LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE V
Delle azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi

Art. 2355-bis

Limiti alla circolazione delle azioni
TESTO A FRONTE

I. Nel caso di azioni nominative ed in quello di mancata emissione dei titoli azionari, lo statuto può sottoporre a particolari condizioni il loro trasferimento e può, per un periodo non superiore a cinque anni dalla costituzione della società o dal momento in cui il divieto viene introdotto, vietarne il trasferimento.
II. Le clausole dello statuto che subordinano il trasferimento delle azioni al mero gradimento di organi sociali o di altri soci sono inefficaci se non prevedono, a carico della società o degli altri soci, un obbligo di acquisto oppure il diritto di recesso dell'alienante; resta ferma l'applicazione dell'articolo 2357. Il corrispettivo dell'acquisto o rispettivamente la quota di liquidazione sono determinati secondo le modalità e nella misura previste dall'articolo 2437-ter.
III. La disposizione del precedente comma si applica in ogni ipotesi di clausole che sottopongono a particolari condizioni il trasferimento a causa di morte delle azioni, salvo che sia previsto il gradimento e questo sia concesso.
IV. Le limitazioni al trasferimento delle azioni devono risultare dal titolo.

GIURISPRUDENZA

Società – Clausola di prelazione – Presupposti – Applicazione al mutamento di controllo – Esclusione.
Non appare predicabile l’equiparazione della fattispecie del trasferimento della partecipazione sociale al fenomeno, del tutto differente, del mutamento del controllo di un socio, con la conseguenza che a quest’ultima ipotesi non è applicabile la clausola di prelazione.

E, infatti, sotto il profilo oggettivo, nelle ipotesi di change of control del socio viene a mancare lo stesso presupposto per l’operatività della clausola di prelazione, costituito dal trasferimento della partecipazione sociale e che trova pur sempre il proprio fondamento in un atto che comporti il mutamento della titolarità formale di quelle azioni e non già di azioni di altre società; nel caso di mutamento del controllo di un socio, al contrario, manca proprio il trasferimento delle azioni, rimanendo immutato il soggetto cui è attribuito il diritto di proprietà sulle medesime. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 09 Maggio 2017.


Società - Trasferimento delle partecipazioni - Patto di prelazione - Natura statutaria del patto - Efficacia reale nei confronti dei terzi.

Società - Trasferimento delle partecipazioni - Patto di prelazione contenuto dello statuto sociale - Azione di nullità proposta dopo lungo periodo di tempo - Comportamento contrario alla volontà di impugnare il trasferimento - Rinuncia all'azione.
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Se è vero che il patto di prelazione ha di regola natura parasociale, rilievo solo sul piano obbligatorio e non è opponibile ai terzi, è tuttavia innegabile che il patto inserito nell'atto costitutivo acquisisca rilevanza per l'organizzazione della società ed efficacia reale opponibile anche al terzo acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il lungo periodo trascorso dalla conoscenza della violazione del patto di prelazione contenuto nello statuto sociale, unitamente ad un comportamento incompatibile con l'intenzione di impugnare l'atto di trasferimento delle partecipazioni, possono, in determinate circostanze, essere interpretato come volontà di rinunciare all'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 03 Luglio 2012, n. 12797.


Società – Intestazione fiduciaria di azioni – Esercizio dei diritti connessi alla partecipazione sociale – Diritto di voto e di opzione – Sottoscrizione pro-quota di azioni inoptate – Diritto spettante al fiduciante..
Nell’intestazione fiduciaria di azioni sociali i diritti connessi alla partecipazione societaria, quali il diritto di voto e il diritto di opzione permangono in capo al fiduciante e quindi anche il diritto di sottoscrivere pro-quota le azioni rimaste inoptate. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 Ottobre 2009.


Società – Ordinamento giuridico comunitario – Principio d'uguaglianza e divieto di discriminazione – Azionisti di minoranza – Tutela – Parità di trattamento – Principio generale – Individuazione – Criteri.

Società – Ordinamento giuridico comunitario – Principio d'uguaglianza e divieto di discriminazione – Azionisti di minoranza – Tutela – Parità di trattamento – Obbligo dell’azionista dominante di offrire agli azionisti di minoranza stesse condizioni convenute per partecipazione rilevante – Principio generale – Insussistenza.
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Il solo fatto che il diritto comunitario derivato preveda talune disposizioni afferenti alla tutela degli azionisti di minoranza non è di per sé sufficiente a dimostrare l’esistenza di un principio generale del diritto comunitario, in particolare se l’ambito di applicazione di dette disposizioni è circoscritto a diritti ben determinati e specifici. In proposito, occorre precisare che tali disposizioni hanno valore indicativo solo nella misura in cui esse siano redatte in maniera vincolante (v., in tal senso, sentenze 23 novembre 1999, causa C-149/96, Portogallo/Consiglio, Racc. pag. I-8395, punto 86, nonché 12 luglio 2001, causa C-189/01, Jippes e a., Racc. pag. I-5689, punto 74), facendo emergere il contenuto ben determinato del principio oggetto di indagine (v., in tal senso, sentenza Jippes e a., cit., punto 73). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il diritto comunitario non contempla un principio generale di diritto in virtù del quale gli azionisti di minoranza sono tutelati mediante l’obbligo a carico dell’azionista dominante, che acquisti o eserciti il controllo di una società, di offrire loro l’acquisto delle azioni da essi detenute alle stesse condizioni di quelle convenute in occasione dell’acquisto di una partecipazione che conferisca o rafforzi il controllo dell’azionista dominante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Corte Giustizia UE, 15 Ottobre 2009.