LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO III
Delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione
SEZIONE II
Dell'obbligo di registrazione

Art. 2195

Imprenditori soggetti a registrazione
TESTO A FRONTE

I. Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:
1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3) un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4) un'attività bancaria o assicurativa;
5) altre attività ausiliarie delle precedenti.
II. Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Imprese soggette Esercizio in forma organizzata di attività di intermediazione o consulenza finanziaria - Attività di impresa commerciale - Sussistenza - Fattispecie.
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'esercizio in forma organizzata di un'attività di intermediazione o di consulenza finanziaria determina la soggezione alla procedura concorsuale, poiché l'art. 1 l.fall. rimanda alla nozione di imprenditore commerciale di cui all'art. 2195 c.c., che vi annovera, tra gli altri, coloro che esercitano un'attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi, un'attività intermediaria nella circolazione di beni (comprese quindi le imprese finanziarie), un'attività bancaria o assicurativa e in genere le "altre attività ausiliarie delle precedenti". (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto fallibile il soggetto dedito ad una attività consistente in servizi di intermediazione e di consulenza finanziaria, con l'utilizzazione di personale dipendente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2018, n. 15285.


Imprenditore agricolo - Concessione in affitto dell'azienda - Fallibilità.
Perché l'imprenditore agricolo mantenga tale qualifica nonostante la concessione in affitto della sua intera azienda ed aver cessato l'attività occorre - ai fini dell'esenzione da fallimento - che non intraprenda alcuna attività commerciale.

Laddove invece egli, dopo aver cessato ogni attività agricola e aver quindi abbandonato ogni collegamento funzionale della sua attività con il fattore produttivo terra, intraprenda una delle attività commerciale di cui all'art. 2195 c.c., sarà - sussistenti gli altri presupposti di cui all'art. 2082 c.c. - da considerare imprenditore commerciale e dunque fallibile e non potrà più avvalersi della previsione dell'art. 2135, 3° comma, c.c., per cui all'imprenditore agricolo, che effettivamente eserciti attività agricola vera e propria, è permesso svolgere attività connesse, anche commerciali, senza che ciò possa far mutare la sua qualifica da imprenditore agricolo non fallibile ad imprenditore commerciale soggetto a fallimento.

L'articolo 2135 c.c. elenca una serie di attività di per sé commerciali, oltre a quelle dall'imprenditore agricolo compiute di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti della sua azienda, che sono ritenute connesse con l'attività agricola, quale "le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata" e il cui esercizio, anche a scopo di lucro, offerto a terzi (altri agricoltori o no) non farà mutare la qualifica dell'imprenditore agricolo. Non varrà però l'inverso: l'imprenditore agricolo, che abbia cessato l'attività agricola e compia esclusivamente, senza più collegamento con il fondo, attività commerciale, non manterrà la sua qualifica sol perché essa viene prestata in favore di altro soggetto imprenditore agricolo. Ammettendo tale ipotesi inversa, implicante l'espansione della qualifica agricola del soggetto ausiliato al soggetto ausiliante non oppure non più agricolo, si verrebbe ad estendere, a dismisura e senza giustificazione normativa, il novero degli imprenditori agricoli non passibili di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Trento, 24 Febbraio 2018.


Fallimento - Dichiarazione - Termine di un anno dalla cessazione dell'attività - Beneficio riservato soltanto a coloro che abbiano assolto all'adempimento formale dell'iscrizione al registro imprese.
Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, previsto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e non può trovare, quindi, applicazione per quegli imprenditori che neppure siano stati iscritti nel menzionato registro, in quanto, da un lato, si tratta di beneficio riservato soltanto a coloro che abbiano assolto all'adempimento formale dell'iscrizione, e, dall'altro, i creditori ed il pubblico ministero, ai sensi dell'art. 10, comma 2, l.fall., possono dare la prova della data di effettiva cessazione dell'attività d'impresa soltanto nei confronti di soggetti cancellati dal registro delle imprese, d'ufficio o su richiesta, e, quindi, comunque in precedenza necessariamente iscritti. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 19 Dicembre 2017.


Fallimento - Imprenditore agricolo - Affitto dell'azienda - Attività di importazione e rivendita di prodotti.
Non può considerarsi imprenditore agricolo ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2135 c.c. il soggetto che, dopo aver affittato a terzi l'azienda agricola, abbia modificato l'attività svolgendo esclusivamente quella di importazione dall'estero di prodotti poi rivenduti all'affittuaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 18 Luglio 2017.


Impresa - Imprenditore - Commerciale e industriale - Promotore finanziario - Qualifica di imprenditore commerciale - Requisiti.
Ai fini della configurabilità dell'esercizio di attività imprenditoriale da parte del promotore finanziario di cui all'art. 31, comma 2, del d.lgs. n. 58 del 1998, è sufficiente che egli svolga la propria attività sulla base di un'autonoma organizzazione di mezzi ed a proprio rischio, considerato che gli altri elementi che caratterizzano l'attività di impresa sono già presenti, per definizione, in quella del promotore finanziario, la quale rientra tra le cd. attività ausiliarie previste dall'art. 2195, n. 5, c.c. e costituisce, dunque, impresa commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5660.


Fallimento - Dichiarazione - Imprese soggette - Imprenditore ritirato - Termine annuale di cui all'art. 10 l.fall. - Eguale momento di decorrenza per gli imprenditori collettivi e individuali - Imprenditori non iscritti - Inapplicabilità del termine - Fondamento.
Il termine di un anno dalla cessazione dell'attività, previsto dall'art. 10 l.fall. ai fini della dichiarazione di fallimento, decorre, tanto per gli imprenditori individuali quanto per quelli collettivi, dalla cancellazione dal registro delle imprese e non può trovare, quindi, applicazione per quegli imprenditori che neppure siano stati iscritti nel menzionato registro, in quanto, da un lato, si tratta di beneficio riservato soltanto a coloro che abbiano assolto all’adempimento formale dell’iscrizione, e, dall’altro, i creditori ed il Pubblico Ministero, ai sensi dell’art. 10, comma 2, l.fall., possono dare la prova della data di effettiva cessazione dell’attività d’impresa soltanto nei confronti di soggetti cancellati dal registro delle imprese, d’ufficio o su richiesta, e, quindi, comunque in precedenza necessariamente iscritti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2017, n. 5520.


Registro delle imprese - Commissario liquidatore di società cooperativa in liquidazione coatta amministrativa - Sentenza penale definitiva di condanna con pene accessorie dell'incapacità di esercitare uffici direttivi e dell'inabilitazione all'esercizio di impresa commerciale - Iscrizione nel registro delle imprese - Legittimità.
Le disposizioni relative alle cause di ineleggibilità o di decadenza degli amministratori sono applicabili analogicamente al commissario liquidatore, il quale, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, è un pubblico ufficiale che si sostituisce all’imprenditore nel potere di amministrare il patrimonio dell’impresa, procedendo al compimento di tutte le operazioni di liquidazione secondo le indicazioni e direttive dell’autorità di vigilanza e, sotto il controllo del comitato di sorveglianza, compie autonomamente tutti gli atti di ordinaria amministrazione. (Nel caso di specie, il Giudice del registro ha ritenuto corretta l’iscrizione, da parte dell’ufficio del registro, della decadenza dall’incarico di commissario liquidatore in conseguenza di sentenza definitiva con la quale sono state inflitte al ricorrente le pene accessorie dell’incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa e dell’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale per anni dieci). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Maggio 2015.


Società di capitali – Società con partecipazione pubblica – Assoggettabilità a fallimento – Natura del soggetto – Ente pubblico – Imprenditore – Imprenditore commerciale.

Società di capitali – Partecipazione pubblica – Società legali – Disciplina pubblicistica.

Società di capitali – Società con partecipazione pubblica – Servizi pubblici essenziali – Ente pubblico – Norme speciali – Istituzione espressa.

Società di capitali – Società pubblica – Società Commerciale – Causa Contratto – Natura attività – Attività commerciale.

Società di capitali – Società pubblica – Assogettabilità Fallimento – Requisiti di fallibilità – Requisito Commercialità.
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Al fine di accertare l’assoggettabilità di un soggetto giuridico alla disciplina concorsuale occorre innanzitutto che quest’ultimo non solo non sia stato previamente qualificato espressamente dalla legge come Ente pubblico (clausola negativa), ma necessita di verificare se in capo allo stesso è possibile riconoscere simultaneamente la qualifica di “imprenditore” che esercita una “attività commerciale”. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Al di fuori delle ipotesi di società c.d. legali (istituite, trasformate o comunque disciplinate da legge particolare, RAI, Cassa Depositi e Prestiti, Patrimonio dello Stato e simili), non esiste un tertium genus tra enti pubblici e persone giuridiche di diritto privato, presidiato da regole incerte di diritto pretorio, al più potendosi la disciplina pubblicistica sovrapporre, ai fini dell’azione di responsabilità nei confronti di amministratori degli enti partecipanti per danni riverberati negli enti partecipanti. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Le società in mano pubblica, anche quando siano concessionarie esclusive di servizi pubblici essenziali, forniscano i beni od i servizi da esse prodotti esclusivamente all’ente pubblico che ne è l’unico socio, siano alimentate da risorse pubbliche, siano sottoposte a penetranti poteri di ingerenza e di controllo di carattere pubblicistico, siano ad altri specifici effetti, equiparate agli enti pubblici, non possono essere definite in linea generale enti pubblici, salvo che, per il dovuto rispetto del divieto di cui all’art. 4 della legge n. 70 del 1975, sia la legge a definirle tali ovvero a fornire indicazioni ermeneutiche tali da indurre a ritenere del tutto impredicabile il contrario. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

La società di capitali tuttavia è un contratto, seppur plurilaterale, ed ai fini della qualificazione della stessa come commerciale o meno (elemento che attiene alla causa del contratto) occorre comunque avere riguardo non solo al mero dato formale ma anche e agli elementi valutativi concreti e, quindi, alla possibilità, astrattamente derivante dallo statuto ovvero in concreto esercitata di “tipo” commerciale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)

Reputa il Tribunale come la prescrizione dell’art. 1 l.fall. importi quindi un accertamento specifico in ordine al requisito della commercialità, peraltro ben coniugabile col disposto del secondo comma dell’art. 2195 c.c. (cfr. se non risulta diversamente), consentendo di escluderlo (come avviene nel caso di scrutinio sulle “cooperative”) nelle limitate ipotesi in cui l’attività economica svolta non consenta, né in astratto né in concreto, per prescrizione di legge o regolamento (e non di certo per libera autodeterminazione degli organi amministrativi), come nel caso di specie, il perseguimento dell’attività precipua lucrativa. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 26 Luglio 2013.