Massimario di Diritto Bancario


VALUTA

Conto corrente con apertura di credito, mancanza del contratto e di alcuni estratti conto. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Mancanza del contratto - Mancanza di alcuni estratti conti - Potere CTU - Raccordo

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Mancanza del contratto - Interessi e competenze bancarie - Anatocismo - Valute -  Conseguenze.
Non appare fondata l’eccezione sollevata dalla convenuta secondo la quale l’omessa produzione in giudizio del contratto di conto corrente di alcuni estratti conto da parte dell’attore non consentirebbe la ricostruzione del saldo. Per quanto attiene al contratto deve rilevarsi che l’omessa produzione dello stesso non esclude che la prova della nullità delle clausole contenenti le condizioni economiche contestate dall’attore mentre per quanto attiene all’omessa produzione di alcuni estratti conto non esclude la possibilità di espletare una Ctu diretta alla rideterminazione del saldo mediante operazioni di raccordo tra l'ultimo saldo finale disponibile ed il primo saldo iniziale disponibile il cui risultato del resto è meno favorevole all’attore in quanto non consente di espungere gli addebiti illegittimi relativi ai periodi non coperti dagli estratti conto. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

Va esclusa altresì l’applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi per l’intera durata del contratto in quanto, stante la nullità ab origine della capitalizzazione trimestrale l’applicazione a partire dal 2000 della capitalizzazione trimestrale reciproca deve ritenersi meno favorevole al correntista sicché per la validità della relativa clausola era necessario che fosse concordata per iscritto, il che, come è pacifico in atti, nel caso di specie non è avvenuto. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

Analoghe considerazioni valgono per quanto attiene al calcolo delle valute, per il quale correttamente è stato utilizzata la data di registrazione sul conto dell’operazione. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 29/11/2017.


Nullità delle clausole del conto corrente per violazione di norme imperative; rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio in presenza di contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta e di elementi già acquisiti al giudizio. Conto corrente - Violazioni di norme imperative - Nullità - Contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta - Elementi già acquisiti al giudizio - Rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio.
La nullità delle clausole del contratto di conto corrente conseguente a violazioni di norme imperative (come ad esempio, clausole in cui è stato previsto un tasso d’interesse usurario o la capitalizzazione con qualsiasi periodicità degli interessi a debito o la commissione di massimo scoperto o l’anticipazione non contrattualizzata della valuta) qualora vi sia stata contestazione anche per ragioni diverse sul titolo posto a fondamento della richiesta di interessi, può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio, purché basata su elementi già acquisiti al giudizio, senza che ciò si traduca in una violazione dei principi della domanda e del contraddittorio. (Antonio Volanti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 22/03/2016.


Estinzione del giudizio come conseguenza della nullità della domanda per indeterminatezza della causa petendi e della mancata successiva integrazione dell’onere di allegazione che incombe su parte attrice. Mancato rispetto della pari temporaneità nell’applicazione dell’anatocismo – Anatocismo – Commissioni di massimo scoperto – Interessi usurari – Variazione tassi di interesse – Indeterminatezza della causa petendi – Ordinanza di integrazione della citazione – Onere della prova – Non sufficiente precisione della memoria integrativa – Nullità della citazione – Estinzione del giudizio.
Qualora il difetto dell’onere di allegazione dell’attore, eccepito dal convenuto nella comparsa di costituzione e risposta, e rilevato dal G.I. con ordinanza dichiarativa della nullità della citazione, non venga sanato da parte attrice nel termine disposto dal Giudice ai sensi dell’art. 307, III comma c.p.c. per il rinnovo della citazione, il processo si estingue. (1) (Carlo Rossi Chauvenet) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18/06/2015.


Consulenza tecnica preventiva in tema di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite. Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite – Quesito in materia di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite – Determinazione e rettifica saldo di conto corrente ancora in essere – Ammissibile.
E’ pienamente ammissibile la procedura di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite ex art. 696 bis c.p.c. anche nell’ambito dei rapporti bancari per controversie aventi ad oggetto la contestazione di addebiti illegittimi (interessi usurari e anatocistici, commissioni di massimo scoperto, valute fittizie, etc.).
L’azione del ricorrente, infatti, è preordinata a verificare l’illegittimità di tali addebiti negli estratti conto e, pertanto, il diritto di credito può annoverarsi nella categoria dei “crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito” previsti dalla norma codicistica.

La funzione deflattiva dell’istituto, unita alla finalità di istruzione preventiva, non permette interpretazioni eccessivamente formalistiche e restrittive.

Il ricorso è ammissibile anche nell’ipotesi di conto corrente ancora aperto, in quanto l’interesse del cliente trova soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato dagli addebiti nulli, e la domanda di nullità può essere sempre proposta anche in costanza di rapporto. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 17/03/2015.


Tasso soglia dell'usura: rilevano solo gli interessi di mora relativi alla rata non pagata. L'ammortamento cd. alla francese non dà luogo di per sé all'anatocismo. Usura - Verifica del superamento del tasso soglia - Interessi di mora - Rilevanza

Usura - Verifica del superamento del tasso soglia - Inclusione degli interessi di mora - Metodo di calcolo - Applicazione del tasso di mora esclusivamente sulla somma non pagata - Sommatoria degli interessi convenzionali e moratori - Superamento del tasso soglia esclusivamente in caso di mancato o ritardato pagamento

Usura - Sanzione della non debenza degli interessi di cui all'articolo 1815 c.c. - Mora del debitore - Oggetto della sanzione sono solo gli interessi dovuti nel periodo di mora

Ammortamento a rate costanti cd. alla francese - Anatocismo - Esclusione.
Tra le voci di cui si deve tenere conto ai fini della verifica del superamento del tasso soglia a norma dell’art. 644 comma 4, cod. pen., rientrano anche gli interessi moratori, atteso che se è vero che la loro concreta applicazione dipende esclusivamente dalla condotta (eventuale) di mora del correntista, la pattuizione e la determinazione della misura degli stessi è inscindibilmente legata alla stipula del contratto di erogazione del credito, con la conseguenza che anche per tale voce si pone l’esigenza, che è alla base della normativa antiusura, di prevenire eventuali abusi del creditore ai danni del debitore che si trova in uno stato di soggezione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Allo scopo di verificare il superamento del tasso soglia d'usura tenendo conto anche degli interessi di mora, non si può procedere alla sommatoria in astratto tra il tasso convenzionale ed il tasso moratorio. La base di calcolo per l’applicazione del tasso convenzionale è, infatti, assolutamente diversa da quella per la determinazione degli interessi di mora, atteso che, mentre il tasso convenzionale, secondo il sistema di ammortamento alla francese, si applica sul capitale complessivo residuo ancora dovuto, il tasso di mora si applica, invece, soltanto sulla somma non pagata, ovvero sulla rata (comprensiva di quota di capitale ed interessi) scaduta e non pagata. Pertanto, gli interessi convenzionali e quelli moratori dovranno essere sommati, ma sulla base dei criteri di calcolo sopra indicati, con la conseguenza che si verificherà, in concreto, il superamento del tasso soglia solo nel caso in cui, in presenza di ritardato pagamento, il conteggio degli interessi di mora sulla rata impagata sommato a quello degli interessi corrispettivi dovuti nello stesso periodo, dia luogo ad un importo complessivo di interessi che, rapportato alla quota di capitale residuo, rappresenti una percentuale superiore al tasso soglia nel trimestre di riferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di applicazione della sanzione, prevista dall'articolo 1815 c.c., della non debenza degli interessi nell'ipotesi di superamento del tasso soglia anti usura, fino a quando non si verifica l'evento della mora del debitore, difetta il presupposto giuridico anche solo per ipotizzare in astratto l'applicazione della sanzione in questione. Una volta che si verifichi il ritardo nell'adempimento ovvero l'inadempimento, ove si registri in concreto il superamento del tasso soglia di usura per effetto del cumulo degli interessi corrispettivi e moratori, gli interessi "usurari" pattuiti che incorrono nella sanzione dell'articolo 1815, comma 2, c.c. sono solo quelli dovuti nel periodo di mora, perché è solo in questo periodo che può ritenersi perfezionata la pattuizione usuraria e sussistente sotto il profilo oggettivo l'usurarietà. L'applicazione dell'articolo 1815 citato comporta la rilevanza nel periodo di mora di tutti gli interessi che hanno concorso a superare il limite usurario, a qualsiasi titolo dovuti, sia, quindi, quelli convenzionali, sia quelli di mora; detta applicazione non può, tuttavia, portare alla sanzione della non debenza di interessi (corrispettivi) che antecedentemente alla (solo eventuale) condotta dimora del debitore da soli non presentavano alcun profilo di usurarietà, per mancato superamento del limite di cui all'articolo 2, comma 4, della legge n. 108 del 1996. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il metodo di ammortamento a rate costanti cd. alla francese non dà luogo di per sé all'anatocismo. Come, infatti, sostenuto dalla prevalente giurisprudenza di merito, tale metodo non implica affatto una capitalizzazione degli interessi, essendo questi unicamente calcolati sulla quota di capitale via via decrescente, ovvero sul capitale originario detratto l'importo già pagato con la rata o con le rate precedenti. Gli interessi convenzionali sono, quindi, calcolati unicamente sulla quota di capitale ancora dovuta e per il periodo di riferimento della rata. La quota di interessi dovuti dal mutuatario nelle rate successive non è determinata capitalizzando in tutto o in parte gli interessi corrisposti nelle rate precedenti. Ne può sostenersi che si sia in presenza di un interesse "composto" per il solo rilievo fattuale che il metodo di ammortamento alla francese determina un maggior onere di interessi rispetto al piano di ammortamento all'italiana che si fonda sulle rate a capitale costante. In realtà, il piano di ammortamento alla francese è più ossequioso del dettato dell'articolo 1194 c.c., in quanto prevede, correttamente, un criterio di restituzione del debito che privilegia sotto il profilo cronologico l'imputazione più ad interessi che a capitale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 27/11/2014.


Contestazione dell’esistenza di un valido accordo e sulle condizioni economiche del contratto di conto corrente e di apertura di credito. Conto corrente bancario - Ripetizioni di addebiti illegittimi - Onere della prova.
In difetto della produzione degli estratti conto (e del contratto di conto corrente) è evidentemente impossibile verificare, in punto di fatto, se quanto il correntista afferma circa gli addebiti illegittimi sia o meno fondato, ma anche verificare se quanto la banca indica come dovuto nell’ultimo salo, se negativo per il Cliente, sia effettivamente spettante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

La mancata produzione in giudizio del contratto di conto corrente, da parte della banca, che dovrebbe sempre (e per sempre) gelosamente conservare tale documento, impedisce di conoscere quali siano state le previsioni in tema di capitalizzazione degli interessi, con la conseguenza che la relativa deduzione difensiva dell’Istituto è priva di mordente, poggiando (paradossalmente) non su un documento prodotto ma su un documento mancante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

E’ certo che, in difetto della prova della convenzione scritta, non possa mai esservi, neppure dopo il 22 aprile 2000 (recte dal III° trimestre 2000), a condizioni di reciprocità, in esito alla delibera CICR 7 febbraio 2000 (in G.U. 22 maggio 2000) la applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi composti debitori, così come no può esservi addebito al correntista di commissioni di massimo scoperto (CMS) o di affidamento, perché nessuna di tali voci debitorie risulta essere stata pattuita. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che gli interessi convenzionali siano mai stati nella specie concordati per iscritto fra le parti, in presenza di specifica contestazione di parte attrice in punto di esistenza di un accordo scritto sugli interessi, e di mancata produzione del contratto da parte della banca…conseguentemente gli interessi dovuti sono solo quelli legali e ogni forma di capitalizzazione è in concreto da escludere, perché nulla è (o, il che è processualmente identico, risulta essere) mai stato concordato per iscritto. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari, 09/08/2014.


Operazioni su strumenti finanziari in divisa diversa dall'Euro e obbligo di informazione sui differenziali di cambio. Negoziazione di valute – Tasso di cambio – Informazione scritta..
Ferma restando la possibilità di convenire, nelle operazioni su strumenti finanziari che prevedano una divisa diversa dall’Euro, un tasso di cambio pari a quello indicato sul sito web della banca, al cliente deve essere garantita la possibilità di ricevere, su supporto cartaceo, informazioni relative ai differenziali (in forma fissa o percentuale) rispetto a un tasso di cambio di riferimento ufficiale. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 21/03/2014.


Ripetizione dell'indebito relativa a conto corrente e onere della prova della natura solutoria dei versamenti; mancata regolamentazione pattizia delle modalità di calcolo delle valute. Conto corrente bancario – Azione di ripetizione dell’indebito – Prescrizione – Prova della natura solutoria dei versamenti – Onere sulla banca.

Conto corrente bancario – Approvazione del conto – Incontestabilità del fatto cui si riferisce l’annotazione – Affermazione – Decadenza dal diritto di opporre eccezioni di nullità o inefficacia delle clausole giustificatrici dei versamenti annotati – Esclusione – Decadenza dall’azione di ripetizione dell’indebito – Esclusione.

Conto corrente bancario – Date valuta – Mancata regolamentazione pattizia – Riferimento a date valuta effettive.

Usura – Applicazione della legge n. 108/1996 ai contratti stipulati prima della sua entrata in vigore – Esclusione – Rilevanza dell’usura sopravvenuta – Esclusione..
Al fine di eccepire l’intervenuta prescrizione di un’azione di ripetizione dell’indebito relativa a un rapporto di conto corrente, l’istituto bancario ha l’onere di fornire elementi probatori diretti a dimostrare che i relativi versamenti siano da considerare solutori, circostanza che fa decorrere la prescrizione del diritto dal momento in cui essi sono effettuati. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

L’approvazione del conto ex art. 1832 c.c. (applicabile al conto corrente bancario in forza del richiamo operato dall’art. 1857 c.c.) rende incontestabili, qualora non siano impugnate, i fatti documentati dalle annotazioni, ma non comporta la decadenza da eventuali eccezioni relative alla validità ed efficacia delle clausole contrattuali che giustificano i versamenti cui le annotazioni si riferiscono, né dalla conseguente azione di ripetizione delle somme percepite dalla banca. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La mancata regolamentazione pattizia del calcolo delle valute comporta che nel rapporto tra le parti si debba tenere conto solo della valuta effettiva – che fa riferimento alla data del giorno in cui la banca acquista o perde la disponibilità delle somme versate o prelevate – e non di altra, derivante dall’«aggiustamento» delle date ad opera dell’istituto bancario. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La verifica della conformità degli interessi applicati al meccanismo del tasso soglia, introdotto dalla legge n. 108/1996, non può essere condotta sui contratti stipulati anteriormente all’entrata un vigore di questa, così come chiarito dall’art. 1, decreto legge n. 394/2000. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 24/06/2013.


Annotazioni in conto corrente e prescrizione. Mancato a pattuizione del calcolo delle valute e valuta effettiva. Contratti bancari – Conto corrente – Indebita annotazione di somme a favore della banca – Azione di ripetizione – Prescrizione – Decorrenza.

Contratti bancari – Oneri economici – Anatocismo – Determinazione del periodo di capitalizzazione – Necessità – Indicazione nel testo contrattuale – Necessità.

Contratti bancari – Valute – Spostamento delle valute dal loro tempo effettivo – Patto – Necessità..
In caso di annotazioni in conto a favore della banca, che non rispondano a validi titoli, la prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme comincia a decorrere dal tempo della chiusura del conto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Non può essere ritenuta valida una clausola contrattuale che non indichi in modo espresso la periodicità della capitalizzazione. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La mancata regolamentazione pattizia del calcolo delle valute comporta che nel rapporto operante tra le parti si debba comunque tenere conto solo della valuta effettiva, che fa riferimento alla data del giorno in cui la banca perde o acquista la disponibilità giuridica delle somme versate o prelevate. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 24/06/2013.


Contratto Bancario – Valuta – Determinatezza – Iniziativa – Clausola usi piazza – Inidoneità..
Non rispetta i requisiti della necessaria determinatezza dell’oggetto del contratto e delle relative pattuizioni la clausola per cui le valute sono applicate secondo gli usi abitualmente praticati sulla piazza. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 01/10/2012.


«Correttezza sostanziale» della prassi bancaria, giorni valuta e tempo massimo dell'operazione. Conto corrente – Valuta addebito insoluti effetti insoluti a data scadenza – Valuta accredito importi otto giorni lavorativi dopo scadenza – Correttezza sostanziale del differente trattamento – Questione superata dagli artt. 20 e 23 d. lgs. n 11/2010..
Il problema della «correttezza sostanziale» della prassi bancaria che ferma la valuta degli addebiti per insoluti alla data scadenza  dell’effetto o della ricevuta, portando invece la valuta degli accrediti a otto giorni lavorativi dopo la scadenza, è superata dalle norme degli artt. 20 e 23 d.lgs. n. 11/2010, che fissano il tempo massimo di esecuzione dell’operazione e nel contempo dispongono la tempestività della messa a disposizione dei fondi accreditati. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Milano, 10/11/2010.


Applicazione dei c.d. giorni valuta – Specificità della censura – Necessità. .
Deve ritenersi generica la deduzione circa la fittizietà ed illegittimità dei c.d. giorni valuta applicati dalla banca a fronte della previsione contrattuale di condizioni particolari per l’addebito degli assegni emessi dal correntista. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21/01/2010.


Valute – Determinazione – Decorrenza – Riferimento ai criteri usualmente praticati sulla piazza – Indeterminatezza – Nullità..
Deve ritenersi nulla, per indeterminatezza, la clausola che, quanto alla decorrenza delle valute, faccia riferimento ai criteri usualmente praticati sulla piazza dalle aziende di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18/01/2010.


Apertura di credito – Addebito per la c.d. valuta fittizia – Nullità – Sussistenza..
E’ nullo per mancanza di causa l’addebito derivante dall’applicazione della c.d. valuta fittizia poiché tale pratica si sostanzia in un ulteriore e non pattuito aggravio di interessi corrispettivi. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 16/12/2009.


Rapporti bancari – Computo della valuta – Norme bancarie uniformi – Rinvio a documenti di formazione successiva ed unilaterale – Nullità..
E’ nulla per genericità ed in quanto fa riferimento a documenti di formazione successiva e unilaterale la clausola, contenuta nelle norme uniformi bancarie, che, in relazione ad operazioni diverse da quelle concernenti addebiti e accrediti di assegni bancari, circolari vaglia o titoli similari, stabilisce esse vengano regolate con le valute indicate nei documenti contabili o comunque negli estratti conto e per esse, in difetto di specifica pattuizione, deve valere il principio che gli interessi attivi a favore del correntista decorrono dalla data in cui la banca ha acquistato la disponibilità degli importi da quegli versati e che gli interessi passivi decorrono invece dalla data in cui la banca stessa si è privata della disponibilità dei relativi importi secondo le disposizioni dei cliente. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 13/02/2008.


Norme bancarie uniformi – Regolamento della valuta in relazione agli addebiti ed agli accrediti di interessi – Nullità – Sussistenza..
E’ nulla la clausola, contenuta all’art. 7 delle norme uniformi bancarie, che regola le valute in relazione agli addebiti ed agli accrediti di interessi, sia in quanto viene alterato il principio di corrispettività delle prestazioni sia perché generica, non consentendo di determinare il criterio di computo, dovendo invece valere il principio che gli interessi attivi a favore del correntista decorrono dalla data in cui la banca ha acquistato la disponibilità degli importi da quegli versati e che gli interessi passivi decorrono invece dalla data in cui la banca stessa si è privata della disponibilità dei relativi importi secondo le disposizioni del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23/05/2007.