LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO VI
Degli atti processuali
CAPO II
Dei termini

Art. 153

Improrogabilità dei termini perentori
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati, nemmeno sull'accordo delle parti

II. La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. Il giudice provvede a norma dell’articolo 294, secondo e terzo comma. (1)



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(1) Coma aggiunto dall’art. 45, comma 19, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Impugnazione del lodo – Decorrenza del termine lungo per impugnare nel caso di omessa comunicazione del lodo nel termine di giorni 10 previsto dall’art. 824 c.p.c. – Dalla data della comunicazione – Esclusione – Natura di giurisdizione privata dell’attività arbitrale – Decorrenza del termine lungo – Dall’ultima sottoscrizione – Decadenza – Errore di diritto – Impossibilità di rimessione in termini.
Il termine di un anno per l’impugnazione del lodo arbitrale decorre dall’ultima sottoscrizione anche nel caso che il lodo sia stato trasmesso alle parti oltre i dieci giorni previsti dall’art. 824 c.p.c., salvo il caso che il termine residuo per l’impugnazione non risulti così ristretto da pregiudicare il diritto di difesa della parte.
La parte che sia incorsa in decadenza per aver impugnato il lodo nel termine di un anno dalla sua comunicazione, ma oltre l’anno dalla sua sottoscrizione, incorre in decadenza causata da errore di diritto e, conseguentemente, non può essere riammessa in termini. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Appello Catania, 26 Ottobre 2017.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Decorso del termine breve per l’impugnazione - Infedele patrocinio del difensore - Istanza di rimessione in termini - Esclusione.
La rimessione in termini, oggi disciplinata dall'art. 153 c.p.c., non può essere riferita ad un evento esterno al processo, impeditivo della costituzione della parte, quale la circostanza dell'infedeltà del legale che non abbia dato esecuzione al mandato difensivo, giacché attinente esclusivamente alla patologia del rapporto intercorrente tra la parte sostanziale e il professionista incaricato ai sensi dell'art. 83 c.p.c., che può assumere rilevanza soltanto ai fini di un'azione di responsabilità promossa contro quest'ultimo, e non già, quindi, spiegare effetti restitutori al fine del compimento di attività precluse alla parte dichiarata contumace, o, addirittura, comportare la revoca, in grado d'appello, di tale dichiarazione (Cass. 4 marzo 2011, n. 5260).

(Nel caso di specie, si è escluso che il denunciato errore del difensore dei falliti potesse giustificare una rimessione in termini per la proposizione del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 17 Novembre 2016.


Procedimento di mediazione obbligatoria disposto dal Giudice nel corso del giudizio – Tardiva proposizione – Improcedibilità – Non sussiste.
Il tentativo di mediazione obbligatorio esperito ancorché successivamente al termine di 15 giorni assegnato dal Giudice, non consente di ritenere operante la improcedibilità prevista per il mancato esperimento del procedimento, in assenza di espressa previsione di perentorietà del termine assegnato dal giudice ex art. 5 d. l.vo 4 marzo 2010 n. 28, dovendosi dare prevalenza all’effetto sostanziale dello svolgimento del procedimento. (Marco Beltrametti) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27 Settembre 2016.


Deposito telematico – Perfezionamento per il mittente dalla data in cui è generata la RdAC – Raggiungimento scopo in caso di mancata accettazione del deposito da parte dell’operatore di cancelleria – Esclusione .
Il deposito telematico può dirsi eseguito per il mittente a partire dalla data in cui è generata la RdAC, come sancito dall’art. 16bis co. 7 d.lgs. 18 ottobre 2012, n. 179, ma non può farsi retroagire a tale momento l’effetto voluto dall’art. 170 c.p.c., vale a dire la comunicazione dell’atto depositato alle altre parti costituite, posto che la conoscenza dell’atto a beneficio delle parti del processo e del giudice presuppone che vi sia stata anche l’accettazione da parte dell’operatore di cancelleria, la cui prova è data dal “messaggio di posta elettronica certificata contenente l’esito dell’intervento di accettazione operato dalla cancelleria”, come previsto dall’art. 14 co. 10 del provv. DGSIA del 16 aprile 2014 (c.d. quarta pec). (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 01 Giugno 2016.


Mancata accettazione del deposito telematico da parte dell’operatore di cancelleria – Decadenza – Sussistenza .
In mancanza di accettazione da parte dell’operatore di cancelleria, conseguente all’esito dei controlli automatici che ha riscontrato l’anomalia “numero di ruolo non valido il mittente non ha accesso al fascicolo”, il deposito telematico non raggiunge lo scopo ed il depositante, decorso il termine perentorio, deve intendersi incorso in decadenza, salva rimessione in termini ai sensi dell’art. 153 co.2 c.p.c.. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 01 Giugno 2016.


Mancata accettazione del deposito telematico da parte dell’operatore di cancelleria – Decadenza – Sussistenza – Rimessione in termini – Presupposti – Scusabilità – Esito negativo controlli automatici – Segnalazione necessità verifiche da parte della cancelleria – Affidamento nell’intervento dell’operatore di cancelleria .
Deve ritenersi non imputabile alla parte depositante il decorso del termine perentorio dovuto alla mancata accettazione dell’atto da parte dell’operatore di cancelleria quando la ricevuta generata all’esito dei controlli automatici (terza ricevuta) abbia segnalato la necessità di verifiche da parte della cancelleria, rimettendo così al vaglio finale dell’ufficio ricevente la possibilità di intervenire forzando l’accettazione o rifiutando il deposito ed ingenerando nel depositante un conseguente affidamento. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 01 Giugno 2016.


Mancata accettazione del deposito telematico da parte dell’operatore di cancelleria – Decadenza – Sussistenza – Rimessione in termini – Presupposti – Scusabilità – Esito negativo controlli automatici – Segnalazione dell’errore in data successiva alla scadenza del termine.
Deve ritenersi non imputabile alla parte depositante il decorso del termine perentorio dovuto alla mancata accettazione dell’atto da parte dell’operatore di cancelleria quando il messaggio relativo all’esito dei controlli automatici segnalante un’anomalia e la necessità di verifiche da parte della cancelleria è pervenuto al depositante in data successiva alla scadenza del termine, non potendo in tal caso lo stesso attivarsi utilmente al fine di rimediare all’errore commesso entro i termini assegnati o previsti come stabilito dall’art. 13 co. 4 del d.m. 44/2011. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 01 Giugno 2016.


Procedimento civile – Processo civile telematico – Deposito telematico di atto processuale in fascicolo non pertinente per errore nella compilazione del file DatiAtto – Nullità del deposito
 
Procedimento civile – Processo civile telematico – Deposito telematico di atto processuale – Nullità del deposito – Irrilevanza del perfezionamento al momento di generazione della “ricevuta di avvenuta consegna”

Procedimento civile – Processo civile telematico – Remissione in termini – Condizioni
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Il deposito di un atto processuale in un fascicolo non pertinente (per errore nella compilazione del file DatiAtto) è affetto da nullità perché mancante dei requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo (art. 156 cpv. c.p.c.), ossia di comunicare la memoria alla controparte (art. 170 co. 4 c.p.c.), oltre che al giudice. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

L’art. 16-bis co. 7 legge 17.12.2012 n. 221, secondo cui “Il deposito è tempestivamente eseguito quando la ricevuta di avvenuta consegna è generata entro la fine del giorno di scadenza”, ha la funzione di esonerare il depositante dal rischio di tardività del deposito per ritardi di lavorazione a lui non imputabili, ma non dal rischio di nullità del deposito per carenza dei requisiti indispensabili (nella specie è stato giudicato tardivo il deposito dell’atto telematico, nel corretto fascicolo, a seguito di rifiuto del primo deposito da parte della cancelleria). (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

La parte che è incorsa in una decadenza a lei non imputabile nel deposito di un atto telematico (memoria ex art. 183 c.p.c.) può essere rimessa in termini. In linea di principio, la remissione in termini richiede il verificarsi di almeno una tra queste due condizioni: a) non imputabilità della causa di rifiuto del deposito; b) grave ritardo del cancelliere nell’esecuzione dei controlli manuali, accettazione/rifiuto dell’atto (Nella specie è stata esclusa la remissione in termini poiché l’errore di compilazione ricade nella sfera della parte e la cancelleria ha rifiutato l’atto erroneamente indirizzato nel giorno lavorativo immediatamente successivo). (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 11 Giugno 2015.


Processo civile telematico - Notorio malfunzionamento dell'Ufficio - Rimessione in termini - Memorie istruttorie - Termine - Rinvio.
In presenza di un notorio blocco del sistema telematico dell'Ufficio in coincidenza con lo spirare del termine per la memoria ex art. 183, co. 6, n. 2, c.p.c., va concessa la rimessione in termini per il deposito di detta memoria, e va conseguentemente disposto il rinvio del termine per il deposito della 3^ memoria ex art. 183, co. 6, c.p.c., in particolare a tutela dei diritti della controparte rispetto alla parte che ha fatto istanza di rimessione. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 30 Gennaio 2015.


Rimessione in termini - Processo civile telematico - Decadenza non imputabile.
La parte che dimostra di essere incorsa in decadenza non imputabile deve essere rimessa in termini. (Giuseppe Vitrani) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21 Gennaio 2015.


Responsabilità da cose in custodia - Responsabilità dei comuni ex articolo 2051 c.c. - Dossi non segnalati all’interno dei centri abitati - Natura occulta o meno dell’insidia - Irrilevanza

Responsabilità da cose in custodia - Responsabilità dei comuni ex articolo 2051 c.c. - Dossi realizzati in conformità alle direttive tecniche del Comune - Responsabilità dell’impresa appaltatrice - Esclusione

Rimessione in termini del difensore impedito a raggiungere il tribunale a causa di un incidente stradale - Ammissibilità
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I comuni rispondono ex art. 2051 c.c. dei danni cagionati dai dossi, ove non appositamente segnalati, all'interno della perimetrazione dei centri abitati, e dunque a prescindere dalla natura occulta o meno dell'insidia. (Stefano Gallandt) (riproduzione riservata)

Una volta riaperto il traffico veicolare, l'impresa appaltatrice, nel dubbio circa la sussistenza di una sua responsabilità, non risponde ex art. 2043 c.c. dei danni provocati dai dossi realizzati in conformità alle direttive tecniche fornite dal comune committente. (Stefano Gallandt) (riproduzione riservata)

È consentita la rimessione in termini del difensore decaduto perché impedito a raggiungere il tribunale a causa di un incidente stradale, e dunque anche in ragione di una circostanza estranea al giudizio. (Stefano Gallandt) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 19 Agosto 2014.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Sentenza dichiarativa di fallimento - Reclamo - Intervento di qualunque interessato - Art. 18, nono comma, legge fall. - Interpretazione.
L'art. 18, nono comma, legge fall., secondo cui, nel procedimento di reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento, l'intervento di qualunque interessato non può avvenire oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste, va interpretato nel senso che, decorso quel termine, nessun intervento può aver luogo, neppure "ad adiuvandum", atteso che l'interesse richiesto dall'art. 105, secondo comma, cod. proc. civ. potrebbe legittimare l'interventore adesivo alla proposizione del reclamo, sicché consentirne la costituzione tardiva equivarrebbe a rimetterlo in termini per reclamare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2013.


Procedimenti cautelari – Reclamo – Mancata notifica alle controparti nel termine assegnato – Mancata comparizione del reclamante all’udienza di comparizione – Onere della cancelleria di comunicare il decreto di fissazione dell’udienza – Esclusione – Improcedibilità del reclamo – Rimessione in termini – Esclusione – Improcedibilità del reclamo principale – Conseguente inefficacia del reclamo incidentale tardive..
Nei procedimenti di reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. il ricorrente è tenuto ad attivarsi per prendere cognizione, in cancelleria, dell'esito del proprio ricorso, della data dell’udienza di comparizione fissata dal giudice e del termine che gli è stato assegnato per la notifica del ricorso e del decreto alle controparti. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)

Ove il reclamante non provveda alla notifica alle controparti del reclamo e del decreto col quale è stata fissata l’udienza di comparizione, il reclamo deve essere dichiarato improcedibile. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)

Non sussiste un onere della cancelleria di dare comunicazione al reclamante del decreto di fissazione dell’udienza di comparizione delle parti e del termine assegnatogli per la notifica alle controparti; conseguentemente tale circostanza non può essere addotta per chiedere la rimessione in termini ai sensi dell’art. 153 c.p.c.. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)

La declaratoria di improcedibilità del reclamo principale impone di dichiarare inefficace anche l’eventuale reclamo incidentale tardivo in applicazione dell’art. 334 c.p.c.. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 27 Dicembre 2012.


Notificazione del decreto ingiuntivo – Omesso perfezionamento del procedimento notificatorio per causa non imputabile – Rimessione in termini – Art. 644 c.p.c. – Ammissibilità – Art. 153 c.p.c. ex lege 69/2009 – Sussiste..
La rimessione in termini prevista dall’art. 153 c.p.c. è applicabile in generale a tutti i termini processuali e, quindi, anche a quello di cui all’art. 644 c.p.c., per l’ipotesi in cui il creditore non abbia notificato in modo tempestivo, il decreto ingiuntivo ottenuto, per una causa non imputabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 04 Ottobre 2012.


Atto di citazione - Nullità - Mancata indicazione del termine a comparire - Raggiungimento dello scopo - Impossibilità di fissazione di nuova udienza - Rimessione in termini.

Atto di citazione - Termine a comparire - Indicazione specifica del termine - Necessità.
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Nel caso in cui si verifichino vizi dell’atto di citazione diversi dalle nullità previste dall’art. 164 c.p.c. (mancata indicazione del termine a comparite di gg. 20) e l’atto abbia comunque raggiunto il suo scopo, e non sia possibile fissare nuova udienza ai sensi dell’art. 164, comma 3, c.p.c. per essersi verificato un vizio diverso da quelli previsti nel citato comma, soccorre la remissione in termini di cui all’art. 153 c.p.c.. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)

Nell’atto di citazione a giudizio non è sufficiente indicare l’articolo di legge che prevede i termini a comparire – art. 166 c.p.c. – dovendo l’attore indicare specificatamente il termine di gg 20 prima dell’udienza di comparizione quale termine per costituirsi per non incorrere nelle decadenza prescritte dalla normativa. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 18 Febbraio 2012.


Atto di citazione - Nullità - Mancata indicazione del termine a comparire - Raggiungimento dello scopo - Impossibilità di fissazione di nuova udienza - Rimessione in termini..
Nel caso in cui si verifichino vizi dell’atto di citazione diversi dalle nullità previste dall’art. 164 c.p.c. (mancata indicazione del termine a comparite di gg. 20) e l’atto abbia comunque raggiunto il suo scopo, e non sia possibile fissare nuova udienza ai sensi dell’art. 164, comma 3, c.p.c. per essersi verificato un vizio diverso da quelli previsti nel citato comma, soccorre la remissione in termini di cui all’art. 153 c.p.c.. (Andrea Balba) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 18 Febbraio 2012.


Procedimento civile - Rimessione in termini per la produzione di prove - Applicazione alle situazioni interne al giudizio - Documenti preesistenti che la parte era impossibilitata a produrre - Documenti sopravvenuti alla scadenza del termine..
L'ambito di applicazione del disposto di cui all'art. 184 bis c.p.c. - il quale prevede la rimessione nei termini per la produzione di prove che la parte non abbia potuto presentare in precedenza per causa a lei non imputabile - deve ritenersi limitato esclusivamente a quelle situazioni interne al giudizio, ossia verificatesi nell'ambito del suo svolgimento; ne deriva che la possibilità di ricorrere a tale istituto per il deposito di documenti sussisterà solo ove risulti che questi ultimi esistessero già in precedenza, ma la loro acquisizione sia stata resa impossibile a causa di un ostacolo non dovuto a colpa della parte, ovvero siano sopravvenuti alla scadenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli - Portici, 15 Marzo 2011.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Mero obiter dicutm non qualificabile come Principio di Diritto vincolante per il giudice di merito - Non applicazione - Sussiste..
L’aver fatto affidamento da parte dell’operatore del diritto sul consolidato indirizzo giurisprudenziale, innovato dalla pronuncia a Sezioni Unite n. 19246/2010, non può essere imputato colpevolmente; una rigida applicazione dei principi enunciati dalla Cassazione determinerebbe un effetto di profonda ingiustizia sostanziale. Per soddisfare le esigenze concrete sottese alla salvaguardia delle esigenze di giustizia sostanziale, occorre applicare il generale istituto della rimessione in termini, previsto dall’art. 153 c.p.c.. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo - Adria, 25 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Overruling - Rimessione in termini - Atto già espletato - Non necessità della ripetizione - Sussiste..
In materia di opposizione a decreto ingiuntivo, quanto al recente intervento delle SSUU n. 19246 del 2010, la norma sulla rimessione in termini va interpretata nel caso di specie quale strumento per evitare che dal mutamento dell’orientamento giurisprudenziale già consolidato derivi alla parte incolpevole un pregiudizio processuale non riparabile, e che pertanto, al fine di ottenere tale risultato costituzionalmente necessario, la restituzione delle facoltà processuali altrimenti precluse alla parte incolpevole non necessita di sua apposita istanza e non deve necessariamente sempre attuarsi con la possibilità di compiere l’atto processuale la cui mancanza dovrebbe generare la decadenza. Difatti, nelle ipotesi in cui lo stesso atto sia stato già espletato ma sia tardivo secondo il mutato orientamento giurisprudenziale, la restituzione in termini può anche concretizzarsi nel ritenere l’adempimento comunque  tempestivo, senza necessità di ripeterlo, così evitando alla parte che in buona fede lo abbia compiuto la sanzione processuale, e ad entrambe le parti la regressione del processo e l’invalidazione “ex post” di tutti gli altri atti del giudizio (esito a sua volta in contrasto con il principio del giusto processo, ed in particolare con la ragionevole durata del giudizio). Del resto, questa seconda modalità di restituzione in termini non si traduce neppure in un pregiudizio per la controparte opposta che a sua volta aveva aderito all’orientamento di legittimità all’epoca già consolidato, costituendosi nel termine ordinario senza nulla eccepire in ordine alla tempestività della costituzione della controparte ma difendendosi puntualmente nel merito. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi - Francavilla Fontana, 22 Novembre 2010.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Abbreviazione dei termini di costituzione dell'opponente - Mutamento di giurisprudenza - Rimessione in termini - Principio del giusto processo..
Per i procedimenti in corso al momento dell’intervento delle Sezioni Unite 19246/2010, la parte opponente che abbia iscritto a ruolo la causa dopo il quinto giorno ma entro il decimo, va rimessa in termini ex art. 153 c.p.c. (ieri: 184-bis c.p.c.). Il ridetto istituto costituisce una delle declinazioni del principio fondamentale del giusto processo e del diritto di difesa, come espressi dagli artt. 24 e 111 cost., dall’art. 6 CEDU (ormai comunitarizzata) e dalla costante giurisprudenza della CGE. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata - Civitanova Marche, 22 Ottobre 2010.


Rimessione in termini – Espressione del principio generale e costituzionale del giusto processo – Tutela della parte incolpevole – Atto processuale tardivo e già compiuto – Ripetizione dell'atto – Non necessità – Ragionevole durata del giudizio. (26/10/2010).
La norma sulla rimessione in termini, nonostante la sua collocazione originaria nell’ambito della disciplina della trattazione della causa, va interpretata, anche per effetto della sopravvenuta modifica dell’art. 111 Cost., come espressione del principio generale e costituzionale del giusto processo, e quindi come strumento per evitare che dal mutamento dell’orientamento giurisprudenziale già consolidato derivi alla parte incolpevole un pregiudizio processuale non riparabile. Pertanto, al fine di ottenere tale risultato costituzionalmente necessario, la restituzione delle facoltà processuali, altrimenti precluse alla parte incolpevole, non deve necessariamente sempre attuarsi con la possibilità di compiere l’atto processuale la cui mancanza dovrebbe generare la decadenza; nelle ipotesi in cui lo stesso atto sia stato già espletato, ma sia tardivo secondo il mutato orientamento giurisprudenziale, può anche concretizzarsi nel ritenere l’adempimento comunque tempestivo, senza necessità di ripeterlo, così evitando alla parte che, in buona fede lo abbia compiuto, la sanzione processuale, e ad entrambe le parti la regressione del processo e l’invalidazione ex post di tutti gli altri atti del giudizio (esito a sua volta in contrasto con il principio del giusto processo, ed in particolare con la ragionevole durata del giudizio). (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 15 Ottobre 2010, n. 0.


Processo civile – Rimessione in termini – Istituto di applicazione generalizzata – Omessa notifica senza colpa del decreto ingiuntivo – Rimessione in termini – Ammissibilità. .
L’abrogazione dell’art. 184-bis codice procedura civile e lo spostamento del suo contenuto nell’art. 153, cioè nel capo dedicato in via generale ai termini processuali, indica la volontà del legislatore di fare in modo che l’istituto della rimessione in termini sia di applicazione generalizzata e non limitata all’ipotesi in cui le parti siano decadute dal potere di compiere determinate attività difensive nel corso della trattazione della causa. In applicazione di tale principio ed in considerazione dell’esigenza di evitare una inutile duplicazione di azioni legali oltre che nel rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, si deve ritenere che possa essere rimesso in termini il creditore che sia incorso senza colpa nella sanzione dell’inefficacia del decreto ingiuntivo prevista dall’art. 644 codice procedura civile per il caso di omessa notifica del provvedimento nel termine di sessanta giorni dalla pronuncia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 19 Febbraio 2010.