LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE II
Della trattazione della causa

Art. 189

Rimessione al collegio
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, a norma dei primi tre commi dell'articolo 187 o dell'articolo 188, invita le parti a precisare davanti a lui le conclusioni che intendono sottoporre al collegio stesso, nei limiti di quelle formulate negli atti introduttivi o a norma dell'articolo 183. Le conclusioni di merito debbono essere interamente formulate anche nei casi previsti dall'articolo 187, secondo e terzo comma.

II. La rimessione investe il collegio di tutta la causa, anche quando avviene a norma dell'articolo 187, secondo e terzo comma.


GIURISPRUDENZA

Opposizione all'esecuzione - Posizione di attore in capo all'opponente - Conseguenze - Eccezioni da lui proposte - Natura di "causa petendi" - Sussistenza - Modifica - Ammissibilità - Esclusione - Fattispecie.
Nel giudizio di opposizione all'esecuzione, ex art. 615 c.p.c., l'opponente ha veste sostanziale e processuale di attore, sicché le eventuali "eccezioni" da lui sollevate per contrastare il diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata costituiscono "causa petendi" della domanda proposta con il ricorso in opposizione e sono soggette al regime sostanziale e processuale della domanda. Ne consegue che l'opponente non può mutare la domanda modificando le eccezioni che ne costituiscono il fondamento, né il giudice può accogliere l'opposizione per motivi che costituiscono un mutamento di quelli espressi nel ricorso introduttivo. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso sentenza che aveva ritenuto tardiva la deduzione dell'opponente, rassegnata solo in sede di memorie di cui all'art. 183, comma 6, c.p.c., relativa alla non assoggettabilità ad espropriazione forzata dell'immobile staggito in quanto oggetto di provvedimento di assegnazione della casa coniugale, emesso in sede di giudizio di separazione ed asseritamente opponibile al creditore procedente ed a quelli intervenuti nell'esecuzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2019, n. 17441.


Interruzione del processo - Perdita della capacità processuale di una delle parti - Rimessione della causa in decisione - Fallimento di una parte - Dichiarazione nella prima memoria ex art. 190 c.p.c. - Effetti - Prosecuzione del giudizio tra le parti originarie - Opponibilità al fallimento della decisione - Esclusione - Fondamento.
La dichiarazione di fallimento di una delle parti che si sia verificata dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni (o di discussione), effettuata nella prima memoria ai sensi dell'art. 190 c.p.c. non produce alcun effetto ai fini della interruzione del processo, sicchè il giudizio prosegue tra le parti originarie e la sentenza pronunciata nei confronti della parte successivamente fallita non è nulla, né inutiliter data, bensì inopponibile alla massa dei creditori, rispetto ai quali costituisce res inter alios acta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 2017, n. 27829.


Processo civile – Comparizione parti – Richiesta di termine ex art. 183, comma 6, c.p.c. – Richieste dilatorie – Facoltà del giudice di invitare le parti a precisare le conclusioni ed assegnare la causa in decisione.
In forza del combinato disposto dell'art. 187 c.p.c., comma 1 e dell'art. 80-bis disp. att. c.p.c., in sede di udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la trattazione della causa ex art. 183 c.p.c., la richiesta della parte di concessione di termine ai sensi del comma 6 di detto articolo non preclude al giudice di esercitare il potere di invitare le parti a precisare le conclusioni ed assegnare la causa in decisione, atteso che, ogni diversa interpretazione delle norme suddette, comportando il rischio di richieste puramente strumentali, si porrebbe in contrasto con il principio costituzionale della durata ragionevole del processo, oltre che con il favor legislativo per una decisione immediata della causa desumibile dall'art. 189 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 30 Maggio 2017, n. 13653.


Definizione del procedimento con riserva di collegialità – Applicabilità dell’art. 281-sexies c.p.c. – Esclusione – Manifesta irragionevolezza – Dubbi di costituzionalità – Rimessione alla Corte Costituzionale..
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 189 cod. proc. civ., per violazione degli artt. 3, 111 Cost., nella parte in cui non prevede che «il giudice può decidere la causa ai sensi dell’articolo 281-sexies». (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 12 Dicembre 2013.


Precisazione delle conclusioni – Omessa precisazione delle conclusioni – Abbandono delle domande e delle eccezioni – Sussiste – Domanda di Addebito – Applicabilità – Sussiste..
La mancata riproposizione della domanda (o eccezione) nella precisazione delle conclusioni comporta l'abbandono della stessa, assumendo rilievo solo la volontà espressa della parte, in ossequio al principio dispositivo che informa il processo civile…’ (Cass. Civ., sez. III, sentenza 29 gennaio 2013 n. 2093). In particolare, è da ritenersi abbandonata la domanda di addebito se la parte non la ripropone precisando le conclusioni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Maggio 2013.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Revocato - Mancata approvazione e fissazione dell'udienza davanti al collegio - Reclamo al Tribunale - Dichiarazione di inammissibilità - Impugnazione con ricorso per cassazione - Ammissibilità - Esclusione.
In tema di rendiconto del curatore del fallimento, non è ricorribile per cassazione , ex art. 111 Cost., l'ordinanza del tribunale fallimentare che abbia dichiarato inammissibile il reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato - in presenza di osservazioni del nuovo curatore sul rendiconto presentato dal curatore revocato - non abbia approvato il conto ed abbia fissato l'udienza davanti al collegio, a norma dell'art. 116, ultimo comma, legge fall. e dell'art. 189 cod. proc. civ., atteso che tale provvedimento ha solo natura ordinatoria, essendo destinato a regolare lo svolgimento del processo in vista della (futura) decisione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 1995, n. 5435.