LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VIII
Scioglimento e liquidazione delle società di capitali

Art. 2495

Cancellazione della società
TESTO A FRONTE

I. Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese.
II. Ferma restando l'estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l'ultima sede della società.

GIURISPRUDENZA

Esecuzione forzata – Titolo esecutivo giudiziale emesso in favore di società – Estinzione della stessa per cancellazione dal registro delle imprese – Persistente efficacia del titolo esecutivo – Sussistenza – Modalità di attivazione del titolo.
Il titolo esecutivo giudiziale emesso in favore di una società non perde efficacia in caso di estinzione della stessa per cancellazione dal registro delle imprese, sicchè esso può essere fatto valere, al fine di esercitare il conseguente diritto a procedere ad esecuzione forzata, dalla persona fisica nei cui confronti si integra il fenomeno successorio derivante dall'estinzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Agosto 2017, n. 20155.


Società cancellata dal registro delle imprese - Termine per la dichiarazione di fallimento - Art. 10 l.fall. - Legittimazione a contraddire nel procedimento e a proporre eventuale reclamo - Spettanza - Al liquidatore sociale - Fondamento.
In tema di procedimento per la dichiarazione di fallimento di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese, la legittimazione al contraddittorio spetta al liquidatore sociale, poiché, pur implicando detta cancellazione l'estinzione della società, ai sensi dell'art. 2495 c.c. (novellato dal d.lgs. n. 6 del 2003), nondimeno entro il termine di un anno da tale evento è ancora possibile, ai sensi dell'art. 10 l.fall., che la società sia dichiarata fallita, se l'insolvenza si è manifestata anteriormente alla cancellazione o nell'anno successivo, con procedimento che deve svolgersi in contraddittorio con il liquidatore, il quale, anche dopo la cancellazione, è altresì legittimato a proporre reclamo avverso la sentenza di fallimento, tenuto conto che, in generale, tale mezzo di impugnazione è esperibile, ex art. 18 l.fall., da parte di chiunque vi abbia interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 16 Novembre 2016, n. 23393.


Registro delle imprese - Omesso deposito dei bilanci per 3 anni consecutivi - Procedimento di cancellazione d’ufficio - Cancellazione della iscrizione della cessazione - Comunicazione ai soci delle avvio del procedimento di cancellazione d’ufficio.
Con riferimento a quanto previsto dall’art. 2495 c.c., le sezioni unite della Corte di cassazione hanno affermato il principio per cui alla iscrizione della cessazione della società consegue l’effetto estintivo della società precisando che “dopo la riforma del diritto societario, attuata dal d.lgs. n. 6 del 2003, qualora all'estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale:
a) l'obbligazione della società non si estingue, ciò che sacrificherebbe ingiustamente il diritto del creditore sociale, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali;
b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo” (cfr., Cassazione civile, sez. un., 12 marzo 2013, n. 6070).

Sulla base delle conclusioni cui sono pervenute le sezioni unite della Corte di cassazione, l’esistenza di un fenomeno successorio impedisce di ravvisare ogni possibilità di procedere alla cancellazione della iscrizione di cessazione della società, una volta determinatosi l’effetto estintivo da essa considerato.

I soci di una società di capitali non sono soggetti interessati cui comunicare l’avvio del procedimento di cancellazione d’ufficio ai sensi dell’articolo 2490, ultimo comma, c.c. (omesso deposito del bilancio per oltre tre anni consecutivi). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 29 Agosto 2016.


Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Esdebitazione - Giudizio - Integrazione del contraddittorio con i creditori ammessi - Subingresso dei soci alla società estinta nella titolarità di un credito insinuato - Onere di insinuazione tardiva - Necessità - Mancanza - Conseguenze.
Il subingresso dei soci alla società estinta nella titolarità di un credito ammesso al passivo fallimentare, non li dispensa, se si tratta di procedura fallimentare anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, dall'onere di insinuarsi al passivo ai sensi dell'art. 101 l.fall., sicché essi, in mancanza di insinuazione, non sono litisconsorti necessari nel giudizio di esdebitazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16620.


Fallimento - Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento giudiziario - Società cooperativa edilizia di abitazione - Scioglimento di diritto per mancato deposito dei bilanci - Dichiarazione di insolvenza anteriore alla cancellazione dal registro delle imprese - Ammissibilità - Fondamento.
Lo scioglimento di diritto, con conseguente perdita della personalità giuridica, della cooperativa edilizia di abitazione che non abbia depositato, nei termini stabiliti, i bilanci relativi agli ultimi due anni, non ne impedisce l'assoggettamento, ove sia accertata l'insolvenza, alla procedura concorsuale stabilita dalla legge in relazione al tipo sociale, atteso che la stessa permane come centro di imputazione degli atti compiuti fino alla data di cancellazione dal registro delle imprese, onde scongiurare il verificarsi di situazioni di incertezza con ripercussioni per i soci e per i terzi, e l'estinzione della società come cooperativa, supponendo quella cancellazione, può avvenire solo a seguito dell'avvenuta liquidazione del patrimonio dell'ente, attraverso l'azione dell'autorità di vigilanza o, se la liquidazione sia stata chiesta dalla società, dei liquidatori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2016, n. 16535.


Società – Mancato deposito dei bilanci per tre anni consecutivi – Cancellazione dal registro imprese – Estinzione della società – Effetto successorio – Conseguenze.
L’esistenza, nei termini indicati da Cass. civ., sez. un., 12 marzo 2013, n. 6070, di un fenomeno di tipo successorio dei soci rispetto alla società estinta, impedisce che si possa far luogo alla cancellazione della cancellazione della società operata ai sensi degli artt. 2490 e 2495 c.c. a causa del mancato deposito dei bilanci per tre anni consecutivi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Luglio 2016.


Società - Bilancio finale di liquidazione - Effetti sulle attività sociali in corso - Cause pendenti di accertamento dei crediti.
Nel caso in cui un credito della società sia oggetto di accertamento e non possa, pertanto, essere considerato nel bilancio di liquidazione, il quale postula che le operazioni di liquidazione siano concluse, la società ha l'onere di proseguire il giudizio e di non cancellarsi dal registro delle imprese.

Poiché il bilancio finale di liquidazione presuppone che l'attività di liquidazione si sia conclusa, è ragionevole ritenere che le attività sociali ancora in corso di liquidazione — quali i crediti oggetto di accertamento giudiziale — non ricomprese nel predetto bilancio, debbano intendersi rinunciate.

La condotta del liquidatore della società che nello stesso tempo non inserisce nel bilancio finale di liquidazione un credito della società per cui pende un giudizio di accertamento e provvede alla cancellazione della società nel corso del giudizio, deve intendersi quale volontà di rinunciare al credito. (Paolo Donati) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 21 Maggio 2016.


Registro imprese - Cancellazione della società - Efficacia costitutiva - Estintiva - Cessazione dell'attività - Vicende evolutive e modificative - Fusione - Esclusione.
L’efficacia costitutiva - estintiva della società attribuita dall’art. 2495 c.c. alla cancellazione dal registro delle imprese si riferisce esclusivamente alle ipotesi di cancellazione conseguenti alla cessazione dell’attività e non già a quelle conseguenti a vicende evolutive - modificative dello stesso soggetto come la fusione (Cass., sez. un., 12 marzo 2013, n. 6070). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Marzo 2016.


Società - Società cancellata dal registro imprese - Approvazione del bilancio - Deposito presso il registro delle imprese - Ammissibilità.
La società che provveda, quando ancora esistente, alla approvazione del bilancio, ha diritto di provvedere al deposito dello stesso qualora sia stato regolarmente approvato dall'assemblea e ciò anche nel caso la società sia stata cancellata dal registro delle imprese, stante la funzione pubblicitaria informativa attribuita alle iscrizioni da eseguirsi nel registro stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 30 Marzo 2016.


Impresa individuale - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Irrilevanza - Effettivo svolgimento dell'attività di impresa.
La disciplina di cui all'art. 2495 cod. civ. (nel testo introdotto dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003), secondo la quale l'iscrizione della cancellazione delle società di capitali e delle cooperative dal registro delle imprese, avendo natura costitutiva, estingue le società, anche se sopravvivono rapporti giuridici dell'ente, non è estensibile alle vicende estintive della qualità di imprenditore individuale, il quale non si distingue dalla persona fisica che compie l'attività imprenditoriale, sicché l'inizio e la fine della qualità di imprenditore non sono subordinati alla realizzazione di formalità, ma all'effettivo svolgimento o al reale venir meno dell'attività imprenditoriale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 98.


Registro Imprese - Mancato deposito dei bilanci di esercizio per tre anni consecutivi dalla data della liquidazione - Cancellazione d'ufficio - Sopravvivenza di rapporti giuridici facenti capo alla società estinta - Irrilevanza.
Il mancato deposito dei bilanci di esercizio per tre anni dalla data della liquidazione comporta la cancellazione d'ufficio della società dal registro delle imprese e ciò anche nell'ipotesi in cui all'estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente a detta cancellazione non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta (cfr. Cass. civile, sez. un., 12 marzo 2013, n. 6070). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Accesso alla procedura da parte di società che abbia cessato l'attività ed abbia chiesto la cancellazione dal registro delle imprese - Esclusione - Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza.
Alla società che ha cessato la propria attività e che si sia cancellata dal registro delle imprese è precluso l'accesso alla procedura di concordato preventivo per effetto del venir meno dell'impresa il cui risanamento costituisce lo scopo del concordato.

La scelta di cessare l'attività e di procedere alla cancellazione dal registro delle imprese ai sensi del primo comma dell'articolo 2495 c.c. comporta la consapevole rinuncia al diritto di richiedere l'ammissione al concordato preventivo, diritto che si estingue con l'estinzione dell'ente che ne è titolare e che non è trasferibile ai soci, i quali sono successori a titolo particolare della società unicamente nei rapporti obbligatori attivi e passivi che sopravvivono all'estinzione.

Il socio di società che abbia cessato l'attività ed abbia chiesto ed ottenuto la cancellazione dal registro delle imprese non può pretendere che torni ad esistenza il diritto di presentare domanda di concordato preventivo per il solo fatto che nei confronti della società estinta sia stata presentata istanza di fallimento entro l'anno dalla cancellazione, atteso che la domanda di ammissione al concordato non è uno dei mezzi attraverso i quali si esplica il diritto di difesa del fallito in sede di istruttoria prefallimentare e non può, pertanto, essere intesa quale strumento dilatorio posto a disposizione dell'impresa insolvente per ritardare la dichiarazione di fallimento.

Non è possibile ravvisare alcuna disparità di trattamento e si rivela, pertanto, manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nel fatto che, ai sensi dell'articolo 10 legge fall., l'impresa cancellata, pur non potendo richiedere l'ammissione al concordato, possa essere dichiarata fallita entro l'anno dalla cancellazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 Ottobre 2015, n. 21286.


Tributi - Contenzioso Tributario (Disciplina Posteriore alla Riforma Tributaria del 1972) - Procedimento - Estinzione della società contribuente - Conseguenze - Interruzione del processo - Necessità - Esame del bilancio di liquidazione - Esclusione della successione dei soci - Estinzione del processo - Illegittimità.
In tema di contenzioso tributario, qualora l'estinzione della società contribuente (nella specie, società di capitali) intervenga in pendenza di un giudizio, il giudice, a fronte del venir meno della capacità della società di stare in giudizio, deve disporre l'interruzione del processo a norma degli artt. 299 e ss c.p.c., onde consentire alla parte pubblica, che ne abbia interesse, di riassumerlo nei confronti dei soci subentrati alla società estinta ai sensi del combinato disposto degli artt. 2495 c.c. e 110 c.p.c., non potendo escludere la possibilità del fenomeno successorio in base al solo esame del bilancio di liquidazione. Cassazione civile, sez. VI, 09 Ottobre 2015, n. 20358.


Registro imprese - Cancellazione della società - Diritto dei creditori non soddisfatti di rivolgersi ai soci - Residui attivi non liquidati - Debiti non soddisfatti - Trasferimento di diritti e beni ai soci in regime di contitolarità - Configurazione di eredità giacente - Esclusione.
Con riferimento alla norma di cui all'articolo 2495 c.c., secondo la quale, dopo la cancellazione della società, i creditori non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, occorre precisare che anche per i residui attivi non liquidati al momento della cancellazione, così come per i debiti non soddisfatti, si verifica un fenomeno successorio per cui i diritti e i beni si trasferiscono del pari ai soci in regime di contitolarità con esclusione quindi dell'ipotesi di un patrimonio assimilabile alla figura dell'eredità giacente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 24 Settembre 2015.


Processo civile – Cancellazione della Società − Estinzione della Società – Bilancio finale di Liquidazione − Successione – Interesse ad agire.
Ai sensi dell’art. 2495 cod. civ. le obbligazioni residuanti in capo alla società estinta per effetto della cancellazione dal registro delle imprese si trasferiscono ai soci, che ne rispondono solo nei limiti di quanto riscosso in base al bilancio finale di liquidazione. Nell’ipotesi in cui il limite di responsabilità posto dall’art. 2495 cod. civ. renda evidente l’inutilità dell’azione nei confronti del socio ciò può al limite riflettersi sul requisito dell’interesse ad agire ma non sulla legittimazione processuale del socio stesso.

Nel caso in cui, a seguito dell’approvazione del bilancio finale di liquidazione, nessuna attività residua venga ripartita a favore dei soci, la parte attrice che riassume il giudizio nei confronti di questi ultimi risulta carente di interesse ad agire. (Vincenzo d'Ambra) (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 23 Luglio 2015.


Cancellazione della cancellazione di una società dal Registro Imprese – Ammissibilità in difetto delle condizioni di legge per la cancellazione.
Con decreto ex art. 2191 c.c. può essere disposta la cancellazione dell’iscrizione relativa alla cancellazione dal registro di una società qualora l’iscrizione relativa alla cancellazione dal Registro delle imprese della società sia avvenuta in difetto delle condizioni di legge,  non risultando di fatto cessata l’attività d’impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Luglio 2015.


Cancellazione della cancellazione di una società dal Registro Imprese – Prova della prosecuzione dell’attività gestoria – Conferimento di mandato ad un avvocato in epoca successiva alla cancellazione.
Al fine della pronuncia del decreto di cancellazione dell’iscrizione relativa alla cancellazione dal registro imprese di una società costituisce prova della prosecuzione dell’attività d’impresa il conferimento di mandato ad un avvocato in epoca successiva alla cancellazione e la conseguente  la costituzione in un giudizio contenzioso civile. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Luglio 2015.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Notificazione all'imprenditore - Impresa cessata e cancellata dal registro delle imprese - Mancata notifica all'indirizzo di posta elettronica certificata ed alla sede - Irrilevanza - Notifica al liquidatore ex articolo 138 e seguenti c.p.c. - Necessità.
A seguito dell'estinzione della società e della sua cancellazione dal registro delle imprese, non è più configurabile una sede sociale e non può dunque darsi rilievo, ai fini notificatori, all'obbligo dell'imprenditore di munirsi di posta elettronica certificata e di rendersi reperibile presso la sede risultante dal registro delle imprese; da ciò deriva la inapplicabilità del disposto dell'articolo 15, comma 3, legge fall., cosicché la istanza per dichiarazione di fallimento e il decreto di fissazione dell'udienza dovranno essere notificati al liquidatore presso la sua residenza nelle forme di cui agli articoli 138 e seguenti c.p.c.

In proposito, occorre, inoltre, precisare che alla fattispecie non può essere applicata la disposizione contenuta nell'articolo 2495, comma 2, c.c., la quale consente ai creditori sociali insoddisfatti di notificare la domanda presso l'ultima sede della società entro l'anno dalla cancellazione, in quanto trattasi di norma di stretta interpretazione che non riguarda la notifica di atti diversi dalla domanda dei creditori sociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 01 Giugno 2015.


Fallimento – Cessazione dell’attività d’impresa – Cancellazione d’ufficio dal Registro delle Imprese – Termine annuale per la dichiarazione di fallimento.
Per la dichiarazione di fallimento, mentre in caso di cancellazione volontaria della società il fallimento va tassativamente dichiarato entro dodici mesi dalla cancellazione (presunzione iuris et de iure di cessazione dell’attività), l’art. 10 L.F. prevede che per gli imprenditori individuali e collettivi, solo se cancellati d’ufficio, sia possibile dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività dal quale decorre il termine per la dichiarazione di fallimento, così fondando solo una presunzione relativa di cessazione entro l’anno successivo. Sia l’effettuazione di nuove operazioni, sia la liquidazione del patrimonio aziendale, sia la gestione di rapporti con i terzi, creditori o debitori, costituiscono prosecuzione dell’attività di impresa, e la dimostrazione di tali attività permette di superare la predetta presunzione. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 13 Aprile 2015.


Società - Estinzione - Debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Efficacia retroattiva - Esclusione - Differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione - Applicazione ai casi in cui la richiesta di cancellazione sia presentata dal 13 dicembre 2014 in poi

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Effetti - Trasferimento ai soci dell'obbligazione - Trasferimento ai soci in regime di contitolarità dei diritti dei beni non compresi nel bilancio di liquidazione

Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Effetto estintivo - Differimento quinquennale dalla richiesta di cancellazione - Limitazione al settore tributario e contributivo - Conseguenze

Estinzione della società e debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Valenza interpretativa - Esclusione
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Il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495 c.c., comma 2, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per effetto della riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, la cancellazione dal registro delle imprese delle società di persone ne comporta (con efficacia dichiarativa e facoltà della prova contraria consistente nella dimostrazione della prosecuzione dell'attività sociale) l'estinzione, con il conseguente venir meno della loro capacità e soggettività; e ciò a decorrere dalla cancellazione, se successiva al 1 gennaio 2004 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 6 del 2003), ovvero a decorrere dal 1 gennaio 2004, se anteriore. Tale principio (fatto derivare dal sistema della riforma, indipendentemente dal fatto che l'art. 2312 cod. civ., relativo alla cancellazione della s.n.c., a differenza dell'art. 2495 c.c., relativo alla cancellazione delle società di capitali, non è stato modificato) è stato dalla giurisprudenza di legittimità più volte ribadito, con la specificazione che alla cancellazione segue un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l'obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo (sezioni unite, n. 6070, n. 6071 e n. 6072 del 2013; per le applicazioni da parte delle sezioni semplici, v., ex plurimis, Cass. n. 1677, n. 9110 e n. 12796 del 2012; n. 24955 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In base al D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, l'effetto estintivo della società (di persone o di capitali), qualora derivi da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, è differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con differimento limitato al settore tributario e contributivo ("ai soli fini"), nel senso che l'estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la "validità" e l'"efficacia" sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contributi, sanzioni e interessi. Va, poi, sottolineato che il differimento degli effetti dell'estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l'eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l'estinzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Posto che il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 non ha alcuna valenza interpretativa (dato il suo tenore testuale, che non solo non assegna espressamente alla disposizione alcuna natura interpretativa, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 dello statuto dei diritti del contribuente, ma neppure in via implicita intende privilegiare una tra le diverse possibili interpretazioni delle precedenti disposizioni in tema di estinzione della società), occorre prendere atto che, in concreto, il testo della disposizione non consente di individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia e, pertanto, rispetta il comma 1 dell'art. 3 dello statuto dei diritti del contribuente. Più in dettaglio, l'enunciato della disposizione in esame non autorizza ad attribuire effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l'estinzione siano intervenute anteriormente al 13 dicembre 2014. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. non affronta in alcun modo la questione dell'eventuale efficacia retroattiva della norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015, n. 6743.


Società - Estinzione - Debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Efficacia retroattiva - Esclusione - Differimento quinquennale degli effetti dell'estinzione - Applicazione ai casi in cui la richiesta di cancellazione sia presentata dal 13 dicembre 2014 in poi.
Il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell'estinzione della società derivanti dall'art. 2495 c.c., comma 2, si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015.


Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Effetti - Trasferimento ai soci dell'obbligazione - Trasferimento ai soci in regime di contitolarità dei diritti dei beni non compresi nel bilancio di liquidazione.
Per effetto della riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, la cancellazione dal registro delle imprese delle società di persone ne comporta (con efficacia dichiarativa e facoltà della prova contraria consistente nella dimostrazione della prosecuzione dell'attività sociale) l'estinzione, con il conseguente venir meno della loro capacità e soggettività; e ciò a decorrere dalla cancellazione, se successiva al 1 gennaio 2004 (data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 6 del 2003), ovvero a decorrere dal 1 gennaio 2004, se anteriore. Tale principio (fatto derivare dal sistema della riforma, indipendentemente dal fatto che l'art. 2312 cod. civ., relativo alla cancellazione della s.n.c., a differenza dell'art. 2495 c.c., relativo alla cancellazione delle società di capitali, non è stato modificato) è stato dalla giurisprudenza di legittimità più volte ribadito, con la specificazione che alla cancellazione segue un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) l'obbligazione della società non si estingue, ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa, con esclusione delle mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, e dei crediti ancora incerti o illiquidi, la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale), il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato, a favore di una più rapida conclusione del procedimento estintivo (sezioni unite, n. 6070, n. 6071 e n. 6072 del 2013; per le applicazioni da parte delle sezioni semplici, v., ex plurimis, Cass. n. 1677, n. 9110 e n. 12796 del 2012; n. 24955 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015.


Estinzione della società e debiti fiscali - D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 - Valenza interpretativa - Esclusione.
Posto che il D.Lgs. n. 175 del 2014, art. 28, comma 4 non ha alcuna valenza interpretativa (dato il suo tenore testuale, che non solo non assegna espressamente alla disposizione alcuna natura interpretativa, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 dello statuto dei diritti del contribuente, ma neppure in via implicita intende privilegiare una tra le diverse possibili interpretazioni delle precedenti disposizioni in tema di estinzione della società), occorre prendere atto che, in concreto, il testo della disposizione non consente di individuare alcun indice di retroattività per la sua efficacia e, pertanto, rispetta il comma 1 dell'art. 3 dello statuto dei diritti del contribuente. Più in dettaglio, l'enunciato della disposizione in esame non autorizza ad attribuire effetti di sanatoria in relazione ad atti notificati a società già estinte per le quali la richiesta di cancellazione e l'estinzione siano intervenute anteriormente al 13 dicembre 2014. La stessa relazione illustrativa al d.lgs. non affronta in alcun modo la questione dell'eventuale efficacia retroattiva della norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015.


Società cancellata dal registro delle imprese – D.L. 175 del 2014 – Efficacia irretroattiva – Effetti – Decorrenza della norma solo dal 13 dicembre 2014

Società cancellata dal registro delle imprese – Art. 28 comma IV D.Lgs. 175 del 2014 – Natura – Norma che attiene alla capacità della società e non ai termini fissati per l’accertamento – Erroneità delle circolari dell’amministrazione finanziaria

Società cancellata dal registro delle imprese – Art. 28 comma IV D.Lgs. 175 del 2014 – Contenuti ed effetti
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Il comma 4 dell'art. 28 del dlgs. n. 175 del 2014, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell’amministrazione finanziarla e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società derivanti dall’art. 2495, secondo comma, cod. civ. si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In base alla disposizione di cui al comma 4 dell’art. 28 del d.lgs. n. 175 del 2014, entrato in vigere il 13 dicembre 2014 ed emesso in attuazione degli artt. 1 e 7 della legge di delegazione n. 23 del 2014 (secondo cui: «4. Ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese»), l'effetto estintivo della società (di persone o di capitali), qualora derivi da una cancellazione dal registro delle imprese disposta su richiesta, è differito per cinque anni, decorrenti dalla richiesta di cancellazione, con differimento limitato al settore tributario e contributivo («ai soli fini»), nel senso che l'estinzione intervenuta durante tale periodo non fa venir meno la «validità» e l’«efficacia» sia degli atti di liquidazione, di accertamento, di riscossione relativi a tributi e contributi, sanzioni e interessi, sia degli atti processuali afferenti a giudizi concernenti detti tributi e contribuii, sanzioni e interessi. Va sottolineato che il differimento degli effetti dell'estinzione non opera necessariamente per un quinquennio, ma per l’eventuale minor periodo che risulta al netto dello scarto temporale tra la richiesta di cancellazione e l’estinzione. Con riguardo all’ambito temporale di efficacia della norma, giova osservare che questa intende limitare (per il periodo da essa previsto) gli effetti dell’estinzione societaria previsti dal codice civile, mantenendo parzialmente per la società una capacità e soggettività (anche processuali) altrimenti inesistenti, al «solo» fine di garantire (per il medesimo periodo) l'efficacia dell’attività (sostanziale e processuale) degli enti legittimati a richiedere tributi o contributi, con sanzioni ed interessi. La norma, pertanto (contrariamente a quanto talora sostenuto dall’amministrazione finanziaria nelle sue circolari), opera su un piano sostanziale e non "procedurale", in quanto non si risolve in una diversa regolamentazione dei termini processuali o dei tempi e delle procedure dì accertamento o di riscossione: il caso in esame, cioè, è del tutto diverso da quello di interventi normativi che, ad esempio, incidano sulla disciplina dei termini del processo tributario o prolunghino i termini di accertamento o introducano nuovi parametri di settore e che, per loro natura, possono applicarsi a fattispecie processuali o sostanziali precedenti. Appare del tutto irrilevante, poi, che il periodo sia stato individuato dal legislatore nella misura di cinque anni facendo riferimento (come si legge nella relazione illustrativa) al termine quinquennale di accertamento previsto dagli artt. 43, comma 2, del d.P.R. n. 600 del 1973 e 57, comma 2, del d.P.R. n. 633 del 1972: è del tutto evidente, infatti, che la fattispecie oggetto del comma 4 dell’art. 28 del d.lgs. n. 175 del 2014 attiene alla capacità della società e non ai termini fissati per l’accertamento (che restano regolati da altra normativa, non toccata dai comma 4). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il contenuto complessivo del comma 4 dell’art. 28 del dlgs 175 del 2014, facendo decorrere il periodo di sospensione degli effetti dell’estinzione dalla richiesta di cancellazione presuppone che: a) alla richiesta di cancellazione segua in tempi brevi la cancellazione dal registro delle imprese; b) alla cancellazione dal registro corrisponda l’estinzione della società. Ora, se la circostanza sub a) appare evenienza normale, quella sub b) riguarda solo il periodo successivo al 2003. Si è già rilevato, infatti, che, in base alla citata consolidata giurisprudenza di Cassazione, l’estinzione della società coincide con la cancellazione dal registro delle imprese solo se questa è successiva al 1° gennaio 2004, mentre ha effetto dal 1° gennaio 2004 se la cancellazione è avvenuta in data anteriore. Ne deriva che l’applicazione retroattiva del comma 4 dell’art. 28 potrebbe portare in alcuni casi alla totale inapplicabilità della norma (ove la richiesta dì cancellazione e la cancellazione siano intervenute fino a tutto il 1998) e, in altri casi, ad un ridotto periodo di sospensione degli effetti dell’estinzione (ove la richiesta di cancellazione e la cancellazione siano anteriori al 1° gennaio 2004), con la necessità di porre rimedio, ora per allora, alle più svariate situazioni (anche processuali) venutesi a creare nel tempo; situazioni che potrebbero essere ulteriormente complicate dal successivo automatico prodursi degli effetti dell’estinzione, una volta compiuto il quinquennio di differimento. Occorre perciò concludere che il comma 4 dell'art. 28 del dlgs. n. 175 del 2014, recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità della società cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale (operante nei soli confronti dell’amministrazione finanziarla e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società derivanti dall’art. 2495, secondo comma, cod. civ. si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (richiesta che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo (cioè il 13 dicembre 2014 o successivamente). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 02 Aprile 2015, n. 6743.


Cancellazione società di persona dal registro imprese - Sopravvenienze attive - Rinuncia - Reclamabilità della sospensione del titolo esecutivo ex art. 615, comma I, cpc - Effetto totalmente devolutivo del reclamo.
Il credito della società di persone cancellata dal registro delle imprese nelle more del processo si intende rinunciato. Tale effetto estintivo dell’obbligazione può essere fatto valere anche in sede di opposizione all’esecuzione rispetto ai soggetti che si dichiarino successori-aventi causa dalla compagine societaria estinta. (Giuseppe Di Vico) (riproduzione riservata) Tribunale Castrovillari, 04 Novembre 2014.


Società di capitali - Cancellazione della società dal registro delle imprese - Effetti - Estinzione della società - Conseguenze - Difetto di legittimazione processuale - Inammissibilità del ricorso per cassazione proposto dal legale rappresentante della società - Sussistenza.
Poiché la cancellazione dal registro delle imprese, avvenuta in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (che ha attribuito a tale adempimento efficacia costitutiva), determina l'immediata estinzione della società di capitali, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, deve ritenersi inammissibile - per carenza di capacità processuale ex art. 75, terzo comma, cod. proc. civ. - il ricorso per cassazione proposto dal liquidatore di una società che sia stata cancellata dal registro delle imprese in epoca posteriore alla data suddetta, difettando la stessa di legittimazione sostanziale e processuale, trasferitasi automaticamente ai soci ex art. 110 cod. proc. civ., sia stato dichiarato o no l'evento interruttivo, nel processo in corso, dal difensore della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Luglio 2014, n. 16974.


Società di capitali - Scioglimento - Permanenza del collegio sindacale sino alla cancellazione.
Anche una società che versi in stato di scioglimento legale deve essere dotata per legge di collegio sindacale restando i sindaci in carica fino alla cancellazione della società e, quindi, per tutta la durata della liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Società di persone - Cancellazione dal registro delle imprese - Presunzione di estinzione - Prova contraria - Compimento di operazioni economiche e commerciali - Necessità - Svolgimento di attività meramente processuale - Esclusione.
Allo scopo di superare la presunzione di estinzione della società di persone conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non è sufficiente il dato statico della pendenza di rapporti non ancora definiti, occorre la prova di un fatto dinamico e cioè che la società abbia continuato in realtà ad operare attraverso il compimento di operazioni economiche o commerciali sostanzialmente simili a quelle normalmente poste in essere durante l'esercizio dell'attività di impresa, non essendo a tal fine sufficiente lo svolgimento di mera attività processuale relativa giudizi ancora pendenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 21 Luglio 2014.


Cancellazione della società dal Registro Imprese a seguito di deposito di bilancio finale di liquidazione - Richiesta di cancellazione depositata prima del decorso del termine per il reclamo - Mancata approvazione espressa o tacita del bilancio finale di liquidazione da parte dei soci

Approvazione a maggioranza del bilancio di liquidazione -  Improduttività degli effetti dell’approvazione tacita prima del decorso dei 90 giorni stabiliti per il reclamo - Ammissibilità della cancellazione della iscrizione della cancellazione della società dal Registro delle Imprese

Cancellazione della società dal Registro Imprese a seguito di deposito di bilancio finale di liquidazione - Richiesta di cancellazione depositata prima del decorso del termine per il reclamo - Ammissibilità della cancellazione della iscrizione della cancellazione della società dal Registro delle Imprese
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Se all'atto della richiesta di cancellazione della società dal Registro delle Imprese non è decorso il termine di 90 giorni dal deposito del bilancio finale di liquidazione entro il quale i soci hanno facoltà di presentare reclamo avverso lo stesso bilancio, il bilancio finale di liquidazione  non può essere ritenuto approvato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

L’approvazione del bilancio a maggioranza in sede assembleare è inidonea a determinare gli effetti  di cui all’art. 2495 cc. dovendo attendersi il decorso dei 90 giorni fissato per il reclamo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

E’ ammissibile la cancellazione della iscrizione della cancellazione della società dal Registro delle Imprese se all'atto della richiesta di cancellazione della società dal Registro delle Imprese non è decorso il termine di 90 giorni dal deposito del bilancio finale di liquidazione entro il quale i soci hanno facoltà di presentare reclamo avverso lo stesso bilancio. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 19 Maggio 2014.


Registro imprese - Cancellazione della società - Teoria della estinzione sostanziale - Inapplicabilità - Irrilevanza della persistenza di rapporti debitori o creditori.

Registro imprese - Cancellazione della società - Società di persone - Effetti - Prova del fatto dinamico della prosecuzione dell'attività - Critica.
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In tema di cancellazione delle società dal registro delle imprese e dei relativi effetti, non può più trovare applicazione la teoria dell'estinzione sostanziale (in base alla quale l'effetto estintivo della società veniva subordinato alla definizione di tutti i rapporti patrimoniali in essere), dovendosi prendere atto del regime di estinzione formale conclamato dal nuovo articolo 2495 c.c., in forza del quale ai fini della valida cancellazione della società non ha rilievo la persistenza di rapporti debitori o creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Suscita perplessità l'affermazione contenuta nella sentenza delle Sezioni unite della Corte di cassazione n. 6070 del 2013, secondo la quale la prova del "fatto dinamico" costituito dalla prosecuzione dell'attività dopo la cancellazione dal registro delle imprese consentirebbe, nelle società di persone, di superare l'effetto estintivo previsto dall'articolo 2495 c.c. La tesi pare, infatti, contraria al dato legislativo contenuto nella citata norma ("ferma restando l'estinzione della società") e difficilmente conciliabile con la previsione dell'articolo 2490, comma 6, c.c., il quale, nel consentire la cancellazione d'ufficio della società sul mero presupposto formale del mancato deposito dei bilanci per tre anni consecutivi, nega logicamente qualsivoglia rilievo all'effettiva prosecuzione dell'attività d'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 03 Maggio 2014.


Estinzione della società - Cancellazione dal registro delle imprese - Sopravvivenza di rapporti giuridici - Ultrattività del principio di responsabilità - Sopravvivenza dell'ente all'estinzione - Rimozione della cancellazione quando risulti provata la prosecuzione dell'attività - Cancellazione fraudolenta..
Qualora all’estinzione della società, conseguente alla sua cancellazione dal Registro delle Imprese, non corrisponda il venir meno di tutti i rapporti giuridici facenti capo alla società estinta non si è di fronte alla continuità nella titolarità delle situazioni soggettive passive, tipiche di una vicenda successoria, ma ad una “ultrattività” del principio di responsabilità, capace di giustificare una sua sopravvivenza all’estinzione dell’ente, per la normale destinazione del patrimonio sociale alla soddisfazione dei creditori della società. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)

E’ possibile rimuovere l’iscrizione della cancellazione di una società quando risulti provata la prosecuzione dell’esercizio dell’attività. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)

La cancellazione fraudolenta di una società dal Registro delle Imprese non può costituire da sola la ragione della rimozione della iscrizione della cancellazione stessa, in quanto a norma dell’art. 2491 c.c., il liquidatore di una società cancellata dal Registro delle Imprese può essere chiamato a rispondere nei confronti dei creditori insoddisfatti laddove gli stessi dimostrino l’esistenza di una massa attiva illegittimamente distribuita ai soci ovvero che la mancanza di ogni possibile risorsa per la loro soddisfazione sia imputabile a sua negligenza o a inottemperanza ai doveri imposti dalla natura e dalle finalità del procedimento di liquidazione. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 28 Aprile 2014.


Cancellazione delle società di capitali: estinzione immediata – Art. 2495 c.c. così come modificato dall’art. 4 del D. Lgs. 17 gennaio 2003 n. 6 – Estinzione della società come fenomeno successorio – Intestazione fiduciaria delle quote – Responsabilità della società fiduciaria – Sussistenza – Obbligo dei fiducianti di manlevare la società fiduciaria – Sussistenza..
Con l’entrata in vigore dell’art. 4 del D. Lgs. 17 gennaio 2003 n. 6, che ha modificato l’art. 2495, comma 2, c.c., la cancellazione dal registro delle imprese conseguente alla compiuta liquidazione e alla cessazione dell’attività di impresa sancisce la definitiva e irreversibile estinzione dell’ente societario. L’effetto sostanziale della nuova disposizione, per le società di capitali cancellate in epoca precedente alla sua introduzione nell’ordinamento, si realizza al momento dell’entrata in vigore della stessa ossia al 1° gennaio 2004. (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata)

L’intervenuta estinzione della società sancita dal nuovo art. 2495 c.c. comporta il realizzarsi di un vero e proprio fenomeno successorio dei soci nelle posizioni passive della società (nei limiti di quanto riscosso in base al bilancio finale di liquidazione) così come in quelle attive: soci i quali diventano, dunque, gli unici titolari delle obbligazioni e dei diritti precedentemente in capo alla società estinta. (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata)

Premesso che, secondo quanto riferito dalla stessa società fiduciaria convenuta, intestataria solo formale delle quote ad essa risultanti appartenenti, il rapporto di mandato fiduciario in forza del quale essa gestiva delle quote per conto del fiduciante si è estinto dopo che questi aveva direttamente riscosso la somma relativa al residuo attivo della liquidazione, deve ritenersi che ciò sia avvenuto su espressa autorizzazione o delega della società formalmente proprietaria, unico soggetto legittimato a ricevere il pagamento, con conseguente irrilevanza, ai fini dell’applicazione dell’art. 2495 c.c., della circostanza che essa non abbia in concreto ricevuto l’importo relativo, per averne disposto in favore del fiduciante. (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata)

Appare fondata la domanda di manleva formulata dalla società fiduciaria nei confronti dei terzi chiamati in causa quali eredi del fiduciante, in forza dell’espresso disposto del contratto di conferimento dell’incarico fiduciario sottoscritto dal loro dante causa, secondo il quale questi si era impegnato a manlevare la fiduciaria “da ogni onere, danno, molestia, anche di natura fiscale, che possa derivar direttamente o indirettamente da questo incarico” (Alessandro Colavolpe) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 24 Marzo 2014.


Cancellazione di s.r.l. dal Registro delle Imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Legittimazione ad agire del liquidatore – Non sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Rigetto per carenza di legittimazione in capo al liquidatore.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Manifestazione tacita di rinuncia – Sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Condanna del liquidatore alle spese di lite.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Malafede processuale del liquidatore – Sussiste – Condanna ex art. 96 3° comma c.p.c. in misura pari al 10% del petitum.
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La cancellazione di una s.r.l. dal registro delle imprese ne determina la immediata estinzione (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 4060/2010), con conseguente perdita da parte del  liquidatore della stessa della capacità di stare in giudizio per la società (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 6070/2013). (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Il liquidatore di una s.r.l. cancellata dal registro delle imprese non è legittimato ad azionare un credito per illegittimi addebiti per interessi al tasso ultralegale e usurari, ovvero per anatocismo e commissioni, effettuati sul conto corrente già intestato alla società estinta e dei quali non si sia tenuto conto nel bilancio finale di liquidazione, trattandosi di un diritto di credito controverso e non di una sopravvenienza o un residuo attivo. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
 
La cancellazione dal registro delle imprese senza tenere conto di pretese per illegittimi addebiti sul conto corrente, a prescindere dalla loro fondatezza, deve intendersi come manifestazione tacita della volontà di rinunciarvi. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Vanno poste a carico del liquidatore le spese che seguono la soccombenza per aver intrapreso l’azione giudiziaria in nome e per conto della società estinta senza possedere la legittimazione processuale. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Va condannato ai sensi del terzo comma dell’art. 96 c.p.c. il liquidatore della società cancellata, avendo lo stesso intrapreso e coltivato la azione giudiziale senza cautela e con malafede processuale, nella consapevolezza della cancellazione della società del registro delle imprese. La somma di cui alla condanna viene equamente quantificata  in una somma pari al 10% dell’importo preteso. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 15 Gennaio 2014.


Società di capitali cancellata dal registro delle imprese - Domanda giudiziale introdotta dal liquidatore - Improponibilità - Cessazione del potere di rappresentanza - Venir meno della successione dei soci alla società..
La domanda giudiziale introdotta dal liquidatore di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese è improponibile. L'effetto estintivo che inevitabilmente ne deriva, - e che, a seguito della riforma del diritto delle società, per quelle cancellate prima del 2004 opera a decorrere dal 1 gennaio 2004, e si produce, ai sensi dell'art. 2495 c.c., comma 2, anche in presenza di debiti insoddisfatti o di rapporti non definiti, istituendosi una comunione fra i soci in ordine ai beni residuati dalla liquidazione o sopravvenuti alla cancellazione- determina il venir meno del potere di rappresentanza dell'ente estinto in capo al liquidatore stesso, come pure la successione dei soci alla società ai fini dell'esercizio, nei limiti e alle condizioni stabilite, delle azioni dei creditori insoddisfatti (Cfr. anche Cass. Ord. n. 22863 del 03 novembre 2011; Cass. Sez Un. n. 4060 del 2010). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Dicembre 2013.


Società di capitali – Istanza di cancellazione dal registro delle imprese per protratta inattività – Applicazione analogica della cancellazione per le società di persone – Esclusione – Cancellazione a seguito d’inattività di società in fase ordinaria ex art. 2490 c.c. – Esclusione – Cancellazione a seguito d’inattività di società di capitali in liquidazione – Competenza giudice del registro – Esclusione..
La disciplina della cancellazione per inattività di cui all’art. 3 dpr 247/2004 si riferisce alle società di persone, ove lo scioglimento opera di diritto al verificarsi delle cause indicate negli artt. 2272, 2308 e 2323 c.c. (rimanendo salvo il diritto dei soci di chiederne l’accertamento giudiziale, in ipotesi di contestazione tra loro) e la liquidazione non costituisce un procedimento imposto dall’ordinamento. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il meccanismo di cancellazione (ed estinzione) della società assolutamente semplificato, dettato in conformità ai criteri ispiratori di tutta la disciplina delle società di persone, non è assolutamente applicabile, neppure in via analogica, alle società di capitali. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Le cause di scioglimento delle società di capitali sono dettate dall’ art. 2484 c.c. Tale scioglimento prevede quindi un suo accertamento da parte dell’amministratore ( o una delibera dell’assemblea); nell’ipotesi d’inerzia di tali organi, una pronunzia giurisdizionale ai sensi dell’art. 2485 c.c. (non solamente eccezionale, come nel caso delle società di persone). In ogni caso esso produce i suoi effetti (in questo caso) solo dal momento della iscrizione dell’avvenuto accertamento volontario o giudiziale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Lo scioglimento della società di capitali è seguito ineludibilmente dalla fase della liquidazione, disciplinata dagli artt. 2487 e ss. c.c. La conseguente differenza sostanziale della disciplina tra società di persone e di capitali fa convenire che manchi il presupposto per l’applicazione analogica alle seconde del sistema delineato dall’art. 3 del dpr 247/2004.
L’art. 2490, comma 6 c.c., riguarda l’ipotesi della cancellazione d’ufficio di una società ( in liquidazione) che ometta di depositare per tre anni il bilancio finale di liquidazione. La chiusura della vicenda liquidatoria, mediante l’approvazione del bilancio finale di cui all’art. 2492 c.c., apre le porte alla cancellazione ( e conseguente estinzione) della società, con l’introduzione dei fenomeni successori regolati dall’art. 2495 c.c. A tale condizione – presupposto può essere parificata solo quella in cui, a liquidazione iniziata, la società ometta per tre anni il deposito di detto bilancio. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il meccanismo dettato dall’art. 2490 prescinde dalla sollecitazione del Conservatore alle parti (ovvero dal presupposto che porta al rimedio giudiziale dell’art. 2190)  e piuttosto pare espressione del principio per cui il Registro delle Imprese offra pubblicità certe ed aggiornate sulla situazione delle società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 07 Novembre 2013.


Cancellazione di una società di capitali in liquidazione – Presupposti – Approvazione bilancio di liquidazione – Sussistenza.

Reclamo avverso bilancio finale di liquidazione – Legittimazione attiva creditori sociali – Esclusione. 

Cancellazione di una società di capitali – Passività insoddisfatte – Fatto impeditivo – Esclusione.

Cancellazione di una società – Effetti estintivi – Cancellazione di tale cancellazione ex art. 2191 cc – Presupposti – Prova contraria dell’operatività dell’ente – Sussistenza.

Cancellazione di una società di capitali – Estinzione – Successione dei soci nelle passività – Sussistenza – Responsabilità intra vires dei soci – Sussistenza.

Giudice del registro – Accertamento del presupposto della cancellazione (approvazione di bilancio finale di liquidazione formalmente valido) – Sussistenza – Verifica contenuto sostanziale del bilancio – Esclusione.
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In conformità a quanto sostenuto dalle le S.U. della Cassazione, con le sentenze “gemelle” del 12.3.2013 nn. 6070 e 6071, chiamate a prendere posizione sugli effetti della cancellazione delle società dal registro delle imprese, dopo la riforma organica del diritto societario attuata dal D. Lgs. n. 6 del 2003 e con le precedenti sentenze nn. 4060 e 4061 del 2010, nelle modifiche apportate dal legislatore al testo dell'art. 2495 c.c. (rispetto alla formulazione del precedente art. 2456 c.c., che disciplinava la medesima materia) va rinvenuta valenza innovativa, racchiusa essenzialmente nell’introduzione di una clausola di salvezza dell’effetto estintivo della cancellazione, tramite l’incipit del secondo comma della norma citata (“ferma restando l’estinzione della società”). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese, che nel precedente regime normativo si riteneva non valesse a provocare l'estinzione dell'ente, qualora non tutti i rapporti giuridici ad esso facenti capo fossero stati definiti, è ora invece da considerarsi senz'altro produttiva di quell'effetto estintivo: effetto destinato ad operare in coincidenza con la cancellazione, se questa abbia avuto luogo in epoca successiva al 1 gennaio 2004, data di entrata in vigore della citata riforma, o a partire da quella data se si tratti di cancellazione intervenuta in un momento precedente. Per ragioni di ordine sistematico, desunte anche dal disposto della novellata L. Fall., art. 10, la stessa regola è applicabile anche alla cancellazione volontaria delle società di persone dal registro, quantunque tali società non siano direttamente interessate dalla nuova disposizione del menzionato art. 2495, e sia rimasto per loro in vigore l'invariato disposto dell'art. 2312, (integrato, per le società in accomandita semplice, dal successivo art. 2324). La situazione delle società di persone si differenzia da quella delle società di capitali, a tal riguardo, solo in quanto l'iscrizione nel registro delle imprese dell'atto che le cancella ha valore di pubblicità meramente dichiarativa. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Intervenuta la cancellazione dal registro delle imprese, la prova contraria rispetto all’estinzione della società non può vertere più sul solo dato statico della pendenza di rapporti non ancora definiti facenti capo alla medesima società, perché ciò condurrebbe in sostanza ad un risultato corrispondente alla situazione preesistente alla riforma societaria. Per superare la presunzione di estinzione occorre, invece, la prova di un fatto dinamico: cioè che la società abbia continuato in realtà ad operare - e dunque ad esistere - pur dopo l'avvenuta cancellazione dal registro. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La cancellazione dal registro, pur provocando l'estinzione dell'ente debitore, determina il trasferimento dei debiti si trasferiscano in capo a dei successori.
Il descritto meccanismo successorio opera nei confronti dei soci a prescindere dal fatto che questi abbiano goduto di un qualche riparto in base al bilancio finale di liquidazione, fermo però restando il loro diritto di opporre al creditore agente il limite di responsabilità nei limiti di quanto ricevuto. Il successore che risponde solo intra vires dei debiti trasmessigli non cessa, per questo, di essere un successore; e se il suaccennato limite di responsabilità dovesse rendere evidente l'inutilità per il creditore di far valere le proprie ragioni nei confronti del socio, ciò si rifletterebbe sul requisito dell'interesse ad agire (ma si tenga presente che il creditore potrebbe avere comunque interesse all'accertamento del proprio diritto, ad esempio in funzione dell'escussione di garanzie) ma non sulla legittimazione passiva del socio medesimo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La presenza di passività non onorate non può considerarsi impeditiva della cancellazione e nemmeno sintomatica di una cancellazione avvenuta in mancanza dei presupposti previsti dalla legge, in quanto fondata su bilanci falsi o sulla falsa rappresentazione della situazione contabile. Invero, alla luce del precetto contenuto nell’art. 2495 c.c., la liquidazione deve ritenersi compiuta e la società estinta con la cancellazione dal registro delle imprese, anche qualora rimangano creditori insoddisfatti. In definitiva, il procedimento di liquidazione può ritenersi ultimato anche in presenza di obbligazioni non onorate dalla società e non vi è spazio per un accertamento sostanziale, in particolare da parte del Giudice del Registro, di insussistenza del presupposto (l’approvazione di valido bilancio finale di liquidazione) fondante la legittimità della istanza di cancellazione della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

I poteri del giudice del registro delle Imprese sono limitati al controllo di legittimità formale dell’atto della cui iscrizione si tratta. La conclusione, del resto, appare saldamente ancorata al dettato degli artt. 2189, comma secondo, cod. civ., e 11, comma sesto, lett. a)-e), del D.P.R. 7.12.1995 n. 581, attuativo dell’art. 8 della L 23.12.1993, n. 580. Si avrà, così, un controllo limitato alla verifica delle condizioni formali prescritte dalla legge per quell’atto (verifica della competenza dell’ufficio, provenienza e certezza giuridica delle sottoscrizioni, riconducibilità dell’atto iscrivendo al tipo giuridico previsto dalla legge, legittimazione alla presentazione dell’istanza di iscrizione, etc.), con esclusione dell’indagine sulla legittimità sostanziale, salvo che la radicale illiceità contenutista dell’atto finisca addirittura per metterne in discussione la riconducibilità al “tipo” giuridico di atto iscrivibile. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 05 Novembre 2013.


Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Efficacia costitutiva - Estinzione - Capacità di agire - Esclusione - Presentazione dell'istanza di fallimento - Mancanza di legittimazione attiva..
Successivamente all'entrata in vigore dell'articolo 4 del d.lgs. n. 6 del 2003, che ha attribuito efficacia costitutiva alla cancellazione della società dal registro delle imprese, si deve ritenere che la società cancellata sia estinta e, quindi, priva della capacità di agire e, conseguentemente, della legittimazione alla presentazione di stanza per dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2013, n. 16751.


Società di persone – Cancellazione dal Registro delle Imprese – Definitività – Sussistenza – Eccezioni – Presupposti..
La cancellazione dal Registro delle Imprese di una società di persone ha natura definitiva, al pari di quella disposta per le società di capitali, anche se vi sono ancora rapporti attivi o passivi da liquidare, salvo il caso in cui si dimostri che la società ha continuato ad operare anche dopo la cancellazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Giugno 2013.


Registro delle imprese - Cancellazione di società - Pendenza di giudizio - Possibile soccombenza - Inidoneità della appostazione nel bilancio di liquidazione a garantire il pagamento del debito - Cancellazione della iscrizione di cancellazione della società..
È possibile disporre la cancellazione dell'iscrizione della cancellazione di società dal registro delle imprese qualora la appostazione nel bilancio finale di liquidazione non garantisca il debito che potrebbe sorgere dall'eventuale soccombenza in un giudizio pendente nel quale sia parte la società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 06 Giugno 2013.


Società – Cancellazione per trasferimento della sede legale – Art. 2495 – Art. 300 cpc – Inapplicabilità..
La società cancellata dal registro delle imprese italiano per trasferimento della sede all’estero non si estingue. Il procedimento civile già pendente in Italia prima della cancellazione non può essere dichiarato interrotto ai sensi dell’art. 300 cpc. (Armida Dal Bo) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 31 Maggio 2013.


Società di capitali - Cancellazione della società dal registro delle imprese - Effetti - Estinzione della società - Conseguenze - Difetto di legittimazione processuale - Inammissibilità del ricorso per cassazione proposto dal legale rappresentante della società - Sussistenza.
Poiché la cancellazione dal registro delle imprese, avvenuta in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (che ha attribuito a tale adempimento efficacia costitutiva), determina l'immediata estinzione della società di capitali, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, deve ritenersi inammissibile - per carenza di capacità processuale ex art. 75, terzo comma, cod. proc. civ. - il ricorso per cassazione proposto dal liquidatore di una società che sia stata cancellata dal registro delle imprese in epoca posteriore alla data suddetta, difettando la stessa di legittimazione sostanziale e processuale, trasferitasi automaticamente ai soci ex art. 110 cod. proc. civ., sia stato dichiarato o no l'evento interruttivo, nel processo in corso, dal difensore della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Aprile 2013, n. 8596.


Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Rapporti obbligatori ancora in vita – Fenomeno successorio.

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Effetti – Estinzione della società – Processo – Interruzione.
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Qualora all’estinzione della società, conseguente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale: a) le obbligazioni si trasferiscono ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, essi fossero o meno illimitatamente responsabili per i debiti sociali; b) si trasferiscono del pari ai soci, in regime di contitolarità o di comunione indivisa, i diritti ed i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta, ma non anche le mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, né i diritti di credito ancora incerti o illiquidi la cui inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto una attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale) il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società, a partire dal momento in cui si verifica l’estinzione della società medesima, impedisce che essa possa ammissibilmente agire o essere convenuta in giudizio. Se l’estinzione della società cancellata dal registro intervenga in pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo del processo, disciplinato dagli artt. 299 e segg. c.p.c., con possibile successiva eventuale prosecuzione o riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei confronti dei soci. Ove invece l’evento estintivo non sia stato fatto constare nei modi previsti dagli articoli appena citati o si sia verificato quando il farlo constare in quei modi non sarebbe più stato possibile, l’impugnazione della sentenza pronunciata nei riguardi della società deve provenire o essere indirizzata, a pena d’inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci succeduti alla società estinta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Marzo 2013, n. 6070.


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La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società esclude la legittimazione dei suoi soci ad agire in giudizio per ottenere l'equa riparazione per irragionevole durata di altro processo, di cui la società sia stata parte, in quanto la scelta di farsi cancellare dal registro delle imprese implica la tacita rinuncia della società al credito in questione, essendo incompatibile con la volontà di pervenire al concreto accertamento e liquidazione del medesimo. Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Marzo 2013, n. 6072.


Fallimento – Ammissione al passivo – Credito basato su arbitrato irrituale – Inesistenza del lodo pronunciato dopo la cancellazione della società..
Il fatto che una società, pendente il procedimento arbitrale, si sia, pur indebitamente, cancellata e quindi estinta, comporta necessariamente che gli arbitri, cui era stato conferito il mandato di definire la controversia con efficacia “negoziale” della pronuncia, ossia con clausola prevedente un arbitrato irrituale, non possano più pronunciarsi, essendo venuto meno il soggetto la cui volontà, unitamente a quella dell’altra parte, deve essere espressa dal lodo; per altro verso, il venir meno di una delle parti che aveva conferito il mandato agli arbitri – nel caso di specie, oltre a tutto, resi edotti dell’intervenuta cancellazione – comporta, ai sensi dell’art. 1722 c.c., l’estinzione del mandato stesso, con conseguente inopponibilità della pronuncia egualmente resa dagli arbitri. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 11 Gennaio 2013.


Società di persone – Estinzione per cancellazione – Sopravvenienze attive – Titolarità delle poste attive in capo ai soci – Sussistenza..
Poiché dalla disciplina di cui all’art. 2312 c.c. si desume che, per i debiti non soddisfatti, continuano a rispondere i soci, deve ritenersi, in via analogica, che nell’ipotesi di sopravvenienze attive, pur essendo estinta la società, permanga in vita il rapporto dal lato attivo e venga a sorgere una contitolarità dei diritti di credito in capo ai soci stessi. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 13 Dicembre 2012.


Società - Società di persone - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Presenza di redditi non soddisfatti e di rapporti non ancora definiti - Sopravvenienze attive - Successione dei soci - Comunione potenziale ex articolo 1110 c.c. - Attribuzione dei beni residui dei soci in regime di comunione - Legittimazione ad agire dei soci per ottenere pro quota il soddisfacimento dei crediti della società estinta..
A seguito delle tre pronunce delle Sezioni Unite della Cassazione in data 22 febbraio 2012, rispettivamente, n. 4060, n. 4061 e n. 4062, la cancellazione dal Registro delle Imprese produce l’estinzione della società di persone anche in presenza di crediti non soddisfatti e di rapporti non ancora definiti. Tra i rapporti non ancora definiti rientrano le c.d. sopravvenienze attive e passive ma, mentre per queste ultime il legislatore è intervenuto con una specifica previsione prevedendo, dopo la cancellazione, la responsabilità dei soci e/o dei liquidatori nei confronti dei creditori rimasti insoddisfatti (sia pure entro certi limiti), per le sopravvenienze attive non si è provveduto a dettare alcuna specifica disciplina. Considerato, tuttavia, che anche in presenza di sopravvenienze attive non può ritenersi possibile una sopravvivenza della società né una sua reviviscenza, deve concludersi che in tale ipotesi si verifichi un fenomeno di successione delle sopravvenienze nei confronti dei soci, divenendo le stesse oggetto di una comunione potenziale e particolare che non ha titolo nella legge (ex art. 1100 c.c.), ma trova origine nell’estinzione della sovrastruttura cui era imputato il bene residuo. Ne discende la necessaria attribuzione di quei beni residui ai soci, non essendovi altri possibili destinatari, con il conseguente instaurarsi del regime di comunione sui beni stessi. Dunque, una volta stabilito che la società cancellata è definitivamente estinta e che non può più avere alcuna capacità giuridica e processuale per agire per il recupero dei crediti, spetterà soltanto agli ex soci la legittimazione ad agire in giudizio ed a ottenere pro quota, secondo le norme sulla comunione, il soddisfacimento dei crediti di cui era titolare la società estinta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 31 Agosto 2012.


Cancellazione della società dal registro delle imprese – Estinzione della società – Iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di cancellazione – Estinzione del mandato per morte del mandante – Art. 1722 c.c. – Sopravvenuta estinzione della procura alle liti – Analogia con il mandato – Mancanza di procura alle liti dall’iscrizione dell’atto di cancellazione della società – Difetto di ius postulandi del difensore – Spese di lite – Esonero della società estinta

Cancellazione della società dal registro delle imprese – Estinzione della società – Iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di cancellazione – Estinzione del mandato per morte del mandante – Art. 1722 c.c. – Sopravvenuta estinzione della procura alle liti – Analogia con il mandato – Mancanza di procura alle liti dall’iscrizione dell’atto di cancellazione della società – Difetto di ius postulandi del difensore – Spese di lite – Esonero della società estinta – Condanna del difensore
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La cancellazione della società dal registro delle imprese determina, sotto il profilo processuale, non l’interruzione del giudizio, bensì la radicale estinzione del medesimo, da pronunciarsi con provvedimento giudiziale avente ad oggetto l’accertamento con efficacia ex tunc dell’evento estintivo perfezionatosi nel passato. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In materia di ius postulandi in capo al difensore, applicando l’art. 1722 c.c., secondo cui “il mandato si estingue per la morte del mandante”, in via analogica all’istituto della procura alle liti, non può essere chiamata a rispondere delle spese di lite la società estinta, trattandosi di soggetto giuridicamente inesistente, e deve ritenersi che la procura alle liti conferita al procuratore della stessa si sia anch’essa estinta nel momento dell’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di cancellazione. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In materia di spese di giudizio, l’estinzione sopravvenuta della procura ad litem conferita da una società successivamente cancellata si verifica nel momento in cui è irrimediabilmente estinta la società cancellata e ne discende che il procuratore di questa risponde personalmente delle spese di lite sostenute dall’altra parte a decorrere dal momento dell’estinzione sopravvenuta della procura alle liti. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 12 Maggio 2012.


Società - Cancellazione dal registro delle imprese - Cancellazione volontaria - Estinzione - Effetti sui giudizi pendenti tra un grado e l'altro di giudizio - Individuazione del soggetto legittimato alla prosecuzione - Impossibilità - Incostituzionalità - Non manifesta infondatezza..
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 2495 c.c. e 328 c.p.c. nella parte in cui non prevedono, in caso di estinzione della società per effetto di volontaria cancellazione dal registro delle imprese, che il processo prosegua o sia proseguito nei gradi di impugnazione da o nei confronti della società cancellata, sino alla formazione del giudicato. L'impossibilità di identificare un successore nel processo e nella res litigiosa in caso di estinzione della società per intervenuta cancellazione e, dunque, di un soggetto legittimato a stare in giudizio, nei cui confronti poter proseguire il processo, instaurando il giudizio d’impugnazione, viola non soltanto il principio di eguaglianza, di cui all'articolo 3 Cost, anche nelle sue declinazioni in termini di ragionevolezza - intesa come generale esigenza di coerenza dell’ordinamento giuridico - ma viola, altresì, i canoni fondamentali del giusto processo e del diritto alla difesa e alla tutela giurisdizionale di cui agli articoli 24 e 111 Cost.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 18 Aprile 2012.


Cancellazione dal registro delle imprese – Estinzione della società – Sopravvenienze passive – Compatibilità – Responsabilità dei liquidatori – Consapevolezza di sopravvenienze passive potenziali – Costituzione in giudizio del liquidatore dopo l’estinzione della società – Responsabilità ex artt. 2489 e 2395 c.c..
Il liquidatore della società rimasto contumace nel giudizio promosso contro la società quando questa era ancora attiva e che si costituisce in giudizio dopo l’estinzione della società per effetto della sua liquidazione e cancellazione dal registro delle imprese tacendo tali circostanze di fatto è responsabile per i crediti accertati nei confronti della stessa. (Roberto Sereni Lucarelli) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 20 Gennaio 2012.


Società - Registro imprese - Cancellazione - Conseguenze sul giudizio pendente - Interruzione - Riassunzione nei confronti dei soci..
Qualora la cancellazione della società dal registro delle imprese (la quale, ai sensi dell'articolo 2495, comma 2, c.c. comporta l'estinzione della società indipendentemente dall'esistenza di crediti insoddisfatti o di rapporti non ancora definiti) intervenga in pendenza di un giudizio in cui sia parte la società, dovrà essere dichiarata l'interruzione del processo e la sua riassunzione potrà essere effettuata nei confronti dei soci cessati, successori a titolo particolare della società estinta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 30 Maggio 2011.


Società - Cancellazione ed estinzione - Iscrizione nel registro delle imprese - Esaurimento del procedimento di liquidazione - Irrilevanza - Persistenza di debiti e crediti sociali - Irrilevanza applicazione della norma di cui all'articolo 2495 c.c. alle cancellazioni avvenute prima della sua entrata in vigore - Modalità..
L’art. 2495, comma 2, c.c., così come modificato dal D.Lgs. n. 6/2003 ed in vigore dal 1 gennaio 2004 sostituendo il previgente art. 2456 c.c., sancisce l’estinzione della società al momento dell’iscrizione della cancellazione nel registro delle imprese, indipendentemente dall’esaurimento o meno del procedimento di liquidazione e dal persistere o meno di debiti o crediti sociali: trattasi di norma innovativa e non interpretativa, che vale quindi solo per l’avvenire, ma, con riferimento alle cancellazioni avvenute prima del 1 gennaio 2004, è da tale data che deve comunque ritenersi avvenuta l’estinzione della società. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 14 Aprile 2011.


Società a responsabilità limitata - Cancellazione dal registro delle imprese ex art. 2495, co. 1, c.c. - Effettività del compimento della liquidazione - Esistenza di beni residui da liquidare - Cancellazione della iscrizione di cancellazione ex art. 2191 c.c...
Presupposto della cancellazione della società dal Registro delle imprese è l’effettivo compimento della liquidazione (art. 2495, comma 1, c.c.). Qualora, pertanto, il soggetto a ciò legittimato (nella specie il liquidatore) dimostri che in realtà la liquidazione non è terminata, è possibile provvedere, ai sensi dell’art. 2191 c.c., alla cancellazione dal registro delle imprese della iscrizione della cancellazione della società, soluzione, questa, che non contrasta con l’interpretazione data all’art. 2495 (nuovo testo) c.c. dalla sentenza a Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 4062/10, dal momento che tale decisione, nell’affermare che l’iscrizione nel registro delle imprese della cancellazione della società comporta l’estinzione della stessa, non preclude l’applicabilità dell’art. 2191 c.c. per i casi in cui, come quello in esame, la cancellazione sia avvenuta in mancanza dei necessari presupposti. (Filippo Lo Presti) Tribunale Padova, 02 Marzo 2011.


Società - Cancellazione - Azione dei creditori nei confronti del liquidatore - Presupposti - Natura ed autonomia - Riassunzione del processo instaurato nei confronti della società - Inammissibilità..
L'azione nei confronti del liquidatore della società prevista dall'articolo 2495, comma 2, c.c. presuppone il mancato pagamento dei debiti sociali, l'imputabilità di tale evento alla condotta colposa del liquidatore, ha natura di responsabilità aquiliana ed è autonoma rispetto a quella esperibile nei confronti dei soci. Ne consegue che detta azione non può essere introdotta nelle forme della riassunzione del processo instaurato nei confronti della società e poi interrotto a seguito di cancellazione, non essendovi alcune successione del liquidatore nel rapporto originariamente dedotto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 18 Novembre 2010.


Società di persone - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione immediata della società - Natura dichiarativa - Presunzione del venir meno della capacità soggettiva..
In tema di società, una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2495, secondo comma, cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, nella parte in cui ricollega alla cancellazione dal registro delle imprese l'estinzione immediata delle società di capitali, impone un ripensamento della disciplina relativa alle società commerciali di persone, in virtù del quale la cancellazione, pur avendo natura dichiarativa, consente di presumere il venir meno della loro capacità e soggettività limitata, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali, rendendo opponibile ai terzi tale evento, contestualmente alla pubblicità nell'ipotesi in cui essa sia stata effettuata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003, e con decorrenza dal 1° gennaio 2004 nel caso in cui abbia avuto luogo in data anteriore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Ottobre 2010, n. 20878.


Società – Cancellazione dal registro delle imprese – Sopravvivenze o sopravvenienze attive – Cancellazione della iscrizione della cancellazione della società – Necessità – Legittimazione attiva dei soci ad esigere il pagamento delle sopravvenienze – Esclusione..
In caso di scioglimento della società, i beni sociali vengono trasferiti a titolo particolare ai soci per effetto del bilancio finale di liquidazione, ragion per cui la scoperta o l'insorgenza di sopravvivenze o sopravvenienze attive rende ineludibile la cancellazione (ai sensi dell'art. 2191 codice civile) dell'iscrizione nel registro delle imprese della cancellazione della società, onde consentire il completamento delle operazioni di liquidazione. Ne consegue che i soci di una società di persone non sono legittimati ad agire in via esecutiva in proprio e pro quota per il recupero di crediti sopravvenuti a favore della disciolta e cancellata società, in quanto la legittimazione spetta ancora alla società. (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) (1) Tribunale Napoli, 26 Maggio 2010.


Società – Cancellazione dal registro delle imprese – Sopravvivenze o sopravvenienze attive – Cancellazione della iscrizione della cancellazione della società – Necessità – Legittimazione attiva dei soci ad esigere il pagamento delle sopravvenienze – Esclusione..
In caso di scioglimento della società, i beni sociali vengono trasferiti a titolo particolare ai soci per effetto del bilancio finale di liquidazione, ragion per cui la scoperta o l'insorgenza di sopravvivenze o sopravvenienze attive rende ineludibile la cancellazione (ai sensi dell'art. 2191 codice civile) dell'iscrizione nel registro delle imprese della cancellazione della società, onde consentire il completamento delle operazioni di liquidazione. Ne consegue che i soci di una società di persone non sono legittimati ad agire in via esecutiva in proprio e pro quota per il recupero di crediti sopravvenuti a favore della disciolta e cancellata società, in quanto la legittimazione spetta ancora alla società. (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) (1) Tribunale Napoli, 26 Maggio 2010.


Cancellazione di società a responsabilità limitata dal registro imprese - Sussistenza di un patrimonio da liquidare - Iscrizione della cancellazione avvenuta in violazione delle condizioni di legge - Cancellazione della cancellazione - Necessità..
Può essere disposta ex art. 2191 c.c. la cancellazione della cancellazione di una società a responsabilità limitata dal Registro Imprese qualora emerga che la liquidazione non è terminata sussistendo ancora un patrimonio da liquidare, non ostandovi il disposto dell’art. 2495 c.c., trattandosi di cancellazione della società  iscritta in assenza delle condizioni di legge. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Maggio 2010.


Società a responsabilità limitata - Registro imprese - Cancellazione - Responsabilità dei soci per i debiti sociali - Limite delle somme riscosse - Riassunzione della causa interrotta per effetto della cancellazione - Prosecuzione della causa nei confronti dei soci - Inammissibilità delle domande..
Poiché a norma dell'articolo 2495, comma 2, codice civile, i soci di una società a responsabilità limitata rispondono dei debiti da questa contratti e rimasti insoddisfatti solo se e nei limiti in cui hanno riscosso somme in base al bilancio finale di liquidazione, ne deriva che gli stessi non possono essere considerati successori universali nè successori a titolo particolare della società medesima nel vincolo obbligatorio, con la conseguenza, sul piano processuale, che non vi sono soggetti cui spetta proseguire il processo di cui la società estinta sia stata parte; pertanto, sulla domanda proposta contro la società che in corso di causa si cancelli del registro delle imprese, il giudice non può più statuire nel merito e le domande proposte nella causa eventualmente riassunta nei confronti dei soci e del liquidatore della società dovranno essere dichiarate inammissibili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17 Maggio 2010.


Società a responsabilità limitata - Registro imprese - Cancellazione - Responsabilità dei soci per i debiti sociali - Limite delle somme riscosse - Riassunzione della causa interrotta per effetto della cancellazione - Prosecuzione della causa nei confronti dei soci - Inammissibilità delle domande..
Poiché a norma dell'articolo 2495, comma 2, codice civile, i soci di una società a responsabilità limitata rispondono dei debiti da questa contratti e rimasti insoddisfatti solo se e nei limiti in cui hanno riscosso somme in base al bilancio finale di liquidazione, ne deriva che gli stessi non possono essere considerati successori universali nè successori a titolo particolare della società medesima nel vincolo obbligatorio, con la conseguenza, sul piano processuale, che non vi sono soggetti cui spetta proseguire il processo di cui la società estinta sia stata parte; pertanto, sulla domanda proposta contro la società che in corso di causa si cancelli del registro delle imprese, il giudice non può più statuire nel merito e le domande proposte nella causa eventualmente riassunta nei confronti dei soci e del liquidatore della società dovranno essere dichiarate inammissibili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17 Maggio 2010.


Società di persone – Cancellazione dal registro delle imprese – Estinzione – Legittimazione della società dopo la cancellazione – Insussistenza..
In seguito all’intervento delle Sez. Unite della Corte di Cassazione (Sent. N. 4060/2010) è possibile affermare che la regola contenuta nell’art. 2495 codice civile, secondo la quale la cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese, determina, in conseguenza della pubblicità legale ritualmente coltivata, l’estinzione della società, è applicabile anche alle società di persone. Le azioni dei creditori sociali, dopo la cancellazione della società di persone, vanno rivolte nei confronti dei soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 08 Marzo 2010.


Società di persone – Cancellazione dal registro delle imprese – Estinzione – Legittimazione della società dopo la cancellazione – Insussistenza..
In seguito all’intervento delle Sez. Unite della Corte di Cassazione (Sent. N. 4060/2010) è possibile affermare che la regola contenuta nell’art. 2495 codice civile, secondo la quale la cancellazione della società di capitali dal registro delle imprese, determina, in conseguenza della pubblicità legale ritualmente coltivata, l’estinzione della società, è applicabile anche alle società di persone. Le azioni dei creditori sociali, dopo la cancellazione della società di persone, vanno rivolte nei confronti dei soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 08 Marzo 2010.


Società – Di persone fisiche – Società in nome collettivo – Scioglimento – Liquidazione – Liquidatori – Cancellazione della società – Art. 2495 cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003 – Cancellazione dal registro delle imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Applicabilità alle società commerciali di persone – Sussistenza – Conseguenze – Società cancellate anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003 – Estinzione – Decorrenza dal 1° gennaio 2004 – Fattispecie in tema di esecuzione forzata. (17/05/2010)
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In tema di società, una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2495, secondo comma, cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, nella parte in cui ricollega alla cancellazione dal registro delle imprese l'estinzione immediata delle società di capitali, impone un ripensamento della disciplina relativa alle società commerciali di persone, in virtù del quale la cancellazione, pur avendo natura dichiarativa, consente di presumere il venir meno della loro capacità e soggettività limitata, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali, rendendo opponibile ai terzi tale evento, contestualmente alla pubblicità nell'ipotesi in cui essa sia stata effettuata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003, e con decorrenza dal 1° gennaio 2004 nel caso in cui abbia avuto luogo in data anteriore. (In applicazione di tale principio, le S.U. hanno confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto valida, ai fini dell'esecuzione forzata, la notificazione del titolo esecutivo e del precetto eseguita, in data anteriore al 1° gennaio 2004, ad istanza di una società in nome collettivo precedentemente cancellata dal registro delle imprese, nonché la notificazione dell'opposizione agli atti esecutivi proposta dal debitore nei confronti della medesima società, anch'essa in data anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Febbraio 2010, n. 4060.


Società – Di persone fisiche – Società in nome collettivo – Scioglimento – Liquidazione – Liquidatori – Cancellazione della società – Art. 2495 cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003 – Cancellazione dal registro delle imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Applicabilità alle società commerciali di persone – Sussistenza – Conseguenze – Società cancellate anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003 – Estinzione – Decorrenza dal 1° gennaio 2004 – Fattispecie in tema di esecuzione forzata. (17/05/2010)
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In tema di società, una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2495, secondo comma, cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, nella parte in cui ricollega alla cancellazione dal registro delle imprese l'estinzione immediata delle società di capitali, impone un ripensamento della disciplina relativa alle società commerciali di persone, in virtù del quale la cancellazione, pur avendo natura dichiarativa, consente di presumere il venir meno della loro capacità e soggettività limitata, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali, rendendo opponibile ai terzi tale evento, contestualmente alla pubblicità nell'ipotesi in cui essa sia stata effettuata successivamente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003, e con decorrenza dal 1° gennaio 2004 nel caso in cui abbia avuto luogo in data anteriore. (In applicazione di tale principio, le S.U. hanno confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto valida, ai fini dell'esecuzione forzata, la notificazione del titolo esecutivo e del precetto eseguita, in data anteriore al 1° gennaio 2004, ad istanza di una società in nome collettivo precedentemente cancellata dal registro delle imprese, nonché la notificazione dell'opposizione agli atti esecutivi proposta dal debitore nei confronti della medesima società, anch'essa in data anteriore all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Febbraio 2010, n. 4060.


Società – Di capitali – Società per azioni – Scioglimento – Liquidazione – Liquidatori – Cancellazione della società – In genere – Art. 2495 cod. civ., come modificato dall'art. 4 del d.lgs. n. 6 del 2003 – Cancellazione dal registro delle imprese – Effetti - Estinzione immediata della società – Configurabilità – Efficacia retroattiva – Esclusione – Conseguenze – Società cancellate anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 6 del 2003 – Estinzione – Decorrenza dal 1° gennaio 2004. (17/05/2010).
In tema di società di capitali, la cancellazione dal registro delle imprese determina l'immediata estinzione della società, indipendentemente dall'esaurimento dei rapporti giuridici ad essa facenti capo, soltanto nel caso in cui tale adempimento abbia avuto luogo in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 4 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, che, modificando l'art. 2495, secondo comma, cod. civ., ha attribuito efficacia costitutiva alla cancellazione: a tale disposizione, infatti, non può attribuirsi natura interpretativa della disciplina previgente, in mancanza di un'espressa previsione di legge, con la conseguenza che, non avendo essa efficacia retroattiva e dovendo tutelarsi l'affidamento dei cittadini in ordine agli effetti della cancellazione in rapporto all'epoca in cui essa ha avuto luogo, per le società cancellate in epoca anteriore al 1° gennaio 2004 l'estinzione opera solo a partire dalla predetta data. (fonte CED – Corte di Cassazione)

 

Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Febbraio 2010, n. 4060.


Società di persone – Cancellazione dal Registro Imprese – Effetti – Estinzione..
La cancellazione dal Registro delle Imprese della società di persone ne determina l'estinzione, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali. (st) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 09 Febbraio 2010.


Società – Cancellazione dal registro delle imprese – Estinzione – Sopravvenienze e rapporti giuridici attivi – Legittimazione degli ex soci – Sussistenza..
Una volta che la società sia stata cancellata dal registro delle imprese, eventuali sopravvenienze o rapporti giuridici attivi spettano agli ex soci, i quali sono anche legittimati ad agire in giudizio al fine di realizzare tali diritti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Febbraio 2009.