LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO IV
Dell'esercizio dell'azione

Art. 105

Intervento volontario
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone per far valere, in confronto di tutte le parti o di alcune di esse, un diritto relativo all'oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo.

II. Può altresì intervenire per sostenere le ragioni di alcuna delle parti, quando vi ha un proprio interesse.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - Legittimazione dell'amministratore di società di capitali - Legittimazione all'impugnazione - Qualità di parte - Necessità.
L'articolo 18 legge fall., attribuendo a qualunque interessato la facoltà di proporre opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, consente di riconoscere la relativa legittimazione, iure proprio, anche all'amministratore di una società di capitali, il quale, pur non essendo direttamente assoggettato al fallimento, in virtù dell'autonoma soggettività giuridica di cui è dotata la società, è portatore di un interesse concreto ed attuale alla rimozione della relativa pronuncia, per gli effetti che possono derivarne a suo carico sia sul piano morale che su quello patrimoniale, in relazione all'eventuale contestazione di reati o alla proposizione di azioni di responsabilità, per i quali sia tenuto a rispondere personalmente, nonché alle particolari restrizioni previste nei suoi confronti del combinato disposto degli articoli 49 e 146 legge fall. Tale interesse, pur consentendogli non solo di proporre opposizione alla dichiarazione di fallimento emessa nei confronti della società, ma anche di spiegare intervento nel giudizio di opposizione promosso da quest'ultima, per sostenere le ragioni da essa fatte valere, non gli attribuisce tuttavia, nel caso in cui non sia stato egli stesso a promuovere il giudizio, la posizione di soggetto legittimato ad impugnare la relativa sentenza: qualora vi abbia partecipato, il suo intervento è infatti riconducibile non già al primo, ma al secondo comma dell'articolo 105 c.p.c. e gli consente pertanto di aderire all'impugnazione proposta dalla società fallita, ma non di impugnare autonomamente la sentenza emessa nei confronti di quest'ultima, dove essa non abbia esercitato la relativa facoltà o abbia prestato acquiescenza alla sentenza impugnata; nel caso in cui non abbia partecipato al giudizio, la sua legittimazione all'impugnazione non è invece ricollegabile agli articoli 110 e 111 c.p.c., non rivestendo egli la qualità di successore a titolo universale o particolare della società fallita, con la conseguenza che trova applicazione la regola generale secondo cui la qualità di parte legittimata a proporre appello o ricorso per cassazione, come a resistervi, spetta esclusivamente ai soggetti che abbiano formalmente assunto la veste di parte nel primo precedente grado di giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19727.


Intervento volontario – Limiti – Costituzione oltre l'udienza di prima comparizione – Possibilità di formulare domande nuove – Inammissibilità.
L’intervento adesivo autonomo è inammissibile oltre il termine stabilito per la costituzione del convenuto quando viene proposta una domanda nuova, ovvero una domanda con un diritto autonomo e dipendente dal titolo dedotto in giudizio. La ratio sottesa a tale limite è quella di ridurre al minimo la possibilità che il processo assuma un carattere “cumulativo” e, pertanto, che ostacoli una sua pronta definizione.  

Il terzo che non rispetta tali termini amplia l’oggetto del giudizio rendendo più gravoso il processo, ritardandone la conclusione. Diversamente opinando verrebbero resi due principi cardine del sistema processuale, quello del contraddittorio e quello della celerità. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino, 25 Maggio 2015.


Giudizio di Separazione – Intervento in causa del figlio maggiorenne – Art. 105 c.p.c. – Ammissibilità – Condizioni – Convivenza tra figlio maggiorenne e genitore – Necessità – Sussiste.
Il figlio maggiorenne può intervenire nel giudizio di separazione a condizione che sia convivente con uno dei genitori, stimandosi, altrimenti, l’atto di intervento inammissibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Dicembre 2014.


Concordato preventivo – Risoluzione – Contraddittorio – Pubblico ministero – Commissario giudiziale – Liquidatore – Legittimazione creditori.
Nel procedimento camerale diretto a sentir dichiarare la risoluzione del concordato preventivo:
-    non è necessaria la partecipazione del Pubblico Ministero;
-    il commissario giudiziale ed il liquidatore nominato in sede concordataria non sono parti in quanto non sono titolari di alcun autonomo interesse giuridico, ma possono essere sentiti nell’ambito dei poteri istruttori d’ufficio del Tribunale;
-    i creditori della società ammessa al concordato e l’ex amministratore possono intervenire nel giudizio ma solo in modo adesivo e non anche autonomo.
-    non è necessario procedere all’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i creditori. (Marco Capecchi) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 26 Giugno 2014.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Sentenza dichiarativa di fallimento - Reclamo - Intervento di qualunque interessato - Art. 18, nono comma, legge fall. - Interpretazione.
L'art. 18, nono comma, legge fall., secondo cui, nel procedimento di reclamo contro la sentenza dichiarativa di fallimento, l'intervento di qualunque interessato non può avvenire oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste, va interpretato nel senso che, decorso quel termine, nessun intervento può aver luogo, neppure "ad adiuvandum", atteso che l'interesse richiesto dall'art. 105, secondo comma, cod. proc. civ. potrebbe legittimare l'interventore adesivo alla proposizione del reclamo, sicché consentirne la costituzione tardiva equivarrebbe a rimetterlo in termini per reclamare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2013.


Contratto di locazione – Finita locazione – Legittimazione comproprietari locatori – Opposizione parte dimidia comproprietari – Modalità – Intervento in giudizio..
Per le domande di risoluzione del contratto di locazione deve essere negata la legittimazione attiva del comproprietario del bene locato pro parte dimidia, ove risulti l’espressa volontà contraria degli altri comproprietari, restando superata la presunzione che il singolo comunista agisca nell’interesse degli altri. Non ha alcuna importanza che l’opposizione alla disdetta (idonea a vincere quella presunzione iuris tantum di consenso) sia intervenuta prima o dopo la disdetta, ovvero ancora dopo l’instaurazione da parte del singolo condomino-locatore, dell’azione finalizzata ad ottenere il rilascio. Ciò che rileva, invero, è che l’espressione di siffatta volontà dissenziente provenga da almeno il 50% della proprietà, non essendo desumibile dall’intrepretazione del primo comma dell’art. 1105 c.c. alcuna preclusione, quanto alle modalità necessarie a dimostrare il dissenso. Il dissenso dei comproprietari-locatori può essere manifestato anche con la comparsa di intervento in giudizio. (Giuseppe Capasso, Michele Massimiliano Capasso) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 11 Ottobre 2013.


Giudizio promosso dal locatore titolare della piena proprietà nei confronti del conduttore - Successiva scissione della piena proprietà in usufrutto in capo al locatore e nuda proprietà in capo al soggetto terzo - Intervento nel processo del terzo nudo proprietario - Inammissibilità.

Locazioni - Uso diverso da quello pattuito - Manifestazione di volontà del locatore diretta a convalidare l'illegittima situazione posta in essere dal conduttore - Necessità - Semplice tolleranza del locatore - Irrilevanza.
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Deve ritenersi inammissibile l'intervento del nudo proprietario avente causa dal titolare della piena proprietà dell'immobile nel giudizio da questi promosso nei confronti del conduttore atteso che, qualora, successivamente alla stipula del contratto di locazione, si verifichi la scissione della piena proprietà in usufrutto e nuda proprietà, la qualità di locatore, in virtù delle disposizioni coordinate degli articoli 981, 984 e 999 c.c., si concentra per tutti i riflessi, attivi e passivi, sostanziali e processuali, nel titolare dell'usufrutto e ciò tanto nella costituzione dell'usufrutto per atto fra vivi, quanto nella costituzione "mortis causa". (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La circostanza che il locatore tolleri un uso dell'immobile diverso da quello pattuito non costituisce acquiescenza in ordine al mutamento di fatto della destinazione dell'immobile posto arbitrariamente in essere dal conduttore in contrasto con i patti contrattuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 18 Maggio 2012.


Giudizio promosso dal locatore titolare della piena proprietà nei confronti del conduttore - Successiva scissione della piena proprietà in usufrutto in capo al locatore e nuda proprietà in capo al soggetto terzo - Intervento nel processo del terzo nudo proprietario - Inammissibilità..
Deve ritenersi inammissibile l'intervento del nudo proprietario avente causa dal titolare della piena proprietà dell'immobile nel giudizio da questi promosso nei confronti del conduttore atteso che, qualora, successivamente alla stipula del contratto di locazione, si verifichi la scissione della piena proprietà in usufrutto e nuda proprietà, la qualità di locatore, in virtù delle disposizioni coordinate degli articoli 981,984 e 999 c.c., si concentra per tutti i riflessi, attivi e passivi, sostanziali e processuali, nel titolare dell'usufrutto e ciò tanto nella costituzione dell'usufrutto per atto fra vivi, quanto nella costituzione "mortis causa". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 18 Maggio 2012.


Chiamata in garanzia – Garanzia propria – Unicità del fatto generatore – Estensione automatica al chiamato della domanda – Sussistenza..
Laddove la domanda di garanzia spiegata dal convenuto attenga ad una garanzia propria - e sia quindi spiegata al fine di ottenere la liberazione del chiamante e l’individuazione del chiamato quale unico e diretto responsabile, essendo unico il fatto generatore prospettato con la domanda principale e con quella accessoria - si ha estensione automatica della domanda attorea al terzo chiamato senza bisogno di espressa istanza. (am) Tribunale Piacenza, 04 Giugno 2009, n. 0.


Processo civile – Chiamata in causa del convenuto – Estensione al chiamato della domanda attorea – Condizioni..
Si ha automatica estensione della domanda attorea anche al terzo chiamato dal convenuto, laddove egli sia evocato in giudizio non già al fine di far valere nei suoi confronti un rapporto di garanzia avente una causa petendi diversa da quella dedotta dall’attore, ma al fine di ottenere la propria liberazione e l’individuazione del chiamato quale unico e diretto responsabile, sicché la chiamata assolve il compito di supplire al difetto di citazione in giudizio da parte dell’attore del soggetto indicato dal convenuto come obbligato in sua vece, con la conseguenza che si ha estensione automatica dell’originaria domanda attorea, stante l’unicità del rapporto e la situazione di garanzia cd. propria. (gm) Tribunale Piacenza, 22 Ottobre 2008, n. 0.