LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO II
Dell'appello

Art. 351

Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Sull'istanza di cui all'articolo 283 il giudice provvede con ordinanza non impugnabile (1) nella prima udienza.

II. La parte può, con ricorso al giudice, chiedere che la decisione sulla sospensione sia pronunziata prima dell'udienza di comparizione. Davanti alla corte di appello il ricorso è presentato al presidente del collegio.

III. Il presidente del collegio o il tribunale, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti in camera di consiglio, rispettivamente davanti al collegio o davanti a sé. Con lo stesso decreto, se ricorrono giusti motivi di urgenza, può disporre provvisoriamente l'immediata sospensione dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione della sentenza; in tal caso all'udienza in camera di consiglio il collegio o il tribunale conferma, modifica o revoca il decreto con ordinanza non impugnabile.

IV. Il giudice, all'udienza prevista dal primo comma, se ritiene la causa matura per la decisione, può provvedere ai sensi dell'articolo 281-sexies. Se per la decisione sulla sospensione è stata fissata l'udienza di cui al terzo comma, il giudice fissa apposita udienza per la decisione della causa nel rispetto dei termini a comparire. (2)



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(1) L'art. 27 della legge 12 novembre 2011, n. 183, con effetto dal 31 gennaio 2012, ha inserito le parole «non impugnabile».
(2) Comma aggiunto dall'art. 27 della legge 12 novembre 2011, n. 183, in vigore dal 31 gennaio 2012.

GIURISPRUDENZA

Revoca della sentenza di fallimento – Potere della corte d’appello di sospendere la liquidazione dell’attivo – Finalità – Contemperamento dell’interesse del debitore con quello dei creditori.
La finalità della disposizione di cui all’art. 19 l.fall. è quella di garantire la conservazione dell’integrità del patrimonio del fallito durante il tempo necessario alla definizione del giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento, in vista della restituzione di quel patrimonio alla sua libera disponibilità tutte le volte che il giudizio andrà a concludersi in senso a lui favorevole.

La tutela di questo interesse è però subordinata ad un vaglio giudiziale che ha riguardo, da un lato, alla verosimile fondatezza dell’impugnazione, e, dall’altro, ad aspetti riconducibili al concetto di periculum in mora, e cioè all’assenza ovvero presenza di un pregiudizio quale conseguenza della sospensione, o meno, dell’attività di liquidazione: l’art. 19, comma 1, è infatti inteso a contemperare l’interesse del debitore con quello dei creditori (così, ancora, Cass., 13100/2013), e, in questa prospettiva, l’esercizio del potere in esso contemplato non può che essere saldamente ancorato ad una valutazione delle esigenze che si presentano nel caso concreto; di ciò si ha conferma nella previsione secondo la quale la sospensione può essere anche solo “parziale”, ovvero “temporanea”, il che consente di modulare variamente il potere di sospensiva. Per altro verso, questa variabilità contenutistica si accompagna, e ben si accorda, con una variabilità “strutturale”: non pare un caso che, a differenza di quanto previsto dall’art. 351 del codice di rito (nonché dall’art. 373 c.p.c.), l’art. 19 non definisca come non impugnabile il provvedimento in parola, giacché al contrario ciò attesta ulteriormente la vocazione dell’istituto ad assicurare una (costante) corrispondenza della misura disposta alle esigenze di tutela di volta in volta ricorrenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 23 Ottobre 2017.


Revoca della sentenza di fallimento - Potere della corte d'appello di sospendere la liquidazione dell'attivo - Finalità - Contemperamento dell'interesse del debitore con quello dei creditori.
La finalità della disposizione di cui all'art. 19 l.fall. è quella di garantire la conservazione dell'integrità del patrimonio del fallito durante il tempo necessario alla definizione del giudizio di impugnazione della sentenza di fallimento, in vista della restituzione di quel patrimonio alla sua libera disponibilità tutte le volte che il giudizio andrà a concludersi in senso a lui favorevole.

La tutela di questo interesse è però subordinata ad un vaglio giudiziale che ha riguardo, da un lato, alla verosimile fondatezza dell'impugnazione, e, dall'altro, ad aspetti riconducibili al concetto di periculum in mora, e cioè all'assenza ovvero presenza di un pregiudizio quale conseguenza della sospensione, o meno, dell'attività di liquidazione: l'art. 19, comma 1, è infatti inteso a contemperare l'interesse del debitore con quello dei creditori (così, ancora, Cass., 13100/2013), e, in questa prospettiva, l'esercizio del potere in esso contemplato non può che essere saldamente ancorato ad una valutazione delle esigenze che si presentano nel caso concreto; di ciò si ha conferma nella previsione secondo la quale la sospensione può essere anche solo “parziale”, ovvero “temporanea”, il che consente di modulare variamente il potere di sospensiva. Per altro verso, questa variabilità contenutistica si accompagna, e ben si accorda, con una variabilità “strutturale”: non pare un caso che, a differenza di quanto previsto dall'art. 351 del codice di rito (nonché dall'art. 373 c.p.c.), l'art. 19 non definisca come non impugnabile il provvedimento in parola, giacché al contrario ciò attesta ulteriormente la vocazione dell'istituto ad assicurare una (costante) corrispondenza della misura disposta alle esigenze di tutela di volta in volta ricorrenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 10 Luglio 2017.


Procedura Civile - Appello - Istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata - Mancata specificazione del periculum in mora - Rigetto.
Poiché “l'indiscriminata ed automatica concessione di efficacia esecutiva a tutte le sentenze corrisponde a una precisa scelta operata dal legislatore al duplice – dichiarato – fine di conferire maggiore incidenza alla decisione giurisdizionale e di funzionare come deterrente nei confronti di impugnazioni infondate e dilatorie”, ne consegue che “il pregiudizio patrimoniale del soccombente così come il rischio di non recuperare la somma perduta a seguito dell’esecuzione provvisoria” debba andare non solo “dimostrato da chi lo invoca”, ma non può, di per sé solo, impedire l’effetto attribuito come “normale” dalla legge alla condanna di primo grado, pena, in caso contrario, “una intrinseca contraddittorietà della legislazione processuale (disporre o non disporre l’immediata esecutività della sentenza, significa appunto spostare dall’una all’altra delle parti in contestazione il rischio del tempo necessario alla chiusura definitiva del processo)” e, perciò, “occorre che l’eventuale perdita della somma comporti ulteriori gravi conseguenze per il finale vincitore” (nella fattispecie de qua difetta il requisito del “periculum in mora” per non esser stato dedotto uno specifico rischio di irripetibilità delle somme nei confronti della parte appellata e non esser stata fatta allegazione delle ulteriori gravi conseguenza che l’eventuale perdita della somma possa comportare per il debitore). (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 31 Gennaio 2017.


Esecutività provvisoria della decisione di primo grado – Natura cautelare – Sussistenza – Valutazione anticipata difese delle parti – necessità – Insussistenza.
Le argomentazioni in fatto ed in diritto che l'appellante espone a sostegno del gravame non sono suscettibili di integrare il requisito dei "gravi motivi" richiesti dall'art. 283 c.p.c. per far luogo al provvedimento di sospensione, in quanto, dovendo considerarsi la delibazione che il giudice dell'impugnazione è chiamato a compiere, sull'istanza ex art. 283-351 c.p.c, come accomunabile in senso ampio a quella compiuta in sede cautelare, il giudice non può anticipare la valutazione delle tesi difensive formulate dalle parti. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 24 Settembre 2015.


Esecutività provvisoria della decisione di primo grado – Presupposti – Onere probatorio a carico della parte istante – Sussistenza – Inadempimento – Conseguenze.
L'appellante che intenda conseguire l'inibitoria dell'efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, è tenuto ad allegare e provare la sussistenza di elementi oggettivi idonei a dimostrare la ricorrenza, nel caso di specie, dei requisiti del "fumus boni iuris" e del "periculum in mora". Tale ultimo requisito, in particolare, non può dirsi integrato dalle conseguenze connesse alla esecuzione forzata della decisione appellata, dovendo invece l'appellante dedurre e dimostrare che egli, dall'esecuzione della decisione in questione, subirebbe oggettivamente effetti negativi ulteriori e ben più gravi che non queste ultime, a maggiore ragione nel caso in cui la condanna di cui sia stato destinatario risulti di contenuto ammontare, ipotesi in cui è da escludersi, in ogni caso, un eventuale pericolo nel ritardo, di guisa che ove l'appellante non abbia allegato e provato la sussistenza dei richiamati elementi oggettivi, la relativa istanza deve essere rigettata. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 24 Settembre 2015.


Appello civile – Efficacia esecutiva della sentenza – Sospensione – Non reclamabilità dell’ordinanza. .
Nel giudizio di appello, il reclamo ex art. 669 terdecies avverso l’istanza di inibitoria dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado ex art. 351 c.p.c. – il quale prevede espressamente che il giudice d’appello provvede sulla sospensiva alla prima udienza con ordinanza non impugnabile – va escluso e, la ratio della non impugnabilità – non reclamabilità della sospensiva risiede nello scopo di evitare che vi sia un andirivieni di decisioni anticipatorie sulla esecutività della sentenza di primo grado. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 26 Febbraio 2014.


Efficacia esecutiva dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. impugnata – Istanza di sospensione ex art. 283 c.p.c. e 351 co. 2° c.p.c. – Individuazione dei gravi motivi sia nel fumus sia nel periculum..
I gravi motivi vanno individuati sia nel fumus, cioè nella rilevante probabilità della riforma della decisione appellata, a causa della manifesta erroneità delle statuizioni o per palesi errori logici o giuridici, individuati dai motivi di appello, sia nel periculum, cioè nel rischio che in conseguenza dell’esecuzione della sentenza il diritto controverso rimanga irrimediabilmente pregiudicato. (Feliciano Dal Bo) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 17 Febbraio 2014.


Efficacia esecutiva dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. impugnata – Istanza di sospensione ex art. 283 c.p.c. e 351 co. 2° c.p.c. – Fumus boni iuris: il Patto di Stabilità non legittima l’inadempimento od il ritardato adempimento – Accoglimento dell’istanza di sospensione..
Rilevato che nella specie non può essere esclusa, alla sommaria cognitio qui consentita, una riforma della sentenza gravata poiché il patto di Stabilità non legittima l’eccezione di inadempimento nei rapporti iure privatorum. (Feliciano Dal Bo) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 17 Febbraio 2014.


Efficacia esecutiva dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c. impugnata – Istanza di sospensione ex art. 283 c.p.c. e 351 co. 2° c.p.c. – Periculum in mora: ulteriore riduzione della liquidità del debitore – Accoglimento dell’istanza di sospensione..
Il periculum consiste nella ulteriore riduzione di liquidità che si aggiungerebbe all’inesigibilità di alcuni crediti (a causa della attuale crisi economica). (Feliciano Dal Bo) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 17 Febbraio 2014.


Appello - Istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado ex articolo 283 c.p.c. - Motivi - Esposizione.
L’istanza di sospensione (c.d. inibitoria) dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, proposta ai sensi dell’artt. 283 cod. proc. civ., non richiede a pena di inammissibilità l’espressa formulazione di specifici motivi nell’atto di citazione in appello, potendo questi essere esposti anche nel successivo ricorso ex art. 351 cod. proc. civ.. (Barnaby Dosi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 23 Ottobre 2013.


Fallimento - Revoca del fallimento - Cessazione degli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - Presupposto - Passaggio in giudicato della sentenza di revoca - Precedente sospensione dell'attività liquidatoria - Facoltà discrezionale - Sussistenza - Riforme del 2006 e del 2007 - Ininfluenza..
Gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - la cui esecutività in via provvisoria, disposta dall'art. 16, secondo comma, legge fall., non è suscettibile di sospensione, in considerazione della finalità della procedura fallimentare, diretta a privilegiare gli interessi generali dei creditori rispetto all'interesse del debitore - possono essere rimossi, sia quanto alla determinazione dello "status" di fallito e sia quanto agli aspetti conservativi che al medesimo si ricollegano, soltanto col passaggio in giudicato della successiva sentenza di revoca resa in sede di opposizione, mentre anteriormente a tale momento può provvedersi, in via esclusivamente discrezionale, alla sospensione dell'attività liquidatoria, principi su cui non hanno inciso le riforme del 2006 e del 2007. Risultano, infatti, ancora in vigore sia l'art. 16, secondo comma, legge fall. sia il principio della non sospensione della sentenza di fallimento per effetto della proposizione del reclamo, restando possibile, in tale caso, solo sospendere, ex art. 19 legge fall., la liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013.


Appello - Sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza impugnata - Inosservanza del termine per la notifica del ricorso del decreto alla controparte - Conseguenze - Lesione del contraddittorio e del diritto di difesa..
In materia sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza impugnata, l'inosservanza del termine per la notifica del ricorso e del decreto del giudice non comporta alcuna conseguenza sul piano della regolarità del procedimento cautelare ex art. 669 sexies, comma 1, c.p.c., salva l'ipotesi che la suddetta inosservanza comporti una concreta lesione del contraddittorio e del diritto di difesa in danno della parte costretta a subire gli effetti del procedimento, lesione da valutarsi caso per caso in base al prudente apprezzamento del Giudice. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano, 06 Novembre 2012.


Provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado - Sentenza di natura costitutiva - Distinzione dei capi di condanna legati alla pronuncia costitutiva con vincolo sinallagmatico - Statuizione di condanna contenuta nella domanda di accoglimento della revocatoria fallimentare - Vincolo sinallagmatico - Inesistenza - Provvisoria esecuzione..
Al fine di stabilire se si possa anticipare, in via provvisoria, l'esecuzione delle statuizione di condanna contenuta nella sentenza che abbia natura costitutiva (nella quale indubbiamente rientra quella di accoglimento dell'azione revocatoria fallimentare) occorre distinguere in concreto, volta per volta, le statuizioni meramente dipendenti dell'effetto costitutivo da quelle che invece a tale effetto sono legate da un vero e proprio nesso sinallagmatico che non consente la scissione dei capi di condanna consequenziali alla pronuncia costitutiva. Nonostante la condanna al pagamento delle somme afferenti agli atti oggetto di revocatoria dipenda dalla pronuncia costitutiva di accertamento della loro inefficacia, pur tuttavia detta condanna non è legata dal rapporto di sinallagmaticità sopra indicato così che la provvisoria esecutività della sentenza di primo grado ben può essere riferita alle statuizioni di condanna in essa contenute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 12 Maggio 2011.