TITOLO II - Del fallimento
Capo VIII - Della cessazione della procedura
fallimentare
Sez. II - Del concordato

Art. 125

Esame della proposta e comunicazione ai creditori
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La proposta di concordato è presentata con ricorso al giudice delegato, il quale chiede il parere del curatore, con specifico riferimento ai presumibili risultati della liquidazione ed alle garanzie offerte. Quando il ricorso e' proposto da un terzo, esso deve contenere l'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere le comunicazioni. Si applica l'articolo 31-bis, secondo comma.(1)

II. Una volta espletato tale adempimento preliminare il giudice delegato, acquisito il parere favorevole del comitato dei creditori, valutata la ritualita' della proposta, ordina che la stessa, unitamente al parere del comitato dei creditori e del curatore, venga comunicata a cura di quest'ultimo ai creditori a mezzo posta elettronica certificata, specificando dove possono essere reperiti i dati per la sua valutazione ed informandoli che la mancata risposta sara' considerata come voto favorevole. (2) Nel medesimo provvedimento il giudice delegato fissa un termine non inferiore a venti giorni né superiore a trenta, entro il quale i creditori devono far pervenire nella cancelleria del tribunale eventuali dichiarazioni di dissenso. In caso di presentazione di più proposte o se comunque ne sopraggiunge una nuova, prima che il giudice delegato ordini la comunicazione, il comitato dei creditori sceglie quella da sottoporre all'approvazione dei creditori; su richiesta del curatore, il giudice delegato può ordinare la comunicazione ai creditori di una o altre proposte, tra quelle non scelte, ritenute parimenti convenienti. Si applica l'articolo 41, quarto comma.

III. Qualora la proposta contenga condizioni differenziate per singole classi di creditori essa, prima di essere comunicata ai creditori, deve essere sottoposta, con i pareri di cui al primo e secondo comma, al giudizio del tribunale che verifica il corretto utilizzo dei criteri di cui all’articolo 124, secondo comma, lettere a) e b) tenendo conto della relazione resa ai sensi dell’articolo 124, terzo comma.

IV. Se la società fallita ha emesso obbligazioni o strumenti finanziari oggetto della proposta di concordato, la comunicazione è inviata agli organi che hanno il potere di convocare le rispettive assemblee, affinché possano esprimere il loro eventuale dissenso. Il termine previsto dal terzo comma è prolungato per consentire l’espletamento delle predette assemblee.

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(1) L'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, ha aggiunto gli ultimi due periodi del comma.
(2) Periodo sostituito dal'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221.
Le nuove disposizioni di cui alle note 1 e 2 si applicano dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Concordato fallimentare – Dichiarazione di dissenso – Comunicazione al curatore a mezzo PEC – Inefficacia.
Non è validamente espressa la comunicazione di dissenso sulla proposta di concordato fallimentare comunicata non alla cancelleria del tribunale, come prevede l’art. 125, comma 2, legge fall., bensì al curatore a mezzo PEC. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 12 Dicembre 2016, n. 25416.


Fallimento - Reclamo ex articolo 36 l.f. avverso gli atti del comitato dei creditori e del curatore - Irregolarità formali attinenti alla formazione del parere del comitato dei creditori - Rilievo d'ufficio.
Il giudice, investito della decisione in ordine all’ammissibilità dell’istanza di concordato fallimentare ai sensi dell’art. 125 legge fall., può e deve rilevare eventuali irregolarità formali attinenti alla formazione del parere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 10 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Approvazione - Voto - Adesioni alla proposta - Raggiungimento delle maggioranze - Termine perentorio di venti giorni dalla chiusura del verbale dell'adunanza - Modalità di voto - Dichiarazione trasmessa al commissario giudiziale - Rilevanza - Fondamento.
L'approvazione del concordato preventivo da parte dei creditori si fonda sul raggiungimento delle maggioranze entro il termine, da ritenersi perentorio, di venti giorni dalla chiusura del verbale dell'adunanza, di cui all'art. 178, quarto comma, legge fall., il cui accertamento è rimesso al prudente apprezzamento del giudice del merito, che, nel computo dei voti, deve tenere conto anche delle dichiarazioni trasmesse dai creditori al commissario giudiziale, sia perché la menzionata norma - diversamente dall'art. 125, secondo comma, legge fall. in materia di concordato fallimentare - non fornisce alcuna indicazione sul luogo in cui tali dichiarazioni debbono pervenire, non essendo decisiva nel senso del deposito in cancelleria la previsione della loro annotazione in calce al verbale da parte del cancelliere, sia alla stregua dei criteri ispiratori della disciplina del concordato preventivo, che sono informati all'esigenza di mantenere in attività la struttura produttiva in precarie condizioni economiche e di evitare il fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 2014, n. 2326.


Concordato fallimentare - Omologazione - Riforme cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Parere del curatore ex art. 125 legge fall. - Differenze con la relazione del professionista ex art. 161 legge fall. - Carenze o inesattezze del parere - Vizio di regolarità della procedura - Configurabilità - Esclusione.
Nel procedimento di concordato fallimentare risultante dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, il parere reso dal curatore sui presumibili risultati della liquidazione e sulle garanzie offerte, ai sensi dell'art. 125 legge fall., svolge una funzione diversa - più ridotta e limitata - rispetto a quella svolta dalla relazione del professionista ex art. 161 legge fall. nel concordato preventivo, atteso che, mentre quest'ultima costituisce lo strumento fondamentale perché i creditori possano venire a conoscenza delle vicende imprenditoriali, finanziarie ed economiche di un'impresa normalmente ancora in attività, il primo è reso con riferimento ad un'impresa fallita, della quale vengono accertati dagli organi fallimentari sia le attività, che le passività. Ne consegue che la maggiore conoscenza del ceto creditorio circa la situazione economico-finanziaria e patrimoniale dell'impresa fallita implica che il parere del curatore non debba incentrarsi in modo specifico sulla congruenza e non contraddittorietà della proposta concordataria, e che eventuali ulteriori carenze, omissioni o erronee indicazioni in esso contenute, ivi comprese le inesattezze in ordine all'indicazione delle percentuali di soddisfacimento dei creditori, non possono inficiare la regolarità del procedimento, ben potendo i creditori, del resto, valutare - in autonomia e alla luce della documentazione fornita dagli organi fallimentari - eventuali imprecisioni e contraddizioni o possibili divergenze interpretative della proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione - Riforma della legge fallimentare di cui ai d.lgs. n. 5 del 2006 e n. 169 del 2007 - Proposta concordataria - Poteri di controllo del tribunale - Individuazione.
A seguito della riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nel giudizio di omologazione del concordato fallimentare il controllo del tribunale è limitato alla verifica della regolarità formale della procedura e dell'esito della votazione - salvo che non sia prevista la suddivisione dei creditori in classi ed alcune di esse risultino dissenzienti - restando escluso ogni controllo sul merito, ad eccezione dell'indagine sull'eventuale abuso dell'istituto. La valutazione sul contenuto della proposta concordataria, riguardando il profilo della convenienza, è, invece, devoluta ai creditori, sulla base del parere inerente ai presumibili risultati della liquidazione formulato dal curatore e dal comitato dei creditori, mentre al giudice delegato spetta soltanto un controllo sulla ritualità della proposta medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Concordato fallimentare – Valutazione di convenienza – Potere del giudice delegato di arrestare il procedimento in ipotesi di proposta illegittima – Sussistenza.

Concordato fallimentare – Controllo del giudice delegato sulla ritualità della proposta – Attuazione del controllo prima dell’acquisizione del parere del comitato dei creditori – Ammissibilità.

Concordato fallimentare – Criteri di formazione delle classi – Distinzione tra correttezza dei criteri di aggregazione e rispetto dei criteri tecnico giuridici a pena di inammissibilità – Rilievo del giudice delegato.

Concordato fallimentare – Accertamento dell’esistenza della condizione di ammissibilità della proposta ai sensi dell’articolo 124, comma 3, l.f. – Valorizzazione dell’accorciamento dei tempi di soddisfazione dei creditori – Inammissibilità.
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Nel concordato fallimentare, la valutazione di convenienza spetta esclusivamente al comitato dei creditori e al curatore, ai quali solo compete di valutare la preferibilità della soluzione concordataria rispetto alla liquidazione fallimentare. Se, quindi, è vero che il giudice delegato non dispone più del potere di valutare la convenienza della proposta, egli può comunque arrestare il procedimento, anche prima del giudizio di omologazione del tribunale qualora la proposta sia illegittima e, quindi, inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il controllo sulla ritualità della proposta che, in base all'articolo 125, legge fallimentare, deve essere effettuato dal giudice delegato, può esplicarsi anche prima dell'acquisizione del parere del comitato dei creditori qualora tale ultimo passaggio si riveli del tutto inutile a causa della illegittimità della proposta stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il principio secondo il quale, nel concordato fallimentare, le classi possono comprendere soltanto i creditori chirografari ab origine o quelli privilegiati che, non trovando soddisfazione totale o parziale nella liquidazione dei beni sui quali il privilegio insiste, degradano in toto o in parte al chirografo, non attiene al profilo della correttezza dei criteri di aggregazione dei creditori nelle singole classi (omogeneità di posizione giuridica ed interesse economico) bensì ad aspetti tecnico-giuridici che vanno rispettati a pena di inammissibilità della proposta e che, come tali, possono essere rilevati dal giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La valorizzazione monetaria dell’accorciamento dei tempi di soddisfazione dei creditori (dipendente dall’incertezza dei tempi per la liquidazione fallimentare) non è consentita allo scopo di accertare l’esistenza della condizione di ammissibilità della proposta di concordato fallimentare prevista dall’articolo 124, comma 3, legge fallimentare, della soddisfazione dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca in misura non inferiore a quella realizzabile dal fallimento. Del vantaggio derivante dall’accorciamento dei tempi è, invece, possibile tener conto ai fini del giudizio di convenienza che, traducendosi in una prognosi riferita alla complessiva posizione della massa dei creditori, meglio si presta ad una valutazione ancorata anche a dati incerti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 05 Marzo 2012.


Concordato fallimentare – Valutazione di convenienza – Potere del giudice delegato di arrestare il procedimento in ipotesi di proposta illegittima – Sussistenza. .
Nel concordato fallimentare, la valutazione di convenienza spetta esclusivamente al comitato dei creditori e al curatore, ai quali solo compete di valutare la preferibilità della soluzione concordataria rispetto alla liquidazione fallimentare. Se, quindi, è vero che il giudice delegato non dispone più del potere di valutare la convenienza della proposta, egli può comunque arrestare il procedimento, anche prima del giudizio di omologazione del tribunale qualora la proposta sia illegittima e, quindi, inammissibile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2012.


Concordato fallimentare – Controllo del giudice delegato sulla ritualità della proposta – Attuazione del controllo prima dell’acquisizione del parere del comitato dei creditori – Ammissibilità..
Il controllo sulla ritualità della proposta che, in base all'articolo 125, legge fallimentare, deve essere effettuato dal giudice delegato, può esplicarsi anche prima dell'acquisizione del parere del comitato dei creditori qualora tale ultimo passaggio si riveli del tutto inutile a causa della illegittimità della proposta stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2012.


Concordato fallimentare – Criteri di formazione delle classi – Distinzione tra correttezza dei criteri di aggregazione e rispetto dei criteri tecnico giuridici a pena di inammissibilità – Rilievo del giudice delegato..
Il principio secondo il quale, nel concordato fallimentare, le classi possono comprendere soltanto i creditori chirografari ab origine o quelli privilegiati che, non trovando soddisfazione totale o parziale nella liquidazione dei beni sui quali il privilegio insiste, degradano in toto o in parte al chirografo, non attiene al profilo della correttezza dei criteri di aggregazione dei creditori nelle singole classi (omogeneità di posizione giuridica ed interesse economico) bensì ad aspetti tecnico-giuridici che vanno rispettati a pena di inammissibilità della proposta e che, come tali, possono essere rilevati dal giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2012.


Concordato fallimentare – Accertamento dell’esistenza della condizione di ammissibilità della proposta ai sensi dell’articolo 124, comma 3, l.f. – Valorizzazione dell’accorciamento dei tempi di soddisfazione dei creditori – Inammissibilità..
La valorizzazione monetaria dell’accorciamento dei tempi di soddisfazione dei creditori (dipendente dall’incertezza dei tempi per la liquidazione fallimentare) non è consentita allo scopo di accertare l’esistenza della condizione di ammissibilità della proposta di concordato fallimentare prevista dall’articolo 124, comma 3, legge fallimentare, della soddisfazione dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca in misura non inferiore a quella realizzabile dal fallimento. Del vantaggio derivante dall’accorciamento dei tempi è, invece, possibile tener conto ai fini del giudizio di convenienza che, traducendosi in una prognosi riferita alla complessiva posizione della massa dei creditori, meglio si presta ad una valutazione ancorata anche a dati incerti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Marzo 2012.


Concordato fallimentare - Parere del comitato dei creditori in ordine alla proposta - Parere del comitato previsto dall'articolo 125 l.f. - Relazione motivata comparire definitivo prevista dall'articolo 129, comma 2, l.f. - Esclusione di altre di espressione in ordine alla proposta - Esclusione..
Il parere favorevole del comitato dei creditori consente di dar luogo agli adempimenti di cui all'articolo 125, legge fallimentare, e si pone quale condizione di procedibilità della proposta concordataria. Volta che il comitato dei creditori si sia espresso in siffatta maniera, non è previsto altro pronunciamento al riguardo da parte di tale organo, ad eccezione dell'ipotesi prevista dall'articolo 129, comma 2,  di deposito da parte del comitato di una relazione motivata con il suo parere definitivo, relazione che, per essere acquisita al procedimento, deve essere depositata in cancelleria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Ottobre 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Attivo fallimentare - Omologazione del concordato - Valutazione dei cespiti da parte del giudice - Contenuto - Finalità - Richiamo alla perizia allegata alla proposta concordataria - Ammissibilità - Stima inferiore a quella di C.T.U. - Irrilevanza - Condizioni.
In tema di concordato fallimentare, la valutazione dei cespiti costituenti l'attivo fallimentare, demandata al giudice in sede di omologazione, non ha ad oggetto l'accertamento della convenienza della proposta, ma il controllo in ordine alla legittimità della procedura, sotto il profilo dell'osservanza degli adempimenti prescritti e della correttezza dell'informazione fornita ai creditori attraverso la relazione giurata ed i pareri richiesti dall'art. 125 legge fall., nonché la verifica delle condizioni approvate, nei limiti imposti dalla finalità di assicurare un ragionevole equilibrio tra la soddisfazione delle pretese dei creditori e la salvaguardia dei diritti del debitore. Tale equilibrio non può ritenersi compromesso dalla mera inferiorità della stima compiuta dall'esperto rispetto a quella effettuata dal c.t.u., quando il giudice tenga conto delle effettive possibilità di realizzo del valore del compendio immobiliare in caso di vendita forzata, in ossequio al disposto dell'art. 124, terzo comma, legge fall., secondo il quale il valore di mercato dei cespiti o dei crediti acquisiti all'attivo costituisce null'altro che un riferimento ai fini della determinazione di quanto sarebbe possibile ricavare dalla vendita, utile a consentire ai creditori, in sede di approvazione del concordato, e al giudice, in sede di omologazione, una valutazione in ordine alle possibilità di soddisfazione dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Relazione giurata ex art. 124, terzo comma, legge fall. - Omologazione - Mancanza - Deducibilità - Limiti - Poteri di valutazione dei beni da parte del tribunale - Ambito.
In tema di concordato fallimentare, nella specie proposto da un terzo, la mancata proposizione di censure di ordine sostanziale in relazione alla formazione delle classi previste dalla proposta concordataria esclude l'interesse, da parte dei debitori opponenti, a far valere il vizio inerente alla mancata presentazione della relazione giurata di cui all'art. 124, terzo comma, legge fall., attinente alla valutazione dell'immobile del creditore ipotecario per il quale la proposta preveda il soddisfacimento non integrale, risultando che tale soggetto non ha presentato opposizione alla proposta ed ha, anzi, aderito ai pareri esposti dagli organi della procedura ed alla valutazione del cespite compiuta dal tribunale; il predetto vizio, infatti, può essere preso in considerazione soltanto nell'ambito della valutazione, demandata al giudice dall'art. 129, settimo comma, legge fall., in ordine alla praticabilità di alternative idonee ad assicurare una percentuale più elevata di soddisfazione dei crediti e sempre che sia stata approvata la proposta con il dissenso di una o più classi di creditori e risultino opposizioni dei creditori dissenzienti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Luglio 2011.


Concordato fallimentare – Opposizione all’omologazione – Legittimazione – Di società proponente il concordato la cui proposta non sia stata scelta dal comitato dei creditori – Sussistenza – Di società che abbia depositato proposta successiva all’ordine di comunicazione ai creditori della proposta prescelta – Insussistenza..
L’interesse che legittima il terzo a proporre opposizione dev’essere un interesse di diritto, immediato e diretto. Deve pertanto riconoscersi la legittimazione ad opporsi all’omologazione in capo alla società che abbia partecipato alla fase di selezione tra le plurime proposte senza risultarne vincitrice, poiché essa, nel lamentare l’illegittimità della proposta o la violazione di norme processuali, lamenta che, illegittimamente, sia prevalsa altra proposta rispetto alla propria. Non è, invece, legittimata a proporre opposizione la società che abbia depositato una nuova proposta, dopo che in relazione ad una proposta di altra società sia stato già emesso l’ordine del giudice delegato di comunicazione della stessa ai creditori; la nuova proponente non ha infatti in alcun modo partecipato all’iter del concordato fallimentare proseguito nelle fasi dell’approvazione e poi dell’omologazione, iter alla cui legittimità essa non ha un interesse giuridico ma di mero fatto. (Francesco Petrucco Toffolo) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 16 Marzo 2011.


Concordato fallimentare - Parere favorevole del curatore - Condizione di procedibilità nella fase anteriore alla votazione - Analoga rilevanza in sede di omologazione - Esclusione..
Nella vigenza del cd. rito intermedio, disciplinato dal decreto legislativo n. 5/2006, l'esistenza di un parere favorevole del curatore (o del comitato dei creditori nella disciplina vigente) sulla proposta di concordato fallimentare è condizione di improcedibilità solo con riferimento alla fase anteriore alla votazione dei creditori, in quanto l’art. 125 espressamente prevede che il giudice delegato ordini la comunicazione della proposta al creditori "acquisito il parere favorevole del curatore"; nessun richiamo al contenuto del parere del curatore è invece rinvenibile nell'art. 129 per quanto concerne il giudizio di omologazione e l'assenza di tale richiamo è del tutto ovvia, dal momento che detto parere è unicamente rivolto al tribunale che deve decidere sull'omologazione ma non può certo avere l'effetto di mettere in non cale l'avvenuta approvazione da parte dei creditori bloccando la procedura o condizionandone l'esito. È dunque del tutto irrilevante, sotto il profilo della procedibilità, la valutazione della proposta operata dal curatore nella fase dell'omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Identificazione del reale proponente il concordato - Rilevanza per la corretta valutazione della proposta - Sussistenza - Informazioni rilevanti - Capacità del soggetto di eseguire il concordato e fattibilità del medesimo..
L'identificazione del reale proponente il concordato fallimentare può costituire un elemento essenziale per la corretta valutazione della proposta e fa quindi parte di quelle notizie che debbono essere veritiere e note ai creditori affinché possano esprimere un consenso informato. Si deve, tuttavia, ritenere che le informazioni effettivamente rilevanti per i creditori ed imposte dall'ordinamento a tutela del loro affidamento siano quelle che attengono alla capacità del soggetto di eseguire il concordato e quindi alla fattibilità del medesimo di cui i creditori sono i primi e, in mancanza di opposizioni, unici giudici; detti elementi informativi saranno poi tanto più numerosi quanto più complessa sarà l'esecuzione del concordato e limitate le garanzie offerte, posto che, in tale contesto, acquista un peso determinante la affidabilità del proponente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Concordato fallimentare - Abuso del diritto - Finalità del procedimento - Rilevanza dell'abuso del diritto per la violazione della par condicio creditorum - Esclusione..
Deve ritenersi applicabile anche allo strumento concordatario il concetto dell'abuso del diritto, tenendo presente che il fine del concordato fallimentare è quello di favorire l'anticipata soluzione della crisi mediante una soluzione che tuteli i diritti di tutti i creditori con le modalità approvate dalla maggioranza senza arrecare al debitore fallito un danno non necessario. Deve essere però escluso che l'abuso possa consistere nella violazione della par condicio creditorum intesa come trattamento paritario, salve le cause di prelazione, trattandosi di ricostruzione esclusa dallo stesso legislatore dal momento che in caso di concordato con classi nulla vieta  - ed è anzi esplicitamente ipotizzato come possibile - un trattamento differenziato non solo per quanto attiene ai mezzi satisfattivi ma anche in relazione alla percentuale offerta, con il solo limite del trattamento uguale all'interno delle singole classi. Ma anche in assenza di classi, non va dimenticato che il concordato può essere proposto anche da un creditore o da un gruppo di creditori al fine di perseguire legittimamente un risultato ulteriore rispetto a quello che gli competerebbe come semplice creditore (nella specie, si è escluso che l'abuso del processo consistesse nel fatto che il proponente potesse beneficiare del concordato in quanto debitore potenziale nell'azione revocatoria contro di lui intentata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione della liquidazione dell'attivo conseguente a proposta di concordato - Facoltà del giudice delegato - Esercizio - Limiti - Emanazione del decreto di trasferimento - Fondamento.

Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Deposito di atti - Di documenti nuovi - Decreti di trasferimento di beni posti in vendita dal giudice delegato - Giudizio di legittimità - Produzione - Ammissibilità - Fondamento - Conseguenze.

Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - Provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - Provvedimenti in materia fallimentare - Decreti di trasferimento di beni posti in vendita dal giudice delegato - Giudizio di legittimità - Produzione - Ammissibilità - Fondamento - Conseguenze.
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Il potere del giudice delegato al fallimento di sospendere la liquidazione dell'attivo, a seguito della proposta di concordato fallimentare ed ai sensi dell'art. 125 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), può essere esercitato, relativamente all'incanto di beni immobili acquisiti alla procedura, solo fino a quando, intervenuto il versamento del prezzo, non sia stato pronunciato il relativo decreto di trasferimento, ai sensi dell'art. 586 cod. proc. civ., in favore dell'aggiudicatario, atto dal quale soltanto consegue l'effetto traslativo, con trasformazione delle legittime aspettative del predetto soggetto in definitiva acquisizione del diritto di proprietà; ne consegue che da tale momento sono precluse la modifica o la revoca dei precedenti provvedimenti preordinati alla liquidazione, invero suscettibili di tali interventi fino al momento in cui abbiano avuto esecuzione. (massima ufficiale)

In sede di legittimità, ai sensi dell'art. 372 cod. proc. civ., è consentita la produzione da parte del curatore fallimentare, unitamente al controricorso, dei decreti di trasferimento dei beni posti in vendita a seguito del rigetto dell'istanza di sospensione proposta dal ricorrente, trattandosi di documenti relativi all'ammissibilità del ricorso; tale produzione comporta il venir meno dell'interesse all'impugnazione dell'ordinanza - oggetto di ricorso per cassazione - confermativa, da parte del tribunale, del provvedimento con cui il giudice delegato ha negato la sospensione dell'attività liquidatoria. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2011, n. 1344.


Concordato fallimentare - Parere del curatore - Impugnazione del provvedimento che ordina la comunicazione della proposta al comitato dei creditori - Impugnazione - Modalità..
Il parere reso dalla curatela sulla proposta di concordato fallimentare non è impugnabile con il reclamo ex art. 26, l.fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che ordina la comunicazione ai creditori della proposta medesima, onde provocarne il voto, bensì con il differente mezzo previsto dall’art. 36, l.fall.. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 09 Dicembre 2010.


Concordato fallimentare - Comunicazione ai creditori della proposta - Verifica di legittimità del giudice delegato - Valutazione di merito - Esclusione..
Il provvedimento del giudice delegato, che ordina la comunicazione ai creditori della proposta concordataria, onde provocarne il voto, non può che limitarsi ad una verifica di mera legittimità della procedura sino a quel punto seguita, essendone perciò esclusa qualsiasi valutazione d’ordine meritale, con particolare riguardo alla scelta di tale proposta da parte del comitato dei creditori. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 09 Dicembre 2010.


Concordato fallimentare - Garanzie - Consistenza - Valutazione - Sindacato del giudice delegato in ordine alla valutazione delle garanzie da parte del curatore del comitato dei creditori - Esclusione..
L’art. 125, comma 1, l.fall. prevede che vengano valutate dagli organi della procedura e dal comitato dei creditori le “garanzie offerte”, ma nulla dice circa la misura e la natura di tali garanzie, in particolare non potendo il giudice delegato assolutamente sindacare la valutazione di esse date dalla curatela e, soprattutto, in sede elettiva dal comitato dei creditori, né potendosi in alcun modo inferire dal dettato di legge che si debba trattare di una “garanzia integrale” di pagamento dei crediti nella percentuale concordataria. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 09 Dicembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Relazione conclusiva dopo l'approvazione della proposta di concordato fallimentare del curatore - Funzione informativa - Configurabilità - Omesso deposito - Mera irregolarità - Conseguenze.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Omologazione (giudizio di) - In genere - Relazione conclusiva del comitato dei creditori in caso di concordato proposto dal curatore - Portata - Omesso deposito - Mera irregolarità - Conseguenze - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Concordato - Proposta - Deposito nel regime intermedio tra il d.lgs. n. 5 del 2006 e prima del d.lgs. n. 169 del 2007 - Parere del comitato dei creditori - Invito a pronunziarsi in un certo termine e qualificazione del silenzio come assenso - Ammissibilità - Fondamento - Condizioni - Succinta motivazione - Necessità - Limiti - Fattispecie relativa a fallimento dichiarato prima del d.lgs. n. 5 del 2006.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Comitato dei creditori - In genere - Consultazione nel concordato fallimentare - Parere richiesto separatamente a ciascun componente con avviso della corrispondenza della mancata risposta entro un dato termine a parere favorevole - Legittimità - Succinta motivazione - Previsione solo con il d.lgs. n. 5 del 2006 - Portata - Fattispecie.
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In tema di concordato fallimentare (nella specie, proposto dal curatore) la relazione conclusiva che il comitato dei creditori, ai sensi dell'art. 129 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), deve depositare, nello stesso termine dato dal giudice delegato per le eventuali opposizioni, e cioè non meno di quindici giorni e non oltre trenta giorni, dalla comunicazione dell'avvenuta approvazione della proposta stessa da parte dei creditori, svolge essenzialmente una funzione informativa, volta cioè a fornire al tribunale elementi di fatto che gli permettano il giudizio di omologazione, senza incidenza sul diritto di difesa o il principio del contraddittorio, non potendo tra l'altro, il comitato dei creditori, prendere posizione, stante l'identità di termine, sulle eventuali opposizioni; ne consegue che il mancato deposito della predetta relazione costituisce una mera irregolarità, non ostativa alla omologazione del concordato. (massima ufficiale)

In tema di concordato fallimentare, proposto (nella specie, dal curatore) nella vigenza del d.lgs. n. 5 del 2006 e prima del d.lgs. n. 169 del 2007, in una procedura di fallimento disciplinata, ad ogni altro effetto, dal testo originario del r.d. n. 267 del 1942, perchè aperta anteriormente all'entrata in vigore del cit. d.lgs. n. 5 ed ai sensi dell'art.150 dello stesso, il parere che il comitato dei creditori è chiamato a rendere, su richiesta del giudice delegato ed avendo riguardo ai presumibili risultati della liquidazione, non è regolato più specificamente ai sensi dell'art.125 legge fall. e dunque le sue modalità di espressione fanno rinvio implicito all'art.41 legge fall. il quale, anche dopo i menzionati interventi di riforma, non esige che tale organo sia convocato per emettere una delibera collegiale, mentre una succinta motivazione è stata richiesta solo con il d.lgs. n. 5 del 2006; ne consegue che il parere può risultare anche da separate dichiarazioni dei suoi singoli componenti ed eventualmente, allorchè si tratti - come nella specie - di organo già costituito prima di tale modifica normativa, può manifestarsi anche col silenzio - assenso, nel caso in cui la richiesta sia stata formulata con l'avvertenza che la mancata manifestazione del parere entro un termine stabilito sarà considerata come parere favorevole. Al relativo funzionamento si applica, infatti, ai sensi dell'art. 150 cit., la disciplina dell'art.41 legge fall. nel testo anteriore, apparendo irragionevole che il comitato sia tenuto ad esprimersi, nella medesima procedura, con regole diverse, tanto più che, in ogni caso, l'intervenuta approvazione del concordato da parte dei creditori - cui soltanto spetta ogni valutazione di convenienza - determina la sanatoria di ogni irregolarità del predetto parere, unico vizio in cui incorrerebbe se anche privo di motivazione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 2010, n. 24026.


Concordato fallimentare - Reclamo ex articolo 26 l.f. - Contestazione dell'operato del comitato dei creditori - Litisconsorzio necessario - Sussistenza..
Nell'ambito del concordato fallimentare, qualora, in sede di reclamo ai sensi dell'art. 26, legge fallimentare, si contesti anche l'operato del comitato dei creditori, questo deve essere ritenuto litisconsorte necessario del procedimento e ciò in considerazione del ruolo di organo attivo della procedura attribuitogli dalla riforma nonchè della legittimazione processuale allo stesso riconosciuta dal nuovo testo dell’articolo citato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 12 Novembre 2010.


Concordato fallimentare - Termine ultimo per la comunicazione ai creditori della proposta - Provvedimento del giudice delegato che dispone la comunicazione - Rilevanza di proposte tardive nell'ipotesi di mancata approvazione di quella comunicata ai creditori o di annullamento del provvedimento che dispone la comunicazione.

Concordato fallimentare - Decreto del giudice delegato che dispone la comunicazione ai creditori della proposta - Revoca da parte del giudice delegato - Ragioni di legittimità e regolarità formale della procedura - Ammissibilità - Valutazione da parte del giudice delegato della convenienza della proposta sopravvenuta - Potere di arresto - Esclusione.
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Il termine ultimo per la comunicazione ai creditori della proposta di concordato fallimentare (sia questa l'unica presentata o quella scelta dal comitato dei creditori in caso di pluralità di proposte) deve essere individuato nel provvedimento con il quale il giudice delegato dispone tale comunicazione. Decorso detto termine, non possono essere depositate nuove proposte, le quali potranno tuttavia acquisire rilevanza nell'ipotesi in cui il procedimento regredisca a seguito di un evento sopravvenuto, quale la mancata approvazione od omologazione della proposta sottoposta al voto dei creditori o l'annullamento a seguito di reclamo ai sensi dell'art. 26, legge fallimentare, del decreto del giudice delegato che ha avviato l'iter di approvazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il decreto che dispone la comunicazione ai creditori della proposta di concordato fallimentare può essere revocato dallo stesso giudice delegato che lo ha emesso esclusivamente per ragioni di legittimità attinenti alla sussistenza dei presupposti formali ed alla regolarità della procedura; il potere di arresto del procedimento non potrà, invece, essere esercitato dal giudice delegato nell'ipotesi in cui sopravvenga una nuova proposta di concordato più favorevole di quella comunicata ai creditori, posto che la valutazione di convenienza da parte del giudice delegato è palesemente incompatibile con la nuova ripartizione dei poteri degli organi del concordato fallimentare dopo la riforma, la quale attribuisce ai creditori (direttamente tramite il voto ed indirettamente tramite il potere di diritto di scelta attribuiti al comitato) le valutazioni aventi ad oggetto la convenienza della proposta di sottrarre al giudice delegato il controllo di merito sulla stessa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone, 08 Novembre 2010.


Concordato fallimentare - Inerzia del comitato dei creditori - Vaglio preventivo della proposta - Funzione suppletiva del giudice delegato - Sussistenza.

Concordato fallimentare - Parere preventivo del comitato dei creditori - Valutazione della convenienza della proposta - Esclusione - Valutazione limitata alla non manifesta fattibilità.
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In caso di inerzia del comitato dei creditori, la proposta di concordato fallimentare deve essere sottoposta al vaglio del giudice delegato, al quale sono in via suppletiva attribuite le funzioni del comitato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il vaglio del comitato dei creditori sulla proposta di concordato fallimentare deve ritenersi non già una necessaria prima delibazione circa la vantaggiosità o convenienza della proposta, valutazione, questa, di esclusiva competenza dei creditori, ma un'attività valutativa volta ad escludere le proposte manifestamente non fattibili e non convenienti, ovvero lesive degli interessi dei creditori, proposte che se sottoposte ai creditori senza alcun vaglio preventivo potrebbero appesantire e rallentare la procedura. (Nel caso di specie, il Tribunale ha revocato il provvedimento con il quale il Giudice delegato, in funzione suppletiva del Comitato dei creditori, aveva ritenuto non conveniente e non rituale la proposta concordataria a causa della mancanza di chiarezza della contabilità della fallita e della asserita mancanza di garanzie). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 20 Ottobre 2010.


Concordato fallimentare – Presentazione di nuova proposta – Comunicazione integrale al comitato dei creditori ed ha i creditori – Necessità. (28/09/2010).
A fronte della presentazione di una nuova proposta di concordato fallimentare è di prioritaria importanza la comunicazione del suo contenuto al comitato dei creditori ed eventualmente ai creditori, posto che esclusivamente ad essi e non al tribunale è demandata la valutazione sulla natura migliorativa o meno di tale nuova proposta. (Nel caso di specie, il tribunale, in sede di reclamo, ha disposto che ai creditori venisse comunicato l'intero contenuto di una nuova proposta di concordato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Campobasso, 23 Agosto 2010, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - Proposta - In genere - Pluralità di proposte - Approvazione per silenzio assenso dei creditori - Richiesta di omologazione da parte di uno solo dei proponenti - Legittimità della procedura - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie disciplinata dal d.lgs. n. 5 del 2006. .
La procedura di omologazione del concordato fallimentare effettuata ai sensi dell'art. 128 legge fallimentare - nel testo vigente a seguito del d.lgs. n. 5 del 2006, "ratione temporis" applicabile prima della modifica di cui all'art. 61 della legge n. 69 del 2009 - mediante l'approvazione della pluralità delle proposte presentate dai creditori con il sistema del silenzio-assenso, unico criterio applicabile secondo l'art. 128 sopracitato, deve ritenersi legittima ove solo uno dei proponenti abbia chiesto la successiva omologazione della propria proposta atteso che il Tribunale deve limitarsi alla verifica della regolarità della procedura e dell'esito della votazione mentre, se tutti i soggetti proponenti, che hanno effettuato le proposte approvate, ne domandano l'omologazione, è illegittima la procedura nella quale il tribunale, sostituendosi nell'esercizio di un potere di scelta invece appartenente ai soli creditori, procede all'esame comparativo delle stesse, così omologando una di esse, ritenuta la più conveniente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18621.


Concordato fallimentare – Parere del comitato dei creditori – Inerzia – Potere di supplenza del giudice delegato – Principio di carattere generale – Sussistenza.

Concordato fallimentare – Parere del comitato dei creditori – Sostituzione del giudice – Contenuto e criteri della valutazione – Convenienza economica della proposta.
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Qualora il comitato dei creditori non si pronunci sulla proposta di concordato fallimentare e non renda quindi il parere previsto dall’art. 125, comma 2, legge fall., deve essere fatta applicazione dell’art. 41, comma 4, legge fall. – che attribuisce al giudice delegato il potere di sostituirsi al comitato – norma, questa, di portata generale e che si inscrive in un assetto normativo improntato pur sempre alla cd. degiurisdizionalizzazione del fallimento, quale rimedio sussidiario e correttivo di pronto impiego per il caso in cui l’organo in questione non fosse latu sensu in grado di funzionare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il giudice delegato che si sostituisce al comitato dei creditori rimasto inerte nell’esprimere il parere previsto dall’art. 125, comma 2, legge fall., dovrà esprimersi valutando il merito della proposta ovvero la sua convenienza economica nel rispetto dell’esigenza di espropriare il patrimonio del soggetto fallito in modo funzionale al soddisfacimento dei creditori concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Patti, 24 Novembre 2008.


Concordato fallimentare – Parere del comitato dei creditori – Rinuncia al privilegio – Irrilevanza..
La rinuncia al privilegio è richiesta dalla legge solo per la valida espressione del voto sulla proposta di concordato e non anche per il parere del comitato dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Contenuto della proposta – Abuso dell’istituto – Applicazione dei principi di correttezza e buona fede – Necessità..
Nell’ambito della procedura di concordato fallimentare sono applicabili i principi generali di correttezza e buona fede nella esecuzione delle obbligazioni di cui agli artt. 1175 e 1375 cod. civ., principi che consentono di intervenire in quei casi in cui l’utilizzazione dell’istituto concordatario, quantunque conforme alla lettera della legge, potrebbe configurarne un abuso sia in ordine alla posizione complessiva dei creditori, sia con riguardo a quella del soggetto fallito nell’ottica di valorizzazione dei principi solidaristici di cui all’art. 2 Cost. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Opposizione alla omologazione – Oggetto del giudizio – Deduzione di questioni attinenti alla convenienza della proposta..
Se la lettera dell’art. 125, comma 5, legge fall., pare consentire da parte del tribunale un giudizio comparativo di convenienza solo nel caso di opposizione di un creditore che appartenga ad una classe dissenziente, va tuttavia rilevato che un diversificato trattamento normativo risulta irragionevole rispetto al principio dettato dall’art. 3 Cost. E poiché la norma non indica i limiti del sindacato del tribunale e dei motivi d’opposizione, potrebbe essere corretta anche un’interpretazione costituzionalmente orientata che consenta al creditore opponente di svolgere censure attinenti anche alla convenienza del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Proposte concorrenti - Deduzione di doglianze relative al procedimento – Reclamo al tribunale contro il provvedimento del giudice delegato – Esperibilità..
Nell’ambito del concordato fallimentare, qualora oggetto di doglianza sia “il comportamento degli organi della procedura”, con particolare riferimento al fatto che è stata sottoposta al voto dei creditori esclusivamente la proposta che ha ottenuto il parere favorevole del comitato dei creditori, il reclamo al tribunale potrà avere ad oggetto il provvedimento del giudice delegato che ordina la comunicazione ai creditori delle proposte e dei pareri del comitato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Formazione del consenso dei creditori – Contenuto informativo del parere del curatore – Valutazione del comitato dei creditori – Convenienza della proposta – Potere di veto – Sussistenza..
Affinché i creditori possano esprimere un consenso informato e consapevole sulla proposta di concordato fallimentare, il giudice delegato dovrà far in modo che venga loro comunicato il parere del curatore, completo dei suoi elementi informativi, nonché il parere motivato del comitato dei creditori, che dovrà supportare la proposta quanto alla sua convenienza, posto che il parere negativo del comitato – reso sulla base delle informazioni date dal curatore – è tale da porre un vero e proprio veto sulla proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Ottobre 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Parere del comitato dei creditori – Inerzia del comitato – Potere di supplenza del giudice delegato – Sussistenza – Fondamento..
Il giudice delegato può supplire all’inerzia del comitato dei creditori anche nell’esprimere il parere previsto dall’art. 125, comma 2, legge fall. in ordine alla proposta di concordato fallimentare. Tale conclusione non urta con la suddivisione dei compiti tra gli organi della procedura, secondo la quale al giudice delegato spettano funzioni tutorie di legittimità ed al comitato dei creditori funzioni tutorie di convenienza e di merito, potendosi rinvenire nel tessuto normativo numerose disposizioni che prevedono l’esercizio di funzioni di vigilanza aurtorizzatoria di merito del giudice delegato anche in materie di notevole rilievo, quali l’affitto e vendita dell’azienda e l’esercizio provvisorio dell’impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2008.


Concordato fallimentare – Parere del comitato dei creditori – Inerzia del comitato – Sostituzione del giudice delegato – Inammissibilità..
Nel «nuovo» concordato fallimentare, la valutazione della convenienza della proposta è demandata esclusivamente al ceto creditorio ed il giudice delegato, in caso di inerzia del comitato, non può esprimere il parere sulla proposta di concordato di cui all’art. 125, comma 2, legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 05 Giugno 2008.


Concordato fallimentare – Presenza di proposte concorrenti – Presentazione di proposta migliorativa dopo che il tribunale si è riservato di provvedere in ordine alle precedenti proposte – Inammissibilità..
Non può darsi corso alla proposta migliorativa di concordato fallimentare depositata in un momento successivo a quello in cui il collegio, già investito del giudizio ex art. 129 l.f., si è riservato di provvedere sull’omologazione di precedenti proposte di concordato in gara fra loro benché il deposito della stessa sia avvenuto in un momento anteriore a quello della pubblicazione della decisione su di esse. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 23 Maggio 2008, n. .


Concordato fallimentare – Presentazione di proposte successive – Pendenza del termine per il voto sulle precedenti proposte – Retrocessione del procedimento – Esclusione – Informazione dei creditori delle ulteriori proposte – Necessità..
Qualora una ulteriore proposta di concordato fallimentare venga formulata quando è già pendente il termine assegnato ai creditori per la votazione di altra precedente proposta, tale ulteriore proposta deve essere posta in un sostanziale stato di “quiescenza” in attesa della verifica dell’esito della votazione. Ai creditori deve tuttavia essere data notizia del deposito della successiva proposta affinché, nel formare il proprio convincimento in ordine alla convenienza delle precedenti proposte, siano adeguatamente informati anche in ordine alle ulteriori possibilità loro offerte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Aprile 2008.


Concordato fallimentare – Votazione contemporanea di più proposte – Criteri di interpretazione del voto – Rilevanza della dichiarazione di dissenso..
Nel caso in cui più proposte vengano messe contemporaneamente in votazione, il voto non espresso dal singolo creditore deve intendersi come favorevole per entrambe sia perché il legislatore ha attribuito rilievo unicamente alla dichiarazione di dissenso sia in considerazione del dato letterale della norma di cui all’art. 128 l.f. sia infine perché non v’è alcuna contraddizione ad ammettere che un creditore possa esprimersi contemporaneamente a favore di più proposte in gara potendo comunque entrambe soddisfare il suo interesse. Tribunale Mantova, 01 Aprile 2008, n. 0.


Concordato fallimentare – Parere del comitato dei creditori sulla proposta – Inerzia del comitato – Potere sostitutivo del giudice delegato – Sussistenza..
In caso di inerzia del comitato dei creditori chiamato ad esprimere il proprio parere sulla proposta di concordato ai sensi dell’art. 125, comma 2, legge fall. il giudice delegato può, ai sensi dell’art. 41 legge fall., provvedere in luogo del comitato, posto all’inerzia del comitato non può essere riconosciuto valore di parere negativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 01 Aprile 2008.


Concordato fallimentare – Presentazione di proposte concorrenti in tempi diversi prima e dopo l’entrata in vigore del D.lgs. 169/2007 – Legge applicabile..
Qualora ad una proposta di concordato fallimentare depositata prima dell’entrata in vigore del D.lgs. n. 169/2007 faccia seguito un’altra proposta successiva all’entrata in vigore del suddetto D.lgs., l’intera procedura sarà regolata dalla legge vigente all’epoca della presentazione del primo ricorso che regge e costituisce il momento di apertura dell’intero iter procedimentale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Marzo 2008.


Concordato fallimentare – Presentazione di più proposte – Entrata in vigore delle modifiche del d.lgs. n. 169/2007 – Apertura della procedura con la prima proposta – Regime applicabile all’intero procedimento..
Nell’ipotesi in cui vengano presentate più proposte di concordato fallimentare la prima delle quali in data precedente l’entrata in vigore delle modifiche apportate dal cd. decreto correttivo n. 169/2007, si deve ritenere che l’apertura della procedura di concordato abbia luogo in seguito alla presentazione di tale prima proposta, la quale determina l’inizio di un’unica procedura nella quale si inseriscono le successive e che determina pertanto il regime applicabile all’intero procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Marzo 2008.


Concordato fallimentare – Pareri del curatore e del comitato dei creditori – Manifesta irragionevolezza – Inammissibilità del concordato – Sussistenza..
La manifesta irragionevolezza del parere emesso dal comitato dei creditori e dal curatore è sindacabile da parte del giudice delegato e, in caso di positivo riscontro di tale vizio di legittimità, la proposta di concordato fallimentare va dichiarata improcedibile. (mb) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 29 Gennaio 2008.


Concordato fallimentare – Pluralità di proposte – Termine per la presentazione – Valutazione contemporanea da parte dei creditori – Ricerca della soluzione più vantaggiosa per i creditori..
Deve ritenersi tempestivamente formulata la proposta di concordato che sia pervenuta prima dello scadere del termine già fissato per la comunicazione delle dichiarazioni di voto atteso che il legislatore, nell’estendere il novero dei soggetti a ciò legittimati (cfr. art. 124 I co. l.f.) e nel prevedere, in caso di pluralità di proposte, la loro sottoposizione alla valutazione dei creditori (con possibilità, eventualmente, anche di una loro modificazione in senso migliorativo), ha inteso introdurre meccanismi volti a favorire il raggiungimento della soluzione economicamente più vantaggiosa per il ceto creditorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Dicembre 2007.


Concordato fallimentare – Proposta di pagamento integrale di tutti i creditori – Necessità di voto – Esclusione – Comunicazione ai creditori – Necessità..
Nel caso di proposta di concordato fallimentare che preveda il pagamento integrale di tutti i creditori non è necessario procedere alle operazioni di voto e, nondimeno, ne va disposta la comunicazione in quanto tale adempimento è funzionale anche alla conoscenza del concordato al fine di consentire l’esercizio dei diritti (ad es. rinuncia al privilegio o opposizione all’omologa) spettanti ai creditori. (mb) Tribunale La Spezia, 23 Novembre 2007.


Concordato fallimentare – Presentazione di più proposte in tempi diversi – Votazione contemporanea – Necessità – Assegnazione ai proponenti di un termine unico per la modifica delle proposte – Autorizzazione all’esame delle proposte e dei pareri degli organi della procedura. .
Qualora, prima del termine fissato per le eventuali dichiarazioni di dissenso da parte dei creditori, venga formulata una successiva proposta di concordato fallimentare sulla quale il curatore abbia espresso parere favorevole, le due proposte dovranno essere portate in votazione contemporaneamente anche nell’ipotesi in cui siano state depositate in tempi diversi. Nell’interesse del ceto creditorio i proponenti dovranno, poi, essere autorizzati ad esaminare le reciproche proposte ed i pareri espressi sulle stesse dal curatore e dal comitato dei creditori e dovrà essere loro consentita la eventuale modifica delle proposte medesime in un termine unico all'uopo concesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Novembre 2007.


Concordato fallimentare – Pluralità di proposte – Poteri del giudice delegato, del curatore e del tribunale..
Nell’ambito del concordato fallimentare, a curatore e giudice delegato spetta soltanto la valutazione in merito al determinarsi di una condizione utile al procedimento di omologa (raggiungimento della maggioranza dei crediti e unanimità delle classi) mentre ogni altra decisione spetta – su impulso del proponente – al tribunale nell’ambito del giudizio di omologazione che si svolge in pieno contraddittorio e che accerterà la sussistenza dei presupposti per l’approvazione della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale La Spezia, 19 Settembre 2007.


Concordato fallimentare – Parere vincolante del curatore sulla proposta – Impugnabilità ex art. 26 legge fall..

Concordato fallimentare – Potere del giudice delegato di valutazione del parere del curatore sulla proposta di concordato – Ambito – Limiti.
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Il parere contrario reso dal curatore in ordine alla convenienza della proposta di concordato è impugnabile con ricorso ex art. 26 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il parere del curatore sulla proposta di concordato deve essere motivato ed è compito del giudice delegato effettuare un controllo sulla regolarità della procedura di concordato e di verificare che il parere del curatore sulla convenienza del concordato non sia affetto da vizi logici o da carenza o contraddittorietà di motivazione, un controllo che - senza più entrare nel merito della convenienza della proposta - impedisca che un eventuale errore o travisamento di fatti da parte del curatore abbia come effetto la sottrazione del potere di scelta sulla proposta ai creditori in caso di parere negativo o, al contrario, l’avvio di una costosa e non agevole procedura di voto in caso di parere favorevole dato ad una proposta manifestamente lesiva degli interessi dei creditori. (Fattispecie precedente il d. lgs. 12/07). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale La Spezia, 05 Luglio 2007.


Concordato fallimentare – Nuovo rito – Comitato dei Creditori – Parere – Natura.

Proposta di concordato deliberata da società di capitali diversa dalla fallita – Verbale notarile – Necessità – Esclusione.

Società controllante di società fallita – Presentazione di domanda di concordato – Rispetto del limite temporale previsto dall’art. 124 l.f. – Necessità.
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Il parere che il Comitato dei Creditori è chiamato ad esprimere ai sensi dell’art. 125 l.f. ha natura obbligatoria ma non vincolante. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

La redazione del verbale notarile previsto dall’art. 152 l.f. è imposta unicamente per la proposta concordataria formulata dalla società fallita e non invece per quella presentata da un terzo. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

La società controllante di società fallita può presentare domanda di concordato fallimentare ma nel rispetto del termine stabilito dall’art. 124 l.f. dovendosi applicare a tale fattispecie, in via di interpretazione estensiva, la disciplina prevista dal primo comma parte seconda di tale norma. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 29 Maggio 2007.


Concordato fallimentare – Fattibilità, convenienza e probabile esito della liquidazione – Controllo preventivo del Giudice – Necessità – Relazione del Curatore – Oggetto..
La completezza delle informazioni concernenti la fattibilità e la convenienza della proposta di concordato fallimentare nonché i presumibili risultati della liquidazione costituiscono requisito di legittimità del procedimento su cui è esercitabile il controllo preventivo da parte del Giudice e, pertanto, ove tali dati siano carenti, va richiesto al Curatore un supplemento di relazione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03 Aprile 2007.


Concordato fallimentare – Disciplina di cui al d. lgs. n. 5/06 – Controllo preliminare del Giudice delegato – Ambito.

Concordato fallimentare – Disciplina di cui al d. lgs. n. 5/06 – Sospensione della liquidazione – Ammissibilità.
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Nel procedimento di concordato fallimentare regolato dalle disposizioni di cui al d. lgs. n. 5/06 ove manchi la suddivisione dei creditori in classi è preclusa al Giudice delegato ogni valutazione in ordine alla convenienza della proposta e, in ogni caso, allo stesso non è consentito svolgere alcuna considerazione in ordine alla adeguatezza delle garanzie offerte, atteso che la loro indicazione non costituisce più un requisito di ammissibilità della proposta concordataria; al Giudice delegato è invece consentito, oltre al controllo di legittimità, quello volto a verificare la completezza delle informazioni fornite dal Curatore onde consentire ai creditori una consapevole espressione del loro voto. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Nel concordato fallimentare la sospensione della liquidazione dell’attivo deve ritenersi ora disciplinata dall’art. 108 l.f. novellato e, fra gli interessati di cui fa cenno tale norma, va annoverato anche il soggetto proponente il concordato, potendo la prosecuzione dell’attività di liquidazione contrastare se non pregiudicare gli obiettivi avuti di mira con la proposta, sicché l’istanza può trovare accoglimento ove sussistano gravi motivi da valutarsi anche con riguardo all’interesse del proponente. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 20 Febbraio 2007.