TITOLO II - Del fallimento
Capo VI - Dell'esercizio provvisorio e della liquidazione dell'attivo
Sez. II - Della vendita dei beni

Art. 106

Cessione dei crediti, dei diritti e delle quote, delle azioni, mandato a riscuotere (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il curatore può cedere i crediti, compresi quelli di natura fiscale o futuri, anche se oggetto di contestazione; può altresì cedere le azioni revocatorie concorsuali, se i relativi giudizi sono già pendenti.

II. Per la vendita della quota di società a responsabilità limitata si applica l’articolo 2471 del codice civile.

III. In alternativa alla cessione di cui al primo comma, il curatore può stipulare contratti di mandato per la riscossione dei crediti.

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(1) Rubrica modificata dall’art. 7 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita - Modalità - Potere discrezionale del giudice delegato - Conseguenze.
L'art 106 legge fallimentare, nel testo anteriore alla novella del 2006, affida alla discrezionalità del giudice delegato la scelta delle forme della vendita, nonché delle concrete modalità della stessa; ne consegue che il rilevante valore economico del bene non rappresenta un impedimento alla vendita ad offerte private né richiede necessariamente la fissazione di un prezzo minimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Gennaio 2018, n. 662.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Vendita di beni mobili affetti da vizi - Conseguenze - Azione redibitoria - Esclusione - Responsabilità per la custodia e la vendita dei beni inventariati - Configurabilità a carico del curatore come organo del fallimento - Conseguenze - Azione risarcitoria nei confronti del curatore in proprio - Questione di legittimazione passiva - Sentenza secondo equità del giudice di pace - Impugnabilità con il ricorso per cassazione - Sussistenza.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Vendita di mobili - Vizi dei beni venduti - Conseguenze - Azione redibitoria - Esclusione - Responsabilità per la custodia e la vendita dei beni inventariati - Configurabilità a carico del curatore come organo del fallimento - Conseguenze - Azione risarcitoria nei confronti del curatore in proprio - Questione di legittimazione passiva - Sentenza secondo equità del giudice di pace - Impugnabilità con il ricorso per cassazione - Sussistenza.
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Nel caso in cui i beni mobili oggetto di vendita in sede fallimentare risultino affetti da vizi redibitori, non è configurabile la garanzia prevista dall'art. 1490 cod. civ., neppure se la vendita abbia avuto luogo ad offerte private, ma solo una responsabilità attinente alla custodia dei beni inventariati ed alla vendita degli stessi nell'ambito della procedura concorsuale, e dunque un'obbligazione risarcitoria che, in quanto correlata al compimento di atti tipici rientranti nelle attribuzioni del curatore, non è posta a carico di quest'ultimo come persona fisica, ma a carico del fallimento, iscrivendosi a tutti gli effetti nel novero di quelle elencate dall'art. 111 n. 1 della legge fall.. Qualora pertanto, a fondamento della domanda di risarcimento dei danni, il compratore abbia fatto valere l'erronea descrizione dei beni in sede di inventario, con l'attribuzione di caratteristiche tecniche non possedute e senza il rilevamento di difetto di funzionamento, costituisce una questione di legittimazione passiva, riproponibile anche con il ricorso per cassazione contro le sentenze pronunciate secondo equità dal giudice di pace, quella avente ad oggetto l'esistenza del dovere del curatore, convenuto in proprio, di subire il giudizio instaurato dall'attore, indipendentemente dall'effettiva titolarità passiva del rapporto controverso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Dicembre 2008, n. 28984.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita fallimentare - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Applicabilità - Fattispecie in tema di termine per l'offerta in aumento ex art. 584 cod. proc. civ..
Tra gli affari civili urgenti, previsti dall'art. 92 dell'ordinamento giudiziario ed esclusi, a norma dell'art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale , di cui all'art. 1 della medesima legge, non sono comprese le vendite fallimentari. (Nella specie, si è ritenuto quindi soggetto a sospensione il termine per la presentazione dell'offerta in aumento di sesto, ex art. 584 cod. proc. civ., in relazione ad una vendita di immobile in sede fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2006.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Terzo aspirante all'acquisto di un bene della massa - Richiesta di sindacato sulle modalità adottate per la vendita - Difetto di legittimazione - Vendita a trattativa privata di beni mobili - Libertà di procedura - Conseguenze in tema di presentazione delle offerte di acquisto.
Il terzo che aspiri all'acquisto di un bene dell'attivo fallimentare non è legittimato a chiedere alcun sindacato sulle modalità con le quali sia stata disposta la vendita in sede concorsuale, in considerazione della sua estraneità alla procedura e della conseguente insussistenza di un suo diritto soggettivo all'osservanza della relativa disciplina. In particolare, nel caso (come nella specie) di vendita a trattativa privata di beni mobili - a prescindere dalla circostanza se essa debba essere preceduta o meno da pubblicità in caso di vendita di massa -, la vendita stessa è comunque soggetta alla più ampia libertà di procedure, secondo quanto di volta in volta disposto dal Giudice, con la conseguenza che, ai fini della presentazione delle offerte di acquisto, non è necessario che il giudice emani un provvedimento formale di vendita a trattativa privata dei beni, dovendo, per converso, ritenersi del tutto legittimo che l'interessato all'acquisto presenti, in qualsiasi momento, un'offerta al curatore, anche a prescindere dalla circostanza che il bene risulti formalmente in vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2002, n. 17247.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita di rami di azienda - Trattativa privata - Autorizzazione del G.D. - Reclamo al tribunale fallimentare - Ammissibilità - Revoca da parte dello stesso G.D. - Ammissibilità - Mezzi di impugnazione avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione - Esperibilità - Esclusione.
Il provvedimento con il quale il G.D. abbia autorizzato la vendita di beni fallimentari (nella specie, due rami d'azienda) a trattativa privata è, al tempo stesso, revocabile da parte dello stesso giudice e reclamabile dinanzi al tribunale fallimentare ex art. 26 legge fall., essendone, per converso, esclusa l'impugnabilità con i mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione previsti dal codice di procedura civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Settembre 2002, n. 13583.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita fallimentare - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Inapplicabilità.
Tra gli affari civili urgenti, previsti dall'art. 92 dell'ordinamento giudiziario ed esclusi, a norma dell'art. 3 della legge 7 ottobre 1969 ,n. 742, dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, di cui all'art. 1 della medesima legge, non sono comprese le vendite fallimentari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Novembre 2000, n. 15290.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Ordinanza di vendita senza incanto di beni del fallimento - Mancata audizione del comitato dei creditori - Conseguenze - Revoca da parte del Giudice Delegato - Legittimità - Fondamento - Limiti temporali.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108, comma terzo della legge fallimentare attribuisce al giudice delegato (in deroga al disposto dell'art. 487 cod. proc. civ., richiamato dall'art. 105 Legge Fallimentare) il potere di sospendere e revocare il proprio provvedimento di autorizzazione alla vendita di beni mobili o immobili del fallimento per ogni vizio di legittimità che lo infici sino alla emissione del decreto di trasferimento dei beni stessi, atteso che il riferimento al "prezzo offerto" di cui al citato art. 108, seppur indicativo di una vicenda "fisiologica" di sospensione, non esaurisce le ipotesi di esercizio di tale potere. Ne consegue la legittimità del provvedimento di revoca dell'ordinanza di vendita senza incanto fondato sulla rilevazione, da parte del G.D., della mancata audizione del comitato dei creditori (che esprime un parere condizionante la legittimità dell'autorizzazione alla vendita), anche se si sia già proceduto all'aggiudicazione del bene ed al versamento del prezzo, e purché non risulti già emesso il decreto di trasferimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1999, n. 5341.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Momento perfezionativo della vendita - Accettazione della proposta di acquisto da parte del curatore - Sufficienza - Esclusione - Integrale pagamento del prezzo - Necessità.
La vendita mobiliare fatta ad offerte private, ai sensi dell'art. 106 legge fall., costituisce modalità tipica del procedimento di liquidazione coattiva dell'attivo fallimentare e, pur lasciando ampi margini di discrezione al giudice delegato nel dettarne in concreto i profili attuativi, non può equipararsi alla vendita volontaria. Ne consegue che l'effetto reale di trasferimento del bene non è riconducibile al consenso del curatore (che non assume il ruolo di parte) come momento perfezionativo del contratto, ma, in ragione della natura di vendita giudiziale (espropriazione forzata), l'effetto traslativo, analogamente alla vendita all'incanto (art. 540 cod. proc. civ.), si verifica esclusivamente con l'integrale pagamento del prezzo (nella specie, in applicazione dell'enunciato principio di diritto, la S.C. ha cassato la sentenza del merito, la quale aveva ritenuto irrevocabile il provvedimento di aggiudicazione di beni mobili emesso dal giudice delegato, sul presupposto che la vendita s'era ormai realizzata con l'accettazione della proposta da parte del curatore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 1997, n. 5466.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Vendita a trattativa privata - Autorizzazione del giudice delegato - Reclamo al Tribunale fallimentare - Ammissibilità - Mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice della esecuzione - Esclusione.
Il provvedimento col quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili a trattativa privata, ancorché revocabile da parte dello stesso giudice, in quanto idoneo ad incidere su diritti soggettivi connessi alla regolarità procedurale della liquidazione dell'attivo, è suscettibile di reclamo al tribunale fallimentare ex art. 26 legge Fall. e non è impugnabile con i mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione previsti dal codice di procedura civile, atteso che il rinvio operato dall'art. 106 Legge Fall. riguarda esclusivamente le norme di detto codice che disciplinano il procedimento di vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 1994, n. 3694.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Vendita a trattativa privata - Autorizzazione del giudice delegato - Reclamo al Tribunale fallimentare - Ammissibilità.
Il provvedimento col quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili a trattativa privata, ancorché revocabile da parte dello stesso giudice è suscettibile di reclamo al Tribunale fallimentare ex art. 26 legge fall., in quanto idoneo ad incidere su diretti soggettivi connessi alla regolarità procedurale della liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 1991, n. 3482.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Operazioni di liquidazione dell'attivo - Contestazione della legittimità in correlazione e posizioni di diritto soggettivo - Ricorso per cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
A differenza dei provvedimenti del giudice delegato al fallimento in tema di operazioni di liquidazione dell'attivo, ivi compreso quello che dispone la vendita con incanto, che hanno carattere ordinatorio, i provvedimenti resi dal tribunale fallimentare, su reclamo avverso i detti decreti, per risolvere contestazioni insorte sulla legittimità di tali operazioni in correlazione a posizioni di diritto soggettivo, assumono carattere decisorio, oltre che definitivo, e sono, pertanto, impugnabili con ricorso per Cassazione, ai sensi dell'art. 111 cost.. Pertanto deve riconoscersi carattere decisorio al provvedimento del tribunale fallimentare in ordine al reclamo di un creditore ipotecario, che abbia chiesto la sospensione della vendita con incanto e la revoca del relativo provvedimento del giudice delegato deducendo il diritto (nella specie, ex art. 30 del R.d. 29 luglio 1927 n. 1443), ad assumere in via esclusiva quale creditore ipotecario l'iniziativa della procedura liquidatoria della società titolare di concessione mineraria per la captazione di acque minerali, con conseguente contestazione del potere degli organi della procedura di provvedere alla vendita delle attività inventariate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 1990, n. 9737.


Cause di prelazione - Ipoteca - Oggetto dell'ipoteca - Ipoteca iscritta su stabilimento industriale - Estensione ai macchinari - Condizioni - Fallimento del debitore - Disintegrazione del complesso industriale - Conseguenze.
L'estensione dell'ipoteca iscritta su uno stabilimento industriale ai macchinari in esso impiegati non è riconducibile al disposto dell'art. 2810 n. 1 cod. civ. in tema di pertinenza, dato che detti macchinari, rientrando fra gli elementi del complesso aziendale, globalmente rivolti a realizzare la funzione produttiva, non sono qualificabili come meri accessori al servizio di beni immobili, ma va riconosciuta, ai sensi dell'art. 2811 cod. civ., solo se ed in quanto i macchinari medesimi si presentino incorporati all'immobile, per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso (e non quindi per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all'uso). Ove sussista tale incorporazione, l'estensione dell'ipoteca non resta esclusa dalla circostanza che, sopravvenuto il fallimento del debitore, si abbia la disintegrazione del complesso aziendale, con la vendita dei singoli beni in sede concorsuale, poiché una tale successiva scorporazione non può travolgere "ex tunc" il già verificatosi ampliamento dell'oggetto dell'ipoteca in applicazione del citato art. 2811 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.