LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE III
Dell'istruzione probatoria
PARAGRAFO 8
Della prova per testimoni

Art. 257

Assunzione di nuovi testimoni e rinnovazione dell'esame
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se alcuno dei testimoni si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre persone, il giudice istruttore può disporre d'ufficio che esse siano chiamate a deporre.

II. Il giudice può anche disporre che siano sentiti i testimoni dei quali ha ritenuto l'audizione superflua a norma dell'articolo 245 o dei quali ha consentito la rinuncia; e del pari può disporre che siano nuovamente esaminati i testimoni già interrogati, al fine di chiarire la loro deposizione o di correggere irregolarità avveratesi nel precedente esame.


GIURISPRUDENZA

Testimonianza de relato – Valutazione del teste – Giudizio nel senso che abbia mentito – Condizioni

Testimonianza – Escussione del teste – Poteri del giudice – Giudice come mero “registratore passivo” – Esclusione

Testimonianza – Documenti prodotti dal testimone – Acquisizione – Ammissibilità – Sussiste – Acquisizione ex art. 118 c.p.c.
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Quel che infirma una testimonianza de relato non è la possibilità astratta che il terzo abbia mentito, ma l'esistenza di concreti elementi oggettivi dai quali desumere la falsità delle dichiarazioni riferite de relato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Se il giudice ritiene decisiva la conoscenza d'una circostanza di fatto sulla quale il testimone non era formalmente chiamato a riferire (perché non compresa nei capitoli ammessi), l'ordinamento gli accorda il potere di rivolgere al testimone "tutte le domande che ritiene utili a chiarire i fatti" (art. 253, comma 1, c.p.c.), come pure di richiamare il testimone già escusso (art. 257 c.p.c.). Da queste norme (e da molte altre) si ricava il principio che il giudice di merito non è un mero registratore passivo di quanto dichiarato dal testimone, ma un soggetto attivo e partecipe dell'escussione testimoniale, al quale l'ordinamento attribuisce il potere-dovere in primo luogo di sondare con zelo l'attendibilità dei testimone, ed in secondo luogo di acquisire dal testimone (vuoi con le domande di chiarimento, vuoi incalzandolo, vuoi contestandogli contraddizioni tra quanto dichiarato ed altre prove già raccolte) tutte le informazioni ritenute indispensabili per una giusta decisione. Quel che invece il giudice di merito non può fare, senza contraddirsi, è da un lato non rivolgere al testimone nessuna domanda a chiarimento e non riconvocarlo; e dall'altro ritenere lacunosa la testimonianza perché carente su circostanze non capitolate, e sulle quali nessuno ha chiesto al testimone di riferire (per l'affermazione di questo principio, sia pure in diversa fattispecie, si veda già Sez. U, Sentenza n. 789 del 29/03/1963, Rv. 261080). In conclusioni, se un testimone nulla riferisce su circostanze rilevanti ai fini dell'accoglimento della domanda, ma che non formarono oggetto dei capitoli ammessi, il giudice non può, senza contraddirsi, dapprima omettere di formulare al testimone qualsiasi domanda a chiarimento, e quindi rigettare la domanda ritenendo rilevanti e non provate le circostanze taciute. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il provvedimento col quale il giudice acquisisce documenti da un testimone va qualificato come ordine di ispezione del documento (art. 118 c.p.c.) rivolto d'ufficio ad un terzo (il testimone), come tale non soggetto ad alcuna decadenza. E' consentito al giudice ordinare al testimone, ai sensi dell'art. 118 c.p.c., di consentire l'ispezione di documenti utilizzati per aiuto alla memoria, che restano in tal caso acquisiti al fascicolo d'ufficio e sono utilizzabili ai fini del decidere, quand'anche l'acquisizione avvenga dopo lo spirare delle preclusioni istruttorie, salvo il diritto delle parti di essere ammesse alla prova contraria resa necessaria dalla acquisizione d'ufficio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 24 Settembre 2015, n. 18896.


Procedimento civile - Giudice - Attribuzioni e poteri. .
Il potere d’ufficio di cui all’art. 281-ter c.p.c. è attribuito al giudice monocratico unicamente in chiave sussidiaria, vale a dire per fornire elementi utili alla decisione ulteriori rispetto a quelli già articolati e dedotti dalle parti; non può, viceversa, in alcun caso essere esercitato per supplire alla carente di allegazione difensiva. (Antonino Fazio) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 27 Giugno 2013.


Processo civile – Prova per testimoni – Mancata deduzione ai sensi e per gli effetti dell’art. 244 c.p.c. e inderogabilità della indicazione – Impossibilità di sostituzione di testi – Sostituzione del teste deceduto con altro teste non ritualmente indicato..
Nel processo civile, ciascuna parte che intenda avvalersi della prova per testimoni, ha l'onere di indicare, a pena di decadenza ex art. 183 c.p.c. – nel processo ordinario di cognizione - o 414 c.p.c. – nelle controversie in materia di lavoro - , tutti i soggetti in grado di confermare i fatti controversi nel giudizio e non è consentita, quindi, la sostituzione dei testi, che non siano in grado di riferire sui fatti, con altri non originariamente indicati nelle memorie istruttorie ovvero nel ricorso introduttivo cosicché l'assunzione di testi che non siano stati preventivamente e specificamente indicati nel rispetto di dette norme è consentita solamente nei casi previsti dall'art. 257 c.p.c., la cui enunciazione deve ritenersi tassativa, dal momento che l'obbligo della rituale indicazione di cui all’art. 244 c.p.c. è inderogabile. Ne consegue l’impossibilità, pertanto, di sostituire, anche, i testi deceduti prima della assunzione, con altri che non siano stati indicati, dalla parte stessa che ne chiede la sostituzione, nei modi e nei termini di cui all'art. 244 c.p.c.. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano, 15 Gennaio 2013.


Testimonianza de relato – Testimoni de relato partium – Testimoni de reato in genere – Differenze e rilevanza della prova..
In tema di rilevanza probatoria delle deposizioni di persone che hanno solo una conoscenza indiretta di un fatto controverso, occorre distinguere i testimoni "de relato partium" e quelli "de relato" in genere: i primi depongono su fatti e circostanze di cui sono stati informati dal soggetto medesimo che ha proposto il giudizio o ha resistito ad esso, così che la rilevanza del loro assunto è sostanzialmente nulla, in quanto vertente sul fatto della dichiarazione di una parte del giudizio e non sul fatto oggetto dell'accertamento, che costituisce il fondamento storico della pretesa; gli altri testi, quelli "de relato" in genere, depongono invece su circostanze che hanno appreso da persone estranee al giudizio, quindi sul fatto della dichiarazione di costoro, e la rilevanza delle loro deposizioni si presenta attenuata, perché indiretta, e può assumere rilievo ai fini del convincimento del giudice solo nel concorso di altri elementi oggettivi e concordanti che ne suffragano la credibilità. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 26 Aprile 2012, n. 6519.


Processo civile – Testimonianza – De relato – Valore probatorio – Esclusione. (15/06/2010).
La testimonianza de relato ex parte, se considerata di per sé sola e senza il conforto di altri elementi, non ha valore probatorio, nemmeno indiziario, e la sua rilevanza processuale è sostanzialmente nulla. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 18 Maggio 2010, n. 0.