TITOLO II - Del fallimento
Capo X - Del fallimento delle società

Art. 148

Fallimento della società e dei soci (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Nei casi previsti dall’articolo 147, il tribunale nomina, sia per il fallimento della società, sia per quello dei soci un solo giudice delegato e un solo curatore, pur rimanendo distinte le diverse procedure. Possono essere nominati più comitati dei creditori.

II. Il patrimonio della società e quello dei singoli soci sono tenuti distinti.

III. Il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l’intero e con il medesimo eventuale privilegio generale anche nel fallimento dei singoli soci. Il creditore sociale ha diritto di partecipare a tutte le ripartizioni fino all’integrale pagamento, salvo il regresso fra i fallimenti dei soci per la parte pagata in più della quota rispettiva.

IV. I creditori particolari partecipano soltanto al fallimento dei soci loro debitori.

V. Ciascun creditore può contestare i crediti dei creditori con i quali si trova in concorso.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 132 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Socio occulto – Cancellazione dal registro delle imprese – Limite annuale per la dichiarazione di fallimento – Non applicabilità

Affectio societatis – Rapporto societario – Pregnanza degli elementi probatori – Affectio familiaris

Qualifica di socio occulto – Elementi indiziari – Apporto di capitale – Rinuncia al diritto di regresso

Apporto del socio – Collaborazione nel raggiungimento degli scopi sociali – Criterio della continuità – Presenza quantitativa nella vita sociale
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Il termine di un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, realizzando un bilanciamento di valori tra il principio dell’affidamento dei terzi tutelato dall’iscrizione nel registro delle imprese (che non è solo dell’imprenditore, ma anche dei terzi, attese le conseguenze derivanti dalla dichiarazione di fallimento) e della tutela dell’imprenditore, non è applicabile al socio occulto, poiché questi, per sua scelta, non è iscritto nel registro delle imprese, con la conseguenza che non può pretendere l’osservanza del limite annuale per la sua dichiarazione di fallimento.

La cosiddetta affectio societatis può bensì essere dedotta da molteplici elementi indiziari, ma che nel caso in cui si pretenda di ricostruire un rapporto societario tra parenti stretti, il vaglio degli elementi probatori deve essere particolarmente pregnante e comunque deve essere idoneo a superare il fatto che essi possano trovare giustificazione nella diversa affectio familiaris;

Tra gli elementi indiziari rilevatori della qualifica di socio occulto si sono annoverati: pagamento di debiti dell’impresa, prestazione di fideiussioni, avalli, rilascio di cambiali con ipoteca, redazione di lettere a contenuto analogo ad una sorta di patronage, ma che per poter ravvisare un apporto di capitale si richiede una certa sistematicità negli interventi del terzo finanziatore, accompagnata dalla rinuncia al diritto di regresso;

Per poter qualificare l’apporto del socio come un’opera di sostegno dell’attività di impresa qualificabile come collaborazione nel raggiungimento degli scopi sociali, deve essere riscontrato il criterio della continuità, notevole entità dei finanziamenti e sistematicità, potendo quest’ultima non necessariamente implicare il concetto di frequenza temporale, ma dovendosi comunque concretizzare nella presenza quantitativa nei momenti fondamentali della vita sociale. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 12 Febbraio 2018.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Fallimento - Fallimento in estensione - Reclamo - Litisconsorzio necessario con i creditori ricorrenti - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio in sede di legittimità - Superfluità - Condizioni.
A seguito delle modifiche alla legge fallimentare introdotte con il d.lgs. n. 169 del 2007, i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una società di persone o di un imprenditore apparentemente individuale sono litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese, che, ai sensi dell'art. 148 l.fall., si intendono dichiarate anche nel fallimento dei singoli soci. Ne consegue che, se il giudice di primo grado non ha disposto l'integrazione del contraddittorio e la corte d'appello non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ex art. 354, comma 1, c.p.c., resta viziato l'intero procedimento e si impone, in sede di legittimità, l'annullamento, anche d'ufficio, delle pronunce emesse ed il rinvio della causa al giudice di prime cure giusta l'art. 383, ultimo comma, c.p.c., salvo che l'impugnazione risulti assolutamente infondata, l'integrazione del contraddittorio (e dunque la rimessione del giudizio alla prima fase), in tal caso, essendo, in forza del principio della ragionevole durata del processo, del tutto ininfluente sull'esito del procedimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2017.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Procedimento introdotto dal curatore per l'estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Esclusione - Sentenza di estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Reclamo - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Sussistenza - Fondamento.
A seguito delle modifiche alla legge fallimentare introdotte con il d.lgs. n. 169 del 2007, i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una società di persone o di un imprenditore apparentemente individuale non sono litisconsorti necessari nel procedimento di fallimento in estensione previsto dagli artt. 15 e 147 l.fall. promosso ad istanza del curatore, neppure ai fini della condanna alle spese processuali, che il presunto socio potrebbe reclamare nei confronti dello stesso curatore. I predetti creditori sono, invece, litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese, che, a norma dell'art. 148 l.fall., si intendono dichiarate anche nel fallimento dei singoli soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Ottobre 2016, n. 21430.


Fallimento - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento della società e dei soci - Fallimento di imprenditore apparentemente individuale - Domanda di estensione alla società occulta ex art. 147, comma 5, l.fall. - Litisconsorzio necessario con i creditori istanti per il fallimento individuale - Sussistenza - Fondamento - Violazione - Conseguenze.
I creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti dell'imprenditore apparentemente individuale sono litisconsorti necessari nel procedimento di estensione previsto dagli artt. 15 e 147, comma 5, l.fall., compresa la fase dell'eventuale reclamo, avendo l'interesse, non delegabile al curatore né ad altro legittimato che abbia assunto l'iniziativa, ad evitare che, sui beni del socio già dichiarato fallito, possano concorrere, ex art. 148 l.fall., i creditori della società occulta. Pertanto, se il giudice di primo grado non ha disposto l'integrazione del contraddittorio e la corte d'appello non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell'art. 354, comma 1, c.p.c., resta viziato l'intero procedimento e si impone, in sede di legittimità, l'annullamento, anche d'ufficio, delle pronunce emesse ed il rinvio della causa al giudice di prime cure ai sensi dell'art. 383, ultimo comma, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2016, n. 3621.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Domanda cd. supertardiva - Omesso avviso del curatore ex art. 92 l.fall. - Ritardo per causa non imputabile al creditore - Facoltà del curatore di provare la conoscenza del fallimento da parte del ricorrente - Sussistenza - Accertamento in fatto riservato al giudice di merito - Fattispecie.
Ai fini dell'ammissibilità della domanda cd. supertardiva, di cui all'ultimo comma dell'art. 101 l.fall., il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dall'art. 92 l.fall., integra la causa non imputabile del ritardo da parte del ricorrente, ma il curatore ha facoltà di provare che il creditore, pur in mancanza del predetto avviso, abbia comunque avuto notizia del fallimento, spettando al giudice di merito la valutazione del relativo accertamento di fatto, che, se congruamente e logicamente motivata, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso per cassazione avverso il decreto con cui il tribunale aveva ritenuto l'effettiva conoscenza da parte del creditore, oltre che del fallimento della società, anche di quelli personali dei soci, nei quali intendeva tardivamente insinuarsi, in ragione della comunicazione della sentenza di fallimento e della trasmissione della stessa via fax). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Novembre 2015.


Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento dei soci - Distinzione tra i due fallimenti - Funzione - Limiti - Azioni revocatorie contro atti del socio - Curatela del fallimento sociale - Legittimazione attiva - Sussistenza - Fondamento..
In ipotesi di fallimento di una società di persone e dei soci illimitatamente responsabili (ai sensi dell'art. 147 legge fall.), il curatore del fallimento sociale è legittimato ad agire in revocatoria contro atti del socio, in quanto la distinzione tra i due fallimenti è unicamente finalizzata a limitare il concorso dei creditori particolari del socio al solo fallimento del proprio debitore, senza alcuna possibilità di partecipazione al fallimento sociale, mentre il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l'intero anche in quello del socio, che ha natura derivativa e prescinde dall'insolvenza di questi, sicché, tra l'altro, l'accrescimento del patrimonio del socio, in conseguenza dell'accoglimento di azioni revocatorie, produce risultati positivi agli effetti del soddisfacimento delle ragioni dei creditori della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Gennaio 2013, n. 1778.


Società irregolare tra persone fisiche e persone giuridiche - Configurabilità - Dichiarazione di fallimento - Ammissibilità - Sintomi rivelatori..
La esistenza di una società irregolare, costituita in via di fatto tra persone fisiche e società di capitali allo scopo di assicurare una gestione unitaria di queste ultime è deducibile dalla riconducibilità delle società ai medesimi soggetti, dall'impiego delle medesimi sedi operative, dal ricorso al medesimo istituto di credito con attribuzione alle varie società di identici codici fiscali e partita Iva, dall'utilizzo indifferenziato degli elementi identificativi delle società nonché dall'abituale contatto di detti soggetti con i terzi condotto in modo tale da ingenerare l'affidamento di uno svolgimento in comune dell'attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Novembre 2011.


Fallimento - Società in accomandita semplice - Socio accomandante che abbia violato il divieto di immissione nell'attività amministrativa - Mancata estensione della dichiarazione di fallimento - Irrilevanza..
La mancata estensione della dichiarazione di fallimento non esclude la responsabilità del socio accomandante che abbia violato il divieto di immissione nell'attività amministrativa quale concorrente nel delitto di bancarotta fraudolenta ascritto all'accomandatario, essendo sufficiente ai fini della lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale enunciata dall’art. 216, legge fallimentare lo svolgimento di attività amministrativa, anche attraverso i contatti con clienti dell'impresa, i quali inevitabilmente la gestione delle attività aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 29 Settembre 2011, n. 44103.


Fallimento - Fallimento dei soci illimitatamente responsabile - Distinzione dei patrimoni - Distinzione ed autonomia delle azioni promosse dai singoli fallimenti - Legittimazione del fallimento della società per i diritti delle singole masse - Esclusione..
Poiché, ai sensi dell'articolo 148, comma 2, legge fallimentare, il patrimonio della società e quello dei singoli soci illimitatamente responsabili debbono essere tenuti distinti, distinte ed autonome debbono essere considerate anche le azioni promosse dal curatore in nome dell'una o dell'altra massa, con la conseguenza che il fallimento della società non è legittimato ad agire a tutela di diritti che competono alla massa dei singoli soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 11 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Società con soci a responsabilità illimitata - Fallimento della società e dei soci - Accertamento di maggior reddito della società - Giudizio tributario - Litisconsorzio necessario - Spettanza - Al curatore del fallimento della società - Fondamento.

Tributi (in generale) - Contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - Procedimento - In genere - Accertamento in rettifica delle dichiarazioni dei redditi di società di persone - Litisconsorzio necessario originario - Sussistenza nei confronti di tutti i soci e della società - Fallimento della società - Avviso di accertamento notificato alla sola curatela - Rispetto dell'integrità del contraddittorio - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze.
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Il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci - salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali -, sicché tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi, configurandosi un caso di litisconsorzio necessario originario.Tale regola, applicabile nell'ipotesi di società "in bonis", affievolisce, nell'ipotesi di avviso di accertamento notificato al curatore del fallimento di società di persone, estendendosi la rappresentanza processuale del curatore a tutte le controversie relative ai rapporti compresi nel fallimento, così che, essendo egli libero di agire nell'interesse di ciascun soggetto rappresentato e, dunque, sia della società, che dei suoi soci, l'integrità del contraddittorio viene ad essere garantita dall'unicità del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 Dicembre 2010, n. 25616.


Curatore fallimentare - Fallimento della società e dei soci - Rappresentanza di tutte le procedure riguardanti la società e i soci illimitatamente responsabili - Opposizione allo stato passivo - Notifica di tante copie quante sono le procedure - Necessità - Esclusione..
Nell'ipotesi prevista dall'articolo 148 L.F., il curatore assume da solo la rappresentanza dei fallimenti riguardanti la società e le persone dei soci illimitatamente responsabili e l’opposizione proposta nei suoi confronti non è soggetta al principio della notifica di tante copie dell'atto di impugnazione quanto sono le parti cui l'atto è destinato, dovendosi ritenere che, nel detto caso, il soggetto destinatario sia unico pur rivestendo la rappresentanza di più soggetti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 13 Settembre 2010.


Fallimento – Abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore – Legittimazione del curatore ad agire nei confronti della banca – Sussistenza.
Il curatore è legittimato ad agire, ai sensi della art. 148, legge fall., in relazione all'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca quale responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita dall'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore, senza che possa assumere rilievo il mancato esercizio dell'azione anche contro l'amministratore infedele. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2010, n. 13413.


Fallimento in estensione – Ricorso per dichiarazione di fallimento presentato in data successiva al 16 luglio 2006 – Disciplina applicabile – Autonomia della seconda procedura – Sussistenza..
Nel caso di fallimento in estensione pronunciato ex art. 147 l.f. a seguito di ricorso presentato in data successiva al 16 luglio 2006 in relazione a società dichiarata fallita con sentenza anteriormente emessa, si applica la disciplina di cui al decreto legislativo n. 5/06 in considerazione sia del deposito dell’istanza posteriormente all’entrata in vigore della novella sia del fatto che tale tipo di fallimento costituisce una procedura concorsuale del tutto autonoma rispetto a quella già dichiarata. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Ottobre 2007.