LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO VII
Della società a responsabilità limitata
SEZIONE II
Dei conferimenti e delle quote

Art. 2473

Recesso del socio
TESTO A FRONTE

I. L'atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative modalità. In ogni caso il diritto di recesso compete ai soci che non hanno consentito al cambiamento dell'oggetto o del tipo di società, alla sua fusione o scissione, alla revoca dello stato di liquidazione al trasferimento della sede all'estero alla eliminazione di una o più cause di recesso previste dall'atto costitutivo e al compimento di operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto della società determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti attribuiti ai soci a norma dell'articolo 2468, quarto comma. Restano salve le disposizioni in materia di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.
II. Nel caso di società contratta a tempo indeterminato il diritto di recesso compete al socio in ogni momento e può essere esercitato con un preavviso di almeno centottanta giorni; l'atto costitutivo può prevedere un periodo di preavviso di durata maggiore purché non superiore ad un anno.
III. I soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente; si applica in tal caso il primo comma dell'articolo 1349.
IV. Il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il diritto di recesso deve essere eseguito entro centottanta giorni dalla comunicazione del medesimo fatta alla società. Esso può avvenire anche mediante acquisto da parte degli altri soci proporzionalmente alle loro partecipazioni oppure da parte di un terzo concordemente individuato da soci medesimi. Qualora ciò non avvenga, il rimborso è effettuato utilizzando riserve disponibili o, in mancanza, corrispondentemente riducendo il capitale sociale; in quest'ultimo caso si applica l'articolo 2482 e, qualora sulla base di esso non risulti possibile il rimborso della partecipazione del socio receduto, la società viene posta in liquidazione.
V. Il recesso non può essere esercitato e, se già esercitato, è privo di efficacia, se la società revoca la delibera che lo legittima ovvero se è deliberato lo scioglimento della società.

GIURISPRUDENZA

Istanza di fallimento - Società costituita in Italia - Trasferimento all'estero della sede legale - Conseguente cancellazione dal registro delle imprese - Art. 10 l.fall. - Applicabilità - Esclusione - Ragioni.
La previsione dell'art. 10 l.fall., in forza della quale gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, non trova applicazione laddove la cancellazione di una società venga effettuata, non a compimento del procedimento di liquidazione dell'ente o a seguito del verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell'attività, ma in conseguenza del trasferimento all'estero della sede, e quindi sull'assunto che detta società continui l'esercizio dell'impresa, sia pure in un altro Stato, atteso che un siffatto trasferimento (almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi, sul punto, con i principi desumibili dalla legge italiana) non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita, come è agevolmente desumibile dal disposto degli articoli 2437, comma 1, lett. c) e 2473, comma 1, c.c. Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2018, n. 10793.


Società a responsabilità limitata - Recesso del socio - Rinuncia alla partecipazione - Rifiuto del recedente di prestare il proprio consenso al perfezionamento della cessione della quota - Illegittimità.
L'impossibilità di applicare analogicamente la disciplina in materia di società per azioni e quindi di attribuire agli amministratori il potere di disporre della partecipazione del recedente e perfezionare, anche sotto l'aspetto formale e pubblicitario, l'acquisto della medesima da parte degli altri soci non significa però che il recedente possa legittimamente rifiutare di prestare il proprio consenso al perfezionamento della cessione della quota; se così fosse, il procedimento di liquidazione verrebbe ad essere subordinato alla volontà ed alla discrezionalità del recedente, mentre quest'ultimo non vanta alcuna pretesa in ordine alle modalità di svolgimento delle diverse fasi della liquidazione, che risultano, quanto al loro cadenzarsi, invece integralmente rimesse alla attività degli amministratori.

In realtà, si deve ritenere che il socio recedente, nel momento in cui manifesta l'intenzione di recedere, accetta, implicitamente ma inequivocabilmente, che le modalità di liquidazione della quota si realizzino secondo lo schema delineato dalla legge e, quindi, in particolare, acconsente a che la partecipazione possa essere acquistata dagli altri soci o da un terzo; in ultima analisi, la dichiarazione di recesso assume il significato, ulteriore ed implicito, ma oggetti, certo ed univoco, di assunzione, da parte del recedente, dell'eventuale obbligo di cedere la partecipazione nei confronti di quei soci o di quei soggetti terzi che intendano esercitare il diritto di opzione loro attribuito. In tale contesto la comunicazione che gli amministratori dovranno effettuare nei confronti di tutti i soci circa l'avvenuta dichiarazione di recesso avrà l'effetto di portare a conoscenza di questi ultimi la situazione di potenziale "soggezione" del recedente, cui univocamente corrisponde la loro facoltà di acquistare la partecipazione.

La comunicazione degli amministratori dovrà essere effettuata successivamente allo spirare del termine previsto per il recesso e dopo l'espletamento di quella fase preliminare che è dedicata alla verifica dei presupposti del recesso e della legittimazione a recedere e, soprattutto, dopo la determinazione del valore della partecipazione accettata, anche implicitamente dal recedente; d'altra parte dovrà essere assegnato ai soci un termine per l'esercizio del diritto di acquisto oggettivamente congruo.

I soci che intendono esercitare il diritto di acquisto dovranno, poi, comunicare la propria intenzione nel termine suddetto secondo le modalità previste nell'atto costitutivo; nel silenzio di quest'ultimo, la comunicazione dovrà essere indirizzata agli amministratori, in base al principio per cui essi rappresentano i soggetti cui è attribuito il compito di avviare e portare a termine il procedimento di liquidazione della quota. A loro volta, gli amministratori saranno tenuti a comunicare al socio recedente le dichiarazione dei soci che hanno esercitato il relativo diritto, invitandolo ad addivenire al perfezionamento dell'atto di trasferimento che, evidentemente, dovrà essere redatto nella forma idonea ad ottenere l'iscrizione nel registro delle imprese; l'inadempimento dell'obbligo di cooperare al perfezionamento della vicenda traslativa da parte del recedente legittimerà gli altri soci all'esperimento dell'esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre ai sensi dell'art. 2932 c.c.

In questo ordine di concetti, allorché si proceda al rimborso mediante acquisto da parte degli altri soci o di un terzo, non essendo pensabile che il recedente possa a ciò opporsi, si deve ritenere che la mancata attribuzione agli amministratori di società a responsabilità limitata di un potere dispositivo sulla partecipazione del recedente generi un vero e proprio obbligo di contrarre, coercibile ex art. 2932 c.c., a carico del recedente il quale, avendo dichiarato inequivocabilmente la propria volontà di abbandonare la società, ha dato ormai causa al sorgere di un corrispondente vincolo nei confronti di quest'ultima.

Tuttavia, il socio recedente dovrà partecipare in proprio all'atto di trasferimento della partecipazione sociale in favore degli altri soci (o del terzo) i quali, peraltro, provvederanno a corrispondergli il corrispettivo di tale cessione nella misura determinata dagli amministratori ai sensi del terzo comma dell'art. 2473 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 14 Marzo 2018.


Società - Dichiarazione di recesso del socio - Natura recettizia - Efficacia immediata - Effetti.
La dichiarazione di recesso dalla società comunicata dal socio ha natura recettizia, alla stregua di quanto previsto dall’art. 1334 cod. civ., per cui la manifestazione della volontà di recedere è produttiva di effetti immediatamente nel momento in cui entra nella sfera di conoscenza della società, e non al termine della procedura di modificazione definitiva della compagine sociale, consistente nella liquidazione della quota mediante acquisto della stessa da un socio o dal terzo; il recesso trasforma, pertanto, il socio in un mero creditore nei confronti della società per il rimborso della quota. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Agosto 2016.


Società - Diritto di controllo del socio receduto - Modalità e i limiti.
Il socio receduto perde la propria legittimazione ad esercitare il diritto di controllo previsto dall’art. 2476, comma 2, cod. civ., ferma restando la possibilità del recedente di richiedere al tribunale, ai sensi dell’art. 2476, comma 3, cod. civ., la nomina di un esperto che, tramite relazione giurata, proceda alla determinazione del valore della quota al medesimo spettante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Agosto 2016.


Società di capitali – Recesso del socio – Conflitto tra società e socio – Ricorso al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota – Ammissibilità.
Non appare condivisibile l'orientamento giurisprudenziale secondo il quale, qualora sussista un conflitto tra la società e il socio sul diritto di quest'ultimo di recedere, non è ammissibile ricorrere al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota previsto dall'art. 2473 c.c., in quanto procedimento avente natura di volontaria giurisdizione (così App. Torino, 18 ottobre 2010. Trib.  Salerno, 13 ottobre 2009).

La circostanza che il giudizio introdotto dalla richiesta del socio di nomina dell'esperto per la valutazione della partecipazione del recedente si svolga in sede di volontaria giurisdizione non implica l'impossibilità, per l'organo giudicante, di valutare incidentalmente la legittimità del recesso medesimo, né tale valutazione è impedita dalla circostanza che gli amministratori non abbiano proceduto alla preventiva, rispetto alla deliberazione che giustifica il recesso, determinazione del valore della liquidazione delle azioni (Trib. Roma, 30 aprile 2014). Sostenere, al contrario, che il socio che intenda recedere dalla società non possa intraprendere la speciale procedura di cui all'ultimo comma della disposizione codicistica richiamata ove manchi la preventiva determinazione del valore delle azioni da parte degli amministratori, significherebbe mortificare eccessivamente la posizione soggettiva vantata dal recedente e procrastinare il soddisfacimento del diritto soggettivo ad una corretta determinazione del valore della propria liquidazione.

Più precisamente, sostenere che, in mancanza della preventiva determinazione degli amministratori, non potendosi configurare alcuna contestazione in senso proprio, non potrebbe ricorrersi al tribunale per la designazione dell'esperto bensì percorrere la strada dell'impugnativa della delibera (come invece richiesto da una parte della dottrina e della giurisprudenza), costituisce un rimedio che non tutelerebbe i soci che non possiedono una partecipazione legittimante per l'impugnativa (art. 2377, terzo comma, c.c.) i quali, dunque, rimarrebbero del tutto privi di tutela. D'altra parte, appare del tutto evidente come l'inadempimento della società (attraverso i propri amministratori) all’obbligo di determinare il valore della partecipazione non può ridondare a vantaggio della stessa società ed aggravare la posizione del socio recedente, da una parte precludendogli la possibilità di richiedere, in sede di volontaria giurisdizione, la nomina dell'esperto e, dall'altra, imponendogli di intraprendere una strada assai più gravosa come quella costituita da un ordinario giudizio di cognizione.

Al contrario, deve ritenersi che la posizione del socio recedente possa essere tutelata in modo più soddisfacente non già attraverso l'asserita previa impugnativa della delibera, ma attraverso il ricorso al tribunale ai sensi dell'art. 2437, sesto comma, c.c.: tale rimedio può essere, dunque richiesto non solo in caso di contestazione in senso tecnico (ossia in caso di contrasto positivamente ingenerato da una scorretta determinazione operata dall'organo amministrativo), ma anche nelle ipotesi di totale (asserito) inadempimento degli amministratori. Ove, cioè, questi non ottemperino all'obbligo di determinare il valore di liquidazione delle azioni si verifica, comunque, una situazione di conflitto obiettivo tra l'interesse del socio ad esercitare il diritto di recesso ed il comportamento inerte serbato dagli amministratori che, sostanzialmente, equivale alla contestazione del diritto di recesso del socio stesso (in questi termini, Trib. Roma, 13 dicembre 2007; Trib. Santa Maria Capua Vetere, 15 gennaio 2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Luglio 2016.


Società a responsabilità limitata - Quote - Trasferimento - Prelazione - Diritto di riscatto del socio pretermesso - Esclusione.
Il patto di prelazione inserito nello statuto di una società di capitali ed avente ad oggetto l'acquisto delle azioni sociali, poiché è preordinato a garantire un particolare assetto proprietario, ha efficacia reale, e, in caso di violazione, è opponibile anche al terzo acquirente (Cassazione civile, 23 luglio 2012, n. 12797). Tuttavia, tale efficacia reale, secondo la giurisprudenza e la dottrina maggioritaria che meritano condivisione, non importa anche il potere di riscatto da parte del prelazionario pretermesso. In altre parole, l’efficacia reale comporta di per sé l'opponibilità erga omnes della clausola ma nel solo senso della inefficacia rispetto alla società dell'atto di trasferimento eseguito in violazione della clausola: in questa prospettiva, la società potendo rifiutare di riconoscere quale socio l'acquirente della partecipazione il cui acquisto si sia verificato in violazione della clausola di prelazione (cfr. in tal senso, ad esempio, Trib. Milano 17 ottobre 1996; Trib. Milano, 26 febbraio 2015). Al contrario, - e salvo il caso di espressa previsione statutaria - l’efficacia reale non implica la configurabilità di un diritto del socio pretermesso di "riscattare" la partecipazione oggetto della cessione non preceduta da adeguata denuntiatio, e ciò poiché il diritto di riscatto costituisce un così intenso limite all'autonomia contrattuale ed al principio generale di cui all'art. 1379 c.c. che non può ravvisarsi in ipotesi diverse da quelle di prelazione legale in tal senso espressamente regolate dalla legge (retratto successorio, prelazione agraria, prelazione nell'ambito della locazione di immobili ad uso non abitativo) (così, Trib. Milano 17 dicembre 2012; Trib. Milano, 10 maggio 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Ottobre 2015.


Società - Recesso del socio - Vincolo sociale costituito per durata che eccede la vita media del socio - Recesso ad nutum - Ammissibilità.
È ammissibile il recesso ad nutum, con il solo onere del preavviso, dal vincolo sociale costituito per una durata che ecceda la vita media del socio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Ottobre 2015.


Società - Recesso del socio - Comunicazione - Normativa richiamata nella comunicazione - Irrilevanza.
Deve ritenersi comunque valido di recesso del socio anche che faccia riferimento ad una normativa errata, dovendosi ritenere rilevante la volontà di recedere laddove compete successivamente al giudice l'esatto inquadramento normativo o statutario della fattispecie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Ottobre 2015.


Fallimento – Reclamo ex art. 18 L.F. – Cancellazione dal Registro delle Imprese – Dichiarazione di fallimento oltre l’anno della cancellazione dal registro delle Imprese – Inapplicabilità dell’art. 10 L.F. – Giurisdizione italiana.
L’imprenditore individuale e collettivo può essere dichiarato fallito oltre l’anno dalla cancellazione dal Registro delle Imprese qualora la cancellazione sia la conseguenza del trasferimento all’estero della società e non la conseguenza della effettiva cessazione dell’esercizio dell’attività di impresa.

L’art. 10 LF. a mente del quale l’imprenditore non può essere dichiarato fallito non oltre un anno dalla cancellazione dal Registro delle Imprese ha come necessario presupposto la corrispondenza tra la cancellazione e la cessazione di attività dell’impresa.

Sussiste la giurisdizione italiana allorquando il trasferimento della sede sociale in altro Stato, anche se anteriore all’stanza di fallimento, abbia carattere fittizio o fraudolento e sia attuato dopo il manifestarsi della crisi dell’impresa. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 27 Gennaio 2015.


Dichiarazione di fallimento - Cessazione dell’esercizio dell’impresa - Applicazione dell’articolo 10 L.F. all’ipotesi di trasferimento dell’impresa all’estero - Continuazione dell’attività imprenditoriale - Venir meno della continuità giuridica per effetto del trasferimento - Esclusione.
Laddove la cancellazione di una società dal Registro delle imprese italiano sia avvenuta non a seguito del procedimento di liquidazione dell’ente, o per il verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell’esercizio dell’impresa e da cui la legge faccia discendere l’effetto necessario della cancellazione, bensì come conseguenza del trasferimento all’estero della sede della società, e quindi sull’assunto che questa continui, invece, a svolgere attività imprenditoriale, benché in altro stato, non trova applicazione l’articolo 10 L.F., atteso che un siffatto trasferimento, almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi sul punto con i principi desumibili dalla legge italiana, non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita e non comporta, quindi, in alcun modo, la cessazione dell’attività, come peraltro agevolmente desumibile dal disposto degli articoli 2437, comma 1, lettera c) e 2473, comma 1, c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15596.


Potere di controllo del socio di s.r.l. – Inapplicabilità dell’art. 2476 c.c. al socio di S.p.A. – Trasformazione di s.r.l. in S.p.A. – Effetti – Venire meno del diritto di controllo ex art. 2476 c.c. – Tutela cautelare d’urgenza – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Inammissibilità.

Recesso del socio di s.r.l. – Art. 2473 c.c. – Effetti – Venir meno dello status socio.
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Nel caso in cui la s.r.l. sia ritualmente trasformata in S.p.A., va esclusa la titolarità in capo al socio del diritto di cui all’art. 2476 c.c. e va, pertanto, dichiarato inammissibile il ricorso ex art. 700 c.p.c. diretto a far valere giudizialmente tale diritto. (Pasquale Barbieri) (riproduzione riservata)

Il recesso è atto unilaterale recettizio giuridicamente efficace dal momento in cui, con qualsiasi mezzo, la società prende atto della volontà del socio, con la conseguenza che da tale momento il socio perde il relativo status e la legittimazione ad esercitare i diritti sociali.  (Pasquale Barbieri) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro, 26 Febbraio 2014.


Società a responsabilità limitata - Recesso del socio - Rimborso della quota - Determinazione del valore della quota - Applicazione dell'articolo 2473, comma tre, c.c. - Disaccordo tra le parti - Necessità..
L’art. 2473, comma 3, c.c. secondo cui “i soci che recedono dalla società hanno diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Esso a tal fine è determinato tenendo conto del suo valore di mercato al momento della dichiarazione di recesso; in caso di disaccordo la determinazione è compiuta tramite relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale, che provvede anche sulle spese, su istanza della parte più diligente; si applica in tal caso il primo comma dell'articolo 1349”, ha per presupposto applicativo la sussistenza di un disaccordo tra le parti nella determinazione della quota. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 08 Aprile 2011.


Società a responsabilità limitata - Esclusione del socio - Contestuale determinazione della quota di recesso - Mancata impugnazione della delibera - Abbandono della causa - Accettazione del valore..
La mancata impugnazione della delibera assembleare di esclusione del socio e contestuale determinazione della quota di recesso, o l’abbandono della causa inizialmente coltivata, costituisce manifestazione inequivocabile di accettazione della determinazione del valore della quota rendendo senza effetto la diversa valutazione effettuata in sede di procedimento ex art. 2473 c.c.. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 08 Aprile 2011.