LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE VI Bis
Dell'amministrazione e del controllo
PARAGRAFO 2
Degli amministratori

Art. 2394-bis

Azioni di responsabilità nelle procedure concorsuali
TESTO A FRONTE

I. In caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria le azioni di responsabilità previste dai precedenti articoli spettano al curatore del fallimento, al commissario liquidatore e al commissario straordinario.

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo – Cessione dei beni – Liquidatore giudiziale – Azione sociale di responsabilità – Autorizzazione assembleare – Mancanza – Legittimazione ad agire – Esclusione.
In difetto di previa autorizzazione da parte dell’assemblea dei soci, l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società ammessa alla procedura di concordato preventivo per cessione dei beni esorbita dai poteri attribuiti al liquidatore giudiziale, in quanto esercitati su un oggetto estraneo al perimetro dei beni ceduti ai creditori con la domanda di ammissione alla procedura concordataria, in tal senso deponendo sia la previsione degli artt. 2394-bis c.c. e 146 l.fall. che, nel dettare una disciplina speciale in ordine alla legittimazione degli organi delle procedure concorsuali al fine dell’esercizio dell’azione di responsabilità, non operano alcun riferimento al liquidatore giudiziale, sia la conservazione di un’autonoma legittimazione ad agire in capo ai creditori concorsuali, sia infine la mancata previsione di uno specifico procedimento autorizzativo da parte del giudice delegato. (Luca Andretto) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 16 Agosto 2016.


Società di capitali - Azione di responsabilità sociale promossa dai soci in sostituzione processuale della società - Successivo fallimento della società - Curatore quale unico soggetto legittimato alla prosecuzione.
In tema di azione di responsabilità sociale promossa nei confronti degli amministratori e dei sindaci di società a responsabilità limitata, ai sensi dell'art. 2476 c.c., comma 3, dai soci in sostituzione processuale della società, nel caso di suo successivo fallimento, ai sensi dell'art. 146, comma 2, lett. a), l legge fall., è il curatore fallimentare l'unico soggetto legittimato a proseguire l'azione. Sicchè, quando nel corso dell'appello riassunto nei confronti del fallimento della società, il curatore non abbia inteso proseguire l'azione, la causa deve essere dichiarata senz'altro improcedibile, per sopravvenuto difetto di legittimazione attiva dei soci.
(Facendo applicazione del suddetto principio, la Suprema Corte ha cassato il capo della sentenza impugnata relativo alla condanna dei sindaci al risarcimento del danno, poiché il giudizio di appello non poteva essere proseguito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2016, n. 11264.


Omessa vigilanza sull'operato degli amministratori - Azione di responsabilità ex art. 146 l.fall. nei confronti dei sindaci - Litisconsorzio necessario con gli amministratori - Esclusione - Fondamento

Amministratori e sindaci - Azione di responsabilità dei creditori sociali - Termine di prescrizione - Decorrenza - Illegittima riduzione del capitale per esubero - Omessa vigilanza - Dalla delibera assembleare
.
La responsabilità dei sindaci di una società, prevista dall'art. 2407, comma 2, c.c., per omessa vigilanza sull'operato degli amministratori, ha carattere solidale tanto nei rapporti con questi ultimi, quanto in quelli fra i primi, sicchè l'azione rivolta a farla valere non va proposta necessariamente contro tutti i sindaci e gli amministratori, ma può essere intrapresa contro uno solo od alcuni di essi, senza che insorga l'esigenza di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri, in considerazione dell'autonomia e scindibilità dei rapporti con ciascuno dei coobbligati in solido. (massima ufficiale)

L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c., ai creditori sociali, ed altresì esercitabile dal curatore fallimentare ex art. 146 l.fall., è soggetta a prescrizione quinquennale decorrente dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto, non richiedendosi, a tal fine, che essa emerga da un bilancio approvato dall'assemblea. Ne consegue che, ove ai sindaci sia stata contestata l'omessa vigilanza sulla illegittima riduzione per esuberanza del capitale sociale, che detta insufficienza abbia cagionato, quel termine comincia a decorrere già con la relativa delibera assembleare, la quale, in ragione della sua iscrizione presso il registro delle imprese e della contestuale esecuzione da parte degli amministratori, mediante il rimborso ai soci, costituisce il fatto complessivamente idoneo a rendere noto ai terzi lo squilibrio patrimoniale della società. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2015, n. 25178.


Società di capitali - Fallimento - Azione di responsabilità promossa dal curatore nei confronti dell'amministratore - Individuazione e liquidazione del danno risarcibile - Allegazione degli specifici inadempimenti - Necessità - Mancanza di scritture contabili della società - Liquidazione del danno nella differenza tra passivo e attivo - Allegazione delle ragioni che non hanno permesso l'accertamento di specifici effetti dannosi riconducibili alla condotta dell'amministratore.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento di una società di capitali nei confronti dell'amministratore della stessa, l'individuazione e la liquidazione del danno risarcibile dev'essere operata avendo riguardo agli specifici inadempimenti dell'amministratore, che l'attore ha l'onere di allegare, onde possa essere verificata l'esistenza di un rapporto di causalità tra tali inadempimenti ed il danno di cui si pretende il risarcimento.

Nelle predette azioni la mancanza di scritture contabili della società, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, di per sè sola non giustifica che il danno da risarcire sia individuato e liquidato in misura corrispondente alla differenza tra il passivo e l'attivo accertati in ambito fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato soltanto al fine della liquidazione equitativa del danno, ove ricorrano le condizioni perchè si proceda ad una liquidazione siffatta, purché siano indicate le ragioni che non hanno permesso l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore e purché il ricorso a detto criterio si presenti logicamente plausibile in rapporto alle circostanze del caso concreto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Maggio 2015, n. 9100.


Responsabilità degli amministratori - Azione di responsabilità dei creditori sociali - Natura extracontrattuale - Fondamento - Società a responsabilità limitata - Applicazione analogica delle norme dettate in tema di società per azioni.
L'azione di responsabilità spettante ai creditori sociali ai sensi dell’art. 2394 c.c. costituisce conseguenza dell’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, la cui natura extracontrattuale presuppone l'assenza di un preesistente vincolo obbligatorio tra le parti ed un comportamento dell’amministratore funzionale ad una diminuzione del patrimonio sociale di entità tale da rendere lo stesso inidoneo per difetto ad assolvere la sua funzione di garanzia generica (art. 2740 c.c.), con conseguente diritto del creditore sociale di ottenere, a titolo di risarcimento, l’equivalente della prestazione che la società non è più in grado di compiere (cfr., Cass. 22 ottobre 1998, n. 10488; Cass. 28 novembre 1984, n. 6187; Cass. 10 giugno 1981, n. 3755). Tale impianto è stato confermato dalla giurisprudenza anche a seguito dell’entrata in vigore della nuova disciplina del c.d. diritto societario (cfr. Cassazione civile, sez. I, 21 luglio 2010, n. 17121; cfr., altresì, da ultimo, Trib. Milano, sez. VIII, 18 gennaio 2011, n. 501). Infatti, se pure è vero che l’azione a tutela dei creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione del patrimonio sociale non è contemplata dal novellato art. 2476 c.c., è altrettanto vero che tale azione è, comunque, prevista dall’art. 2394 c.c. con riferimento alle società per azioni. Inoltre, l’art. 2394 bis c.c. prevede espressamente che le azioni di cui agli articoli precedenti (e dunque sia l’azione sociale che l’azione dei creditori sociali) siano esercitate, in caso di fallimento, dal curatore. Ebbene, tali norme, dettate per le società per azioni, devono ritenersi applicabili alle società a responsabilità limitata essendo autorizzata la loro applicazione analogica dall’art. 12 disp. prel. c.c. il quale impone di applicare le disposizioni che regolino casi simili o materie analoghe, quali sono, appunto, quelle di cui agli artt. 2392 e 2394 c.c. La disciplina della responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali nella società per azioni trova, infatti, la stessa ratio nella società a responsabilità limitata: in caso contrario, quest’ultima costituirebbe l’unico tipo societario che prevede la responsabilità limitata senza alcun contrappeso in termini di responsabilità verso i creditori sociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Responsabilità degli amministratori - Causa di scioglimento della società - Automatica cessazione di qualsiasi attività - Esclusione - Prosecuzione di attività relative a contratti in essere - Natura eccezionale fino alla nomina dei liquidatori.
Il verificarsi di una causa di scioglimento della società non comporta di per sé automaticamente la cessazione di qualsiasi attività da parte della società, a maggior ragione se si tratta di attività in corso di esecuzione sulla base di contratti in essere; quindi, pur evidentemente non potendosi ritenere che gli amministratori possano continuare ad impegnare la società in nuove attività, preordinate in modo autonomo al conseguimento di utile sociale, si deve ritenere che, pur in presenza di una causa di scioglimento della società, gli amministratori possano, eccezionalmente e fino al passaggio di consegne con i liquidatori (art. 2487-bis c.c.), compiere quelle attività che siano strettamente e direttamente finalizzate alla conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio, rischiando in contrario, in caso di immediato e totale arresto dell’attività sociale, di esporre la società ad azioni risarcitorie da parte di committenti o in genere delle controparti di contratti in essere. Peraltro dal combinato disposto dagli artt. 2485, comma 1, e 2486, comma 1, c.c. è evidente che questa eccezionale prorogatio dei poteri gestori in capo agli amministratori non può essere di durata illimitata o rimessa all’iniziativa dell’amministratore, ma è ragionevolmente ipotizzabile solo in relazione al tempo strettamente necessario per provvedere alla nomina del liquidatore, previa convocazione senza indugio di apposita assemblea, così come imposto all’amministratore dall’art. 2487 c.c.: detto articolo prevede che la convocazione dell’assemblea debba avvenire contestualmente all’accertamento della causa di scioglimento, accertamento che appunto deve avvenire senza indugio al pari della iscrizione ex art. 2484, comma 3, c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Responsabilità degli amministratori - Quantificazione del danno - Criterio dei c.d. netti patrimoniali - Criterio della differenza tra attivo e passivo patrimoniale - Natura equitativa - Presupposti applicativi..
Con riferimento alla quantificazione del danno il criterio dei c.d. netti patrimoniali (che individua l’ammontare del danno nella differenza tra il passivo in essere al momento del fallimento e quello in essere nel momento in cui la società avrebbe dovuto cessare la propria attività), così come il criterio che individua il danno risarcibile nella differenza tra attivo e passivo patrimoniale (usato nell’ipotesi di perdita delle scritture contabili), sono criteri di liquidazione di natura equitativa che ai sensi dell’art. 1226 c.c. possono essere usati solo nei casi nei quali non sia possibile provare il danno nel suo preciso ammontare. Tali criteri non possono quindi essere usati laddove sia invece possibile quantificare gli effetti pregiudizievoli conseguenti alle singole condotte di mala gestio degli amministratori. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Responsabilità degli amministratori - Amministratori privi di deleghe - Irrilevanza..
Gli amministratori non possono andare esenti da responsabilità per il solo fatto di essere privi di deleghe. Anche gli amministratori non delegati sono infatti destinatari dell’obbligo di diligenza di cui all’art. 2392 c.c. e, in particolare, dell’obbligo di agire informati ex art. 2381, VI comma, c.c. L’inesigibilità dell’adempimento di tale ultimo obbligo rileva non già in presenza di una mera difficultas praestandi (e quindi in una mera difficoltà di accedere all’informazione), ma solo in presenza di un’impossibilità totale di adempiere al proprio obbligo informativo, che richiede non solo il compimento di operazioni rischiose o imprudenti da parte dell’amministratore delegato, ma anche una condotta di quest’ultimo volta ad aggirare o ad impedire che l’amministratore non delegato ne venga a conoscenza. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Direzione e coordinamento di società - Responsabilità degli amministratori della società controllante - Responsabilità solidale - Responsabilità aquiliana - Requisito del dolo o della colpa - Necessità..
Gli amministratori della società controllante rispondono in solido con la stessa, in via aquiliana, per la lesione all’integrità del patrimonio della società controllata conseguente a condotte che costituiscono violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento alle quali abbiano preso parte o - sempre in via extracontrattuale - per aver concorso con gli amministratori della società controllata al depauperamento del suo patrimonio sociale. In entrambi i casi, considerato che lo schema di riferimento è quello aquiliano, non si può comunque prescindere da un contributo materiale e soggettivo (quanto meno colposo), senza che gli amministratori della società controllante possano rispondere per il solo fatto di appartenere al consiglio d’amministrazione di quest’ultima. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Società - Collegio sindacale - Dovere di vigilanza - Operazioni straordinarie - Potere di valutare la correttezza delle scelte degli amministratori - Esclusione - Verifica di conformità alla legge delle scelte - Sussistenza - Richiesta di integrazione della documentazione a verifica sostanziale delle informazioni necessarie a valutare la correttezza dell'operazione..
Benché non possa ritenersi compito del collegio sindacale verificare la correttezza delle valutazioni poste in essere dagli amministratori, si deve tuttavia ritenere che rientri nei poteri e dei doveri dei sindaci verificare che le valutazioni predisposte a supporto di operazioni straordinarie siano conformi ai criteri dettati dal legislatore, verifica, questa, che può essere condotta attraverso richieste di integrazione della documentazione posta a supporto di dette operazioni. Va, inoltre, precisato che la vigilanza del collegio non deve limitarsi alla verifica dell'esistenza fisica dei documenti relativi all'operazione straordinaria, ma deve estendersi alla idoneità dei medesimi a fornire quel livello minimo di qualità e quantità informativa necessarie a valutare la correttezza dell'intera operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Febbraio 2012.


Società - Formazione fittizia del capitale - Illecito ex articolo 2632 c.c. - Sopravvalutazione rilevante del patrimonio della società - Rilevanza in sede civile ex articolo 2043 c.c...
Integra la fattispecie dell'illecito penale prevista dall'articolo 2632 c.c. il comportamento degli amministratori e dei soci che pongono in essere un fittizio aumento del capitale sociale mediante sopravvalutazione rilevante del patrimonio della società (nel caso di specie la sopravvalutazione ha riguardato il valore di un software) in occasione della sua trasformazione da società a responsabilità limitata in società per azioni. Detto comportamento comporta comunque un danno per la società e per i suoi creditori rilevante sotto il profilo dell'articolo 2043 c.c., in quanto viola il dovere di tutela del capitale sociale nella sua fondamentale funzione di garanzia; il danno causato può ritenersi coincidente con le perdite maturate negli anni di esercizio dell'attività che la società non avrebbe dovuto svolgere e non avrebbe svolto se i suddetti soggetti non lo avessero consentito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Fallimento - Azione di responsabilità del curatore - Azione sociale di responsabilità - Azione dei creditori sociali - Legittimazione - Sussistenza..
Ai sensi degli articoli 2394 bis c.c. e 146, legge fallimentare, il curatore fallimentare può esperire sia l'azione sociale di responsabilità sia l'azione spettante ai creditori sociali ai sensi degli articoli 2393 e 2394 c.c. nonché l'azione di responsabilità per fatti illeciti di cui all'articolo 2043 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Distrazioni poste in essere dagli amministratori - Mancanza di specifici poteri interdittivi dei sindaci - Responsabilità - Esclusione..
In mancanza di specifici poteri interdittivi, deve escludersi la responsabilità dei sindaci in ordine alle distrazioni effettuate dall'amministratore mediante prelievi ingiustificati dai conti correnti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Responsabilità dei sindaci - Mancato rilievo dell'inesistenza del capitale sociale - Mancata adozione di opportune iniziative - Sopravvalutazione dell'unico cespite..
Rilevano ai fini della responsabilità dei sindaci di cui all'articolo 2407 c.c. il mancato rilievo dell'inesistenza della garanzia costituita dal capitale della società e l'omissione di opportune iniziative dirette a rimuovere tale situazione, tanto più grave quanto più risulti evidente la mancanza di corrispondenza alla realtà di una spropositata rivalutazione del valore di un cespite che costituisce l'intero attivo patrimoniale della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Dovere di vigilanza e controllo dei sindaci - Inerzia dei sindaci di fronte a comportamenti censurabili posti in essere prima del loro insediamento..
Il dovere dell'organo di controllo di vigilare sull'esistenza e la permanenza delle condizioni per il corretto svolgimento dell'attività sociale deve essere osservato immediatamente, al momento dell'accettazione dell'incarico, e la eventuale   inerzia dei sindaci nell'assolvere ai compiti di vigilanza non può ritenersi giustificata dall'anteriorità al loro insediamento di comportamenti censurabili posti in essere dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Concordato preventivo - Concordato con cessione dei beni - Azione di responsabilità - Delibera assembleare - Necessità.
Il liquidatore giudiziale è privo della legittimazione ad esperire l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società ammessa alla procedura di concordato preventivo per cessione dei beni, quantomeno nei casi in cui la relativa proposizione non sia stata deliberata dall'assemblea, al fine di ricomprenderla nell'attivo concordatario, in tal senso deponendo sia la sua funzione di mero mandatario per la liquidazione dei beni oggetto della cessione (per i limiti della legittimazione processuale del liquidatore nel concordato preventivo cfr. Cass., 14 marzo 2006, n. 5515), sia la previsione dell'art. 2394-bis c.c. che, nel dettare una disciplina speciale in ordine alla legittimazione degli organi delle procedure concorsuali al fine dell'esercizio dell'azione di responsabilità, non contiene alcun riferimento al liquidatore giudiziale. Anche ammettendo che quando la cessione abbia per oggetto genericamente tutte le attività del debitore, tra queste rientri anche l'eventuale azione di responsabilità, alla luce del carattere eccezionale delle previsioni di cui all'art. 2394-bis c.c. e dell'art. 147 L.F., si deve escludere che il liquidatore possa esercitare l'azione senza la deliberazione dell'assemblea. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Luglio 2011.


Azione di responsabilità - Società cooperativa - Prescrizione - Decorrenza - Insufficienza del patrimonio - Pignoramenti, ipoteche e protesti - Irrilevanza..
L'azione di responsabilità dei creditori contro gli organi di una società cooperativa è soggetta a prescrizione quinquennale, decorrente dal momento in cui i creditori potevano appurare l'insufficienza del patrimonio per la loro soddisfazione. L'onere di provare la conoscibilità di tale insufficienza prima del fallimento grava su chi eccepisce la prescrizione e a tal fine non basta l'allegazione dell'esistenza di pignoramenti, ipoteche o protesti. (Pietro Gobio Casali) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 23 Giugno 2011.


Liquidazione coatta amministrativa - Responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali - Insufficienza patrimonio sociale - Prescrizione - Decorrenza..
L'eventuale insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento delle ragioni dei creditori (che è cosa diversa dall'insolvenza, essendo rappresentato dall'eccedenza delle passività sulle attività del patrimonio netto dell'impresa o insufficienza dell'attivo sociale a soddisfare i debiti della società) può emergere anche in un momento successivo alla dichiarazione di fallimento (o di sottoposizione alla procedura coattiva), finanche nella fase liquidativa e comunque nel corso della procedura può risultare anche una ulteriore diminuzione dell'attivo che comporti un aggravamento delle sbilanciamento in senso sfavorevole alle aspettative dei creditori e pertanto un aggravamento del dissesto, con la conseguenza che il termine di prescrizione dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società inizia a decorrere da tale momento. (Andrea Galimberti) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 16 Aprile 2011.


Liquidazione coatta amministrativa - Responsabilità degli amministratori verso creditori sociali - Insufficienza patrimonio sociale - Esteriorizzazione..
L'esteriorizzazione dell'insufficienza del patrimonio - che non coincide con I'insolvenza - può avvenire, come fatto oggettivo conoscibile dai creditori, sia prima della dichiarazione di insolvenza, sia nel contesto della dichiarazione di fallimento, ove la decisione rilevi lo sbilanciamento patrimoniale negativo, sia infine nel corso della procedura, qualora lo sbilanciamento, o il suo aggravamento, emerga in sede di valutazione dell'attivo o durante le operazioni di liquidazione. (Andrea Galimberti) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 16 Aprile 2011.


Responsabilità degli amministratori - Articolo 2486 c.c. - Dovere di conservare il patrimonio sociale - Interpretazione - Divieto di operazioni fonte di nuovo rischio di impresa - Compimento di atti conservativi - Liceità..

In tema di responsabilità degli amministratori, si deve ritenere che la previsione dell'attuale articolo 2486, codice civile, il quale dispone che gli amministratori "conservano il potere di gestire la società, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale", abbia lo scopo di esplicitare un principio già affermatosi in giurisprudenza, la quale, in plurime occasioni, aveva precisato che il divieto in questione doveva riferirsi solo alle operazioni fonte di nuovo rischio di impresa e che erano pertanto consentiti gli atti strumentali alla conservazione del patrimonio ed alla necessità inerenti alla liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Tribunale Milano, 18 Gennaio 2011.


Istituto di credito cooperativo – Liquidazione coatta amministrativa – Violazione delle norme sulla valutazione del merito creditorio – Nota ispettiva della Banca d'Italia – Accertamento della perdita patrimoniale e della sua riconducibilità alle condotte del direttore e degli amministratori – Azione di responsabilità – Fumus boni juris – Insussistenza..
Il fatto che una nota ispettiva della Banca d’Italia riconduca la perdita di bilancio alla inadeguata considerazione del merito creditorio degli affidati, non costituisce, di per sé, elemento sufficiente a ritenere sussistente o comunque probabile la responsabilità del direttore e degli amministratori, specialmente nel caso in cui non risulti accertata o provata la definitiva perdita delle poste patrimoniali e la riconducibilità delle stesse alle condotte dei suddetti. (Fattispecie in tema di sequestro conservativo richiesto nell’ambito di un giudizio di responsabilità promosso da liquidazione coatta amministrativa di istituto di credito cooperativo nei confronti del direttore e degli amministratori per violazioni nella concessione e valutazione del merito creditizio). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 01 Ottobre 2010.


Consorzi con attività esterna – Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Azione dei creditori sociali – Titolarità in capo al curatore del fallimento – Esclusione. (05/10/2010).
La Corte ha escluso che rientri nelle attribuzioni del curatore del fallimento di un consorzio con attività esterna – in mancanza di una norma ad hoc, sulla falsariga di quella prevista per le s.p.a. dall’art. 2394 cod. civ. e, per l’ipotesi di fallimento, dall’art. 2394 bis cod. civ. – l’esercizio dell’azione di responsabilità spettante ai creditori contro gli amministratori del consorzio con attività esterna. (massima ufficiale) Cassazione civile, 03 Giugno 2010, n. 13465.