LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO V
Della società per azioni
SEZIONE I
Disposizioni generali

Art. 2332

Nullità della società
TESTO A FRONTE

I. Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei seguenti casi:
1) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico;
2) illiceità dell'oggetto sociale;
3) mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.
II. La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l'iscrizione nel registro delle imprese.
III. I soci non sono liberati dall'obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali.
IV. La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.
V. La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata e di tale eliminazione è stata data pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese.
VI. Il dispositivo della sentenza che dichiara la nullità deve essere iscritto, a cura degli amministratori o dei liquidatori nominati ai sensi del quarto comma, nel registro delle imprese.

GIURISPRUDENZA

Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
Nel fenomeno di fatto della supersocietà quand’anche ricorra un vizio genetico nell'atto costitutivo della società fra una società a responsabilità limitata ed una persona fisica, per il principio di conservazione degli atti posti in essere in forza di un contratto di società nullo, ci sarebbe la conversione in una causa di scioglimento, con necessaria apertura della fase di liquidazione, al fine di definire i rapporti pendenti. Si tratterebbe di una società nulla, e tuttavia considerata valida per il passato e, per il futuro, società valida nello (e per lo) stato di liquidazione, senza caducazione retroattiva della sua esistenza, in forza della peculiarità delle nullità societarie, applicabili anche alle società di persone, ai sensi della valenza generale del principio di cui all'art. 2332 c.c., commi 2 e 4. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
Acquisito secondo un procedimento efficacemente definito ascendente, che la cooperazione fra un soggetto persona fisica ed una società a responsabilità limitata ha operato anche solo per fatta concludentia sul piano societario, secondo i consolidati tratti dell'esercizio in comune dell'attività economica, della esistenza di fondi comuni (da apporti o attivi patrimoniali) e dell'effettiva partecipazione ai profitti e alle perdite, dunque di un agire nell'interesse (ancorchè diversificato e non però contro l'interesse) dei soci, nonchè dell'assunzione ed esteriorizzazione del vincolo anche verso i terzi, ne deriva, in via discendente, dalla conseguente società di persone, di fatto ed irregolare, la necessaria responsabilità personale dei suoi componenti, così instaurandosi il presupposto per le rispettive dichiarazioni di fallimento, diretta quanto al soggetto collettivo e per ripercussione quanto ai suoi soci, ai sensi della L. Fall., art. 147. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
L’art. 147 comma 5 prevede una progressione dal fallimento individuale a quello della società della quale l'imprenditore individuale sia invece il socio ed inquadra un più ampio fenomeno di accertamento della reale impresa, definito anche come subornazione dell'imprenditore palese da parte dell'imprenditore occulto. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
L'utilizzo strumentale di una o più società di capitali al fine di una diversificazione e delimitazione degli investimenti e della responsabilità di chi le dirige e le governa, anche con un sistema di direzione coordinato, di per sè non trasmoda in un abuso, posto che proprio tale schema organizzativo è immanente al paradigma delle diverse responsabilità limitate, né tale utilizzo strumentale può portare alla conseguenza della perdita del beneficio della responsabilità limitata per il sol fatto di aver operato nell'interesse imprenditoriale proprio o altrui, violando i principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società dominate e pertanto nell'interesse contrario a quello di dette società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società di capitali - Utilizzo strumentale di una o più società per la diversificazione degli investimenti e delle responsabilità di chi le dirige e le governa - Abuso - Esclusione - Fallimento - Super società di fatto - Insolvenza di società di fatto costituita anche da società di capitali - Estensione del fallimento - Ammissibilità.
Nel merito, occorre l'accertamento che la s.r.l. presenti un'affectio societatis con la persona fisica e che la società di fatto esprima una sua autonoma e affatto propria insolvenza, alla cui verifica poter giungere anche eventualmente muovendo - quale fatto indiziante - da quella di uno o più dei suoi soci, ovvero del socio cui era inizialmente imputabile la attività economica, ma senza alcuna automatica traslazione ovvero dogmatico esaurimento in esse della prova richiesta, come per tutti gli insolventi fallibili, dalla L. Fall., art. 5. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2016.


Società – S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Amministratori – Rappresentanza – Limiti ai poteri

S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Liquidazione – Società di fatto in liquidazione

Partecipazione di società di capitali a società di persone – Società di fatto holding – Fallimento – Estensione – Soci illimitatamente responsabili – Società occulta – Art. 147 comma 5 l. fall. – Responsabilità da eterodirezione

Fallimento – Soggetti – Società di fatto – Partecipazioni di società – Affectio societatis – Vincolo sociale – Comune intento sociale – Prova – Prova a favore – Prova contraria

Imprenditore individuale – Imprenditore occulto – Società occulta – Estensione fallimento – Applicazione estensiva
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Non può ammettersi che la società di capitali che abbia svolto attività di impresa, operando in società di fatto con altri, possa in seguito sottrarsi alle eventuali conseguenze negative derivanti dal suo agire (ivi compreso il fallimento per ripercussione nel caso in cui sia accertata l’insolvenza della società di fatto) in forza di una violazione di legge perpetrata dai suoi amministratori non rispettando le disposizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Quand’anche si volesse aderire all’opposta opinione, secondo cui il mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. comporta l’invalidità o l’inefficacia dell’assunzione della partecipazione o del vincolo associativo, il fenomeno non resterebbe irrilevante per l’ordinamento, in quanto non varrebbe a determinare la caducazione retroattiva dell’esistenza dell’ente, attesa la disciplina peculiare del contratto di società, espressa dall’art. 2332 c.c., ritenuto applicabile anche alle società di persone. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Come è stato correttamente rilevato in dottrina, l’art. 147 l. fall. non si presta all’estensione al dominus (società o persona fisica) dell’insolvenza del gruppo di società organizzate verticalmente e da questi utilizzate in via strumentale, ma piuttosto all’estensione ad un gruppo orizzontale di società, non soggetto ad attività di direzione e coordinamento, che partecipano, eventualmente anche insieme a persone fisiche, e controllano una società di persone (la c.d. supersocietà di fatto). (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

La prova della sussistenza di tale società deve essere fornita in via rigorosa, in primo luogo attraverso la dimostrazione del comune intento sociale perseguito, che deve essere conforme, e non contrario, all’interesse dei soci. Il fatto che le singole società perseguano invece l’interesse delle persone fisiche che ne hanno il controllo (anche solo di fatto) costituisce, piuttosto, prova contraria all’esistenza della supersocietà di fatto e, viceversa, prova a favore dell’esistenza di una holding di fatto, nei cui confronti il curatore potrà eventualmente agire in responsabilità e che potrà eventualmente essere dichiarata autonomamente fallita, ove ne sia accertata l’insolvenza a richiesta di un creditore. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Il riferimento all’imprenditore individuale contenuto nell’art. 147, 5° comma l. fall. valenza meramente indicativa dello “stato dell’arte” dell’epoca in cui la norma, pur eccezionale, è stata concepita, che non può essere di ostacolo ad una sua interpretazione estensiva, tenuto conto del mutato contesto nel quale essa deve attualmente trovare applicazione, ne adegui la portata in senso evolutivo, includendovi fattispecie non ancora prospettabili alla data della sua emanazione. Un’interpretazione che conducesse all’affermazione dell’applicabilità della norma al solo caso (di fallimento dell’imprenditore individuale) in essa espressamente considerato, risulterebbe in contrasto col principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 2016, n. 10507.


Società di capitali - Nullità - Tassatività delle ipotesi previste dall'articolo 2332 c.c. - Nullità per simulazione - Esclusione - Esigenze di tutela dei terzi - Irrilevanza della fase negoziale che ha dato luogo alla nascita della società - Trasformazione - Irrilevanza.
La nullità di una società di capitali, una volta che ne sia avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, può essere pronunciata solo nei casi espressamente previsti dall'art. 2332 c.c., il quale detta un elenco di fattispecie tassative e di stretta interpretazione. L'invalidità del contratto costitutivo non può, pertanto, essere dichiarata per qualsivoglia altra causa di inesistenza, di nullità assoluta o relativa (ivi compresa la simulazione) o di annullabilità contemplata dal codice civile (Cass. n. 12302/92).

Come già ripetutamente affermato da questa corte (cfr. Cass. nn. 30020/011, 6100/2003, 3666/97) la simulazione di una società di capitali iscritta nel registro delle imprese non è configurabile in ragione della natura stessa del contratto sociale, che non è solo regolatore degli interessi dei soci ma si atteggia, al contempo, come norma programmatica dell'agire sociale, destinata ad interferire con gli interessi dei terzi che con la società instaurano rapporti e che fanno affidamento sulla sua esistenza. Tipo e scopo sociale, una volta compiute le formalità di legge, sono quelle che emergono dal sistema di pubblicità, con la conseguenza che l'atto di costituzione dell'ente non può più essere interpretato secondo la comune intenzione dei contraenti e resta consacrato nei termini in cui risulta iscritto ed è portato a conoscenza dei terzi: le esigenze di tutela di questi ultimi assumono dunque prevalenza e rendono irrilevante la fase negoziale che ha dato luogo alla nascita del nuovo soggetto giuridico, che vive di vita propria, agisce e risponde dei propri atti in via autonoma, quale che sia stata la volontà dei soci sottostante alla formazione del contratto.

Le considerazioni sin qui svolte valgono anche nel caso di successiva trasformazione della società di capitali in società di persone, In quanto la trasformazione della società da un tipo a un altro previsto dalla legge è una mera vicenda modificativa ed evolutiva del medesimo soggetto, che ne comporta la variazione dell'assetto e della struttura organizzativa, ma che non da luogo all'estinzione della società trasformata, nè incide sui rapporti sostanziali e processuali ad essa facenti capo (Cass. nn. 7253/013, 17690/011, 26826/06): è dunque evidente, per un verso, come anche in tale ipotesi la pronuncia di nullità non potrebbe che investire l'originario atto costitutivo (con conseguente applicazione dell'art. 2332 c.c.) e, per l'altro, che la trasformazione non potrebbe mai costituire causa di sopravvenuta inesistenza o nullità dell'ente societario ormai sorto per effetto dell'iscrizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 Novembre 2015, n. 22560.


Società a responsabilità limitata - Costituzione - In genere - Intestazione fiduciaria di quote di partecipazione ad una costituenda società di capitali - Contratto - Forma - Atto pubblico - Necessità - Esclusione..
Il contratto con il quale, in vista della stipulazione dell'atto costitutivo di una società di capitali, si convenga tra uno dei futuri costituenti ed un terzo che una quota di partecipazione in detta società sarà intestata fiduciariamente, con l'obbligo per il fiduciario di darne conto al fiduciante e di trasferirgli eventualmente in seguito la titolarità della quota, non richiede per la sua validità la forma pubblica prescritta per l'atto costitutivo della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2013.


Società – Società di capitali – Atto Costitutivo – Simulazione – Configurabilità – Esclusione..
Non è configurabile la simulazione dell'atto costitutivo di una società di capitali, in quanto essa, una volta iscritta nel registro imprese, viene irrevocabilmente ad esistenza e non è più possibile, anche per ragioni di tutela dell’affidamento dei terzi, porne in discussione la validità se non nei casi tassativamente elencati dall’art 2332 cc.. (Nicola Tacente) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Dicembre 2011, n. 30020.


Atti compiuti ed attività svolta in nome della società - Imputabilità alla società - Violazione delle regole del diritto societario con danno per la società o per i creditori o per i soci o per i terzi - Conseguenze.
La personalità giuridica acquistata dalla società di capitali con l'iscrizione di cui all'art. 2330 cod. civ. e la perfetta autonomia patrimoniale che vi inerisce, comportano l'esclusiva imputabilità alla società degli atti compiuti e dell'attività svolta in suo nome e delle relative conseguenze patrimoniali passive, con la conseguenza che - al di fuori del caso tassativamente previsto dall'art. 2362 cod. civ. - la violazione delle regole del diritto societario che si sia tradotta in danno per la società, o per i creditori o per i soci o per i terzi, ha come unica sanzione la responsabilità civile degli amministratori ed eventualmente anche dei sindaci, ma non comporta la possibilità che la titolarità della relativa impresa dalla società possa attribuirsi o propagarsi ai soci che, dietro lo schermo della società, svolgano, come propria e personale, l'attività formalmente imputabile alla prima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 1981, n. 6151.