativa nei momenti fondamentali della vita sociale. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 12 Febbraio 2018.


Partecipazione di società di capitali a società di persone - Società di fatto holding – Fallimento - Estensione - Soci illimitatamente responsabili - Imprenditore individuale – Imprenditore occulto - Società occulta - Estensione fallimento - Applicazione estensiva..
L’effettivo esperimento del tentativo di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 147, quinto comma, l. fall. — ancorché risolto con esito negativo per l’ostacolo non immotivatamente ravvisato dal giudice a quo nella lettera e nella natura della disposizione denunciata — consente di superare il vaglio di ammissibilità della questione conseguentemente sollevata.

La disposizione denunciata già vive e si riflette nell’interpretazione della Cassazione, costituzionalmente adeguata, che equipara la società di capitali all’impresa individuale ai fini della estendibilità del fallimento agli eventuali rispettivi soci di fatto, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 147, quinto comma, l. fall., non è fondata.
Corte Costituzionale, 06 Dicembre 2017, n. 255.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione.
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento in estensione - Legittimazione del socio fallito ex art. 147 l.fall. a contestare la dichiarazione di fallimento della società - Esclusione - Fondamento.
Il socio illimitatamente responsabile dichiarato fallito ai sensi dell’art. 147 l.fall. non è legittimato, in sede di reclamo avverso la sentenza di fallimento in estensione, a contestare il fondamento della dichiarazione di fallimento della società. Invero, la sentenza dichiarativa di fallimento precedentemente pronunciata nei confronti della società fa stato “erga omnes” e, quindi, anche nei confronti del socio occulto o di fatto della società di persone che, nella qualità di “interessato”, aveva la facoltà di proporre reclamo, quale titolare di una posizione giuridica che poteva ricevere pregiudizio dalla pronuncia del fallimento sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Marzo 2017, n. 7769.


Fallimento - Imprese soggette - "Holding" di tipo personale - Estremi - Assoggettabilità a fallimento - Condizioni - Fattispecie.
È configurabile una "holding" di tipo personale allorquando una persona fisica, che sia a capo di più società di capitali in veste di titolare di quote o partecipazioni azionarie, svolga professionalmente, con stabile organizzazione, l'indirizzo, il controllo ed il coordinamento delle società medesime, non limitandosi, così, al mero esercizio dei poteri inerenti alla qualità di socio. A tal fine è necessario che la suddetta attività, di sola gestione del gruppo (cosiddetta “holding” pura), ovvero anche di natura ausiliaria o finanziaria (cosiddetta “holding” operativa), si esplichi in atti, anche negoziali, posti in essere in nome proprio, fonte, quindi, di responsabilità diretta del loro autore, e presenti, altresì, obiettiva attitudine a perseguire utili risultati economici, per il gruppo e le sue componenti, causalmente ricollegabili all'attività medesima. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della corte d’appello che aveva respinto il reclamo dell’“holder” persona fisica dichiarato fallito, il quale, sebbene con la coesistenza di una società capogruppo - anch’essa dichiarata fallita - delle società dirette dal primo, aveva svolto un'attività diversa ed ulteriore da tale soggetto, con spendita diretta del proprio nome, autonoma organizzazione e connotazione imprenditoriale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2017, n. 5520.


Fallimento – Estensione al socio illimitatamente responsabile – Società in accomandita semplice – Accomandante con procura institoria.
Il principio per cui il fallimento della società va esteso, ex art. 147 legge fall., all’accomandante cui siano state conferite procure denominate speciali ma talmente ampie da consentire la effettiva sostituzione all’amministratore nell’ambito dei poteri decisionali a lui spettanti, deve essere a maggior ragione applicato al caso di conferimento di procura institoria, in ragione dell'essere il titolare di una simile procura preposto all'esercizio dell'impresa con facoltà di compimento di tutti gli atti pertinenti al detto esercizio (artt. 2203 e 2204 cod. civ.), salve le eventuali limitazioni contenute nella procura medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2017, n. 5069.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Fallimento - Fallimento in estensione - Reclamo - Litisconsorzio necessario con i creditori ricorrenti - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio in sede di legittimità - Superfluità - Condizioni.
A seguito delle modifiche alla legge fallimentare introdotte con il d.lgs. n. 169 del 2007, i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una società di persone o di un imprenditore apparentemente individuale sono litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese, che, ai sensi dell'art. 148 l.fall., si intendono dichiarate anche nel fallimento dei singoli soci. Ne consegue che, se il giudice di primo grado non ha disposto l'integrazione del contraddittorio e la corte d'appello non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ex art. 354, comma 1, c.p.c., resta viziato l'intero procedimento e si impone, in sede di legittimità, l'annullamento, anche d'ufficio, delle pronunce emesse ed il rinvio della causa al giudice di prime cure giusta l'art. 383, ultimo comma, c.p.c., salvo che l'impugnazione risulti assolutamente infondata, l'integrazione del contraddittorio (e dunque la rimessione del giudizio alla prima fase), in tal caso, essendo, in forza del principio della ragionevole durata del processo, del tutto ininfluente sull'esito del procedimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2017.


Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Società di fatto - Fallimento dei soci - Dichiarazione di fallimento in estensione - Decreto di comparizione delle parti - Omessa indicazione nel decreto di convocazione dell'invito a depositare bilanci e situazione patrimoniale della società - Irrilevanza - Ragioni.
Nel procedimento per l’estensione di fallimento al socio illimitatamente responsabile, la mancanza, nel decreto di convocazione, dell'invito a depositare i bilanci degli ultimi tre esercizi e la situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata della società è del tutto irrilevante, trattandosi di documentazione già acquisita nell'ambito dell'istruttoria prefallimentare relativa a quest’ultima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2017.


Fallimento – Socio occulto – Estensione – Ammissione al passivo quale creditore - Irrilevanza

Società in accomandita semplice - Fallimento in estensione del socio occulto illimitatamente responsabile - Preventiva ammissione del socio occulto al passivo come creditore - Preclusione da giudicato endofallimentare - Insussistenza
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L’ammissione, in via definitiva, del socio al passivo del fallimento della società non impedisce la successiva estensione al medesimo del fallimento ai sensi dell’art. 147 legge fall., qualora ne venga accertata la veste di socio occulto illimitatamente responsabile. (Franco Benassi - Riproduzione riservata)

La dichiarazione di fallimento in estensione del socio occulto illimitatamente responsabile di una società in accomandita semplice ha effetto ex nunc, in ragione del carattere autonomo che ad essa va riconosciuto, e non è preclusa dal giudicato endofallimentare formatosi sul decreto che, in epoca anteriore alla scoperta di tale sua qualità, ha ammesso al passivo sociale il credito da lui vantato nei confronti della medesima società. (Massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016, n. 26944.


Sovraindebitamento - Socio illimitatamente responsabile di società di persone - Ammissione.
Il socio illimitatamente responsabile di società di persone non fallita può accedere alla procedura di sovraindebitamento (nel caso di specie liquidazione dei beni art. 14-ter L. 3/2012).

La fallibilità per estensione ex art. 147 l.f. non integra l’ipotesi preclusiva di accesso alla procedura di sovraindebitamento ex art. 7 L. 3/2012.

Nel caso di ipotesi di fallimento in estensione, l’attivo, nel frattempo conservato a tutela dei creditori, potrà essere acquisito dal curatore fallimentare. (Giovanni Pieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 16 Novembre 2016.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Procedimento introdotto dal curatore per l'estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Esclusione - Sentenza di estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Reclamo - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Sussistenza - Fondamento.
A seguito delle modifiche alla legge fallimentare introdotte con il d.lgs. n. 169 del 2007, i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una società di persone o di un imprenditore apparentemente individuale non sono litisconsorti necessari nel procedimento di fallimento in estensione previsto dagli artt. 15 e 147 l.fall. promosso ad istanza del curatore, neppure ai fini della condanna alle spese processuali, che il presunto socio potrebbe reclamare nei confronti dello stesso curatore. I predetti creditori sono, invece, litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese, che, a norma dell'art. 148 l.fall., si intendono dichiarate anche nel fallimento dei singoli soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Ottobre 2016, n. 21430.


Fallimento - Scioglimento di società di persone - Cessazione della responsabilità illimitata dei soci - Esclusione - Conseguenze - Fallimento personale ex art. 147 l.fall. - Fattispecie in tema di società in accomandita semplice.
Lo scioglimento di una società di persone (nella specie, una società in accomandita semplice) non determina la cessazione della responsabilità illimitata dei soci illimitatamente responsabili, pur quando non siano nominati liquidatori, e non esclude, pertanto, che siano dichiarati personalmente falliti per effetto del fallimento della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Ottobre 2016, n. 20671.


Fallimento e procedure concorsuali - Estensione della dichiarazione di fallimento - Prevista estensione della dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale alle società di cui questi è socio illimitatamente responsabile - legittimazione del curatore dell’imprenditore fallito a richiedere l’estensione - Applicabilità.
Dopo il fallimento di un imprenditore (sia esso persona fisica o società) il curatore è legittimato a richiedere il fallimento in estensione di una società di fatto fra la ditta individuale/società già dichiarata fallita ed altre società di capitali o persone fisiche, a prescindere dagli adempimenti di cui all’art. 2361, comma 2, c.c.

E’ da riconoscersi l’assoggettabilità a fallimento di una società di fatto partecipata da altre società di capitali nei casi in cui venga accertato, attraverso una serie di elementi indiziari, l’esistenza di un’unica compagine societaria.

Seppure siano state omesse da parte delle srl le formalità di cui all’art. 2361 comma II c.c. (deliberazione assembleare e specifica informazione nella nota integrativa), sussistono una serie di elementi dai quali desumere la gestione di un’unica attività imprenditoriale riconducibile all’imprenditore individuale il quale ha curato l’indirizzo, il controllo ed il coordinamento delle attività delle srl, nell’ottica di un disegno imprenditoriale unitario e nel perseguimento di interessi riferibili ad un’unica società di fatto.  

Ciò si evince in primo luogo dalla compagine sociale delle predette società, comune agli imprenditori individuali o a parenti di questi ultimi, dalla comunanza della sede operativa delle predette società e dalla circostanza che i valori della produzione – desumibili dai bilanci depositati - dei primi anni di vita di dette società siano di ammontare particolarmente elevato tala da far presumere una continuità aziendale con la ditta fallita.

Oltre l’incestuosa commissione di locali attrezzature, merci, mezzi finanziari, dipendenti, marchio e dominio, anche una commistione di fornitori in quanto dal verbale della Guardia di finanza emerge come gli stessi, risultati essere operatori economici comunitari coinvolti in una frode c.d. carosello, abbiano continuato ad approvvigionare le società del gruppo anche dopo la messa in liquidazione della società a responsabilità limitata. (Michele Cardenà) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo, 31 Agosto 2016.


Sovraindebitamento - Socio illimitatamente responsabile di società di persone - Esclusione.
Non può essere sottoposto a una delle procedure della legge 3/2012 il socio illimitatamente responsabile di una società di persone poiché quest’ultimo è assoggettabile al fallimento ex art. 147 l.f.

Il socio illimitatamente responsabile non rientra infatti tra i soggetti di cui all’art. 7 L. 3/2012, secondo il quale il debitore può accedere al sovraindebitamento solo se non risulta assoggettabile ad altre procedure concorsuali quali appunto il fallimento in estensione. (Fabio Cesare) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Agosto 2016.


Fallimento della società di fatto holding - Spendita del nome - Società occulta - Responsabilità da eterodirezione.
Nelle società di fatto holding il problema della spendita del nome si pone al fine di stabilire la fallibilità della società di fatto in ragione della sua specifica responsabilità imprenditoriale per le obbligazioni assunte, non anche l'esistenza della società medesima.
Tuttavia, allorquando la società di fatto risponda ai canoni della c.d. società occulta, non ha senso porsi il problema della spendita del nome ai fini del riconoscimento della sua esistenza ed operatività.
Alla stessa conclusione deve giungersi anche quando alla base dell’insolvenza della società di fatto vi è un credito risarcitorio ex art. 2497 c.c..
Difatti, chi esercita l'attività di direzione e coordinamento in modo illecito, approfittando e abusando dei poteri di direzione, ed eludendo per fini propri i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale (art. 2497, 1° comma), risponde non di obbligazioni derivanti da un agire negoziale, in questo senso contratte direttamente (e per le quali potrebbe in astratto valere un problema di spendita del nome), ma di obbligazioni appunto risarcitorie. E trattandosi di responsabilità di tipo esclusivamente risarcitorio (extracontrattuale) per i danni arrecati dall'attività di direzione abusiva, non si pone e non può porsi, un problema di esteriorizzazione, non essendosi dinanzi a obbligazioni "volontarie". (Raimondo Iusto) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2016, n. 15346.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento - Holding - Società di fatto - Fallibilità - Condizioni - Insolvenza relativa ai debiti assunti - Obbligazioni risarcitorie ex art. 2497 c.c. - Spendita del nome - Irrilevanza.
La società di fatto "holding" esiste come impresa commerciale per il solo fatto di essere stata costituita tra i soci per l'effettivo esercizio dell'attività di direzione e coordinamento di altre società ed è, pertanto, autonomamente fallibile, a prescindere dalla sua esteriorizzazione mediante la spendita del nome, ove sia insolvente per i debiti assunti, ivi comprese le obbligazioni risarcitorie derivanti dall'abuso sanzionato dall'art. 2497 c.c., nonché al danno così arrecato all'integrità patrimoniale delle società eterodirette e, di riflesso, ai loro creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2016.


Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
Accertata l'esistenza di una società di fatto insolvente della quale uno o più soci illimitatamente responsabili siano costituiti da società a responsabilità limitata, il fallimento in estensione di queste ultime costituisce una conseguenza prevista dall’art. 147, comma 1, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione.
L'utilizzo strumentale di una o più società di capitali al fine di una diversificazione e delimitazione degli investimenti e della responsabilità di chi le dirige e le governa, anche con un sistema di direzione coordinato, di per sè non trasmoda in un abuso, posto che proprio tale schema organizzativo è immanente al paradigma delle diverse responsabilità limitate, né tale utilizzo strumentale può portare alla conseguenza della perdita del beneficio della responsabilità limitata per il sol fatto di aver operato nell'interesse imprenditoriale proprio o altrui, violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società dominate e pertanto nell'interesse contrario a quello di dette società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
Nel fenomeno di fatto della supersocietà quand’anche ricorra un vizio genetico nell'atto costitutivo della società fra una società a responsabilità limitata ed una persona fisica, per il principio di conservazione degli atti posti in essere in forza di un contratto di società nullo, ci sarebbe la conversione in una causa di scioglimento, con necessaria apertura della fase di liquidazione, al fine di definire i rapporti pendenti. Si tratterebbe di una società nulla, e tuttavia considerata valida per il passato e, per il futuro, società valida nello (e per lo) stato di liquidazione, senza caducazione retroattiva della sua esistenza, in forza della peculiarità delle nullità societarie, applicabili anche alle società di persone, ai sensi della valenza generale del principio di cui all'art. 2332 c.c., commi 2 e 4. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
Acquisito secondo un procedimento efficacemente definito ascendente, che la cooperazione fra un soggetto persona fisica ed una società a responsabilità limitata ha operato anche solo per fatta concludentia sul piano societario, secondo i consolidati tratti dell'esercizio in comune dell'attività economica, della esistenza di fondi comuni (da apporti o attivi patrimoniali) e dell'effettiva partecipazione ai profitti e alle perdite, dunque di un agire nell'interesse (ancorchè diversificato e non però contro l'interesse) dei soci, nonchè dell'assunzione ed esteriorizzazione del vincolo anche verso i terzi, ne deriva, in via discendente, dalla conseguente società di persone, di fatto ed irregolare, la necessaria responsabilità personale dei suoi componenti, così instaurandosi il presupposto per le rispettive dichiarazioni di fallimento, diretta quanto al soggetto collettivo e per ripercussione quanto ai suoi soci, ai sensi della L. Fall., art. 147. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
L’art. 147 comma 5 prevede una progressione dal fallimento individuale a quello della società della quale l'imprenditore individuale sia invece il socio ed inquadra un più ampio fenomeno di accertamento della reale impresa, definito anche come subornazione dell'imprenditore palese da parte dell'imprenditore occulto. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
L'utilizzo strumentale di una o più società di capitali al fine di una diversificazione e delimitazione degli investimenti e della responsabilità di chi le dirige e le governa, anche con un sistema di direzione coordinato, di per sè non trasmoda in un abuso, posto che proprio tale schema organizzativo è immanente al paradigma delle diverse responsabilità limitate, né tale utilizzo strumentale può portare alla conseguenza della perdita del beneficio della responsabilità limitata per il sol fatto di aver operato nell'interesse imprenditoriale proprio o altrui, violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società dominate e pertanto nell'interesse contrario a quello di dette società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
Nel merito, occorre l'accertamento che la s.r.l. presenti un'affectio societatis con la persona fisica e che la società di fatto esprima una sua autonoma e affatto propria insolvenza, alla cui verifica poter giungere anche eventualmente muovendo - quale fatto indiziante - da quella di uno o più dei suoi soci, ovvero del socio cui era inizialmente imputabile la attività economica, ma senza alcuna automatica traslazione ovvero dogmatico esaurimento in esse della prova richiesta, come per tutti gli insolventi fallibili, dalla L. Fall., art. 5. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società – S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Amministratori – Rappresentanza – Limiti ai poteri

S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Liquidazione – Società di fatto in liquidazione

Partecipazione di società di capitali a società di persone – Società di fatto holding – Fallimento – Estensione – Soci illimitatamente responsabili – Società occulta – Art. 147 comma 5 l. fall. – Responsabilità da eterodirezione

Fallimento – Soggetti – Società di fatto – Partecipazioni di società – Affectio societatis – Vincolo sociale – Comune intento sociale – Prova – Prova a favore – Prova contraria

Imprenditore individuale – Imprenditore occulto – Società occulta – Estensione fallimento – Applicazione estensiva
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Non può ammettersi che la società di capitali che abbia svolto attività di impresa, operando in società di fatto con altri, possa in seguito sottrarsi alle eventuali conseguenze negative derivanti dal suo agire (ivi compreso il fallimento per ripercussione nel caso in cui sia accertata l’insolvenza della società di fatto) in forza di una violazione di legge perpetrata dai suoi amministratori non rispettando le disposizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Quand’anche si volesse aderire all’opposta opinione, secondo cui il mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. comporta l’invalidità o l’inefficacia dell’assunzione della partecipazione o del vincolo associativo, il fenomeno non resterebbe irrilevante per l’ordinamento, in quanto non varrebbe a determinare la caducazione retroattiva dell’esistenza dell’ente, attesa la disciplina peculiare del contratto di società, espressa dall’art. 2332 c.c., ritenuto applicabile anche alle società di persone. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Come è stato correttamente rilevato in dottrina, l’art. 147 l. fall. non si presta all’estensione al dominus (società o persona fisica) dell’insolvenza del gruppo di società organizzate verticalmente e da questi utilizzate in via strumentale, ma piuttosto all’estensione ad un gruppo orizzontale di società, non soggetto ad attività di direzione e coordinamento, che partecipano, eventualmente anche insieme a persone fisiche, e controllano una società di persone (la c.d. supersocietà di fatto). (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

La prova della sussistenza di tale società deve essere fornita in via rigorosa, in primo luogo attraverso la dimostrazione del comune intento sociale perseguito, che deve essere conforme, e non contrario, all’interesse dei soci. Il fatto che le singole società perseguano invece l’interesse delle persone fisiche che ne hanno il controllo (anche solo di fatto) costituisce, piuttosto, prova contraria all’esistenza della supersocietà di fatto e, viceversa, prova a favore dell’esistenza di una holding di fatto, nei cui confronti il curatore potrà eventualmente agire in responsabilità e che potrà eventualmente essere dichiarata autonomamente fallita, ove ne sia accertata l’insolvenza a richiesta di un creditore. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Il riferimento all’imprenditore individuale contenuto nell’art. 147, 5° comma l. fall. valenza meramente indicativa dello “stato dell’arte” dell’epoca in cui la norma, pur eccezionale, è stata concepita, che non può essere di ostacolo ad una sua interpretazione estensiva, tenuto conto del mutato contesto nel quale essa deve attualmente trovare applicazione, ne adegui la portata in senso evolutivo, includendovi fattispecie non ancora prospettabili alla data della sua emanazione. Un’interpretazione che conducesse all’affermazione dell’applicabilità della norma al solo caso (di fallimento dell’imprenditore individuale) in essa espressamente considerato, risulterebbe in contrasto col principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 2016, n. 10507.


Fallimento - Esdebitazione - Fallito persona fisica - Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile di società di persone - Ammissibilità.
A norma dell'art. 142 legge fall., può godere del beneficio della esdebitazione il fallito persona fisica, definizione nella quale è ricompreso anche il socio illimitatamente responsabile di società di persone dichiarato fallito in estensione ai sensi dell'art. 147 legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 10 Maggio 2016.


Fallimento - Esdebitazione - Socio illimitatamente responsabile di società di persone - Rilevanza del pagamento dei creditori particolari del socio.
Il beneficio dell'esdebitazione può essere concesso avendo come riferimento il pagamento dei debiti sociali, indipendentemente dal fatto che i creditori particolari del socio illimitatamente responsabile non siano stati pagati nemmeno in parte. (Trib. Mantova, 12 luglio 2012; Trib. Udine, 13 gennaio 2012). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 10 Maggio 2016.


Concordato preventivo – Domanda proposta in proprio dal socio accomandatario – Inammissibilità.
Non è ammissibile la domanda di concordato preventivo proposta in proprio dal socio accomandatario di una società in accomandita semplice, quand’anche sciolta ex art.2323 c.c., posto che tale soggetto, pur essendo fallibile ex art.147 l.f., non riveste la qualifica di imprenditore commerciale e quindi non può accedere alla procedura di concordato preventivo ma solo, eventualmente, alle procedure previste dalla L.n.3/2012. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 28 Aprile 2016.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Principio della consecuzione di procedure - Debiti personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone - Applicabilità - Esclusione - Conseguenze - Ipoteca giudiziale a carico del socio e interessi passivi - Opponibilità al fallimento - Decorrenza - Dalla data della dichiarazione di fallimento - Fondamento.
In tema di revocatoria fallimentare, il principio della consecuzione processuale tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento non può essere applicato con riferimento ai creditori personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone, in quanto l'efficacia del concordato preventivo della società nei confronti dei soci illimitatamente responsabili riguarda esclusivamente i debiti sociali. Ne consegue che, ai fini dell'opponibilità di eventuali ipoteche al fallimento o del computo degli interessi sui crediti vantati nei confronti dei singoli soci, non rileva la data di ammissione della società di persone al concordato preventivo, ma quella della successiva dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 147 l.fall., dei soci illimitatamente responsabili. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Aprile 2016.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Società di persone - Ammissione a concordato preventivo - Successiva dichiarazione di fallimento della medesima e dei soci illimitatamente responsabili - Azione revocatoria degli atti depauperativi del patrimonio del socio - Esercizio - Termine - Decorrenza - Momento iniziale - Fondamento.
Anche dopo la riforma della legge fallimentare, nel caso di ammissione di una società di persone al concordato preventivo seguita dalla dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili, ai sensi dell'art.147 l. fall., il termine per l'esercizio dell'azione revocatoria degli atti aventi natura depauperativa, indicati dall'art. 67 l. fall. e posti in essere dal socio o da terzi sul patrimonio di quest'ultimo, decorre dal decreto di ammissione della società al concordato preventivo e non dalla data della sentenza di fallimento del socio. Invero, ai fini della dichiarazione di fallimento e dell'istituto della revocatoria assume rilievo unicamente lo stato d'insolvenza della società, atteso il carattere meramente consequenziale e dipendente dal fallimento della società del fallimento personale del socio, dovendosi peraltro escludere qualsiasi "vulnus" all'affidamento dei terzi, cui sono noti sin dalla data di apertura della prima procedura concorsuale i soggetti potenzialmente sottoposti al fallimento in esito alla stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2016, n. 5924.


Fallimento del contribuente - Atto impositivo non notificato al fallito - Invalidità - Esclusione - Fondamento.
In materia di accertamento, l'omessa notifica al fallito dell'atto impositivo, pur in presenza di regolare notifica al curatore del fallimento e conseguente impugnazione da parte della curatela non determina irritualità, nullità o inesistenza di tale atto, poiché l'obbligo di notificazione al contribuente fallito è strumentale a consentire allo stesso l'esercizio in via condizionata del diritto di difesa, azionabile solo nell'inerzia degli organi della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 18 Marzo 2016, n. 5384.


Fallimento - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento della società e dei soci - Fallimento di imprenditore apparentemente individuale - Domanda di estensione alla società occulta ex art. 147, comma 5, l.fall. - Litisconsorzio necessario con i creditori istanti per il fallimento individuale - Sussistenza - Fondamento - Violazione - Conseguenze.
I creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti dell'imprenditore apparentemente individuale sono litisconsorti necessari nel procedimento di estensione previsto dagli artt. 15 e 147, comma 5, l.fall., compresa la fase dell'eventuale reclamo, avendo l'interesse, non delegabile al curatore né ad altro legittimato che abbia assunto l'iniziativa, ad evitare che, sui beni del socio già dichiarato fallito, possano concorrere, ex art. 148 l.fall., i creditori della società occulta. Pertanto, se il giudice di primo grado non ha disposto l'integrazione del contraddittorio e la corte d'appello non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell'art. 354, comma 1, c.p.c., resta viziato l'intero procedimento e si impone, in sede di legittimità, l'annullamento, anche d'ufficio, delle pronunce emesse ed il rinvio della causa al giudice di prime cure ai sensi dell'art. 383, ultimo comma, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2016, n. 3621.


Dichiarazione di fallimento - Fallimento dell'holder - Centro di imputazione di interessi - Esercizio di attività imprenditoriale - Prova della eterodirezione societaria - Presupposti e caratteristiche.
La responsabilità risarcitoria è causa di mera aggressione patrimoniale nei confronti del responsabile (e non di assoggettamento a fallimento, con conseguente spossessamento e cristallizzazione delle masse passive), laddove l’assoggettamento a fallimento richiede comunque l’individuazione di un centro di imputazione di interessi che eserciti una attività imprenditoriale come tale considerata (e, quindi, assuma debiti in proprio quale imprenditore), il cui esercizio è postulato necessario per qualsiasi dichiarazione di fallimento a termini dell’art. 1, comma 1, legge fall. Solo in caso di prova che l’eterodirezione societaria si sia tradotta in esercizio di attività imprenditoriale, può dedursi che l’esercizio abusivo di attività di direzione comporti l’assoggettabilità a dichiarazione di fallimento (assunzione di attività imprenditoriale in nome proprio con spendita del nome, perseguimento di un risultato economico, utilizzazione di una attività svolta professionalmente e con stabile organizzazione, autonoma rispetto a quella delle singole società eterodirette, volta a determinare l’indirizzo, il controllo e il coordinamento di altre società). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Febbraio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Fallimento dell'holder - Mancanza della spendita espressa dal nome - Presupposti.
Il coinvolgimento dell’holder quale soggetto fallibile senza espressa spendita del nome può avvenire principalmente nel caso in cui il centro di imputazione del soggetto insolvente sia già stato individuato altrove e l’holder entri in gioco quale socio occulto (e, quindi, non come imprenditore) di cui si chieda il fallimento in estensione ex art. 147 legge fall., non anche laddove si predichi ex abrupto la qualità di imprenditore del medesimo, che non può prescindere dallo svolgimento ex professo di una attività imprenditoriale propriamente intesa, perché diversamente dovrebbe accedersi alla non condivisa opinione dell’imprenditore occulto che svolga indirettamente attività imprenditoriale tramite terzi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Febbraio 2016.


Fallimento - Assoggettabilità a fallimento dell'holder - Coinvolgimento dell'holder quale soggetto fallibile senza espressa spendita del nome - Socio occulto - Accertamento della qualità di imprenditore - Necessità.
Il coinvolgimento dell'holder quale soggetto fallibile senza espressa spendita del nome può avvenire principalmente nel caso in cui il centro di imputazione del soggetto insolvente sia già stato individuato altrove e l'holder entri in gioco quale socio occulto (e, quindi, non come imprenditore) di cui si chieda il fallimento in estensione ex art. 147 legge fall., non anche laddove si predichi ex abrupto la qualità di imprenditore del medesimo, che non può prescindere dallo svolgimento ex professo di una attività imprenditoriale propriamente intesa, perché diversamente dovrebbe accedersi alla non condivisa (in giurisprudenza) opinione dell'imprenditore occulto che svolga indirettamente attività imprenditoriale tramite terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Febbraio 2016.


Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Partecipazione ad una società di persone - Rispetto dei requisiti di cui all'articolo 2361, comma 2, c.c. - Necessità - Esclusione - Atto gestorio dell'organo amministrativo - Delibera autorizzativa dei soci - Necessità - Esclusione.
La partecipazione di una società a responsabilità limitata in una società di persone, anche di fatto, non esige il rispetto dell'art. 2361, comma 2, c.c., dettato per la società per azioni, e costituisce un atto gestorio proprio dell'organo amministrativo, il quale non richiede - almeno allorché l'assunzione della partecipazione non comporti un significativo mutamento dell'oggetto sociale - la previa decisione autorizzativa dei soci, ai sensi dell'art. 2479, comma 2, n. 5, c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2016, n. 1095.


Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento dei soci - Dichiarazione di fallimento - Previa convocazione del socio - Necessità - Fondamento - Omessa convocazione - Conseguenze - Nullità della dichiarazione di fallimento personale del socio - Sussistenza - Nullità della dichiarazione del fallimento sociale - Esclusione - Fattispecie regolata dall'art. 147, comma 3, l.fall. come modificato dal d.lgs. n. 5 del 2006.
Nel procedimento per la dichiarazione di fallimento di società con soci illimitatamente responsabili, l'obbligo di convocazione di questi ultimi, sancito dall'art. 147, comma 3, l.fall., nel testo successivo alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 5 del 2006, trova giustificazione non in un loro generico interesse riferito alla dichiarazione di fallimento della società, ma nel fatto che detta dichiarazione produce anche il loro fallimento; ne consegue che, siccome la sentenza che dichiara il fallimento della società e dei soci contiene una pluralità di dichiarazioni di fallimento, tra loro collegate da un rapporto di dipendenza unidirezionale, trovando la dichiarazione di fallimento del socio il suo presupposto nella dichiarazione di fallimento della società (la cui nullità travolge anche la prima, mentre non è vero il contrario), la mancata convocazione del socio determina unicamente la nullità del suo fallimento, ove specificamente impugnato, ma non si riflette sulla validità della pronuncia emessa nei confronti della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2016, n. 1105.


Dichiarazione di fallimento - Estensione al socio occulto - Litisconsorzio necessario degli altri soci - Necessità - Esclusione.
Il socio accomandatario dichiarato fallito non è parte necessaria del procedimento di fallimento per estensione del socio accomandante illimitatamente responsabile; ciò si desume dal fatto che nel procedimento di opposizione alla dichiarazione di fallimento della società e dei soci illimitatamente responsabili, legittimati passivi sono solo il curatore e i creditori istanti e non il socio illimitatamente responsabile, sia perché egli non è legittimato a contestare il fondamento della dichiarazione di fallimento della società, sia perché può opporsi alla estensione del fallimento nei propri confronti, facendo valere la eventuale estraneità alla compagine sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 Novembre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Estensione al socio occulto illimitatamente responsabile di società di persone - Decorrenza del termine annuale di cui all'articolo 147 legge fall. - Conoscenza dei terzi.
In tema di dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile di società di persone, il principio di certezza delle situazioni giuridiche impone che la decorrenza del termine annuale di cui all'articolo 147 legge fall. per il socio occulto receduto non possa farsi risalire alla data del suo recesso, né, tantomeno, a quella della dichiarazione di fallimento della società, posto che l'evento fallimentare non scioglie il vincolo societario, ma piuttosto a quella in cui lo scioglimento del rapporto sia portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 Novembre 2015.


Fallimento - Estensione al socio accomandante - Termine di decadenza annuale - Decorrenza.
Il fallimento in estensione del socio accomandante ad una società in accomandita semplice che, in quanto ingeritosi nella gestione abbia assunto responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, è soggetto al termine di decadenza di un anno dall'iscrizione nel registro delle imprese di una vicenda, processuale o societaria, che abbia comportato il venir meno della suddetta sua responsabilità, senza che rilevi da data della sentenza dichiarativa di fallimento della società, che non comporta il venir meno della responsabilità per l'estinzione della società o per scioglimento del singolo rapporto sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 18 Novembre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Società di fatto - Elementi indicativi del rapporto sociale - Manifestazioni esteriori dell'attività - Caratteristiche - Società apparente - Affectio familiaris.
Al fine della dichiarazione di fallimento di una società di fatto, non occorre necessariamente la prova della stipulazione del contratto sociale, la cui sussistenza può invece risultare, oltre che da prove dirette, specificamente riguardanti i suoi requisiti (affectio societatis, costituzione di un fondo comune mediante specifici apporti finalizzati all’esercizio congiunto di un’attività economica, partecipazione agli utili e alle perdite), pure da manifestazioni esteriori della attività del gruppo, quando, per la loro sintomaticità e concludenza, evidenzino l’esistenza della società nei rapporti interni o, quanto meno, nei rapporti esterni, posto che la società di fatto, ancorchè non esistente nei rapporti fra i soci, può apparire esistente di fronte a terzi quando due o più persone operino nel mondo esterno in guisa da ingenerare l’opinione che esse agiscano come soci, di tal che i terzi, trattando con loro, siano indotti a fare legittimo affidamento sull’esistenza della società, tanto che in tale ipotesi soccorre la tutela della buona fede dei terzi, per il principio dell’apparenza del diritto, in virtù del quale, nonostante l’inesistenza dell’ente, coloro che si comportino esteriormente come soci vengono ad assumere in solido obbligazioni come se la società esistesse.

Ai fini della assoggettabilità al fallimento di una società apparente, il comportamento atto a ingenerare nei terzi il convincimento incolpevole della sussistenza di un vincolo sociale è sufficiente ad affermare l’esistenza di una società di persone, senza necessità di accertare se, in concreto, ricorrano anche gli ulteriori elementi della comunione dei conferimenti e della condivisione dell’alea; null’altro è necessario: non il fondo comune, non l’alea comune nei guadagli e nelle perdite, non l’affectio societatis, se non, quest’ultima come un elemento non escluso da un altro eventualmente assorbente quale potrebbe essere l’affectio familiaris.

Nel caso in cui il rapporto sociale si intrattenga tra familiari, la valutazione in ordine all'esistenza di una società di fatto deve essere ancora più rigorosa, occorrendo che la prova della esteriorizzazione del vincolo si basi su elementi e circostanze concludenti, tali da escludere che l’intervento del familiare possa essere motivato dall’affectio familiaris (Cass. nn. 6770/1996, 11975/1997, 23/2007). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 18 Novembre 2015.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Domanda cd. supertardiva - Omesso avviso del curatore ex art. 92 l.fall. - Ritardo per causa non imputabile al creditore - Facoltà del curatore di provare la conoscenza del fallimento da parte del ricorrente - Sussistenza - Accertamento in fatto riservato al giudice di merito - Fattispecie.
Ai fini dell'ammissibilità della domanda cd. supertardiva, di cui all'ultimo comma dell'art. 101 l.fall., il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dall'art. 92 l.fall., integra la causa non imputabile del ritardo da parte del ricorrente, ma il curatore ha facoltà di provare che il creditore, pur in mancanza del predetto avviso, abbia comunque avuto notizia del fallimento, spettando al giudice di merito la valutazione del relativo accertamento di fatto, che, se congruamente e logicamente motivata, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso per cassazione avverso il decreto con cui il tribunale aveva ritenuto l'effettiva conoscenza da parte del creditore, oltre che del fallimento della società, anche di quelli personali dei soci, nei quali intendeva tardivamente insinuarsi, in ragione della comunicazione della sentenza di fallimento e della trasmissione della stessa via fax). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Novembre 2015.


Dichiarazione di fallimento - Società in nome collettivo - Fallimento contestuale o successivo dei soci irregolari - Richiesta di fallimento - Necessità - Esclusione.
I soci irregolari illimitatamente responsabili di una società di persone, ove la loro esistenza sia già emersa prima del fallimento della società, possono essere dichiarati falliti insieme a questa ai sensi del I comma dell’art. 147 legge fall. senza che vi sia necessità di una apposita istanza di fallimento nei loro confronti, perché, al pari dei soci regolari (per i quali l’apposita istanza non deve essere presentata) essi falliscono per effetto del fallimento della società.(Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Novembre 2015, n. 22594.


Dichiarazione di fallimento - Trasformazione da società di persone in società a responsabilità limitata in pendenza del procedimento prefallimentare - Apertura del concordato preventivo - Procedimento di revoca ex articolo 173 legge fall. - Convocazione del socio per la dichiarazione di fallimento in estensione - Esclusione.
Nel caso in cui una società di persone (nella specie in accomandita semplice) si trasformi in società a responsabilità limitata in pendenza del procedimento per dichiarazione di fallimento e venga poi ammessa alla procedura di concordato preventivo, il tribunale non è tenuto a convocare il socio accomandatario, qualora questi sia già stato convocato in sede prefallimentare, nell'ambito del procedimento per la revoca del concordato e conseguente dichiarazione di fallimento ai sensi dell’art. 173, comma 2, legge fall., allo scopo di dichiarare il suo fallimento in estensione ex articolo 147 legge fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Ottobre 2015, n. 21487.


Società di persone - Scioglimento del rapporto sociale per alienazione della partecipazione del socio - Pubblicità - Necessità - Inopponibilità ai terzi - Produzione di effetti limitati all'ambito societario - Estensione del fallimento al socio nonostante la vendita della quota.
Lo scioglimento del singolo rapporto sociale per alienazione della partecipazione del socio, di cui non sia stata data adeguata pubblicità, ai sensi dell'articolo 2290, comma 2, c.c., mediante iscrizione nel registro delle imprese, è inopponibile ai terzi, producendo i suoi effetti solo in ambito societario, e, come tale, non preclude l'estensione del fallimento del socio stesso, ai sensi dell'articolo 147 legge fall., malgrado l'avvenuta vendita della quota oltre un anno prima della sentenza dichiarativa di fallimento, atteso che il rapporto societario, per quanto concerne i terzi, a quel momento deve considerarsi ancora in essere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Ottobre 2015.


Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Verso i creditori sociali - Azione di responsabilità ex art. 2497 cod. civ. dei creditori della società eterodiretta nei confronti della "holding" - Unicità - Responsabilità sussidiaria della "holding" per il pagamento dei debiti insoddisfatti della società eterodiretta - Configurabilità - Esclusione.
L'art. 2497 cod. civ. prevede un'unica azione di responsabilità che può essere esercitata dai creditori sociali della società eterodiretta (e, in caso di fallimento, dal curatore) nei confronti dell'ente o della società che ha abusato dell'attività di direzione e coordinamento, al fine di ottenere il ristoro del pregiudizio conseguente alla lesione cagionata all'integrità del patrimonio sociale. Pertanto, il terzo comma della menzionata disposizione, nel prevedere che il creditore sociale può agire nei confronti dell'ente o della società che svolge attività di direzione e coordinamento solo se non sia stato soddisfatto dalla società soggetta a tale attività, si limita ad individuare una condizione di ammissibilità dell'azione di responsabilità prevista dal primo comma, ma non costituisce il fondamento normativo di un'ulteriore responsabilità sussidiaria tipica della cd. "holding" per il pagamento dei debiti insoddisfatti della società eterodiretta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2015, n. 12254.


Procedure concorsuali - Fallimento di società di persone e soci illimitatamente responsabili conseguente a concordato preventivo dichiarato inammissibile - Revocatoria fallimentare - Consecuzione delle procedure - Ipoteca giudiziale iscritta su beni del socio illimitatamente responsabile - Retrodatazione del periodo sospetto dal deposito della domanda di concordato con riserva e non dalla dichiarazione di fallimento del socio ex art. 147 l. fall. - Sussistenza.
Nel caso in cui, dopo l'ammissione di una società di persone al concordato preventivo, segua la dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili ex art. 147 l. fall., il termine di cui all'art. 67 l. fall. per l'esercizio dell'azione revocatoria dell'atto personale del socio fallito decorre dal deposito della domanda di concordato della società alla prima procedura concorsuale, e non dalla data della sentenza di fallimento del socio, atteso che il carattere meramente consequenziale e dipendente del fallimento del socio rispetto a quello della società comporta che, ai fini della dichiarazione di fallimento, abbia rilevanza unicamente lo stato d'insolvenza della società, indipendentemente dalla sussistenza o meno dello stato d’insolvenza personale del socio (cfr. Cass. 17.2.2012 n.2335). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Si segnala la recente ordinanza della Cassazione, resa in data 10 febbraio 2015, che ha confermato l’orientamento di Cass. 2012/2335).
Tribunale Forlì, 29 Maggio 2015.


Fallimento – Applicabilità ad associazioni – Sussiste – Necessità di svolgimento di attività commerciale – Affermazione.
La riforma dell’art.147 L.F. – il cui 5° comma prevede esplicitamente la fallibilità della società occulta – consente in concreto di verificare la sussistenza di una società celata ai terzi, svolgente attività commerciale in concreto.
Non esiste alcuna astratta incompatibilità tra fallimento della società di fatto e fondazione.
[Nella fattispecie, il Tribunale ha dichiarato il fallimento di un’associazione che, dotata di autonomia gestionale, contabile e finanziaria, di piena capacità negoziale e di patrimonio iniziale e dotazione di fondi annuale, svolgeva un’attività tale da potere rientrare tra le attività tipiche dell’imprenditore commerciale, e il cui oggetto statutario non aveva scopo solidaristico né escludeva il perseguimento di utili.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Nocera Inferiore, 27 Marzo 2015.


Società di capitali - Partecipazione a società a responsabilità illimitata - Previa delibera assembleare - Necessità - Partecipazione alla cd. supersocietà di fatto - Esclusione.
Perché la società di capitali possa assumere la qualità di socio in una società a responsabilità illimitata è necessaria l'adozione di una delibera dell'assemblea dei soci e ciò in osservanza della disposizione di cui all'articolo 2479, comma 2, n. 5 c.c. che riserva alla competenza dei soci le decisioni relative ad operazioni che comportino una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale o una rilevante modificazione dei diritti dei soci, quale è certamente la partecipazione ad una società a responsabilità illimitata che determina una deviazione rispetto al normale e fisiologico esercizio dell'attività costituente l'oggetto sociale attraverso lo schema tipico delle società di capitali.

In senso conforme: Corte d’Appello di Torino, 30 luglio 2007, in Nuovo dir. soc., 07, 2219; Corte d’Appello di Bologna, 11 giugno 2008, in Fall., 08, 1293; Corte d’Appello di Napoli, 5 giugno 2009, in Nuovo dir. soc., 09, n. 16, 42; Corte d’appello Venezia, 10 dicembre 2011, in Il caso.it; Trib. Mantova, 30 aprile 2013, in Il caso.it, Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 15 gennaio 2015, in Il caso.it, 12037; Trib. Foggia, 3 marzo 2015, in Il fallimentarista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 19 Marzo 2015.


Società di persone - Trasformazione - Responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni anteriori alla trasformazione - Sussistenza - Automatica estensione del fallimento della società preesistente.
La trasformazione da società di persone a società a responsabilità limitata lascia immutata l'identità soggettiva dell'ente ed immutati i rapporti giuridici ad essa facenti capo, mantenendo inalterata ad ogni effetto, per le obbligazioni anteriori alla trasformazione, la responsabilità illimitata dei soci derivante dal precedente assetto giuridico, salvo che i creditori abbiano aderito alla trasformazione, onde tali soci sono soggetti all'automatica estensione personale del fallimento della società preesistente, ai sensi dell'art. 147 legge fall., senza che operi la regola del termine annuale di cui all'art. 10 legge fall. (Cass. 24 luglio 1997, n. 6925). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2015.


Società di persone - Trasformazione - Responsabilità illimitata dei soci - Liberazione - Consenso dei creditori alla trasformazione - Presunzione - Comunicazione per raccomandata della delibera ai creditori.
In caso di trasformazione di società, la liberazione dei soci a responsabilità illimitata nei confronti dei creditori avviene soltanto a seguito del loro consenso espresso alla trasformazione, il quale può essere presunto unicamente allorchè la delibera di trasformazione sia stata comunicata (per raccomandata) ai creditori e questi non abbiano espressamente negato la loro adesione nel termine di trenta giorni dalla comunicazione (Cass. 3 aprile 2008, n. 8530). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2015.


Società di persone - Trasformazione - Responsabilità illimitata dei soci - Liberazione dalle obbligazioni preesistenti - Responsabilità illimitata in caso di fallimento - Distinzione.
La liberazione del socio dalle obbligazioni preesistenti alla trasformazione è fatto diverso dalla cessazione della responsabilità illimitata. Invero, in mancanza del consenso esplicito o presunto dei creditori alla trasformazione di una società di persone, il socio illimitatamente responsabile della prima non è liberato dalle obbligazioni sociali contratte sino al momento della trasformazione e continua a risponderne illimitatamente; tuttavia, dopo che la trasformazione ha avuto luogo, soltanto la società risponde delle nuove obbligazioni sociali non essendo prevista alcuna ultrattività della responsabilità illimitata del socio, incompatibile con la disciplina delle società di capitali. Ne deriva che, ai sensi dell'art. 147, comma 2, legge fall. decorso un anno dall'iscrizione della trasformazione nel registro delle imprese, non può più essere dichiarato il fallimento del socio già illimitatamente responsabile (Cass. 18 novembre 2013, n. 25846). Le discipline dell'art. 2500-quinquies c.c., e dell'art. 147 legge fall., sono, dunque, fra loro autonome, solo la seconda norma prevedendo il limite temporale annuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Società di persone - Coinvolgimento del patrimonio personale del socio - Esclusione - Partecipazione del socio al concordato - Limiti

Concordato preventivo - Società di persone - Adempimento del concordato del socio illimitatamente responsabile - Limiti ed effetti
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Il concordato preventivo della società di persone non riguarda il patrimonio personale del socio illimitatamente responsabile, il quale, non rivestendo la qualità di imprenditore, partecipa al concordato solo in relazione ai debiti sociali ma non per debiti propri o per debiti contratti quale socio di altre società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Anche il socio illimitatamente responsabile è tenuto all'adempimento del concordato della società, in quanto l'adempimento del concordato da parte della società libera, in relazione alle sole obbligazioni sociali, anche i soci illimitatamente responsabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 03 Marzo 2015.


Società a responsabilità limitata - Estensione del fallimento quale socio illimitatamente responsabile di società di fatto - Mancanza di delibera autorizzativa - Opponibilità.
La decisione di partecipare ad una società a responsabilità patrimoniale illimitata è sottratta agli amministratori delle società di capitali ed è soggetta alla preventiva delibera dell'assemblea. Pertanto, in mancanza di detta delibera, la condotta dell'amministratore che abbia ciò nonostante posto in essere una partecipazione della specie è del tutto inefficace, perché proveniente da un soggetto privo dei relativi poteri legali in una condizione nella quale non vigono i principi di cui agli articoli 2384, comma 2, e 2475 bis, comma 2, c.c..

In mancanza di preventiva delibera di autorizzazione all'assunzione di partecipazione da parte di società a responsabilità limitata in una società di fatto, non può essere dichiarata l'estensione del fallimento a causa della inefficacia della costituzione o comunque della partecipazione per facta concludentia di una società di fatto da parte degli amministratori di una società di capitali privi dei relativi poteri. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Foggia, 03 Marzo 2015.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento del socio di società di fatto con altro soggetto dichiarato fallito - Accertamento implicito della questione pregiudiziale dell'esistenza della società di fatto

Società di persone - Scioglimento per mancata ricostituzione della pluralità dei soci - Successione dell'imprenditore individuale nella titolarità dei rapporti facenti capo alla società - Dichiarazione di fallimento dell'imprenditore - Implicita dichiarazione di fallimento della società
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La dichiarazione di fallimento di un soggetto nella qualità di socio di una società di fatto con un altro soggetto in precedenza dichiarato fallito quale amministratore individuale comporta l'implicita dichiarazione di fallimento di tale società, tenuto conto che il fallimento del secondo soggetto, in quanto basato unicamente sulla indicata qualità di socio e non su quella di imprenditore individuale, implica la positiva risoluzione della questione pregiudiziale circa l'esistenza di una società di fatto fra i due soggetti e deve pertanto considerarsi dichiarato a norma dell'articolo 147 LF. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora venga pronunciato il fallimento individuale dell'unico socio della società in accomandita semplice sciolta per la mancata ricostituzione della pluralità dei soci ma non ancora estinta, la duplicità di soggetti succedutisi dell'impresa (la società in accomandita e l'impresa individuale) consente di affermare che la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale nella cui titolarità si sono concentrati i rapporti facenti capo alla società implica la dichiarazione di fallimento della società stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015, n. 2263.


Socio illimitatamente responsabile - Alienazione della quota - Decorrenza del termine annuale per la dichiarazione del fallimento in estensione - Iscrizione della compravendita nel Registro delle imprese.
Nell'ipotesi di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio per effetto della alienazione della partecipazione, il dies a quo del termine annuale previsto per la dichiarazione del fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile va individuato nella data dell'iscrizione nel registro delle imprese della compravendita della quota sociale e non in quella di perfezionamento della stessa, restando la vendita della quota, cui non sia stata data pubblicità ai sensi dell'articolo 2290, comma 2, c.c., inopponibile ai terzi e non producendo la stessa i suoi effetti se non fra le parti del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Gennaio 2015, n. 1046.


Società di capitali – Competenze degli amministratori – Limiti ai poteri degli amministratori – Opponibilità ai soci e ai terzi – Sussistenza

Società di capitali – Art. 2361 cod. civ. – Partecipazione di società di capitali alle società di persone – Competenza assembleare – Mancanza delibera – Rilevabilità d’ufficio – Esclusione

Fallimento delle società – Società di capitali – Estensione del fallimento ex art. 147 l.f. – Interpretazione analogica – Criteri

Società di capitali – Imprenditore occulto – Definizione e elementi – Applicabilità

Fallimento delle società – Società di capitali – Estensione del fallimento ex art. 147 l.f. – Criteri ex art. 3 Cost. – Responsabilità imprenditore occulto – Responsabilità ex artt. 2497 e ss. cod. civ. – Responsabilità amministratore di fatto – Differenze
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Il sistema delle società di capitali è strutturato in modo che gli amministratori, che detengono i poteri di gestione della società, siano soggetti a regole che mirano ad assicurare la tutela dell’integrità del patrimonio sociale, nell’interesse dei soci e dei creditori. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il combinato disposto degli artt. 2361 cod. civ. e 111 duodecies disp. att. cod. civ., in ragione degli effetti che derivano per la società di capitali dall’acquisizione della partecipazione in una società di persone, effetti rappresentati dall’assunzione della responsabilità illimitata per le obbligazioni gravanti sulla società acquisita, rappresenta un limite legale al potere degli amministratori riservandone la determinazione ai soci in sede assembleare e impone l’informativa per i creditori sociali tramite la nota integrativa, la cui violazione ne precluderebbe la riferibilità o imputabilità giuridica, non dei singoli atti compiuti, ma dell’attività d’impresa unitariamente considerata, intesa come coordinamento temporale e funzionale dei singoli atti, ed effettivamente svolta dagli amministratori. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

L’art. 2361 cod. civ., quindi, è una norma che riserva all’organo assembleare la competenza alla formazione della volontà societaria di esercitare attività d’impresa secondo lo schema della società di persone. Le delibere implicite sono inammissibili nell’ordinamento delle società per azioni e la mancanza della delibera è rilevabile d’ufficio. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il criterio interpretativo della lettura costituzionalmente orientata della norma è diretta a precisare il significato precettivo di un enunciato letterale di ampio contenuto modulandone lo spettro applicativo, quindi, a livello metodologico non appare corretta l’utilizzazione di questo canone ermeneutico per applicare la norma ai casi da essa espressamente esclusi, rispetto ai quali, invece, deve essere utilizzato il canone dell’interpretazione analogica fondata sul meccanismo della “ubi eadem legis ratio, ibi eadem legis dispositio in eadema ratio” e, quindi, sulla ricerca della ragione che ha ispirato il legislatore nella formulazione della disposizione. Pertanto, l’applicazione dell’art. 147, co. 5, l.f.. ai casi di preventiva dichiarazione di fallimento di società di capitali per la sua estensione al soggetto al quale è “riferibile l’impresa”, impone un’attività ermeneutica diretta alla ricerca della ratio della norma e degli interessi perseguiti dal legislatore, con la successiva verifica dell’esistenza delle medesime esigenze nei casi non rientranti nell’enunciato letterale della disposizione. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Con l’espressione “imprenditore occulto” si fa riferimento all’orientamento teorico secondo cui, nell’ordinamento del diritto d’impresa, il criterio per l’acquisto della qualità di imprenditore e per la riferibilità dell’attività d’impresa non è il canone formale della spendita del nome ma quello sostanziale della titolarità effettiva dell’attività economica. Il legislatore ha affermato la fallibilità di una società e, quindi, di un imprenditore collettivo, del quale non è mai stato speso il nome nell’esercizio dell’intrapresa economica e che è, quindi, occulto cioè è titolare effettivo dell’attività d’impresa, con i relativi elementi caratterizzanti ossia quelli afferenti il potere gestorio e la responsabilità patrimoniale. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

La distinzione della figura dell’imprenditore occulto richiamata dall’art. 147 co. 5 l.f. rispetto al fenomeno del gruppo societario contemplato dagli artt. 2497 e ss. c.c. concerne il profilo sia gestorio sia economico: sotto il primo profilo, nel fenomeno del gruppo societario, si assiste a un potere di direzione unitaria che influenza la fase gestoria della società eterodiretta, con la facoltà degli amministratori, tuttavia, di adottare in piena autonomia una decisione difforme, invece, nel fenomeno contemplato dall’art. 147 co. 5 l.f., è previsto il potere dell’imprenditore o società “occulta” di compiere direttamente gli atti di gestione ovvero di condizionare in modo vincolante il compimento degli stessi da parte di colui che solo formalmente è il titolare dell’impresa; sotto il profilo economico, nel fenomeno del gruppo societario le conseguenze economiche delle decisioni gestorie delle singole società non hanno una conseguenza diretta, in termini di profitti e perdite nel patrimonio delle società titolare del potere di direzione unitario, diversamente da quanto accade per l’imprenditore “occulto”. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Il canone di interpretazione fondato sulla ragionevolezza, che ha il proprio fondamento nell’art. 3 Cost, induce a sostenere che l’estensione del fallimento, quindi, l’attivazione di una procedura esecutiva concorsuale per l’operare della responsabilità patrimoniale diretta con il superamento dello schermo societario possa conseguire solo rispetto a forme di ingerenza più penetrante nella gestione dell’impresa. Ne deriva che l’interpretazione dell’art. 147 co. 5 l.f. esclude dall’area dell’imprenditore occulto l’istituto dell’amministratore di fatto di società di capitali, atteso che per la configurabilità dell’imprenditore occulto non è sufficiente l’esistenza di un penetrante potere di ingerenza nella gestione della società tramite il compimento diretto di atti gestori ovvero tramite il condizionamento vincolante dell’operato degli amministratori di diritto, ma è necessario che dall’attività derivino anche conseguenze economiche dirette, in termini di rischi, utili e perdite, nel suo patrimonio (come nel caso di prestazione di fideiussione con rinuncia al diritto di regresso nei confronti della società; finanziamenti infruttiferi, apporto i nuova finanza nel concordato preventivo). (Luca Caravella) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 15 Gennaio 2015.


Fallimento e procedure concorsuali - Estensione della dichiarazione di fallimento - Prevista estensione della dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale alla società di cui questi è socio illimitatamente responsabile - Mancata previsione di analoga possibilità nell'ipotesi in cui il fallimento sia originariamente dichiarato nei confronti di una società di capitali, socia della società di fatto - Difetto di motivazione sulla rilevanza della questione prospettata - Inammissibilità.
E' inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 147, comma 5, L.F. sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione nella parte in cui non consente l’estensione del fallimento, originariamente dichiarato nei confronti di una società di capitali, ad una società di fatto costituita tra la società fallita e altri soci. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

E' inammissibile, per difetto di motivazione sulla rilevanza, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 147, comma 5, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 impugnato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui, nel consentire l'estensione della dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale alla società di cui questi è socio illimitatamente responsabile, non prevede analoga possibilità nell'ipotesi di fallimento originariamente dichiarato nei confronti di una società di capitali, socia della società di fatto. Il ricorrente, infatti, non ha verificato la compatibilità del disposto dell'art. 2361, comma 2, cod. civ. - che consente alle società per azioni di assumere partecipazioni in imprese comportanti la responsabilità illimitata soltanto nel rispetto di determinati adempimenti - con la possibilità per le società di capitali di partecipare a società di fatto la cui costituzione avviene per facta concludentia , né ha preso posizione circa le conseguenze del mancato rispetto di detti adempimenti. Il rimettente non ha nemmeno accertato se la disposizione codicistica possa estendersi alle società a responsabilità limitata per le quali manca una analoga previsione espressa. Inoltre, non risulta verificata la sussistenza di una società di fatto di cui fosse socia la società dichiarata fallita, né la riferibilità alla società di fatto, eventualmente ritenuta esistente, dell'attività imprenditoriale svolta dalla società dichiarata fallita. L'assenza di ogni argomentazione su tutti i detti profili preclude ogni verifica in ordine alla rilevanza della questione prospettata. (Massima uffciale)
Corte Costituzionale, 12 Dicembre 2014, n. 276.


Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento dei soci - Iscrizione di socio di società di fatto nel registro delle imprese come ditta individuale - Esteriorizzazione della cessazione del rapporto sociale - Idoneità - Esclusione - Fondamento - Fallimento del socio di fatto - Estendibilità alle società e agli altri soci illimitatamente responsabili.
L'iscrizione del socio di una società di fatto nel registro delle imprese come ditta individuale, non comporta lo scioglimento o l'estinzione del rapporto sociale, né costituisce mezzo idoneo ad esteriorizzare la cessazione dell'attività dell'ente (seppure in concreto gestita da uno solo dei soci) ai fini della decorrenza del termine annuale previsto dal primo comma dell'art. 147 legge fall, sicché il fallimento del socio erroneamente ritenuto imprenditore individuale può essere senz'altro esteso in danno della società e degli altri soci illimitatamente responsabili, senza che assuma rilevanza il rispetto del predetto termine. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Dicembre 2014, n. 26209.


Dichiarazione di fallimento - Socio illimitatamente responsabile - Termine annuale di cui all'articolo 10 L.F. - Computo - Effetti prenotativi dell'istanza di fallimento - Esclusione.
Il dies ad quem del termine annuale dalla cancellazione dal Registro delle imprese previsto dall'articolo 10 L.F. per la dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile è quello della pubblicazione della sentenza di fallimento, dovendosi escludere che l'istanza di fallimento tempestivamente presentata dal creditore possa a tal fine produrre effetti prenotativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 02 Novembre 2014.


Fallimento - Azione revocatoria - Consecuzione delle procedure di concordato e di fallimento dei soci illimitatamente responsabili.
Nel caso in cui, dopo l'ammissione di una società di persone al concordato preventivo, segua la dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili ex art. 147 l. fall., il termine di cui all'art. 67 l..fall. per l'esercizio dell'azione revocatoria dell'atto personale posto in essere dal socio decorre dal decreto di ammissione della società alla prima procedura concorsuale, e non dalla data della sentenza di fallimento del socio, atteso che il carattere meramente consequenziale e dipendente del fallimento del socio rispetto a quello della società comporta che, ai fini della dichiarazione di fallimento, abbia rilevanza unicamente lo stato d'insolvenza della società, indipendentemente dalla sussistenza o meno dello stato d’insolvenza personale del socio, dovendosi escludere un vulnus all'affidamento dei terzi, cui sono noti sin dalla data di apertura della prima procedura i soggetti potenzialmente sottoposti al fallimento in esito alla stessa (cfr. Cass. 17.2.2012 n.2335); il principio della consecuzione processuale tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento non trova invece applicazione unicamente con riferimento ai creditori personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone, in quanto l’efficacia del concordato preventivo della società nei confronti di soci illimitatamente responsabili riguarda esclusivamente i debiti sociali (Cass. 26.3.2010 n. 7273)".
(Fattispecie in cui il Giudice accoglie l’eccezione di revocatoria fallimentare sollevata dal curatore con riferimento alla ipoteca iscritta dal creditore sui beni personali del socio illimitatamente responsabile quale fideiussore, nei sei mesi precedenti la data di pubblicazione nel registro delle imprese della prima domanda di concordato). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 22 Ottobre 2014.


Procedure concorsuali - Fallimento - Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Partecipazione di società a responsabilità limitata a società di fatto e conseguente assunzione di responsabilità illimitata - Ammissibilità - Previa assunzione di delibera assembleare ex articolo 2361, comma secondo, cod. civ. e specifica informazione nella nota integrativa del bilancio - Necessità - Esclusione

Procedure concorsuali - Fallimento - Società di capitali - Società a responsabilità limitata - Accertata partecipazione di società a responsabilità limitata (già dichiarata fallita) a società di fatto partecipata da più società a responsabilità limitata e persona fisica - Estensione del fallimento di società a responsabilità limitata ai soci di fatto (società a responsabilità limitata e persona fisica) ex articolo 147, quinto comma, legge fallimentare - Ammissibilità
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Il mancato rispetto della procedura di cui al secondo comma dell’articolo 2361 cod. civ., e la mancata deliberazione dei soci di cui al secondo comma, n. 5, dell’articolo 2479 cod. civ., non precludono la partecipazione di una società a responsabilità limitata ad una società di fatto, atteso che entrambe le norme sono dirette a tutelare i soci ed hanno in coerenza rilevanza meramente interna e non escludono, pertanto, che nei rapporti con i terzi la società nasca, agisca e diventi titolare di diritti ed obblighi per effetto della condotta univocamente tenuta dai soci e dai soggetti ai quali è affidata l’amministrazione. (Avv. Stefano Maugeri - Dott. Salvatore Gnoffo) (riproduzione riservata)

Il quinto comma dell’articolo 147 della legge fallimentare deve intendersi applicabile a tutte le ipotesi in cui, dopo il fallimento di un imprenditore, sia esso persona fisica o società, risulti che l’attività di impresa dallo stesso esercitata era in realtà riferibile ad una società della quale il fallito era socio. (Avv. Stefano Maugeri - Dott. Salvatore Gnoffo) (riproduzione riservata)
Appello Caltanissetta, 28 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Rapporto con la procedura per dichiarazione di fallimento - Precedenza all’esame della domanda di concordato - Presupposti - Abuso del diritto - Fattispecie.
In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e concordato preventivo, la precedenza all’esame della domanda di concordato presuppone che il diritto di ricorrere a detta procedura sia esercitato correttamente e secondo la funzione e nei limiti che lo caratterizzano. Rappresenta, pertanto, un vero e proprio limite alla possibilità di dare la precedenza all’esame della domanda di concordato il fatto che il debitore non abusi del proprio diritto, in quanto soltanto a chi eserciti le facoltà riservategli dall’ordinamento secondo la funzione loro propria possono essere riconosciute le conseguenze favorevoli connesse a quei diritti. La domanda giudiziale in generale e quindi anche il ricorso alla procedura concorsuale può essere sottoposta a sindacato da parte del giudice al fine di verificarne la natura abusiva, vale a dire la utilizzazione dello strumento processuale per fini diversi da quelli sui propri e in violazione dei principi di buona fede e correttezza che rappresentano delle vere e proprie clausole generali dell’ordinamento. (Nel caso di specie, la Corte ha revocato la dichiarazione di fallimento nonché quella di inammissibilità della domanda di concordato con riserva operate dal Tribunale di Treviso in ragione del fatto che il protrarsi della procedura di concordato avrebbe fatto decorrere il termine per la dichiarazione di fallimento dei soci illimitatamente responsabili (ex articolo 147 L.F.) di una società di persone trasformatasi in società a responsabilità limitata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 17 Luglio 2014.


Società in accomandita semplice - Estensione del fallimento al socio accomandante - Fattispecie - Presupposti - Ruolo del socio accomandante e sua cooperazione in forma subordinata all'accomandatario.
In base agli artt. 2318 e 2320 c.c. la posizione giuridica del socio accomandante nella struttura organizzativa delle s.a.s. si deve ricostruire riconoscendo al “socio di capitali” lo status di socio che coopera, in forma subordinata all'accomandatario, per la gestione della società, avendo lo stesso il potere di agire in forza di procura speciale per singoli affari, il potere di prestare attività sotto la direzione degli accomandatari, il potere di dare pareri e rilasciare autorizzazioni, nonché di esercitare vigilanza e controllo sugli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 16 Luglio 2014.


Società in accomandita semplice - Violazione del divieto di ingerenza del socio accomandante negli affari della società - Presupposti - Natura gestoria degli atti - Assenza di procura speciale per il singolo affare.
In tema di ingerenza del socio accomandatario negli affari della società, in violazione del divieto di cui all’articolo 2320 c.c., va precisato che il carattere gestorio dell’interessamento per gli affari della società richiede il contenuto non puramente esecutivo, ma decisionale ed autonomamente orientato, dell’att, e l’assenza di procura speciale per il singolo affare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15600.


Fallimento – Attribuzione della qualifica di fallito al socio persona fisica di società fallita – Contrasto con i principi che tutelano la dignità della persona e l’uguaglianza tra i cittadini.
Gli artt. 147, co. 1, e 5, co. 1, l.f. contrastano con gli artt. 2, 3 e 41 della Costituzione, per: 1) la lesione del principio di uguaglianza, per la disparità di trattamento tra un imprenditore soprasoglia ed uno sottosoglia (e tra un soggetto fallibile ed uno non fallibile) nel subire la capitis deminutio sociale conseguente alla attribuzione dell’appellativo “fallito”, che viene dato con sentenza ad una persona fisica, per l’insolvenza della sua impresa, o della società di cui è socio illimitatamente responsabile; 2) lo iato di sensibilità (sociale e giuridica) rispetto alla vigente Costituzione materiale, che più non tollera nel proprio sentire che un soggetto persona fisica debba essere qualificato “fallito”, sol perché la sua impresa commerciale (e solo essa) non abbia funzionato a dovere, eventualmente anche per cause esterne al suo volere, come è dimostrato nei fatti dalla mutata sensibilità del Legislatore, che nella L. n. 3/2012 ha adoperato espressioni e fatto riferimento a procedure affatto diverse, comunque svincolate da una logica nominalmente punitiva fallimentaristica, ed implicanti soltanto procedure di regolazione concordata della crisi, oppure di liquidazione giudiziale, non traumatiche per la persona fisica e per la sua dignità. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 13 Giugno 2014.


Fallimento - Istanza di fallimento in estensione proposta dal curatore - Autorizzazione a stare in giudizio - Necessità - Esclusione.
Il curatore non è obbligato a munirsi dell'autorizzazione del giudice delegato a stare in giudizio per promuovere il procedimento di estensione del fallimento di cui all'articolo 147, comma 4, L.F. L'articolo 25 n. 6, L.F. prescrive, infatti, l'autorizzazione allorché il curatore debba stare in giudizio "come attore o convenuto", mentre il procedimento di estensione per la dichiarazione di fallimento non è riducibile ad un processo tra parti contrapposte in cui l'istante assume la veste di attore ed il fallendo quella di convenuto, vuoi perché il legittimato all'azione non è titolare di un diritto soggettivo al fallimento del debitore, vuoi perché l'accoglimento della domanda è idoneo a dar luogo ad un accertamento costitutivo valevole erga omnes. Inoltre, la decisione di agire o di resistere in giudizio non può più configurarsi come frutto di una scelta sostanzialmente spettante al giudice delegato, ma deve, al contrario, ritenersi una scelta del curatore, rispetto alla quale l'autorizzazione del giudice testimonia l'avvenuto controllo della legittimità (e non anche del merito) dell'iniziativa, controllo che non è necessario qualora detta iniziativa sia doverosa e la legittimazione del curatore sia già espressamente prevista dalla legge come nell'ipotesi dell'estensione del fallimento di cui all'articolo 147, comma 4, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2014.


Fallimento - Decisione di agire o resistere in giudizio - Scelta del curatore - Autorizzazione del giudice delegato - Controllo di legittimità e non di merito.
La decisione di agire o di resistere in giudizio non può più configurarsi come frutto di una scelta sostanzialmente spettante al giudice delegato, ma deve, al contrario, ritenersi una scelta del curatore, rispetto alla quale l'autorizzazione del giudice testimonia l'avvenuto controllo della legittimità (e non anche del merito) dell'iniziativa, controllo che non è necessario qualora detta iniziativa sia doverosa e la legittimazione del curatore sia già espressamente prevista dalla legge. (Fattispecie in tema di estensione del fallimento di cui all'articolo 147, comma 4, L.F.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2014.


Dichiarazione di fallimento - Estensione al socio occulto - Litisconsorzio necessario del creditore istante nella richiesta di fallimento della società.
In ipotesi di estensione del fallimento al socio occulto di società, il creditore che abbia chiesto il fallimento della società è litisconsorte necessario esclusivamente nel giudizio di reclamo proposto ex articolo 18 L.F. avverso la pronuncia di estensione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2014, n. 10795.


Fallimento delle società - Dichiarazione di fallimento della società di fatto costituita da società di capitali e da persone fisiche - Questione di costituzionalità..
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 147, comma 5, L.F., nella parte in cui, nell'ipotesi di fallimento originariamente dichiarato nei confronti di una società di capitali, non consente l'estensione del fallimento ad una società di fatto tra la società originariamente dichiarata fallita ed altri soci di fatto, siano essi persone fisiche o altre società, per contrasto con gli articoli 3, comma 1, e 24, comma 1, della Costituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 20 Novembre 2013.


Società di persone - Trasformazione in società a responsabilità limitata - Responsabilità del socio illimitatamente responsabile - Esclusione..
La liberazione del socio dalle obbligazioni preesistenti alla trasformazione è fatto diverso dalla cessazione della responsabilità illimitata. Invero, in mancanza del consenso esplicito o presunto dei creditori alla trasformazione di una società di persone in società di capitali, il socio illimitatamente responsabile della prima non è liberato dalle obbligazioni sociali contratte sino al momento della trasformazione e continua a risponderne illimitatamente; tuttavia, dopo che la trasformazione ha avuto luogo soltanto la società risponde delle nuove obbligazioni sociali non essendo prevista alcuna ultrattività della responsabilità illimitata del socio, incompatibile con la disciplina delle società di capitali. Ne consegue che, ai sensi della L. Fall., art. 147, comma 2, decorso un anno dalla iscrizione della trasformazione nel registro delle imprese, non può più essere dichiarato il fallimento del socio già illimitatamente responsabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Novembre 2013, n. 25846.


Società in nome collettivo - Responsabilità del socio per le obbligazioni sociali - Recesso del socio - Pubblicità nel registro delle imprese - Rilevanza della compagine sociale al momento in cui sorge l'obbligazione..
In forza delle previsioni di cui agli artt. 2267, 2290 e 2300 c.c., il socio di una società in nome collettivo che abbia ceduto la propria quota risponde, nei confronti dei terzi, delle obbligazioni sociali sorte fino al momento in cui la cessione sia stata iscritta nel registro delle imprese o fino al momento (anteriore) in cui il terzo sia venuto a conoscenza della cessione. Poiché detta pubblicità costituisce fatto impeditivo di una responsabilità altrimenti normale, essa deve essere allegata e provata dal socio che opponga la cessione al fine di escludere la propria responsabilità per le obbligazioni sociali (Cass. 2215/06; Cass. 20447/11; Cass. 6230/13). Il principio in esame trova il proprio riferimento temporale rispetto al momento in cui la società contrae obbligazioni verso il terzo e non già rispetto al momento in cui quest'ultimo agisce in giudizio. E', pertanto, di tutta evidenza che il terzo che entra in rapporti negoziali con una società di persone è consapevole di poter contare anche sulla responsabilità solidale di tutti i soci per le obbligazioni sociali. E' dunque al momento in cui si stipula il negozio e si contrae l'obbligazione da parte della società che rileva la composizione della compagine sociale. Ne discende necessariamente che se a quel momento il recesso di un socio non è stato pubblicato sul registro delle imprese tale recesso non potrà essere opponibile al terzo senza che rilevi il momento successivo in cui questi intenti azione giudiziaria per l'inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2013, n. 24490.


Dichiarazione di fallimento - Estensione alla società di fatto - Presupposti - Fallimento della società di fatto formata da società a responsabilità limitata e da società in nome collettivo..
La disposizione del quinto comma dell’articolo 147 L.F. è applicabile anche all’ipotesi in cui, dichiarato il fallimento di una società, risulti che l’attività di impresa della società fallita è riconducibile ad una società, di cui quella già fallita fa parte, e delle cui obbligazioni risponde illimitatamente. Infatti, secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, per poter considerare esistente una società di fatto, agli effetti della responsabilità delle persone o dell’ente, anche in sede fallimentare, non occorre necessariamente la prova del patto sociale, ma è sufficiente la dimostrazione di un comportamento, da parte dei soci, tale da far ritenere che, nonostante nei confronti dei terzi appaia formalmente un solo soggetto giuridico che esercita attività d’impresa, in effetti, dietro lo schermo della personalità giuridica di tale soggetto,  si celano altri soggetti che gestiscono ed operano di fatto unitamente o in luogo della società che appare. (Nel caso di specie, il fallimento di una società a responsabilità limitata e stato esteso alla società di fatto tra detta società ed altra in nome collettivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Gela, 15 Ottobre 2013.


Ricorso di fallimento – Estensione ex art. 147, comma 2, l. fall. – Sussistenza – Fondamento. Registro Imprese – Evidenziazione pubblica – Formalità ed equipollenza – Insussistenza..
Le formalità della evidenziazione pubblica mediante Registro delle Imprese non ammette equipollenti, che non solo sarebbero scivolosi e dubbi, ma oltre tutto non consentirebbero neppure di stabilire un momento unico per tutti i terzi interessati dal quale far decorrere l’anno di fallibilità di cui all’art. 147 l. fall. Il dies a quo donde far decorrere l’anno in questione non può che coincidere con quello in cui la parte ha osservato “le formalità per rendere noti a terzi i fatti indicati”, cioè il suo recesso. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Bari, 23 Agosto 2013.


Fallimento delle società - Società in accomandita semplice - Divieto dell'accomandante di ingerirsi nella gestione della società - Estensione del fallimento..
La disciplina dell'articolo 147 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, in tema di estensione del fallimento della società ai soci illimitatamente responsabili, si riferisce non soltanto ai soci illimitatamente responsabili per contratto sociale, ma anche a quegli altri soci che, pur non essendo tenuti in base al contratto sociale a rispondere illimitatamente, abbiano assunto responsabilità illimitate solidali verso i terzi in tutte le obbligazioni sociali e, pertanto, il fallimento della società in accomandita semplice deve essere esteso anche all’accomandante che si è ingerito nell'amministrazione della società. Tribunale Padova, 06 Agosto 2013.


Dichiarazione di fallimento - Fallimento in estensione - Autorizzazione del curatore a stare in giudizio - Necessità..
Il fallimento in estensione di cui all'articolo 147 L.F. è una procedura del tutto autonoma rispetto alla prima dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che il curatore che agisce chiedendo l'estensione del fallimento deve essere autorizzato dal giudice delegato ai sensi dell'articolo 25 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 03 Luglio 2013.


Dichiarazione di fallimento - Fallimento in estensione - Procedimento contenzioso con parti contrapposte - Assistenza tecnica - Necessità..
Il procedimento avanti il tribunale per l'estensione della dichiarazione di fallimento ai sensi dell'articolo 147 L.F. richiede l'assistenza tecnica della parte in quanto è caratterizzato dalla presenza di parti contrapposte in posizione antagonista, trae origine da una vera e propria domanda analoga a quella prevista dall'articolo 6 L.F. ed è destinato a concludersi con un provvedimento idoneo ad incidere su diritti fondamentali della persona. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 03 Luglio 2013.


Fallimento – Socio illimitatamente responsabile receduto – Recesso non pubblicizzato - Affidamento dei terzi – Effetti.
Il recesso del socio di società di persone, cui non sia stata data pubblicità, ai sensi dell'art. 2290, comma 2, c.c. è inopponibile ai terzi e non produce effetti al di fuori dell'ambito societario, così che il recesso non pubblicizzato non è idoneo ad escludere l'estensione del fallimento pronunciata ai sensi dell’art. 147 legge fall., nè assume rilievo il fatto che il recesso sia avvenuto oltre un anno prima della sentenza dichiarativa di fallimento, posto che il rapporto societario, per quanto concerne i terzi, è ancora in atto. (Massima a cura di Redazione IL CASO.it - Riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2013, n. 13838.


Estensione di fallimento ex art. 147 l.fall. – Accertamento di società di fatto tra società di capitali – Ammissibilità – Partecipazione di società di capitali in società a responsabilità illimitata – Ammissibilità – Requisiti e limitazioni previste dall’art. 2361, co. 2, c.c. – Irrilevanza – Condizioni incidenti sulla validità e non sulla esistenza del fenomeno della partecipazione.

Responsabilità della holding ex art. 2497 c.c. ed estensione di fallimento ex art. 147 l.fall. – Interessi tutelati ed ambiti di applicazione – Differenziazioni.
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Non si ravvisano elementi impeditivi a configurare l’esistenza di una società di fatto tra società di capitali, benché la partecipazione di esse non sia conforme ai requisiti di cui all’art. 2361 c.c.. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

L’art. 2361 co. 2 c.c., nel prevedere che l’assunzione di partecipazioni in altre imprese comportanti una responsabilità illimitata per le obbligazioni delle medesime deve essere deliberata dall’assemblea e che di tali partecipazioni gli amministratori devono fornire specifica informazione nella nota integrativa del bilancio, non individua elementi indefettibili per la configurabilità dell’esistenza della fattispecie (tra cui: delibera assembleare, informazione nella nota integrativa di bilancio), ma specifica le condizioni di validità del fenomeno della partecipazione, rispetto all’articolazione interna della società (necessità, appunto, che l’organo assembleare deliberi, con cognizione di causa dell’effetto di responsabilità illimitata discendente dall’acquisizione della partecipazione), e rispetto ai terzi (i creditori che, appunto, esaminano la nota integrativa al bilancio), cosicchè trattasi di condizioni incidenti sulla validità e non sulla esistenza del fenomeno della partecipazione. Difatti una società a responsabilità illimitata può essere sempre costituita nella forma della società in nome collettivo irregolare o di fatto. Alla stessa categoria dei fenomeni che si realizzano nei fatti oltre e al di là delle previsioni normative, può essere ricondotta anche la partecipazione di una società di capitali in una società di persone, ove difetti la delibera dell’assemblea e l’indicazione di detta partecipazione nella nota integrativa di bilancio. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

La disciplina dettata dagli artt. 2497 e ss. c.c., relativa alla responsabilità della società che eserciti attività di direzione e controllo (anche nella forma del cd. holder personale), individua un percorso normativo imperniato sulla responsabilità risarcitoria della holding alternativo alla responsabilità patrimoniale delle società facenti parte del gruppo. Le norme ora citate del codice civile e l’art. 147 L.F. disciplinano, invece, fattispecie differenti, le prime avendo riguardo al cattivo esercizio di un potere (effettivo e lecito) di direzione e coordinamento su altre società, la seconda riguardando il caso in cui emerga che le distinte personalità giuridiche ad altro scopo non servono che a simulare l’esistenza di un’unica impresa, individuale o collettiva, che, come tale, in caso di sua insolvenza, va dichiarata fallita con fallimento in estensione dei suoi componenti. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola, 23 Maggio 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Fallimento di società di persone o del socio inizialmente ritenuto imprenditore individuale - Estensione al socio illimitatamente responsabile - Proposizione da parte di quest'ultimo del giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento - Litisconsorzio necessario dei creditori istanti del primo fallimento - Sussistenza - Fondamento..
I creditori istanti per il fallimento di una società di persone o di un imprenditore individuale assumono, anche nel regime intermedio disciplinato dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, la posizione di litisconsorti necessari nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato esteso, trattandosi di ipotesi ricompresa nell'art. 147 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2013, n. 10731.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Giudice delegato che abbia autorizzato il curatore a proporre istanza per la dichiarazione di fallimento in estensione - Successiva partecipazione del medesimo giudice al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso - Possibilità - Esclusione - Fattispecie successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e 169 del 2007..
Il giudice delegato che abbia autorizzato il curatore, ex art. 25, primo comma, n. 6, legge fall. (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", risultante dalle modifiche apportategli dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169), a richiedere, alla stregua dell'art. 147, quarto comma, della medesima legge, l'estensione del fallimento in danno del socio accomandante asseritamente ingeritosi nell'amministrazione della società in accomandita semplice, non può, poi, partecipare al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso, trovando anche in tal caso piena e diretta applicazione il secondo comma del suddetto art. 25, la cui chiara portata precettiva impedisce a quel giudice di trattare i giudizi che abbia autorizzato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2013, n. 10732.


Società di fatto - Partecipazione di società di capitali - Esclusione..
Deve escludersi l'ammissibilità di una società di fatto partecipata da società di capitali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 30 Aprile 2013.


Holding personale costituente impresa commerciale attraverso l'organizzazione e coordinamento di gruppo di imprese - Configurabilità..
E’ configurabile una holding di tipo personale costituente impresa commerciale suscettibile di fallimento, quando questa agisca in nome proprio per il perseguimento di un risultato economico  ottenuto attraverso l’attività svolta, professionalmente, con l’organizzazione e il coordinamento dei fattori produttivi relativi al proprio gruppo di imprese. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Marzo 2013.


Società di fatto capogruppo di imprese - Organizzazione imprenditoriale autonoma rispetto alle singole imprese controllate - Economicità aggiuntiva direttamente riferibile all'attività di direzione e controllo - Necessità..
L’accertamento circa l’esistenza di una società di fatto che svolga il ruolo di capogruppo di altre imprese “palesi” non può prescindere dalla verifica della compresenza, in capo ad essa s.d.f., di un’organizzazione imprenditoriale autonoma rispetto alle singole società che si ipotizzano controllate e di una economicità aggiuntiva da intendersi come produzione di un plusvalore direttamente riferibile all’attività di direzione e controllo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Marzo 2013.


Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento dei soci - Distinzione tra i due fallimenti - Funzione - Limiti - Azioni revocatorie contro atti del socio - Curatela del fallimento sociale - Legittimazione attiva - Sussistenza - Fondamento..
In ipotesi di fallimento di una società di persone e dei soci illimitatamente responsabili (ai sensi dell'art. 147 legge fall.), il curatore del fallimento sociale è legittimato ad agire in revocatoria contro atti del socio, in quanto la distinzione tra i due fallimenti è unicamente finalizzata a limitare il concorso dei creditori particolari del socio al solo fallimento del proprio debitore, senza alcuna possibilità di partecipazione al fallimento sociale, mentre il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l'intero anche in quello del socio, che ha natura derivativa e prescinde dall'insolvenza di questi, sicché, tra l'altro, l'accrescimento del patrimonio del socio, in conseguenza dell'accoglimento di azioni revocatorie, produce risultati positivi agli effetti del soddisfacimento delle ragioni dei creditori della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2013, n. 1778.


Fallimento di una società di fatto fra società di capitali - Ricorrenza requisiti ex art. 2361 comma 2 c.c. novellato dalla riforma del diritto societario - Non necessità. .
E’ configurabile un fallimento di una società di fatto esistente fra società di capitali, e cioè senza che debbano necessariamente ricorrere le condizioni, di derivazione “formalistica”, dettate dall’art. 2361, comma 2, c.c.., come modificato dalla riforma del diritto societario. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 07 Gennaio 2013.


Domanda di concordato preventivo - Omessa indicazione dei beni nella disponibilità dei soci illimitatamente responsabili ex art. 161, comma 2, lett. d), l.fall. - Impossibilità per i creditori di esprimere un voto pienamente informato sulla proposta..
L’omessa indicazione nella domanda dei beni nella disponibilità dei soci illimitatamente responsabili - in dispregio della prescrizione contenuta nell'art. 161, comma 2, lett. d), l.fall. - non consente ai creditori di esprimere un voto pienamente informato sulla proposta concordataria tenendo per di più in considerazione, nell'ipotesi alternativa di fallimento, il maggior attivo acquisibile alla procedura costituito dall'intero patrimonio dei soci illimitatamente responsabili a cui si estende ex art. 147 l.fall. la declaratoria di fallimento. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2012.


Concordato preventivo - Deliberazione ed omologazione - Sentenza di omologazione - Impugnazioni - Appello - Società di persone - Rigetto dell'istanza di concordato - Dichiarazione di fallimento della società e dei soci illimitatamente responsabili - Impugnazione - Legittimazione del socio - Esclusione - Opposizione alla dichiarazione di fallimento - Necessità.
Posto che il socio illimitatamente responsabile di una società di persone ammessa alla procedura di concordato preventivo non è parte del relativo giudizio di omologazione, ne deriva l'inappellabilità, da parte sua, della sentenza ex art. 181 legge fall. (nel testo anteriore alla riforma, applicabile "ratione temporis") che, rigettando la domanda di ammissione al concordato, dichiari il fallimento della società e dei suoi soci, spettando allo stesso il generale rimedio previsto dall'art. 18 legge fall. (nel testo anteriore alla riforma), a ciò non ostando la possibile duplicazione di giudizi di impugnazione innanzi a giudici diversi, in quanto a tale eventualità può porsi riparo, ove ne ricorrano concretamente i presupposti, con la sospensione della opposizione in attesa della definizione dell'eventuale appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2012, n. 21602.


Fallimento - Società di fatto - Partecipazione di società di capitali - Irrilevanza di irregolarità formali relative alle modalità di partecipazione - Rilevanza degli atti di gestione e di amministrazione e del comportamento della partecipante..
La riforma del diritto societario di cui al decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6 ha previsto e regolamentato la partecipazione di società di capitali a società di persone o ad imprese che comportino l'assunzione della responsabilità illimitata. Tuttavia, la circostanza che l'assunzione della partecipazione sociale in dette società abbia avuto luogo in violazione dell'articolo 2361 c.c. non comporta l'inesistenza di detta partecipazione, la quale per sua natura esiste a prescindere dal rispetto dei requisiti formali. Deve quindi escludersi che eventuali situazioni di irregolarità conducano all'inefficacia nei confronti della partecipante degli atti di partecipazione alla società di fatto, posto che tali atti di gestione e di amministrazione rilevano dal punto di vista obiettivo come tali, attraverso il comportamento dei partecipanti uti soci e senza che a tale scopo sia rilevante la loro regolarità formale e l'assunzione della previa delibera di autorizzazione da parte dell'assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 30 Luglio 2012.


Società occulta - Dichiarazione di fallimento - Patto di occultamento - Prova - Necessità..
Essenziale elemento costitutivo della società occulta è rappresentato dal patto di occultamento, in forza del quale i rapporti con i terzi, ancorché intrattenuti per conto della società, figurano posti in essere da uno solo dei soci che appare all’esterno titolare di un’impresa individuale dal punto di vista fattuale, sì che – allorché non sia dato desumere, dalla ricostruzione operata dal Tribunale, alcuna plausibile ragione, e tanto meno dimostrazione, dell’esistenza del patto di occultamento – deve revocarsi la sentenza dichiarativa di fallimento di una società occulta. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 10 Dicembre 2011.


Società irregolare tra persone fisiche e persone giuridiche - Configurabilità - Dichiarazione di fallimento - Ammissibilità - Sintomi rivelatori..
La esistenza di una società irregolare, costituita in via di fatto tra persone fisiche e società di capitali allo scopo di assicurare una gestione unitaria di queste ultime è deducibile dalla riconducibilità delle società ai medesimi soggetti, dall'impiego delle medesimi sedi operative, dal ricorso al medesimo istituto di credito con attribuzione alle varie società di identici codici fiscali e partita Iva, dall'utilizzo indifferenziato degli elementi identificativi delle società nonché dall'abituale contatto di detti soggetti con i terzi condotto in modo tale da ingenerare l'affidamento di uno svolgimento in comune dell'attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Novembre 2011.


Fallimento - Società in accomandita semplice - Socio accomandante che abbia violato il divieto di immissione nell'attività amministrativa - Mancata estensione della dichiarazione di fallimento - Irrilevanza..
La mancata estensione della dichiarazione di fallimento non esclude la responsabilità del socio accomandante che abbia violato il divieto di immissione nell'attività amministrativa quale concorrente nel delitto di bancarotta fraudolenta ascritto all'accomandatario, essendo sufficiente ai fini della lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale enunciata dall’art. 216, legge fallimentare lo svolgimento di attività amministrativa, anche attraverso i contatti con clienti dell'impresa, i quali inevitabilmente la gestione delle attività aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 29 Settembre 2011, n. 44103.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Azione di responsabilità - Delibera assembleare - Necessità.
Il liquidatore giudiziale è privo della legittimazione ad esperire l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società ammessa alla procedura di concordato preventivo per cessione dei beni, quantomeno nei casi in cui la relativa proposizione non sia stata deliberata dall'assemblea, al fine di ricomprenderla nell'attivo concordatario, in tal senso deponendo sia la sua funzione di mero mandatario per la liquidazione dei beni oggetto della cessione (per i limiti della legittimazione processuale del liquidatore nel concordato preventivo cfr. Cass., 14 marzo 2006, n. 5515), sia la previsione dell'art. 2394-bis c.c. che, nel dettare una disciplina speciale in ordine alla legittimazione degli organi delle procedure concorsuali al fine dell'esercizio dell'azione di responsabilità, non contiene alcun riferimento al liquidatore giudiziale. Anche ammettendo che quando la cessione abbia per oggetto genericamente tutte le attività del debitore, tra queste rientri anche l'eventuale azione di responsabilità, alla luce del carattere eccezionale delle previsioni di cui all'art. 2394-bis c.c. e dell'art. 147 L.F., si deve escludere che il liquidatore possa esercitare l'azione senza la deliberazione dell'assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Luglio 2011.


Fallimento - Estensione del fallimento (di una società di capitali) ad una società di fatto (c.d. supersocietà di fatto) tra una società di capitali già fallita e una società di persone - Termine..
In forza dell'art. 147, comma 2, l. fall., il curatore di una società di capitali non può chiedere il fallimento in estensione della società di fatto - che asserisce esistere tra la società di capitali (già dichiarata fallita) e una società di persone - decorso un anno dallo scioglimento della società di fatto di cui è ipotizzata l'esistenza (nella fattispecie il Tribunale ha ritenuto quindi inutile analizzare la questione relativa all'ammissibilità, o meno, di una società di fatto a cui partecipi una società di capitali). (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 10 Giugno 2011.


Società di fatto - Esistenza di un disegno imprenditoriale unitario tra persona fisica e società di capitali - Società di fatto - Configurabilità - Dichiarazione di fallimento - Ammissibilità - Fattispecie - Elementi sintomatici..
Le disposizioni contenute nell'articolo 147, legge fallimentare consentono la dichiarazione di fallimento della società di fatto esistente tra una persona fisica ed una o più società di capitali, qualora sia identificabile un disegno imprenditoriale unitario ed il perseguimento di interessi riferibili ad una unica società di fatto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vibo Valentia, 10 Giugno 2011.


Fallimento - Fallimento dei soci illimitatamente responsabili - Fallimento della società partecipante - Estensione ai soci della società partecipante..
Ai sensi dell'art. 147 l.f., il fallimento della società produce anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche, illimitatamente responsabili e quindi anche della società partecipante illimitatamente responsabile (ed eventualmente dei suoi soci, a loro volta illimitatamente responsabili), indipendentemente dal loro stato di insolvenza. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 11 Marzo 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento della società e dei soci - Accertamento di maggior reddito della società - Giudizio tributario - Litisconsorzio necessario - Spettanza - Al curatore del fallimento della società - Fondamento.

Tributi (in generale) - Contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - Procedimento - In genere - Accertamento in rettifica delle dichiarazioni dei redditi di società di persone - Litisconsorzio necessario originario - Sussistenza nei confronti di tutti i soci e della società - Fallimento della società - Avviso di accertamento notificato alla sola curatela - Rispetto dell'integrità del contraddittorio - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze.
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Il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci - salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali -, sicché tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi, configurandosi un caso di litisconsorzio necessario originario.Tale regola, applicabile nell'ipotesi di società "in bonis", affievolisce, nell'ipotesi di avviso di accertamento notificato al curatore del fallimento di società di persone, estendendosi la rappresentanza processuale del curatore a tutte le controversie relative ai rapporti compresi nel fallimento, così che, essendo egli libero di agire nell'interesse di ciascun soggetto rappresentato e, dunque, sia della società, che dei suoi soci, l'integrità del contraddittorio viene ad essere garantita dall'unicità del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 Dicembre 2010, n. 25616.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Società inserita in un gruppo di società collegate o controllate da un'unica società "holding" - Accertamento dell'insolvenza - Criterio dell'autonomia delle situazioni di ciascuna società - Configurabilità - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Procedimento - In genere - Contraddittorio - Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e dei suoi soci illimitatamente responsabili - Oggetto delle contestazioni - Esistenza della società, partecipazione ad essa e stato di insolvenza della società - Sufficienza - Modalità operative della società ovvero sussistenza di altri soci - Necessità di contestazione - Esclusione - Fondamento.
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Ai fini della dichiarazione di fallimento di una società, che sia inserita in un gruppo, cioè in una pluralità di società collegate ovvero controllate da un'unica società "holding", l'accertamento dello stato di insolvenza deve essere effettuato con esclusivo riferimento alla situazione economica della società medesima, poichè, nonostante tale collegamento o controllo, ciascuna di dette società conserva propria personalità giuridica ed autonoma qualità di imprenditore, rispondendo con il proprio patrimonio soltanto dei propri debiti. (massima ufficiale)

In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di fatto e dei suoi soci illimitatamente responsabili, l'attuazione del diritto di difesa posto dall'art. 15 legge fall. richiede che l'instaurazione del contraddittorio coinvolga i presupposti essenziali della dichiarazione stessa ed abbia carattere preventivo rispetto alla pronuncia, essendo sufficiente che ai predetti soci sia contestata l'esistenza della società, la loro partecipazione ad essa e lo stato di insolvenza della società; non è invece indispensabile che sia anche contestato loro il modo con cui la società ha in concreto operato, nè l'eventuale sussistenza di altri soci. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 18 Novembre 2010, n. 23344.


Società di persone - Concordato preventivo - Estensione ai soci illimitatamente responsabili del concordato della società - Esclusione - Estraneità del patrimonio dei soci al concordato..
I soci illimitatamente responsabili non hanno facoltà di presentare autonoma domanda di concordato preventivo né è possibile sostenere che a loro possa automaticamente essere esteso il concordato che riguarda la società, con la conseguenza che il patrimonio personale di detti soci resta estraneo alla procedura di concordato preventivo ove vige il principio generale per il quale la procedura è riservata esclusivamente all'imprenditore commerciale e la norma contenuta nell'articolo 147, legge fallimentare, che prevede l'estensione della procedura concorsuale a soggetti privi della natura di imprenditore commerciale, ha natura eccezionale e non è suscettibile di applicazione analogica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 02 Novembre 2010.


Società di persone - Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile - Credito vantato nei confronti di altra società cui detto socio faccia parte - Ammissione al passivo - Esclusione..
Il credito vantato nei confronti di una società di persone il cui socio sia stato dichiarato fallito in quanto socio illimitatamente responsabile di altra società di persone non può essere insinuato nel fallimento di quest'ultima società; la circostanza che le due società abbiano in comune il socio illimitatamente responsabile non esclude che le stesse abbiano distinta soggettività giuridica, con la conseguenza che il credito vantato nei confronti dell'una non può essere insinuato nel fallimento dell'altra. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 28 Ottobre 2010.


Fallimento del socio occulto illimitatamente responsabile – Applicazione del termine annuale di cui all'articolo 147 legge fall. – Esclusione. (03/08/2010).
Il termine annuale previsto dall'articolo 147, comma 2, legge fallimentare, in base al quale il fallimento del socio illimitatamente responsabile può essere dichiarato solo entro un anno dallo scioglimento del vincolo, non è applicabile alla ipotesi del socio occulto, mancando, in tal caso, le formalità necessarie per rendere noto ai terzi l'evento del quale il termine decorre. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 23 Luglio 2010, n. 0.


Impresa familiare - Fallimento del titolare - Estensione agli altri componenti - Condizioni - Esistenza di una società di fatto - Accertamento - Necessità - Fondamento.

Fallimento del titolare - Estensione agli altri componenti - Condizioni - Esistenza di una società di fatto - Accertamento - Necessità - Fondamento.
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Ai fini dell'estensione del fallimento del titolare dell'impresa familiare agli altri componenti della stessa è necessario il positivo accertamento dell'effettiva costituzione di una società di fatto, attraverso l'esame del comportamento assunto dai familiari nelle relazioni esterne all'impresa, al fine di valutare se vi sia stata la spendita del "nomen" della società o quanto meno l'esteriorizzazione del vincolo sociale, l'assunzione delle obbligazioni sociali ovvero un complessivo atteggiarsi idoneo ad ingenerare nei terzi un incolpevole affidamento in ordine all'esistenza di un vincolo societario, mentre non assume rilievo univoco né la qualificazione dei familiari come collaboratori dell'impresa familiare, né l'eventuale condivisione degli utili, trattandosi d'indicatori equivoci rispetto agli elementi indefettibili della figura societaria costituiti dal fondo comune e dalla "affectio societatis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2010, n. 14580.


Società in accomandita semplice – Soci accomandanti – Prestazione di garanzie e prelievo dalle casse sociali – Assunzione della responsabilità illimitata – Esclusione. (28/09/2010).
Con riguardo all’immistione dell’accomandante di s.a.s. nella gestione sociale, prevista dall’art. 2320 cod. civ., e da cui consegue l’estensione al socio del fallimento della società per l’art. 147 della legge fall., la Corte ha ritenuto che la prestazione di garanzie e il prelievo di fondi dalle casse sociali per le esigenze personali (quand’anche quest’ultimo sia indebito o addirittura illecito) non integrano atti di ingerenza nell’amministrazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, 03 Giugno 2010, n. 13468.


Società a responsabilità limitata – Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori – Prescrizione – Decorrenza – Pubblicazione del bilancio con un risultato negativo – Azzeramento del capitale sociale – Adempimenti di cui agli articoli 2446 e 2447 codice civile. (29/06/2010).
E’ idonea a far decorrere il dies a quo del termine di prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori la pubblicazione del bilancio che riporti un risultato negativo consistente, tale da azzerare del tutto il capitale sociale e tale dunque da imporre l’adozione degli adempimenti di cui agli articoli 2446 e 2447 del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 25 Maggio 2010.


Fallimento – Estensione al socio illimitatamente responsabile – Potere del giudice delegato di autorizzare il curatore alla richiesta di estensione – Natura – Incompatibilità del giudice che dichiara il fallimento – Insussistenza. (26/10/2010).
Il potere attribuito al tribunale dal novellato articolo 147, legge fallimentare, di estendere il fallimento ai soci illimitatamente responsabili ha natura integrativa di quello del curatore, il quale mira alla realizzazione di un effetto che la legge prevede come conseguenza della dichiarazione di fallimento. Pertanto, l'autorizzazione del giudice delegato al curatore a richiedere l'estensione del fallimento non è qualificabile come esercizio dei poteri di cui all'art. 25, n. 6, legge fallimentare, in quanto rientra in quei poteri di vigilanza che il giudice delegato esercita sugli organi della procedura e non si pone, con riferimento al suo esercizio ed alla successiva dichiarazione di fallimento, alcun problema di incompatibilità. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 18 Maggio 2010.


Fallimento – Dichiarazione in estensione al socio illimitatamente responsabile – Elementi indicativi della partecipazione alla società – Compimento di atti di ordinaria e straordinaria amministrazione – Trattative con i terzi – Rilevanza. (03/06/2010).
Se, da una parte, ai fini dell’estensione del fallimento al socio occulto, non sono determinanti elementi quali la prestazione di una fideiussione in una solo circostanza, l’indicazione del nome sui biglietti da visita della società e la qualifica, in una sola occasione, di direttore commerciale della società, sono invece particolarmente indicativi, ai fini che interessano, l’attività di gestione amministrativa ordinaria e straordinaria della società e di trattativa con i terzi in ordine a questioni di rilevante interesse economico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 29 Aprile 2010, n. 0.


Fallimento – Procedimento per dichiarazione – Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile di società dichiarata fallita prima della riforma – Questione di diritto transitorio – Scelta del mezzo di impugnazione – Applicazione della nuova normativa. (21/05/2010).
La sentenza di fallimento pronunciata in data successiva alla entrata in vigore della riforma della legge fallimentare di cui al d.lgs. n. 5/2006 e che abbia ad oggetto l’estensione del fallimento al socio di società dichiarata fallita in data precedente alla citata riforma, deve essere resa con la forma ed il contenuto previsti dalla nuova normativa, la quale ne regolerà, pertanto, anche la fase dell’impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 21 Aprile 2010.


Società di persone – Concordato preventivo – Successiva dichiarazione di fallimento – Debiti personali dei soci – Principio della consecuzione processuale – Inapplicabilità – Conseguenze – Ipoteca giudiziale a carico del socio – Opponibilità al fallimento – Decorrenza – Interessi passivi – Opponibilità al fallimento – Decorrenza – Dalla data della dichiarazione di fallimento – Fondamento. (29/06/2010).
Il principio della consecuzione processuale tra le procedure di concordato preventivo e di fallimento non può essere applicato con riferimento ai creditori personali dei soci illimitatamente responsabili di società di persone, in quanto l'efficacia del concordato preventivo della società nei confronti dei soci illimitatamente responsabili riguarda esclusivamente i debiti sociali. Ne consegue che ai fini dell'opponibilità di eventuali ipoteche al fallimento o del computo degli interessi sui crediti vantati nei confronti dei singoli soci, non rileva la data di ammissione della società di persone al concordato preventivo, ma quella della successiva dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 147 della legge fall., dei soci illimitatamente responsabili. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, 26 Marzo 2010, n. 7273.


Fallimento – Società di fatto occulta tra S.r.l. unipersonale e impresa individuale – Volontà negoziale dei soci – Realizzazione dell’oggetto sociale – Partecipazione ai guadagni ed alle perdite – Necessità..
L’esistenza di un sistema di finanziamento di una società a responsabilità limitata unipersonale da parte dell’impresa individuale esercitata dal titolare della prima, unitamente al costante rapporto di collaborazione tra le due imprese, volto al conseguimento di risultati patrimoniali comuni, non sono elementi sufficienti a far ritenere l’esistenza di una società di fatto tra le suddette due imprese ove manchi la prova della volontà negoziale dei soci di costituire detta società, della realizzazione dell’oggetto sociale attraverso un fondo comune e della partecipazione ai guadagni ed alle perdite. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 23 Marzo 2010, n. 0.


Fallimento – Dichiarazione – Competenza – Holding personale occulta – Prova della sede della capo gruppo – Necessità..
Il riconoscimento di una holding personale non comporta tout court una vis attrattiva della competenza in capo ad uno dei tribunali che sarebbero competenti per le singole imprese che ne fanno parte, a meno che non si provi che la sede effettiva di una società appartenente ad un gruppo non si identifica con la sede legale ma con quella della capo gruppo, non essendo sufficiente a tal fine dimostrare la gestione unitaria ed i collegamenti di natura finanziaria ed organizzativa con la capogruppo medesima, occorrendo invece dimostrare che la sede legale dell’impresa controllata è meramente formale in quanto l’effettivo centro amministrativo e gestionale dello specifico settore di attività della società controllata si trovano presso quella della capogruppo. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 23 Marzo 2010, n. 0.


Società di persone – Giudizio per dichiarazione di fallimento – Contemporanea pendenza del giudizio per dichiarazione di fallimento dei soci illimitatamente responsabili – Litispendenza – Esclusione – Diversità degli elementi identificativi dell'azione. (20/07/2010).
Tra il giudizio per dichiarazione di fallimento della società e quello per l’estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili non vi è alcun rapporto di litispendenza diversi essendo gli elementi identificativi dell'azione quali le parti (la società nel primo, i soci nell’altro), il petitum (il fallimento della società a fronte del fallimento dei soci) nonchè la causa petendi (l'insolvenza e le altre condizioni richieste per il fallimento della società nell’un caso e le condizioni per l'estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile nell’altro). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 03 Marzo 2010, n. 0.


Dichiarazione di fallimento della società di persone – Successiva estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili non occulti – Legittimazione attiva del curatore – Sussistenza. (20/07/2010).
Dopo che sia stato dichiarato il fallimento della società, il curatore è legittimato a formulare la richiesta del fallimento in estensione non solo del socio occulto illimitatamente responsabile, così come prevede l'articolo 147, comma 4, legge fallimentare, ma anche del socio non occulto illimitatamente responsabile che, a causa di anomalie nel procedimento fallimentare, non sia stato dichiarato fallito con la sentenza che ha dichiarato il fallimento della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 03 Marzo 2010, n. 0.


Estensione del fallimento al socio non occulto illimitatamente responsabile di società di persone – Dichiarazione successiva al fallimento della società – Decorrenza del termine annuale dal fallimento della società – Preclusione – Sussistenza. (20/07/2010).
Il fallimento del socio non occulto illimitatamente responsabile che, a causa di anomalie del procedimento fallimentare, non sia stato dichiarato con la sentenza che ha dichiarato il fallimento della società, deve essere dichiarato entro un anno da detto fallimento, evento, questo, che determina lo scioglimento della società ed è più che idoneo, al pari della cancellazione dal registro delle imprese, ad offrire ai terzi sufficienti garanzie di conoscenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 03 Marzo 2010, n. 0.


Società a responsabilità limitata – Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci – Prescrizione – Decorrenza – Esteriorizzazione dell'insufficienza patrimoniale – Rilevabilità dai bilanci. (06/07/2010).
In tema di azione di responsabilità contro amministratori e sindaci, ai sensi degli artt. 2393 e 2394 cod. civ., la decorrenza del termine di prescrizione quinquennale (dal momento in cui il patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei crediti sociali) può essere anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento o all'assoggettamento dell'impresa alla liquidazione coatta amministrativa e può non coincidere con la dichiarazione dello stato di insolvenza, ma presuppone che detta insufficienza - intesa come eccedenza delle passività sulle attività del patrimonio netto dell'impresa o insufficienza dell'attivo sociale a soddisfare i debiti della società - sia oggettivamente conoscibile dai creditori. Ai fini dell'individuazione del momento di esteriorizzazione dell'insufficienza patrimoniale antecedente al fallimento o alla messa in liquidazione coatta amministrativa, è senz'altro idoneo il bilancio di esercizio, tenuto conto della sua opponibilità "erga omnes" e della sua leggibilità anche per operatori non particolarmente qualificati. In base a tali principi non possono residuare dubbi circa le necessità della esteriorizzazione dello stato di deficit patrimoniale per la individuazione del dies a quo dei rimedi in discorso e, comunque, sulla necessità che sia l’amministratore convenuto a provare il manifestarsi dello steso in periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento della compagine gestita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 01 Marzo 2010.


Fallimento - Estensione fallimento al socio illimitatamente responsabile - Ricusazione giudice del collegio che come G.D. ha previamente autorizzato curatore alla richiesta di estensione - Infondatezza..
L'estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile consiste nel rimediare ad una lacuna della sentenza dichiarativa di fallimento ed attuare quanto espressamente previsto dal nuovo articolo 147, legge fallimentare, secondo cui il fallimento della società "produce", quale effetto ex lege , ma non più d'ufficio richiedendo l'istanza del curatore, il fallimento anche dei soci illimitatamente responsabili. Ne consegue che l'autorizzazione del giudice delegato  al curatore ex art. 147, 4° comma, legge fallimentare, deve considerarsi alla stregua di un semplice nulla osta e come tale non integra alcuna delle ipotesi che può dar luogo alla ricusazione di cui all'art. 51, n. 4, c.p.c.. (Antonio Pezzano) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 25 Novembre 2009.


Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori – Azione dei creditori sociali – Modifiche introdotte dalla riforma del diritto societario – Applicazione delle norme ratione temporis – Criteri – Condizioni..
In tema di azione di responsabilità dei creditori sociali nei confronti di amministratori di società a responsabilità limitata, al fine di stabilire se, ratione temporis, al singolo caso debba essere applicata la disciplina introdotta dalla riforma del diritto societario ovvero quella precedentemente in vigore, si dovrà tener conto del fatto che il primo comma dell’originario art. 2394 codice civile attribuiva ai creditori sociali un vero e proprio diritto sostanziale e non una semplice legittimazione ad agire, con la conseguenza che si dovrà tener presente quanto affermato da Cass., Sez. lav., 28 settembre 2002, n. 14073: “Il principio dell'irretroattività della legge comporta che la legge nuova non possa essere applicata, oltre che ai rapporti giuridici esauriti prima della sua entrata in vigore, a quelli sorti anteriormente ed ancora in vita se, in tal modo, si disconoscano gli effetti già verificatisi del fatto passato o si venga a togliere efficacia, in tutto o in parte, alle conseguenze attuali e future di esso. Lo stesso principio comporta, invece, che la legge nuova possa essere applicata ai fatti, agli status e alle situazioni esistenti o sopravvenute alla data della sua entrata in vigore, ancorché conseguenti ad un fatto passato, quando essi, ai fini della disciplina disposta dalla nuova legge, debbano essere presi in considerazione in se stessi, prescindendosi totalmente dal collegamento con il fatto che li ha generati, in modo che resti escluso che, attraverso tale applicazione, sia modificata la disciplina giuridica del fatto generatore. In materia previdenziale, in particolare, nel caso in cui si verifichi una successione di leggi, la nuova legge, mentre non può incidere negativamente sul fatto generatore del diritto alla prestazione previdenziale, le cui condizioni di esistenza restano definitivamente regolate dalla legge abrogata, può legittimamente disciplinare gli effetti giuridici che derivano dal predetto fatto generatore, in quanto danno luogo a situazioni che si protraggono nel tempo successivo alla sua entrata in vigore. – Fonte CED” (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto di non dover applicare le norme introdotte dalla riforma del diritto societario in quanto i comportamenti rilevanti per la valutazione della responsabilità degli amministratori ed i relativi effetti dannosi si erano consumati in epoca precedente la novella). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 25 Giugno 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Art. 10 legge fall. - Termine per la dichiarazione di fallimento - "Dies a quo" - Cessazione dell'attività d'impresa - Società non iscritta nel registro delle imprese - Applicabilità - Sussistenza - Modalità - Riferimento alla conoscenza da parte dei terzi - Fattispecie in tema di fallimento di società di fatto..
Il principio, emergente dalla sentenza 21 luglio 2000, n. 319 e dalle ordinanze 7 novembre 2001, n. 361 ed 11 aprile 2002, n. 131 della Corte costituzionale, secondo cui il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, prescritto dall'art. 10 legge fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese, anziché dalla definizione dei rapporti passivi, non esclude l'applicabilità del predetto termine anche alle società non iscritte nel registro, nei confronti delle quali il bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche impone d'individuare il "dies a quo" nel momento in cui la cessazione dell'attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, o comunque sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata. (Nella specie, la sentenza di fallimento aveva dato atto che la società di fatto era iscritta all'Albo delle imprese artigiane presso la Camera di Commercio ma non risultava mai cancellata, non vi erano stati variazione della compagine sociale o scioglimento della società, nè poteva assumere rilevanza la cancellazione della partita IVA, riguardando esclusivamente i rapporti con il Fisco). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2009, n. 6199.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Iniziativa - Istanza del P.M. - Art. 7, legge fall. - Interpretazione alla luce dell'art. 111 Cost. - Conseguenze - Iniziativa del P.M. in esito a segnalazione del tribunale fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie..
In tema di fallimento, l'esigenza di assicurare la terzietà e l'imparzialità del tribunale fallimentare, emergente da un'interpretazione sistematica della legge fallimentare (così come modificata dal d.lgs. 9 gennaio 2009, n. 5) ed in particolare degli artt. 6 e 7, letti alla luce del novellato art. 111 Cost., porta ad escludere che l'iniziativa del P.M. ai fini della dichiarazione di fallimento possa essere assunta in base ad una segnalazione proveniente dallo stesso tribunale fallimentare, in tal senso deponendo, oltre alla soppressione del potere di aprire d'ufficio il fallimento ed alla riduzione dei margini d'intervento del giudice nel corso della procedura, anche il n. 2 dell'art. 7 cit., che limita il potere di segnalazione del giudice civile all'ipotesi in cui l'insolvenza risulti, nei riguardi di soggetti diversi da quelli destinatari dell'iniziativa, in un procedimento diverso da quello rivolto alla dichiarazione di fallimento, nonché dagli interventi correttivi del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, che hanno reso totalmente estranea al sistema l'ingerenza dell'organo giudicante sulla nascita o l'ultrattività della procedura. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, con cui era stata dichiarata nulla la dichiarazione di fallimento intervenuta ad iniziativa del P.M., al quale il tribunale fallimentare aveva trasmesso gli atti a seguito della desistenza del creditore dalla propria istanza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4632.


Fallimento – Società per azioni – Unico azionista – Art. 147 legge fall. – Applicabilità – Esclusione – Fondamento..
L'art 147 della legge fall. (nel testo anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), nella parte in cui commina l'estensione del fallimento della società ai soci illimitatamente responsabili, si riferisce a quelle società che, in base al tipo legale, sono strutturalmente conformate in modo tale da comportare, nonostante l'autonomia patrimoniale - o, addirittura, la personalità giuridica, come nella società in accomandita per azioni - la responsabilità illimitata e solidale dei soci, o di una categoria di essi, per tutte le obbligazioni sociali, secondo una "ratio" che imputa l'insolvenza a titolo di responsabilità oggettiva sulla base dell'accettazione del rischio di impresa: la norma non è quindi estensibile ai soci occasionalmente responsabili delle obbligazioni contratte per accadimenti specifici e storicamente delimitabili, come nel caso di socio unico di società per azioni, ai sensi dell'art. 2362 cod. civ. (nel testo anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003), disposizione di natura eccezionale ed impositiva, in capo all'unico azionista, di una responsabilità "lato sensu" fideiussoria "ex lege", ma solo in via temporanea. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 2009, n. 2711.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e concorsi - Società con soci a responsabilità limitata - In genere - Società in accomandita semplice - Socio accomandante ingeritosi nell'amministrazione in virtù di procura rilasciata dall'accomandatario - Conseguenza - Assunzione della veste di socio illimitatamente responsabile - Fallimento della società - Estensione a detto socio - Configurabilità.

Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - In genere - Compimento di atti di amministrazione - In virtù di procure generali ricevute dall'accomandatario - Effetti - Assunzione della responsabilità illimitata - Fondamento - Condizioni - Fallimento della società - Conseguenze - Estensione all'accomandante.
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Nella società in accomandita semplice, il socio accomandante che, avvalendosi di procura conferente ampio ventaglio di poteri, compie atti di amministrazione, interna od esterna, ovvero tratta o conclude affari della gestione sociale, incorre, a norma dell'art. 2320 cod. civ., nella decadenza dalla limitazione di responsabilità, la quale, in attuazione del principio di tipicità di cui all'art. 2249 cod. civ., è volta ad impedire che sia perduto il connotato essenziale di tale società, costituito dalla spettanza della sua amministrazione, ai sensi dell'art. 2318 cod. civ., al solo socio accomandatario; ne consegue che il fallimento della predetta società va esteso, ex art. 147 legge fall., anche all'accomandante cui siano state conferite due procure, denominate speciali ma talmente ampie da consentire la effettiva sostituzione all'amministratore nella sfera delle delibere di competenza di questi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Dicembre 2008, n. 29794.


Fallimento – Società di capitali – Estensione a soci illimitatamente responsabili – Esclusione..
La formulazione dell’art. 147 legge fall. non consente l’estensione del fallimento a soci illimitatamente responsabili di società di capitali, essendo l’estensione del fallimento prevista solo con riferimento alle società il cui modello preveda soci a responsabilità illimitata. Cassazione civile, sez. I, 12 Novembre 2008, n. 27013.


Procedimento civile – Litisconsorzio – Necessario – In genere – Fallimento di una società con estensione ai soci illimitatamente responsabili – Opposizione alla dichiarazione di fallimento proposta dai soci – Giudizio conseguente – Litisconsorzio necessario con la società – Sussistenza – Esclusione – Tutela dell'interesse della società fallita alla partecipazione al giudizio di opposizione instaurato dai soci – Sussistenza – Facoltà di intervento ex art. 105, comma secondo, cod. proc. civ. – Configurabilità. .
In tema di fallimento dichiarato in esito alla risoluzione del concordato preventivo con cessione dei beni a carico di società di persone, con estensione ex art. 147 legge fall. ai soci illimitatamente responsabili, nel giudizio di opposizione instaurato da questi ultimi non sussiste litisconsorzio necessario in capo alla società, considerato che il diritto di difesa dell'originario soggetto fallito trova adeguata tutela nella possibilità di partecipare al giudizio di opposizione spiegando in esso intervento volontario ex art. 105, secondo comma, cod. proc. civ.. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 30 Ottobre 2008, n. 26108.


Fallimento – Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile – Conseguenze – Termine dell’anno – Applicabilità – Esclusione..
Il fallimento delle società di persone non determina lo scioglimento del vincolo sociale, poiché l'esclusione di diritto del socio che sia dichiarato fallito, prevista dall'art. 2288 cod. civ., applicabile alle società di fatto in virtù del disposto dell'art. 2297 cod. civ., tende a preservare la società "in bonis" dagli effetti dell'insolvenza personale del socio e non opera, quindi, nell'ipotesi in cui il fallimento del socio sia effetto di quello della società, in forza della responsabilità illimitata del primo per le obbligazioni della seconda. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso che il decorso di un anno dalla dichiarazione di fallimento della società impedisse la dichiarazione di fallimento del socio ai sensi dell'art. 147 legge fall.). (fonte: CED, Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 2008, n. 17953.


Fallimento – Società e consorzi – Società con soci a responsabilità illimitata – Fallimento dei soci – Dichiarazione di fallimento in estensione – Natura costitutiva – Efficacia "ex nunc" – Fondamento – Conseguenze – Fattispecie in tema di computo del periodo sospetto nell'azione revocatoria fallimentare. .
In tema di estensione del fallimento ai sensi dell'art. 147 legge fallimentare, qualora, dopo la dichiarazione di fallimento di una società con soci a responsabilità illimitata, si accerti l'esistenza di altro socio illimitatamente responsabile (ovvero, dopo la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale, risulti l'esistenza di una società di fatto tra lo stesso imprenditore ed altro od altri soci), la successiva dichiarazione di fallimento ha natura costitutiva ed effetto "ex nunc", in virtù del carattere autonomo che (pur in seno al "simultaneus processus") va ad essa riconosciuta. (Nell'affermare tale principio, la S.C. ha ritenuto che il termine dell'anno anteriore al fallimento, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 4 legge fall. ed ai fini della revocabilità di un'ipoteca costituita dal socio illimitatamente responsabile di una società di persone, andasse computato con riferimento alla data del fallimento del socio e non a quella della prima procedura concorsuale instaurata a carico della società). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2008, n. 13421.


Fallimento in estensione – Ricorso per dichiarazione di fallimento presentato in data successiva al 16 luglio 2006 – Disciplina applicabile – Autonomia della seconda procedura – Sussistenza..
Nel caso di fallimento in estensione pronunciato ex art. 147 l.f. a seguito di ricorso presentato in data successiva al 16 luglio 2006 in relazione a società dichiarata fallita con sentenza anteriormente emessa, si applica la disciplina di cui al decreto legislativo n. 5/06 in considerazione sia del deposito dell’istanza posteriormente all’entrata in vigore della novella sia del fatto che tale tipo di fallimento costituisce una procedura concorsuale del tutto autonoma rispetto a quella già dichiarata. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Ottobre 2007.


Fallimento - Società Consortile - Estensione del fallimento ai consorziati - Esclusione..
Il fallimento del consorzio non determina normalmente il fallimento dei consorziati, la cui responsabilità per le obbligazioni del consorzio è solidale ma non illimitata (art. 2615, comma 2, c.c.). (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 01 Luglio 2007.


Fallimento - Partecipazione di società di capitali in società di persone - Ammissibilità - Fallimento della società di persone - Estensione del fallimento alle socie..
Dall’obbligo, in capo alle società in nome collettivo ed in accomandita semplice, di redigere il bilancio secondo le norme previste per le società per azioni, qualora tutti i soci illimitatamente responsabili, di cui all’art. 2361 comma secondo del codice, siano società per azioni, società in accomandita per azioni o società a responsabilità limitata, deriva la possibilità per le società di capitali di partecipare a società comportanti una responsabilità illimitata. A ciò consegue che nel caso di fallimento della società di persone cui partecipino società di capitali, anche queste ultime dovranno necessariamente essere dichiarate fallite ai sensi dell’art. 147, comma 1, l.f.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 01 Luglio 2007.


Fallimento - Società di fatto risultante dopo la dichiarazione di fallimento di società di capitali - Dichiarazione di fallimento della società di fatto - Estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili..
La norma del V° comma dell’art. 147, l.f. contiene una regola generale che trova applicazione anche nell’ipotesi in cui la partecipazione alla società di fatto risulti dopo la dichiarazione di fallimento di un imprenditore collettivo. Pertanto qualora dopo il fallimento di una società di capitali risulti che l’impresa collettiva è riferibile ad una società di fatto con altri soggetti, deve essere dichiarato il fallimento di questa e dei soci illimitatamente responsabili. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 01 Luglio 2007.


Fallimento - Società di fatto risultante dopo la dichiarazione di fallimento di società di capitali - Legittimazione del curatore dell’originaria procedura - Ammissibilità..
Qualora, dopo il fallimento di una società di capitali, risulti che l’impresa collettiva è riferibile ad una società di fatto di cui la società fallita è socia di fatto illimitatamente responsabile, deve ritenersi sussistente la legittimazione del curatore della società di capitali previamente dichiarata fallita a richiedere l’estensione del fallimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 01 Luglio 2007.


Fallimento - Dichiarazione di fallimento della società di fatto - Estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili - Presupposto..
Analogamente all’ipotesi di società di persone regolare, la cui dichiarazione di fallimento, ai sensi dell’art. 147/1 L.F., comporta il fallimento dei soci illimitatamente responsabili (anche non persone fisiche ed anche società di capitali), anche nell’ipotesi di società di fatto, per dichiarare il fallimento di questa e dei suoi soci, è necessario accertare l’insolvenza della società di fatto medesima. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 01 Luglio 2007.


Fallimento della holding di tipo personale – Requisiti – Spendita del nome proprio – Stabile organizzazione economica – Socio tiranno – Distinzione..
La spendita del nome e l’attitudine a produrre un autonomo risultato economico devono essere requisiti entrambi presenti per la configurabilità della holding di tipo personale, cioè di persona fisica (o società di fatto) che sia a capo di più società di capitali in veste di titolare di quote o partecipazioni azionarie e svolga professionalmente, con stabile organizzazione, l’indirizzo, il controllo e il coordinamento delle società medesime (non limitandosi così al mero esercizio della qualità di socio). La figura della holding deve quindi essere tenuta distinta da quella del socio tiranno sia sotto il profilo della spendita del nome, essendo evidente che questi non agisce in proprio nome ma unicamente attraverso gli organi societari, sia sotto il profilo della autonoma economicità, la quale manca proprio a causa della confusione dei patrimoni normalmente perpetrata dal socio tiranno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 23 Maggio 2007.


Società a responsabilità limitata – Partecipazione a società di persone – Ammissibilità.

Società a responsabilità limitata – Partecipazione “di fatto” a società di persone – Mancanza di adeguate forme di pubblicità e di informazione – Fallimento in estensione – Inammissibilità.
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La società a responsabilità limitata può, al pari della società per azioni, partecipare ad una società di persone essendo l’art. 2361, 2° comma cod. civ. applicabile in via analogica anche alle società a responsabilità limitata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi preclusa la partecipazione “di fatto” di una società di capitali ad una società di persone e ciò in quanto la mancanza di una delibera dei soci in tal senso e della relativa notizia nella nota integrativa al bilancio (art. 2361 cod. civ.) integrerebbero una violazione dei diritti dei soci e dei creditori della società a tutela dei quali è preposta la normativa sulla veridicità dei dati del bilancio e della nota integrativa. (Nel caso di specie il tribunale ha respinto la richiesta di estensione del fallimento di una società a responsabilità limitata ad una società per azioni, istanza basata sull’assunto della partecipazione “di fatto” di detti enti ad una società di persone). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 04 Aprile 2007.


Fallimento – Attività di direzione e controllo di società – Holding personale ed occulta – Requisiti.

Fallimento – Responsabilità per attività di direzione e coordinamento di società – Rilevanza ai fini della dichiarazione di fallimento – Insussistenza.
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Per la configurazione di una holding personale ed occulta suscettibile di fallimento occorre accertare la spendita del nome proprio delle persone che agiscono attraverso le società di fatto controllate, l’organizzazione imprenditoriale ed autonoma rispetto alle singole società ed infine l’economicità aggiuntiva o produzione di un plus valore dovuto all’attività di direzione e controllo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La nuova formulazione dell’art. 2497 c.c. non disciplina il fallimento e nemmeno esclude che l’attività di direzione unitaria di un gruppo di imprese sia, nel concorso delle condizioni previste dalla legge fallimentare, assoggettabile alla legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 08 Gennaio 2007.


Fallimento in estensione del socio unico di società a responsabilità limitata – Ricorso presentato prima del 16 luglio 2006 – Disciplina applicabile – Norma eccezionale – Applicazione analogica – Esclusione..
La norma di cui all’art. 147, comma 1° l.fall., nella formulazione precedente la riforma, che consente la dichiarazione in estensione del fallimento del socio illimitatamente responsabile, ha natura eccezionale (rispetto alla regola generale degli artt. 2221 cod. civ. e 1 l. fall.) non suscettibile di interpretazione analogica. Deve quindi essere respinta l’istanza per la dichiarazione di fallimento del socio unico di società a responsabilità limitata che non abbia adempiuto agli oneri pubblicitari di cui all’art. 2470, comma 4° cod. civ.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 28 Novembre 2006.


Attività di direzione e controllo di società – Società di fatto tra persone fisiche – Fallimento in estensione – Fallimento di holding di fatto – Ammissibilità..
Ove più persone fisiche abbiano svolto attività di direzione e controllo di società a responsabilità limitata agendo nell’interesse imprenditoriale proprio in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime, sussiste la responsabilità di tali persone nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata al patrimonio della società e se fra di esse è ravvisabile una società di fatto svolgente attività di impresa la quale abbia assunto, in virtù dell’art. 2497 c.c., obbligazioni risarcitorie quantomeno nei confronti dei creditori delle società fallite per i danni subiti, tale società di fatto, laddove nei sia dimostrata l’insolvenza, può senz’altro essere dichiarata fallita.
Qualora poi sia possibile configurare tale società come una holding che possieda, anche in via di fatto, le quote delle società commerciali utilizzate come strumento, la fallibilità è confermata dall’evoluzione giurisprudenziale che, a partire dal 1990, ha ammesso la fallibilità della società finanziaria capogruppo di società partecipate insolventi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 23 Novembre 2006.


Fallimento pronunciato a seguito di accoglimento del reclamo da parte della Corte d'appello – Opposizione – Società di fatto tra società semplice e soci della stessa – Distinzione delle entità partecipanti alla formazione della volontà sociale – Insussistenza..
Perché possa ritenersi sussistente una società di fatto tra determinate persone fisiche ed una società semplice di cui le stesse sono unici soci, occorre che nell’ambito di tale società di fatto sia possibile distinguere nettamente le singole soggettività partecipanti e tali da esprimere una propria opinione di indirizzo utile a fondersi con le altre opinioni parimenti idonee a concorrere alla formazione pluralistica della volontà sociale. (Nel caso di specie, il Tribunale ha negato la sussistenza di tale società di fatto ritenendo difficilmente ipotizzabili separate determinazioni espresse dalla medesima persona fisica ora nell’ambito della società semplice, al fine di determinare la volontà della società di fatto, ora autonomamente, quali soci insieme alla società semplice nella società di fatto che tutti li ricomprende). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Novembre 2006.


Dichiarazione di fallimento – Riforma della legge fallimentare – Regime transitorio di cui all’art. 150 d.lgs. n. 6/2006 – Rito applicabile.

Fallimento di socio illimitatamente responsabile – Regime transitorio di cui all’art. 150 d.lgs. n. 6/2006 – Rito applicabile.
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Il ricorso per la dichiarazione di fallimento può dirsi definito con la sentenza che dichiara il fallimento, la quale introduce una fase successiva autonoma e distinta. Pertanto, i fallimenti dichiarati dopo il 16 luglio 2006, data di entrata in vigore della riforma della legge fallimentare introdotta dal d.lgs. n. 5/2006, sono disciplinati dalla nuova normativa e ciò anche se il ricorso per la dichiarazione di fallimento è stato proposto in data anteriore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fallimento c.d. “in estensione” del socio illimitatamente responsabile trae origine dal fallimento principale, con la conseguenza che, ai fini della scelta del rito applicabile sulla scorta dell’art. 150 del d.lgs. n. 6/2006, si dovrà avere riguardo non al ricorso per la dichiarazione dell’estensione del fallimento, bensì a quello per la dichiarazione del fallimento principale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mondovì, 20 Luglio 2006.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e Consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - In genere - Società di fatto - Socio occulto - Estensione del fallimento - Iniziativa officiosa del tribunale - Necessità di una sollecitazione qualificata - Esclusione - Fattispecie. .
Nel procedimento di estensione del fallimento previsto dall'art. 147 legge fall., il tribunale esercita poteri officiosi rispetto ai quali l'istanza di estensione presentata da un creditore (Corte Cost. 16 luglio 1970, n. 142) o dal curatore o dallo stesso fallito (Corte Cost. 28 maggio 1975, n. 127) non è niente più che una sollecitazione ad attuare la regola della responsabilità illimitata dei soci nei fallimenti delle società a cui si riferisce il predetto art. 147, onde il tribunale può procedere anche in mancanza di una sollecitazione qualificata; ne' pertinente, si rivela, al riguardo, la disposizione di cui all'art. 8 legge fall., la cui disciplina dell'iniziativa d'ufficio - estesa, comunque, a tutte le ipotesi in cui il tribunale competente, nell'esercizio della sua ordinaria attività, acquisisca la conoscenza dell'insolvenza di un imprenditore ovvero gli indicati presupposti gli risultino dal rapporto di un altro giudice per situazioni emerse in un altro procedimento giurisdizionale - non esclude certamente la stessa quando i poteri officiosi del tribunale sono, come nell'ipotesi in esame, espressamente previsti. (Nella fattispecie la S.C. ha respinto il motivo di ricorso con cui si lamentava che il tribunale avesse dichiarato il fallimento del socio occulto su sollecitazione fatta per conto di un creditore, nel corso dell'adunanza di verificazione dei crediti, da un soggetto privo di valida procura). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2004, n. 11079.


Fallimento – Società e consorzi – Società con soci a responsabilità illimitata – Fallimento dei soci – Successiva dichiarazione di fallimento di altro socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento "in estensione" di detto socio – Effetto "ex nunc" – Fondamento – Fattispecie..
In tema di procedure concorsuali, qualora, dopo la dichiarazione di fallimento di una società con soci a responsabilità illimitata, si accerti l'esistenza di altro socio illimitatamente responsabile (ovvero, dopo la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore individuale, risulti l'esistenza di una società di fatto tra lo stesso imprenditore ed altro od altri soci), la successiva dichiarazione di fallimento "in estensione" del socio occulto ha effetto soltanto "ex nunc", in virtù del carattere autonomo che (pur in seno al "simultaneus processus") va ad essa riconosciuta (nell'affermare il principio di diritto che precede, la S.C. ha per l'effetto ritenuto che, ai fini della revocabilità di un'ipoteca costituita dal socio occulto, il termine "dell'anno anteriore al fallimento", ai sensi dell'art. 67 primo comma n. 4 della legge fallimentare, andasse legittimamente computato con riferimento alla data del fallimento del socio occulto e non anche a quella della prima procedura concorsuale instaurata a carico degli altri soci). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 Giugno 2002, n. 8257.


Sentenza di riapertura - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Proponibilità - Censure di nullità del procedimento per omessa convocazione del debitore e degli altri soggetti tenuti a risentire gli effetti della riapertura - Ammissibilità - Fondamento - Idoneità della pronunzia di riapertura a pregiudicare la posizione del debitore rispetto al provvedimento di chiusura - Conseguenze - Convocazione del debitore - Necessità.
L'esplicita previsione di non impugnabilità della sentenza di riapertura del fallimento , contenuta nell'art. 121 della legge fallimentare, posta in relazione alla qualificazione formale dell'atto e alla sua idoneità a produrre in via definitiva, attesane la non revocabilità, riflessi pregiudizievoli per il debitore e per gli altri soggetti tenuti a risentirne gli effetti, rende ammissibile il ricorso straordinario contro la stessa, a norma dell'art. 111 Cost., derivando inoltre dalla detta idoneità pregiudizievole che i soggetti nei cui confronti la riapertura venga disposta debbano essere, pena la nullità del procedimento, preventivamente informati della relativa istanza e posti in condizione di esercitare il loro diritto di difesa mediante l'instaurazione del contraddittorio , non rilevando, in contrario, la mancanza di una espressa previsione normativa circa l'obbligatoria convocazione dei soggetti sopraindicati, tenuto conto per un verso delle indicazioni della giurisprudenza costituzionale riguardo agli articoli 15 e 147 della stessa legge fallimentare, e per altro verso, direttamente, del diritto di difesa garantito dall'art. 24 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Agosto 1997, n. 8172.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Cessazione del fallimento di una società - Riacquisto della capacità di agire di quest'ultima - Conseguenze - Rappresentanza degli amministratori - Sussistenza.
Nell'ipotesi di chiusura del fallimento di una società (nella specie R.l.) per l'integrale pagamento dei creditori e delle spese della procedura fallimentare, la società riacquista la propria capacità di agire per il periodo successivo alla chiusura del fallimento e sino all'eventuale nomina di uno o più liquidatori, con la conseguenza che in tale periodo la rappresentanza della società spetta ai suoi amministratori i quali sono reintegrati nei loro poteri. ( V 5925/79, mass n 402601; ( V 4296/79, mass n 400812; ( V 2786/67, mass n 300343; ( V 1191/66, mass n 322380; ( Conf 1688/84, mass n 433755; ( Conf 2010/78, mass n 391370; ( Conf 5333/77, mass n 388994; ( Conf 1991/75, mass n 375697). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 Marzo 1986, n. 2161.