LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE I
Dei poteri del giudice istruttore in generale

Art. 177

Effetti e revoca delle ordinanze
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le ordinanze, comunque motivate, non possono mai pregiudicare la decisione della causa.

II. Salvo quanto disposto dal seguente comma, le ordinanze possono essere sempre modificate o revocate dal giudice che le ha pronunciate.

III. Non sono modificabili né revocabili dal giudice che le ha pronunciate:

1) le ordinanze pronunciate sull'accordo delle parti, in materia della quale queste possono disporre; esse sono tuttavia revocabili dal giudice istruttore o dal collegio, quando vi sia l'accordo di tutte le parti;

2) le ordinanze dichiarate espressamente non impugnabili dalla legge;

3) le ordinanze per le quali la legge predisponga uno speciale mezzo di reclamo.


GIURISPRUDENZA

Sospensione provvisoria esecutorietà decreto ingiuntivo – Fideiussione – Nullità – Normativa antitrust.
Il mutamento giurisprudenziale di cui alla sentenza della Cassazione n. 29810 del 2017, che sancisce la nullità delle fideiussioni omnibus quando dalla loro conformità al modello ABI ne derivi una violazione della normativa antitrust, costituisce circostanza idonea per l’accoglimento della richiesta di sospensione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto in relazione alla posizione dei fideiussori. (Paolo Porena) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 05 Giugno 2018.


Procedimenti cautelari in genere – Ordinanza ex art. 669 duodecies c.p.c. – Reclamo – Inammissibilità.
In ragione della non reclamabilità dei provvedimenti di attuazione delle misure cautelari, ex art. 669-duodecies c.p.c., militano una serie di considerazioni, quali: a) il(i) provvedimento(i) adottato(i) ai sensi dell’art. 669-duodecies c.p.c. non comportano l’estrinsecazione di una nuova e vera e propria potestas iudicandi a contenuto decisorio (avendo, di contro, mero contenuto ordinatorio), bisognoso della previsione di un autonomo mezzo, latu sensu, di gravame (soprattutto quando si tratti, come nel caso di specie, dell’attuazione di obblighi diversi da quelli di facere, la cui attuazione, di contro, richiede, in effetti, ulteriori specificazioni in cui potrebbe astrattamente configurarsi l’esternazione di una nuova cd autonoma potestà decisoria); b) l’art. 669-terdecies nel disciplinare il mezzo processuale del reclamo, vi assoggetta esplicitamente solo i provvedimenti che concedono o negano (a seguito dell’intervento del giudice delle leggi) la cautela, e non anche quelli che semplicemente, dopo la concessione, la attuano; c) l’attuazione del provvedimento cautelare non instaura un vero e proprio procedimento esecutivo (alla stregua delle norme di cui al Libro Terzo del Codice di procedure civile) e, delle due l’una, o le doglianze astrattamente sollevabili avverso i detti provvedimenti investono l’an stesso della cautela concessa (ossia la sussistenza dei suoi presupposti, formali e sostanziali), ed allora, in tal caso, lo strumento di gravame utilizzabile per far valere le dette doglianze non può che essere il reclamo averso il provvedimento cautelare (e non già avverso quello di attuazione della cautela); oppure le doglianze astrattamente sollevabili attengono le stesse “modalità di attuazione” fissate col relativo provvedimento ex art. 669-duodecies, ed allora, in tal caso, le stesse non potranno che essere poste o sollevate nel successivo giudizio di merito o, in caso di mancata instaurazione del giudizio di merito (come ben possibile quando trattasi di provvedimenti cautelare anticipatori, secondo il vigente c.p.c.), allo stesso giudice monocratico della cautela, attraverso la stimolazione dell’esercizio dei propri generali poteri di revoca e/o modifica delle ordinanza, ex art. 177 c.p.c. (oppure ex art. 669-decies c.p.c.). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 16 Novembre 2017.


Procedura esecutiva immobiliare – Errore dell’esperto nominato nella rilevazione della consistenza metrica del bene – Diniego del g.e. alla restituzione del prezzo versato e successiva domanda di accertamento della responsabilità dell’esperto nominato – Giudicato sostanziale – Insussistenza.
Tra la domanda risarcitoria spiegata dall’aggiudicatario contro l’esperto nominato in una procedura esecutiva e la domanda spiegata sempre dall’aggiudicatario, ma contro la procedura, volta ad ottenere la restituzione di quella parte di prezzo pagata in eccedenza rispetto a quella che sarebbe stata corrisposta in assenza del colposo elemento perturbatore ascrivibile all’esperto nominato, sussiste una diversità per causa petendi e destinatari, tale da escludere che la reiezione della seconda possa precludere la trattazione della prima. (Stefano Puccinelli Jr.) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 01 Luglio 2016.


Separazione e divorzio – Richiesta di modifica dei provvedimenti temporanei e urgenti – Necessità di nuove circostanze sopravvenute – Sussiste.
Sebbene non sia più esplicitamente previsto dalla legge che la modifica (o la revoca) possano essere adottate solo in caso di ipotesi di mutamento nelle circostanze, un’interpretazione sistematica conduce a reputare, più verosimilmente, essere tuttora imposto dalla legge che il potere di revoca o modifica, in capo al Giudice Istruttore, sorga sul presupposto del sopravvenire di giustificati motivi (circostanze nuove, o preesistenti, ma incolpevolmente ignote).
Infatti:
- l’art. 156, co. 7, c.c., prevede che «Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti»: sicché il Giudice che procede a modificare il regime dei rapporti patrimoniali fra coniugi separati, ai sensi dell’art. 710 c.p.c., deve rinvenire dei motivi sopravvenuti: e non si vede perché mai, allora, il solo Giudice Istruttore dovrebbe prescindere dalle sopravvenienze;
- l’art. 9, co. 1, l. 1°.12.1970, n. 898, prevede espressamente che «Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6»: sicché sono necessarie, anche in questo caso, delle sopravvenienze;
- l’art. 337 quinquies c.c., prevede che «I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo»: così introducendo una libera rivedibilità delle disposizioni, che costituisce un’evidente eccezione, rispetto alle norme già viste, giustificata dall’indisponibilità degli interessi dei figli minori, la cui cura è di evidente rilievo pubblico;
- l’art. 177, co. 3, n. 3, c.p.c. prevede che non possano essere revocate, o modificate, le ordinanze suscettibili di essere reclamate: sicché soltanto le sopravvenienze possono, nella materia della famiglia, giustificare la possibilità, nonostante la proponibilità del reclamo, della revoca o modifica: perché, in tale materia, vige il principio, secondo cui ogni decisione è adottata rebus sic stantibus (dunque, affinché una decisione possa essere modificata, occorre o un’impugnazione, oppure che siano dedotte novità);
- l’art. 669 decies c.p.c., prevede espressamente che l’ipotesi è ammessa unicamente «se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare; e i provvedimenti presidenziali assumono un carattere urgente e provvisorio, in vista di un successivo merito.
Non può negarsi che il sistema manifesti una coerenza, in tutti i suoi ambiti, ogniqualvolta si sia in presenza dello schema che prevede un provvedimento non definitivo, il reclamo avverso il medesimo, la revocabilità, o modificabilità, del primo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Marzo 2015.


Fallimento - Apertura (dichiarazione) di Fallimento - Stato d'insolvenza - Definitivo accertamento del credito - Necessità - Esclusione - Conseguenze - Credito portato da ordinanza ex art. 186 bis cod. proc. civ. - Sufficienza - Fondamento.
In tema di fallimento, poiché, ai sensi dell'art. 5 legge fall., lo stato d'insolvenza non presuppone il definitivo accertamento del credito in sede giudiziale né l'esecutività del titolo, per poter chiedere il fallimento è sufficiente un'ordinanza adottata ai sensi dell'art. 186 bis cod. proc. civ., la quale costituisce valido titolo esecutivo per la somma per la quale è emessa, conserva la sua efficacia in caso di estinzione del giudizio e definisce direttamente una parte del merito. Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2015, n. 576.


Ordinanza ex art. 648 c.p.c. - Impugnabilità o modificabilità - Esclusione.

Ordinanza ex art. 648 c.p.c. - Successiva concessione di ordinanza ex art. 186-bis c.p.c. - Sussiste.
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Per espressa previsione dello stesso art. 648 c.p.c., l’ordinanza con cui viene concessa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto non è impugnabile e, come tale, in forza del combinato disposto con l’art. 177 c.p.c., non è neppure modificabile o revocabile da parte del giudice che l’ha emanata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, è ammissibile il provvedimento ex art. 186-bis c.p.c., anche dopo una già intervenuta pronuncia ex art. 648 c.p.c., di concessione della provvisoria esecuzione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lamezia Terme, 03 Maggio 2012.


Ordinanza ex art. 648 c.p.c. - Impugnabilità o modificabilità - Esclusione..
Per espressa previsione dello stesso art. 648 c.p.c., l’ordinanza con cui viene concessa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto non è impugnabile e, come tale, in forza del combinato disposto con l’art. 177 c.p.c., non è neppure modificabile o revocabile da parte del giudice che l’ha emanata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 03 Maggio 2012.


Fallimento - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione durante il fallimento del debitore da parte di un istituto di credito fondiario - Custode dei beni pignorati - Nomina o sostituzione - Organo competente - Custode - Incarico - Conferimento al curatore del fallimento - Obbligatorietà - Esclusione - Conseguenze.
Nell'azione esecutiva individuale, iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore, da un istituto di credito fondiario , secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data dell'entrata in vigore della legge 6 giugno 1991, n. 175 (abrogata soltanto a far data dall'1 gennaio 1994 dal T.U. di cui al d.P.R. 1 settembre 1993, n. 385 e recante la revisione della normativa in tema di credito fondiario), il cui art. 17, anche per i prestiti concessi in base alla medesima legge, richiama la disciplina del procedimento esecutivo risultante dal succitato R.D. del 1905 - il potere di nominare o sostituire il custode dei beni pignorati spetta, non già al giudice delegato al fallimento, bensì a quello dell'esecuzione immobiliare, il quale, non è tenuto a conferire tale incarico al curatore del fallimento, consentendo la legge la coesistenza delle due procedure ed essendo, pertanto, quella individuale regolata dal codice di rito, per la parte non disciplinata dalle richiamate disposizioni speciali, con la conseguenza che resta fermo il provvedimento di nomina del custode, il quale, pur non impugnabile ne' revocabile (artt. 66 e 177 cod. proc. civ.), è, tuttavia, suscettibile di modifiche per fatti sopravvenuti nel corso dell'esecuzione (art. 487, stesso codice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1994, n. 5352.