LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO I
Dell'espropriazione forzata in generale
SEZIONE V
Della distribuzione della somma ricavata

Art. 512

Risoluzione delle controversie (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se, in sede di distribuzione, sorge controversia tra i creditori concorrenti o tra creditore e debitore o terzo assoggettato all'espropriazione, circa la sussistenza o l'ammontare di uno o più crediti o circa la sussistenza di diritti di prelazione, il giudice dell'esecuzione, sentite le parti e compiuti i necessari accertamenti, provvede con ordinanza, impugnabile nelle forme e nei termini di cui all'articolo 617, secondo comma. (2)

II. Il giudice può, anche con l'ordinanza di cui al primo comma, sospendere, in tutto o in parte, la distribuzione della somma ricavata.



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(1) Articolo così sostituito, in sede di conversione, dall'art. 2, comma 3, lett. e) n. 9 d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, con effetto dal 1 marzo 2006 (vedi nota all'art. 476).
(2) L'art. 23, comma 40, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, in vigore dal 6 luglio 2011, ha disposto che «I titolari di crediti privilegiati, intervenuti nell'esecuzione o ammessi al passivo fallimentare in data anteriore alla data di entrata in vigore del presente decreto, possono contestare i crediti che, per effetto delle nuove norme di cui ai precedenti commi, sono stati anteposti ai loro crediti nel grado del privilegio, valendosi, in sede di distribuzione della somma ricavata, del rimedio di cui all'articolo 512 del codice di procedura civile, oppure proponendo l'impugnazione prevista dall'articolo 98, comma 3, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nel termine di cui all'articolo 99 dello stesso decreto.»

GIURISPRUDENZA

Espropriazione forzata – Sospensione totale o parziale del titolo esecutivo giudiziale – Distribuzione del ricavato – Sospensione ex art. 623 c.p.c. – Accantonamento.
La norma contenuta nell’art. 510 c.p.c. (la quale prevede l’accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore) ha natura eccezionale perchè deroga al principio generale secondo il quale possono soddisfarsi sul ricavato solo i creditori muniti di titolo esecutivo o il cui credito sia riconosciuto dal creditore.

Detta norma non è dunque applicabile in via analogica all’ipotesi in cui l’efficacia del titolo esecutivo giudiziale sia stata successivamente anche solo parzialmente sospesa, dovendosi in tal caso applicare l’art. 623 c.p.c. che impone al giudice, senza alcun potere di sindacato, di sospendere l’esecuzione o la distribuzione del ricavato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo, 13 Giugno 2018.


Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione.
In sede di distribuzione nell’esecuzione forzata immobiliare proseguita dal creditore fondiario ex art.41 TUB non sono collocabili in privilegio ai sensi dell’art.2770 c.c. le spese del curatore, del difensore della curatela intervenuto nel procedimento e la quota parte delle spese generali della procedura fallimentare, poiché non sono spese di giustizia strumentali all'espropriazione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione.
Le spese sostenute dalla Curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori sono prededucibili in sede concorsuale ma in sede esecutiva non sono assistite dal privilegio di cui all’art.2770 c.c. in favore della Curatela intervenuta ex art. 41 TUB, in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Esecuzione forzata immobiliare iniziata o proseguita dal creditore fondiario in ipotesi di fallimento del debitore – Distribuzione delle somme operata in sede esecutiva – Provvisorietà.
La distribuzione delle somme disposta ai sensi degli artt. 598 e 512 c.p.c. in ipotesi di fallimento del debitore esecutato ha carattere provvisorio, non derogando la normativa speciale del TUB alla disciplina in materia d'accertamento del passivo, per cui è in sede fallimentare che si procede a determinare definitivamente la massa attiva e la massa passiva, conteggiando nella massa attiva il bene oggetto di esecuzione e nella massa passiva tutte le spese sostenute dalla curatela anche per intervenire nell’esecuzione forzata. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Esecuzione immobiliare – Intervento fondato su scritture contabili – Opposizione all’esecuzione – Inammissibilità.
E’ inammissibile l’opposizione all’esecuzione avverso un intervento non titolato fondato sulle scritture contabili del creditore allorché il debitore esecutato lamenti con l’opposizione la sussistenza o l’ammontare del credito fatto valere dal creditore intervenuto, essendo riservata alla sede della distribuzione a norma dell’art. 512 c.p.c. ogni contestazione in merito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Febbraio 2018.


Procedura esecutiva immobiliare – Fallimento – Riparto somme – Compenso Curatore – Esclusione.
In applicazione della normativa speciale non è possibile attribuire al fallimento somme ulteriori rispetto a quelle eccedenti la quota spettante al creditore procedente; ne consegue che in sede esecutiva non può essere assegnata alla curatela una parte del compenso di spettanza del curatore in quanto a detti incombenti si provvederà nel riparto in sede concorsuale. (Silvia Scartezzini) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Marzo 2017.


Controversie in sede distributiva - Contestazione del credito del procedente - Ammissibilità - Titolo esecutivo stragiudiziale da cui non risulta l'ammontare del diritto del creditore - Apertura di credito con garanzia ipotecaria - Onere della prova del quantum del credito - Incidenza - Parte creditrice opposta - Applicabilità della teorica del "saldo zero".
Là dove l'ammontare del credito non emerga direttamente dal titolo esecutivo (apertura di credito con garanzia ipotecaria), bensì da quanto il creditore procedente postuli dovuto sulla base delle clausole dell'atto negoziale, in forza di operazioni di appostazione su un conto corrente strumentale al rapporto consacrato nel titolo esecutivo stesso, le contestazioni del debitore suppongono necessariamente l'esame delle emergenze contabili del conto corrente, in quanto indispensabile per comprendere le operazioni eseguite e la loro incidenza sulla determinazione del saldo negativo. Lo scioglimento della situazione di incertezza, indotta dalle contestazioni del debitore, corrisponde pertanto ad un onere incombente sul creditore, posto che - anche in sede esecutiva, allorché appunto la certezza e la dovutezza del saldo non emerga direttamente dal titolo esecutivo - spetta a chi vanta verso altri una posizione vantaggiosa dare dimostrazione dei fatti che la giustificano di fronte alla contestazione del soggetto contro il quale il vanto è rivolto. A tal punto, la rideterminazione del saldo del conto corrente deve avvenire attraverso i relativi estratti a partire dalla data della sua apertura, incombendo sulla Banca l'onere di produrre gli estratti a partire dall'apertura del conto: onere cui la Banca non potrà sottrarsi invocando l'insussistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, poiché non si può confondere l'onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2016, n. 10752.


Processo di esecuzione – Controversie in sede di distribuzione – Art. 512 c.p.c. – Diritto processuale – Sussistenza.
Con il procedimento instaurato ai sensi dell’art. 512 c.p.c. si controverte del diritto processuale, e non sostanziale, di partecipare alla distribuzione del ricavato e, come questione pregiudiziale di merito, l’esistenza del titolo legittimante l’intervento ovvero l’esistenza, l’ammontare del diritto di credito o la sussistenza di diritti di prelazione. Il giudice dell’esecuzione, nella fase di distribuzione del ricavato, risolve, dunque, le controversie distributive tra i creditori concorrenti o tra creditore e debitore o terzo assoggettato all’espropriazione, circa la sussistenza o l’ammontare di uno o più crediti o circa la sussistenza di diritti di prelazione con effetti limitati al processo esecutivo, cioè soltanto al fine di consentire la soddisfazione del diritto e non anche per accertare se tale soddisfazione è secundum ius. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 08 Gennaio 2016.


Credito fondiario - Ipoteca - Rinnovazione - Necessità - Interpretazione della locuzione “in ogni tempo” di cui all’articolo 4 del d.p.r. n. 7 del 1976.
L’iscrizione ipotecaria del creditore fondiario conserva effetto per soli ventianni, con la conseguenza che tale effetto viene meno se l’ipoteca non viene tempestivamente rinnovata prima della scadenza. All’espressione “in ogni tempo” contenuta nell’articolo 4 del d.p.r. n. 7 del 1976 non può, infatti, essere attribuito il significato che il creditore fondiario non è soggetto all’applicazione dell’articolo 2847 c.c. quanto che lo stesso, dopo la scadenza del termine ventennale dell’iscrizione ipotecaria, non è tenuto, come gli altri creditori, all’osservanza delle formalità di cui all’articolo 2839 c.c. per l’iscrizione della nuova ipoteca (nuove esibizione del titolo costitutivo insieme ad una nota in doppio originale contenente tutti gli elementi indicati ai numeri da 1 a 7), essendo sufficiente - ai fini della rinnovazione ma nei termini sopra esposti - che presenti una nota in doppio originale conforme a quella della precedente iscrizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 18 Febbraio 2014.


Esecuzione forzata - Ordinanza di assegnazione in esito ad istanza di conversione del pignoramento - Mancata opposizione ex art. 512 c.p.c. - Conseguenze - Azione di ripetizione di indebito contro il creditore procedente successiva alla chiusura della procedura esecutiva - Inammissibilità..
In tema di esecuzione forzata, il provvedimento che chiude il processo esecutivo, pur non avendo, in ragione della mancanza di contenuto decisorio, efficacia di giudicato, è tuttavia caratterizzato da una definitività insita nella chiusura di un procedimento esplicato nelle forme atte a salvaguardare gli interessi delle parti, incompatibile con qualsiasi sua revocabilità, atteso che nell’ambito del procedimento esecutivo sussiste un sistema di garanzie di legalità per la soluzione di eventuali contrasti tra le parti. Conseguentemente, il soggetto esecutato che non si sia avvalso dei rimedi oppositivi specificatamente previsti nell’ambito del procedimento esecutivo (in particolare dell’opposizione ex art. 512 c.p.c. avverso all’ordinanza di assegnazione della somma conseguente alla conversione del pignoramento), non può esperire, dopo la chiusura del procedimento di esecuzione forzata, autonoma azione di ripetizione di indebito contro il creditore procedente (o intervenuto) per ottenere la restituzione di quanto costui ha riscosso, sul presupposto dell’illegittimità dell’esecuzione forzata per ragioni sostanziali. (Matteo Tassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 15 Gennaio 2014.


Espropriazione forzata immobiliare – Distribuzione del ricavato – Pendenza di azione revocatoria – Opposizione distributiva – Sospensione..
In sede di esecuzione individuale, la deduzione – nella fase della distribuzione del ricavato della vendita forzata – della pendenza di un’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. avverso l’atto di concessione dell’ipoteca in favore di uno dei creditori va qualificata come opposizione distributiva ex art. 512 c.p.c., traducendosi in una contestazione sulla natura privilegiata del credito, e – laddove si sostanzi nel semplice richiamo al giudizio già pendente – non è di per sé idonea a determinare l’accoglimento dell’opposizione distributiva, né può comportarne la sospensione ex art. 295 c.p.c., essendo tale opposizione caratterizzata da un accertamento sommario-semplificato e non da un giudizio a cognizione piena (fattispecie riferibile ad un’opposizione distributiva soggetta ratione temporis alla disposizione dell’art. 512 c.p.c. come novellata per effetto della legge n. 80 del 2005). (Valerio Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 26 Marzo 2013.


Espropriazione forzata immobiliare – Opposizione distributiva – Ordinanza risolutiva delle contestazioni – Sospensione della distribuzione del ricavato..
In sede di esecuzione individuale, ai sensi dell’art. 512, secondo comma, c.p.c., il giudice dell’esecuzione può sospendere la distribuzione del ricavato della vendita forzata anche con l’ordinanza che risolve le contestazioni sollevate in sede distributiva. Tale sospensione assolve ad una funzione cautelativa in considerazione della impugnabilità della detta ordinanza con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., al fine di non pregiudicare – nel tempo intercorrente tra la decisione sull’opposizione distributiva e l’eventuale introduzione del giudizio di opposizione ex art. 617 c.p.c. – le ragioni di quanti intendano contestare la decisione del giudice dell’esecuzione sulla controversia distributiva. (Valerio Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 26 Marzo 2013.


Processo di esecuzione – Conversione del pignoramento – Opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. – Determinazione della somma da sostituire ai beni pignorati – Controversie relative al riparto – Ammissibilità..
Il giudice adito con l’opposizione ex art. 617 codice procedura civile per questioni attinenti alla determinazione delle somme che devono essere versate in sede di conversione del pignoramento può risolvere anche le controversie relative alle somme da ripartire tra i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 25 Gennaio 2010.


Cessione del credito successiva al pignoramento - Annotazione - Trasmissione del vincolo ipotecario - Efficacia nei confronti dei creditori - Fondamento - Applicabilità analogica della disciplina dettata in materia fallimentare - Esclusione.
In tema di negozi dispositivi dell' ipoteca (presi in considerazione dal primo comma dell'art. 2843 cod. civ.) l'annotazione nei registri immobiliari del trasferimento, da farsi a margine dell'iscrizione ipotecaria, ha carattere necessario e, quindi, costitutivo del nuovo rapporto ipotecario dal lato soggettivo, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento, con l'effetto di sostituire al cedente o surrogante il cessionario o surrogato, non solo nella pretesa di credito (che già opera in ragione del negozio), ma altresì nella prelazione nei confronti dei creditori concorrenti, per cui la mancata annotazione nei confronti dei terzi priva di effetti la trasmissione del vincolo; tuttavia, la regola di efficacia è diversa, avuto riguardo alla distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione, non applicandosi anche l'art. 2916 cod. civ. ma esclusivamente l'art.2843 cod. civ., in base al quale viene imposta l'annotazione ai fini identificativi del soggetto cessionario del credito e della garanzia , senza alcuna valenza costitutiva della garanzia in sè, che già è presente ed iscritta; con la conseguenza che tale trasmissione, non determinando alcun pregiudizio per i creditori, è efficace nei confronti di questi ultimi; nè sussistono elementi di identità di fattispecie tali da affermare una applicazione, al di fuori della disciplina concorsuale, della più rigorosa norma di cui all'art.45 legge fall., che non opera distinzioni in seno alle formalità necessarie a rendere opponibili gli atti ai terzi, comprensive dunque non solo di quelle iscrizionali dell'ipoteca, se posteriori al fallimento, ma anche di quelle di annotazione del vincolo in favore di nuovo soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2007, n. 17644.


Impugnazione dei crediti ammessi - Proponibilità da parte del fallito - Esclusione - Art. 100 legge fall. - Contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 Cost. - Manifesta infondatezza.
La mancata estensione al fallito della legittimazione ad impugnare i crediti ammessi, a norma dell'art. 100 legge fall., manifestamente non si pone in contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 Cost. (cfr., sentenze n. 222 del 1984 e n. 205 del 1992). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2006, n. 19653.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Intervento del curatore del fallimento del debitore - Assegnazione, al curatore, della somma ricavata dalla vendita del bene espropriato - Ordinanza del giudice dell'esecuzione immobiliare - Atto del procedimento esecutivo - Configurabilità - Opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. - Proponibilità.
L'ordinanza del giudice dell'esecuzione immobiliare, che assegna al curatore del fallimento del debitore, intervenuto nel procedimento esecutivo individuale, ai sensi dell'art. 107 legge fallimentare, la somma ricavata dalla vendita del bene espropriato, perché sia ripartita nell'ambito della procedura concorsuale, non configura atto di distribuzione di detta somma, ne' implica una verifica sulla sussistenza ed entità dei crediti o su eventuali prelazioni, ma integra atto del procedimento esecutivo, contro il quale l'opposizione può essere pertanto proposta solo nelle forme e nei termini previsti dall'art. 617 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Dicembre 1991, n. 13562.