LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE VII
Dell'astensione, della ricusazione e della responsabilità dei giudici

Art. 51

Astensione del giudice
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice ha l'obbligo di astenersi:

1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto;

2) se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori;

3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori;

4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico;

5) se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, è amministratore o gerente di un ente, di un'associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa.

II. In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il giudice può richiedere al capo dell'ufficio l'autorizzazione ad astenersi; quando l'astensione riguarda il capo dell'ufficio, l'autorizzazione è chiesta al capo dell'ufficio superiore.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Artt. 25 e 26 della legge fall. ante riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - Partecipazione al collegio del giudice delegato - Nullità deducibile in sede di impugnazione - Esclusione - Eventuale incompatibilità da far valere con istanza di ricusazione - Sussistenza.
Ai sensi degli artt. 25 e 26 l. fall. (nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006), la partecipazione del giudice delegato al collegio chiamato a decidere in ordine al reclamo avverso un suo provvedimento non può dar luogo ad una nullità deducibile in sede di impugnazione, ma, al più, ad un'incompatibilità che deve essere fatta valere mediante l'istanza di ricusazione, da proporsi nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. Né assume rilievo la circostanza che il legislatore abbia successivamente modificato l'art. 25 l. fall., imponendo al giudice delegato un espresso divieto di far parte del collegio investito del reclamo proposto contro i suoi atti, atteso che l'adozione di un diverso modello procedimentale, caratterizzato da una più netta separazione tra le funzioni affidate al giudice delegato e quelle spettanti al tribunale fallimentare, non è di per sé sufficiente a giustificare una interpretazione evolutiva della disposizione previgente, soprattutto alla luce della norma transitoria di cui all'art. 150 del d.lgs. n. 5 del 2006, che espressamente conferma l'applicabilità della legge anteriore alle procedure fallimentari pendenti alla data di entrata in vigore della riforma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2017, n. 24159.


Fallimento – Autorizzazione al curatore a presentare istanza di fallimento nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo – Dichiarazione di fallimento – Obbligo di astensione del giudice – Sussistenza.
La concessione al curatore dell’autorizzazione a presentare istanza di fallimento nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo integra un’ipotesi di incompatibilità riconducibile alla previsione di cui all’art. 51, comma 1, n. 4 c.p.c., la quale non priva il giudice della potestas iudicandi in ordine al fallimento del debitore ma dà luogo ad un obbligo di astensione che può esser fatto valere dall’interessato mediante l’istanza di ricusazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2017, n. 12066.


Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Procedimento - Astensione di tutti o della maggioranza dei componenti del Consiglio dell’Ordine di appartenenza del legale - Effetti - Spostamento della competenza presso il Consiglio distrettuale della corte di appello più vicina - Fase del procedimento - Irrilevanza.
In tema di procedimento disciplinare nei confronti degli avvocati, l'astensione di tutti o della maggioranza dei componenti del Consiglio dell'Ordine di appartenenza dell'incolpato determina lo spostamento della competenza in capo al Consiglio distrettuale della corte di appello più vicina, indipendentemente dalla circostanza che detta astensione si verifichi nella fase iniziale del procedimento - relativa all'adozione di misure cautelari - ovvero in quella successiva. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 17 Marzo 2017, n. 6958.


Fallimento - Opposizione alla stato passivo - Incompatibilità del giudice delegato a far parte del collegio giudicante - Nullità della pronuncia - Esclusione - Fondamento - Limiti.
L'incompatibilità del giudice delegato, che ha pronunciato il decreto di esecutività dello stato passivo, a far parte del collegio chiamato a decidere sulla conseguente opposizione, non determina una nullità deducibile in sede di impugnazione, in quanto tale incompatibilità, salvi i casi di interesse proprio e diretto nella causa, può dar luogo soltanto all'esercizio del potere di ricusazione, che la parte interessata ha l'onere di far valere, in caso di mancata astensione, nelle forme e nei termini di cui all'art. 52 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2016, n. 22835.


Diffamazione in occasione di un comizio elettorale – Risarcimento danni ex art. 2043 c.c. – Legittimo esercizio del diritto di critica ex art. 21 Cost. – Scriminante ex art. 51 c.p.c – Sussistenza.
Nel valutare la portata offensiva di una frase (nella specie caratterizzata da espressioni del tipo “insignificante”, affetto da “immoralità umana” ed “amoralità politica”), e l’eventuale sussistenza della scriminante del diritto di critica ex art. 51 c.p., il giudice deve tenere conto dell’occasione che determina la reazione critica e della situazione storico politica complessiva; in sostanza, nell’ambito di una competizione politica normalmente caratterizzata dalla trasformazione del linguaggio nel senso di una maggiore aggressività, la pronunzia di espressioni oggettivamente offensive se avulse dal contesto nel quale sono pronunziate, possono invece ritenersi lecite.

La situazione politica del mondo attuale è attraversata da forte contrapposizione, il più delle volte ostentata linguisticamente e retoricamente per ottenere facile consenso mediatico: ciò fa ritenere legittimo l’uso di toni oggettivamente aspri e polemici e le opinioni possono essere espresse anche con termini pungenti, con frasi suggestive e finanche paradossali, che garantiscono l’efficacia della comunicazione e catturino l’attenzione dei cittadini su problemi di interesse pubblico.

I limiti a tale ampia libertà di comunicazione sono costituiti dal fatto che oggetto della critica deve essere un aspetto della dimensione pubblica del personaggio criticato ed anche duramente contestato. (Antonello Falco) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 14 Ottobre 2016.


Opposizione ex art. 18 l. fall. (testo previgente) - Sentenza - Pronuncia da parte dello stesso collegio che ha dichiarato il fallimento - Nullità ex art. 158 c.p.c. - Esclusione - Incompatibilità ex art. 51, n. 4, c.p.c. - Configurabilità - Istanza di ricusazione - Onere - Deduzione di tardiva conoscenza della composizione del collegio - Irrilevanza - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione previsto dagli artt. 18 e 19 l. fall. (nel testo previgente, applicabile "ratione temporis"), la sentenza emessa in primo grado dallo stesso collegio che ha dichiarato il fallimento non è affetta da nullità per vizio di costituzione del giudice, ma, avendo quel procedimento il carattere e la funzione sostanziale di un giudizio d'impugnazione di secondo grado, integra un'ipotesi di astensione obbligatoria di cui all'art. 51, n. 4, c.p.c., che la parte ha l'onere di far valere mediante tempestiva e rituale istanza di ricusazione ex art. 52 c.p.c., senza che, in mancanza, possa invocare, in sede di gravame, come motivo di nullità della decisione, la violazione, da parte del giudice, dell'obbligo di astenersi, neppure se deduca la tardiva conoscenza, oltre i termini ex art. 190 c.p.c., nel testo vigente "ratione temporis", della composizione del collegio che l'ha pronunciata, atteso che le parti, alla stregua dell'art. 113 disp. att. c.p.c., sono in grado di avere contezza, prima della camera di consiglio, dei magistrati destinati a comporre il collegio e, quindi, di proporre rituale istanza di ricusazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2016.


Fallimento - Procedimento - Incompatibilità del giudice che abbia trasmesso gli atti al pubblico ministero affinché valuti se richiedere il fallimento - Esclusione.
Non sussiste alcuna incompatibilità, in sede di decisione sul ricorso per fallimento, del magistrato che in precedenza abbia trasmesso gli atti al pubblico ministero affinché valuti se instare per la dichiarazione di fallimento. La natura neutra e non decisoria di tale segnalazione ex art. 7, n. 2, legge fall. all'esito della mera delibazione di elementi sintomatici dell'insolvenza emersi nell'ambito di un ordinario giudizio di cognizione, non è tale da condizionare la successiva imparzialità di giudizio ed esigere quindi il dovere di astensione a pena di violazione del principio di terzietà del giudice ex art. 111 Cost. (Cass., sez. unite, 18 aprile 2013, n. 9409); nè tanto meno si tratta di duplicazione di accertamento in due diversi gradi di giudizio (Cass, sez. unite, 15 giugno 2012, n. 9857). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2015.


Rito cd. Fornero – Giudice dell’opposizione – Stesso giudice che ha pronunciato l’ordinanza nella prima fase – Questione di legittimità costituzionale – Inammissibilità.
E’ manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 51, della legge 28 giugno 2012, n. 92 (Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita) e dell’art. 51, primo comma, numero 4), del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli artt. 3, primo e secondo comma, 24, primo e secondo comma, 25, primo comma, 97 e 111, primo comma, della Costituzione, dal Tribunale ordinario di Siena − sezione lavoro. La questione risolve nell’improprio tentativo di ottenere dalla Corte Costituzionale, con uso distorto dell’incidente di costituzionalità, l’avallo dell’interpretazione proposta dal rimettente in ordine ad un contesto normativo suscettibile di duplice lettura. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 16 Luglio 2014, n. 205.


Art. 1 comm1 51, l. 92/2012 (cd. Rito Fornero) – Giudice che ha pronunciato l’ordinanza all’esito della fase sommaria (art. 1 comma 49 l. 92/2012) – Medesimo giudice investito del giudizio di opposizione (art. 1 comma 51 l. 92/2012) – Obbligo di astensione ex art. 51 comma I n. 4 c.p.c. – Esclusione – Legittimità costituzionale – Rimessione alla Consulta (artt. 51, comma I, n. 4 c.p.c., 1 comma 51 l. 92/2012)..
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 51, comma I, n. 4 c.p.c. e 1, comma 51, legge 28 giugno 2012 n. 92 (disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita), nella parte in cui non prevedono l’obbligo di astensione per l’organo giudicante (persona fisica) investito del giudizio di  opposizione ex art. 51, comma I, l. 92/12 che abbia pronunciato l’ordinanza ex art. 1, comma 49, l. 92/2012, in riferimento agli artt.  24 e 111 della Costituzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06 Febbraio 2014.


Rito cd. Fornero – Giudice dell’opposizione – Stesso giudice che ha pronunciato l’ordinanza nella prima fase – Questione di legittimità costituzionale .
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 51, nel contesto procedimentale di inserimento (art. 1, co. 47 ss., l. 2012/n. 92), come dell’art. 51 co. 1, n. 4, cpc, nella parte in cui la prima disposizione non prevede che il giudizio di opposizione abbia svolgimento davanti al medesimo giudice persona fisica della fase sommaria e la seconda non esclude dalla sua operatività la fattispecie in parola, in violazione dell’art. 3 co. 1 e 2, dell’art. 24 co. 1 e 2, dell’art. 25 co. 1, dell’art. 97 e dell’art. 111, co. 1, pt. II, Cost.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 15 Agosto 2013.


Obbligo di astensione – Interesse proprio del magistrato o di suo congiunto..
L'art. 2, lett. c) del d.lgs. 23.2.2006, n. 109 statuisce che costituisce illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni "la consapevole inosservanza dell'obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge". La fattispecie disciplinare suddetta non è delimitata alle sole ipotesi tassativamente previste dall'art. 51, c. 1 c.p.c. e dagli artt. 36 e 37 c.p.p., con la conseguenza che il suo ambito di applicazione è più ampio e quindi riguarda tutti i casi nei quali sia ravvisabile un interesse proprio del magistrato, o di un suo prossimo congiunto, a conseguire un ingiusto vantaggio patrimoniale o a farlo conseguire ad altri, o a cagionare un danno ingiusto ad altri. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Novembre 2012, n. 19704.


Processo civile – Ricusazione del giudice – Ipotesi di astensione – Manifestazione del convincimento del giudice – Ipotesi non prevista – Previsione nel codice di procedura penale – Estensione analogica – Esclusione..
Le ipotesi di ricusazione previste dal combinato disposto di cui agli articoli 51 e 52 del codice di procedura civile sono di stretta interpretazione e dunque nel processo civile gli unici motivi di ricusazione relativi all'attività giurisdizionale del magistrato sono quelli di cui all'articolo 51 n. 4, che non contempla l'indebita manifestazione del convincimento del giudice, prevista, invece, dall'articolo 37 lettera B. del nuovo codice di procedura penale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 18 Gennaio 2012.


Processo civile – Ricusazione del consulente tecnico d’ufficio – Gravi ragioni di convenienza – Istanza ad iniziativa delle parti – Inammissibilità. .
Le parti non possono ricusare il consulente tecnico d’ufficio per i motivi di cui all’art. 51, ult. comma, codice procedura civile, posto che l’astensione per gravi ragioni di convenienza può essere azionata solo dal soggetto che ritiene di astenersi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 15 Luglio 2009.


Procedimento civile – Ricusazione del giudice – Partecipazione al collegio in sede di reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. – Trattazione in altro grado di giudizio – Motivo di ricusazione – Esclusione..
L’avere fatto parte del collegio giudicante investito del reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c., non costituisce un'ipotesi sufficientemente assimilabile sotto il profilo dell'incompatibilità ai fini di cui all’art. 51 c.p.c., alla trattazione della causa in un altro grado di giudizio. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Marzo 2008.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Giudice già partecipante alla decisione sulla dichiarazione di fallimento - Sua partecipazione al giudizio di opposizione - Nullità della relativa decisione - Esclusione - Fondamento.
Non è affetta da nullità la decisione sulla opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento cui abbia partecipato un giudice già componente il collegio decidente sulla dichiarazione del medesimo fallimento, giacché l'attuazione dell'imparzialità del giudice nel processo civile viene affidata agli istituti dell'astensione e della ricusazione, nel cui ambito va verificata in concreto la sussistenza di atti il cui compimento da parte del giudice comporti valutazioni di merito tali da pregiudicare le successive decisioni, dovendosi peraltro rilevare che, nella fattispecie, essendo la sentenza dichiarativa di fallimento emessa al termine di un giudizio a cognizione sommaria, ed intervenendo invece quella di opposizione all'esito di un giudizio a cognizione piena, non può ritenersi che il secondo giudizio sia pregiudicato dal precedente, onde neppure astrattamente sarebbe configurabile la situazione di incompatibilità che avrebbe legittimato la ricusazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Settembre 2000, n. 12410.