LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE VI Bis
Dell'amministrazione e del controllo
PARAGRAFO 3
Del collegio sindacale

Art. 2409

Denunzia al tribunale
TESTO A FRONTE

I. Se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci che rappresentano il decimo del capitale sociale o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla società. Lo statuto può prevedere percentuali minori di partecipazione.
II. Il tribunale, sentiti in camera di consiglio gli amministratori e i sindaci, può ordinare l'ispezione dell'amministrazione della società a spese dei soci richiedenti, subordinandola, se del caso, alla prestazione di una cauzione. Il provvedimento è reclamabile.
III. Il tribunale non ordina l'ispezione e sospende per un periodo determinato il procedimento se l'assemblea sostituisce gli amministratori e i sindaci con soggetti di adeguata professionalità, che si attivano senza indugio per accertare se le violazioni sussistono e, in caso positivo, per eliminarle, riferendo al tribunale sugli accertamenti e le attività compiute.
IV. Se le violazioni denunziate sussistono ovvero se gli accertamenti e le attività compiute ai sensi del terzo comma risultano insufficienti alla loro eliminazione, il tribunale può disporre gli opportuni provvedimenti provvisori e convocare l'assemblea per le conseguenti deliberazioni. Nei casi più gravi può revocare gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci e nominare un amministratore giudiziario, determinandone i poteri e la durata.
V. L'amministratore giudiziario può proporre l'azione di responsabilità contro gli amministratori e i sindaci. Si applica l'ultimo comma dell'articolo 2393.
VI. Prima della scadenza del suo incarico l'amministratore giudiziario rende conto al tribunale che lo ha nominato; convoca e presiede l'assemblea per la nomina dei nuovi amministratori e sindaci o per proporre, se del caso, la messa in liquidazione della società o la sua ammissione ad una procedura concorsuale.
VII. I provvedimenti previsti da questo articolo possono essere adottati anche su richiesta del collegio sindacale, del consiglio di sorveglianza o del comitato per il controllo sulla gestione, nonché, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, del pubblico ministero; in questi casi le spese per l'ispezione sono a carico della società.

GIURISPRUDENZA

Procedimento ex art. 2409 c.c. – Sopravvenuto fallimento della società a cui si riferisce la denuncia di gravi irregolarità nella gestione – Istituto dell’interruzione del processo ex art. 43, terzo comma, Legge Fallimentare – Applicabilità.
L’intervenuto fallimento della società cui si riferisce il ricorso per denuncia di gravi irregolarità nella gestione ex art. 2409 c.c. comporta che il giudice adito debba dichiarare l’avvenuta interruzione automatica del procedimento ai sensi dell’art. 43, terzo comma, legge fallimentare, sicché, ai sensi degli artt. 298 e 304 c.p.c., non possono essere svolte ulteriori considerazioni di carattere procedurale o sostanziale e non possono essere compiuti ulteriori atti processuali. (Giorgio Barbieri) (Gaetano Anzani) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 02 Febbraio 2018.


Fallimento – Istruttoria prefallimentare – Provvedimenti cautelari conservativi – Incidenza sulla gestione ed amministrazione della società fallenda – Assimilabilità ai provvedimenti ex art. 2409 c.c. – Presupposti.
I provvedimenti cautelari (atipici), che il tribunale può disporre con finalità conservative del patrimonio e dell’impresa nell’ambito di una procedura prefallimentare, sono assimilabili a quelli che possono essere gradatamente adottati ai sensi dell’art. 2409 c.c., con incidenza, quindi, anche sui poteri gestori, e possono essere considerati, al pari di quelli ex art. 700 c.p.c., come anticipatori della decisione di merito, adottabili in presenza dei requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora, spesso insiti ex se nella situazione di mala gestio che ha condotto alla presentazione di una istanza di fallimento. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Gennaio 2018.


Fallimento – Istruttoria prefallimentare – Esercizio provvisorio anticipato – Ammissibilità – Sospensione (temporanea) dei poteri degli amministratori – Ammissibilità – Revoca dei poteri degli amministratori – Inammissibilità.
Tra i provvedimenti conservativi, anticipatori della decisione di merito, in previsione della decisione sulla richiesta di esercizio provvisorio, può essere annoverato anche l’esercizio provvisorio anticipato, che si può ottenere con un dispositivo congegnato in modo da esautorare, senza eradicare, i poteri gestori in capo all’organo amministrativo in carica, mediante un provvedimento di mera sospensione temporanea del poteri gestori, efficace fino alla conclusione della fase prefallimentare, che non incida sulla titolarità della governance, atteso che neppure la sentenza di fallimento può determinare la revoca degli amministratori, ed il provvedimento anticipatorio non può mai concedere più di quello che potrebbe fare la futura decisione di merito. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Gennaio 2018.


Fallimento – Società di calcio – Esercizio provvisorio – Necessità.
Nel caso delle società di calcio, l’esercizio provvisorio deve essere disposto necessariamente a tutela del patrimonio aziendale, che include la conservazione del “titolo sportivo”, indispensabile per l’affiliazione alla F.I.G.C., e per la partecipazione ad un campionato di calcio, titolo che sarebbe irrimediabilmente perduto se la società cessasse l’attività, a cui si aggiungerebbe la perdita del valore dei giocatori, che sarebbero immediatamente svincolati a seguito del fallimento senza prosecuzione dell’impresa. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Gennaio 2018.


Fallimento – Società di calcio – Esercizio provvisorio anticipato – Necessità – Presupposti.
Nel caso delle società di calcio, può essere concessa l’anticipazione dell’esercizio provvisorio quando la misura appaia l’unica idonea a preservare il patrimonio e l’impresa, proprio in funzione dell’esercizio provvisorio che verrà concesso con la sentenza di fallimento, ad esempio laddove i singoli giocatori abbiano intrapreso le procedure di svincolo conseguenti ai reiterati inadempimenti della società nei loro confronti, che porterebbero, con la risoluzione del rapporto, ad un azzeramento del valore dei giocatori per la società di calcio. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Gennaio 2018.


Società di capitali - Responsabilità degli amministratori - Nuovi amministratori nominati per far fronte alla crisi mediante progetto di risanamento - Omesso tempestivo esercizio del potere di richiedere la dichiarazione di insolvenza - Responsabilità degli amministratori privi di deleghe

Società di capitali - Responsabilità dei sindaci - Mancata reazione di fronte a macroscopiche violazioni - Doveri di diligenza, correttezza e buona fede - Segnalazione all'assemblea delle irregolarità di gestione - Denuncia al pubblico ministero
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I nuovi amministratori che siano stati nominati per far fronte alla crisi della società mediante un progetto di risanamento che non abbia serie possibilità di successo e che siano dunque consapevoli della natura irreversibile del dissesto, nel caso in cui l'insolvenza venga successivamente dichiarata, sono responsabili dell'aggravamento della situazione debitoria che avrebbe potuto essere evitata facendo tempestivamente uso del potere di richiedere la dichiarazione di insolvenza.

In detta ipotesi, non possono essere considerati esenti da responsabilità gli amministratori privi di deleghe e che deducano di aver avuto un ruolo pressoché irrilevante nell'aggravamento della crisi, qualora emerga che gli stessi fossero a conoscenza dello stato di dissesto e non abbiano fatto quanto in loro potere per chiedere la dichiarazione giudiziale di insolvenza, avallando così la condotta omissiva degli amministratori esecutivi e venendo per ciò meno al loro dovere di vigilanza ed all'obbligo dell'agire informati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La configurabilità dell'inosservanza del dovere di vigilanza imposto ai sindaci dall’art. 2407, comma 2, c.c. non richiede l'individuazione di specifici comportamenti che si pongano espressamente in contrasto con tale dovere, ma è sufficiente che essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così da non assolvere l'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunciando i fatti al pubblico ministero per consentirgli di provvedere ai sensi dell’art. 2409 c.c. (cfr. Cass. Civ. n. 16314/17). 

I soli ammonimenti rivolti al consiglio di amministrazione, non seguiti, in presenza dell’atteggiamento dilatorio tenuto dall’organo amministrativo, dall’esercizio dei poteri sopra indicati ad essi attribuiti dalla legge, non valgono, pertanto, ad escludere la responsabilità dei sindaci per non essersi adoperati, come è loro dovere, per far cessare la condotta pregiudizievole per le società e per i creditori tenuta dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 28 Dicembre 2017.


Società - Denuncia di gravi irregolarità - Sostituzione di amministratori e sindaci - Verifica delle garanzie offerte dai nuovi organi.
Nel procedimento ex art 2409 c.c., pur in presenza della sostituzione degli amministratori (e del sindaci), il tribunale ben può procedere all'ispezione (e poi se del caso all'adozione degli ulteriori provvedimenti conseguenti) allorquando il nuovo organo gestorio non offra sufficienti garanzie, sia sotto il profilo oggettivo che sotto quello soggettivo, in ordine alla volontà di intraprendere una seria verifica sulle lamentate gravi irregolarità ed al porre in essere i provvedimenti conseguenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Dicembre 2017.


Società - Denuncia di gravi irregolarità - Sostituzione di amministratori - Nomina dei nuovi amministratori - Legittimazione passiva in capo all'amministratore cessato dalla carica - Esclusione.
Laddove, dopo l'introduzione del procedimento ex art 2409 c.c., intervenga la nomina dei nuovi amministratori, questi ultimi sono legittimati passivi nel procedimento di cui al citato art. 2409 c.c., mentre difetta la legittimazione passiva in capo all'amministratore cessato dalla carica, anche quando al medesimo siano ascrivibili le gravi irregolarità denunciate.

Il procedimento di cui all'art. 2409 c.c. non è finalizzato all'accertamento delle responsabilità per mala gestio in vista del ristoro dei danni o della irrogazione di sanzioni, ma, piuttosto, ad eliminare le irregolarità attuali; onde, i provvedimenti del tribunale hanno quali destinatari coloro che, al momento della pronuncia, rivestono la carica di amministratori.

Gli amministratori cessati dalla carica prima del deposito del ricorso ex art 2409 c.c., ovvero nella pendenza del termine per la notifica dello stesso, non sono portatori di un interesse giuridicamente rilevante alla partecipazione al procedimento ma, al più, vantano un mero interesse di fatto tale per cui va esclusa anche l'ammissibilità di un intervento spiegato nel procedimento da parte degli amministratori cessati dalla carica.

D'altro canto, amministratori e componenti dell'organo di controllo sostituiti dall'assemblea nella pendenza del procedimento perdono la veste di "attuali legittimati passivi" e, tuttavia, il giudizio ex art. 2409 c.c. deve considerarsi correttamente incardinato ove il ricorso introduttivo sia stato notificato agli stessi, in quanto all'epoca ancora investiti di funzioni gestorie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 15 Dicembre 2017.


Società - Denuncia di gravi irregolarità - Sostituzione di amministratori - Nomina dei nuovi amministratori - Oggetto del giudizio demandato al tribunale - Mancata rimozione delle conseguenze dannose.
Per converso, oggetto del giudizio demandato al tribunale diviene l'operato del nuovo organo gestorio e, in particolare, se questi si sia concretamente attivato, in primo luogo, per far emergere ed accertare le irregolarità (sia quelle oggetto della denunzia sia comunque quelle altrimenti emergenti nell'ambito dell'attività) e, quindi, per l'eventuale loro eliminazione, con la precisazione che, in ogni caso, alla luce del dovere di diligenza imposto dall'art. 2392 c.c., costituisce irregolarità imputabile all'attuale amministratore la mancata rimozione delle conseguenze dannose di quanto compiuto dal suo predecessore, proprio in virtù del fatto che il controllo giudiziario mira al riassetto amministrativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Dicembre 2017.


Società - Denuncia di gravi irregolarità - Oggetto del giudizio demandato al tribunale - Violazioni rilevanti - Violazione di doveri idonei a compromettere il corretto esercizio dell'attività di gestione dell'impresa e a determinare pericolo di danno per la società o per le controllate - Irrilevanza dei doveri gravanti sugli amministratori per finalità organizzative, amministrative, di corretto esercizio della vita della compagine sociale e di esercizio dei diritti dei soci e dei terzi estranei.
La nuova formulazione della norma, che fa riferimento all'esistenza del fondato sospetto di "gravi irregolarità nella gestione" - a differenza della precedente formulazione dell'articolo 2409 cod. civ. che richiedeva il "fondato sospetto di gravi irregolarità nell'adempimento dei doveri degli amministratori e dei sindaci" - consente di affermare come non assuma rilievo qualsiasi violazione di doveri gravanti sull'organo amministrativo, ma soltanto la violazione di quei doveri idonei a compromettere il corretto esercizio dell'attività di gestione dell'impresa e a determinare pericolo di danno per la società amministrata o per le società controllate, con esclusione di qualsiasi rilevanza, invece, dei doveri gravanti sugli amministratori per finalità organizzative, amministrative, di corretto esercizio della vita della compagine sociale e di esercizio dei diritti dei soci e dei terzi estranei. Le gravi irregolarità, inoltre, come da giurisprudenza assolutamente prevalente, devono - oltre che riguardare la sfera societaria e non quella personale degli amministratori - essere attuali, per cui nessun provvedimento potrà essere adottato qualora le stesse abbiano esaurito ogni effetto. Infine, esse devono assumere un carattere dannoso nel senso che deve trattarsi di violazione di norme civili, penali, tributarie o amministrative, capaci di provocare un danno al patrimonio sociale e, di conseguenza, agli interessi dei soci e dei creditori sociali ovvero un grave turbamento dell'attività sociale (cfr. App. Salerno, 19 luglio 2005; App. Venezia, 23 luglio 2014; App. Milano, 29 giugno 2012).

Peraltro, per come evidenziato in noti precedenti giudiziari (Trib. Parma, 28 marzo 2013), alla luce dell'opzione legislativa per l'atipicità delle irregolarità, il requisito della gravità postula fatti e deficienze non altrimenti eliminabili, concretanti violazioni di legge e, segnatamente, delle norme civili, penali, amministrative e tributarie a dello statuto e - in virtù del richiamo di cui all'art. 2392, comma 1, c.c. - delle regole generali di gestione diligente nell'interesse sociale e in assenza di conflitti di interesse, che si sostanzino in fatti specificamente determinati e ascrivibili agli amministratori.

Al riguardo, non rilevano né tipo di norma violata né lo stato soggettivo (dolo o colpa) di amministratori e sindaci (come si evince pure dall'abbandono della nozione di "adempimento" di cui alla previgente formulazione), non essendo il procedimento instaurato in seguito a un ricorso presentato ai sensi dell'art. 2409 c.c. direttamente collegato all'esercizio dell'azione di responsabilità.

Peraltro, pur non potendosi il giudizio del tribunale basarsi su mere supposizioni e/o su indimostrati rilevi critici, appare sufficiente che sussistano elementi di sicuro affidamento che, pur non assurgendo al livello di prova piena, abbiano tuttavia riscontri obiettivi che vanno al di là del mero sospetto (Trib. Novara, 21 maggio 2012; Trib. Mantova, 9 dicembre 2008).

Quanto al requisito dell'attualità, non rilevano ai fini del procedimento de quo vicende societarie ormai esaurite e non ulteriormente produttive di possibili effetti nocivi, non potendosi dar luogo all'intervento dell'autorità giudiziaria quando sia già stato ripristinato l'ordine amministrativo e gli effetti della condotta siano ormai intangibili, come si evince anche dalla previsione di cui all'art. 2409, comma 3, c.c. Inoltre, le irregolarità devono essere idonee alla causazione di un danno alla società. Deve reputarsi sufficiente il mero pericolo di danno futuro, purché patrimonialmente rilevante, alla società; viceversa, eventuali profili di danno ai singoli soci, ai creditori sociali e ai terzi non rivestono alcuna rilevanza ai fini dell'art. 2409 c.c., al pari di denunce pretestuose o dettate da meri motivi di disturbo da parte della minoranza.

Ne consegue che sono irrilevanti le censure attinenti al merito (inteso come opportunità o convenienza) delle scelte gestionali, con due eccezioni: in primo luogo, le scelte palesemente irragionevoli o negligenti, atteso che, come si è detto; il controllo dell'autorità giudiziaria è di legalità e di regolarità della gestione, intesa quale attività materiale e giuridica diretta alla realizzazione dell'oggetto sociale in modo conveniente, cioè tale che la quantità delle risorse complessivamente consumate nella produzione dei beni e .dei servizi sia inferiore o corrispondente ai ricavi; in secondo luogo, il tribunale può sindacare anche il merito delle scelte economiche compiute dagli amministratori in conflitto di interessi, e segnatamente quelle in pregiudizio della società da loro amministrata, ma conformi all'interesse del socio di maggioranza, a condizione che ricorra l'ulteriore presupposto della potenzialità del danno per la società stessa, In altre parole, il limite derivante dalla cd. business judgement rule non opera laddove si tratti di sindacare non tanto l'osservanza del dovere di diligenza (cd. duty of care) quanto dell'obbligo di fedeltà (cd. duty of loyalty), comunque compreso tra quelli richiamati dall'art. 2409, comma 1, c.c. e sotteso ai precetti normativi in tema di conflitto di interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 15 Dicembre 2017.


Procedimento ex art. 2409 c.c. - Conflitto di interessi tra gli amministratori e la società - Nomina di  curatore speciale ex art. 78 c.p.c..
Nel procedimento ex art. 2409 c.c. c’è conflitto di interessi tra gli amministratori (cui sono addebitate le gravi irregolarità denunciate dal socio) e la società per la quale va quindi nominato un curatore speciale ex art. 78 c.p.c.; la società è infatti il soggetto potenzialmente danneggiato dalle irregolarità compiute dagli amministratori stessi. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 28 Luglio 2017.


Collegio sindacale - Responsabilità - Individuazione di singoli comportamenti inadempienti - Necessità - Esclusione - Dovere di segnalare le irregolarità all'assemblea od al P.M. per l'attivazione del procedimento ex art. 2409 c.c. - Configurabilità.
In tema di responsabilità degli organi sociali, la configurabilità dell'inosservanza del dovere di vigilanza imposto ai sindaci dall'art. 2407, comma 2, c.c. non richiede l'individuazione di specifici comportamenti che si pongano espressamente in contrasto con tale dovere, ma è sufficiente che essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così da non assolvere l'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunciando i fatti al Pubblico Ministero per consentirgli di provvedere ai sensi dell'art. 2409 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Luglio 2017, n. 16314.


Denunzia al Tribunale ex art. 2409 c.c. per sospetto di gravi irregolarità nella gestione di una società – Sindacato giudiziale sugli atti gestori – Controllo sulla legalità e sulla regolarità della gestione – Ammissibilità – Controllo sul merito delle decisioni gestorie in termini di convenienza ed opportunità – Esclusione.
Il controllo dell’Autorità Giudiziaria ex art. 2409 c.c. è di legalità e regolarità della gestione e non si estende al merito (convenienza e opportunità) delle decisioni degli amministratori. (Giorgio Barbieri) (Gaetano Anzani) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 20 Giugno 2017.


Denunzia al Tribunale ex art. 2409 c.c. per sospetto di gravi irregolarità nella gestione di una società – Rapporto dell’istituto con le impugnative delle delibere dell’Assemblea dei Soci e del Consiglio di Amministrazione – Non sovrapponibilità o alternatività.
Lo strumento del ricorso ex art. 2409 c.c. non costituisce una tutela sovrapponibile o alternativa a quella che può essere ottenuta con l’impugnazione delle delibere dell’assemblea dei soci (ex art 2377 c.c.) e del consiglio di amministrazione (ex art. 2388, quarto comma, c.c.). (Giorgio Barbieri) (Gaetano Anzani) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 20 Giugno 2017.


Società di capitali - Denuncia al tribunale - Competenza per territorio - Sede legale della società.
Pur dovendosi dare atto di un contrasto giurisprudenziale sul punto (cfr., a favore della tesi che radica la competenza sulla base della sede effettiva della società, Trib. Monza, 26 aprile 2001; Trib. Milano, 19 febbraio 1999), tale impostazione non può essere condivisa.

Infatti, rientrando la denunzia al tribunale ex art. 2409 c.c. tra i procedimenti devoluti alla cognizione della Sezione specializzata in materia di impresa (art. 3 d.lgs. 26 giugno 2003, n. 168, come modificato dal di. 24 gennaio 2012 n. 1, convertito, con modificazioni, in l. 24 marzo 2012 n. 27), il tribunale territorialmente competente deve essere individuato nel tribunale avente sede nel capoluogo di regione nel cui ambito si trova il giudice che sarebbe stato competente secondo gli ordinari criteri di ripartizione della competenza territoriale; e secondo tali ordinari criteri, il giudice territorialmente competente va individuato in quello del luogo in cui la società ha la sede legale, come si evince chiaramente dall'art. 19 c,p.c., secondo il quale, salvo che la legge disponga altrimenti, qualora sia convenuta una persona giuridica, è competente il giudice del luogo dove essa ha la sede ovvero il giudice del luogo dove la persona giuridica ha uno stabilimento e un rappresentante autorizzato a stare in giudizio per l'oggetto della domanda.  Ne consegue che il giudice territorialmente competente è quello del luogo In cui la società ha la propria sede legale, quale risultante dal registro delle imprese,  conclusione, questa, peraltro corroborata dalla circostanza che, ai sensi dell'art. 103, disp. att. c.c., i provvedimenti del tribunale previsti dall'articolo 2409 del codice sono disposti con decreto, il quale deve essere comunicato a cura del cancelliere, entro cinque giorni, all'ufficio del registro delle imprese per l'iscrizione; e va da sé che è competente all'iscrizione soltanto il registro delle imprese del luogo in cui è situata la sede legale della società. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 06 Dicembre 2016.


Società di capitali - Denuncia al tribunale - Legittimazione a promuovere il procedimento - Intervento degli altri soci - Ammissibilità.
Se non vi sono dubbi che l'art. 2409 c.c. limita la possibilità di introdurre il procedimento di denunzia al tribunale ai soci titolari di una determinata aliquota del capitale sociale, tuttavia nessuna norma esclude che il socio che quella aliquota non detenga possa intervenire in giudizio al fine di ribadire l'esistenza delle irregolarità denunziate; d'altra parte, il procedimento previsto dall'articolo richiamato ben potrebbe essere intrapreso da più soci che, singolarmente considerati, non sarebbero a tanto legittimati, con la conseguenza che appare davvero irrazionale impedire al socio non legittimato di partecipare al procedimento una volta che questo sia stato instaurato da altri partecipi alla compagine sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Dicembre 2016.


Società di capitali - Denuncia al tribunale - Intervento dei soci non legittimati a promuovere il procedimento - Facoltà di evidenziare altre e diverse gravi irregolarità rispetto a quelle inizialmente denunziate dal ricorrente - Sussistenza.
Una volta ammessa la possibilità per il socio (non legittimato) di intervenire in giudizio deve giocoforza ammettersi che egli possa evidenziare la sussistenza di altre e diverse gravi irregolarità rispetto a quelle inizialmente denunziate dal ricorrente; una simile conclusione è, infatti, resa obbligata dalla considerazione che il procedimento di denunzia al tribunale non è sottoposto a preclusioni assertive o probatorie né ad una rigorosa corrispondenza tra chiesto e pronunziato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Dicembre 2016.


Società di capitali - Denuncia al tribunale - Violazione dei doveri idonei a compromettere il corretto esercizio dell'attività di gestione dell'impresa e a determinare pericolo di danno - Irrilevanza dei doveri gravanti sugli amministratori per finalità organizzative, amministrative, di corretto esercizio della vita della compagine sociale - Attualità delle gravi irregolarità - Sfera societaria e non personale degli amministratori.
La nuova formulazione della norma, che fa riferimento all'esistenza del fondato sospetto di "gravi irregolarità nella gestione" - a differenza della precedente formulazione dell'articolo 2409 cod. civ. che richiedeva il "fondato sospetto di gravi irregolarità nell'adempimento dei doveri degli amministratori e dei sindaci" - consente di affermare come non assuma rilievo qualsiasi violazione di doveri gravanti sull'organo amministrativo, ma soltanto la violazione di quei doveri idonei a compromettere il corretto esercizio dell'attività di gestione dell'impresa e a determinare pericolo di danno per la società amministrata o per le società controllate, con esclusione di qualsiasi rilevanza, invece, dei doveri gravanti sugli amministratori per finalità organizzative, amministrative, di corretto esercizio della vita della compagine sociale e di esercizio dei diritti dei soci e dei terzi estranei.

Le gravi irregolarità, oltre che riguardare la sfera societaria e non quella personale degli amministratori, devono essere attuali, e pertanto nessun provvedimento potrà essere adottato qualora le stesse abbiano esaurito ogni effetto. Infine, esse devono assumere un carattere dannoso nel senso che deve trattarsi di violazione di norme civili, penali, tributarie o amministrative, capaci di provocare un danno al patrimonio sociale e, di conseguenza, agli interessi dei soci e dei creditori sociali ovvero un grave turbamento dell'attività sociale (cfr. App. Salerno, 19 luglio 2005; App. Venezia, 23 luglio 2014; App. Milano, 29 giugno 2012). Peraltro, pur non potendosi il giudizio del tribunale basarsi su mere supposizioni e/o su indimostrati rilevi critici, appare sufficiente che sussistano elementi di sicuro affidamento che, pur non assurgendo al livello di prova piena, abbiano tuttavia riscontri obiettivi che vanno al di là del mero sospetto (Trib. Novara, 21 maggio 2012; Trib. Mantova, 9 dicembre 2008). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 06 Dicembre 2016.


Società di capitali - Denuncia al tribunale - Gravi irregolarità - Operazioni di sottofatturazione e di sovrafatturazione.
Le operazioni di sottofatturazione e di sovrafatturazione nei rapporti commerciali con fornitori (al pari dell'attribuzione ai soci di commissioni in nero da parte di detti fornitori, della indebita rivalutazione. del magazzino, dello storno del conto cauzioni di una somma rilevante e dell'addebito di essa al conto crediti diversi) costituiscono irregolarità amministrative gravi ed idonee a giustificare i provvedimenti previsti dall'art. 2409 c.c. (App. Milano, 8 marzo 1991). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 06 Dicembre 2016.


Società di capitali - Denuncia al tribunale - Gravi irregolarità - Sostituzione di amministratori e sindaci - Automatica improcedibilità del ricorso - Esclusione - Valutazione dell'adeguata professionalità dei nuovi soggetti nominati dall'assemblea, dell'attività che hanno compiuto e intendono compiere per rimuovere le violazioni denunziate - Necessità.
La mera sostituzione di amministratori e sindaci non è sempre, di per sé, idonea a garantire la cessazione delle irregolarità denunciate con lo strumento di cui all'art. 2409 c.c. e la loro eliminazione, con la restituzione della società all'ordinario corso gestionale; per tale ragione, deve ritenersi che la sostituzione degli organi societari non importi, escludendo ogni valutazione da parte del tribunale, l'automatica improcedibilità del ricorso, dovendo, al contrario, il collegio esaminare la sussistenza dei presupposti, indicati chiaramente dalla legge, per la sospensione del procedimento.

In questa prospettiva, in caso di sostituzione degli amministratori e dei sindaci, il tribunale è, comunque, chiamato a valutare sia l'adeguata professionalità dei nuovi soggetti nominati dall'assemblea, sia l'attività che costoro hanno compiuto e intendono compiere per rimuovere le violazioni denunziate, attività sulle quali dovranno riferire al tribunale medesimo, che procederà, ove occorra, anche in tale ipotesi, alla loro revoca ed alla nomina di un amministratore giudiziario. In altre parole, pur in presenza della sostituzione degli amministratori (e dei sindaci), il tribunale ben può procedere all'ispezione allorquando il nuovo organo gestorio non offra sufficienti garanzie, sia sotto il profilo oggettivo che sotto quello soggettivo, in ordine alla volontà di intraprendere una seria verifica sulle lamentate gravi irregolarità ed al porre in essere i provvedimenti conseguenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 06 Dicembre 2016.


Società a responsabilità limitata - Controllo giudiziario - Ammissibilità - Presupposti.
E' ammissibile il controllo giudiziario nella s.r.l. con collegio sindacale di nomina obbligatoria ex art. 2477 c.c.. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 04 Febbraio 2015.


Amministratori e sindaci - Responsabilità dei sindaci che non abbiano deliberato l'azione sociale di responsabilità.
La previsione di cui all'articolo 2407, comma 2, c.c., la quale radica la responsabilità solidale in capo ai sindaci per i fatti e le omissioni degli amministratori, deve essere intesa nel senso che i primi rispondono anche quando, attivandosi in conformità ai loro obblighi, tra i quali vi è quello di deliberare l'azione sociale di responsabilità ai sensi dell'articolo 2393, comma 3 c.c., il danno, ancorché non del tutto eliminato, si sarebbe comunque ragionevolmente ridotto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 13 Novembre 2014.


Società - Sindaci - Dimissioni - Prorogatio.
Anche dopo le modifiche introdotte dalla riforma del diritto societario agli articoli 2400 e 2401 c.c., deve ritenersi operante la proroga dell'incarico, fino alla loro sostituzione, dei sindaci che abbiano rassegnato le dimissioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 13 Novembre 2014.


Denunzia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Condizione di procedibilità - Status di socio - Permanenza fino alla pronunzia - Necessità.
L'interesse alla conservazione dell'integrità del patrimonio sociale nelle società chiuse è appannaggio esclusivo dei soci, ai quali è lasciata alla libertà di decidere se attivare il controllo giudiziario, mentre nelle società aperte, per le quali sono previste diverse ed ulteriori legittimazioni, l'interesse dei soci alla attuazione del procedimento risulta non più disponibile. Questa non disponibilità va collegata al fatto che la particolare natura dell'attività svolta da alcune società fa sì che l'interesse alla corretta gestione in funzione della conservazione del patrimonio non sia esclusivo dei soci, bensì di un fascio più ampio di soggetti, quali, ad esempio, appunto per le società quotate o aperte, quello del pubblico dei risparmiatori: ed è proprio questo fenomeno che giustifica la legittimazione del pubblico ministero. Conseguentemente lo status di socio e la titolarità della percentuale indicata dalle diverse norme del codice civile costituiscono una condizione per la proposizione della denunzia al tribunale di cui all'articolo 2409 c.c. che deve permanere intatta fino alla pronuncia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Luglio 2014.


Denunzia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Condizione di procedibilità - Status di socio di società cooperativa - Permanenza fino alla pronunzia - Necessità - Procedimento avanti all'autorità di vigilanza e controllo giudiziario - Distinzione.
Lo status di socio e la titolarità della percentuale indicata dalle diverse norme del codice civile costituiscono una condizione per la proposizione della denunzia al tribunale di cui all'articolo 2409 c.c. che deve permanere intatta fino alla pronuncia anche nelle società cooperative ove, ai sensi del secondo comma dell'articolo 2545 quinquiesdecies c.c., il ricorso introduttivo deve essere notificato anche all'autorità di vigilanza e dove, ai sensi dell'articolo 2545 sexiesdecies c.c., in caso di irregolare funzionamento della società cooperativa, l'autorità di vigilanza può revocare gli amministratori ed i sindaci ed affidare la gestione della società ad un commissario, determinandone i poteri e la durata. Il controllo giudiziario ex articolo 2409 c.c. e quello governativo di cui alle norme appena richiamate costituiscono, infatti, forme di controllo concorrenti ed i relativi procedimenti sono completamente autonomi poiché l'interesse pubblicistico connesso alle attività delle cooperative formerà oggetto esclusivamente del procedimento dinanzi all'autorità di vigilanza, mentre il controllo giudiziario avrà riguardo esclusivo alla tutela degli interessi dei soci. (Nel caso di specie, il Tribunale ha dichiarato improcedibile il ricorso ex articolo 2409 c.c. proposto dal socio che, successivamente alla proposizione della denunzia al tribunale, era stato escluso dalla cooperativa per violazione dell'obbligo di non concorrenza). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Luglio 2014.


Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - Azione di responsabilità - Violazione dei doveri gestori - Svolgimento di un'attività sociale non consentita dalla legge - Omessa attivazione dei sindaci per evitare l'evento - Responsabilità - Individuazione di singoli comportamenti inadempienti - Necessità - Esclusione - Dovere di segnalare le irregolarità all'assemblea od al P.M. per l'attivazione del procedimento ex art. 2409 cod. civ. - Sussistenza - Fattispecie.
In tema di responsabilità degli organi sociali, la configurabilità dell'inosservanza del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dall'art. 2407, secondo comma, cod. civ., non richiede l'individuazione di specifici comportamenti che si pongano espressamente in contrasto con tale dovere, ma è sufficiente che essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così da non assolvere l'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al P.M. per consentirgli di provvedere ai sensi dell'art. 2409 cod. civ. (Nella specie, la corte territoriale aveva ritenuto ingiustificata l'inerzia dei sindaci seguita all'esecuzione, da parte degli amministratori, di bonifici per un rilevante importo complessivo in favore di una società dello stesso gruppo, per un'operazione fittizia e con destinazione della fattura al conseguimento di un contributo pubblico; la S.C., in applicazione dell'anzidetto principio, ha rigettato il ricorso). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2014, n. 13517.


Società - Controllo giudiziario previsto dall'art. 2409 cod. civ. in caso di gravi irregolarità nella gestione delle società per azioni - Possibilità di utilizzo da parte dei collegi sindacali delle società a responsabilità limitata aventi finalità diverse dalle attività sportive o correlate..
Va dichiarata la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2409 e 2476 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Tivoli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 07 Maggio 2014, n. 116.


Società - Controllo giudiziario previsto dall'art. 2409 cod. civ. in caso di gravi irregolarità nella gestione delle società per azioni - Possibilità di utilizzo da parte dei collegi sindacali delle società a responsabilità limitata aventi finalità diverse dalle attività sportive o correlate..
Va dichiarata la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2409 e 2476 del codice civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Tivoli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 07 Maggio 2014, n. 116.


Procedimento ex art. 2409 c.c. – Natura – Oggetto di tutela – Ambito d’applicazione – Presupposti

Procedimento ex art. 2409 c.c. – Società liquidazione – Ammissibilità – Sussistenza

Difetto originario o sopravvenuto legittimazione attiva denunzianti – Conseguenze – Inammissibilità – Improcedibilità – Sussistenza

Denunzia collegio sindacale – Cessazione sindaci – Decorrenza effetti – Ipotesi prorogatio – Inammissibilità o improcedibilità ricorso – Sussistenza

Dichiarazione di fallimento – Iniziativa pubblico ministero – Segnalazione proveniente dal tribunale adito in un procedimento di volontaria giurisdizione – Ammissibilità

Società in liquidazione – Stato insolvenza – Configurabilità – Insufficienza elementi attivi del patrimonio sociale ad integrale soddisfacimento dei creditori – Sussistenza

Società in liquidazione inattiva – Stato insolvenza – Configurabilità – Incapacità impresa di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni – Sussistenza
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Il procedimento ex art. 2409 c.c. si configura come un procedimento c.d. di volontaria giurisdizione, volto cioè non a definire un contrasto tra pretesi diritti soggettivi, quanto piuttosto a tutelare l’interesse generale della società mediante disposizioni ritenute opportune al fine del suo riassetto amministrativo e contabile ed hanno un contenuto amministrativo correlato all’interesse al normale e corretto funzionamento della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La denunzia ex art. 2409 c.c. è stato modificata dalla riforma anzitutto sotto il profilo dell’ambito oggettivo d’applicazione. La novella ha stabilito, infatti, che le irregolarità denunziate debbano essere tali da poter arrecare un danno alla società o ad una o più società controllate, introducendo quindi come nuovo requisito la potenzialità di danno delle condotte denunziate. L’opzione ha posto fine al dibattito sotto il vigore della disciplina previgente, secondo cui la nozione di danno potenziale era già implicita nel vecchio testo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Il procedimento ex art. 2409 c.c. novellato - finalizzato prima a perseguire la regolarità e la correttezza della gestione sociale – oggi è strumento volto a interrompere dei comportamenti di mala gestio dannosi o che almeno potrebbero essere tali se non interrotti, a tutela dell’interesse della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La norma contenuta nell’art. 2409, pur facendo testuale ed esclusivo riferimento (come visto) alle irregolarità commesse dagli amministratori, trova senz’altro applicazione al caso queste siano direttamente dai liquidatori della società. Ed invero, l’art. 2488 c.c. estende alla fase della liquidazione le norme dettate in tema di amministrazione e controllo che, come quella in esame, sono compatibili con lo stato di scioglimento in cui versa la società che, al pari della gestione ordinaria, può ben presentare l’esigenza che, per irregolarità commesse dai liquidatori ovvero dagli amministratori, l’amministrazione sia rapidamente ricondotta alla legittimità. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La questione della compatibilità tra denunzia al tribunale e fase liquidatoria – che potrebbe tuttavia porsi avendo riguardo al dettato dell’art. 2487 c.c. che, in ipotesi il liquidatore compie gravi irregolarità, prevede la possibilità della sua revoca da parte del tribunale per giusta causa, ad istanza, tra l’altro, dei soci o dei sindaci; inoltre, la nomina del liquidatore (giudiziario) da parte del tribunale, ad istanza, anche in tal caso, dei soci o dei sindaci, nell’ipotesi in cui l’assemblea non sia convocata o non si riunisca ovvero non deliberi la nomina del liquidatore - va risolata in senso positivo, stante la latitudine dell’art. 2409 più ampia di quella dell’altro istituto, giacché volta a regolarizzare la gestione sociale, del caso mediante la rimozione degli amministratori scelti dai soci e la loro sostituzione con un amministratore giudiziario, laddove l’altro rimedio suppone la sola esistenza delle irregolarità e non mira a detto fine. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La natura degli interessi tutelati dal procedimento ex art. 2409 c.c. fa si che la mancanza originaria o sopravvenuta di legittimazione attiva dei ricorrenti (denunzianti), nel senso che il riscontro positivo di tale carenza non potrebbe che portare ad una decisione in rito sull’istanza, che precluda l’esame del merito relativo. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Tra i soggetti legittimati alla denunzia v’è il collegio sindacale. La rinunzia alla carica dei sindaci denuzianti va esaminata – ai fini dell’ammissibilità o procedibilità del ricorso – tenendo conto che l’art. 2401 c.c. prevede che essa produce un effetto diverso a seconda che vi sia, o meno, un sindaco supplente che possa completare il numero dei sindaci effettivi: se esiste un sindaco supplente, questi, in via automatica (ed in ordine di anzianità), succede al sindaco dimissionario, la cui rinuncia ha, quindi, effetto immediato (art. 2401, comma 1°, c.c.); se non esiste un sindaco supplente che succeda al sindaco dimissionario, la rinuncia alla carica di quest’ultimo ha un’efficacia differita (cd. prorogatio) fino al momento in cui l’assemblea, convocata ai sensi dell’art. 2401, comma 3°, c.c., provvede a nominare il successore (e quest’ultimo accetta la carica). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

L'iniziativa del pubblico ministero ai fini della dichiarazione di fallimento può essere assunta anche in base ad una segnalazione proveniente dal tribunale adito in un procedimento di volontaria giurisdizione, giacché il termine "procedimento civile" utilizzato dall'art. 7, n. 2), R.D. n. 267/1942 (legge fallimentare), ricomprende ogni tipo di procedimento non penale e, quindi, anche procedimenti di cognizione ordinaria, sommaria, cautelare, esecutiva, di volontaria giurisdizione e persino giudizi amministrativi e tributari. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dello stato d'insolvenza delle società in liquidazione, l'orientamento giurisprudenziale secondo cui rileva unicamente accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l'uguale ed integrale soddisfacimento dei creditori si applica in caso di liquidazione effettiva della società e non anche quando la compagine societaria sia rimasta inattiva di fatto, senza assumere alcuna iniziativa formale per uscire dal mercato, nel qual caso l'analisi deve avere riguardo invece alla sola capacità dell'impresa di adempiere regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 23 Ottobre 2013.


Denuncia al tribunale di cui all'articolo 2409 c.c. - Trasformazione in società a responsabilità limitata - Effetti sul procedimento..
La trasformazione in società a responsabilità limitata della società soggetta al procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. non può di per sé impedire la prosecuzione del procedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 08 Luglio 2013.


Società a responsabilità limitata - Denunzia al tribunale - Controllo giudiziale di cui all'articolo 2409 c.c. - Attivazione da parte dei sindaci - Esclusione..
I sindaci di una società a responsabilità limitata non possono attivare il procedimento di controllo giudiziario sulle società di cui all'articolo 2409 c.c. e ciò anche se si versa in ipotesi di società a responsabilità limitata con unico socio o con capitale sociale tale da rendere obbligatorio il collegio sindacale. (Nel caso di specie, i sindaci avevano attivato il procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. chiedendo la revoca dell'amministratore unico della società e la nomina di un amministratore giudiziario, previa eventuale ispezione dell'amministrazione della società stessa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 13 Marzo 2013.


Controllo giudiziale sulle società - Trasformazione in società a responsabilità limitata in corso di procedimento ex art. 2409 c.c. - Scopo di evitare il controllo richiesto dai soci di minoranza - Atto in frode alla legge.

Controllo giudiziale sulle società - Sospensione del procedimento - Nomina di amministratore privo di adeguata professionalità - Fattispecie.

Controllo giudiziale sulle società – Società a responsabilità limitata con capitale sociale non inferiore al minimo previsto per le s.p.a. – Applicabilità.
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È nulla per frode alla legge la delibera di trasformazione della società per azioni in società a responsabilità limitata che venga adottata nel corso del procedimento di ispezione giudiziale di cui all'articolo 2409 c.c. allo scopo di evitare il controllo richiesto dai soci di minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non ricorre l'ipotesi, prevista dall'articolo 2409, comma 3, c.c., di sospensione del procedimento di ispezione, qualora la sostituzione dell'amministratore si risolva nella nomina di un soggetto privo di titolo professionale specifico, che abbia maturato esperienza quale consigliere di amministrazione di società operante in diverso settore, che non si sia attivato senza indugio per eliminare le irregolarità e che non sia intervenuto su quelle attinenti ai bilanci non veritieri, sulla necessaria riduzione del capitale e sulle responsabilità della precedente amministrazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il procedimento di controllo giudiziario di cui all’art. 2409 c.c. è applicabile alle società a responsabilità limitata che abbiano un capitale sociale non inferiore al minimo previsto per le società per azioni. (Francesco Mainetti - Riproduzione riservata)
Tribunale Ascoli Piceno, 01 Marzo 2013.


Società cooperative - Responsabilità limitata - Azione di responsabilità ex articolo 2476 c.c. - Controllo giudiziario ex articolo 2545-quinquesdecies c.c. - Natura alternativa dei due rimedi - Esclusione.
I rimedi dell'azione di responsabilità ex art 2476 c.c. e del controllo giudiziario ai sensi dell'art. 2545-quinquesdecies c.c., pur presentando, come è ovvio, elementi di interferenza, non sono tra loro sovrapponibili, operando su versanti del tutto distinti e, eventualmente, complementari. Il primo rimedio, infatti, ha natura e carattere risarcitorio, tanto che nell'ambito del relativo procedimento non è consentito al giudice adottare provvedimenti atipici a tutela della corretta gestione societaria allorquando le irregolarità riscontrate non siano di gravità tale da determinare la revoca dell'amministratore e, comunque, non è consentito nominare un amministratore in luogo di quello revocato. Inoltre, anche l'adozione del provvedimento cautelare di revoca dell'amministratore si inserisce nell'ambito di un procedimento finalizzato esclusivamente all'emanazione di una sentenza di condanna del rappresentante dell'organo gestorio al risarcimento del danno patito dalla società, con la conseguenza che la revoca può essere disposta solo allorquando il ricorrente dimostri l'esistenza, a carico della società, di un danno che l'ulteriore prosecuzione dell'attività gestoria da parte dell'amministratore nelle more del giudizio di merito possa accrescere. Al contrario, il procedimento di cui all'art. 2409 c.c. non ha finalità sanzionatoria delle gravi irregolarità della gestione, anche solo potenzialmente, dannose per la società, ma risulta funzionale alla eliminazione, attraverso l'attività di un pubblico ufficiale di nomina giudiziale, delle irregolarità riscontrate non rimosse dall'amministratore anche nel caso in cui esse non siano a questi personalmente imputabili. In definitiva, i rimedi contenuti nell'art. 2476, comma 3, c.c. non sono sovrapponibili a quelli recati dal precedente art. 2409 c.c., si che, in mancanza didisposizione di legge che ponga i rimedi medesimi in termini di sicura alternatività, e di non sussistenza di profili di incompatibilità di quello previsto dalla citata disposizione in materia dì società a responsabilità limitata con la disciplina caratterizzante le società cooperative, deve affermarsi la coesistenza degli stessi in riferimento alle "cooperative s.r.l.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Novembre 2012.


Società per azioni - Società in liquidazione - Applicazione dell'articolo 2409 c.c. - Società cooperative in liquidazione - Applicabilità..
Le disposizioni contenute nell'articolo 2409 c.c. sono applicabili anche alle società per azioni che si trovino in stato di liquidazione, posto che l'attività di liquidazione costituisce attività di impresa in senso proprio, sebbene con finalità più limitate rispetto a quella ordinaria, e che l'esigenza di ripristino della corretta gestione dell'attività, alla quale è funzionalmente diretto l'istituto di cui all'articolo 2409 c.c., è pienamente ravvisabile anche nella fase di liquidazione della società. Per le medesime ragioni, si deve ritenere che l'istituto di cui all'articolo 2409 c.c. sia applicabile anche alle società cooperative che si trovino in stato di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 07 Agosto 2012.


Società a responsabilità limitata - Società con collegio sindacale obbligatorio - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Esperibilità - Esclusione - Potere di controllo del collegio sindacale nelle società a responsabilità limitata..
Dopo la riforma delle società di cui al D.L.vo 6 del 2003 non è esperibile la denuncia al Tribunale ai sensi della previsione di cui all’art 2409 c.c. neppure nell’ipotesi di società a responsabilità limitata con collegio sindacale obbligatorio. Tale divieto è desumibile da una lettura coordinata degli artt. 92 disp.att. c.c., 2477 comma quinto c.c. interpretati alla luce delle finalità proprie della riforma societaria che ha esaltato la natura personalistica delle società a responsabilità limitata avendo le disposizioni di cui agli artt. 2545quinquies c.c. e di cui all’art 13 L. 91/1981 portata del tutto eccezionale. I poteri di controllo conferiti al collegio sindacale sono individuati dalla struttura della s.r.l. nella quale l’atto costitutivo, a differenza di ciò che avviene nella s.p.a., può prevedere ampi poteri di gestione anche in favore dei soci con conseguenti problemi anche di compatibilità tra essi e l’eventuale amministratore giudiziario nominato qualora si dovesse ritenere l’ammissibilità dell’istituto. (Massimo Coderoni) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 27 Giugno 2012.


Irregolarità nella gestione sociale - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Natura non contenziosa del procedimento..
L'articolo 2409 c.c. delinea un procedimento di natura non contenziosa e di volontaria giurisdizione, il quale mantiene tale caratteristica anche nei casi più gravi ove è disposta la revoca dei componenti dell'organo amministrativo o di controllo. Il procedimento in esame, infatti, tutela un interesse di carattere generale all'ordinato svolgimento dell'attività economica, in quanto è finalizzato a ripristinare la regolare amministrazione della società e, solo in via indiretta, tutela l'interesse dei soci e dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Irregolarità nella gestione sociale - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Società in liquidazione o in concordato preventivo - Applicabilità..
Il procedimento previsto dall'articolo 2409 c.c. è applicabile anche alle società in liquidazione e può, quindi, essere attivato anche nei confronti dei liquidatori per le gravi irregolarità da loro commesse nonché nei confronti delle società in concordato preventivo; deve, invece, escludersi la compatibilità della norma in esame con la procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Presupposti - Fondato sospetto di gravi irregolarità nella gestione - Danno alla società o alle società controllate - Onere di allegazione - Onere della prova..
Il presupposto per l'applicazione dell'articolo 2409 c.c. risiede nel fondato sospetto che gli amministratori o i liquidatori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto, anche senza dolo o colpa, gravi irregolarità nella gestione, che possono arrecare danno la società o a una o più società controllate. In considerazione di ciò, chi attiva il procedimento deve manifestare un fondato sospetto, fornendo indizi obiettivi tali da rendere verosimile la denuncia senza, tuttavia, essere tenuto a provare pienamente l'irregolarità denunciata nella sua materialità, la quale deve, invece, essere accertata attraverso il controllo giudiziario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Irregolarità nella gestione sociale - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Requisito della attualità delle irregolarità - Tipologia - Irrilevanza della eventuale illegittimità dei singoli atti impugnabili anche in via autonoma..
Le gravi irregolarità nella gestione rilevanti ai fini di cui all'articolo 2409 c.c. devono essere attuali al momento in cui si richiede l'intervento del tribunale, non essendo consentita l'adozione di provvedimenti quando esse abbiano già esaurito tutti i loro effetti. Esse possono consistere nel compimento o nell'omissione di atti che comportino una violazione della norma di legge o dello statuto o delle regole di prudenza e avvedutezza o di corretta amministrazione e conservazione del patrimonio sociale; il comportamento denunciato deve, inoltre, essere valutato nell'ambito dell'intera attività della società, essendo priva di rilievo l'eventuale illegittimità dei singoli atti impugnabili anche in via autonoma. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Irregolarità nella gestione - Denuncia ex articolo 2409 c.c. - Valutazione del danno potenziale alla società - Necessità - Danno potenziale - Sufficienza..
Nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c., il giudice, a fronte di una grave irregolarità, deve valutare se essa possa arrecare danno alla società o più società controllate. Tale elemento, introdotto dalla riforma del 2003 ma ritenuto necessario anche dalla giurisprudenza precedente, rende rilevante la irregolarità idonea a determinare un danno anche solo potenziale alla società e non anche un pregiudizio effettivo. In base a tale criterio, sono state ritenute irrilevanti le censure meramente formali e quelle relative alla mera convenienza od opportunità dei fatti di gestione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Irregolarità nella gestione - Denuncia ex articolo 2409 c.c. - Caratteristiche - Irregolarità relative alla sfera personale degli amministratori - Irrilevanza - Carattere dannoso - Idoneità alla causazione di un danno al patrimonio sociale o ai creditori..
Le gravi irregolarità valutabili ai fini dell'applicazione dei rimedi previsti dall'articolo 2409 c.c. devono riguardare la sfera societaria e non quella personale degli amministratori, devono rivestire carattere di attualità, devono assumere un carattere dannoso nel senso che deve trattarsi di violazione di norme civili, penali, tributarie o amministrative, capaci di provocare un danno al patrimonio sociale e di conseguenza agli interessi dei soci e dei creditori sociali o un grave turbamento dell'attività sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Irregolarità nella gestione - Denuncia ex articolo 2409 c.c. - Tardivo deposito del bilancio - Fattispecie sintomatica..
Il deposito oltre il termine di cui all'articolo 2364 c.c. del bilancio costituisce una irregolarità di per sé sintomatica e sufficiente a indurre sospetti sulla correttezza della gestione della società ed è quindi idonea ad assumere rilevanza nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 21 Maggio 2012.


Società per azioni - Denuncia al tribunale ex articolo 2409 c.c. - Introduzione del presupposto della potenzialità del danno - Finalità di evitare denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo..
Con l'introduzione, ad opera del decreto legislativo n. 6 del 2003, del requisito della potenzialità del danno quale presupposto della denuncia di cui all'articolo 2409 c.c., il legislatore ha inteso limitare la possibilità di denunce pretestuose o dettate da motivi di disturbo e, al tempo stesso, escludere le cosiddette irregolarità informative dall'ambito dell'intervento dell'autorità giudiziaria, e quindi dalla sfera di tutela della minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 12 Gennaio 2012.


Lite temeraria - Condanna ex articolo 96, comma 3, c.p.c. - Applicazione del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. - Ammissibilità..
La condanna per lite temeraria di cui al terzo comma dell'articolo 96 c.p.c. è applicabile anche nell'ambito del procedimento di cui all'articolo 2409 c.c. che venga utilizzato per finalità. L'onere rispetto a quella sua propria consistente nel ripristino della legalità dell'amministrazione della società allo scopo di tutelare esclusivamente gli interessi dei soci di minoranza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 12 Gennaio 2012.


Provvedimenti cautelari ex articolo 15 l.f. - Nomina di amministratore giudiziale con poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione - Potere dell'amministratore giudiziale di scioglimento della società e nomina dei liquidatori..
Qualora, mediante i provvedimenti cautelari previsti dall'articolo 15, legge fallimentare, sia stata disposta, con riferimento agli articoli 2409 c.c. e 92 disp. att. c.c., la nomina di un amministratore giudiziale con il compito di salvaguardare i valori aziendali nell'interesse dei creditori fino alla conclusione del procedimento di cui all'articolo 182 bis, legge fallimentare, o di concordato preventivo, si deve ritenere che a detto amministratore siano attribuiti anche i poteri spettanti all'assemblea di scioglimento della società e di nomina dei liquidatori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 24 Giugno 2011.


Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - Azione di responsabilità - Obbligo di controllo sull'amministrazione - Violazione dei doveri gestori - Svolgimento di un'attività sociale non consentita dalla legge - Omessa attivazione dei sindaci per evitare l'evento - Responsabilità - Individuazione di singoli comportamenti inadempienti da parte dei sindaci - Necessità - Esclusione - Dovere di segnalare le irregolarità all'assemblea od al P.M. per l'attivazione del procedimento ex art. 2409 cod. civ. - Sussistenza - Fattispecie.
Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal secondo comma dell'art. 2407 cod. civ., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un'attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell'attività dell'impresa sociale: al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci, invero, non occorre l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente il non avere rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al P.M., ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all'ufficio di provvedere ai sensi dell'art. 2409 cod. civ., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l'ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo ad evitare (o, quanto meno, a ridurre) le conseguenze dannose della condotta gestoria. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l'esercizio senza autorizzazione dell'attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi" fosse idonea a palesare una così macroscopica esorbitanza dell'attività sociale dall'ambito consentito che non sarebbe potuta sfuggire alla vigilanza diligente dei sindaci). Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2010.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali -
Collegio sindacale - Responsabilità - Azione di responsabilità -  Obbligo di controllo sull'amministrazione - Violazione dei doveri gestori - Svolgimento di un'attività sociale non consentita dalla legge - Omessa attivazione dei sindaci per evitare l'evento - Responsabilità - Individuazione di singoli comportamenti inadempienti da parte dei sindaci - Necessità - Esclusione - Dovere di segnalare le irregolarità all'assemblea od al P.M. per l'attivazione del procedimento ex art. 2409 cod. civ. - Sussistenza - Fattispecie
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Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal secondo comma dell'art. 2407 cod. civ., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un'attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell'attività dell'impresa sociale: al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci, invero, non occorre l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente il non avere rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al P.M., ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all'ufficio di provvedere ai sensi dell'art. 2409 cod. civ., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l'ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo ad evitare (o, quanto meno, a ridurre) le conseguenze dannose della condotta gestoria. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l'esercizio senza autorizzazione dell'attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi" fosse idonea a palesare una così macroscopica esorbitanza dell'attività sociale dall'ambito consentito che non sarebbe potuta sfuggire alla vigilanza diligente dei sindaci). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2010.


Fallimento – Procedimento per la dichiarazione di fallimento – Provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa – Revoca degli amministratori di società – Effetti e contenuto del provvedimento – Reclamo avverso la sentenza di fallimento. .
La revoca disposta in via cautelare dal tribunale, nel corso di un procedimento prefallimentare, di tutti gli amministratori della società reclamante – compreso il presidente del consiglio d’amministrazione, che di tale società ha la rappresentanza legale – possiede, in considerazione della sua essenziale provvisorietà e nonostante il nomen iuris attribuitole dal primo giudice, il contenuto e gli effetti di una sospensione, la quale cessa per effetto della sentenza di fallimento impugnata. (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 31 Marzo 2010, n. 0.


Società di capitali – Denunzia al tribunale di gravi irregolarità – Procedimento ex art. 2409 cod. civ. – Oggetto della cognizione del giudice – Provvedimenti con autorità di giudicato – Esclusione – Pendenza di giudizi relativi ai fatti contestati – Irrilevanza..
Il Tribunale, adito con denunzia ex art. 2409 codice civile, può conoscere, ai fini della definizione del relativo procedimento, di tutte le questioni, anche di carattere preliminare, prospettate dalle parti, con provvedimenti che non hanno attitudine ad acquistare autorità di giudicato sostanziale; è inoltre irrilevante, ai fini della ammissibilità della denuncia ex art. 2409, la pendenza di giudizi contenziosi vertenti sui fatti denunziati, così come il rigetto di precedenti denunzie ed il mancato previo esperimento della denunzia ex art. 2409 al Collegio Sindacale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 10 Novembre 2009, n. 0.


Società di capitali – Procedimento ex art. 2409 cod. civ. – Legittimazione ad agire di sindaci, amministratori ed institori – Sussistenza..
I sindaci, gli amministratori e gli insititori della società possono senz’altro partecipare - in veste di contraddittori e muniti di difesa tecnica -  al procedimento instaurato ai sensi dell’art. 2409 codice civile dai soci che rappresentano il decimo del capitale sociale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 10 Novembre 2009, n. 0.


Società di capitali – Procedimento ex art. 2409 cod. civ. – Interessi di carattere generale – Clausola compromissoria – Competenza del giudice ordinario – Sussistenza..
Poiché il procedimento ex art. 2409 codice civile coinvolge anche interessi di carattere generale, deve essere condivisa quella giurisprudenza di merito che ha affermato che il tribunale è competente a decidere sul ricorso ex art. 2409 anche nell'ipotesi in cui sia presente nello statuto una clausola compromissoria che devolva ad un collegio arbitrale le controversie tra soci ed amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 10 Novembre 2009, n. 0.


Società di capitali – Procedimento ex art. 2409 cod. civ. – Azzeramento e ricostituzione del capitale sociale – Omesso esercizio del diritto di opzione – Legittimazione del socio – Insussistenza..
Non è legittimato a proporre il ricorso di cui all’art. 2409 codice civile il socio che a seguito di azzeramento e ricostituzione del capitale sociale non abbia impugnato la relativa deliberazione e non abbia altresì provveduto ad esercitare il diritto di opzione per la sottoscrizione (che è atto di natura consensuale e recettizio) delle azioni di nuova emissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 10 Novembre 2009, n. 0.


Società – Controllo giudiziario – Procedimento ex art. 2409 c.c. – Ispezione – Facoltà delle parti di avvalersi di consulenti tecnici – Ammissibilità.

Tenuta della contabilità – Inerenza alla gestione sociale – Sussistenza.

Irregolare tenuta della contabilità – Integrazione del requisito della grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c. – Sussistenza.

Violazione di regole stabilite da un ente certificatore della qualità – Pericolo di danno per la società – Sussistenza.

Gravi irregolarità di gestione – Molteplicità e reiterazione delle stesse – Società a ristretta base sociale – Misure idonee a ripristinare la regolarità gestionale – Nomina di amministratore giudiziario e sostituzione del collegio sindacale.
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Nell’ambito dell’ispezione disposta ex art. 2409 c.c. le parti possono avvalersi di consulenti di parte dovendosi assicurare in modo pieno il diritto alla difesa anche tecnica ed essendo l’attività ispettiva assimilabile alla consulenza tecnica. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Costituiscono irregolarità nella gestione sociale anche quelle afferenti l’impianto contabile in quanto la corretta rilevazione delle operazioni economiche costituisce il presupposto indispensabile per la gestione dell'impresa. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

L’irregolare tenuta della contabilità (nel caso di specie mancata conservazione delle schede di lavorazione) costituisce fonte di potenziale pregiudizio per la società in quanto rende problematica la ricostruzione dei rapporti economici con i fornitori (nel caso in esame del calcolo dello sconto da applicare) e tale dato unitamente alla dubbia affidabilità del sistema contabile nel suo complesso costituiscono circostanze in grado di pregiudicare l’interesse della società a conoscere gli esiti della propria attività come strumento di controllo e di programmazione della gestione risultando così integrato il pregiudizio richiesto dall’art. 2409 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

La violazione di regole stabilite da un ente certificatore rende attuale il pericolo che la società possa perdere la certificazione di qualità, eventualità in grado di determinare un sicuro pregiudizio economico ed una lesione della reputazione commerciale della società non facilmente emendabile sicchè tale comportamento integra un’ipotesi di grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

La molteplicità e la gravità delle violazioni riscontrate, la tipologia delle stesse, la reiterazione nel tempo dei comportamenti irregolari, le difficoltà frapposte dagli organi amministrativi all’attività ispettiva e a quella di controllo da parte del collegio sindacale, nonché la struttura a ristretta base familiare della società, giustificano quale unica misura concretamente idonea a garantire il ripristino della regolarità gestionale, la nomina di un amministratore giudiziario e la sostituzione del collegio sindacale. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2009.


Società – Controllo giudiziario – Procedimento ex art. 2409 c.c. – Ispezione – Facoltà delle parti di avvalersi di consulenti tecnici – Ammissibilità.

Tenuta della contabilità – Inerenza alla gestione sociale – Sussistenza.

Irregolare tenuta della contabilità – Integrazione del requisito della grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c. – Sussistenza.

Violazione di regole stabilite da un ente certificatore della qualità – Pericolo di danno per la società – Sussistenza.

Gravi irregolarità di gestione – Molteplicità e reiterazione delle stesse – Società a ristretta base sociale – Misure idonee a ripristinare la regolarità gestionale – Nomina di amministratore giudiziario e sostituzione del collegio sindacale.
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Nell’ambito dell’ispezione disposta ex art. 2409 c.c. le parti possono avvalersi di consulenti di parte dovendosi assicurare in modo pieno il diritto alla difesa anche tecnica ed essendo l’attività ispettiva assimilabile alla consulenza tecnica. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

Costituiscono irregolarità nella gestione sociale anche quelle afferenti l’impianto contabile in quanto la corretta rilevazione delle operazioni economiche costituisce il presupposto indispensabile per la gestione dell'impresa. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

L’irregolare tenuta della contabilità (nel caso di specie mancata conservazione delle schede di lavorazione) costituisce fonte di potenziale pregiudizio per la società in quanto rende problematica la ricostruzione dei rapporti economici con i fornitori (nel caso in esame del calcolo dello sconto da applicare) e tale dato unitamente alla dubbia affidabilità del sistema contabile nel suo complesso costituiscono circostanze in grado di pregiudicare l’interesse della società a conoscere gli esiti della propria attività come strumento di controllo e di programmazione della gestione risultando così integrato il pregiudizio richiesto dall’art. 2409 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

La violazione di regole stabilite da un ente certificatore rende attuale il pericolo che la società possa perdere la certificazione di qualità, eventualità in grado di determinare un sicuro pregiudizio economico ed una lesione della reputazione commerciale della società non facilmente emendabile sicchè tale comportamento integra un’ipotesi di grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata)

La molteplicità e la gravità delle violazioni riscontrate, la tipologia delle stesse, la reiterazione nel tempo dei comportamenti irregolari, le difficoltà frapposte dagli organi amministrativi all’attività ispettiva e a quella di controllo da parte del collegio sindacale, nonché la struttura a ristretta base familiare della società, giustificano quale unica misura concretamente idonea a garantire il ripristino della regolarità gestionale, la nomina di un amministratore giudiziario e la sostituzione del collegio sindacale. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2009.


Società – Controllo giudiziario – Procedimento ex art. 2409 c.c. – Ispezione – Facoltà delle parti di avvalersi di consulenti tecnici – Ammissibilità. .
Nell’ambito dell’ispezione disposta ex art. 2409 c.c. le parti possono avvalersi di consulenti di parte dovendosi assicurare in modo pieno il diritto alla difesa anche tecnica ed essendo l’attività ispettiva assimilabile alla consulenza tecnica. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2009, n. 0.


Tenuta della contabilità – Inerenza alla gestione sociale – Sussistenza..
Costituiscono irregolarità nella gestione sociale anche quelle afferenti l’impianto contabile in quanto la corretta rilevazione delle operazioni economiche costituisce il presupposto indispensabile per la gestione dell'impresa. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2009, n. 0.


Irregolare tenuta della contabilità – Integrazione del requisito della grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c. – Sussistenza. .
L’irregolare tenuta della contabilità (nel caso di specie mancata conservazione delle schede di lavorazione) costituisce fonte di potenziale pregiudizio per la società in quanto rende problematica la ricostruzione dei rapporti economici con i fornitori (nel caso in esame del calcolo dello sconto da applicare) e tale dato unitamente alla dubbia affidabilità del sistema contabile nel suo complesso costituiscono circostanze in grado di pregiudicare l’interesse della società a conoscere gli esiti della propria attività come strumento di controllo e di programmazione della gestione risultando così integrato il pregiudizio richiesto dall’art. 2409 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2009, n. 0.


Violazione di regole stabilite da un ente certificatore della qualità – Pericolo di danno per la società – Sussistenza. .
La violazione di regole stabilite da un ente certificatore rende attuale il pericolo che la società possa perdere la certificazione di qualità, eventualità in grado di determinare un sicuro pregiudizio economico ed una lesione della reputazione commerciale della società non facilmente emendabile sicchè tale comportamento integra un’ipotesi di grave irregolarità ai sensi dell’art. 2409 c.c.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2009, n. 0.


Gravi irregolarità di gestione – Molteplicità e reiterazione delle stesse – Società a ristretta base sociale – Misure idonee a ripristinare la regolarità gestionale – Nomina di amministratore giudiziario e sostituzione del collegio sindacale..
La molteplicità e la gravità delle violazioni riscontrate, la tipologia delle stesse, la reiterazione nel tempo dei comportamenti irregolari, le difficoltà frapposte dagli organi amministrativi all’attività ispettiva e a quella di controllo da parte del collegio sindacale, nonché la struttura a ristretta base familiare della società, giustificano quale unica misura concretamente idonea a garantire il ripristino della regolarità gestionale, la nomina di un amministratore giudiziario e la sostituzione del collegio sindacale. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 15 Ottobre 2009, n. 0.