LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE X
Delle modificazioni dello statuto

Art. 2437

Diritto di recesso
TESTO A FRONTE

I. Hanno diritto di recedere, per tutte o parte delle loro azioni, i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti:
a) la modifica della clausola dell'oggetto sociale, quando consente un cambiamento significativo dell'attività della società;
b) la trasformazione della società;
c) il trasferimento della sede sociale all'estero;
d) la revoca dello stato di liquidazione;
e) l'eliminazione di una o più cause di recesso previste dal successivo comma ovvero dallo statuto;
f) la modifica dei criteri di determinazione del valore dell'azione in caso di recesso;
g) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione.
II. Salvo che lo statuto disponga diversamente, hanno diritto di recedere i soci che non hanno concorso all'approvazione delle deliberazioni riguardanti:
a) la proroga del termine;
b) l'introduzione o la rimozione di vincoli alla circolazione dei titoli azionari.
III. Se la società è costituita a tempo indeterminato e le azioni non sono quotate in un mercato regolamentato il socio può recedere con il preavviso di almeno centottanta giorni; lo statuto può prevedere un termine maggiore, non superiore ad un anno.
IV. Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può prevedere ulteriori cause di recesso.
V. Restano salve le disposizioni dettate in tema di recesso per le società soggette ad attività di direzione e coordinamento.
VI. È nullo ogni patto volto ad escludere o rendere più gravoso l'esercizio del diritto di recesso nelle ipotesi previste dal primo comma del presente articolo.

GIURISPRUDENZA

Società – Diritto di recesso dal contratto di società per giusta causa ex art. 2285, comma 2°, c.c. – Società per azioni – Ipotesi tipiche di cui all’art. 2437 c.c. che costituiscono in capo al socio il diritto di recesso – Estensione del diritto di recesso del socio ai patti parasociali che accedono al contratto di società – Affermazione.
Il principio per cui in presenza di giusta causa il socio può recedere dalla società, fissato dall’art. 2285, comma 2°, c.c., vale anche per la dimensione parasociale; di conseguenza, in presenza di giusta causa – ovvero, per le società per azioni, nell’ipotesi tipiche in cui tale nozione di giusta causa si declina, individuate dall’art. 2437 c.c. – il socio può recedere dal patto parasociale. (Benedetta Bonfanti) (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2018.


Istanza di fallimento - Società costituita in Italia - Trasferimento all'estero della sede legale - Conseguente cancellazione dal registro delle imprese - Art. 10 l.fall. - Applicabilità - Esclusione - Ragioni.
La previsione dell'art. 10 l.fall., in forza della quale gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, non trova applicazione laddove la cancellazione di una società venga effettuata, non a compimento del procedimento di liquidazione dell'ente o a seguito del verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell'attività, ma in conseguenza del trasferimento all'estero della sede, e quindi sull'assunto che detta società continui l'esercizio dell'impresa, sia pure in un altro Stato, atteso che un siffatto trasferimento (almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi, sul punto, con i principi desumibili dalla legge italiana) non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita, come è agevolmente desumibile dal disposto degli articoli 2437, comma 1, lett. c) e 2473, comma 1, c.c. Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2018, n. 10793.


Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Limite legale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Contenuto delle modificazioni - Recesso del socio dissenziente - Rimborso delle azioni - Società di capitali - Delibera che ha mutato il "quorum" per le assemblee straordinarie - Facoltà di recesso del socio ex art. 2437 lett. g) del c.c. - Esclusione - Fondamento.
In tema di recesso dalle società di capitali, la delibera assembleare che muti il "quorum" per le assemblee straordinarie, riconducendolo a previsione legale, non giustifica il diritto del socio al recesso ex art. 2437, lett. g ), c.c., perché l’interesse della società alla conservazione del capitale sociale prevale sull’eventuale pregiudizio di fatto subito dal socio, che non vede inciso, né direttamente né indirettamente, il suo diritto di partecipazione agli utili ed il suo diritto di voto a causa del mutamento del "quorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2017, n. 13875.


Società a responsabilità limitata - Rapporto sociale - Recesso - Efficacia immediata - Scioglimento del rapporto sociale.
La dichiarazione di recesso del socio di società a responsabilità limitata, è immediatamente produttiva di effetti non appena ricevuta dalla società e comporta l’immediato scioglimento del rapporto sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Gennaio 2017.


Società di capitali – Recesso del socio – Conflitto tra società e socio – Ricorso al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota – Ammissibilità.
Non appare condivisibile l'orientamento giurisprudenziale secondo il quale, qualora sussista un conflitto tra la società e il socio sul diritto di quest'ultimo di recedere, non è ammissibile ricorrere al procedimento di determinazione giudiziale del valore della quota previsto dall'art. 2473 c.c., in quanto procedimento avente natura di volontaria giurisdizione (così App. Torino, 18 ottobre 2010. Trib.  Salerno, 13 ottobre 2009).

La circostanza che il giudizio introdotto dalla richiesta del socio di nomina dell'esperto per la valutazione della partecipazione del recedente si svolga in sede di volontaria giurisdizione non implica l'impossibilità, per l'organo giudicante, di valutare incidentalmente la legittimità del recesso medesimo, né tale valutazione è impedita dalla circostanza che gli amministratori non abbiano proceduto alla preventiva, rispetto alla deliberazione che giustifica il recesso, determinazione del valore della liquidazione delle azioni (Trib. Roma, 30 aprile 2014). Sostenere, al contrario, che il socio che intenda recedere dalla società non possa intraprendere la speciale procedura di cui all'ultimo comma della disposizione codicistica richiamata ove manchi la preventiva determinazione del valore delle azioni da parte degli amministratori, significherebbe mortificare eccessivamente la posizione soggettiva vantata dal recedente e procrastinare il soddisfacimento del diritto soggettivo ad una corretta determinazione del valore della propria liquidazione.

Più precisamente, sostenere che, in mancanza della preventiva determinazione degli amministratori, non potendosi configurare alcuna contestazione in senso proprio, non potrebbe ricorrersi al tribunale per la designazione dell'esperto bensì percorrere la strada dell'impugnativa della delibera (come invece richiesto da una parte della dottrina e della giurisprudenza), costituisce un rimedio che non tutelerebbe i soci che non possiedono una partecipazione legittimante per l'impugnativa (art. 2377, terzo comma, c.c.) i quali, dunque, rimarrebbero del tutto privi di tutela. D'altra parte, appare del tutto evidente come l'inadempimento della società (attraverso i propri amministratori) all’obbligo di determinare il valore della partecipazione non può ridondare a vantaggio della stessa società ed aggravare la posizione del socio recedente, da una parte precludendogli la possibilità di richiedere, in sede di volontaria giurisdizione, la nomina dell'esperto e, dall'altra, imponendogli di intraprendere una strada assai più gravosa come quella costituita da un ordinario giudizio di cognizione.

Al contrario, deve ritenersi che la posizione del socio recedente possa essere tutelata in modo più soddisfacente non già attraverso l'asserita previa impugnativa della delibera, ma attraverso il ricorso al tribunale ai sensi dell'art. 2437, sesto comma, c.c.: tale rimedio può essere, dunque richiesto non solo in caso di contestazione in senso tecnico (ossia in caso di contrasto positivamente ingenerato da una scorretta determinazione operata dall'organo amministrativo), ma anche nelle ipotesi di totale (asserito) inadempimento degli amministratori. Ove, cioè, questi non ottemperino all'obbligo di determinare il valore di liquidazione delle azioni si verifica, comunque, una situazione di conflitto obiettivo tra l'interesse del socio ad esercitare il diritto di recesso ed il comportamento inerte serbato dagli amministratori che, sostanzialmente, equivale alla contestazione del diritto di recesso del socio stesso (in questi termini, Trib. Roma, 13 dicembre 2007; Trib. Santa Maria Capua Vetere, 15 gennaio 2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Luglio 2016.


Società di capitali – Modificazioni dell'oggetto sociale – Recesso del socio – Presupposti.
Il cambiamento rilevante dell’oggetto sociale che comporti una modificazione radicale dell'attività tale da rendere l'oggetto dell'impresa effettivamente diverso da quello precedente e tale da giustificare il recesso del socio è quello in cui la mutatio si traduca una attività sensibilmente difforme da quella precedentemente esercitata poiché solo tali cambiamenti sono idonei a modificare l'alea connessa all'esercizio dell'impresa e la convenienza dell'investimento. Pertanto, mentre non vengono in rilievo mutamenti solo lessicali o formali dell'oggetto sociale indicato nello statuto, integrano la fattispecie in esame anche l'ampliamento o la restrizione dell'oggetto sociale ove possano determinare un cambiamento significativo dell'attività della società.

La limitazione del diritto di recesso a modificazioni dell'oggetto sociale che siano significative con la conseguente preclusione per quelle modificazioni che consistano soltanto in meri aggiustamenti formali si spiega in quanto l'attribuzione del diritto di recesso realizza un difficile equilibrio tra le esigenze del socio di minoranza a non vedere completamente stravolte le condizioni di rischio assunte con la propria partecipazione nella società, le esigenze della società e della maggioranza e le esigenze esterne, dei creditori e del sistema in generale che fanno affidamento sulla stabilità di un determinato capitate sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Luglio 2016.


Banche popolari e di credito cooperativo – Rimborso delle azioni – Recesso – Limitazioni – Clausola statutaria di rinvio – Nullità – Indennizzo.
Il disposto dell’art. 28 comma 2 ter, del d.lgs. n. 385/1993 (TUB) come modificato dal D.L. 3/2015 convertito dalla legge n.33/2015, secondo cui “nelle Banche popolari e nelle Banche di credito cooperativo il diritto al rimborso delle azioni nel caso di recesso, anche a seguito di trasformazione,  morte o esclusione del socio , è limitato, secondo quanto previsto dalla Banca d’Italia, anche in deroga a norme di legge, laddove ciò sia necessario ad assicurare la computabilità delle azioni nel patrimonio di vigilanza di qualità primaria della Banca”, non può determinare la completa soppressione dell’effettivo contenuto giuridico economico del diritto di recesso. Il Tribunale non può ritenersi vincolato dalle disposizioni della Banca d’Italia soprattutto quando appaiono non conformi al dettato legislativo (Giuseppe Razzino) (riproduzione riservata)

E’ nulla per violazione dell’art. 2437, comma 6,c.c. la clausola dello statuto secondo cui il Cda di una Banca popolare può rinviare in tutto e senza limiti di tempo il rimborso delle azioni, oltretutto  a suo  insindacabile giudizio e senza necessità di alcuna motivazione o giustificazione (Giuseppe Razzino) (riproduzione riservata)

Pur volendo ammettere la possibilità di espropriare al socio proprietario il diritto di decidere di liquidare la propria quota, occorre comunque indennizzarlo secondo i criteri ermeneutici stabiliti dalla Corte Costituzionale, cioè sulla base del valore reale della sua quota da liquidargli nell’immediatezza. Non riconoscere questi principi significherebbe denegare il contenuto dell’art. 47 della Costituzione secondo il quale la Repubblica “incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” e “favorisce l’investimento azionario” (Giuseppe Razzino) (riproduzione riservata)

Alle Banche Popolari società cooperative non è applicabile il disposto degli artt. 2446 commi 2 e 3 c.c., per cui la riduzione del capitale può essere effettuata solo nelle forme della riduzione volontaria di cui all’art. 2445  c.c. con tutte le conseguenze del caso (Giuseppe Razzino) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 24 Marzo 2016.


Società per azioni - Recesso del socio di minoranza - Presupposti - Modificazioni statutarie incidenti sui diritti di partecipazione amministrativa - Diritto di presentazione della lista per la nomina dell'organo amministrativo.
Nel contesto normativo tracciato dalla riforma del 2003, nelle società per azioni, il recesso del socio di minoranza dissenziente rispetto a vicende sociali significative va considerato non più come un rimedio di ultima istanza a tutela della posizione del socio di minoranza, ma un' ipotesi di disinvestimento alternativa alla cessione delle azioni sul mercato alla quale è possibile ricorrere a fronte di un ampio numero di presupposti e che prevede criteri di liquidazione delle azioni non più penalizzanti (come nel regime previgente, che comportava invece il riferimento normativo al patrimonio sociale “contabile”, non evidenziante plusvalenze e redditualità) ma in qualche modo “concorrenziali” rispetto alle possibilità di vendere le azioni sul mercato, correlativamente essendo poi disegnato un procedimento di liquidazione “a scalare” volto a limitare l’impatto del recesso sulla consistenza patrimoniale della società e, quindi, sulle ragioni dei creditori sociali (offerta delle azioni del socio receduto in opzione agli altri soci; collocamento delle azioni preso terzi; acquisto di azioni proprie da parte della società; da ultimo, per il caso di infruttuosità delle ipotesi precedenti, riduzione del capitale sociale).

L'art. 2437 c.c., nel riferirsi ai "diritti di partecipazione" in endiadi con i "diritti di voto", non esclude dal novero dei diritti di partecipazione i diritti di partecipazione "amministrativi" per includervi solo quelli di partecipazione "patrimoniali", ma utilizza un ampio nomen juris, che non trova riscontro in altre sedi del codice, così legittimando l'inclusione nella formula normativa di entrambe le categorie sia dei "diritti patrimoniali" sia dei "diritti amministrativi", le quali, in altri articoli dello stesso capo del codice, sono individuate congiuntamente (art. 2346 comma 6, art. 2349 comma 2) ovvero separatamente (art. 2350 comma 2).

Pertanto, le modificazioni statutarie concernenti i diritti di partecipazione dei soci vanno individuate non solo nelle modificazioni statutarie incidenti sui diritti di partecipazione patrimoniale ma anche in quelle incidenti sui diritti di partecipazione amministrativa, diritti tra i quali va senz'altro ricompreso il diritto del socio di presentazione di lista per la nomina dell'organo amministrativo, tale presentazione risolvendosi non già in una mera modalità di regolamentazione della procedura di voto rilevante solo sul piano organizzativo, ma nella facoltà, riconosciuta statutariamente ad ogni socio, di concorrere alla nomina dell'organo gestorio secondo uno schema estraneo alla regola di maggioranza e, dunque, di "partecipare" più incisivamente rispetto alla regola di base ad una delle scelte organizzative vitali per l'ente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 31 Luglio 2015.


Registro imprese - Cancellazione di società costituita in Italia per trasferimento in altro stato - Condizioni - Continuità - Iscrizione della delibera assembleare che dispone il trasferimento - Cancellazione dal registro imprese italiano - Prova documentale del trasferimento presso lo Stato indicato nella delibera - Sparizione della società.
Con riferimento specifico alla cancellazione della società costituita in Italia dal registro delle imprese per effetto del trasferimento della relativa sede sociale in altro Stato, lo stesso può ritenersi legittimo (e quindi efficace) secondo la legge italiana, solo se secondo la legge dello Stato di destinazione si ammetta, come l’ordinamento italiano ammette (per le società per azioni: artt. 2369, quinto comma 2437, primo comma, lett. c), c.c., rispettivamente in tema di seconda convocazione di assemblea straordinaria e di diritto di recesso del socio; per le società a responsabilità limitata: art. 2473, primo comma, c.c., in tema di diritto di recesso del socio), la continuità (senza quindi alcun effetto dissolutivo ovvero estintivo dell’ente, come nel caso di cancellazione dal registro delle imprese successiva all’approvazione del bilancio finale di liquidazione: art. 2495 c.c.) di una società commerciale costituita in Italia che abbia nello stesso Stato di destinazione trasferito la propria sede; pertanto, fermo restando l’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese di deliberazione assembleare di società di capitali costituita in Italia con la quale venga disposto il trasferimento della sede sociale nel territorio di altro Stato, in tanto può legittimamente procedersi alla cancellazione della stessa società dal registro delle imprese italiano ove tale deliberazione è iscritta, costituente atto destinato a dare efficacia anche per i terzi al disposto trasferimento, in quanto vi sia prova documentale dell’effettivo trasferimento della persona giuridica presso lo Stato indicato nella medesima delibera; potendosi altrimenti pervenire ad una vera e propria “sparizione” della società medesima, costituente frattura irreparabile della vicenda evolutiva che il sistema di iscrizione intende rendere pubblico ai terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 17 Febbraio 2015.


Banche popolari e di credito cooperativo – Azioni – Rimborso – Cause di Recesso volontarie – Modifiche statutarie obbligatorie – Nullità – Indennizzo

Banche popolari e di credito cooperativo – Azioni – Cause di recesso – Eliminazione Clausola – Modificazione Clausola – Nullità

Banche popolari e di credito cooperativo – Norme Tub – Applicazione norme – Esclusione espressa
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L’interpretazione secondo cui la norma di cui al 2437 c.c. non si applicherebbe alle modifiche statutarie per così dire “necessitate”, ovverosia imposte dal rispetto delle previsioni dell’autorità di vigilanza, finirebbe per comportare una parziale abrogazione del dettato normativo, non giustificata da alcun argomento di diritto positivo. (Giuseppe Razzino) (riproduzione riservata)

In particolare la lettera e) si applica a tutte le cause di recesso, non distinguendo la norma tra cause di recesso eliminate dall’assemblea per sua libera scelta, quale espressione dell’indirizzo della maggioranza, e cause di recesso eliminate per così dire “doverosamente”, in ossequio ai dettami dell’autorità di vigilanza. Ciò che rileva, infatti, è l’eliminazione oggettiva di una causa di recesso. (Giuseppe Razzino) (riproduzione riservata)

Laddove il Legislatore ha voluto escludere l’applicazione di una disposizione del codice civile alle banche di credito cooperativo lo ha fatto espressamente attraverso l’art. 150 - bis del Testo Unico Bancario. (Giuseppe Razzino) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 24 Settembre 2014.


Dichiarazione di fallimento - Cessazione dell’esercizio dell’impresa - Applicazione dell’articolo 10 L.F. all’ipotesi di trasferimento dell’impresa all’estero - Continuazione dell’attività imprenditoriale - Venir meno della continuità giuridica per effetto del trasferimento - Esclusione.
Laddove la cancellazione di una società dal Registro delle imprese italiano sia avvenuta non a seguito del procedimento di liquidazione dell’ente, o per il verificarsi di altra situazione che implichi la cessazione dell’esercizio dell’impresa e da cui la legge faccia discendere l’effetto necessario della cancellazione, bensì come conseguenza del trasferimento all’estero della sede della società, e quindi sull’assunto che questa continui, invece, a svolgere attività imprenditoriale, benché in altro stato, non trova applicazione l’articolo 10 L.F., atteso che un siffatto trasferimento, almeno nelle ipotesi in cui la legge applicabile nella nuova sede concordi sul punto con i principi desumibili dalla legge italiana, non determina il venir meno della continuità giuridica della società trasferita e non comporta, quindi, in alcun modo, la cessazione dell’attività, come peraltro agevolmente desumibile dal disposto degli articoli 2437, comma 1, lettera c) e 2473, comma 1, c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15596.


Oggetto sociale – Modificazione – Introduzione della possibilità di acquisto vendita e gestione per conto proprio di titoli azionari obbligazionari e quote sociali – Mutamento del rischio – Sussistenza – Diritto di recesso del socio..
La modificazione dell'oggetto sociale che introduca la possibilità di acquisto, vendita e gestione per conto proprio di titoli azionari ed obbligazionari, di quote sociali, di parti di fondi comuni di investimento in luogo della semplice partecipazione della società in altre società o enti, costituisce un mutamento significativo ai sensi dell'articolo 2437, lettera a), c.c., tale da legittimare il recesso del socio, in quanto introduce una indubbia variazione del rischio per gli azionisti e delle aspettative di redditività della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13 Febbraio 2013.


Statuto sociale – Modificazione – Introduzione di clausola che limiti il libero trasferimento delle azioni cadute in successione all'esercizio del diritto di riscatto – Diritto di recesso del socio – Sussistenza..
È idonea a fondare il recesso del socio ai sensi dell'articolo 2437, comma 2, lettera b), c.c. l'introduzione nello statuto di una clausola che subordini il libero e definitivo trasferimento delle azioni cadute in successione alla condizione risolutiva che il diritto di riscatto non venga esercitato entro un determinato termine. Infatti, la circostanza che gli eredi del socio siano esposti al possibile riscatto delle azioni cadute in successione, senza poter immediatamente recedere dalla società, incide sull'interesse al pronto disinvestimento tutelato dalla citata norma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13 Febbraio 2013.


Azioni – Decisioni assembleari che legittimano il diritto di recesso del socio – Previa determinazione del valore di liquidazione delle azioni – Necessità..
Costituisce violazione degli articoli 2437 e 2437 ter c.c. - e quindi una ipotesi di annullabilità della delibera - il mancato adempimento da parte degli amministratori all'obbligo di determinare il valore di liquidazione delle azioni in vista dell'adozione da parte dell'assemblea di deliberazioni che legittimano il diritto di recesso dei soci. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 13 Febbraio 2013.