TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. II - Degli effetti del fallimento per i creditori

Art. 53

Creditori muniti di pegno o privilegio su mobili
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I crediti garantiti da pegno o assistiti da privilegio a norma degli articoli 2756 e 2761 del codice civile possono essere realizzati anche durante il fallimento, dopo che sono stati ammessi al passivo con prelazione.

II. Per essere autorizzato alla vendita il creditore fa istanza al giudice delegato, il quale, sentiti il curatore e il comitato dei creditori, stabilisce con decreto il tempo della vendita, determinandone le modalità a norma dell’articolo 107. (1)

III. Il giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, se è stato nominato, può anche autorizzare il curatore a riprendere le cose sottoposte a pegno o a privilegio, pagando il creditore, o ad eseguire la vendita nei modi stabiliti dal comma precedente.

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(1) Comma modificato dall’art. 4 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore - Modalità - Insinuazione nel passivo fallimentare - Necessità - Esclusione.
Il creditore assistito da pegno irregolare, a differenza di quello assistito da pegno regolare, non è né legittimato (per carenza di interesse), né tenuto ad insinuarsi al passivo fallimentare, ai sensi dell'art. 53 l.fall., per il soddisfacimento del proprio credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2018, n. 2818.


Fallimento - Creditori con privilegio o pegno su mobili - Possibilità di vendita da parte del creditore - Esplicazione di autotutela in senso proprio - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Ripartizione con il piano di riparto - Necessità - Rispetto cause di prelazione - Necessità.
L'art. 53 l.fall., se pure riconosce ai creditori privilegiati assistiti dal diritto di ritenzione la possibilità di procedere, pendente la procedura concorsuale, alla vendita del bene, non la configura come esplicazione di autotutela in senso proprio, come avviene al di fuori del fallimento, perché tale facoltà presuppone l'accertamento del credito nelle forme dell'insinuazione allo stato passivo e perché assoggetta la vendita del bene gravato dal privilegio all'autorizzazione ed ai criteri direttivi del giudice delegato, a fronte della concorrente legittimazione del curatore; onde il ricavato dalla vendita, quand'anche il bene gravato sia venduto direttamente dal creditore, non viene immediatamente incassato in via autosatisfattiva dal medesimo, ma ripartito attraverso il piano di riparto, nel rispetto dell'ordine delle cause di prelazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2018, n. 2818.


Responsabilità patrimoniale - Cause di prelazione - Pegno di titoli di credito - Creditore pignoratizio - Facoltà del creditore di riscuotere alla scadenza e di acquistare titoli della stessa natura - Surrogazione dell'oggetto del pegno regolare - Fallimento del debitore - Diritto allo “svincolo” dei titoli - Esclusione - Fondamento.
In caso di fallimento del debitore, il creditore pignoratizio cui sia stato accordato di provvedere autonomamente alla riscossione dei titoli concessi in pegno alla scadenza e di impiegare gli importi riscossi nell'acquisto di altrettanti titoli della stessa natura, restando tuttavia gli importi riscossi e i titoli con essi acquistati soggetti all'originario vincolo di pegno regolare, non ha diritto di ottenere dal giudice delegato lo “svincolo” dei medesimi titoli, poiché la facoltà di disporre degli stessi è attribuita al creditore, ex art. 1851 c.c., soltanto nel pegno irregolare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2018, n. 2503.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione.
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Fallimento - Effetti - Per i creditori - In genere - Contratti di garanzia finanziaria - Art. 4 del d.lgs. n. 170 del 2004 - Pendenza di procedura di risanamento o di liquidazione - Escussione della garanzia pignoratizia a mezzo vendita delle attività finanziarie - Garanzie costituite anteriormente all'entrata in vigore del decreto - Applicabilità - Fondamento.
In tema di contratti di garanzia finanziaria, l'art. 4, commi 1, lett. a), e 2, del d.lgs. n. 170 del 2004 (attuativo della direttiva 2002/47/CE), nello stabilire che, al verificarsi di un evento determinante l'escussione della garanzia, il creditore pignoratizio ha facoltà, anche nel caso di apertura di una procedura di risanamento (concordato preventivo e amministrazione controllata) o di liquidazione (fallimento e liquidazione coatta amministrativa), di procedere alla vendita delle attività finanziarie oggetto di pegno nel rispetto delle formalità contrattualmente previste, trattenendo il corrispettivo a soddisfacimento del proprio credito fino a concorrenza del valore dell'obbligazione finanziaria garantita, informando per iscritto gli organi della procedura sulle modalità di escussione adottate e sull'importo ricavato, nonché restituendo contestualmente l'eccedenza, attiene alla facoltà di esecuzione coattiva del credito in autotutela e, dunque, si applica anche alle garanzie pignoratizie costituite in data antecedente alla sua entrata in vigore, sia per il generale criterio procedimentale del "tempus regit actum", sia in ragione dell'espressa previsione dell'art. 11 del menzionato decreto, che ritiene applicabili le sole disposizioni dell'art. 3 alle garanzie costituite in epoca successiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Aprile 2016, n. 6760.


Pegno irregolare - Estinzione del credito - Operazione meramente contabile - Compensazione - Esclusione - Applicazione delle norme che regolano la realizzazione del pegno nel concordato preventivo e nel fallimento - Esclusione.
Esistendo unicità (ovvero accessorietà) di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, l'estinzione del credito è l'effetto di un'operazione meramente contabile, la quale resta fuori dall'ambito di operatività dell'istituto della compensazione, sicché devono ritenersi inapplicabili, in caso di fallimento o di concordato preventivo del debitore concedente, sia le disposizioni sulle modalità di realizzazione del bene costituito in garanzia in concorrenza della procedura concorsuale, sia la regola di cui all'articolo 53 legge fall., secondo la quale sono soggetti alla procedura di ammissione al passivo anche i crediti pignorati, sia, infine, i limiti di compensabilità dei debiti verso il fallito di cui all'articolo 56 legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 22 Ottobre 2015.


Escussione pegno – Creditori muniti di pegno o privilegio su mobili – Provvedimenti cautelari – Ordinanza di consegna da parte del Tribunale – Revoca.
In caso di evento determinante l’escussione della garanzia, il creditore pignoratizio può procedere, in caso di apertura di una procedura di liquidazione, alla vendita delle attività finanziare oggetto del pegno ex art. 4 d.Lgs n. 170/2004, senza che la facoltà di vendita diretta delle attività finanziarie sia preceduta dall’ammissione al passivo fallimentare con privilegio del credito garantito ex art. 53 l.Fall.. (Emanuele Rompon) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 27 Gennaio 2015.


Fallimento – Ripartizione dell'attivo – Ordine di distribuzione – Creditori privilegiati – Credito alla restituzione di finanziamenti ex d.lgs. n. 123 del 1998 – Privilegio previsto dall'art. 9, comma 5, del decreto – Finanziamento concesso per lo sviluppo delle attività produttive già esistenti – Necessità – Fondi di provenienza comunitaria – Irrilevanza.
L'art. 9, quinto comma, del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 123, in materia razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese, nel prevedere la revoca del beneficio e disporre il privilegio in favore del credito alle restituzioni, subordina tale prelazione alla circostanza che la precedente erogazione, di cui si sollecita la restituzione, sia stata effettuata "ai sensi del presente decreto legislativo", vale a dire nell'ambito degli interventi di sostegno pubblico per lo sviluppo delle attività produttive già in atto, e non, invece, meramente rivolti alla formazione di realtà imprenditoriali soltanto potenziali e future, pur quando il finanziamento sia stato erogato in seguito ad intervento finanziario di derivazione comunitaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Marzo 2012, n. 3335.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Requisiti - Anteriorità del fatto genetico della situazione giuridica estintiva delle obbligazioni contrapposte - Necessità - Conseguenze - Società cooperativa - Esclusione del socio fallito - Diritto alla liquidazione della quota - Compensazione con crediti della società - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

Società - Di capitali - Società cooperative - Capitale sociale - Partecipazione dei soci - Liquidazione della quota o rimborso delle azioni del socio uscente - Posizione del socio in epoca anteriore alla liquidazione - Natura giuridica - Mera aspettativa - Conseguenze - Esclusione del socio fallito - Insorgenza del credito con la dichiarazione di fallimento - Compensabilità con crediti concorsuali della società - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
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In tema di società cooperative, l'insorgenza del diritto del socio alla quota di liquidazione e del relativo credito si verifica soltanto in presenza di una causa di scioglimento del rapporto sociale, anteriormente vantando tale soggetto esclusivamente una mera aspettativa legata all'eventualità che, all'atto del verificarsi di detta causa, il patrimonio della società abbia una consistenza tale da permettere l'attribuzione "pro quota" di valori proporzionali alla sua partecipazione; ne consegue che, in caso di esclusione dalla società a seguito della dichiarazione di fallimento del socio, il credito di quest'ultimo relativo alla quota di liquidazione nasce - o almeno diviene certo - esclusivamente per effetto della dichiarazione di fallimento, ciò implicando l'assenza dei presupposti necessari per ritenerne la compensabilità, ex art. 56, legge fall., con i contrapposti crediti vantati dalla società nei suoi confronti. (Principio affermato dalla S.C. in un caso di insinuazione al passivo nel fallimento del socio da parte di una banca cooperativa,condannata alla restituzione di quanto ricavato dalla vendita delle azioni realizzata dopo il fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2008, n. 18599.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore pignoratizio - Modalità - Sottoposizione a concorso - Esclusione - Fondamento.
La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto di soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli artt. 2796 - 2798 cod. civ. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori, per effetto di un'operazione contabile, parimenti estranea all'ambito di operatività della compensazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2008.


Fallimento - Effetti per i creditori - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore pignoratizio - Modalità - Compensazione - Esclusione - Effetti del fallimento o della L.C.A. del debitore concedente - Insinuazione del credito garantito - Necessità - Esclusione - Modalità e limiti ex artt. 53 e 56 legge fall. - Applicabilità - Esclusione.
La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto a soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli artt. 2796 - 2798 cod. civ. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori. Esistendo unicità (ovvero accessorietà) di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, l'estinzione del credito stesso è effetto di un'operazione meramente contabile, che resta fuori, pertanto, dall'ambito di operatività dell'istituto della compensazione (potendo, per l'effetto, sorgere soltanto l'obbligo di restituzione dell'eventuale eccedenza della somma o dei beni oggetto del pegno), sicché devono ritenersi inapplicabili, in caso di fallimento o (come nella specie) di liquidazione coatta amministrativa del debitore concedente, sia le disposizioni sulle modalità di realizzazione del bene costituito in garanzia in concorrenza della procedura concorsuale, sia la regola di cui all'art. 53 legge fall. - secondo cui sono soggetti alla procedura di ammissione al passivo anche i crediti pignoratizi -, sia, infine, i limiti alla compensabilità dei debiti verso il fallito di cui all'art. 56 della citata legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 2003, n. 5111.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Facoltà del curatore di avvalersene o di procedere alla esecuzione concorsuale - Sussistenza.
In caso di procedure esecutive che possono trovare prosecuzione in pendenza di fallimento, è data facoltà al curatore di avvalersi di esse (consentendo che l'attività liquidatoria si svolga per loro tramite e partecipando per conto della massa alla ripartizione del ricavato), oppure di procedere direttamente all'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2002, n. 17334.


Crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore - Assimilabilità ai crediti relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa - Conseguenze - Domanda giudiziale proposta in via ordinaria anziché in sede fallimentare - Inammissibilità - Fattispecie in tema di risarcimento danni derivanti da occupazione abusiva di locali oggetto di sfratto dell'azienda del fallito risultava sfrattata prima del fallimento.
I crediti risarcitori derivanti da fatto colposo del curatore , attesane la predicabilità in termini di "costi" della procedura, sono assimilabili a quelli relativi all'amministrazione del fallimento ed alla continuazione dell'esercizio dell'impresa (ai crediti, cioè, cosiddetti "di massa", per i quali deve ritenersi consentita, in caso di mancata contestazione, l'adozione dello strumento del decreto "de plano" del giudice delegato ex art. 26 della legge fallimentare, senza necessità di ricorrere al subprocedimento dell'ammissione allo stato passivo di cui agli artt. 93 segg stessa legge), con la conseguenza che la relativa domanda giudiziale, se avanzata in via ordinaria, va dichiarata improponibile, attesa la competenza esclusiva, "in subiecta materia", del tribunale fallimentare (principio affermato dalla S.C. con riferimento ad una vicenda di credito risarcitorio da occupazione abusiva, da parte del fallimento, di un immobile già occupato a titolo di locazione dal fallito per l'esercizio dell'impresa, ed in relazione al quale era stata pronunciata sentenza di sfratto definitiva in epoca antecedente all'apertura della procedura concorsuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 1998, n. 11379.


Beni costituiti in pegno presso un monte dei pegni disciplinato dalla legge n. 745 del 1938 e dal R.D. n. 1279 del 1939 - Disciplina ex art. 53 legge fall. - Inapplicabilità.
Una legge speciale può essere derogata solo da altra legge speciale successiva che abbia lo stesso oggetto, ovvero un oggetto più ampio, comprensivo di quello della precedente. Pertanto, ai beni costituiti in pegno da un soggetto, poi fallito, presso un monte dei pegni, retto dalla disciplina della legge 10 maggio 1938 n. 745 e del r.d. 25 maggio 1939 n. 1279, non è applicabile l'art. 53 legge fall., nemmeno nel caso in cui il fallimento sia portatore delle relative polizze, atteso che la disciplina del pegno delineata dalla legge speciale successiva (quella fallimentare), non comprende la materia del pegno speciale accordato ai monti di pegno, per il quale sono previste particolarità di natura sostanziale, intimamente connesse alle modalità di esecuzione e non attuabili con le modalità liquidative del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 1992, n. 8975.


Esecuzione fiscale promossa in pendenza del fallimento - Intervento del curatore - Ammissibilità - Finalità.
Al fine di salvaguardare la par condicio creditorum e consentito, nella procedura esattoriale promossa dall'esattore in pendenza del fallimento del debitore d'imposta, l'intervento del curatore del fallimento, inteso a far valere i crediti privilegiati e chirografari ammessi nella massa fallimentare, meritevoli di essere soddisfatti o con priorita o nella stessa misura rispetto al credito azionato dall'esattore contro il debitore fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Giugno 1967, n. 1354.


Fallimento - Esecuzione forzata - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali - Eccezioni - Eccezioni previste da leggi speciali anteriori alla legge fallimentare - Validità - Esecuzione fiscale.
La legge fallimentare ( R.d. 16 marzo 1942, n.267), ponendo all'art. 51 il divieto di iniziare, o proseguire, una volta dichiarato il fallimento, azioni esecutive individuali su beni compresi nel fallimento stesso - salva diversa disposizione di legge - non intende annettere, quali eccezioni a tale divieto, soltanto quelle previste dal successivo art. 53 a favore dei creditori muniti di pegno o di alcuni tipi di privilegio pertanto, ove leggi speciali anteriori ammettano la possibilità di procedure esecutive individuali, pure in pendenza del fallimento, esse conservano la loro validità anche dopo l'entrata in vigore della predetta legge fallimentare. Conseguentemente, deve ritenersi ancora in vigore l'art. 97 del T.U. Sulla riscossione delle imposte dirette, approvato con R.d. 17 ottobre 1922, n.1401 ( e successive modificazioni) in virtù del quale l'esecuzione fiscale può aver luogo, date le particolari esigenze di prontezza cui e preordinata la riscossione dei Tributi, anche se il debitore si trovi in stato di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Giugno 1967, n. 1354.