LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO I
Del titolo esecutivo e del precetto

Art. 474

Titolo esecutivo (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile.

II. Sono titoli esecutivi:

1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;

2) le scritture private autenticate, relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce espressamente la stessa efficacia;

3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.

III. L'esecuzione forzata per consegna o rilascio non può aver luogo che in virtù dei titoli esecutivi di cui ai numeri 1) e 3) del secondo comma. Il precetto deve contenere trascrizione integrale, ai sensi dell'articolo 480, secondo comma, delle scritture private autenticate di cui al numero 2) del secondo comma.



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(1) Articolo così sostituito, in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv., con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dalla l. 28 dicembre 2005, n. 263, con effetto dal 1° marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Condomino – Titolo esecutivo giudiziale formato nei confronti di un condominio – Esecuzione nei confronti di uno dei condomini – Allegazione da parte del creditore della quota millesimale del condomino esecutato – Sufficienza – Omessa allegazione della quota o richiesta dell’intero importo del titolo – Conseguenze – Opposizione del condomino all’esecuzione – Necessità – Riparto degli oneri probatori.
L’esecuzione nei confronti di un singolo condomino, sulla base di titolo esecutivo ottenuto nei confronti del condominio, per le obbligazioni contratte dall’amministratore, può avere luogo esclusivamente nei limiti della quota millesimale dello stesso, sicché, ove il creditore ne ometta la specificazione ovvero proceda per il totale dell’importo portato dal titolo, l’esecutato può proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 1, c.p.c., deducendo di non essere affatto condomino o contestando la misura della quota allegata dal creditore: nel primo caso, l’onere di provare il fatto costitutivo di detta qualità spetta al creditore procedente ed in mancanza il precetto deve essere dichiaro inefficace per l’intero, mentre, nel secondo caso, è lo stesso opponente a dover dimostrare l’effettiva misura della propria quota condominiale, ai fini della declaratoria di inefficacia dell’atto di precetto per l’eccedenza, ed in mancanza l’opposizione non può essere accolta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Settembre 2017, n. 22856.


Esecuzione forzata - Opposizioni - All'esecuzione (distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi) - Anteriori e posteriori all'inizio dell'esecuzione - Sopravvenuta caducazione del titolo - Rilievo d'ufficio indipendente dai motivi di opposizione - Cessazione della materia del contendere - Regolazione delle spese processuali secondo soccombenza - Necessità.
In sede di opposizione all'esecuzione, con cui si contesta il diritto di procedere all'esecuzione forzata perché il credito di chi la minaccia o la inizia non è assistito da titolo esecutivo, l'accertamento dell'idoneità del titolo a legittimare l'azione esecutiva si pone come preliminare dal punto di vista logico per la decisione sui motivi di opposizione, anche se questi non investano direttamente la questione. Pertanto, dichiarata cessata la materia del contendere per effetto del preliminare rilievo dell'avvenuta caducazione del titolo esecutivo nelle more del giudizio di opposizione, questa deve ritenersi fondata per qualunque motivo sia stata proposta, e il giudice dell'opposizione non può, in violazione del principio di soccombenza, condannare l'opponente al pagamento delle spese processuali, sulla base della disamina dei motivi proposti, risultando detti motivi assorbiti dal rilievo dell'avvenuta caducazione del titolo con conseguente illegittimità "ex tunc" dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Settembre 2017, n. 20868.


Esecuzione forzata - Titolo esecutivo - Ordinanza di condanna al pagamento di somme non contestate ex art. 186-bis c.p.c. - Revoca del provvedimento - Conseguenze - Esecuzione forzata intrapresa in forza di detto titolo esecutivo - Illegittimità ex tunc - Sussistenza - Fondamento.
La revoca dell'ordinanza di condanna al pagamento di somme non contestate, emessa ai sensi dell'art. 186-bis c.p.c. - in corso di causa o con la sentenza, definitiva o meno, in rito e/o nel merito, che decide la controversia - determina il venir meno di tutti gli effetti del provvedimento; conseguentemente, l'eventuale esecuzione forzata che sia stata intrapresa in forza di detto titolo (e che non si sia ancora conclusa) diviene, per la caducazione sopravvenuta del medesimo titolo, illegittima "ex tunc", in quanto l'esistenza di un valido titolo esecutivo costituisce presupposto dell'azione esecutiva stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Settembre 2017, n. 20789.


Esecuzione forzata – Titolo esecutivo giudiziale emesso in favore di società – Estinzione della stessa per cancellazione dal registro delle imprese – Persistente efficacia del titolo esecutivo – Sussistenza – Modalità di attivazione del titolo.
Il titolo esecutivo giudiziale emesso in favore di una società non perde efficacia in caso di estinzione della stessa per cancellazione dal registro delle imprese, sicchè esso può essere fatto valere, al fine di esercitare il conseguente diritto a procedere ad esecuzione forzata, dalla persona fisica nei cui confronti si integra il fenomeno successorio derivante dall'estinzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Agosto 2017, n. 20155.


Esecuzione forzata - Mobiliare - Presso terzi - In genere - Ordinanza emessa ai sensi dell'art. 553 c.p.c. - Natura - Titolo esecutivo nei confronti del terzo - Possibilità di notifica contestualmente all'atto di precetto - Insussistenza - Fondamento - Conseguenze.
In tema di espropriazione presso terzi, ove l’ordinanza di assegnazione venga notificata in forma esecutiva contestualmente al precetto, senza che sia stata preventivamente comunicata o altrimenti resa nota al terzo debitore, le spese sostenute per il precetto restano a carico del creditore procedente, atteso che l’ordinanza ex art. 553 c.p.c. acquista efficacia esecutiva soltanto dal momento in cui sia portata a conoscenza del terzo o dal momento successivo specificamente indicato nell'ordinanza di assegnazione, risultando, pertanto, inapplicabile l’art. 479, comma 3, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Agosto 2017, n. 19986.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione.
Non può essere ritenuto titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché ne va disposta la sospensione dell’efficacia esecutiva, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, benché la somma sia stata dichiarata come erogata e quietanzata, essa è stata costituita, presso la stessa banca, in deposito cauzionale a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della parte finanziata.

In tal caso è evidente la discrasia risultante nel predetto documento ove la somma finanziata prima risulterebbe erogata e poi, invece, ancora vincolata e giacente presso la banca, così creando una situazione di vantaggio solo per quest’ultima che da subito può incassare le rate del mutuo risultanti dal piano di ammortamento. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso, 25 Luglio 2017.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione.
Come statuito da Cass, sez. III, n. 17194 del 27.8.2015, “al fine di verificare se un contratto di mutuo possa essere utilizzato quale titolo esecutivo, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., occorre verificare, attraverso l’interpretazione di esso integrata con quanto previsto nell’atto di erogazione e quietanza o di quietanza a saldo ove esistente, se esso contenga pattuizioni volte a trasmettere con immediatezza la disponibilità giuridica della somma mutuata, e che entrambi gli atti, di mutuo e di erogazione, rispettino i requisiti di forma imposti dalla legge”

Qualora il contratto di mutuo, pur se stipulato con atto pubblico notarile, preveda che la somma mutata sia rimasta indisponibile in deposito cauzionale presso la banca mutuante sino al sino al verificarsi di condizioni future ed incerte, rimesse (in parte) alla volontà della parte mutuataria, siffatto contratto, che, per definizione, dovrebbe essere reale, in realtà è condizionato, difetta della immediata consegna da intendersi come immediata immissione nella disponibilità giuridica della somma mutuata e quindi posticipa necessariamente ad un momento futuro ed incerto il perfezionamento negoziale, sicché ne va disposta la sospensione della efficacia esecutiva. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti, 19 Luglio 2017.


Contratto di mutuo – Accredito sul conto corrente del mutuatario della somma con vincolo cauzionale di indisponibilità in favore della banca – Disponibilità effettiva della somma solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione.
Non può essere ritenuto idoneo titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché va disposta la sospensione della procedura esecutiva ricorrendo i gravi motivi previsti dall’art. 624 c.p.c., il contratto di mutuo stipulato per atto pubblico notarile che pur attesti la somma come erogata, quietanzata ed accreditata sul conto corrente del mutuatario, qualora la consegna della somma viene di fatto differita e la somma stessa dichiarata espressamente fuori dalla disponibilità del mutuatario, che si impegna a non prelevarla fino a quando non saranno posti in essere gli adempimenti elencati a pena di risoluzione del contratto.

Un siffatto contratto non integra un titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 3 c.p.c., difettando l’attestazione della erogazione della somma mutuata tramite separato atto pubblico o la quietanza tramite scrittura privata autenticata, sicché, in mancanza di prova dell’erogazione, non può essere idoneo a dimostrare l’esigibilità dell’obbligo di rimborso della somma mutuata. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 18 Luglio 2017.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione.
Non può essere annoverato nella categoria dei titoli esecutivi di cui all’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché non può ritenersi di per sé idoneo a sorreggere l’esecuzione forzata con conseguente necessaria declaratoria di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, il contratto di mutuo pur se stipulato per atto pubblico notarile nel quale, benché la somma sia stata dichiarata come erogata e quietanzata essa, per la verità, è costituita, presso la stessa banca, in deposito cauzionale a garanzia dell’adempimento di tutte le condizioni poste a carico della medesima parte finanziata, emergendo così che la somma in questione, mentre in una parte del predetto documento viene dichiarata come erogata, in altra, invece, viene indicata come ancora vincolata e giacente presso la banca e dunque, non disponibile, per il mutuatario.
Difetta, in questo caso, la traditio anche sotto il profilo della disponibilità giuridica poiché il mutuante non ha creato un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario sì da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo, né ha inserito nel medesimo contratto di mutuo specifiche pattuizioni consistenti nell’incarico che il mutuatario conferisce al mutuante di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo.
Il deposito cauzionale non soltanto non dà immediata disponibilità giuridica della somma al mutuatario, ma svolge utilità unicamente per la banca, la quale si assicura il diritto di incassare le rate di mutuo poste a carico del mutuatario già dal momento della stipula.
Dunque, il contratto de quo, non incorporando o fornendo la prova di un diritto di credito certo, liquido ed esigibile, è inidoneo, pur se stipulato con atto pubblico notarile, ad assumere efficacia di titolo esecutivo ai fini della restituzione coattiva delle somme promesse. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 12 Giugno 2017.


Esecuzione forzata - Ordinanza di assegnazione delle somme dovute dal terzo - Natura - Titolo esecutivo nei confronti del terzo - Notifica unitamente al precetto - Ammissibilità - Pagamento del terzo nel termine fissato nell’ordinanza - Debenza anche delle spese di precetto intimate - Esclusione - Fondamento.
L’ordinanza di assegnazione, costituendo titolo esecutivo nei confronti del terzo, può essere notificata unitamente al precetto, ma se nella stessa viene fissato un termine, decorrente dalla notifica, per effettuare il pagamento, il terzo che adempia entro la scadenza non può essere tenuto a sopportare le spese del precetto, ove intimate, perchè superflue ed in quanto il credito, se ancora sussistente, non era eseguibile al momento del precetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Maggio 2017, n. 13112.


Sentenze straniere – Condizioni – In genere – Esecuzione pendente in Italia su titolo esecutivo formatosi in uno Stato membro dell’Unione e riconosciuto nell’ordinamento italiano – Successiva decisione del giudice dello Stato di formazione di detto titolo incidente sulla efficacia esecutiva dello stesso – Delibazione – Divieto ex art. 22, n. 5, del Regolamento CE n. 44/ 2001 – Insussistenza – Ragioni.
Nel regime del Regolamento CE n. 44 del 2001, qualora sia iniziata una esecuzione in Italia sulla base di un titolo esecutivo, giudiziale o negoziale, formatosi in uno Stato membro dell’Unione e riconosciuto nell’ordinamento italiano, e sia successivamente intervenuta una decisione dello Stato di formazione del titolo che abbia inciso su di esso privandolo dell’efficacia esecutiva o ridimensionandola, la riserva alla giurisdizione nazionale dell’esecuzione forzata, prevista dall’art. 22, n. 5, del suddetto Regolamento, non osta alla delibazione di tale successiva pronuncia dello Stato estero, atteso che essa dispiega la sua incidenza non già in modo diretto sull’esecuzione forzata, ma sull’efficacia del titolo, e la sua utilizzazione, una volta riconosciuta, dovrà passare attraverso la necessaria investitura del giudice dell’esecuzione con l’apposito rimedio dell’opposizione all’esecuzione, ciò realizzando il monopolio della giurisdizione italiana sull’esecuzione forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2017, n. 9350.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Procedimento esecutivo - In genere - Esecuzione di opere non previste dal titolo - Esclusione - Necessità od opportunità delle stesse - Onere dell'esecutato di provvedervi - Sussistenza - Limiti - Fattispecie.
L’esecuzione degli obblighi di fare o non fare deve svolgersi in perfetta aderenza e nei limiti del dettato del titolo esecutivo, senza estendersi all’esecuzione di opere ulteriori non previste dal titolo stesso, anche se necessarie od opportune a tutela dei diritti dell’esecutato, ove questi abbia la facoltà e quindi l’onere di provvedervi direttamente. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dagli esecutati, i quali assumevano che, nell’ambito di un’esecuzione volta ad eliminare un illegittimo scolo delle acque piovane da essi realizzato, i lavori di ripristino, pur conformi al contenuto del titolo esecutivo, non erano stati eseguiti a regola d’arte per essersi limitato l’ausiliario nominato dall’ufficiale giudiziario a chiudere la pluviale con un tappo di cemento, così impedendo il deflusso delle acque e provocando l’allagamento dell’immobile di loro proprietà). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Aprile 2017, n. 9280.


Contratto di mutuo – Costituzione in deposito cauzionale presso la banca – Erogazione effettiva solo al verificarsi di condizioni future ed eventuali – Efficacia di titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. – Esclusione.
Non può essere ritenuto titolo esecutivo ai sensi dell’art. 474 co. 1 n. 2 c.p.c., sicché ne va sospesa l’efficacia esecutiva, il contratto notarile di mutuo che contempli una modalità di erogazione della somma in cui le parti, nel corpo dell'atto di mutuo, si danno effettivamente atto della consegna della somma mutuata, salvo poi precisare contestualmente che l'importo finanziario viene vincolato in un deposito cauzionale a garanzia dell'adempimento di una platea più o meno ampia di obblighi in carico alla parte finanziata (21). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)

Se è vero che il contratto di mutuo è un contratto reale, la traditio idonea a perfezionare il contratto si realizza già con l’acquisizione della disponibilità giuridica delle somme in capo al mutuatario, correlata con la contestuale perdita della disponibilità in capo al soggetto finanziatore. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)

Il conseguimento della giuridica disponibilità della somma mutuata da parte del mutuatario può ritenersi sussistente, come equipollente della traditio, nel caso in cui il mutuante crei un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, in guisa tale da determinare l'uscita della somma dal proprio patrimonio e l'acquisizione della medesima al patrimonio di quest'ultimo, ovvero quando, nello stesso contratto di mutuo, le parti abbiano inserito specifiche pattuizioni, consistenti nell'incarico che il mutuatario dà al mutuante di impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse del primo. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)

La costituzione di un tale autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, postula la libertà per il mutuatario medesimo di compiere atti di autonomia privata dispositivi del denaro ricevuto indipendenti ed autonomi dal negozio con il quale il mutuo viene stipulato; diversamente, quante volte l'assetto di interessi convenuto sopprima ab origine ed in qualunque forma quella libertà, ad onta dell'apparente trasferimento della somma, non potrà dirsi acquisita alcuna disponibilità giuridica del denaro finanziato, in ispecie quando da contratto la somma mutuata viene illico et immediate vincolata o la sua dazione addirittura posticipata ad altro momento, non già per soddisfare un interesse proprio del mutuatario, bensì della banca mutuante (21). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)

La quietanza nell’atto di mutuo sottoscritto dai contraenti, qualora presente, è inidonea a fondare la prova legale della consegna del denaro, posto che la portata confessoria a sé annessa viene infirmata, ai sensi dell'art. 2734 c.c., dalle contro dichiarazioni aggiunte recate nel contratto e posto che l’effettiva traditio conseguente allo svincolo non risulta da atti formalmente omogenei al contratto, in quanto non ricevuti da notaio (21). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 05 Aprile 2017.


Procedura esecutiva immobiliare – Fallimento – Riparto somme – Compenso Curatore – Esclusione.
In applicazione della normativa speciale non è possibile attribuire al fallimento somme ulteriori rispetto a quelle eccedenti la quota spettante al creditore procedente; ne consegue che in sede esecutiva non può essere assegnata alla curatela una parte del compenso di spettanza del curatore in quanto a detti incombenti si provvederà nel riparto in sede concorsuale. (Silvia Scartezzini) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Marzo 2017.


Espropriazione forzata - Contenuto del titolo esecutivo - Contratto di finanziamento stipulato avanti al pubblico ufficiale - Pagamenti parziali e modifica dei parametri iniziali - Necessità di attualizzazione del credito - Necessaria indicazione del precetto - Mancanza - Impossibilità del precetto di raggiungere lo scopo.
Il titolo esecutivo in base al quale si procede deve contenere in sé tutti gli elementi certi positivi idonei alla determinazione del quantum, non essendo consentito di attingerli aliunde. Pertanto, se anche l'originario contratto di finanziamento contenuto nell'atto notarile costituisce titolo certo e liquido al momento della stipula, detto requisito viene meno laddove nel tempo trascorso siano intervenuti pagamenti parziali o si siano modificati i parametri iniziali, così da rendere necessaria un'attualizzazione del credito la quale dovrà essere desumibile dalla semplice lettura del titolo che deve essere specificamente indicate nel precetto, pena l'impossibilità dello stesso di raggiungere lo scopo suo proprio, che è quello di far conoscere con certezza la quantificazione del credito nonché di assegnare al debitore un termine per adempiere e di preannunciare, per il caso di mancato adempimento, esercizio dell'azione esecutiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 14 Marzo 2016.


Apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria – Titolo esecutivo – Difetto.
Il contratto di apertura di credito con il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione del correntista una somma di denaro per un certo periodo di tempo con contestuale costituzione di ipoteca a garanzia del credito derivante dall'eventuale utilizzazione e nei limiti della somma messa a disposizione, seppure stipulato con rogito notarile notificato in forma esecutiva, non costituisce titolo esecutivo perchè la messa a disposizione da parte dell'istituto bancario di una somma di denaro non implica che l'accreditato sia debitore della somma stessa visto che il debito nasce alla fine del rapporto e solo con la diretta utilizzazione del credito. Sebbene l'art.474 co.2 n.3) c.p.c. annoveri gli atti ricevuti da notaio tra i titoli esecutivi, l'esecutività – come per ogni altro titolo esecutivo che attenga a somme di denaro – trova proprio imprescindibile requisito nella determinatezza o determinabilità dell'importo per cui viene minacciata o iniziata l'esecuzione forzata, desumibile da elementi intriseci al titolo stesso. (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 19 Ottobre 2015.


Contratto di mutuo condizionato – Erogazione della somma subordinata alla realizzazione delle condizioni contrattualmente previste – Insussistenza dei requisiti ex art. 474 c.p.c..
Il contratto condizionato di mutuo, caratterizzato dalla persistente disponibilità presso la mutuante delle somme erogate a garanzia dell’avverarsi delle condizioni ivi previste, con conseguente differimento del momento della rispettiva consegna e, di riflesso, di quello perfezionativo del sottostante contratto, è inidoneo ad assolvere la funzione di titolo esecutivo autonomo ed autosufficiente.

Il contratto condizionato di mutuo, poiché non documenta l’esistenza attuale di un’obbligazione di somma di denaro, non può essere utilizzato come titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c. per la restituzione delle somme che si assumono erogate. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 13 Maggio 2015.


Esecuzione forzata in genere – Credito azionato di valore minimo e non connesso con interessi di natura non patrimoniale – Interesse all’azione esecutiva – Irrilevanza giuridica .
L'interesse a proporre l'azione esecutiva, quando abbia ad oggetto un credito di natura esclusivamente patrimoniale, nemmeno indirettamente connesso ad interessi giuridicamente protetti di natura non economica, non diversamente dall'interesse che deve sorreggere l'azione di cognizione, non può ricevere tutela giuridica se l'entità del valore economico è oggettivamente minima e quindi tale da giustificare il giudizio di irrilevanza giuridica dell'interesse stesso. Poiché la giurisdizione è, notoriamente, risorsa statuale limitata ben può la legge, esplicitamente o implicitamente, limitare il ricorso al giudice per far valere pretese di natura meramente patrimoniale, tenendo anche conto che il numero delle azioni giudiziarie non può non influire, stante la limitatezza delle risorse disponibili, sulla durata ragionevole dei giudizi, che è bene protetto dall'art. 111 Cost. e dall'art. 6 della CEDU. (Nella specie, il creditore, dopo aver ricevuto il pagamento della complessiva somma portata in precetto, pari ad euro 17.854,94, ha ugualmente avviato la procedura esecutiva, deducendo l'esistenza di un residuo credito compreso tra euro 12 e 21, a titolo di interessi maturati tra la data di notifica del precetto e la data del pagamento). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 Marzo 2015.


Espropriazione individuale - Interpretazione del titolo esecutivo - Sentenza passata in giudicato - Apprezzamento di fatto incensurabile in sede di legittimità.
In tema di azione individuale, l'interpretazione del titolo esecutivo consistente in una sentenza passata in giudicato, compiuta dal giudice dell'opposizione a precetto o all'esecuzione, si risolve nell'apprezzamento di un fatto, come tale incensurabile in sede di legittimità sé esente da vizi logici e giuridici, senza che possa diversamente opinarsi alla luce dei poteri di rilievo ufficioso e di diretta interpretazione del giudicato esterno da parte del giudice di legittimità, atteso che, in sede di esecuzione, la sentenza passata in giudicato, pur ponendosi come "giudicato esterno" (in quanto decisione assunta fuori del processo esecutivo), non opera come decisione della controversia, bensì come titolo esecutivo e, pertanto, al pari degli altri titoli esecutivi, non va intesa come momento terminale della funzione cognitiva del giudice, bensì come presupposto fattuale dell'esecuzione, ossia come condizione necessaria e sufficiente per procedere ad essa (Cass. 14 gennaio 2011, n. 760; Cass. 6 luglio 2010, n. 15852; Cass. 9 agosto 2007, n. 17482; Cass. 25 marzo 2003, n. 4382; Cass. 9 agosto 2007, n. 14727). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2015.


Proposta Conciliativa del giudice – Art. 185-bis c.p.c. – Accordo delle parti a verbale – Titolo esecutivo – Sussiste..
Ove le parti del processo aderiscano alla proposta conciliativa del giudice, formulata ex art. 185-bis c.p.c., il Tribunale può dichiarare estinto il giudizio, ratificando l’accordo conciliativo intervenuto che, se raccolto nel verbale di udienza, costituisce titolo esecutivo ex art. 474 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore, 07 Novembre 2013.


Contratto di mutuo – Natura – Modalità di perfezionamento – Conseguenze.

Titolo esecutivo – Titoli stragiudizali – Requisiti – Verifica officiosa del giudice –  Integrazione extratestuale – Insussistenza – Conseguenze.
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Stante la natura reale del contratto di mutuo, ai fini del suo perfezionamento deve ritenersi necessario ed, al tempo stesso, anche sufficiente, che il mutuante permetta al mutuatario di entrare nella giuridica disponibilità della somma di denaro, in quanto con l'uscita di essa dal patrimonio del primo ed il correlato ingresso in quello del secondo, la fattispecie deve ritenersi perfezionata, e tale effetto può dirsi raggiungo anche attraverso modalità sostitutive della materiale consegna della somma al mutuatario, quali ad esempio il versamento diretto della stessa ad un terzo, per realizzare un interesse del mutuante. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)

Allorquando da una scrittura privata autentica nella sottoscrizione, azionata esecutivamente, con cui le parti hanno inteso documentare la concessione di una somma a titolo di mutuo ed il correlato obbligo di restituzione a carico del mutuatario, non possa dirsi dimostrata l'attuale esistenza del diritto, per il mutuante, di ottenere la restituzione della somma, poiché dal complessivo contesto contrattuale emerge invece una diversa volontà, volta a ritardare l'effettivo perfezionamento dell'accordo, detta scrittura non può considerarsi valido titolo esecutivo, in quanto il diritto che essa documenta non appare assistito dagli indispensabili requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità, per cui, ove non venga fornita, nei modi previsti dall'art. 474 c.p.c., da parte del procedente, prova dell'effettivo verificarsi di uno di quegli eventi cui le parti hanno inteso subordinare il perfezionamento della fattispecie, tanto impedisce la prosecuzione dell'esecuzione avviata sulla scorta di esso, la cui sorte è l'improcedibilità. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 03 Maggio 2013.


Espropriazione forzata - Concessione di ipoteca da parte del terzo - Mancanza di una espressa ricognizione del debito nei confronti del creditore - Titolo esecutivo - Esclusione..
Non ha valore di titolo esecutivo l'atto di concessione di ipoteca da parte del terzo datore che non contenga una dichiarazione di volontà ricognitiva dell'esistenza del debito nei confronti del creditore, ma una semplice dichiarazione di scienza rispetto al debitore; il solo atto di concessione di ipoteca non è, infatti, idoneo a produrre un effetto confessorio o anche solo ricognitivo circa l'esistenza del debito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 01 Marzo 2013.


Sentenza – Titolo Esecutivo – Interpretazione extra-testuale – Ammissibilità – Sussiste. .
La sentenza, fatta valere quale titolo esecutivo, non si esaurisce nel documento giudiziario, in cui è consacrato l'obbligo, essendone consentita l'interpretazione extratestuale, sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo in cui è stata emessa. Ne consegue che il giudice dell'opposizione all'esecuzione non può dichiarare d'ufficio la illiquidità del credito, portato dalla sentenza fatta valere come titolo esecutivo, senza invitare le parti a discutere la questione e ad integrare le rispettive difese, anche sul piano probatorio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 Luglio 2012, n. 11066.


Titolo esecutivo europeo - Certificazione - Attività para-amministrativa - Accertamento di un diritto nel contrasto tra le parti - Esclusione.

Titolo esecutivo europeo - Provvedimento del giudice del lavoro relativo alla domanda di certificazione - Natura di volontaria giurisdizione - Impugnazione mediante reclamo alla corte d'appello.

Titolo esecutivo europeo - Mancata contestazione del credito da parte del debitore - Interpretazione - Mero punto di collegamento alla disciplina processuale nazionale - Non contestazione intesa in senso letterale e comune - Assenza di difese volte a contrastare il credito.
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La decisione di certificare un provvedimento giudiziario come titolo esecutivo europeo è riconducibile a funzioni para-amministrative, poiché il giudice è chiamato non già ad accertare l'esistenza di un diritto nel contrasto tra le parti, ma la ricorrenza di determinati requisiti previsti dalla normativa europea quali condizioni per perseguire l'interesse di natura sovra individuale di incrementare la creazione di uno spazio giudiziario europeo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La decisione assunta dal giudice del lavoro cui sia stata rivolta la domanda di certificazione del titolo esecutivo europeo ha natura di volontaria giurisdizione e può essere impugnata mediante il reclamo alla corte d'appello previsto dalla seconda parte del comma 1 dell'articolo 739 c.p.c., trattandosi di decisione assunta, come prevede la norma, "dal tribunale in camera di consiglio in primo grado". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La previsione dell'articolo 3, comma 1, lettera b) del regolamento CE n. 805 del 2004, istitutivo del titolo esecutivo europeo, relativa alla mancata contestazione del credito da parte del debitore, deve essere intesa non già alla stregua di un richiamo al valore sostanziale che la legislazione interna attribuisce alla contumacia del convenuto, bensì come mero punto di collegamento alla disciplina processuale nazionale, quale complesso normativo che prevede le forme ed i momenti attraverso cui la contestazione del credito sarebbe potuta avvenire. La non contestazione di cui parla la norma deve pertanto essere interpretata non nell'accezione processuale dell'espressione, ma secondo il suo senso letterale e comune, ovverosia come dato di fatto oggettivo dell'assenza di difese volte a contrastare la sussistenza o l'entità del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 23 Maggio 2012.


Separazione e divorzio – Provvedimenti provvisori – Natura di titolo esecutivo – Requisiti – Credito certo, liquido ed esigibile – Necessità..
I provvedimenti provvisori emessi nell’ambito del giudizio di separazione o di divorzio, assumono l’efficacia di titoli esecutivi solo allorquando, così come prescritto dall’art. 474, comma 1, codice procedura civile, risultano relativi a crediti certi, liquidi ed esigibili, tramite indicazione di una specifica somma, determinata o determinabile nel suo ammontare.
Nel caso invece di generica condanna al pagamento delle ‘spese straordinarie’, non può ritenersi che il provvedimento provvisorio assuma le vesti di un titolo esecutivo. Pertanto, in tal caso e nell’ipotesi di non spontanea attuazione da parte dell’obbligato, non può procedersi direttamente al precetto; ma, al fine di legittimare l’esecuzione forzata, è necessario sollecitare un ulteriore intervento del giudice, ad esempio tramite ricorso per decreto ingiuntivo, volto ad accertare l’avveramento dell’evento futuro e incerto cui è subordinata l’efficacia della condanna, ossia l’effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, non suscettibili di essere desunte sulla base degli elementi di fatto contenuti nella prima pronuncia. (gm) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 02 Febbraio 2010, n. 0.


Titolo esecutivo europeo - Questioni inerenti la concessione del titolo - Sindacabilità da parte del giudice dello stato membro in cui è richiesta l'esecuzione - Esclusione..
A fronte della documentata esistenza del certificato di titolo esecutivo europeo, l'eventuale errore nella sua concessione non può essere sindacato dal giudice dello stato in cui è richiesta l'esecuzione ma solo dal giudice dello stato in cui la decisione è stata resa, promuovendo l'istanza di revoca del titolo. Pertanto, in presenza di tale titolo, è abolito l’exequatur e la decisione giudiziaria, certificata come titolo esecutivo europeo nello stato membro d'origine, è riconosciuta ed eseguita negli altri stati membri, senza che sia necessaria una dichiarazione di esecutività ai sensi del Reg. n. 44/2001. Ne consegue che il giudice dello stato membro non potrà sindacare la sussistenza o meno delle condizioni perché il credito possa essere considerato "non contestato" (art. 3, Reg. CE 806/2004). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 01 Febbraio 2010.


Titolo esecutivo europeo - Spedizione in forma esecutiva nel paese dello stato di esecuzione - Esclusione - Rilievo della omessa notifica del certificato esecutivo europeo - Deducibilità - Opposizione agli atti esecutivi..
Premesso che la presenza del titolo esecutivo europeo esclude la necessità di provvedere alla spedizione del titolo in forma esecutiva nel paese dello stato di esecuzione, si deve ritenere che la mancata notificazione del certificato esecutivo europeo non costituisce motivo di opposizione al precetto, bensì di opposizione agli atti esecutivi, da proporsi nel termine di venti giorni dalla notifica del precetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 01 Febbraio 2010.


Titolo esecutivo europeo – Regolamento CE n. 805/2004 – Presupposti..
Al fine di certificare una decisione giudiziaria come titolo esecutivo europeo ai sensi del regolamento CE n. 805/2004 del 21 aprile 2004 è necessario, fra l’altro, che la decisione sia esecutiva nello Stato membro d’origine e tale presupposto non sussiste ove il decreto ingiuntivo non sia stato dichiarato esecutivo ex art. 647 cod. proc. civ.. (mb) Tribunale Mantova, 24 Settembre 2009, n. 0.


Esecuzione forzata – Espropriazione Immobiliare – Caducazione del titolo esecutivo – Creditori Intervenuti – Prosecuzione dell’azione esecutiva – Esclusione..
La S.C. ha affermato che la caducazione del pignoramento iniziale, se non integrato da pignoramenti successivi, travolge ogni intervento, titolato o meno, con la conseguenza che i creditori intervenuti, anche se muniti di titolo, non possono proseguire nell’azione esecutiva immobiliare. (fonte: CED – Corte di Cassazione). Cassazione civile, 13 Febbraio 2009, n. 3531.


Esecuzione forzata – Titolo esecutivo – Scrittura privata autenticata – Formazione in data anteriore al 1 marzo 2006 – Efficacia di titolo esecutivo – Esclusione..
Non è titolo esecutivo, relativamente alle obbligazioni in essa contenute, la scrittura privata che sia stata autenticata in data anteriore al 1 marzo 2006, data di entrata in vigore modifica apportata all’art. 474 cod. proc. civ. dall’art. 2, comma 3 lett e) del decreto legge n. 35/2005, convertito con modificazioni dalla legge. n. 80/2005. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alba, 21 Gennaio 2009.