LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE VI Bis
Dell'amministrazione e del controllo
PARAGRAFO 3
Del collegio sindacale

Art. 2407

Responsabilità
TESTO A FRONTE

I. I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell'incarico; sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio.
II. Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.
III. All'azione di responsabilità contro i sindaci si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 2393, 2393-bis, 2394, 2394-bis e 2395.

GIURISPRUDENZA

Società di capitali - Responsabilità degli amministratori - Nuovi amministratori nominati per far fronte alla crisi mediante progetto di risanamento - Omesso tempestivo esercizio del potere di richiedere la dichiarazione di insolvenza - Responsabilità degli amministratori privi di deleghe

Società di capitali - Responsabilità dei sindaci - Mancata reazione di fronte a macroscopiche violazioni - Doveri di diligenza, correttezza e buona fede - Segnalazione all'assemblea delle irregolarità di gestione - Denuncia al pubblico ministero
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I nuovi amministratori che siano stati nominati per far fronte alla crisi della società mediante un progetto di risanamento che non abbia serie possibilità di successo e che siano dunque consapevoli della natura irreversibile del dissesto, nel caso in cui l'insolvenza venga successivamente dichiarata, sono responsabili dell'aggravamento della situazione debitoria che avrebbe potuto essere evitata facendo tempestivamente uso del potere di richiedere la dichiarazione di insolvenza.

In detta ipotesi, non possono essere considerati esenti da responsabilità gli amministratori privi di deleghe e che deducano di aver avuto un ruolo pressoché irrilevante nell'aggravamento della crisi, qualora emerga che gli stessi fossero a conoscenza dello stato di dissesto e non abbiano fatto quanto in loro potere per chiedere la dichiarazione giudiziale di insolvenza, avallando così la condotta omissiva degli amministratori esecutivi e venendo per ciò meno al loro dovere di vigilanza ed all'obbligo dell'agire informati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La configurabilità dell'inosservanza del dovere di vigilanza imposto ai sindaci dall’art. 2407, comma 2, c.c. non richiede l'individuazione di specifici comportamenti che si pongano espressamente in contrasto con tale dovere, ma è sufficiente che essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano in alcun modo reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, così da non assolvere l'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, eventualmente anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunciando i fatti al pubblico ministero per consentirgli di provvedere ai sensi dell’art. 2409 c.c. (cfr. Cass. Civ. n. 16314/17). 

I soli ammonimenti rivolti al consiglio di amministrazione, non seguiti, in presenza dell’atteggiamento dilatorio tenuto dall’organo amministrativo, dall’esercizio dei poteri sopra indicati ad essi attribuiti dalla legge, non valgono, pertanto, ad escludere la responsabilità dei sindaci per non essersi adoperati, come è loro dovere, per far cessare la condotta pregiudizievole per le società e per i creditori tenuta dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 28 Dicembre 2017.


Collegio sindacale – Dimissioni del sindaco – Efficacia immediata – Condizioni – Dimissioni dell’intero collegio sindacale – Effetti.
Premesso che, onde non privare la società di un organo necessario previsto dalla legge, la rinunzia del sindaco all’incarico ha efficacia immediata solo nel caso in cui sia possibile integrare il collegio sindacale mediante la sostituzione ex lege del dimissionario con il supplente (cfr., ex plurimis, Trib. Roma, decreti 8 ottobre 2012 e 14 novembre 2012), nel caso in cui, per inerzia degli amministratori (ovvero dei sindaci che, nell’inerzia degli amministratori, potrebbero legittimamente provvedere alla convocazione dell’assemblea ex art. 2406, comma 1, c.c.), non siano adottate le decisioni assembleari indicate dall’art. 2401 c.c., la rinuncia all’ufficio dell’intero collegio sindacale non è idonea a produrre immediatamente l’effetto della sostituzione dei sindaci con i due supplenti dal momento che, in tale ipotesi, non si avrebbe costituzione di collegio sindacale con un minimo di tre componenti, come richiesto dall’art. 2397 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Luglio 2016.


Commercialista – Errore – Responsabilità civile – Amministratori e sindaci della società cliente – Responsabilità concorrente per omesso controllo – Sussistenza.
L’affidamento ad un professionista esterno (commercialista) da parte degli organi di una società per l’attività di assistenza contabile e fiscale, a prescindersi dalla ripartizioni delle funzioni svolte nella predisposizione e redazione del bilancio da parte degli uffici interni e del professionista incaricato, non esonera gli amministratori dal dovere legale di cura della gestione contabile e di redazione del bilancio di esercizio ovvero di valutare la correttezza dello stesso laddove predisposto ed illustrato dal consulente incaricato, poiché anche in caso di delega ex art 2381 c.c. il C.d.a. ha comunque l’obbligo di valutare l’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società, tra cui rientra anche la periodica e continua verifica dei prospetti di liquidazione, dei pagamenti in conformità etc. Invero non può ritenersi che incaricando un consulente esterno gli amministratori si possano privare degli obblighi periodici di verificare che il bilancio sia predisposto in maniera conferme alle disposizioni legali, non solo formalmente ma anche sostanzialmente. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Febbraio 2016.


Azione di responsabilità promossa dal creditore nei confronti degli amministratori e dei sindaci di società sottoposta a concordato preventivo con cessione dei beni - Ammissibilità - Natura giuridica autonoma e non surrogatoria dell’azione - Legittimazione attiva del creditore sociale e non del Commissario giudiziale o del Liquidatore

Rito societario - Mutamento in rito ordinario a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n 71 del 2008 - Preclusioni e decadenze già maturate interpretazione
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Non è improcedibile o inammissibile l’azione di responsabilità promossa dal singolo creditore di una società ammessa alla procedura concorsuale del concordato preventivo con cessione dei beni non essendo di ciò impeditiva la previsione di cui all’art 184 L.Fall. che disciplina l’effetto vincolante esdebitatorio del concordato preventivo nei confronti di tutti i creditori. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

L’azione di responsabilità non altera la par condicio creditorum in quanto ha finalità risarcitorie solo nei riguardi del singolo amministratore soggetto distinto dalla società e privo di poteri di rivalsa nei confronti della stessa. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

L’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo non implica un giudizio di meritevolezza dell’operato dei singoli amministratori come si desume anche dalla previsione di cui all’art 173 L.Fall. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

Il vincolo derivante dal concordato preventivo non fa venir meno la qualità di creditore della società del singolo creditore come si desume dalla previsione dell’ultima parte dell’art 184 L.Fall. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

L’azione di cui all’art 2394 c.c. ha natura autonoma e non surrogatoria rispetto all’azione prevista dagli artt 2392 e 2393 c.c. e pertanto, l’instaurazione della procedura di concordato preventivo non determina la carenza di interesse in capo al singolo creditore;
L’azione di responsabilità di cui all’art 2394 c.c. può essere esperita dal singolo creditore ai sensi della previsione di cui all’art 2394 bis c.c. non comportando la procedura la perdita della capacità processuale in capo agli organi sociali in favore del Commissario Giudiziale ovvero del Liquidatore. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

A seguito della pronuncia della sentenza n 71 del 2008 della Corte Costituzionale in presenza di cause connesse ordinarie con altre sottoposte al rito societario il procedimento prosegue per tutte nelle forme del rito ordinario salve le decadenze e le preclusioni maturate, intendendosi per tali quelle già verificatesi con riguardo al giudizio nel quale prosegue il procedimento. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi di sentenza non definitiva che abbia deciso rigettandole solo questioni preliminari senza concessione dei termini di cui all’art 183 comma VI c.p.c. il Giudice al quale viene rimesso il giudizio ha l’obbligo e non la facoltà di concederli se richiesto dalle parti ancora all’udienza di precisazione delle conclusioni. (Gabriella Schiaffino) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 12 Febbraio 2015.


Amministratori e sindaci - Responsabilità dei sindaci che non abbiano deliberato l'azione sociale di responsabilità.
La previsione di cui all'articolo 2407, comma 2, c.c., la quale radica la responsabilità solidale in capo ai sindaci per i fatti e le omissioni degli amministratori, deve essere intesa nel senso che i primi rispondono anche quando, attivandosi in conformità ai loro obblighi, tra i quali vi è quello di deliberare l'azione sociale di responsabilità ai sensi dell'articolo 2393, comma 3 c.c., il danno, ancorché non del tutto eliminato, si sarebbe comunque ragionevolmente ridotto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 13 Novembre 2014.


Società - Sindaci - Dimissioni - Prorogatio.
Anche dopo le modifiche introdotte dalla riforma del diritto societario agli articoli 2400 e 2401 c.c., deve ritenersi operante la proroga dell'incarico, fino alla loro sostituzione, dei sindaci che abbiano rassegnato le dimissioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 13 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Obblighi informativi del proponente - Pendenza di azione di responsabilità ex artt. 2394 c.c. e 2407 c.c. - Omissione - Atto in frode ex art. 173 l. fall..
Rientra negli obblighi informativi che incombono sulla società proponente il concordato - la cui violazione integra atto in frode ex art. 173 l. fall. - l’informazione circa la pendenza di un’azione di responsabilità ex art. 2394 c.c. e 2407 c.c. promossa da un creditore a carico degli amministratori della stessa, tenuto conto che in caso di fallimento il curatore potrebbe agire a favore della massa facendo valere le medesime ragioni di responsabilità nei confronti degli organi sociali, con prospettive di possibile recupero di attivo. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 08 Ottobre 2014.


Sindaci - Responsabilità - Responsabilità da omissione - Obbligo di segnalare le irregolarità all'assemblea e al pubblico ministero - Sussistenza - Operazioni infragruppo - Requisiti - Identità nella composizione del collegio sindacale.
Il sindaco ha il dovere di porre in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico, con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o, ove ne ricorrano gli estremi, denunziando i fatti al pubblico ministero. Tali doveri assumono particolare rilevanza nell'ipotesi di operazioni compiute all'interno di un medesimo gruppo societario, le quali avrebbero potuto essere correttamente realizzate soltanto se corrispondenti all'interesse delle singole società coinvolte, tanto più nel caso di identità della composizione del collegio sindacale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2014.


Obbligazioni in genere - Solidarietà - Litisconsorzio (integrazione del contraddittorio) - Azione di responsabilità contro i sindaci della società - Litisconsorzio facoltativo - Sussistenza - Eccezioni - Transazione raggiunta tra la società e alcuni tra i condebitori - Scioglimento del vincolo di solidarietà passiva - Effetti - Rapporti interni tra i debitori - Modalità di accertamento

Società - Di Capitali - Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - In genere
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L'azione di responsabilità, promossa contro i sindaci dalla società ai sensi dell'art. 2407 cod. civ., instaura un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo, ravvisandosi un'obbligazione solidale passiva tra i medesimi, con la conseguenza che, in caso di azione originariamente rivolta contro una pluralità di soggetti, essi non devono necessariamente essere parti in ogni successivo grado del giudizio, neppure nel caso in cui, in presenza di una transazione raggiunta tra la società ed alcuni tra i convenuti, riguardante le quote di debito delle parti transigenti ed avente l'effetto di sciogliere anche il vincolo di solidarietà passiva, si renda necessario graduare la responsabilità propria e degli altri condebitori solidali nei rapporti interni, all'esito di un accertamento che dovrà necessariamente riferirsi, in via incidentale, anche alle condotte tenute dalle parti transigenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Società - Di Capitali - Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - In genere - Responsabilità omissiva - Nesso causale - Onere della prova - Contenuto - Fattispecie concernente responsabilità ex art. 2449 cod. civ. per fatto degli amministratori.
Al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci di società per il loro illegittimo comportamento omissivo, è necessario accertare il nesso causale - la cui prova spetta al danneggiato - tra il comportamento illegittimo dei sindaci e le conseguenze che ne siano derivate, a tal fine occorrendo verificare che un diverso e più diligente comportamento dei sindaci nell'esercizio dei loro compiti (tra cui la mancata tempestiva segnalazione della situazione agli organi di vigilanza esterni) sarebbe stato idoneo ad evitare le disastrose conseguenze degli illeciti compiuti dagli amministratori. (Fattispecie nella quale si imputava ai sindaci una responsabilità concorrente con quella degli amministratori per violazione dell'art. 2449 cod. civ., nel testo previgente al d.lgs. n. 6 del 2003). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Società - Di Capitali - Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - In genere - Delibera di aumento del capitale - Idoneità a modificare la situazione contabile - Sufficienza - Esclusione - Sottoscrizione e pagamento (nella percentuale minima di legge) delle azioni - Necessità - Diverse conseguenze per la responsabilità degli amministratori e dei sindaci nel caso di mancato versamento dei 3/10 nelle casse sociali.
La mera deliberazione di aumento del capitale non è idonea a modificare la situazione contabile della società - e dunque il verificarsi della causa di scioglimento di cui all'art. 2448, n. 4, cod. civ. e la conseguente responsabilità degli organi ai sensi dell'art. 2449 cod. civ., nel testo anteriore al d.lgs. n. 6 del 2003, - sin quando le nuove azioni non siano sottoscritte e pagate almeno nella misura percentuale minima prescritta dalla legge. Tuttavia, ai fini della valutazione responsabilità concorrente dei sindaci, non possono non giovare ai predetti l'avvenuta convocazione dell'assemblea, la positiva adozione della delibera di aumento del capitale sociale e la sottoscrizione dell'aumento di capitale sociale da parte di un nuovo socio, allorché poi il mancato versamento nelle casse sociali della somma promessa sia imputabile solo agli amministratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013.


Società di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità omissiva - Nesso causale - Mancato esercizio dei poteri di controllo - Ritardata dichiarazione di fallimento - Individuazione del danno.
Ai fini della sussistenza del nesso causale tra l'omesso controllo della contabilità da parte dei sindaci e la mancata tempestiva dichiarazione di fallimento, è necessario non solo dimostrare che l'omissione dei controlli aveva consentito la prosecuzione dell'attività e, quindi, il prodursi dell'evento dannoso, ma anche, come richiesto dall'art. 2407 comma 2 c.c. (nel testo ante riforma, applicabile "ratione temporis"), che l'effettuazione dei controlli avrebbe consentito di evitare il danno, alla stregua di una prognosi postuma condotta secondo il principio della regolarità causale.

Laddove venga accertato che gli amministratori di una società a responsabilità limitata, poi dichiarata fallita, abbiano compiuto false fatturazioni e posto in essere una serie di operazioni infragruppo a carattere fittizio, i sindaci della società rispondono ai sensi degli artt. 2403 e 2407 c.c per omesso controllo degli amministratori nonché sulla regolarità della gestione sociale. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013, n. 13081.


Società - Collegio sindacale - Dovere di vigilanza - Operazioni straordinarie - Potere di valutare la correttezza delle scelte degli amministratori - Esclusione - Verifica di conformità alla legge delle scelte - Sussistenza - Richiesta di integrazione della documentazione a verifica sostanziale delle informazioni necessarie a valutare la correttezza dell'operazione..
Benché non possa ritenersi compito del collegio sindacale verificare la correttezza delle valutazioni poste in essere dagli amministratori, si deve tuttavia ritenere che rientri nei poteri e dei doveri dei sindaci verificare che le valutazioni predisposte a supporto di operazioni straordinarie siano conformi ai criteri dettati dal legislatore, verifica, questa, che può essere condotta attraverso richieste di integrazione della documentazione posta a supporto di dette operazioni. Va, inoltre, precisato che la vigilanza del collegio non deve limitarsi alla verifica dell'esistenza fisica dei documenti relativi all'operazione straordinaria, ma deve estendersi alla idoneità dei medesimi a fornire quel livello minimo di qualità e quantità informativa necessarie a valutare la correttezza dell'intera operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Febbraio 2012.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Distrazioni poste in essere dagli amministratori - Mancanza di specifici poteri interdittivi dei sindaci - Responsabilità - Esclusione..
In mancanza di specifici poteri interdittivi, deve escludersi la responsabilità dei sindaci in ordine alle distrazioni effettuate dall'amministratore mediante prelievi ingiustificati dai conti correnti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Responsabilità dei sindaci - Dovere di controllo ex articolo 2403 c.c. - Legittimità sostanziale delle attività degli amministratori - Rilevanza - Conformità formale - Irrilevanza..
I doveri di controllo previsti a carico dei sindaci dall'articolo 2403 c.c. devono estendersi alla legittimità sostanziale dell'attività degli amministratori della società e non possono ritenersi limitati alla mera constatazione della conformità formale di tale attività alle disposizioni di legge o agli astratti principi di contabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Responsabilità dei sindaci - Mancato rilievo dell'inesistenza del capitale sociale - Mancata adozione di opportune iniziative - Sopravvalutazione dell'unico cespite..
Rilevano ai fini della responsabilità dei sindaci di cui all'articolo 2407 c.c. il mancato rilievo dell'inesistenza della garanzia costituita dal capitale della società e l'omissione di opportune iniziative dirette a rimuovere tale situazione, tanto più grave quanto più risulti evidente la mancanza di corrispondenza alla realtà di una spropositata rivalutazione del valore di un cespite che costituisce l'intero attivo patrimoniale della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Dovere di vigilanza e controllo dei sindaci - Inerzia dei sindaci di fronte a comportamenti censurabili posti in essere prima del loro insediamento..
Il dovere dell'organo di controllo di vigilare sull'esistenza e la permanenza delle condizioni per il corretto svolgimento dell'attività sociale deve essere osservato immediatamente, al momento dell'accettazione dell'incarico, e la eventuale   inerzia dei sindaci nell'assolvere ai compiti di vigilanza non può ritenersi giustificata dall'anteriorità al loro insediamento di comportamenti censurabili posti in essere dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società per azioni - Organi sociali - Amministratori e sindaci - Azione sociale per i danni cagionati alla società - Natura contrattuale - Conseguenze in ordine all'onere della prova.
La natura contrattuale della responsabilità degli amministratori e dei sindaci verso la società comporta che questa ha soltanto l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalità fra queste ed il danno verificatosi, mentre incombe sugli amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilità a sé del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti. Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2010.


Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - Azione di responsabilità - Obbligo di controllo sull'amministrazione - Violazione dei doveri gestori - Svolgimento di un'attività sociale non consentita dalla legge - Omessa attivazione dei sindaci per evitare l'evento - Responsabilità - Individuazione di singoli comportamenti inadempienti da parte dei sindaci - Necessità - Esclusione - Dovere di segnalare le irregolarità all'assemblea od al P.M. per l'attivazione del procedimento ex art. 2409 cod. civ. - Sussistenza - Fattispecie.
Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal secondo comma dell'art. 2407 cod. civ., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un'attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell'attività dell'impresa sociale: al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci, invero, non occorre l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente il non avere rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al P.M., ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all'ufficio di provvedere ai sensi dell'art. 2409 cod. civ., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l'ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo ad evitare (o, quanto meno, a ridurre) le conseguenze dannose della condotta gestoria. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l'esercizio senza autorizzazione dell'attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi" fosse idonea a palesare una così macroscopica esorbitanza dell'attività sociale dall'ambito consentito che non sarebbe potuta sfuggire alla vigilanza diligente dei sindaci). Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2010.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - In genere - Amministratori e sindaci - Azione sociale per i danni cagionati alla società - Natura contrattuale - Conseguenze in ordine all'onere della prova.
La natura contrattuale della responsabilità degli amministratori e dei sindaci verso la società comporta che questa ha soltanto l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalità fra queste ed il danno verificatosi, mentre incombe sugli amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilità a sé del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2010.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali -
Collegio sindacale - Responsabilità - Azione di responsabilità -  Obbligo di controllo sull'amministrazione - Violazione dei doveri gestori - Svolgimento di un'attività sociale non consentita dalla legge - Omessa attivazione dei sindaci per evitare l'evento - Responsabilità - Individuazione di singoli comportamenti inadempienti da parte dei sindaci - Necessità - Esclusione - Dovere di segnalare le irregolarità all'assemblea od al P.M. per l'attivazione del procedimento ex art. 2409 cod. civ. - Sussistenza - Fattispecie
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Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal secondo comma dell'art. 2407 cod. civ., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un'attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell'attività dell'impresa sociale: al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci, invero, non occorre l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente il non avere rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al P.M., ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all'ufficio di provvedere ai sensi dell'art. 2409 cod. civ., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l'ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo ad evitare (o, quanto meno, a ridurre) le conseguenze dannose della condotta gestoria. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l'esercizio senza autorizzazione dell'attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi" fosse idonea a palesare una così macroscopica esorbitanza dell'attività sociale dall'ambito consentito che non sarebbe potuta sfuggire alla vigilanza diligente dei sindaci). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2010.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Doveri - In genere - Dovere di controllo e vigilanza - Portata - Limitazione al controllo dell'operato degli amministratori - Esclusione - Estensione a tutta l'attività sociale - Configurabilità - Segnalazione di tutte le situazioni che esigono la riduzione del capitale sociale - Necessità.
Il dovere di vigilanza e di controllo imposto ai sindaci delle società per azioni ex art. 2403 cod. civ. non è circoscritto all'operato degli amministratori, ma si estende a tutta l'attività sociale, con funzione di tutela non solo dell'interesse dei soci, ma anche di quello, concorrente, dei creditori sociali, e ricomprende, pertanto, anche l'obbligo di segnalare tutte le situazioni che esigano, in applicazione degli artt. 2446 e 2447 cod. civ., la riduzione del capitale sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 1999.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Verso la società - Azione sociale - Proposizione cumulativa contro più amministratori e sindaci - Pluralità di cause inscindibili - Configurabilità - Conseguenze - Sentenza di primo grado - Domanda di responsabilità - Accoglimento parziale nei confronti di uno soltanto dei convenuti - Appello di quest'ultimo - Società - Appello incidentale tardivo anche contro gli amministratori e sindaci vittoriosi - Ammissibilità

Impugnazioni civili - Impugnazioni in generale - Incidentali - Tardive - Azione sociale di responsabilità - Proposizione cumulativa contro più amministratori e sindaci - Pluralità di cause inscindibili - Configurabilità - Conseguenze - Sentenza di primo grado - Domanda di responsabilità - Accoglimento parziale nei confronti di uno soltanto dei convenuti - Appello di quest'ultimo - Società - Appello incidentale tardivo anche contro gli amministratori e sindaci vittoriosi - Ammissibilità
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L'azione di responsabilità, che una società cumulativamente proponga contro più amministratori e sindaci, chiedendo il ristoro dei danni che assuma verificatisi nel periodo in cui sono stati in carica e per effetto della loro concorrente inosservanza ai rispettivi obblighi, pur introducendo una pluralità di cause, alla stregua della pluralità dei titoli dedotti in giudizio, pone le cause medesime in relazione d'inscindibilità, tenendo conto che la normale autonomia e separabilità delle contese fra il creditore e i debitori in solido viene meno quando la condotta addebitata a ciascuno sia definibile come illecita solo in stretto collegamento con la valutazione della condotta dell'altro. Pertanto, nel caso in cui la sentenza di primo grado abbia accolto parzialmente la domanda di responsabilità nei confronti di uno dei convenuti, assolvendo gli altri, e tale soccombente abbia proposto appello principale, la società può appellare, in via incidentale tardiva, ai sensi dell' art. 334 cod. proc. civ., non soltanto contro l'appellante (indipendentemente dal fatto che l'impugnazione incidentale investa capi connessi o autonomi rispetto a quelli oggetto d' impugnazione principale), ma anche contro gli altri amministratori e sindaci rimasti vittoriosi in primo grado. Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 1993.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Collegio sindacale - Responsabilità - Azione di responsabilità - Sindaci - Responsabilità solidale con gli amministratori per i fatti e le omissioni di questi ultimi - Presupposti - Sindaci - Vigilanza sul contenuto della gestione - Omissione - Responsabilità solidale con gli amministratori - Configurabilità.
Ai fini della responsabilità solidale dei sindaci di una società per azioni con gli amministratori, ex art. 2407, secondo comma, cod. civ., per i fatti e le omissioni di questi ultimi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità con gli obblighi della loro carica, l'obbligo di vigilanza dei sindaci non è limitato allo svolgimento di compiti di mero controllo contabile e formale, ma si estende anche al contenuto della gestione, atteso che la previsione della prima parte del primo comma dell'art. 2403 cod. civ. va combinata con quelle del terzo e quarto comma del medesimo articolo, che conferiscono al collegio sindacale il potere - che è anche un dovere, da esercitare in relazione alle specifiche situazioni - di chiedere agli amministratori notizie sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati fatti. Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 1993.


Amministrazione straordinaria - Esercizio dell'azione di responsabilità da parte del commissario - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Atto di impugnazione - Necessità - Esclusione

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Nel caso di Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci di società soggetta ad amministrazione straordinaria, la necessità per il Commissario di detta amministrazione di munirsi di autorizzazione dell'autorità di vigilanza (art. 206 della legge fallimentare, applicabile in forza del rinvio contenuto nell'art. 1 del d.l. 30 gennaio 1979 n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95), sussiste per la proposizione della domanda, non per i successivi Atti diretti a coltivarla, ne', in particolare, per l'atto di impugnazione. Pertanto, ove la sentenza d'appello abbia pronunciato nel merito di detta domanda, in difetto di contestazioni circa la sussistenza di quell'autorizzazione, o comunque nell'implicito presupposto del regolare esperimento dell'Azione, si deve escludere che il difetto dell'autorizzazione medesima possa essere per la prima volta dedotto in Sede di legittimità, al fine di contestare l'ammissibilità del ricorso proposto dal Commissario. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 1990, n. 6278.