TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. III - Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Art. 69-bis

Decadenza dall'azione
e computo dei termini (1)
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Le azioni revocatorie disciplinate nella presente sezione non possono essere promosse decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi cinque anni dal compimento dell’atto.

II. Nel caso in cui alla domanda di concordato preventivo segue la dichiarazione di fallimento, i termini di cui agli articoli 64, 65, 67, primo e secondo comma, e 69 decorrono dalla data di pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese. (2)

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(1) Rubrica modificata dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, che ha convertito, con modificazioni, il d.l. 22 giugno 2012, n. 83. La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata.
(2) Comma aggiunto dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, che ha convertito, con modificazioni, il d.l. 22 giugno 2012, n. 83. La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata.

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Azione revocatoria - Termine di decadenza ex art. 69-bis l.f..
L’azione revocatoria esperibile dal curatore ai sensi dell’art. 66 l.fall. e 2901 c.c. non è soggetta al termine decadenziale di cui all' art. 69-bis l.fall. (Marco Greggio) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 29 Dicembre 2017.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione.
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Decadenza ex articolo 69 bis L.F. – Decorrenza del termine.
L’art. 49 del d.lgs. 270/1999 non richiama singoli istituti, bensì le disposizioni della sezione III del capo III della Legge fallimentare, tra cui, quindi è compreso anche l’art. 69 bis L.F., in base al quale l’azione in oggetto deve essere promossa a pena di decadenza non oltre il terzo anno dalla dichiarazione di insolvenza.

La concessione dell’autorizzazione al piano di cessione dei beni aziendali, nel quadro della procedura di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, se costituisce condizione perché il commissario possa proporre l’azione revocatoria, non rappresenta, tuttavia, (ancorché sul punto sussistano anche orientamenti di segno contrario) anche il dies a quo del termine di decadenza dell’esercizio dell’azione revocatoria, né incide sullo stesso dies a quo, che invece coincide con la dichiarazione dello stato di insolvenza. Pertanto nel procedimento concorsuale di amministrazione straordinaria l’azione revocatoria è esperibile dalla dichiarazione dello stato di insolvenza, anche se soltanto in relazione all’eventuale fase liquidatoria. (Marco Favaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 15 Giugno 2017.


Azione revocatoria ex art. 66 L. Fall. – Convenuto residente in altro Stato membro UE – Giurisdizione italiana – Sussistenza – Reg. UE 1346/2000 relativo alle procedure di insolvenza – Applicabilità.
L’azione revocatoria ai sensi dell’art. 66 legge fall. nei confronti di un convenuto residente in altro Stato membro dell’Unione Europea può essere esercitata in Italia in quanto deve essere qualificata come azione direttamente derivante dalla procedura di insolvenza e ad essa strettamente connessa, che rientra nel campo di applicazione del Reg. UE 1346/2000. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Aprile 2017, n. 10233.


Azione ex art. 66 l.fall. – Decadenza - Convenuto non residente in Italia - Giurisdizione italiana - Sussistenza - Ragioni.
L’azione revocatoria ordinaria promossa da una curatela fallimentare nei confronti di un convenuto non residente in Italia appartiene alla giurisdizione del giudice italiano, trattandosi di azione direttamente derivante dalla procedura e ad essa strettamente connessa. Invero, sebbene l’azione ex art. 66 l.fall. sia pur sempre la medesima prevista dall’art. 2901 c.c., la stessa presenta talune peculiarità che la differenziano da quest’ultima - giova a tutti i creditori, e non solo a colui che agisce, con effetto sostanzialmente recuperatorio; va proposta innanzi al tribunale fallimentare nel termine di decadenza triennale di cui all’art. 69-bis l.fall., oltre che a quello di prescrizione quinquennale; il suo esercizio impedisce analoghe iniziative degli altri creditori - e si fonda, pertanto, su di una disposizione che, in quanto costituente deroga alle comuni regole del diritto civile e commerciale, rileva ai fini dell’applicazione delle disposizioni sulla competenza internazionale previste dagli artt. 3 e 25 del reg. CE n. 1346 del 2000 (con conseguente esclusione dell’applicazione del reg. CE n. 44 del 2001). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Aprile 2017, n. 10233.


Fallimento – Azione revocatoria ordinaria – Decadenza dall'azione – Applicazione dell’art. 69-bis l.f. – Esclusione.
L’art.69-bis l.fall non si applica alle azioni revocatorie ordinarie promosse dal curatore fallimentare, che rimangono disciplinate dagli artt. 2901-2904 cod.civ. (Domenico Conti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8680.


Azione ex art. 66 l.fall. - Natura ordinaria - Effetti derivanti dalla dichiarazione di fallimento - Applicabilità del termine di decadenza triennale ex art. 69-bis, comma 1, l.fall. - Esclusione - Fondamento.
In materia di fallimento, l'azione revocatoria che il curatore esperisca ai sensi dell’art. 66 l.fall. non è soggetta al termine triennale di decadenza ex art. 69-bis l.fall., a tale interpretazione conducendo argomenti di natura sia letterale (atteso che il primo degli articoli citati stabilisce che l’esercizio dell’azione avvenga ‘secondo le norme del codice civile’, così come il secondo sancisce, per parte propria, che il regime da esso recato si applichi alle sole azioni ‘disciplinate’ dalla sezione della legge fallimentare in cui è collocato), sia sistematica, posto che l’azione conserva natura di revocatoria ordinaria, sia, infine, teleologica, apparendo irragionevole ipotizzare un indebolimento della tutela delle ragioni creditorie allorché esse involgano interessi - quelli della massa dei creditori - di valenza superiore a quello di cui è portatore un singolo creditore privato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8680.


Procedure concorsuali – Concordato dichiarato inammissibile e successivo fallimento di società di persone e dei soci illimitatamente responsabili – Consecuzione delle procedure – Fondo patrimoniale su beni del socio illimitatamente responsabile – Debiti sociali – Retrodatazione del periodo sospetto dal deposito della domanda di concordato con riserva e non dalla dichiarazione di fallimento del socio ex art. 147 l. fall. – Sussistenza.
Nel caso in cui, dopo l'ammissione di una società di persone al concordato preventivo, segua la dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili ex art. 147 l. fall., il termine di cui all'art. 67 l. fall. per l'esercizio dell'azione revocatoria dell'atto personale del socio fallito decorre dal deposito della domanda di concordato della società alla prima procedura concorsuale, e non dalla data della sentenza di fallimento del socio, ogniqualvolta si tratti di debiti sociali (cfr. Cass. 2012/2335), come confermato da  Cass. 2016/7324 che disattende detto principio per la sola ipotesi di debiti personali del socio. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 12 Luglio 2016.


Fallimento - Concordato preventivo - Consecuzione tra le procedure - Manifestazione di un'unica crisi d'impresa - Natura unitaria della procedura anche in presenza di iato temporale - Computo dei termini per l'azione revocatoria.
Ove al concordato preventivo faccia seguito il fallimento, il susseguirsi delle due procedure darà luogo ad una procedura unitaria il cui inizio deve essere individuato nella prima, dalla quale decoreranno i termini per l'esercizio dell'azione revocatoria anche nell'ipotesi in cui tra concordato e fallimento vi sia uno iato temporale, in quanto costituiscono entrambi manifestazione di un'unica situazione di crisi dell'impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016.


Fallimento - Azioni revocatorie - Decadenza dall'azione e computo dei termini - Natura decadenziale del termine - Effetti sulla rilevabilità della decadenza - Eccezione di parte - Necessità.
La natura decadenziale del termine di cui all'articolo 69-bis legge fall. per l'esercizio delle azioni revocatorie incide esclusivamente sulla inapplicabilità di sospensione e interruzione dei termini, non sul regime della rilevabilità della decadenza, la quale postula l'eccezione di parte secondo il principio generale di cui all'articolo 2969 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016.


Fallimento dichiarato nel vigore dell'art. 67 l.fall., come modificato dal d.l. n. 35 del 2005, in consecuzione ad un concordato preventivo anteriore alla novella - Azione revocatoria fallimentare - Disciplina applicabile - Entità del periodo sospetto - Determinazione - Fondamento.
Nell'ipotesi di fallimento dichiarato dopo la modifica, operata con il d.l. n. 35 cit., dell'art. 67 l.fall., in consecuzione rispetto ad un concordato preventivo precedente a tale novella, l'entità del periodo sospetto rilevante ai fini della revoca degli atti pregiudizievoli compiuti anteriormente al concordato stesso va determinata in base al testo della norma vigente al momento dell'apertura di quest'ultimo, attesa l'unitarietà giuridica dell'intera procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Marzo 2016, n. 6045.


Concordato preventivo - Risoluzione - Fallimento - Restituzione di quanto riscosso in base al concordato risolto o annullato - Esonero - Condizioni - Limiti.
In caso di risoluzione del concordato preventivo e conseguente dichiarazione di fallimento, in applicazione analogica del principio sancito dall'articolo 140, comma 3, legge fall., in tema di concordato fallimentare - secondo il quale i creditori anteriori alla riapertura della procedura fallimentare sono esonerati dalla restituzione di quanto hanno riscosso in base al concordato risolto o annullato, sempre che si tratti di riscossioni valide ed efficaci e non di riscossioni alle quali essi non avevano diritto - sono privi di efficacia quegli atti che, pur trovando la loro ragione d'essere nella procedura concordataria, siano divenuti estranei alle finalità dell'istituto, in quanto eseguiti al di là dei limiti stabiliti nella sentenza di omologazione o in violazione del principio della par condicio creditorum e dell'ordine delle prelazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Risoluzione - Fallimento - Restituzione di quanto riscosso in base al concordato risolto o annullato - Prescrizione dell'azione.
L'azione volta a far dichiarare l'inefficacia dei pagamenti eseguiti in ragione del concordato preventivo risolto o annullato si prescrive nel termine di cinque anni, con la precisazione che quando detta azione viene esercitata dal curatore, il termine, questa volta di decadenza, sarà quello indicato dall'articolo 69-bis legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Gennaio 2016.


Concordato preventivo – Consecuzione tra due procedure di concordato – Iscrizione ipotecaria avvenuta nei novanta giorni anteriori alla presentazione della prima domanda di concordato – Inefficacia ex art. 168 terzo comma l. fall. – Esclusione.
Non può ravvisarsi alcuna continuità e consecuzione tra una prima domanda di concordato già dichiarata inammissibile a seguito della revoca dell’ammissione ex art. 173 l. fall., ed una successiva domanda di concordato, in considerazione del fatto che il concetto di consecuzione concerne l’ipotesi in cui ad una procedura concorsuale minore faccia seguito il fallimento.

Il principio di consecuzione tra procedure si fonda sul presupposto dell’esistenza di un rapporto di continuità fra le stesse di natura non tanto temporale ma piuttosto causale; pertanto, soprattutto in presenza di un rilevante intervallo temporale fra le due procedure, ai fini della retrodatazione del periodo sospetto alla data di pubblicazione della domanda di concordato è necessario verificare se il successivo fallimento sia stato dichiarato in base all’accertamento dell’evoluzione negativa di quel medesimo stato di insolvenza che aveva portato al deposito della domanda concordataria; nel caso in esame il trascorrere di circa un anno tra la chiusura della prima procedura e l’inizio della successiva depone non certo a favore del riconoscimento di un simile rapporto.

Non può ritenersi inefficace ex art. 168 terzo comma l. fall. l’iscrizione ipotecaria avvenuta nei novanta giorni anteriori alla presentazione della prima domanda di concordato, dato che non è ipotizzabile o comunque non risulta dimostrata l’esistenza di un rapporto di consecuzione fra le due procedure minori. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 03 Novembre 2015.


Amministrazione straordinaria – Azione revocatoria fallimentare – Decadenza ex articolo 69 bis L.F. – Decorrenza del termine.
In ipotesi di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270 del 1999, il termine triennale di cui all’articolo 69 bis L.F., entro il quale, a pena di decadenza deve essere promossa l’azione revocatoria, decorre dalla data di dichiarazione dell’insolvenza. (Marco Favaro) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 22 Ottobre 2015.


Procedure concorsuali - Fallimento di società di persone e soci illimitatamente responsabili conseguente a concordato preventivo dichiarato inammissibile - Revocatoria fallimentare - Consecuzione delle procedure - Ipoteca giudiziale iscritta su beni del socio illimitatamente responsabile - Retrodatazione del periodo sospetto dal deposito della domanda di concordato con riserva e non dalla dichiarazione di fallimento del socio ex art. 147 l. fall. - Sussistenza.
Nel caso in cui, dopo l'ammissione di una società di persone al concordato preventivo, segua la dichiarazione di fallimento della medesima società e dei soci illimitatamente responsabili ex art. 147 l. fall., il termine di cui all'art. 67 l. fall. per l'esercizio dell'azione revocatoria dell'atto personale del socio fallito decorre dal deposito della domanda di concordato della società alla prima procedura concorsuale, e non dalla data della sentenza di fallimento del socio, atteso che il carattere meramente consequenziale e dipendente del fallimento del socio rispetto a quello della società comporta che, ai fini della dichiarazione di fallimento, abbia rilevanza unicamente lo stato d'insolvenza della società, indipendentemente dalla sussistenza o meno dello stato d’insolvenza personale del socio (cfr. Cass. 17.2.2012 n.2335). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

(Si segnala la recente ordinanza della Cassazione, resa in data 10 febbraio 2015, che ha confermato l’orientamento di Cass. 2012/2335).
Tribunale Forlì, 29 Maggio 2015.


Domanda di concordato preventivo in bianco – Mancata ammissione – Credito del professionista – Prededuzione – Sussistenza.
Il nesso di funzionalità di cui all’art. 111 co. II l.f. ricorre anche nell’ipotesi di mancata ammissione al concordato del debitore che ha presentato domanda di concordato preventivo in bianco quando vi sia un nesso di strumentalità tra attività del professionista e procedura concorsuale, oltre che l’utilità per i creditori, da valutarsi questa con giudizio ex post, ma tenendo conto dei vantaggi che la legge stessa ricollega alla presentazione della domanda (in particolare la retrodatazione degli effetti vantaggiosi nel caso di successivo fallimento). (Julka Lanfranco) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Gennaio 2015.


Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria fallimentare - Decadenza ex articolo 69 bis L.F. - Decorrenza del termine.
In ipotesi di amministrazione straordinaria di cui al d.lgs n. 270 del 1999, il termine triennale di cui all'articolo 69 bis L.F., entro il quale, a pena di decadenza, deve essere promossa l'azione revocatoria, decorre dalla data dell'autorizzazione al commissario liquidatore alla esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali di cui all'articolo 49 del citato decreto legislativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 11 Novembre 2014.


Concordato preventivo - Patto di compensazione - Opponibilità - Esclusione.
In tema di opponibilità del patto di compensazione alla procedura fallimentare, va rilevato che il meccanismo della compensazione risulta essere impedito dall'automatic stay connesso all'apertura del procedimento di concordato prenotativo, non essendo consentito ottenere mediante una compensazione pattizia quello che non sarebbe consentito ottenere neppure mediante procedimento esecutivo; a ciò va aggiunta la considerazione che l'articolo 69 bis L.F., il quale prevede la consecuzione tra procedura minore e quella maggiore, fa decorrere il periodo sospetto dalla pubblicazione della domanda di concordato preventivo, con la conseguenza che potrebbe risultare inefficace od illegittima la compensazione operata dalla banca mediante il meccanismo di elisione o di compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22 Ottobre 2014.


Revocatoria fallimentare - Consecuzione delle procedure di concordato preventivo e fallimento - Retrodatazione del periodo sospetto alla apertura del concordato - Principio di consecuzione delle procedure concorsuali - Accertamento con valenza giudicato dello stato di insolvenza - Presunzione dell’esistenza ab origine dello stato di insolvenza.
In tema di revocatoria fallimentare, la retrodatazione del periodo sospetto al momento di apertura della procedura di concordato preventivo (nei casi in cui non sia ratione temporis applicabile la novella dell’art. 69 bis L.F.) può ritenersi collegata al concetto di consecuzione delle procedure concorsuali, le quali rappresentano più fasi di un procedimento unitario. A tal fine, la sentenza di fallimento può contenere un accertamento, con valenza di giudicato nel successivo giudizio revocatorio, del fatto che il debitore si trovasse in stato di insolvenza al momento della pronuncia del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo e, in assenza di tale accertamento, qualora al concordato preventivo segua il fallimento, è possibile legittimamente presumere che il debitore si trovasse ab origine in stato di insolvenza, comprovato ex post dalla sopravvivenza del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 17 Luglio 2014.


Fallimento - Azioni revocatorie - Termine triennale di cui all'articolo 69 bis - Natura Decadenziale..
I termini indicati dal primo comma dell'articolo 69 bis, entro i quali devono essere promosse le azioni revocatorie, hanno natura di termini di decadenza e non di prescrizione e possono essere interrotti solo dalla proposizione della domanda che costituisce modalità di esercizio dell'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 27 Marzo 2014.


Fallimento - Azioni revocatorie - Termine decadenziale triennale di cui all'articolo 69 bis - Rapporto tra i termini di tre e cinque anni previsti dalla norma..
Il curatore decade dall'azione revocatoria, sia essa ordinaria ex articolo 66 L.F., sia essa fallimentare ex artt. 67, 69 e 69 bis, secondo comma, L.F., sempre che, con riferimento alla azione revocatoria fallimentare (per la quale non vale il riferimento al termine di prescrizione previsto dagli articoli 66 L.F. e 2903 c.c.), non sia già decorso il termine di cinque anni dalla data dell'atto da revocare, perché altrimenti sarà questo termine che segnerà la decadenza dall'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 27 Marzo 2014.


Concordato con riserva – Termine per la presentazione del piano – Decorrenza dal deposito del decreto del tribunale – Valore prenotativo della pubblicazione del ricorso..
Il termine concesso dal tribunale ai sensi dell’articolo 161, comma 6, L.F. per la presentazione della documentazione e del piano concordatario decorre dal deposito in cancelleria del decreto del tribunale che si pronuncia sul ricorso, mentre la pubblicazione di quest’ultimo, effettuata a cura della cancelleria ai sensi del quinto comma, ha valore “prenotativo” degli effetti derivanti dalla futura concessione del termine. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 06 Marzo 2013.


Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria - Prescrizione - Decorrenza - Autorizzazione del programma di cessione dei beni aziendali.

Amministrazione straordinaria - Azione revocatoria - Decadenza di cui all'articolo 69 bis l.f. - Procedura pendente alla data del 16 luglio 2006 - Normativa transitoria.
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La disposizione di cui all'articolo 49 del decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270, la quale subordina la possibilità di esercitare le azioni di inefficacia e revocatorie degli atti pregiudizievoli ai creditori all'autorizzazione alla esecuzione di un programma di cessione dei complessi aziendali, comporta che il termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione revocatoria inizia a decorrere dalla data dell'autorizzazione del programma di cessione dei beni aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il termine di decadenza dall'azione revocatoria previsto dall'articolo 69 bis, legge fallimentare non è applicabile alle procedure di amministrazione straordinaria già pendenti al 16 luglio 2006, data di entrata in vigore della citata disposizione normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 17 Dicembre 2012.


Fallimento – Revocatoria fallimentare – Procedimento camerale – Lesione del contraddittorio e dei diritti di difesa – Insussistenza.

Fallimenti soggetti alla legge in vigore prima della riforma – Revocatoria fallimentare – Azioni promosse dopo il 16 luglio 2006 – Termine triennale di decadenza di cui all’art. 69 bis l.f. – Applicabilità – Esclusione.

Fallimenti soggetti alla legge in vigore prima della riforma – Revocatoria fallimentare – Azioni promosse dopo il 16 luglio 2006 – Rito camerale – Applicabilità.
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Non è configurabile alcuna incompatibilità tra il rito in camera di consiglio e i principi a tutela del contraddittorio e dei diritti della difesa delle parti poiché da un lato rientra nelle legittime facoltà del legislatore stabilire che la tutela giurisdizionale venga realizzata per alcuni diritti mediante il ricorso al rito semplificato della camera di consiglio piuttosto che a quello ordinario a cognizione piena e dall’altro la celerità del rito non pregiudica il diritto di difesa delle parti comunque garantito anche nell’ambito della camera di consiglio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il termine di decadenza di cui all’art. 69 bis della legge fallimentare trova applicazione solo alle azioni revocatorie promosse nell’ambito di procedure di fallimento regolate dalla normativa introdotta dal d. lgs. n. 5/2006. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Alle azioni revocatorie promosse successivamente alla entrata in vigore della riforma della legge fallimentare si applica il rito camerale previsto dal nuovo articolo 24 l.f. e ciò anche nell’ipotesi in cui le azioni siano relative a procedure di fallimento dichiarate sulla base di ricorsi presentati in data anteriore al 16 luglio 2006. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 03 Maggio 2007.